4/1/12 – “A lungo termine, ci vuole ottimismo: le rivoluzioni arabe porteranno a democrazie più solide, come in Tunisia e Marocco. In Egitto e in Libia il percorso è più difficile. Ma è un errore pensare che questi Paesi non abbiano i nostri stessi sogni di democrazia. Per vedere i risultati, gli uomini abbiano la stessa pazienza della storia” (Itamar Rabinovich, docente di politica araba, Università di Harvard)
Il cuore ha accelerato il battito vedendo la piazza Tahrir che ha accolto il nuovo anno augurandosi il cambiamento. Ce la faranno gli egiziani a non farsi mangiare dal fanatismo della minoranza? L’islam moderato sembra avere difficoltà a imporsi, e non trova la strada per affrontare la modernizzazione, l’analfabetismo e la povertà: è l’incapacità che spalanca la porta agli islamici radicali. Le minoranze fanatiche (qui parliamo di quelle religiose, ma il discorso vale anche per i partiti regionalisti) vincono quando i moderati sono poco presentabili. Come nel caso della Palestina quando Hamas vinse contro la corruzione del Fatah.
Inoltre andare alle urne non vuol dire elezioni democratiche. Le votazioni si devono svolgere in ambiente democratico: una società civile, diritti per le donne, possibilità di esercitare il libero pensiero, accesso all’informazione.
Molti egiziani vorrebbero un paese laico e noi glielo auguriamo. Però neanche bisogna stupirsi se molti non vogliono rinunciare alle proprie radici religiose, perché cambiare richiede tempo e fastidiosi sono i toni di alcune critiche che mostrano la superiorità di una visione filosofica della vita su un’altra, una specie di colonialismo cristiano. Peggio ancora fanno alcuni commentatori che si spingono a mostrare nostalgia per la stabilità perduta pagata da quei popoli con la dittatura.
Purtroppo, così come nella vita privata, voltare pagina richiede tempi lunghi e percorsi faticosi. Per questo è meglio non dimenticare mai che da noi la situazione delle donne e di alcune minoranze è sicuramente migliore che negli Stati islamici, ma non per quello che è scritto nei rispettivi libri sacri, ma perché abbiamo un diverso livello di sviluppo e, in molti casi ma non in Italia, completa secolarizzazione.
Per questo motivo fa disperare la rivolta messa in atto da una parte di haredim in Israele, paese di provata democrazia, che pretenderebbero una divisione rigida fra i sessi, cosa che peraltro non è scritta in nessun libro ma è in caso il frutto di un movimento messianico nato nel Seicento nell’est europeo, così come non esiste nessun precetto che preveda di fare figli a raffica, né che in una coppia il sostentamento economico debba essere addossato solo alle mogli. Allevati per lungo tempo dai partiti religiosi, eterni aghi della bilancia nel circo pazzo della politica israeliana, ormai sono fuori controllo. Questi fanatici si ribellano violentemente alle leggi di quel Paese avanzatissimo nei confronti di donne, omosessuali, minoranze religiose. A tutt’oggi la posizione più dura nei confronti dei facinorosi della Torah è stata quella di Dov Halbertel che per lungo tempo ha ricoperto l’incarico di direttore dell’ufficio del rabbino capo di Israele. Che dice: “Proprio come l’occupazione corrompe, allo stesso modo la politica corrompe la religione. L’istituzione religiosa corrompe il tessuto dello Stato, mentre lo Stato corrompe il tessuto della religione. L’unica soluzione possibile, per il bene della religione e il bene dello Stato, è quella di adottare il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti e separare Stato e Chiesa”. E ancora: “Non è etico che i laici finanzino gli studenti delle yeshivot e l’alto tasso di natalità degli ebrei ultraortodossi. Gli ultraortodossi si oppongono ai valori di una società laica – il sionismo, la creatività, l’arruolamento nell’esercito, l’uguaglianza tra i sessi e altro ancora. Tuttavia essi non esitano a chiedere e ricevere denaro da questa società, intensificando così l’animosità dell’opinione pubblica nei loro confronti… Non c’è nessuna ragione per cui l’opinione pubblica laica debba finanziare coloro che mostrano disprezzo per i loro valori. Non voglio far parte di una società in cui vi è istigazione al razzismo, e non voglio far parte di una società religiosa ingrata”. Non solo: “è giunto il momento di dire basta con i partiti religiosi, con la loro vergognosa preoccupazione concentrata sui bilanci, ignorando il resto del mondo. Sogno di appartenere ad una società religiosa moderata, con ampi orizzonti, il cui slogan è vivi e lascia vivere. Ad ogni essere umano, ebreo o gentile, deve essere consentito vivere secondo le sue convinzioni, con pari diritti, sulla base di un riconoscimento effettivo dei diritti umani concessi a tutti coloro che sono stati creati a immagine di Dio. Una cosa è chiara: non esiste combinazione peggiore del mix di religione e politica”. Parole chiare che possono valere anche alle nostre latitudini. La religione che è diventata una branca della politica, quella che pretende di governare le vite di tutti, è una miccia sempre accesa.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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Scrivevamo un anno fa
5/1/11 L’eccidio alla chiesa copta di Alessandria sembra presagire il collasso del regime di Hosni Mubarak. Una incognita per gli equilibri di cristallo di tutto il medio oriente, con la possibilità di un incremento di scontri fino alle elezioni presidenziali fissate a novembre. La parte liberale della società egiziana è al fianco dei copti e i Fratelli musulmani hanno condannato, con tanto di comunicato stampa, l’attentato. Molti egiziani sono stufi delle mancate riforme democratiche promesse da Mubarak, e potrebbero imboccare la via dei partiti religiosi. I Fratelli sembrano in grado di intercettare quella società che un tempo vantava un laicismo inesistente nel resto del medio oriente, tessuto con fatica da Nasser e Sadat e che sembra essersi sfilacciato nella mani di Mubarak. I Fratelli musulmani aspirano a governare l’Egitto e per questo hanno bisogno di mettere una linea di confine tra loro e il terrorismo, insomma, hanno bisogno di rifarsi una immagine. Nel paese sono molto popolari grazie all’impegno sociale, ai servizi paralleli a quelli offerti dallo Stato ma molto più efficienti. …
http://80.241.231.25/ucei/PDF/2012/2012-01-02/2012010220561187.pdf

