Ma l’ideologia fascista non spiega da sola l’infamia. C’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata, nel suo insieme, alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno da parte della Chiesa cattolica. A parziale giustificazione potremmo addurre il carattere autoritario del regime. Però dovremmo anche riconoscere che alla base della mancata reazione della popolazione ci furono altri elementi che può risultare scomodo riconoscere. Penso al conformismo e ad una possibile condivisione, negata ma presente, di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche. (Gianfranco Fini al 70ennale delle leggi razziali)
Sorprende e amareggia il fatto che uno degli eredi politici del fascismo, chiami ora in causa la Chiesa cattolica (Osservatore Romano)
Gianfranco Fini presidente della Camera, la terza carica dello Stato italiano, è stato duramente attaccato dall’Osservatore Romano, organo della Santa Sede. Che, va ricordato, è il piccolo Stato teocratico che vive e prospera all’interno del nostro Paese prosciugando le risorse fisiche ed economiche degli italiani e la pazienza dei romani. Il presidente della Camera è intervenuto alla cerimonia per ricordare i 70 anni dalla promulgazione delle leggi razziali e, davanti a una platea di studenti, politici dei diversi schieramenti, membri della comunità ebraica, ha detto l’ovvio.
La sorpresa, inutile nasconderselo, è stata forte, anche se l’uomo ha alle spalle un percorso non monotono. Figlio di un repubblichino emiliano, arriva a Roma e colpisce al cuore Almirante che gli lascia in eredità l’Msi. La prima Repubblica è morente, Roma candida Rutelli e Fini alla guida della città, Berlusconi sta già pensando di scendere in campo e dichiara la sua preferenza per il giovane fascista. Fini perde, con onore, al ballottaggio, ma esce definitivamente dalla fogne. Forse su suggerimento dell’inciucione pugliese Pinuccio Tatarella, battezza con l’acqua di Fiuggi la nascita di An che, per lui, deve essere un normale partito di destra. I suoi gli alzano barriere, Berlusconi e poi Casini gli fanno sponda. Condivide, insieme a Pierferdinando, la convinzione di essere il delfino che prima o poi prenderà lo scettro di Silvio. Ma la strada è più impervia di quel che crede e nel 2003 va a Gerusalemme. La comunità ebraica italiana è lacerata, qualcuno dei suoi lo abbandona, ma lì fa il suo discorso più importante prendendo le distanze dal fascismo. Sembra lontano il suo assurdo intervento al Maurizio Costanzo show dove aveva dichiarato che gli omosessuali non potevano fare i maestri. E’ ministro degli Esteri senza infamia e senza lode e oggi come presidente della Camera sembra più equilibrato dei suoi predecessori Casini e Bertinotti. Guida l’associazione Farefuturo speculare alla Italianieuropei di Massimino D’Alema. Spesso da l’impressione di non sopportare il protagonismo di Berlusconi, il razzismo e il protezionismo della Lega, i suoi ex colonnelli che si sono rapidamente berlusconizzati. Ha chiuso con la moglie Daniela, e ha una nuova compagna e una bambina. E’ uomo passionale e fantasioso come testimoniano i giornali di gossip.
Probabile che Fini, come hanno garbatamente osservato alcuni autorevoli editorialisti, non conterà nulla nel Pdl che si va costituendo. Che la presidenza della Camera sia una sorta di cimitero degli elefanti… Quello che sembra (sembra) è che ha fatto i conti con il fascismo e che ha coraggiosamente (in solitudine forse) messo in discussione il passato. Un passato a cui la Chiesa, che non ha nessuna intenzione di fare una disanima sulla sua sanguinosa storia, vorrebbe invece inchiodarlo.
Tiziana Ficacci, per www.nogod.it
Qui alcuni commenti politici LEGGI