“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. L’indifferenza è il peso morto della storia. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. E allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.” (Antonio Gramsci, 1891-1937. Fondatore del Partito comunista italiano, 1921)
Arabian Business è una rivista che ogni anno stila una lista dei cento uomini più potenti del Medio Oriente e quest’anno – a sorpresa – c’è il nome di Wael Abbas, un blogger egiziano.
Abdel Kareem Nabil Suleiman, noto con il nome di Wael Abbas, arrestato il 6 novembre 2006 con l’accusa di avere irriso l’islam e offeso il presidente egiziano Hosni Mubarak, è stato scarcerato nel novembre del 2010. Gli appelli, soprattutto quelli internazionali, hanno contribuito alla scarcerazione anche se, come ha denunciato Reporter senza frontiere, quattro anni hanno lasciato il segno su Abbas. Wael Abbas ha scoperto l’importanza della rete nel 2004 quando decise di conoscere gli attivisti di Kifaya (Basta) movimento di lotta contro il potere di Mubarak, e da quel giorno decise di scrivere tutto quello che vedeva. Impegnato da sempre nella denuncia, Abbas si è presto reso conto che le sue opinioni erano inascoltate e ha capito che doveva riprendere gli eventi e lanciarli nella blogosfera, l’unico luogo dove può avvenire un vero dibattito pluralista.
Prima del 2006 Abbas era stato arrestato un paio di volte per aver postato qualche critica di troppo sugli eccessi religiosi e autoritari nel Paese, oltre ad essere espulso dalla prestigiosa università di Alessandria dove frequentava la facoltà di legge inseguendo il sogno di diventare avvocato dei diritti umani. L’arresto del 2006 invece è stato determinato da un filmato particolarmente crudo di un fatto che sconvolse il Cairo. Era la fine del Ramadan e una folla di uomini stava aspettando di vedere Dina, una famosa ballerina di danza del ventre, che si esibiva in occasione dell’uscita di un suo film. Nell’agitazione generale un gruppo di uomini ha incominciato ad inseguire le donne che passavano lì accanto molestandole pesantemente. Il tutto tra l’indifferenza della polizia.
Le autorità egiziane temono come la peste i blogger, anzi il solo fatto di avere un blog porta chiunque sotto la lente di ingrandimento. Oggi non tutti i blog sono politici, ma sono la voce di vari settori discriminati, tra cui donne, omosessuali, copti. E i giovani, considerati una minaccia per l’integrità del paese. Dice Abbas: “in Arabia Saudita, in Libano, nel Bahrein sta succedendo quel che è successo in Egitto. La sfera virtuale è una rete senza confini che si infila nelle fessure lasciate libere dai regimi. Sappiamo che la nostra lotta non porta a cambiamenti immediati, ma informando la coscienza delle persone si sveglia. Speriamo che il genere umano si accorga che ci sono cose che bisogna cambiare”.
Il dottor Ala al-Aswany è un dentista con un bello studio medico al Cairo. E’ conosciuto (anche da noi) per Palazzo Yacoubian edito da Feltrinelli. Al-Aswany dice che le forze di sicurezza in Egitto si preoccupano solo di proteggere Mubarak e hanno ignorato le minacce di al Qaeda rivolte alla comunità copta. Lo scrittore-dentista è un attivista di Kifaya e dice: “una rivoluzione scoppia, non si programma a tavolino. Io personalmente sono per le rivoluzioni perché sono uno degli aspetti più importanti del genere umano. Non solo le rivoluzioni storiche, ma anche quelle quotidiane di ogni individuo”. Sul risultato elettorale delle elezioni parlamentari dello scorso novembre e nelle quali il partito nazionale-democratico del presidente ha avuto il 90% dei suffragi, al-Aswany da un giudizio netto: “le elezioni devono essere un processo trasparente attraverso cui i cittadini possano esprimersi. Quelle di novembre sono state l’ennesimo crimine del regime sulla popolazione”.
Attualmente è lo scrittore arabo più letto nel Medio Oriente, compreso Israele dove però i suoi libri vengono letti in inglese o arabo perché al-Aswany, pur dicendosi non contrario ad una traduzione in ebraico, non vuole trattare con editori israeliani in linea con la posizione governativa. Tanto per ricordare che c’è sempre qualcuno più a sud.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
