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4/1/12

mercoledì, 4 gennaio 2012

4/1/12 “A lungo termine, ci vuole ottimismo: le rivoluzioni arabe porteranno a democrazie più solide, come in Tunisia e Marocco. In Egitto e in Libia il percorso è più difficile. Ma è un errore pensare che questi Paesi non abbiano i nostri stessi sogni di democrazia. Per vedere i risultati, gli uomini abbiano la stessa pazienza della storia” (Itamar Rabinovich, docente di politica araba, Università di Harvard)

Il cuore ha accelerato il battito vedendo la piazza Tahrir che ha accolto il nuovo anno augurandosi il cambiamento. Ce la faranno gli egiziani a non farsi mangiare dal fanatismo della minoranza? L’islam moderato sembra avere difficoltà a imporsi, e non trova la strada per affrontare la modernizzazione, l’analfabetismo e la povertà: è l’incapacità che spalanca la porta agli islamici radicali. Le minoranze fanatiche (qui parliamo di quelle religiose, ma il discorso vale anche per i partiti regionalisti) vincono quando i moderati sono poco presentabili. Come nel caso della Palestina quando Hamas vinse contro la corruzione del Fatah.
Inoltre andare alle urne non vuol dire elezioni democratiche. Le votazioni si devono svolgere in ambiente democratico: una società civile, diritti per le donne, possibilità di esercitare il libero pensiero, accesso all’informazione.
Molti egiziani vorrebbero un paese laico e noi glielo auguriamo. Però neanche bisogna stupirsi se molti non vogliono rinunciare alle proprie radici religiose, perché cambiare richiede tempo e fastidiosi sono i toni di alcune critiche che mostrano la superiorità di una visione filosofica della vita su un’altra, una specie di colonialismo cristiano. Peggio ancora fanno alcuni commentatori che si spingono a mostrare nostalgia per la stabilità perduta pagata da quei popoli con la dittatura.
Purtroppo, così come nella vita privata, voltare pagina richiede tempi lunghi e percorsi faticosi. Per questo è meglio non dimenticare mai che da noi la situazione delle donne e di alcune minoranze è sicuramente migliore che negli Stati islamici, ma non per quello che è scritto nei rispettivi libri sacri, ma perché abbiamo un diverso livello di sviluppo e, in molti casi ma non in Italia, completa secolarizzazione.
Per questo motivo fa disperare la rivolta messa in atto da una parte di haredim in Israele, paese di provata democrazia, che pretenderebbero una divisione rigida fra i sessi, cosa che peraltro non è scritta in nessun libro ma è in caso il frutto di un movimento messianico nato nel Seicento nell’est europeo, così come non esiste nessun precetto che preveda di fare figli a raffica, né che in una coppia il sostentamento economico debba essere addossato solo alle mogli. Allevati per lungo tempo dai partiti religiosi, eterni aghi della bilancia nel circo pazzo della politica israeliana, ormai sono fuori controllo. Questi fanatici si ribellano violentemente alle leggi di quel Paese avanzatissimo nei confronti di donne, omosessuali, minoranze religiose. A tutt’oggi la posizione più dura nei confronti dei facinorosi della Torah è stata quella di Dov Halbertel che per lungo tempo ha ricoperto l’incarico di direttore dell’ufficio del rabbino capo di Israele. Che dice: “Proprio come l’occupazione corrompe, allo stesso modo la politica corrompe la religione. L’istituzione religiosa corrompe il tessuto dello Stato, mentre lo Stato corrompe il tessuto della religione. L’unica soluzione possibile, per il bene della religione e il bene dello Stato, è quella di adottare il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti e separare Stato e Chiesa”. E ancora: “Non è etico che i laici finanzino gli studenti delle yeshivot e l’alto tasso di natalità degli ebrei ultraortodossi. Gli ultraortodossi si oppongono ai valori di una società laica – il sionismo, la creatività, l’arruolamento nell’esercito, l’uguaglianza tra i sessi e altro ancora. Tuttavia essi non esitano a chiedere e ricevere denaro da questa società, intensificando così l’animosità dell’opinione pubblica nei loro confronti… Non c’è nessuna ragione per cui l’opinione pubblica laica debba finanziare coloro che mostrano disprezzo per i loro valori. Non voglio far parte di una società in cui vi è istigazione al razzismo, e non voglio far parte di una società religiosa ingrata”. Non solo: “è giunto il momento di dire basta con i partiti religiosi, con la loro vergognosa preoccupazione concentrata sui bilanci, ignorando il resto del mondo. Sogno di appartenere ad una società religiosa moderata, con ampi orizzonti, il cui slogan è vivi e lascia vivere. Ad ogni essere umano, ebreo o gentile, deve essere consentito vivere secondo le sue convinzioni, con pari diritti, sulla base di un riconoscimento effettivo dei diritti umani concessi a tutti coloro che sono stati creati a immagine di Dio. Una cosa è chiara: non esiste combinazione peggiore del mix di religione e politica”. Parole chiare che possono valere anche alle nostre latitudini. La religione che è diventata una branca della politica, quella che pretende di governare le vite di tutti, è una miccia sempre accesa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Scrivevamo un anno fa
5/1/11
L’eccidio alla chiesa copta di Alessandria sembra presagire il collasso del regime di Hosni Mubarak. Una incognita per gli equilibri di cristallo di tutto il medio oriente, con la possibilità di un incremento di scontri fino alle elezioni presidenziali fissate a novembre. La parte liberale della società egiziana è al fianco dei copti e i Fratelli musulmani hanno condannato, con tanto di comunicato stampa, l’attentato. Molti egiziani sono stufi delle mancate riforme democratiche promesse da Mubarak, e potrebbero imboccare la via dei partiti religiosi. I Fratelli sembrano in grado di intercettare quella società che un tempo vantava un laicismo inesistente nel resto del medio oriente, tessuto con fatica da Nasser e Sadat e che sembra essersi sfilacciato nella mani di Mubarak. I Fratelli musulmani aspirano a governare l’Egitto e per questo hanno bisogno di mettere una linea di confine tra loro e il terrorismo, insomma, hanno bisogno di rifarsi una immagine. Nel paese sono molto popolari grazie all’impegno sociale, ai servizi paralleli a quelli offerti dallo Stato ma molto più efficienti.

http://80.241.231.25/ucei/PDF/2012/2012-01-02/2012010220561187.pdf

6/12/11 – La testa del re

lunedì, 5 dicembre 2011

Nel 2009 lo studente musulmano berlinese Y.M. strappò in tribunale il permesso di pregare a scuola durante l’intervallo. Nel quartiere multietnico di Wedding, era una grande vittoria. Invano la preside si era lamentata degli inconvenienti pratici e del rischio di tensioni. Y.M. e i suoi amici stendevano per terra, in corridoio, un indumento e si inginocchiavano per le preghiere di rito. Tanto peggio per gli studenti, anche musulmani, a disagio con l’ostentazione dell’islam. Al tribunale amministrativo di Berlino interessò solo la libertà religiosa di Y.M, cui tutto doveva piegarsi. Le autorità locali ricorsero contro la sentenza sostenendo che l’imposizione a tutti del diritto di uno studente di pregare durante l’orario scolastico ledeva la neutralità religiosa propria dell’istruzione dello Stato e il 30 novembre la Corte amministrativa federale ha dato loro ragione. La preside era libera di concedere uno spazio in cui Y.M. potesse pregare, ma non aveva l’obbligo di consentire al giovane di inginocchiarsi nei corridoi. Il diritto di libertà religiosa non è illimitato. L’unico diritto illimitato a scuola è quello alla conoscenza, allo spirito critico, alla tolleranza e al pluralismo. Nella scuola pubblica si sta in ginocchio solo davanti al sapere.. (Marco Ventura, La lettura)

In questi convulsi e per molti versi drammatici giorni, una riflessione seria andrebbe fatta su una delle caste più odiose, quella dei giornalisti di regime, che regge lo strascico alla partitocrazia e non vuole neanche sentirselo dire. Come è noto in Italia esiste l’Ordine dei giornalisti che contrasta palesemente con l’articolo 21 della Costituzione (secondo capoverso: la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure). Inoltre i giornalisti sono i dipendenti di De Benedetti, di Berlusconi, di Mediobanca, di Caltagirone, fino ad arrivare ai paladini della libera informazione a posto fisso della rai, che dipendono direttamente dal palazzo. Come sanno anche i sassi un giornalista per entrare in rai deve rispondere non ad un partito ma ad una corrente di partito, perché quell’azienda non accetta curricula né, da più di venti anni, ha indetto concorsi. Alla faccia dell’indipendenza dalla politica, molti giornalisti rai sono o sono stati deputati e eurodeputati. Il Lazio ha funzionato come un vaso comunicante con la rai avendo avuto ben due presidenti di regione. Le indagini giornalistiche arrivano dalla stampa estera, oppure da inchieste fatte dai pochi giornalisti indipendenti, alcune anticipazioni dal sito dagospia – non a caso la più parte degli abbonati di quel sito sono redazioni di grandi giornali – e qualche notizia di malcostume arriva alle masse attraverso le Iene, che però ultimamente sono molto addomesticate. Senza contare l’enorme bacino di siti e blog che i giornalisti garantiti saccheggiano guardandosi bene dal nominarli.
I lavoratori, gli studenti, quelli colpiti da calamità naturali (sic), che scioperano e sfilano in corteo per finire sui giornali e in tv, vengono bellamente ignorati perché i privilegiati microfonomuniti preferiscono intervistare quei politici sanguisughe che si rubano le idee dei cortei indossando – ahimè – sciarpe, caschi, distintivi della protesta
I giornalisti garantiti non parlano mai dei giovani che hanno difficoltà enormi per accedere alla professione giornalistica, delle retribuzioni risibili per le strisce, dello scarto altissimo tra un redattore di desk e un direttore. Perfino le newsletter dell’Ordine, o addirittura quella del Giornalista pensionato, sono gestite da professionisti già garantiti mentre potrebbero essere utili palestre per i giovani e i tantissimi disoccupati (alcune migliaia). Per fare chiarezza su questi punti, per discutere di una professione che cosi come è niente ha a che vedere con la libertà e l’indipendenza, l’Ordine dei giornalisti e la Fnsi potrebbero indire un bel convegno. E poi chiudere per sempre.
Il malcostume corrompe, e grande è stato il mio sconcerto quando, un paio di giorni fa, l’ufficio stampa dell’Accademia di Francia, inviando un invito per l’inaugurazione del restauro di una sala di Villa Medici, ha richiesto per l’accredito oltre ad un documento (e questo è usuale, partecipando all’incontro il ministro della Cultura) la tessera dell’Ordine. Per intenderci, neanche la Santa Sede la richiede. E’ forse una questione di lana caprina, ma a me il fatto che la Francia, il paese che ha tagliato la testa al re, mi chieda il numero della tessera dell’Ordine (la mia è la numero 56964 rilasciata il 17-2-’89, ma non è per la privatezza che mi sono scandalizzata) per andare a una ordinaria conferenza stampa mi turba non poco. So che la Francia e i francesi a molti italiani non piacciono, per me non è così. Intanto per la questione della testa del re: non c’è episodio che ha capovolto il corso della storia dell’umanità come la Rivoluzione francese. Nel surreale dibattito sulla questione delle radici cristiane europee (cosa ovvia quanto inutile da scrivere in una Costituzione che deve unire) , un punto fermo lo mise il presidente Chirac ricordando che i francesi il problema con Dio lo avevano risolto da un pezzo.
So che molti criticano Nicolas Sarkozy (fossi stata francese lo avrei votato o lo voterei? No e no) ritenendolo un asservito alla Chiesa cattolica. Credo invece che non sia così. E’ vero che i suoi predecessori occuparono con più sobrietà il tronetto canonicale in Laterano riservato ai presidenti francesi, mentre Sarkò ostentò un imbarazzante segno della croce, ma disse anche che come presidente di tutti i francesi si rallegrava per una possibile visita di Benedetto XVI per la gioia che ciò avrebbe comportato ai cittadini cattolici (e solo a quelli). Ricordò la morte del cardinale Jean Marie Lustiger e si è intrattenuto sul mistero della sua conversione (il cardinale adottato da una famiglia che lo salvò dalla follia nazista era nato ebreo), ma ha anche ricordato che la laicità francese è libertà. “Libertà di credere o non credere, libertà di praticare una religione e libertà di cambiarla, libertà di non venire offesi nella propria sensibilità da pratiche ostentatrici, libertà per i genitori di far impartire ai figli un’educazione conforme alle loro convinzioni, libertà di non essere discriminati dall’amministrazione in funzione del proprio credo. I cittadini francesi hanno convinzioni diverse. Perciò la laicità si afferma come necessità e opportunità, condizione della pace civile.” E questo alla presenza di Ruini dentro la bella basilica di san Giovanni in Laterano dove i rappresentanti delle nostre istituzioni si recano col cappello in mano. E più recentemente ha voluto dare fiducia a quell’islam “che non ha nulla a che vedere col volto orribile di questi folli di Dio che uccidono tanto i cristiani che gli ebrei, tanto i sunniti che gli sciiti”. Concetti importanti che derivano dalla carica ideale e dalla forza teorica della laicità di cui quel Paese che ha tagliato la testa al re è intriso. E’ per questa storia che anche l’ultimo presidente francese interpreta, che mi imbarazza turba e preoccupa che mi abbiano chiesto la tessera dell’Ordine che in Francia i giornalisti non sanno cosa sia.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

lunedì, 1 agosto 2011

1/8/11 – Fenomeni soprannaturali


Sei rimasto in silenzio per la vergogna o per lo stupore? (Boezio, De Consolazione Philosophiae)
Se un’imposta sulla ricchezza una tantum può abbattere il nostro debito per qualche decina di punti e tranquillizzare i mercati, non possiamo sottrarci … Di Vittorio nel piano di lavoro della Cgil propose più lavoro, anche pagato a parità di salario, se gli altri avessero fatto la loro parte. Certo, una cosa del genere presuppone un clima, un impegno collettivo per la salvezza e lo sviluppo del Paese. Presuppone che chi lo chiede sia credibile agli occhi di coloro a cui viene richiesto. Presuppone una élite dirigente, non solo politica, che sappia smuovere il Paese (Giuliano Amato)
L’Osservatore Romano ha pubblicato in prima pagina la nota del Quirinale che annuncia per il triennio 2011-13 la restituzione al Tesoro di 15 milioni di €, tagli di stipendi pensioni e spese varie. Che il Vaticano prepari una analoga sorpresa allo Stato italiano? (Scettica blu)

Che dire all’inizio di agosto?
Intanto che pare proprio che Dio continua ad essere vivissimo, specie in chi fa guerre in o usando il suo nome. Però sembra che la Chiesa cattolica sia in crisi: ormai neanche fa più notizia che i cittadini dei paesi dove si reca in visita il papa manifestino contro le spese che lo Stato appronta per la sicurezza e l’organizzazione. E’ probabile che la schifosa questione della pedofilia sia stata un combustibile, ma il detonatore era pronto da tempo. Il bisogno di credere nel soprannaturale non diminuisce, ma almeno l’istituzione affonda: le gerarchie sono percepite come screditate, la pretesa di superiorità morale e sociale della Chiesa è in caduta libera. Il clero è compromesso con il potere temporale, la vanità tronfia di molti rappresentanti e l’incapacità di rispondere alla società sono riconosciute da ognuno. L’Italia, uno dei paesi più culturalmente arretrati dell’Europa (ora che anche Malta ha conficcato una banderilla nel toro approvando il divorzio), è un mondo a sé.
Il papa, dalla sua finestra estiva di Castel Gandolfo, ha richiamato la classe politica (italiana ovviamente, se osasse parlare della Germania la signora Merkel gli legherebbe la lingua, come ha già fatto quando osò reintegrare sotto il suo manto protettivo i lefevriani negazionisti, fornendo biada ai movimenti neonazisti) ad una maggiore serietà, ma ciò è un paradosso. In Italia la Chiesa cattolica fa parte a pieno titolo della classe dirigente e collabora attivamente dettando leggi oscurantiste. Qualche raro politico che di tanto in tanto vorrebbe allinearsi all’Occidente, viene stroncato. Di tanto in tanto la minoranza laica abbraccia qualche isolato prete che si traveste con la pelle d’agnello, pende dalle labbra di Famiglia Cristiana che dipinge il capo del governo come un uomo attorniato da maggiordomi, senza prendere in considerazione che queste piccole frange, così come la loro casa madre, hanno completamente abbandonato la questione religiosa-teologica considerandosi partner politico del bugiardo e picaresco mosaico della vita italica.
Cos’altro si può scrivere all’inizio di agosto?
Che non abbiamo sentito una gran vergogna per la bocciatura della norma sull’omofobia, che pure era una piccola cosa. (un apprezzamento particolare da parte mia per la presa di posizione severa delle comunità ebraiche attraverso le dichiarazioni di Riccardo Pacifici). Se l’Italia fosse un paese libero dalla mordacchia cattolica, approverebbe i matrimoni omosessuali, il cui divieto è frutto di un’epoca in cui si riteneva che la differenza di sesso portasse con sé anche una differenza di ruolo nella società e nella famiglia. Quell’epoca è passata e sarebbe equo che se si hanno in merito opinioni diverse, moralistiche o religiose, venissero custodite per sé o al massimo discusse col proprio terapista. Così come sarebbe opportuno che molti rappresentanti del governo tenessero per sé, senza svergognarci ulteriormente davanti al mondo, idee malate, come il garantismo preteso per amici e parenti ma non per i migranti che patiscono il reato di clandestinità, una odiosa tassa pagata solo per la loro condizione. O che abbandonassero la presunta superiorità morale che li porta a decidere sui temi privatissimi della vita e della morte. O che smettessero di affollare i media addebitando una odiosa manovra economica all’Europa, che ci chiede si di rientrare dal debito, ma non suggerisce di farlo taglieggiando soltanto il ceto medio e medio basso.
Cos’altro si può dire all’inizio di agosto?
In un momento così, è possibile che non sentiamo più le baruffe di Santoro, le polemiche di Vespa, il finto aplomb di Floris, che sgomitano per informare dalla rai su quel che accade? Vacanze?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

12/4/11 – Come ogni anno l’otto

martedì, 12 aprile 2011

In tempi men leggiadri e più feroci/I ladri si appendevano alle croci/In tempi non feroci e più leggiadri/Si appendono le croci in petto ai ladri (F. Cavallotti 1842-98)
Vennero missionari, loro avevano la bibbia noi la terra Ci dissero: preghiamo. Chiudemmo gli occhi. Quando li riaprimmo, noi avevamo la bibbia, loro la terra.(Desmond Tutu)

http://www.cronachelaiche.it/2011/04/8-x-1-000-1-000-000-000/

http://www.uaar.it/uaar/campagne/occhiopermille

Due anni fa in questo periodo – c’era appena stato il terremoto nell’aquilano – alcune associazioni laiche e i radicali avevano sollecitato il governo a chiedere che i fondi dell’8×1000 fossero riservati allo Stato: la legge infatti prevede che quei fondi vengano destinati soprattutto al contrasto delle calamità naturali anche se è successo che quei denari siano stati utilizzati per finanziare le missioni militari all’estero. Da quando è stato istituito l’8×1000 nessun governo – mai nessun governo – ha pensato di farsi un po’ di pubblicità come fanno le religioni che, avendo siglato intese con lo Stato, hanno diritto al contributo. L’ingenuissima Livia Turco parecchi anni fa provò a chiederli per i bambini poveri e l’allora cassiere pontificio, mons. Attilio Nicora, tacciò l’iniziativa di “sleale concorrenza alla Chiesa”.
Come è noto dell’8×1000 lo Stato raccoglie ben poco; in parte questo è dovuto al meccanismo bizantino di assegnazione dei fondi. Per destinare il contributo a una delle istituzioni accreditate bisogna indicare espressamente la propria scelta nella dichiarazione dei redditi. A farlo è solo il 40% dei contribuenti (36% alla Chiesa cattolica, 3% allo Stato e 0,qualcosa agli altri) mentre il restante 60% lascia la casella in bianco, in molti pensando che i soldi finiranno in ogni caso nelle casse pubbliche. Sbagliando però, perché la quota residua dell’8×1000, che è la fetta più grossa della torta, viene ripartita percentualmente secondo le scelte esplicite. In questo modo la Cei invece dei 360 milioni decisi dai contribuenti incassa novecento milioni (i dati citati sono del 2008).
In estrema sintesi, per ottenere finanziamenti alla Chiesa cattolica, bisogna attuare un espediente per prendere dalle tasche dei presunti cattolici quello che mai donerebbero spontaneamente. Ben il 61% dei contribuenti invece, aderì al 5×1000, nato nel 2006 per destinare lo 0,5 dell’Irpef alla ricerca e al volontariato. Su pressioni della Chiesa cattolica nella finanziaria 2007 il governo (di centrosinistra) decise di porre un tetto di 250 milioni alle contribuzioni del 5×1000. Come ha ben sintetizzato Curzio Maltese ne La Questua (Feltrinelli, € 14) “con una mano lo Stato regala 600 milioni di quote non espresse alla Cei e con l’altra sottrae 150 milioni di quote espresse a favore di onlus e ricerca. Nella stessa pagina del modello 730!”
L’iniquo sistema dell’8×1000 costringe i cittadini che non vogliono finanziare le religioni a contribuire forzosamente con la ripartizione, oppure a scegliere la fede che ritiene meno invasiva per la sua quotidianità. Alla faccia dei cittadini virtuosi che vorrebbero che le proprie tasse, tutte, andassero allo Stato.

Col collo torto perché aspiro ad uno Stato che non si occupi delle religioni, barro la casella dell’otto per mille a favore dell’ucei. L’unione delle comunità ebraiche, così come tutte le altre fedi che partecipano alla ripartizione dell’otto per mille, rendicontano fino all’ultimo centesimo – come è giusto che sia – all’apposita commissione istituita presso la presidenza del consiglio. La comunità ebraica è impegnata con i suoi iscritti (gli ebrei – se vogliono – versano delle tasse a secondo del loro reddito alla comunità che mantengono determinando con il loro voto ogni quattro anni gli organismi dirigenti) a non utilizzare neanche un euro dei fondi dell’otto per motivazioni di carattere religioso. Una scelta diversa violerebbe l’integrità – soprattutto della parte più religiosa – della comunità. L’ucei, e questo io lo apprezzo tantissimo, ha in corso dei progetti per gli zingari che sono i reietti della nostra società. Mi piace ricordare che nei giorni immediatamente successivi al terremoto dell’Aquila le comunità ebraiche italiane si attivarono per raccogliere denaro(anche dall’estero) e impegnando fondi dell’otto non ancora ricevuti. Al momento i progetti dell’ucei sono le poche cose portate a compimento (un asilo, un centro comunitario, una fontana, soggiorni per due estati nel centro di proprietà della comunità romana di Caletta Ansedonia per i bambini dell’aquilano) in quella sfortunata parte d’Italia. Questo intervento lo ritengo molto significativo giacché in quella zona non ci sono ebrei, mentre il luogo comune più ritrito ritiene che gli ebrei si muovano solo per i loro correligionari. Ribadisco che sono contrarissima all’otto che, personalmente, avrei lasciato soltanto alla chiesa cattolica. Purtroppo a suo tempo la chiesa valdese (e a cascata tutte le altre fedi delle intese) ritennero che per sanare questa assurdità che la revisione concordataria non era riuscita a risolvere (prima delle revisione la religione cattolica era di Stato e la congrua obbligatoria) chiese la ripartizione dei fondi dell’otto. E’ stato come aggiungere metastasi a un tumore primario. Il tumore primario anche se con enormi difficoltà può essere curato e a volte guarito, mentre è impossibile per le metastasi che si impadroniscono del corpo. Per rimanere sull’argomento il mio cinque per mille andrà alla Fondazione Veronesi che un po’ di ricerca su queste malattie che fanno sempre più parte del nostro quotidiano la fa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Buttiglione e i gay.

martedì, 26 ottobre 2010

Ogni tanto ci ricasca e quando parla dei gay suscita regolarmente un vespaio. Stavolta con una battuta che invece a noi è parsa divertente. Essere gay è come evadere le tasse, questo più o meno il concetto espresso da Buttiglione con tutto un corollario di polemiche di cui trovate ampli stralci in questo articolo, dove peraltro il significato ironico (riferibile all’evasione del rapporto “fisico” con le donne) viene edulcorato e perso in un magma di altri significati giuridici, politici e fiscali.

LEGGI – http://www.corriere.it/politica/10_ottobre_25/buttiglione-gay-tasse_b2e51456-e081-11df-a41e-00144f02aabc.shtml

A noi comunque quella battuta sembra molto meno volgare di quella che andava di moda ai tempi del liceo (nei miei anni ’50) e cioè che i gay sono disertori della fica.

Attentato al papa ? Ma per favore !

sabato, 18 settembre 2010

In inghilterra hanno arrestato sei algerini, prestavano servizio come spazzini a buckingham palace e ai comuni. Non è stato trovato nulla di nulla, nemmeno un fumogeno, ma secondo i servizi segreti inglesi la “soffiata” non poteva rimanere inascoltata. Non si dice naturalmente in cosa consistesse la “soffiata” ma cosa importa, oggi tutto il mondo e tutti i giornali parlano di fallito attentato al papa associandolo al terrorismo islamico. Ma quel che più conta è che appare come un nuovo santo martire anche se nessuno gli torcerà un capello.

Ed ecco il delizioso commento di un nostro cortese lettore :

La notizia ha sconquassato la “tranquillità” che da mesi gravita intorno alla visita del Papa in Gran Bretagna.

Sei pericolosi ceffi esperti in pulizie e disinfestazioni da ratti sono stati arrestati perché si hanno concreti indizi che tramassero contro la vita del nostro amato Papa.

Le perquisizioni presso le loro abitazioni private non hanno portato al rinvenimento di armi o esplosivi, peggio.

In esclusiva per i miei amici sono in grado di fornire la lista completa delle PROVE di colpevolezza dei sei nordafricani.

Si tratta di prove lampanti del loro odio contro la persona del Pontefice e costituiscono da sole una palese dimostrazione delle brutte intenzioni che ardevano sotto la cenere della loro copertura di netturbini.

1) in nessuno dei loro appartamenti è stato rinvenuto un crocifisso.

2) quattro di loro erano in possesso di preservativi che conservavano nei loro portafogli.

3) tutti e sei sono gay ed hanno partecipato ad almeno tre delle ultime edizioni del gay pride.

4) nelle loro automobili non è stata trovata traccia alcuna di santini calamitati con la faccia di San Pio e neppure di calamite con su scritto “Madonnina prega per me”.

5) in alcuni appartamenti sono stati rinvenuti libri di Odifreddi e Dawkins con appunti scritti a matita a margine della pagina.

6) durante la cattura uno di loro rivolgendosi ad un collega ha dichiarato “Dio t’assista!” non pronunciando bene e chiaramente l’apostrofo.

7) tutti quanti gli arrestati hanno fino ad ora condotto una vita relativamente tranquilla ed il relativismo, si sa, è pericolosissimo!!

8) infine, nessuno di loro è battezzato.

Alla luce delle numerose schiaccianti prove di colpevolezza raccolte da Scotland Yard i sei sono stati provvisoriamente condotti nelle segrete della Torre di Londra. In ottemperanza agli accordi tra Vaticano e Corona britannica i sei terribili terroristi saranno consegnati alle autorità vaticane. Essi non rischiano la pena di morte in quanto non più contemplata dalle leggi vaticane da ben 41 anni !!! E’ comunque possibile avanzare delle ipotesi sulla pena che potrà loro essere inflitta. Con tutta probabilità la condanna potrà consistere nell’obbligo di ascolto ininterrotto di Radio Maria per 48 ore. La pena è terribile. L’ultima volta che il Vaticano ha inflitto una condanna del genere il recluso ha tentato più volte il suicidio trattenendo spontaneamente il respiro. Per questo motivo i reclusi dovranno scontare la pena legati ed intubati.

Buona notte e al prossimo scoop !!!
Paride

I funerali per i nostri caduti in Afghanistan.

sabato, 31 luglio 2010

Ancora una volta lo Stato ha rinunciato al suo dovere di onorare con una sua propria, esclusiva cerimonia i soldati italiani caduti e ne affida il compito al rappresentante di una Religione-Stato. L’omelia del celebrante, il vescovo Pelvi, ha spaziato su temi niente affatto rigorosamente religiosi ma che hanno investito argomenti che sarebbero stati di esclusiva pertineza di un ministro degli esteri o della difesa se questi due rappresentanti del governo non si fossero limitati a una comparsata ufficiale in una basilica cattolica anzichè prendere la parola per onorare i caduti nei luoghi simbolici dello Stato, come l’Altare della Patria. Notiamo per inciso e per facilitare il mal di fegato dei nostri lettori che il vescovo Pelvi è “arcivescovo ordinario militare per l’Italia”, un ruolo che gli darà diritto -indipendentemente dal numero di anni in cui presterà tale servizio- di andare in pensione come Generale dell’esercito italiano. A spese dei contribuenti naturalmente. E farà compagnia, come generale in pensione, al cardinale Bagnasco, suo predecessore nel lucroso incarico di “ordinario generale”, anche lui pensionato privilegiato a spese dei contribuenti italiani oltre che Presidente della CEI, il Governo Ombra che controlla e guida il Vicereame del Papa Re.

Qui la fonte della notizia dal Corriere della Sera

LEGGI

18 /7/10 – Oggi parliamo di donne (2)

domenica, 18 luglio 2010

Non distinguo più l’inverno dall’estate dallo stato dell’erba o dell’erica delle lande, ma dal vapore o dal gelo che si formano sui vetri. Io che un tempo camminavo nei boschi di faggi ammirando il colore azzurro che prendono le penne della gazza quando cadono, io che incontravo sul mio cammino il vagabondo e il pastore… vado di stanza in stanza, col piumino in mano (Virginia Woolf, Le Onde)

Forse è il troppo amore, possibile l’emulazione, o anche – perché no – il gran caldo di questi giorni. Scuse balorde che servono a non guardare in faccia la verità, a rassicurarci, anche su quegli uomini che, magari per un po’, facciamo camminare vicino a noi. E’ possibile che la realtà sia molto peggiore. La violenza degli uomini è profonda e trae la sua linfa dalla storia del Paese.
Nel libro di Caterina Soffici, Ma le donne no*, si fa il punto su alcune date fondamentali: fino al 1963 era in vigore lo ius corrigendi che dava al marito il diritto di colpire la moglie accusata, a suo personalissimo giudizio, di aver commesso errori. Fino al ’68 l’adulterio era reato, le donne potevano essere incarcerate per due anni mentre gli uomini – a meno che non destassero un eccessivo scandalo pubblico – potevano tradire tranquillamente la moglie. Fino al 1975 l’uomo esercitava la patria potestà su tutta la famiglia. Solo l’introduzione del nuovo diritto di famiglia ha abolito la potestà maritale dando pari diritti ai coniugi. E il delitto d’onore, quello che fa rovesciare le budella ogni volta che un fanatico musulmano uccide la moglie e fa scrivere fiumi di inchiostro ai civilissimi compatrioti senza memoria? Fino all’81 era in vigore nel nostro ordinamento, e l’uomo che uccideva la moglie, la figlia, la sorella, “nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onore suo e della sua famiglia” aveva diritto a tutte le attenuanti e subiva una pena dai tre ai sette anni. Ma se la donna uccideva il marito per lo stesso caso, era condannata all’ergastolo. Solo nel 1996, dopo un faticoso dibattito durato venti anni, è stata approvata la legge sulla violenza sessuale, dichiarando il reato contro la persona e non contro la morale. Sono date che dovremmo ricordare ogni volta che un uomo ammazza una donna perché è geloso, è debole, è passionale.
Ci vogliono tanti anni per cambiare la testa di un popolo. I maschi italiani – a volte pure quelli che amiamo – di strada ne devono fare ancora tanta.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*http://www.nessundio.net/libri.htm (25/2)

http://www.youtube.com/watch?v=0XgcrupDQFk

Reconquista.

lunedì, 28 giugno 2010

10/06/07 – Il Vaticano e la “Reconquista” dell’ Italia.

Con la parola “Reconquista” gli spagnoli intendono quel lungo processo durato quasi otto secoli per liberare definitivamente nel 1492 il loro paese dagli invasori arabi. Allo Stato Pontificio invece sono bastati 132 anni , dalla Breccia di Porta Pia del 1870 all’ insediamento di Giovanni Paolo 2° in Parlamento nel 2002, per riprendersi non solo Roma ma l’ intera Italia. Vediamo come. La guerra di “reconquista” vaticana inizia in sordina subito dopo la Breccia di Porta Pia, ma ottiene la sua prima significativa vittoria nel 1929 quando, con i Patti Lateranensi, Mussolini sottomise l’ Italia al potere religioso con due articoli che imponevano la religione cattolica come “unica religione dello Stato” e l’insegnamento della stessa come “coronamento” dei corsi di studio. La ri-presa del potere continuò con la Costituzione Repubblicana del 1948 in cui all’ art. 7 quei Patti di sottomissione furono confermati. E non si fermò nemmeno con il Concordato craxiano del 1984 quando vennero solo apparentemente cancellati quei due articoli odiosi del precedente accordo. In realtà nei fatti non cambiò nulla. Da una parte il concetto di “unica religione dello Stato” viene perpetuato dall’ esposizione esclusiva del simbolo di quella religione in tutte le scuole pubbliche e addirittura in tutte le aule di tribunale, dove invece è completamente assente l’ unico emblema approvato dall’ Assemblea Costituente nella seduta del 31 Gennaio 1948 e promulgato poi con Decreto Legislativo N. 535 del 5/5/48 a firma del Presidente della Repubblica Enrico De Nicola. Questo.

E per quanto riguarda l’insegnamento della religione cattolica assistiamo ad una vera e propria presa in giro, dal momento che la possibilità di “non avvalersene” è congegnata in modo tale da costringere di fatto gli studenti a frequentarla. Così, oltre all’ indottrinamento dei giovani, anche gli stipendi pagati dallo Stato alle migliaia di insegnanti scelti dai vescovi sono salvi. L’ irresistibile ri-presa di potere del Vaticano sull’ intero Paese arrivò alla penultima tappa nell’ anno 2000, allorché Wojtyla assestò un pugno in faccia all’ Italia riconoscendo per vero uno dei più fasulli e inverosimili miracoli mai inventati dalla fervida fantasia religiosa pur di beatificare Pio IX, il papa assassino di Italiani che fu il più feroce nemico della nostra unità. Infine il 14 novembre 2002 l’ intero Parlamento (con pochissime eccezioni a cui rendiamo onore), applaudì l’insediamento dello stesso papa Wojtyla sul più alto seggio simbolico del potere italiano. E per celebrare quella presa di potere fu addirittura umiliata la Costituzione che proibisce la riunione congiunta delle Camere in casi diversi da quelli espressamente previsti. Quell’ autentico tradimento della Costituzione fu operato con l’ acquiescenza dei Presidenti della Repubblica e della Corte Costituzionale, presenti e plaudenti davanti al Papa, i quali accettarono che venisse fittiziamente inventata in quel giorno una “chiusura per manutenzione straordinaria” delle due Camere. La resa formale e senza condizioni della Repubblica Italiana al Vaticano era compiuta. Non mancò peraltro neppure un corollario di amenità come la gara fra Violante e Casini (ex Presidente e Presidente in carica della Camera) a chi doveva assumersi il merito di quell’ insediamento regale, avendo l’uno invitato e il secondo ospitato in Parlamento il Papa Re. Così il 14 novembre del 2002 la “Reconquista” dell’ Italia poteva dirsi conclusa. Restavano i dettagli, come per esempio l’ esposizione obbligatoria del crocifisso su tutti gli edifici pubblici della Repubblica (a pretenderla fu il nuovo papa, Benedetto XVI, con una esternazione del 15 agosto 2005 condivisa da gran parte dell’ arco parlamentare) e la nomina o ri-nomina di luoghi significativi con l’ intitolazione ai papi. A Roma vi provvide il Sindaco Veltroni intestando prima a Giovanni 23° il lungo tunnel sotto Monte Mario, e poi “dedicando ” la Stazione Termini a Giovanni Paolo 2°. Attenzione, la “nomina” dei luoghi è uno degli strumenti più potenti per affermare il potere e per legare a quel potere l’immaginario collettivo. A Roma ci sono più di 500 vie e piazze intitolate a papi, cardinali, santi, ordini religiosi , e quant’altro. Ma la Stazione ferroviaria più importante della Capitale e del Paese doveva essere il coronamento formale per trasformare anche quell’ importantissimo luogo in un’ appendice ufficiale dello Stato della Chiesa. Che dire poi della ferita inferta alla Costituzione quando fu approvato di fatto, con il subdolo meccanismo del “bonus”, il finanziamento pubblico delle scuole private ? A questo provvide addirittura il ministro Giovanni Berlinguer, alla faccia dell’ esplicito divieto. Ma il caso più clamoroso di assoggettamento della Repubblica Italiana allo Stato Pontificio avvenne il 24/06/05 quando Benedetto XVI si recò in visita al Quirinale, quasi a riprendere possesso dell’ antica reggia dei papi. Ebbene, dopo il discorso del Presidente Ciampi che rivendicava orgogliosamente la laicità delle nostre Istituzioni, il papa si permise di dettare lui all’ esterrefatto Ciampi i limiti e i paletti della “sana” laicità, solo quella, cioè, che coincide con i principi fissati dalla chiesa cattolica in materia di diritti sulla vita, famiglia e scuola. E nessuno osò rispondergli come meritava. In compenso ci pensa la Conferenza Episcopale Italiana, nelle sue periodiche riunioni, come se fosse una sorta di Governo Ombra, a dettare al nostro Parlamento la linea politica da tenere per legiferare in stretta attuazione di quei principi. Contro questa evidente perdita di sovranità della Repubblica italiana, favorita dall’ acquiescenza di una classe politica in gran parte sottomessa e inetta, deve sorgere ed attivarsi la Resistenza Laica, con le armi della democrazia, del diritto e della cultura, per ridare all’ Italia la sua indipendenza perduta.
Giulio C.Vallocchia – www.nogod.it


1/07/07 – Un Papa Re….e Imperatore.

Dalla “Reconquista” dell’ Italia alla conquista dell’ Europa

Ci sono voluti soltanto 132 anni, dalla Breccia di Porta Pia nel 1870 all’ insediamento il 14 novembre 2002 di Giovanni Paolo II sul più alto scranno del Parlamento italiano a Camere riunite, per portare a termine non solo la ri-presa di Roma da parte del Vaticano, ma anche la conquista dell’ intera Italia. Quel giorno applaudirono festanti il Papa Re tutte le massime cariche dello Stato e assistemmo stupefatti ad una interminabile processione di deputati e senatori che a turno si recarono a rendere omaggio al Monarca Ritornato, alcuni con semplice inchini, altri con deferente baciamano, e alcuni addirittura in ginocchio. Poco c’è mancato che qualcuno si prosternasse fino al punto di baciare la sacra pantofola. Per nostra imperitura ignominia quelle scene di sottomissione personale e politica (trattandosi di parlamentari eletti dal popolo) furono immortalate dalla diretta televisiva e restano lì, negli archivi della RAI, come macchia indelebile su una Repubblica che doveva essere laica e che è diventata a tutti gli effetti uno Stato confessionale. Un Vicereame del Papa Re, che lo governa attraverso un’ Istituzione, presente in quasi tutti gli Stati del pianeta, che si chiama Conferenza Episcopale. Ma quella italiana ha una particolarità : a differenza di tutte le altre che scelgono il loro Presidente con votazione autonoma, quello della CEI viene nominato direttamente ed esclusivamente dal Papa in carica. Un Vicerè a tutti gli effetti, quindi, che oggi risponde al nome di Angelo Bagnasco il quale, oltre ad essere Presidente della CEI, il Governo Ombra che guida e controlla il Governo ufficiale del nostro Paese, si caratterizza anche per il ruolo di Generale dell’ Esercito italiano. Qualifica del tutto legittima dal momento che riscuote la relativa pensione spettantegli legalmente per i pochi anni di attività svolta come Capo dei cappellani militari. Insomma , il Vicerè d’ Italia è anche un Generale di Corpo d’ Armata, quasi a rendere ufficiale un’ occupazione, oltre che politica e istituzionale, anche manu militari. Ma Ratzinger, il successore di Wojtyla, è andato ben oltre la conquista dell’ Italia. Grazie alla inaspettata decisione dei 27 Capi di Governo dell’ Unione, che hanno approvato pochi giorni fa una nuova miserabile bozza di Trattato in sostituzione di quello bocciato dai referendum francese e olandese, Benedetto XVI diventa addirittura arbitro unico delle leggi che possono e non possono essere approvate dal parlamento Europeo. Grazie al controllo sul Vicereame d’ Italia e sulla Teocrazia cattolica dei fratelli Kaczynski che governa la Polonia, potrà servirsi a turno o congiuntamente del VETO di questi due governi per bloccare l’ approvazione in Europa di qualsiasi legge che non risponda ai requisiti religiosi imposti dalla Chiesa/Stato del Vaticano. Con un potere politico immenso, superiore addirittura a quello esercitato dalla religione islamica nei Paesi in cui vige la sharìa (la legge coranica), la Chiesa cattolica potrà dettare legge in un intero continente. Salutiamo quindi nel Fuhrer dei cattolici Benedetto XVI il nuovo Papa Re….. e Imperatore d’ Europa. Ma contro questa totalitaria e totalizzante Teocrazia che dopo l’ Italia travolge anche l’ intero nostro continente lanciamo il nostro fortissimo Appello per una Resistenza Laica in tutta l’ Europa.

24/06/05 – Visita del Papa-Re al suo Vicereame Vaticaliano. Comunicato di NO GOD.

Benedetto 16 arriva al Quirinale passando lungo strade praticamente deserte di romani e con qualche gruppo qua e là di turisti indifferenti, con piccole folle solo nei punti di sosta all’uscita di Piazza San Pietro e a Piazza Venezia. Inchini esagerati e baciamano da parte di italiche autorità a San Pietro, dignitoso cenno del capo di Veltroni (almeno lui) a Piazza Venezia, eccesso di inchino da parte di Ciampi al Quirinale e pericolosa inclinazione di Fini e Berlusconi, ancora di più Casini. Sbracamento dorsale di Pisanu e baciamano inopportuno di autorità minori. Inarrestabile logorrea di Cossiga che si è esibito in una sorta di captatio benevolentiae differita comunicando al papa che la sua nipotina ogni volta che vede una sua foto….applaude !
Discorsi ufficiali con Ciampi che si barcamena fra la difesa doverosa della laicità e una caduta cerchiobottista sulle radici cristiane di italiani ed europei. Le radici cristiane saranno pure un vanto per Ciampi, ma non per noi.
E’ il turno poi delle bordate di Ratzinger cha fa sbiancare il povero Ciampi  con un  duro e apodittico punto di vista sulla laicità, anzi sulla “sana laicità“, come la chiama lui.  A cominciare dalla famiglia fondata sul matrimonio (il resto non esiste) messa in pericolo da “attacchi” fra i quali evidentemente anche la richiesta di riconoscimenti giuridici per le coppie gay che la chiesa vuole invece escludere con “amorevole” determinazione. Sulla sacralità della vita, dall’inizio alla fine, il papa fa capire chiaramente chiaramente che bisogna rivedere la legislazione sull’aborto ed escludere qualunque legge sull’eutanasia. Consente però, bontà sua, che si possano praticare cure palliative del dolore. Anche questo è in qualche modo nella tradizione della chiesa che agli eretici pentiti consentiva di essere ammazzati prima di finire arrostiti sui roghi in gloria di dio. Ultima bordata sulla scuola. Qui il papa batte apertamente cassa e dice chiaro e tondo che lo Stato deve pagare tutte le spese delle scuole cattoliche per consentire ai genitori che lo vogliano di mandarci i figli in alternativa alle scuole pubbliche. Fine della visita, con esilarante commento degli agiografi ufficiali della RAI che vedono folle di cittadini osannanti lungo quelle strade assolate dove stanno solo pochi turisti accaldati.

23/6/10 – Sepe

mercoledì, 23 giugno 2010

“Auspichiamo tutti e abbiamo fiducia che la situazione venga chiarita pienamente e rapidamente, così da eliminare ombre, sia sulla sua persona, sia su istituzioni ecclesiali. Il cardinale Sepe, come ha già detto egli stesso, collaborerà ovviamente per parte sua a questo chiarimento. Naturalmente bisognerà tenere anche conto degli aspetti procedurali e dei profili giurisdizionali impliciti nei corretti rapporti fra Santa Sede e Italia, che siano evidentemente connessi a questa vicenda” (dal comunicato della sala stampa vaticana)

Il cardinale Crescenzio Sepe è solo un disinvolto trafficone che scambia favori e affari, o la sua personalità è più complessa come si sono affrettati a dire il senatore Buttiglione (già ministro dei Beni Culturali e “in affari” per diversi restauri) e l’ascoltatissimo Saviano che lo ha definito “l’unico punto di riferimento per la Campania insieme al mons. Nogaro di Caserta”?
Il cardinale Sepe dal 1997 al 2000 ha ricoperto l’incarico di Segretario generale del Comitato organizzatore del Giubileo con piglio manageriale. I romani lo ricordano in azione, insieme al sindaco Francesco Rutelli, nella spinosa questione dello sventramento del Gianicolo osteggiato fino all’ultimo dal sovrintendente ai beni archeologici Adriano La Regina. Un colpo mortale alla città, diventato oggi un megaparcheggio privato per l’ospedale Bambino Gesù (di cui Silvano era ai tempi amministratore e poi consulente (insieme a Balducci) di Sepe alla Propaganda fide) e per i pullman del Vaticano. Dopo la distruzione del Gianicolo, corrispondono ad un “peccato veniale” le faraoniche infrastrutture di Tor Vergata servite per ospitare il mega-incontro tra i giovani e Giovanni Paolo II, e rivelatesi del tutto inutili per la città. Come premio per gli scempi operati a Roma col volenteroso aiuto del sindaco Rutelli e che hanno favorito il Vaticano, il cardinale nel 2001 diventa responsabile della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Propaganda fide), uno dei dicasteri più potenti e ricchi di tutta la Curia e Balducci ne diviene consultore, cioè uno degli esperti esterni a cui il Vaticano si rivolge su singole materie. Angelo Balducci è un personaggio chiave del giubileo 2000 per i rapporti tra Comune di Roma e Santa Sede; riceve nel 1995 dall’allora segretario di Stato vaticano Angelo Sodano, la prestigiosa nomina di “gentiluomo di sua santità”, un incarico che non decade con la fine di un pontificato ma che rende il titolare un membro a vita della famiglia pontificia. Per l’Annuario pontificio è una dignità che viene attribuita a persone che si distinguono per prestigio personale e che hanno acquisito particolari benemerenze verso la Santa Sede. Dopo solo cinque anni, il che sembra desueto per la durata degli incarichi vaticani, il card. Sepe lascia il suo ruolo di Prefetto di Propaganda fide per passare alla diocesi di Napoli nel maggio 2006. La diocesi è avvilita dopo la gestione del card. Michele Giordano, inseguito da processi per usura e abusi edilizi dai quali successivamente esce assolto. La diocesi guidata da Sepe oltre Napoli comprende 24 comuni della provincia, 287 parrocchie, 453 preti, 700 religiosi, 2.000 suore. Sepe è legato alla comunità di S.Egidio ed ha organizzato a Napoli un incontro interreligioso per la pace. Ha indossato la stola di don Peppino Diana, il prete ucciso dai camorristi a Casal di Principe nel 1994 applaudito dai fans di Libera convocati da don Ciotti per la giornata della memoria. Si è pizzicato più volte con la sindaco di Napoli Iervolino e, durante l’annosa questione spazzatura napoletana, ostacolò Guido Bertolaso quando lavorava per conto di Prodi, lo favorì quando lavorò per Berlusconi. Ai tempi della spazzatura governo Prodi, Bertolaso accusò Sepe col quale – pare – arrivò più volte ai ferri cortissimi durante il giubileo 2000. Il gossip romano raccontava anzi che Bertolaso andasse in giro a dire: quando sarà finito l’anno santo mi toglierò qualche sassolino dalle scarpe.
Difficilmente il sassolino se lo toglierà la procura di Perugia che accusa il cardinale di concorso in corruzione e corruzione aggravata mentre era prefetto di Propaganda fide. L’art. 15 del Concordato del 1929, ahimè ancora vigente, attribuisce a quel palazzo le stesse immunità che si riconoscono ai diplomatici degli Stati esteri. Il passaporto vaticano di Sepe gli garantisce l’immunità diplomatica. Inviolabilità personale, inviolabilità domiciliare, immunità dalla giurisdizione civile e penale. Il cardinale non può essere fermato, perquisito o arrestato. Con l’eccezione dei crimini internazionali, non può essere perseguito per gli atti commessi nell’esercizio delle sue funzioni, la cui responsabilità ricade sul Vaticano. Le indagini sull’arcivescovo di Napoli sembrano destinate a infrangersi lì.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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NoGod ai Mondiali di calcio

Per gli economisti europei la Slovacchia è un miracolo: il paese è riuscito a mantenere uno sviluppo costante nonostante la crisi globale e l’ingresso, nel 2009, nella moneta unica. Il pil crescerà del 4,8% nel 2010. La nazionale è arrivata per la prima volta ai mondiali e pare che abbia buone opportunità grazie anche al centrocampista, Marek Hamsik, che gioca nel Napoli. La Slovacchia si incontrerà con l’Italia giovedì 24.
Il regime di Pyongyang come accoglierà al rientro la squadra che ha avuto ben sette goal dal Portogallo? Nel 1966 i giocatori nordcoreani, che perdettero clamorosamente ai mondiali di calcio che si disputavano in Inghilterra, al loro rientro vennero ristretti in un lager per essere rieducati su ordine di Kim Il Sung. Sarà più clemente il figlio e attuale dittatore Kim Jong Il? Quali saranno le punizioni in una dittatura asiatica paranoica con bomba atomica per i giocatori della Corea del Nord?
Cosa lasceranno al povero Sudafrica questi Mondiali di calcio? Non sarà questa manifestazione l’ennesimo cavallo di Troia per depredare ancora il Paese (e il continente)?
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