Archivi per la categoria ‘Ritratti’

31/12/08 – Se lo faccio una volta sono un filosofo…

giovedì, 1 gennaio 2009

31/12/08 – Se lo faccio una volta sono un filosofo. Se lo faccio due volte sono un pervertito (con tante scuse al sig. Voltaire)

Samuel P. Huntington è morto il giorno prima di Natale a 81 anni a Marthas Vineyard, isola delle vacanze al largo di Cape Code. La notizia è stata diffusa attraverso il sito dell’Università di Harvard dove aveva insegnato per 58 anni. Suoi studenti sono stati Francis Fukuyama, autore del libro La fine della storia e Fareed Zakaria direttore di Newsweek International. I più lo conoscevano per Lo scontro di civiltà (’96) dove sosteneva che i nuovi conflitti, dopo la fine della Guerra Fredda, non si sarebbero più basati su divisioni ideologiche, ma sulle differenze culturali fra le maggiori civilizzazioni mondiali. In particolare fra la civiltà occidentale e quella islamica per la diversità di tradizioni e valori. Molti considerarono il saggio una provocazione, una incitazione alla intolleranza, anche se dopo l’11 settembre (2001) in parecchi riconobbero il pragmatismo del saggio. Secondo Robert Kaplan, il filosofo politico apparteneva ad un razza in estinzione, in grado di coniugare “ideali liberal con una comprensione profondamente conservatrice della storia e della politica internazionale”. Fu consulente della Casa Bianca durante la presidenza Carter, una parentesi, perché ha sempre definito il suo ambiente naturale l’università. Che però non l’ha amato molto: nominato due volte all’Accademia delle scienze è stato respinto dai colleghi che lo rimproveravano di essere un sostenitore della discriminazione razziale. Il suo ultimo lavoro Chi siamo? Tocca un nervo scoperto della società statunitense, cioè la massiccia immigrazione sudamericana che potrebbe, secondo Huntington, aiutare a scrivere la parola fine al sogno americano.

Tiziana Ficacci, per www.nogod.it

18/12/08 – Un perdente di successo

giovedì, 18 dicembre 2008

Ma l’ideologia fascista non spiega da sola l’infamia. C’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata, nel suo insieme, alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno da parte della Chiesa cattolica. A parziale giustificazione potremmo addurre il carattere autoritario del regime. Però dovremmo anche riconoscere che alla base della mancata reazione della popolazione ci furono altri elementi che può risultare scomodo riconoscere. Penso al conformismo e ad una possibile condivisione, negata ma presente, di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche. (Gianfranco Fini al 70ennale delle leggi razziali)

Sorprende e amareggia il fatto che uno degli eredi politici del fascismo, chiami ora in causa la Chiesa cattolica (Osservatore Romano)

Gianfranco Fini presidente della Camera, la terza carica dello Stato italiano, è stato duramente attaccato dall’Osservatore Romano, organo della Santa Sede. Che, va ricordato, è il piccolo Stato teocratico che vive e prospera all’interno del nostro Paese prosciugando le risorse fisiche ed economiche degli italiani e la pazienza dei romani. Il presidente della Camera è intervenuto alla cerimonia per ricordare i 70 anni dalla promulgazione delle leggi razziali e, davanti a una platea di studenti, politici dei diversi schieramenti, membri della comunità ebraica, ha detto l’ovvio.
La sorpresa, inutile nasconderselo, è stata forte, anche se l’uomo ha alle spalle un percorso non monotono. Figlio di un repubblichino emiliano, arriva a Roma e colpisce al cuore Almirante che gli lascia in eredità l’Msi. La prima Repubblica è morente, Roma candida Rutelli e Fini alla guida della città, Berlusconi sta già pensando di scendere in campo e dichiara la sua preferenza per il giovane fascista. Fini perde, con onore, al ballottaggio, ma esce definitivamente dalla fogne. Forse su suggerimento dell’inciucione pugliese Pinuccio Tatarella, battezza con l’acqua di Fiuggi la nascita di An che, per lui, deve essere un normale partito di destra. I suoi gli alzano barriere, Berlusconi e poi Casini gli fanno sponda. Condivide, insieme a Pierferdinando, la convinzione di essere il delfino che prima o poi prenderà lo scettro di Silvio. Ma la strada è più impervia di quel che crede e nel 2003 va a Gerusalemme. La comunità ebraica italiana è lacerata, qualcuno dei suoi lo abbandona, ma lì fa il suo discorso più importante prendendo le distanze dal fascismo. Sembra lontano il suo assurdo intervento al Maurizio Costanzo show dove aveva dichiarato che gli omosessuali non potevano fare i maestri. E’ ministro degli Esteri senza infamia e senza lode e oggi come presidente della Camera sembra più equilibrato dei suoi predecessori Casini e Bertinotti. Guida l’associazione Farefuturo speculare alla Italianieuropei di Massimino D’Alema. Spesso da l’impressione di non sopportare il protagonismo di Berlusconi, il razzismo e il protezionismo della Lega, i suoi ex colonnelli che si sono rapidamente berlusconizzati. Ha chiuso con la moglie Daniela, e ha una nuova compagna e una bambina. E’ uomo passionale e fantasioso come testimoniano i giornali di gossip.
Probabile che Fini, come hanno garbatamente osservato alcuni autorevoli editorialisti, non conterà nulla nel Pdl che si va costituendo. Che la presidenza della Camera sia una sorta di cimitero degli elefanti… Quello che sembra (sembra) è che ha fatto i conti con il fascismo e che ha coraggiosamente (in solitudine forse) messo in discussione il passato. Un passato a cui la Chiesa, che non ha nessuna intenzione di fare una disanima sulla sua sanguinosa storia, vorrebbe invece inchiodarlo.

Tiziana Ficacci, per  www.nogod.it

Qui alcuni commenti politici LEGGI

16/12/08 – Il rugby è un gioco maschio

martedì, 16 dicembre 2008

Hanner Amser in gallese vuol dire Metà tempo, ed è il titolo dell’autobiografia, uscita da poco in Inghilterra, di Nigel Owens.Owens è uno degli arbitri di rugby considerati più bravi, nato a Mynyddcering nel Galles 37 anni fa. Nel maggio del 2007, durante una intervista dichiarò di essere omosessuale. Nessuno glielo aveva chiesto, l’intervista era centrata su questioni tecniche legate all’arbitraggio, ma il suo outing è stato un modo per togliersi un peso dopo quello, ancora più pesante, di cui si era liberato parlando della sua condizione alla famiglia. Ora questo libro, che è una raccolta di emozioni dopo il cambiamento dovuto alla rivelazione del proprio sé. Owens dice che il rugby è un gioco maschio ma non machista, e i colleghi tutti – e i tifosi tutti – gli sono sempre stati vicini. Nel libro l’arbitro racconta la sua giovinezza, dura, perché desiderava avere dei figli, una famiglia regolare… Racconta di quando uscì da casa, dopo aver scritto una lettera ai suoi genitori, per suicidarsi. Letta la lettera i genitori lo rintracciarono rivolgendosi alla polizia. Venne accompagnato in ospedale con un elicottero dove lo aspettavano i genitori piangenti. Forse tristi per non poter avere un nipote, ma felici di averlo ritrovato sano. Owens ammette che raccontare l’omosessualità alla famiglia è stato difficile, sicuramente più che arbitrare davanti a 80mila persone.Il rugby è un mondo a parte? Owens ammette di amare il calcio, ma ha qualche riserva che un omosessuale possa trovarsi a suo agio, è uno sport, pensa, dove circolano ancora troppe battutine.Hanner Amser, è la storia di chi ha trovato ostacoli sulla sua strada, ma è riuscito, con fatica, a superarli.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

4/12/08 – Da vicino nessuno è normale

giovedì, 4 dicembre 2008

C’era una volta Magdi Allam che raccontava su la Repubblica la trasformazione dell’islam in fondamentalismo islamico. A molti non piaceva perché pareva che questa sua denuncia fosse un tradimento peloso alle sue origini. Sembrava più bello pensare ad un Cairo fatato, una Tangeri misteriosa, una Tripoli fascinosa e il pungente giornalista un po’ rompeva. Ma Allam non voleva essere l’ennesima Sherazade e si indignava che l’occidente non comprendesse l’avanzata (di pochi) fondamentalisti. Poi venne l’11 settembre, Magdi Allam era considerato un grande giornalista, l’islamico al quale tutti avrebbero dato in sposa la loro figliola. Ad una presentazione di un suo libro i giornalisti Gad Lerner e Lucia Annunziata facevano a chi lo elogiava di più. Finalmente la consacrazione, vicedirettore vicario del Corriere della Sera, una carriera che ha corso insieme all’avanzata del fondamentalismo islamico. Cominciano le grandi inchieste sul Corsera sulla poligamia nascosta nel nord est, sui matrimoni forzati delle giovani pachistane, sui burqa imposti alle donne. Nel frattempo Allam divorziò, conobbe una nuova donna e ebbe un terzo bambino che chiamò David. Proprio mentre diventava papà, Allam lanciò un manifesto per denunciare le persecuzioni dei cristiani nei paesi arabi; sterminio che assimila alle cacce che espunsero completamente gli ebrei sefarditi da quei paesi, e che lui, egiziano, aveva spesso raccontato in belle pagine. La manifestazione indetta il 4 luglio dello scorso anno vide pochissimi partecipanti anche se aveva goduto delle autorevoli firme di Marcello Pera e Camillo Ruini. Preceduto da un fitto chiacchiericcio finalmente la notte di Natale, in mondovisione, Magdi Allam viene accompagnato alla fonte battesimale dal padrino Maurizio Lupi (vicepresidente della Camera e fedelissimo del ciellino Formigoni) per ricevere il sacramento dalle mani di Benedetto XVI. Da quel giorno il giornalista si firma Magdi Cristiano Allam, anche se meglio sarebbe stato Magdi cattolico o Magdi papolatra.
Qualche giorno fa Allam ha dichiarato di lasciare il giornalismo per dedicarsi alla politica e ha presentato il movimento “Protagonisti dell’Europa cristiana”, valori-fede-libertà , temi che i partitanti italiani amano rimpallarsi. Allam parla di opposizione all’aborto, al divorzio, alla ricerca sugli embrioni, tanto per cominciare. Nessuna collocazione a destra o a sinistra perché i valori morali, secondo Allam, mancano completamente in questi schieramenti. E così Magdi che aveva denunciato come il fondamentalismo fosse un pericolo per l’occidente (il fondamentalismo ovviamente, perché l’islam non è incompatibile con la democrazia, ma l’ideologia integralista di molti dei suoi fedeli (?)), si appresta a capeggiare un partito che “promuove valori etici e morali” che sono patrimonio solo di “Protagonisti dell’Europa cristiana”. Sembra che il partito di Magdi Cristiano sia l’ennesima formazione integralista che compromette il sereno dispiegarsi della democrazia e della piacevolezza del vivere.

Tiziana Ficacci, per www.nogod.it

Ritratti di Signore.

martedì, 18 novembre 2008

Tre donne (Hillary Clinton, Ségolène Royal, Mawayati) al centro dell’interesse mediatico mondiale in questo bel Ritratto di Signore curato da Tiziana Ficacci per www.liberelaiche.it

LEGGI donne_in_gamba.html

13/11/08 – Un americano a Parigi

giovedì, 13 novembre 2008

Di Nicolas Sarkozy si possono dire parecchie cose, ma certamente non che è uomo noioso. Ha trattato la sua avversaria Ségolène Royal (che venerdì nel congresso di Reims annuncerà la sua candidatura alla direzione del Partito socialista) come si tratta una controparte politica senza antiquate e fesse galanterie. Ci ha fatto un po’ sognare con la sua bellissima moglie Cecilia e con la bella nuova moglie Carla. Mogli pensanti e parlanti, secondo qualcuno pure troppo.
La destra nostrana, sembra un secolo fa, lo sponsorizzava per la sua politica sulla sicurezza e il piglio deciso. Ora al governo, i destri sembrano aver dimenticato quella malleveria, mentre Sarkozy continua la sua strada deludendo i suoi ammiratori italiani. Intanto dichiarando che in Italia in questo momento non c’è un clima sereno per accogliere una ex bierre.
E’ stato il primo a congratularsi con Obama, col quale forse ha più cose in comune di quel che sembra. Anche lui non viene dalle élites tradizionali, anche lui è un avvocato, anche lui è figlio di divorziati, anche lui ha origini esotiche (figlio di immigrati ungheresi con una punta di ebraismo). In campagna elettorale denunciò i ritardi della società francese a sostenere il principio della discriminazione positiva all’americana. Appena eletto ha voluto con sé, fra i ministri, molte donne con sperimentati curricula, tra cui due maghrebine e una senegalese. E poi Francia e Stati Uniti sono democrazie presidenziali che hanno scritto nella Storia i valori e i diritti fondamentali dell’uomo.
Nel 90° anniversario dell’armistizio, un paio di giorni fa, il presidente francese ha voluto omaggiare tutti i morti della prima guerra mondiale. In controtendenza rispetto alla tradizione militare del gaullismo, ha ricordato i caduti davanti al plotone di esecuzione non come disonorati e vili, ma vittime della fatalità della guerra, considerandoli persone “inviate al massacro in seguito ad errori di comando”. Una rottura col passato anche la scelta di celebrare il ricordo non all’Arco di Trionfo, ma nella piana di Verdun dove morirono 300mila soldati nella battaglia tra francesi e tedeschi. Si pensi al ministro della Difesa italiana che per il 4 novembre voleva i bambini e le maestre in chiesa a pregare.
Qualsiasi politico, di qualunque schieramento, non importa in quale Paese, è sempre meglio di uno dei nostri.