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Italia mia….

giovedì, 14 marzo 2013

Italia mia, benché ‘l parlar sia indarno… (Petrarca)
A proposito dei personaggi politici che riducono l’Italia a barzelletta internazionale facciamo nostro questo gioiello scritto nella più nobile forma dell’invettiva poetica codificata dai maestri e padri della letterattura italiana.

POVERO PAESE
da: http://www.beppegrillo.it

Povero Paese/dove deputati e senatori della Repubblica si umiliano in
gruppo per il loro padrone e occupano un tribunale della Repubblica
senza che nessuno intervenga, senza il minimo pudore. Come faranno a
guardarsi in faccia?
/Povero Paese/dove nel dopo elezioni si discute solo di alleanze, di
poltrone, di cariche, di spartizioni e non di economia, di lavoro, di
soluzioni ai problemi quotidiani.
/Povero Paese/con l’informazione peggiore (di gran lunga) dell’Occidente
che usa il suo potere per infangare chiunque voglia il cambiamento, la
trasparenza, la pulizia morale.
/Povero Paese/dove un presidente della Repubblica invece di andare in
prima serata in televisione a condannare un atto eversivo di portata
enorme come la triste sfilata di parlamentari negli uffici giudiziari,
riceve Alfano (ex ministro della Giustizia…) al Quirinale il giorno dopo.
/Povero Paese/dove da vent’anni non esiste opposizione, ma un inciucio
alla luce del sole, con un pdmenoelle incapace di pronunciarsi
immediatamente sull’attacco alla magistratura di Milano, loro che
volevano smacchiare i giaguari.
/Povero Paese/dove il Monte dei Paschi di Siena è scomparso
dall’informazione, il più grande scandalo economico della Repubblica
relegato in una nota a piè pagina.
/Povero Paese/dove nessuno si prende la responsabilità dello sfascio
economico e morale, non il pdl, non il pdmenoelle, non le istituzioni,
non le authority che dovevano vigilare, sembra che l’Italia sia stata
governata da fantasmi. Un Paese senza colpevoli.
/Povero Paese/dove sui giornali e sulle televisioni dei partiti la
verità è stravolta, il boffismo è consuetudine, e nessun organismo
internazionale, a iniziare dalla UE si sente in obbligo di intervenire.
/Povero Paese/dove la legge elettorale è in mano ai partiti che la
usano, la modificano, la stravolgono per la loro convenienza e non per
dare una vera rappresentanza ai cittadini.
/Povero Paese/dove il governo si è sostituito per un decennio al
Parlamento (formato da “nominati” dai segretari di partito dopo un
osceno mercato delle vacche) e legifera a colpi di decreti legge.
/Povero Paese/che si dice democratico, dove le leggi popolari, come
Parlamento Pulito, non sono neppure discusse e i risultati dei
referendum ignorati.
/Povero Paese/in ostaggio degli interessi di tanti, di troppi, ma non
del popolo italiano.
Ora siamo a una svolta. Gli italiani lo hanno capito.

Il papa se ne va.

lunedì, 11 febbraio 2013
TOTOPAPA – Commenti
Ciao Giulio, stiamo qui tutti a piangere la dipartita di B16, ma c’è anche chi ha visto il papa così:   http://www.youtube.com/watch?v=ObSH0beR0n8&feature=endscreen
 L’avevi già visto? Proprio carino (anche se davvero cattivo e non proponibile in questa giornata di lutto universale). Fra parentesi: un gesto apprezzabile, anche se non conosciamo tutti i retroscena. In fondo anche il papa precedente doveva dimettersi, anzi doveva essere interdetto per manifesta incapacità. Vabbè. Certo che è strano: le sue dimissioni  scuotono il mondo! Persino ebrei e protestanti plaudono al gesto, si levano il cappello. Mah! Speriamo che il prossimo papa si chiami Pietro e si avveri la profezia di malachia : Pietro II sarà l’ultimo papa di santa romana Chiesa. Saluti S.P. – P.S. Ho votato Grillo. Voto forse qualunquista, ma nella morta gora della politica italiana ci vogliono anche i rompiscatole.
Qui la profezia di  Malachia : http://www.unita.it/mondo/la-profezia-di-malachia-benedetto-xvi-e-l-ultimo-papa-prima-della-distruzione-del-mondo-1.482930
Ma la profezia di Malachia è una bufala : http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/11/dimissioni-papa-per-profezia-di-malachia-dopo-di-lui-petrus-romanus-e-fine-del-mondo/495525/
Monsignor Luigi Bettazzi invece lo aveva detto, nel febbraio dell’anno scorso, a Un giorno da pecora:-)

http://video.corriere.it/papa-si-dimette-anno-fa-previsione-monsignor-bettazzi/918b59c8-744a-11e2-b945-c75ed2830f7b

La profezia di Nanni Moretti in Habemus Papam : http://video.repubblica.it/dossier/benedetto-xvi-abbandona-dimette-papa/papa-dimissionario-la-profezia-di-nanni-moretti/119063?video
Ad ogni modo  i papi che si sono dimessi sono ben 4, oltre a Celestino V ci sono anche San Clemente I,  papa Ponziano e papa Silverio
Su Celestino V un commento di Tiziana Ficacci: http://www.nessundio.net/blog/2009/04/17/1396/
Secondo i bookmaker inglesi sono in pole position : 3  italiani (Scola, Ravasi e Bertone), un canadese, due sudamericani e due africani.

domenica, 26 agosto 2012

Ma il divieto imposto a Vaticalia dalla chiesa cattolica sulla libertà di prostiuaione prostituzione lo paghiamo tutti noi. Vediamo come

12/3/12

lunedì, 12 marzo 2012

12/3/12 – L’Agenzia per la mobilità comunica che qualsiasi automobile che appartiene ad una ambasciata accreditata presso la Santa Sede paga un permesso annuale alla Ztl (zona a traffico limitato) di 74,62 € contro i 550 € per tutti le auto escluse quelle dei residenti (dal comunicato dell’Agenzia per la mobilità)
Gianni Alemanno va aiutato. Stiamo lavorando affinché intorno a lui ci sia una classe dirigente capace che lo possa aiutare ad essere riconfermato (Franco Frattini ex ministro degli Esteri)
La lumachella de la Vanagloria/ch’era strisciata sopra n’obbelisco/guardò la bava e disse: già capisco/che lascerò n’impronta ne la storia (Trilussa)

Ho visto cose che voi non romani non avete mai udito. Esagerato? Non troppo. L’Ama, che non ha niente a che vedere col noto afflato dell’animo, è il nome dell’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti cittadini. 7.840 dipendenti di cui 822 impiegati, 52 funzionari e 31 dirigenti. Fra il 2009 e il 2010 le assunzioni hanno avuto un incremento del 24% (1.518 neoassunti). Appendice dell’Ama è Roma multiservizi, specializzata nelle pulizie delle scuole comunali con 3.683 dipendenti. Dirigenti, funzionari e operatori ecologici (spazzini) dovrebbero garantire una città linda, ma sappiamo che non è così e non da oggi, anche se il peggioramento è incrementale e i passi verso la raccolta differenziata è ancora a carissimo amico.
Una cosa parecchio curiosa è il bando di gara – visto su diversi quotidiani – per la “pulizia, sanificazione e il decoro” di 45 sedi Ama per cinque anni pari a un costo di 19 milioni di €. E’ appena il caso di ricordare che 19 milioni di € dovrebbe essere la cifra (parecchio scontata per la verità) che arriverà a Roma dall’Ici-Imu della Chiesa giusto nel 2013, in piena campagna elettorale per il nuovo sindaco e con la quale, presumiamo, l’attuale giunta farà carne di porco.
Ma torniamo al bando che, a voler essere moderati, è quanto meno surreale considerato che a fine 2010 l’Ama aveva 620 milioni di debiti. E l’Ama, non va dimenticato, ha anche una società che si chiama Ama servizi integrati srl che potrebbe essere in grado di passare il mocio nei suoi uffici!
Basta? No, perché ogni bella torta ha la sua ciliegia.
Merita raccontare che dal 2010 il personale dell’Ama gode di benefit – giusto, in un mondo normale i lavoratori dovrebbero avere una compartecipazione agli utili della loro azienda – con criteri veramente unici. Infatti il premio riguarda i dipendenti in possesso di questi requisiti: “percentuale di assenza 2010 minore del 50% e sanzioni disciplinari 2010 inferiore a 6 giorni di sospensione”. All’Ama per prendere il bonus è sufficiente lavorare un giorno su due e non essere stati puniti per più di una settimana lavorativa. Ovviamente il secondo nome di Ama è parentopoli. Con tanti baci da Roma alemanna che ha anche ritoccato all’insù la tassa per la raccolta rifiuti

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Segnaliamo ai lettori
Tintoretto – Scuderie del Quirinale, fino al 10 giugno

La mostra si concentra sui tre temi principali della pittura di Jacopo Robusti detto il Tintoretto (1519-1594): quello religioso, quello mitologico, la ritrattistica. Un viaggio in quaranta opere dal Miracolo dello schiavo (1548) alla Deposizione al sepolcro (1594), l’ultima in cui è sicuramente riconoscibile la mano del Tintoretto.

19/2/12

domenica, 19 febbraio 2012

19/2/12 – The Complete Spot Paintings 1986-2011 fino al 10 marzo presso la Galleria Gagosian, Via Crispi 16, Roma , da martedì a sabato dalle 10,30 alle 19.  “I was always a colourist, I’ve always had a phenomenal love of colour… I mean, I just move colour around on its own. So that’s where the spot paintings came from to create that structure to do those colours, and do nothing.  I suddenly got what I wanted. It was just a way of pinning down the joy of colour” (Damien Hirst)

Il grande avvenimento culturale dell’era alemanna sta per compiersi. Annunciato come evento – richiesta di accredito con settimane di anticipo, valanghe di mail per precisare spostare aggiustare l’ora della conferenza stampa, permessi centellinati per foto e riprese – ai Musei Capitolini dal 1° marzo  sarà visibile al pubblico Lux in arcana. L’Archivio segreto vaticano presta un centinaio dei suoi documenti a Roma: sono reperti importanti come la bolla di deposizione di Federico II, la scomunica di Leone X a Lutero, gli atti del processo a Galileo Galilei, la lettera su corteccia scritta dagli italiani d’America a Leone XIII…
L’Archivio segreto vaticano è stato fondato da Paolo V nel 1612. La documentazione copre un arco cronologico di circa dodici secoli (VII –XX secolo), ed è articolata in oltre 600 fondi archivistici e si estende per 85 km lineari di scaffalature. I depositi del materiale archivistico sono dislocati in diversi ambienti del Palazzo apostolico e nel bunker sotterraneo voluto da Paolo VI e inaugurato da Gran Premio II nel 1982, un locale su due piani ricavato nel sottosuolo del Cortile della Pigna dei Musei vaticani.  Sarà interessante vedere e leggere un documento fondamentale del dogma cattolico come l’Ineffabile Deus di Pio IX  sulla Immacolata concezione (1854), o la bolla Inter Cetera di Alessandro VI (1493) che decretava la spartizione tra spagnoli e portoghesi delle terre del nuovo mondo scoperto da Cristoforo Colombo, e la lettera a Pio IX della veggente di Lourdes. E’ una mostra importante perché questi documenti sono visibili in Vaticano solo a studiosi specializzati o ad ecclesiastici.
Naturalmente quello che ci piacerebbe vedere degli Archivi vaticani sono i documenti secretati (magari prima delle sbianchettature), che riguardano la nostra storia recente quali quelli sulla vita e le azioni di  Pio XII, o anche, oltre agli atti del diabolico processo a Galileo, i documenti e le bolle di Paolo IV che favorì l’Inquisizione e le violente misure contro gli ebrei che segnarono la vita di quel popolo sotto tutti i pontefici.  E’ inutile aggiungere che la facile e scontata scelta di prestare documenti ai Musei Capitolini è un ribadire che Roma (ahimè) è strettamente e dolorosamente connessa alla storia del papato.

Ineffabile Deus
La proclamazione del dogma dell’Immacolata concezione, che stabiliva l’immunità di Maria dal primo istante della sua esistenza, cioè dal peccato originale, oltre ad accrescere nei fedeli la devozione per la Vergine, costituì il passo decisivo per la definizione dell’infallibilità papale. L’atto pontificio, sebbene fosse il frutto di una lunga consultazione avviata dal 1848 con i vescovi delle varie diocesi e arrivato  solo nel 1854,  dimostrava l’autorità sovrana della Chiesa nella dottrina e nell’infallibilità del vicario di Cristo in terra.

La lettera di Bernadette
Il 7 gennaio 1844, cioè dieci anni prima della proclamazione del dogma dell’Immacolata concezione, nasceva a Lourdes Bernadette Soubirous.  Alla giovane, l’11 febbraio 1858, presso la grotta di Massabielle apparve una piccola e giovane signora con veste e velo bianco, fascia blu in vita, rose dorate sui piedi e un rosario tra le mani che le chiede di tornare lì tutti i giorni per due settimane. L’apparizione non svela la sua identità fino al 25 marzo  quando dirà a Bernadette di essere l’immacolata concezione. La ragazzina ignora il senso di quella espressione che esprime un dogma definito solo pochi anni prima. Ai Musei Capitolini sarà visibile la lettera che Bernadette il 17 dicembre 1876 invierà, dal convento dove è suora, a Pio IX , nella quale definendosi “un piccolo zuavo di vostra santità, armato di preghiera e sacrificio” auspica al papa una speciale raccomandazione su di lui che ha proclamata immacolata la santissima vergine. Tiziana

Kim Minjung. Il segno della luce. Macro Testaccio, Roma, fino al 4 marzo.
Un grande lavoro di Kim Minjung  realizzato per questa mostra
. E’ un’opera di circa trenta metri che appartiene al ciclo Mountains, opere che Minjung ha cominciato a realizzare dal 1997 e in cui la luce (e il colore) gioca un ruolo fondamentale dal grigio perla al nero assoluto. Il genesi di questa serie è una passeggiata all’alba, una roccia sul mare, lo studio delle onde. L’artista, arrivata dalla Corea nel 1991, ha studiato all’Accademia di Brera a Milano e vive per lunghi periodi nel nostro Paese

(dal comunicato stampa Zetema) : In occasione dell’anniversario della morte di Giordano Bruno, arso vivo sul rogo a Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600 per le sue convinzioni giudicate eretiche dal Tribunale dell’Inquisizione romana, oggi venerdì 17 febbraio 2012 l’Archivio Segreto Vaticano svela il 17° documento esposto ai Musei Capitolini per la mostra Lux in arcana – L’Archivio Segreto Vaticano si rivela: il Sommario del processo a GIORDANO BRUNO.
Il documento, da oggi online su www.luxinarcana.org, è eccezionalmente rilevante perché gli atti del processo a carico di Giordano Bruno sono oggi perduti, forse mandati al macero insieme agli altri processi del Sant’Uffizio, prima che gli archivi romani – trasferiti a Parigi per ordine di Napoleone nel 1810 – venissero restituiti alla Santa Sede tra il 1815 e il 1817. Del dossier rimane solo questo sommario, contenente ampi estratti del suo fascicolo processuale. Grazie alla partnership tecnologica con Accenture – azienda Globale di Management Consulting, Technology and Outsourcing – dal 29 febbraio, data di inaugurazione della mostra, una sofisticata app – sviluppata appositamente per l’Archivio Segreto Vaticano in questa occasione – consentirà, ad esempio, di inquadrare con il proprio tablet o smartphone la statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori e vedere nello schermo accendersi il rogo, aprire i documenti collegati al processo del filosofo, rivivere con video ulteriori approfondimenti sulla vita e le idee del frate domenicano. La app che Accenture ha sviluppato permetterà inoltre di esplorare tutti i documenti della mostra con contenuti approfonditi e multimediali, accrescendo l’esperienza culturale ed emozionale dell’evento. L’attesissima mostra Lux in arcana – L’Archivio Segreto Vaticano si rivela, ideata in occasione del IV Centenario dalla fondazione dell’Archivio Segreto Vaticano in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico-Sovraintendenza ai Beni Culturali e Zètema Progetto Cultura, a cura di Alessandra Gonzato, Marco Maiorino, Pier Paolo Piergentili e Gianni Venditti, aprirà al pubblico dalle ore 17.30 di mercoledì 29 febbraio 2012. Per il primo giorno i Musei Capitolini prolungheranno l’orario di apertura fino alle ore 21.30. Sarà possibile visitare la mostra fino al 9 settembre 2012.Il catalogo che accompagna la mostra è edito da Palombi Editori (cm 29,7 x 21, pagine: 224 a colori, euro 14.00) ed ha due versioni, in italiano e in inglese.I documenti fino ad oggi rivelati, sono online sul sito della mostra www.luxinarcana.org insieme con notizie e approfondimenti su personaggi e curiosità legate all’Archivio Segreto Vaticano.

4/1/12

mercoledì, 4 gennaio 2012

4/1/12 “A lungo termine, ci vuole ottimismo: le rivoluzioni arabe porteranno a democrazie più solide, come in Tunisia e Marocco. In Egitto e in Libia il percorso è più difficile. Ma è un errore pensare che questi Paesi non abbiano i nostri stessi sogni di democrazia. Per vedere i risultati, gli uomini abbiano la stessa pazienza della storia” (Itamar Rabinovich, docente di politica araba, Università di Harvard)

Il cuore ha accelerato il battito vedendo la piazza Tahrir che ha accolto il nuovo anno augurandosi il cambiamento. Ce la faranno gli egiziani a non farsi mangiare dal fanatismo della minoranza? L’islam moderato sembra avere difficoltà a imporsi, e non trova la strada per affrontare la modernizzazione, l’analfabetismo e la povertà: è l’incapacità che spalanca la porta agli islamici radicali. Le minoranze fanatiche (qui parliamo di quelle religiose, ma il discorso vale anche per i partiti regionalisti) vincono quando i moderati sono poco presentabili. Come nel caso della Palestina quando Hamas vinse contro la corruzione del Fatah.
Inoltre andare alle urne non vuol dire elezioni democratiche. Le votazioni si devono svolgere in ambiente democratico: una società civile, diritti per le donne, possibilità di esercitare il libero pensiero, accesso all’informazione.
Molti egiziani vorrebbero un paese laico e noi glielo auguriamo. Però neanche bisogna stupirsi se molti non vogliono rinunciare alle proprie radici religiose, perché cambiare richiede tempo e fastidiosi sono i toni di alcune critiche che mostrano la superiorità di una visione filosofica della vita su un’altra, una specie di colonialismo cristiano. Peggio ancora fanno alcuni commentatori che si spingono a mostrare nostalgia per la stabilità perduta pagata da quei popoli con la dittatura.
Purtroppo, così come nella vita privata, voltare pagina richiede tempi lunghi e percorsi faticosi. Per questo è meglio non dimenticare mai che da noi la situazione delle donne e di alcune minoranze è sicuramente migliore che negli Stati islamici, ma non per quello che è scritto nei rispettivi libri sacri, ma perché abbiamo un diverso livello di sviluppo e, in molti casi ma non in Italia, completa secolarizzazione.
Per questo motivo fa disperare la rivolta messa in atto da una parte di haredim in Israele, paese di provata democrazia, che pretenderebbero una divisione rigida fra i sessi, cosa che peraltro non è scritta in nessun libro ma è in caso il frutto di un movimento messianico nato nel Seicento nell’est europeo, così come non esiste nessun precetto che preveda di fare figli a raffica, né che in una coppia il sostentamento economico debba essere addossato solo alle mogli. Allevati per lungo tempo dai partiti religiosi, eterni aghi della bilancia nel circo pazzo della politica israeliana, ormai sono fuori controllo. Questi fanatici si ribellano violentemente alle leggi di quel Paese avanzatissimo nei confronti di donne, omosessuali, minoranze religiose. A tutt’oggi la posizione più dura nei confronti dei facinorosi della Torah è stata quella di Dov Halbertel che per lungo tempo ha ricoperto l’incarico di direttore dell’ufficio del rabbino capo di Israele. Che dice: “Proprio come l’occupazione corrompe, allo stesso modo la politica corrompe la religione. L’istituzione religiosa corrompe il tessuto dello Stato, mentre lo Stato corrompe il tessuto della religione. L’unica soluzione possibile, per il bene della religione e il bene dello Stato, è quella di adottare il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti e separare Stato e Chiesa”. E ancora: “Non è etico che i laici finanzino gli studenti delle yeshivot e l’alto tasso di natalità degli ebrei ultraortodossi. Gli ultraortodossi si oppongono ai valori di una società laica – il sionismo, la creatività, l’arruolamento nell’esercito, l’uguaglianza tra i sessi e altro ancora. Tuttavia essi non esitano a chiedere e ricevere denaro da questa società, intensificando così l’animosità dell’opinione pubblica nei loro confronti… Non c’è nessuna ragione per cui l’opinione pubblica laica debba finanziare coloro che mostrano disprezzo per i loro valori. Non voglio far parte di una società in cui vi è istigazione al razzismo, e non voglio far parte di una società religiosa ingrata”. Non solo: “è giunto il momento di dire basta con i partiti religiosi, con la loro vergognosa preoccupazione concentrata sui bilanci, ignorando il resto del mondo. Sogno di appartenere ad una società religiosa moderata, con ampi orizzonti, il cui slogan è vivi e lascia vivere. Ad ogni essere umano, ebreo o gentile, deve essere consentito vivere secondo le sue convinzioni, con pari diritti, sulla base di un riconoscimento effettivo dei diritti umani concessi a tutti coloro che sono stati creati a immagine di Dio. Una cosa è chiara: non esiste combinazione peggiore del mix di religione e politica”. Parole chiare che possono valere anche alle nostre latitudini. La religione che è diventata una branca della politica, quella che pretende di governare le vite di tutti, è una miccia sempre accesa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Scrivevamo un anno fa
5/1/11
L’eccidio alla chiesa copta di Alessandria sembra presagire il collasso del regime di Hosni Mubarak. Una incognita per gli equilibri di cristallo di tutto il medio oriente, con la possibilità di un incremento di scontri fino alle elezioni presidenziali fissate a novembre. La parte liberale della società egiziana è al fianco dei copti e i Fratelli musulmani hanno condannato, con tanto di comunicato stampa, l’attentato. Molti egiziani sono stufi delle mancate riforme democratiche promesse da Mubarak, e potrebbero imboccare la via dei partiti religiosi. I Fratelli sembrano in grado di intercettare quella società che un tempo vantava un laicismo inesistente nel resto del medio oriente, tessuto con fatica da Nasser e Sadat e che sembra essersi sfilacciato nella mani di Mubarak. I Fratelli musulmani aspirano a governare l’Egitto e per questo hanno bisogno di mettere una linea di confine tra loro e il terrorismo, insomma, hanno bisogno di rifarsi una immagine. Nel paese sono molto popolari grazie all’impegno sociale, ai servizi paralleli a quelli offerti dallo Stato ma molto più efficienti.

http://80.241.231.25/ucei/PDF/2012/2012-01-02/2012010220561187.pdf

6/12/11 – La testa del re

lunedì, 5 dicembre 2011

Nel 2009 lo studente musulmano berlinese Y.M. strappò in tribunale il permesso di pregare a scuola durante l’intervallo. Nel quartiere multietnico di Wedding, era una grande vittoria. Invano la preside si era lamentata degli inconvenienti pratici e del rischio di tensioni. Y.M. e i suoi amici stendevano per terra, in corridoio, un indumento e si inginocchiavano per le preghiere di rito. Tanto peggio per gli studenti, anche musulmani, a disagio con l’ostentazione dell’islam. Al tribunale amministrativo di Berlino interessò solo la libertà religiosa di Y.M, cui tutto doveva piegarsi. Le autorità locali ricorsero contro la sentenza sostenendo che l’imposizione a tutti del diritto di uno studente di pregare durante l’orario scolastico ledeva la neutralità religiosa propria dell’istruzione dello Stato e il 30 novembre la Corte amministrativa federale ha dato loro ragione. La preside era libera di concedere uno spazio in cui Y.M. potesse pregare, ma non aveva l’obbligo di consentire al giovane di inginocchiarsi nei corridoi. Il diritto di libertà religiosa non è illimitato. L’unico diritto illimitato a scuola è quello alla conoscenza, allo spirito critico, alla tolleranza e al pluralismo. Nella scuola pubblica si sta in ginocchio solo davanti al sapere.. (Marco Ventura, La lettura)

In questi convulsi e per molti versi drammatici giorni, una riflessione seria andrebbe fatta su una delle caste più odiose, quella dei giornalisti di regime, che regge lo strascico alla partitocrazia e non vuole neanche sentirselo dire. Come è noto in Italia esiste l’Ordine dei giornalisti che contrasta palesemente con l’articolo 21 della Costituzione (secondo capoverso: la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure). Inoltre i giornalisti sono i dipendenti di De Benedetti, di Berlusconi, di Mediobanca, di Caltagirone, fino ad arrivare ai paladini della libera informazione a posto fisso della rai, che dipendono direttamente dal palazzo. Come sanno anche i sassi un giornalista per entrare in rai deve rispondere non ad un partito ma ad una corrente di partito, perché quell’azienda non accetta curricula né, da più di venti anni, ha indetto concorsi. Alla faccia dell’indipendenza dalla politica, molti giornalisti rai sono o sono stati deputati e eurodeputati. Il Lazio ha funzionato come un vaso comunicante con la rai avendo avuto ben due presidenti di regione. Le indagini giornalistiche arrivano dalla stampa estera, oppure da inchieste fatte dai pochi giornalisti indipendenti, alcune anticipazioni dal sito dagospia – non a caso la più parte degli abbonati di quel sito sono redazioni di grandi giornali – e qualche notizia di malcostume arriva alle masse attraverso le Iene, che però ultimamente sono molto addomesticate. Senza contare l’enorme bacino di siti e blog che i giornalisti garantiti saccheggiano guardandosi bene dal nominarli.
I lavoratori, gli studenti, quelli colpiti da calamità naturali (sic), che scioperano e sfilano in corteo per finire sui giornali e in tv, vengono bellamente ignorati perché i privilegiati microfonomuniti preferiscono intervistare quei politici sanguisughe che si rubano le idee dei cortei indossando – ahimè – sciarpe, caschi, distintivi della protesta
I giornalisti garantiti non parlano mai dei giovani che hanno difficoltà enormi per accedere alla professione giornalistica, delle retribuzioni risibili per le strisce, dello scarto altissimo tra un redattore di desk e un direttore. Perfino le newsletter dell’Ordine, o addirittura quella del Giornalista pensionato, sono gestite da professionisti già garantiti mentre potrebbero essere utili palestre per i giovani e i tantissimi disoccupati (alcune migliaia). Per fare chiarezza su questi punti, per discutere di una professione che cosi come è niente ha a che vedere con la libertà e l’indipendenza, l’Ordine dei giornalisti e la Fnsi potrebbero indire un bel convegno. E poi chiudere per sempre.
Il malcostume corrompe, e grande è stato il mio sconcerto quando, un paio di giorni fa, l’ufficio stampa dell’Accademia di Francia, inviando un invito per l’inaugurazione del restauro di una sala di Villa Medici, ha richiesto per l’accredito oltre ad un documento (e questo è usuale, partecipando all’incontro il ministro della Cultura) la tessera dell’Ordine. Per intenderci, neanche la Santa Sede la richiede. E’ forse una questione di lana caprina, ma a me il fatto che la Francia, il paese che ha tagliato la testa al re, mi chieda il numero della tessera dell’Ordine (la mia è la numero 56964 rilasciata il 17-2-’89, ma non è per la privatezza che mi sono scandalizzata) per andare a una ordinaria conferenza stampa mi turba non poco. So che la Francia e i francesi a molti italiani non piacciono, per me non è così. Intanto per la questione della testa del re: non c’è episodio che ha capovolto il corso della storia dell’umanità come la Rivoluzione francese. Nel surreale dibattito sulla questione delle radici cristiane europee (cosa ovvia quanto inutile da scrivere in una Costituzione che deve unire) , un punto fermo lo mise il presidente Chirac ricordando che i francesi il problema con Dio lo avevano risolto da un pezzo.
So che molti criticano Nicolas Sarkozy (fossi stata francese lo avrei votato o lo voterei? No e no) ritenendolo un asservito alla Chiesa cattolica. Credo invece che non sia così. E’ vero che i suoi predecessori occuparono con più sobrietà il tronetto canonicale in Laterano riservato ai presidenti francesi, mentre Sarkò ostentò un imbarazzante segno della croce, ma disse anche che come presidente di tutti i francesi si rallegrava per una possibile visita di Benedetto XVI per la gioia che ciò avrebbe comportato ai cittadini cattolici (e solo a quelli). Ricordò la morte del cardinale Jean Marie Lustiger e si è intrattenuto sul mistero della sua conversione (il cardinale adottato da una famiglia che lo salvò dalla follia nazista era nato ebreo), ma ha anche ricordato che la laicità francese è libertà. “Libertà di credere o non credere, libertà di praticare una religione e libertà di cambiarla, libertà di non venire offesi nella propria sensibilità da pratiche ostentatrici, libertà per i genitori di far impartire ai figli un’educazione conforme alle loro convinzioni, libertà di non essere discriminati dall’amministrazione in funzione del proprio credo. I cittadini francesi hanno convinzioni diverse. Perciò la laicità si afferma come necessità e opportunità, condizione della pace civile.” E questo alla presenza di Ruini dentro la bella basilica di san Giovanni in Laterano dove i rappresentanti delle nostre istituzioni si recano col cappello in mano. E più recentemente ha voluto dare fiducia a quell’islam “che non ha nulla a che vedere col volto orribile di questi folli di Dio che uccidono tanto i cristiani che gli ebrei, tanto i sunniti che gli sciiti”. Concetti importanti che derivano dalla carica ideale e dalla forza teorica della laicità di cui quel Paese che ha tagliato la testa al re è intriso. E’ per questa storia che anche l’ultimo presidente francese interpreta, che mi imbarazza turba e preoccupa che mi abbiano chiesto la tessera dell’Ordine che in Francia i giornalisti non sanno cosa sia.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

lunedì, 1 agosto 2011

1/8/11 – Fenomeni soprannaturali


Sei rimasto in silenzio per la vergogna o per lo stupore? (Boezio, De Consolazione Philosophiae)
Se un’imposta sulla ricchezza una tantum può abbattere il nostro debito per qualche decina di punti e tranquillizzare i mercati, non possiamo sottrarci … Di Vittorio nel piano di lavoro della Cgil propose più lavoro, anche pagato a parità di salario, se gli altri avessero fatto la loro parte. Certo, una cosa del genere presuppone un clima, un impegno collettivo per la salvezza e lo sviluppo del Paese. Presuppone che chi lo chiede sia credibile agli occhi di coloro a cui viene richiesto. Presuppone una élite dirigente, non solo politica, che sappia smuovere il Paese (Giuliano Amato)
L’Osservatore Romano ha pubblicato in prima pagina la nota del Quirinale che annuncia per il triennio 2011-13 la restituzione al Tesoro di 15 milioni di €, tagli di stipendi pensioni e spese varie. Che il Vaticano prepari una analoga sorpresa allo Stato italiano? (Scettica blu)

Che dire all’inizio di agosto?
Intanto che pare proprio che Dio continua ad essere vivissimo, specie in chi fa guerre in o usando il suo nome. Però sembra che la Chiesa cattolica sia in crisi: ormai neanche fa più notizia che i cittadini dei paesi dove si reca in visita il papa manifestino contro le spese che lo Stato appronta per la sicurezza e l’organizzazione. E’ probabile che la schifosa questione della pedofilia sia stata un combustibile, ma il detonatore era pronto da tempo. Il bisogno di credere nel soprannaturale non diminuisce, ma almeno l’istituzione affonda: le gerarchie sono percepite come screditate, la pretesa di superiorità morale e sociale della Chiesa è in caduta libera. Il clero è compromesso con il potere temporale, la vanità tronfia di molti rappresentanti e l’incapacità di rispondere alla società sono riconosciute da ognuno. L’Italia, uno dei paesi più culturalmente arretrati dell’Europa (ora che anche Malta ha conficcato una banderilla nel toro approvando il divorzio), è un mondo a sé.
Il papa, dalla sua finestra estiva di Castel Gandolfo, ha richiamato la classe politica (italiana ovviamente, se osasse parlare della Germania la signora Merkel gli legherebbe la lingua, come ha già fatto quando osò reintegrare sotto il suo manto protettivo i lefevriani negazionisti, fornendo biada ai movimenti neonazisti) ad una maggiore serietà, ma ciò è un paradosso. In Italia la Chiesa cattolica fa parte a pieno titolo della classe dirigente e collabora attivamente dettando leggi oscurantiste. Qualche raro politico che di tanto in tanto vorrebbe allinearsi all’Occidente, viene stroncato. Di tanto in tanto la minoranza laica abbraccia qualche isolato prete che si traveste con la pelle d’agnello, pende dalle labbra di Famiglia Cristiana che dipinge il capo del governo come un uomo attorniato da maggiordomi, senza prendere in considerazione che queste piccole frange, così come la loro casa madre, hanno completamente abbandonato la questione religiosa-teologica considerandosi partner politico del bugiardo e picaresco mosaico della vita italica.
Cos’altro si può scrivere all’inizio di agosto?
Che non abbiamo sentito una gran vergogna per la bocciatura della norma sull’omofobia, che pure era una piccola cosa. (un apprezzamento particolare da parte mia per la presa di posizione severa delle comunità ebraiche attraverso le dichiarazioni di Riccardo Pacifici). Se l’Italia fosse un paese libero dalla mordacchia cattolica, approverebbe i matrimoni omosessuali, il cui divieto è frutto di un’epoca in cui si riteneva che la differenza di sesso portasse con sé anche una differenza di ruolo nella società e nella famiglia. Quell’epoca è passata e sarebbe equo che se si hanno in merito opinioni diverse, moralistiche o religiose, venissero custodite per sé o al massimo discusse col proprio terapista. Così come sarebbe opportuno che molti rappresentanti del governo tenessero per sé, senza svergognarci ulteriormente davanti al mondo, idee malate, come il garantismo preteso per amici e parenti ma non per i migranti che patiscono il reato di clandestinità, una odiosa tassa pagata solo per la loro condizione. O che abbandonassero la presunta superiorità morale che li porta a decidere sui temi privatissimi della vita e della morte. O che smettessero di affollare i media addebitando una odiosa manovra economica all’Europa, che ci chiede si di rientrare dal debito, ma non suggerisce di farlo taglieggiando soltanto il ceto medio e medio basso.
Cos’altro si può dire all’inizio di agosto?
In un momento così, è possibile che non sentiamo più le baruffe di Santoro, le polemiche di Vespa, il finto aplomb di Floris, che sgomitano per informare dalla rai su quel che accade? Vacanze?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

12/4/11 – Come ogni anno l’otto

martedì, 12 aprile 2011

In tempi men leggiadri e più feroci/I ladri si appendevano alle croci/In tempi non feroci e più leggiadri/Si appendono le croci in petto ai ladri (F. Cavallotti 1842-98)
Vennero missionari, loro avevano la bibbia noi la terra Ci dissero: preghiamo. Chiudemmo gli occhi. Quando li riaprimmo, noi avevamo la bibbia, loro la terra.(Desmond Tutu)

http://www.cronachelaiche.it/2011/04/8-x-1-000-1-000-000-000/

http://www.uaar.it/uaar/campagne/occhiopermille

Due anni fa in questo periodo – c’era appena stato il terremoto nell’aquilano – alcune associazioni laiche e i radicali avevano sollecitato il governo a chiedere che i fondi dell’8×1000 fossero riservati allo Stato: la legge infatti prevede che quei fondi vengano destinati soprattutto al contrasto delle calamità naturali anche se è successo che quei denari siano stati utilizzati per finanziare le missioni militari all’estero. Da quando è stato istituito l’8×1000 nessun governo – mai nessun governo – ha pensato di farsi un po’ di pubblicità come fanno le religioni che, avendo siglato intese con lo Stato, hanno diritto al contributo. L’ingenuissima Livia Turco parecchi anni fa provò a chiederli per i bambini poveri e l’allora cassiere pontificio, mons. Attilio Nicora, tacciò l’iniziativa di “sleale concorrenza alla Chiesa”.
Come è noto dell’8×1000 lo Stato raccoglie ben poco; in parte questo è dovuto al meccanismo bizantino di assegnazione dei fondi. Per destinare il contributo a una delle istituzioni accreditate bisogna indicare espressamente la propria scelta nella dichiarazione dei redditi. A farlo è solo il 40% dei contribuenti (36% alla Chiesa cattolica, 3% allo Stato e 0,qualcosa agli altri) mentre il restante 60% lascia la casella in bianco, in molti pensando che i soldi finiranno in ogni caso nelle casse pubbliche. Sbagliando però, perché la quota residua dell’8×1000, che è la fetta più grossa della torta, viene ripartita percentualmente secondo le scelte esplicite. In questo modo la Cei invece dei 360 milioni decisi dai contribuenti incassa novecento milioni (i dati citati sono del 2008).
In estrema sintesi, per ottenere finanziamenti alla Chiesa cattolica, bisogna attuare un espediente per prendere dalle tasche dei presunti cattolici quello che mai donerebbero spontaneamente. Ben il 61% dei contribuenti invece, aderì al 5×1000, nato nel 2006 per destinare lo 0,5 dell’Irpef alla ricerca e al volontariato. Su pressioni della Chiesa cattolica nella finanziaria 2007 il governo (di centrosinistra) decise di porre un tetto di 250 milioni alle contribuzioni del 5×1000. Come ha ben sintetizzato Curzio Maltese ne La Questua (Feltrinelli, € 14) “con una mano lo Stato regala 600 milioni di quote non espresse alla Cei e con l’altra sottrae 150 milioni di quote espresse a favore di onlus e ricerca. Nella stessa pagina del modello 730!”
L’iniquo sistema dell’8×1000 costringe i cittadini che non vogliono finanziare le religioni a contribuire forzosamente con la ripartizione, oppure a scegliere la fede che ritiene meno invasiva per la sua quotidianità. Alla faccia dei cittadini virtuosi che vorrebbero che le proprie tasse, tutte, andassero allo Stato.

Col collo torto perché aspiro ad uno Stato che non si occupi delle religioni, barro la casella dell’otto per mille a favore dell’ucei. L’unione delle comunità ebraiche, così come tutte le altre fedi che partecipano alla ripartizione dell’otto per mille, rendicontano fino all’ultimo centesimo – come è giusto che sia – all’apposita commissione istituita presso la presidenza del consiglio. La comunità ebraica è impegnata con i suoi iscritti (gli ebrei – se vogliono – versano delle tasse a secondo del loro reddito alla comunità che mantengono determinando con il loro voto ogni quattro anni gli organismi dirigenti) a non utilizzare neanche un euro dei fondi dell’otto per motivazioni di carattere religioso. Una scelta diversa violerebbe l’integrità – soprattutto della parte più religiosa – della comunità. L’ucei, e questo io lo apprezzo tantissimo, ha in corso dei progetti per gli zingari che sono i reietti della nostra società. Mi piace ricordare che nei giorni immediatamente successivi al terremoto dell’Aquila le comunità ebraiche italiane si attivarono per raccogliere denaro(anche dall’estero) e impegnando fondi dell’otto non ancora ricevuti. Al momento i progetti dell’ucei sono le poche cose portate a compimento (un asilo, un centro comunitario, una fontana, soggiorni per due estati nel centro di proprietà della comunità romana di Caletta Ansedonia per i bambini dell’aquilano) in quella sfortunata parte d’Italia. Questo intervento lo ritengo molto significativo giacché in quella zona non ci sono ebrei, mentre il luogo comune più ritrito ritiene che gli ebrei si muovano solo per i loro correligionari. Ribadisco che sono contrarissima all’otto che, personalmente, avrei lasciato soltanto alla chiesa cattolica. Purtroppo a suo tempo la chiesa valdese (e a cascata tutte le altre fedi delle intese) ritennero che per sanare questa assurdità che la revisione concordataria non era riuscita a risolvere (prima delle revisione la religione cattolica era di Stato e la congrua obbligatoria) chiese la ripartizione dei fondi dell’otto. E’ stato come aggiungere metastasi a un tumore primario. Il tumore primario anche se con enormi difficoltà può essere curato e a volte guarito, mentre è impossibile per le metastasi che si impadroniscono del corpo. Per rimanere sull’argomento il mio cinque per mille andrà alla Fondazione Veronesi che un po’ di ricerca su queste malattie che fanno sempre più parte del nostro quotidiano la fa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Buttiglione e i gay.

martedì, 26 ottobre 2010

Ogni tanto ci ricasca e quando parla dei gay suscita regolarmente un vespaio. Stavolta con una battuta che invece a noi è parsa divertente. Essere gay è come evadere le tasse, questo più o meno il concetto espresso da Buttiglione con tutto un corollario di polemiche di cui trovate ampli stralci in questo articolo, dove peraltro il significato ironico (riferibile all’evasione del rapporto “fisico” con le donne) viene edulcorato e perso in un magma di altri significati giuridici, politici e fiscali.

LEGGI – http://www.corriere.it/politica/10_ottobre_25/buttiglione-gay-tasse_b2e51456-e081-11df-a41e-00144f02aabc.shtml

A noi comunque quella battuta sembra molto meno volgare di quella che andava di moda ai tempi del liceo (nei miei anni ’50) e cioè che i gay sono disertori della fica.