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14/9/09 – Lavare l’onta

lunedì, 14 settembre 2009

Oh se fosse dato all’uomo di conoscere la fine di questo giorno che incombe! Ma basta solo che il giorno trascorra e la sua fine è nota. (Giulio Cesare, Shakespeare)

Era nato a Londra nel 1912 e nella sua breve carriera accademica aveva pubblicato lavori che hanno cambiato la nostra vita, dando impulso, con la sua ricerca, all’intelligenza artificiale. Veniva da una famiglia della middle class, non uno studente brillante ma piuttosto un bambino prima e un ragazzo poi, solitario, molto sensibile, affascinato dai misteri della natura. Respinto dal preside della sua scuola perché utilizzava metodi non convenzionali per risolvere complessi quesiti matematici. Fortunatamente la scuola finì e il giovane entrò al King’s College di Cambridge, un ambiente dove la matematica e le scienze che amava erano il pane quotidiano. E neppure essere diversi sembrava un gran problema. Il giovane seguì le lezioni di Keynes, e di Wittgenstein e si applicò al “problema della decisione”, arrivando alla “macchina di Turing” un sistema in grado di svolgere alcune funzioni della mente umana. Era un originale che, come ha ricordato Piergiorgio Odifreddi, lavorava a maglia e giocava a tennis completamente nudo, e per queste stramberie il sistema accademico non lo premiò come il suo genio avrebbe imposto. Arrivò la guerra mentre il matematico lavorava alle sue macchine. L’intelligence lo assunse per decrittare i codici con i quali comunicavano i comandi nazisti. Dalla necessità di gestire una quantità elevata di numeri e combinazioni presero il via, nel corso degli anni successivi, le elaborazioni scientifiche che aprirono la porta alla progettazione dei primi computer.
Nel 1952 un amorazzo occasionale gli rubò il portafoglio. Lui lo denunciò, nel contempo denunciando la sua omosessualità. Venne processato e condannato: o la prigione o la castrazione chimica. Scelse la seconda opzione, ma gli estrogeni stravolsero la sua vita. Si suicidò mangiando una mela dopo averla intrisa nel cianuro, in ricordo di Biancaneve, una favola che amava.
Il primo ministro Gordon Brown* dopo mezzo secolo, su sollecitazione di scienziati, studiosi, cittadini, associazioni lgbt mobilitate dall’informatico John Graham-Cumming e dal Daily Telegraph, ha chiesto scusa ad una persona che ha contribuito al buon esito della storia decifrando i codici di Hitler. Il suo nome era Alan Turing** il cui dramma si consumò negli anni in cui primo ministro era Winston Churchill e che, fino ad oggi, era ricordato solo da una brutta statua nei giardini di Manchester.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* “A nome del governo britannico e di coloro che vivono liberamente grazie al lavoro di Alan, sono fiero di dire: perdonaci “ Gordon Brown
**Alan Turing (1912-1954) è uno dei grandi matematici del XX secolo, pioniere dell’intelligenza artificiale.
Durante la guerra lavorò a Bletchley Park alla decifrazione dei codici militari di Hitler.

10/9/09 – Fiato alle trombe

giovedì, 10 settembre 2009

E’ morto l’unico amico di Silvio che faceva domande (F d’E.)

Bongiorno Mike : Sedicenne, cittadino americano, era in Italia con la madre di nazionalità italiana, sfollato l’8 settembre sulle Alpi piemontesi, attraversava nei mesi invernali i valichi alpini innevati, recando messaggi in Svizzera per conto della Resistenza. Catturato dai tedeschi e incarcerato a Milano, a San Vittore, venne scambiato con prigionieri tedeschi in seguito a trattative tra i comandi alleato e germanico, potendo così raggiungere il padre a New York e collaborare alle emissioni radiofoniche in italiano La voce dell’America.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Dal “Dizionario della Resistenza italiana”, Editori Riuniti, a cura di Massimo Rendina

17/6/09 – Lo yogurt è buono e fa bene

mercoledì, 17 giugno 2009

Qualche giorno fa, alla bella età di 103 anni, è morto il sig. Daniel Carasso. Suo padre, che faceva il medico a Salonicco, si chiamava Isaac Carasso; nel 1912, per sfuggire alle guerre balcaniche, lasciò la Grecia per la Spagna stabilendosi a Barcellona. Ai suoi pazienti che soffrivano di digestione lenta, il dott. Isaac consigliava di mangiare lo yogurt come aveva appreso dalle popolazioni balcaniche. Avendo l’uzzolo per gli affari cominciò a importare il prodotto dalla Bulgaria facendolo commercializzare dalle farmacie. Lo yogurt ebbe talmente tanto successo che il dott. Isaac iniziò, nel 1919, a produrlo direttamente dando vita all’industria Danone, il nomignolo col quale veniva chiamato affettuosamente suo figlio Daniel. Che continuò l’impresa del padre in Francia dove quest’anno si festeggiano i 100 anni del marchio, come ricordano i divertenti spot mostrati sulla tv francese.
Oggi solo una piccola quota è ancora nelle mani dei Carasso, ma ciò non ha impedito, in Italia ad esempio, di chiamare al boicottaggio del prodotto in chiave antisraeliana, anche se gli yogurt Danone non arrivano nei supermercati israeliani nonostante il consumo di yogurt sia altissimo, e i Carasso siano rispettabilissimi cittadini francesi che onorano e rispettano il loro paese. Non vogliamo pensare ad un pregiudizio per la loro etnia. (e invece è così e non potrebbe essere altrimenti in un paese che si chiama Vaticalia)
Testimonial del marchio è il calciatore francese di origine algerina Zinedine Zidane, oggi dirigente del Real Madrid, e che si rese protagonista insieme (e alla pari) all’italiano Materazzi di un episodio di rara sgradevolezza nel pur antipatico mondo del calcio. Lo yogurt è buono e fa anche bene, come testimonia la lunga vita del sig. Daniel Carasso. Ma se avete compiuto 50 anni e avete problemi di digestione, una volta ogni due anni fate una colonscopia. Dobbiamo arrivare almeno a 103 anni, se non altro per provare a buttare giù qualche stupido pregiudizio.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Questa sera Nogod parteciperà alla serata di vicinanza con l’Iran, indetta da il Riformista e Radio Radicale, in piazza Farnese a Roma dalle 18,30 http://www.ilriformista.it/publisher/Prima%20pagina/section/. In Iran si spara su chi protesta, si mandano a morte gli oppositori, si impiccano gli omosessuali, si arrestano le donne che non accettano di sottomettersi. Quando si alza la voce delle persone che chiedono la libertà non possiamo tapparci le orecchie. Probabilmente lo faranno i governi, compreso il nostro. E’ la realpolitik che accarezza i dittatori dal verso del pelo sperando di essere mangiata per ultima. Ma si sa, nella palude si salva solo il coccodrillo.
Ci vediamo a piazza Farnese, e non solo per la paura di essere mangiati.

3/6/09 – Ambasciator non porta pena

martedì, 2 giugno 2009

Si sa che la Santa Sede è sempre più disomogenea con il resto del mondo, e una dimostrazione di questo suo non saper stare al mondo, fu la freddezza con la quale accolse Barack Obama. La teocrazia vaticana ha creato rogne enormi al presidente per sostituire l’ambasciatore Usa presso il Vaticano Mary Ann Glendon, carissima a Giovanni Paolo II, prima donna ad aver rappresentato la teocrazia alla Conferenza Onu sulle Donne (Pechino ’95). Sono stati proposti nomi di prestigio, tra cui quello di Carolina Kennedy, che ha fatto storcere il naso al Vaticano, fino ad arrivare a Miguel Diaz. Il neoambasciatore fa parte di Catholics in Alliance for the Common Good, cattolici che, tra l’altro, si sono spesi per l’elezione di Obama. Questo gruppo è stato fortemente osteggiato dai vescovi, perché, sostenevano, confondeva la testa ai fedeli passando in secondo piano i temi prioritari della difesa della vita sempre e comunque.
Diaz è nato all’Avana quarantacinque anni fa, è figlio di un cameriere e una impiegata di call center, è professore di teologia alla Saint John’s University in Minnesota. Ha avuto un master in teologia nella prestigiosa Università cattolica Notre Dame (che ha conferito tra molte contestazioni pretestuose una laurea honoris causa ad Obama http://www.nessundio.net/blog/2009/05/21/1708/ ), ed è stato a lungo presidente dell’Accademia di teologia dei cattolici ispanici degli Stati Uniti. Sembrerebbe un curriculum in regola per i teocrati seduti sul trono di Pietro, ma, pare che Diaz sia un fervente ammiratore della teologia della liberazione(*). Che, come è noto, con le aperture del mondo che i suoi seguaci perseguono, è invisa alle gerarchie vaticane. Ad oggi Diaz ha detto “sarò un ponte tra Usa e Santa Sede”, ma non ha ancora pronunciato parole rispetto a quello che vogliono i gerarchi SS: difesa ad oltranza della vita dall’inizio alla fine fregandosene di quello che pensa il resto del mondo non cattolico.

(*) Ricordate il presidente del Paraguay Fernando Lugo? Era un esponente della teologia della liberazione, poi si è dedicato alla politica ed è uscito dalla Chiesa. All’indomani del suo insediamento alla presidenza (15 agosto 2008) l’ex vescovo ha riconosciuto due bambini avuti da due donne diverse. Ed è diventato “padre” della campagna Paternidad responsabile. Su derecho, tu obligacion, promossa dal ministero della Gioventù. In Paraguay molti bambini non vengono riconosciuti e perdono diritti, anche per la difficoltà delle madri a veder riconosciuto il nucleo famigliare irregolare. Il suo esempio, si spera, farà da traino per spingere i padri ad assumersi le proprie responsabilità. Ieri Fernado Lugo veniva chiamato il vescovo dei poveri, oggi il presidente dei bambini.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

17/4/09 – Aumento delle cubature. Dei cimiteri

venerdì, 17 aprile 2009

In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva plausibile. Nel terremoto morivano ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorità e sudditi. La natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l’uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie. La ricostruzione edilizia, a causa dei numerosi brogli, frodi, furti, camorre, truffe, malversazioni d’ogni specie cui diede luogo, apparve alla povera gente una calamità assai più penosa del cataclisma naturale. A quel tempo risale la convinzione popolare che, se l’umanità una buona volta dovrà rimetterci la pelle, non sarà in un terremoto o in una guerra, ma in un dopo-terremoto o in un dopo-guerra. (Ignazio Silone, Uscita di sicurezza)

Pietro Angelerio da Morrione dopo 713 anni, ancora non trova pace. Probabilmente per il nome d’arte che si è scelto: Celestino V. La mummia del papa del gran rifiuto è stato spostata dalla sua teca posta nella splendida basilica di Santa Maria di Collemaggio dell’Aquila, in un’ala della stessa chiesa che dovrebbe essere più protetta. Ma il corpo del “santone” viene reclamato da Isernia, città di cui è patrono. Un tour nella città molisana Celestino V lo aveva già fatto nel maggio del 1986, quindi una nuova casa in quella città sicuramente sarebbe ben vista anche da lui, sostengono gli isernini devoti. La peregrinazione si addice al papa che, secondo i racconti, avrebbe desiderato vivere nell’isolamento e nella preghiera ma, per camarille di palazzo, dovette cambiare i suoi piani. Noto ai più per il III canto dell’Inferno dantesco “poscia ch’io ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto”, ai devoti del santone non piace questo richiamo alla viltà, supponendo che la rinuncia venne fatta per amore di Dio che non riconosceva nei sacri palazzi.
Nato nel 1215 da famiglia contadina, nel 1231 diventa benedettino e vive per diversi anni in una grotta con un confratello. Predicando predicando arriva a Roma dove studia in Laterano e dove papa Gregorio IX lo ordina sacerdote. Fonda l’ordine dei fratelli penitenti del Santo Spirito, più noto come celestini, ispirandosi al movimento di Gioachino da Fiore, ma nel 1293 comunica ai suoi discepoli la decisione di ritirarsi nell’isolamento della preghiera. Ma in quello stesso momento a Perugia, 11 cardinali si contendevano il pontificato dopo la morte del papa Niccolo IV. Nella consorteria cardinalizia si inserisce Carlo II d’Angiò che aveva bisogno di una testa di turco che ratificasse l’accordo con gli aragonesi per la riconsegna della Sicilia, e il re pensa che Celestino sia perfetto. Si reca a Sulmona e lo convince a scrivere una lettera di autocandidatura ai cardinali in conclave. E’ il 1294 e i religiosi sono certi di aver trovato in Celestino l’utile idiota a cui appioppare la difficile gestione dello scontro con il potere temporale; e lo incoronano papa all’Aquila. Ostaggio nelle mani del re che lo giostra come un pupazzo (come fa oggi il papa con i politici italiani per intenderci), decide, con un gesto senza precedenti (e ad oggi, ahimè, senza imitatori) di dimettersi dopo soli 107 giorni. Dice di non volersi sentire in contrasto con la propria coscienza. Gli succede Benedetto Caetani, cioè papa Bonifacio VII. Scappa Celestino ma i soldati lo raggiungono e lo rinchiudono nel castello di Fumone (dove si va a comprare un pane buonissimo), vicino ad Anagni (dove si va a vedere il bel duomo romanico) costretto ad una carcerazione durissima che sfocerà con il suo omicidio nel 1296.
A Santa Maria di Collemaggio il 29 agosto c’è la festa della perdonanza, cioè si viene assolti da tutti i peccati (solo se si è cattolici, che i normali i peccati non li fanno).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

6/4/09 – Crepa padrone, tutto va bene

lunedì, 6 aprile 2009

Tanto tuonò il cardinale Giovanni Battista Re che Benedetto XVI ha fatto piovere sull’arcidiocesi di Westminster Vincent Nichols.
Il 63enne Nichols non era quotato tra i piazzati, soprattutto dal suo predecessore Murphy O’Connor.
Il prelato è stato nominato vescovo di Westminster nel ’92, conquistando la palma del più giovane incoronato. Nel 1996 partecipa alla stesura di un documento contro l’avidità, il Common Good, che venne da più parti considerato un sostegno al New Labour blairiano. Ben presto ha preso le distanze da quel documento e, clamorosamente per il sentire dei cattolici inglesi, nel 2006 ha preso le difese del papa accusato di aver coperto gli abusi sessuali dei preti statunitensi. Si è scagliato contro la BBC che mise in onda il filmato sui preti pedofili americani (trasmesso da noi, annacquato dalle difese di mons. Fisichella e da un buonissimo Santoro, ad Annozero). Non domo ha continuato a molestare la BBC per un documentario che sputtanava un po’ Benedetto XVI. Ha battagliato (con successo) contro una legge che riservava una quota di non-credenti alle scuole confessionali e in difesa (riportando un insuccesso) delle agenzie cattoliche per le adozioni che chiedevano l’obiezione alla legge che ammette l’adozione per le coppie omosessuali. Lo smodato amore per gli embrioni e la propensione a fare della bioetica una crociata, ha aperto la breccia papale. Eppure, una macchiolina ha rischiato di compromettere il suo incarico. Infatti, appena un mese fa, ha dato ai colleghi di fede islamica l’autorizzazione alla celebrazione della nascita di Maometto nella cappella dell’università cattolica di Birmingham.
Il predecessore pensionato O’Connor, è invece orientato ad accettare un incarico che gli è stato offerto dalla Camera dei Lord. Nel caso, sarebbe il primo vescovo cattolico a farne parte dai tempi di Enrico VIII.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

2/4/09 – So cosa stai pensando “hai sparato 5 o 6 colpi?” …

giovedì, 2 aprile 2009

…ti dirò la verità, ho perso il conto. Ma dal momento che questa è una 44 magnum, la pistola più potente del mondo, devi farti una domanda: ti senti fortunato?*

Firenze è (o è stata) città di eretici e santi anticonformisti. La città di Savonarola, fratacchione che, veemente, tuonò contro la corruzione della Chiesa e che per questo venne bruciato in piazza della Signoria. E fu anche la città di don Lorenzo Milani, prete scomodo che la curia esiliò a Barbiana tra le asprezze del Mugello. Città di guelfi e ghibellini, si è divisa anche per il conferimento della cittadinanza a Beppino Englaro. L’arcivescovo Giuseppe Betori, fedele reggitonaca di Camillo Ruini ha trovato il conferimento della cittadinanza una offesa alla città, ma il nuovo fiorentino è stato accolto amicalmente da don Enzo Mazzi della comunità dell’Isolotto e da don Alessandro Santoro del quartiere povero delle Piagge. Englaro ha partecipato alla assemblea eucaristica celebrata da don Mazzi, che si è rivolto ai fedeli spiegando che “le consonanze con Beppino sono più profonde delle differenze. Ci accomuna a lui l’idea che la morte non è un tabù”. E don Santoro ha chiesto perdono ad Englaro per le posizioni della Chiesa “se la Chiesa è quella che in questo tempo hanno fatto vedere i vertici e il mio vescovo, io non mi ci riconosco più”.
Il conferimento della cittadinanza è stato fortemente voluto dal capogruppo del Partito socialista Alessandro Falciani e, mentre suonavano le chiarine, il Pdl è uscito dall’aula. Non solo, ma con stupidità e cattiveria, il capogruppo di un partito che nel suo acronimo ha la l come libertà, ha consegnato una lettera che ha definito “improvvida la decisione della maggioranza e che la sua cittadinanza era da considerarsi dimezzata”. Avvezzo alla tortura, Englaro non si è scomposto, anzi ha aggiunto di rispettare chi non capiva. Felice delle cittadinanza, ha voluto ricordare che sua figlia aveva amato Firenze, città ribelle e libera come lei.
Le chiarine fiorentine hanno suonato per Beppino Englaro e per la sua amatissima figlia.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*Clint Eastwood, una 44 magnum per l’ispettore Callaghan

18/3/09 – Agite secondo giustizia. Sorprenderete alcuni e stupirete tutti gli altri

mercoledì, 18 marzo 2009


A Roma, tra il 1924 e il 1928, il sentimento popolare venne sconvolto da una lunga serie di rapimenti, violenze sessuali, omicidi. Tutto era iniziato nel marzo del ’24 con il rapimento di una bimbetta a piazza Cavour, ritrovata alle pendici di Monte Mario scempiata da uno stupro. Seguito a giugno da un rapimento di una pupetta in via del Gonfalone e ritrovata, stuprata e strangolata, nei pressi della basilica di San Paolo. Seguì un tentativo (fallito) di rapimento di una piccola in via Paola… “Il rapitore delle bambine sta mettendo in difficoltà la mia politica” disse Mussolini al fedele questore Emilio De Bono, già quadrunviro della marcia su Roma, “è riuscito perfino ad avvelenare il giubileo (’25) mentre sto tentando la conciliazione con il Vaticano. Il bruto va trovato assolutamente”. La regina Elena di Savoia, interpretando lo sgomento delle madri, pose una lapide al Verano per la quattrenne Rosina, rapita a piazza San Pietro e uccisa dalle orrende sevizie. A questo punto, l’arresto di un “mostro” urge, anche per distogliere l’attenzione dalle accuse che un deputato socialista, Giacomo Matteotti, rivolgeva ai fascisti e al loro sistematico uso della violenza, e per distrarre gli italiani dai morsi della fame. Il mostro alza il tiro compiendo ancora stupri e omicidi di bimbe sempre più piccole, e il cerchio si stringe intorno al sor Gino. Attenti al nome: Gino Girolimoni, un appellativo che è penetrato con forza nella lingua, arrivando a coniare un neologismo che definisce quanto di più turpe esiste: il pedofilo stupratore. Gino Girolimoni viene riconosciuto da un oste che dichiara di averlo visto tenere per mano una bimbetta. A niente varrà la testimonianza del padre della bambina che aveva sostato nell’osteria con la figlia. Girolimini è il mostro perfetto: uomo dalle idee liberali, scapolo, benestante e che in più assisteva gli operai che cercavano aiuto dopo un infortunio sul lavoro; un tipo d’uomo sgradito al regime. Pian piano il castello accusatorio crollò grazie alle indagini del commissario Giuseppe Dosi che trovò il vero assassino e che compilò un dossier che inviò a Mussolini, parlando diffusamente delle leggerezze compiute durante le indagini e delle coperture politiche date al vero assassino. Che si rivelò in Ralph Lionel Brydges, pastore anglicano, arrestato – e rilasciato – a Capri mentre stava stuprando una bambina. Il pastore era un assiduo frequentatore della Santa Sede e finì i suoi giorni in Sudafrica dove, anche lì, diede sfogo alla sua turpitudine. Il regime preferì insabbiare la questione per non compromettere il rapporto con il Vaticano, (era ormai alle spalle quel fascismo-movimento ateo repubblicano e futurista), la Voce Repubblicana accusò il regime di non aver indagato sull’omicidio Matteotti impegnato come era a inventarsi mostri, il questore Dosi venne arrestato e internato in manicomio accusato di megalomania. Riconosciuto innocente Girolimoni non riuscì mai a reinserirsi e venne sistematicamente respinta la sua domanda per il cambio di cognome. La memoria collettiva dimentica malvolentieri ciò che ha avuto modo di immagazzinare attraverso le parti basse del corpo. Il sor Gino morì nel ’61, viveva solo in una stanzetta in lungotevere degli Artigiani dove faceva il calzolaio. Al suo funerale partecipò il commissario Dosi, uscito dal manicomio dopo la Liberazione. Lui riuscì a riabilitarsi, al punto di diventare un importante membro della Interpol. A Dosi dobbiamo la verità su Girolimoni, sul pastore anglicano, e il salvataggio dei fascicoli che documentano il passaggio dei prigionieri dei nazisti alla prigione di via Tasso. Ma questa è un’altra storia.

p.s. per saperne di più film Girolimoni. Il mostro di Roma, regia di Damiano Damiani con Nino Manfredi, 1972.


Tiziana Ficacci,www.nogod.it

2/3/09 – La precauzione suprema è morire

lunedì, 2 marzo 2009

 

Nei giorni estremi del caso E., qualche giornale ha parlato, a sproposito, del corpo inerme di Sharon. I media israeliani non hanno mai smesso di seguire il battito lento di quel cuore. A Tel Hashomer, una cittadina che ruota intorno allo Sheba Medical Center, nel reparto neurologia B, Ariel Sharon vive in coma dal gennaio 2006. Paziente importante, è stato sottoposto a diversi interventi (ben sette al cervello) ma non ha mai ripreso conoscenza. E’ attaccato al respiratore, è arrivato a pesare 50 kg e subisce continue infezioni polmonari. Il coraggioso capitano ferito dagli inglesi, il comandante di tre guerre, il soldato che non volle fermare il massacro di Sabra e Chatila* compiuto dai falangisti cristiani, il politico tante volte ministro, l’undicesimo premier, l’ideatore – insieme al movimento pacifista Shalom akshav – della barriera difensiva, il regista dello sgombero dei coloni da Gaza, il fondatore di Kadima, giace immobile nel letto vigilato dai figli Gilad, Omri, Inban.
Israele è uno strano paese. Quando il comandante si ammalò la prima volta, e i medici ordinarono una dieta ferrea, i cittadini facevano a gara per suggerire ricette gustose. Sharon era conosciuto per la sua bulimia e lo smodato amore per la carne, anche quella in scatola in dotazione a Tsahal**.
Israele è uno strano paese. E con il pragmatismo che gli è tipico si interroga se sia equo spendere tante risorse per tenere in vita un corpo. A sollevare il problema l’associazione dei consumatori Ometz che si chiede se non sarebbe opportuno staccare il comandante dal respiratore affinché la vita chiuda il suo cerchio. I medici hanno confermato che le cure sono superiori a quelle che avrebbe avuto qualsiasi cittadino, insomma un altro avrebbe già smesso di vivere e una stanza sarebbe stata libera per un malato. Il ranch dei sicomori, nel nord del deserto del Negev, aspetta il comandante. Lì riposa l’amata Lili, lì presto Ariel sosterà. Lì andrà chi desidera portare un fiore, accendere una luce.
Oggi il Leone morente è sepolto vivo. Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* Valzer con Bashir, di Ari Folman, ha vinto il Golden Globe ed è stato candidato all’Oscar. Il film-documentario animato, racconta del massacro di Sabra e Chatila. Il Bashir del titolo è il presidente libanese Bashir Gemayel ucciso poco dopo essersi insediato. La strage di Sabra e Chatila, nel settembre del 1982, venne compiuta dai falangisti cristiani libanesi per vendicare l’assassinio del presidente neoeletto. La strage pesò su Israele, non per un coinvolgimento diretto, ma perché i vertici militari non si attivarono per evitarla. Ariel Sharon, allora ministro della Difesa, aveva sottaciuto la gravità degli scontri al suo primo ministro Menachem Begin. Dice il regista Ari Folman “quello che è certo che i miliziani cristiani furono gli autori del massacro. I soldati israeliani non c’entrano. Solo chi faceva parte del nostro governo del tempo sapeva fino a che punto si era spinta la sua responsabilità”

** L’esercito. L’acronimo sta per Tsavà Haganà LeIsrael, forze per la difesa di Israele

26/2/09 – Avevano sete e li abbiamo dissetati. Avevano fame e li abbiamo diffamati

venerdì, 27 febbraio 2009

Il costante insegnamento della Chiesa sulla dignità della vita umana deve essere osservato da tutti i cattolici e in special modo dai legislatori. Lo ha ricordato Benedetto XVI qualche giorno fa alla speaker della Camera dei Rappresentanti Usa, la signora Pelosi, in visita in Vaticano. Per vigilare sui politici americani è sbarcato nella grande mela Timothy Dolan nominato dal papa arcivescovo di New York.
Si è fatto conoscere dal grande pubblico per la sua opera di contrasto ai preti pedofili. E’ stato tra i pochissimi ecclesiastici che hanno pubblicato i nomi dei luridi criminali della sua diocesi, ma le vittime lo hanno accusato di essere reticente e poco collaborativo (ed è comprovato che hanno più di qualche ragione). Giovanni Paolo II lo inviò a Milwaukee (Wisconsin) per mettere una pezza ai casini compiuti da Rembert Weakland, dimessosi in seguito “a relazioni inappropriate” con un uomo. Ovviamente è un feroce anti-abortista ma pare disponibile a mediare sulle questioni cosiddette etiche. Non ha negato la comunione ai politici pro-choice (tra cui il vicepresidente Biden).
Timothy Dolan succede al cardinale Edward Michael Egan, conosciuto come raffinato musicista e pianista di alto livello, e che ha in parte ripianato il buco finanziario di 20 milioni di $ lasciato dal predecessore John Joseph O’Connor gran sperperone. Infatti di questi soldi non vi è traccia, poco male si dirà, ma la diocesi di NY prima dell’avvento di O’Connor era la maggior vacca da mungere per l’Obolo di San Pietro.
Dolan, 59enne, è considerato gran salottiero, gran viveur, giocatore di baseball. Non dovrebbe infastidire più di tanto il lavoro di Barack Obama.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it