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Gli italiani e la Chiesa, la secolarizzazione avanza

mercoledì, 21 dicembre 2011

Gli italiani e la Chiesa, la secolarizzazione avanza
di Maria Mantello

“Privilegi, immunità, ingerenze, denari, disparità giuridica… Ma quale libertà religiosa!”. Questo il titolo del convegno che si è svolto a Roma presso l’Aula Magna della facoltà valdese il 12 dicembre, promosso da CGIL-Nuovi Diritti (responsabile Gigliola Toniollo) e Fondazione Critica Liberale (direttore Enzo Marzo) per presentare un’anteprima del VII Rapporto sulla secolarizzazione in Italia dell’Osservatorio Laico, che verrà pubblicato sul prossimo numero di Critica Liberale.

Lo studio, curato da Giovanna Caltanissetta, Laura Caramanna e Silvia Sansonetti, si serve delle fonti statistiche Istat, di dati governativi (Ministero dell’Istruzione e della Sanità), ed ecclesiastici (Annuario statistico vaticano e Cei). Dati ufficiali, quindi, che ognuno può consultare, ma che in questo rapporto formano un quadro organico che delinea un crescente, sicuro e progressivo processo di secolarizzazione della società italiana. Insomma, l’incidenza della Chiesa cattolica sui comportamenti e le scelte degli italiani è decisamente in ribasso.

Diminuiscono matrimoni concordatari, aumentano quelli civili, e soprattutto le coppie di fatto. In calo battesimi, prime comunioni, cresime. Gli anticoncezionali e le interruzioni di gravidanza non sono certo più tabù. Sempre meno studenti si avvalgono dell’ora di religione cattolica (IRC). Le scuole cattoliche chiudono per mancanza di discepoli.

Anche il portafoglio degli italiani è sempre meno generoso: le offerte e le donazioni sono in caduta libera, e pure lo scudato meccanismo dell’8 per mille regista un calo di firme pro-Chiesa. Per non parlare della crisi di vocazioni sacerdotali, che nessun serial televisivo alla “don Matteo” riesce a far crescere.

Questa situazione, allarmante per la Chiesa, la porta a cercare sempre maggiori appoggi politici per riconquistare il terreno perduto. Così, mentre le chiese si svuotano e la fede catechistica è da tempo in default, aumentano i politici-chierichetti che la incensano e la rilanciano elargendo finanziamenti e sfornando (quando possibile) leggi-precetto. Un fenomeno che nell’era berlusconiana, coincidente quasi con gli anni del Rapporto dell’Osservatorio Laico, si è amplificato oltre ogni misura assecondando il sogno papista della riconquista cattolica. A partire dall’Italia, considerata eccellente cosa propria.

Interessanti in questa operazione di riconquista, sono anche i due dossier del Rapporto sulla quantificazione della presenza del “sacro” nelle trasmissioni televisive: dai telegiornali, ai dibattiti, alle dirette di riti sacri, viaggi pontifici, iniziative religiose, . fino alle fiction con storie di santi e prelati: Don Fumino, Don Matteo, Papa Pio XII°, Frati in convento, La monaca di Monza, Don Fabrizio Canepa, Suor Therese, Mons. Simon Castell, Suor Amelia e le consorelle, Don Blasco, Don Silvano, Suor Clotilde, il Cardinale Rospigliosi, Frà Tuck, Karol, un uomo diventato Papa, Jesus, AnnoDomini, Dio vede e provvede, Il sangue e la rosa, ecc.
Un mare mediatico, che irrompe nelle case degli italiani per “normalizzarli” all’universalità della fede.

Insomma, se gli italiani non vanno in chiesa, la Chiesa entra in casa loro dalla finestra TV. Una sorta di spirito santo via etere, universale e totalizzante, dove la laicità è ridotta a lumicino e anche i minimi spazi che erano dati a protestanti e ebrei – le altre due religioni importanti per presenza e storia in Italia – sono stati erosi fino a scomparire quasi del tutto, o relegati a fasce orario impossibili.

In definitiva, mentre la secolarizzazione avanza, si tende a dare della cattolicità un quadretto idilliaco di unica possibile normalità, che indipendentemente dal fatto di non credere o credere, è spacciata quasi come appartenenza etnica che ingloba all’italianità.
Un gioco pericoloso che in Italia ha portato alle famigerate leggi razziali del fascismo, e che oggi, nella stessa brodaglia fa crescere i veleni che armano spedizioni contro Rom e stranieri.

Ma entriamo in questo Rapporto sulla secolarizzazione attraverso i descrittori e i relativi indici che esso propone.

Crolla la sacra famiglia – Sul totale di tutti matrimoni celebrati, sono in aumento quelli con rito civile che nel 2008 sono arrivati al 62,8% del totale.
Ma l’elemento ancora di maggior crisi per la l’appartenenza alla Chiesa cattolica è proprio la diversa concezione di famiglia, al di fuori del sigillo matrimoniale. 820.000 le unioni di fatto nel 2009. E se nel 1991 erano 207.000, tra il 1993-2003 se ne sono registrate 556.000. Molte di queste coppie hanno figli, il cui numero è in aumento costante. Tra il 1991 ed il 2009, cresce oltre sedici punti percentuali, raggiungendo quota 23,7% dei nati.
Tra gli italiani, nonostante la pressione clericale abbia fatto fallire la legge sul riconoscimento delle coppie di fatto, si conferma sempre più l’esigenza di vivere l’affettività familiare e di coppia al di fuori della concezione cattolica. E non fa certo più scandalo per nessuno “il convivere”, né tantomeno il matrimonio civile. E nessun chierico oggi si sognerebbe di imitare il vescovo di Prato Fiordelli che nel 1956 definì pubblicamente “peccatori e concubini” i coniugi Bellandi per aver pronunciato il loro laico sì in Comune, chiedendo addirittura che il loro matrimonio fosse ritenuto nullo. Vale appena ricordare, che denunciato dagli interessati, l’alto prelato fu condannato dal Magistrato anche al pagamento di una multa in denaro (40.000 lire), perché, come stabilì la sentenza: «le leggi della Chiesa non possono contenere norme che autorizzino le autorità ecclesiastiche a ledere un bene del cittadino tutelato dalle leggi dello Stato».

Diminuiscono Battesimi, prime comunioni e cresime – Sul totale dei nati, nel 2009 i battezzati entro il primo anno di vita sono il 70,3%. Nel 1991 erano il 90%. Più di 19 punti percentuali in meno dunque. Un dato che sostanzialmente resta tale anche se depurato dal numero dei bimbi di genitori non cattolici, aumentati con la presenza degli immigrati negli ultimi anni.
Non va meglio per le comunioni e le cresime. Anzi. Le prime sono scese dal 9,9% del 1991 al 7,5% del 2008 e le seconde dall’11,1% al 7,6%. Trattandosi di riti di “confermazione”, la tendenza all’emancipazione dalla chiesa curiale è evidente.

Anticoncezionali crescono – Nonostante l’educazione sessuale lasci moltissimo a desiderare nel nostro Paese, il catechistico crescete-e-moltiplicatevi è molto in ribasso.
Mettere al mondo un figlio è una scelta seria e consapevole, e l’uso degli anticoncezionali è quindi un atto di responsabilità. I dati di Federfarma sulla diffusione della pillola anticoncezionale segnano una indicizzazione del 16,3% nel 2009, rispetto al 10,3% del 1992. Per contrastare questa tendenza la Chiesa ha intensificato negli ultimi anni i propri centri di difesa della vita e della famiglia, che da 487 nel 1991, sono passati a 2.345 nel 2009. E sta andando all’assalto dei consultori pubblici per addomesticarli con infornate di personale a lei fedelissimo (i pro-vita).

Interruzione volontaria di gravidanza in calo; ginecologi obiettori in aumento – Gli aborti volontari sono in netto calo, e attualmente vi fanno ricorso soprattutto le immigrate. Se nel 1991, l’Istituto Superiore di Sanità registrava 157.173 interruzioni volontarie di gravidanza, nel 2009 ne segnala 118.579.
Le difficoltà di abortire in strutture sanitarie pubbliche è però aumentata in molte realtà territoriali, a causa del personale sanitario (medico e paramedico) che si appella all’obiezione di coscienza, prevista dalla 194. In Trentino, Puglia e Sardegna è praticamente impossibile.
Il ricorso all’obiezione di coscienza è elevatissimo per i ginecologi, che oscillano tra un 60, 4% del 1992 e un 57,8% del 2003, raggiungendo un picco del 67% nel 2000 (potenza del Giubileo?) con variazioni successive altalenanti, date in crescita a ridosso delle massicce campagne contro l’abrogazione della legge 40, grimaldello per attaccare la 194. Se nel 2005 i ginecologi obiettori sono 58.7 %, nel 2006 diventano il 69.2% , con un incremento che arriva a più del 70% tra il 2007 e il 2009 (70.5 nel 2007, 71,5% nel 2008, 70,7% nel 2009). Quanto in questa obiezione sia più dettato dall’aderenza alla fede cattolica o piuttosto da ragioni di carriera andrebbe approfondito.

8 per mille e offerte. Il portafoglio per l’obolo di Dio piange – Va ricordato che il meccanismo dell’8 per mille è truffaldino. Esso consente infatti alla Chiesa cattolica di fare l’asso pigliatutto, nonostante solo un italiano su tre scelga di destinarlo ad essa. Questo avviene grazie all’espediente voluto dal governo Craxi e suggerito dal consulente Tremonti: «in caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse» (L. 222, 1985, art.37). Un articoletto che fa incamerare alla Cei anche oltre l’85% del totale. Una quota sicurissima che porta nelle casse vaticane ogni anno ormai circa un miliardo di euro.

Più dello scudato 8 per mille, è il calo del numero e dell’entità delle offerte ad evidenziare come gli italiani non siano così propensi a mettere mani al portafoglio per sostenere la Chiesa. Da 185.000 offerte nel 1991, si è scesi a 146.000 nel 2009, con un valore medio di erogazione che si aggira sui 102 euro.

Ora di religione. Aumentano i No grazie – L’insegnamento della religione cattolica (IRC), previsto dal nuovo Concordato craxiano del 1984, dopo essersi mantenuta intorno al 93% fino al 2003, negli ultimi tre anni è diminuita, raggiungendo nel 2009 il 90,0%.
Il dato però è globale e quindi non emerge, ad esempio, che nelle grandi città (Roma, Milano, Torino, ecc) alle superiori – e in particolare nei licei – i ragazzi che si avvalgono dell’IRC sono una minoranza. Molto spesso uno o due per classe .

Scuole cattoliche: molte chiudono – Nonostante le campagne a favore della scuola privata (in Italia per lo più cattolica), e le generose erogazioni statali per sostenerla (anche contravvenendo all’art. 33 della Costituzione – prevede che i privati possano istituire scuole, ma “senza oneri per lo Stato” – famiglie e studenti preferiscono le scuole statali in tutti gli ordini e gradi.
Il calo delle iscrizioni alla scuola cattolica è costante (anche quando aumentano le altre private). Se nel 1992 gli iscritti erano 9,1% del totale degli studenti, nel 2009 scendono a 7,1%. Il numero di iscritti più basso è caratteristico delle superiori, a cui si rivolgono attualmente il 3% di studenti. Le scuole superiori cattoliche sono passate da un totale di 304 nel 1991, a 146 nel 2008, e solo 89 nel 2009.
La decrescita, contrariamente a quanto si potrebbe credere, è notevole nella fascia della scuola elementare, passata dal 6,5% nel 1992 al 4,7% del 2008; in quella d’infanzia poi, la percentuale passa dal 28,1% del 1992 al 22,7% del 2008. Sembra essere ormai lontana l’epoca della scuola materna ed elementare cattolica che faceva man bassa di alunni a causa della mancanza del tempo pieno nelle scuole pubbliche. Un tempo pieno che si sta cercando di tagliare. E non è l’unico taglio da favoreggiamento del trio Berlusconi-Tremonti-Gelmini. con appendice di calunnie sugli insegnanti fannulloni di Brunetta.

Enti di assistenza cattolici crescono, ma non per gli anziani – Perso terreno sulla scuola, ma anche nella gestione diretta degli ospedali, la Chiesa ha riconvertito queste strutture in centri di assistenza sociale: passati da 4.805 nel 1991, a 6.777 nel 2009. In prevalenza si tratta di strutture in difesa della vita e della famiglia (da 487 a 2.346), consultori (da 487 a 549), ma anche di nidi d’infanzia (da 130 a 485).
Le case di cura per anziani, invalidi e cronici sono invece in flessione (1.731 nel 1991; 1.645 nel 2009).

Le vocazioni non arrivano. E molte si perdono – Se nel 1991 i sacerdoti erano 57.274, nel 2009 sono 48.333. Un calo questo, che non è compensato dalle nuove ordinazioni (405 nel 2009). In relazione al rapporto popolazione-abitanti, se nel 1991, ogni diecimila abitanti c’erano 10,09 sacerdoti, nel 2009 diventano 8,03. Inoltre, circa 40 preti ogni anno lasciano l’abito. Gli ordini monastici poi si sono dimezzati: da 4.947 a 2.988 quelli maschili; da 125.887 a 93.391 quelli femminili.

Un aumento si registra invece tra diaconi (non soggetti a voto di castità) che se nel 1991 erano 1.146, nel 2009 hanno raggiunto quota 3.799. Aumentato notevolmente il numero di catechisti, che se nel 1996 (primo dato annuale disponibile) erano 75.648, sono diventati 235.306 nel 2009. Per la crescita esponenziale di questo ultimo mestiere, aperto anche alle donne, sarebbe da approfondire quanto pesi la vocazione o piuttosto la crisi occupazionale.

(19 dicembre 2011)

Resistenza Laica.

mercoledì, 22 settembre 2010

Dopo la triste giornata del 20 settembre 2010 in cui la celebrazione del ricongiungimento di Roma all’Italia è stata officiata in esclusiva dal rappresentante dello Stato Pontificio che impedì per secoli l’unità del nostro Paese, vi proponiamo due documenti. Il primo è un appassionato appello del Segretario di Libera Uscita per l’unità dei laici in un nuovo CLN, Comitato Laico Nazionale che, come il CNL della Resistenza antifascista, sappia coagulare le disperse forze laiche per la nuva Resistenza. Il secondo è un resoconto curato da un nostro amico laico su quanto è successo a Porta Pia dopo che il cardinale Bertone e il suo seguito di autorità vaticaliane ha lasciato il sito e, poco dopo, si è svolta la trionfante cerimonia dell’unica organizzazione autorizzata dalla Questura ad essere presente quel giorno.

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XX SETTEMBRE 2010: LIBERAUSCITA AL CONVEGNO LAICO DI ROMA

E così a Roma i laici sono stati costretti a ricordare separatamente il XX settembre. I radicali con la loro manifestazione del 19 settembre, le associazioni laiche con il loro convegno “XX settembre 1870: un anniversario difficile”.

Alla cerimonia ufficiale del Comune svoltasi nella mattinata del 20 i laici non sono stati graditi, perché avrebbero disturbato la cosiddetta, a loro parere, “riconciliazione”. Infatti, era presente il cardinale Bertone in rappresentanza della Santa Sede (e dello stato estero del Vaticano?), il Sindaco di Roma Alemanno e il Presidente della Repubblica Napolitano..

Nel pomeriggio si è svolto il convegno della Consulta romana per la laicità delle istituzioni presso la provincia di Roma (la quale si è così schierata in campo avverso al Comune e alla Regione). Gli oratori hanno ricordato le vicende storiche che portarono all’unità d’Italia e alla Costituzione laica e repubblicana.

Il sottoscritto, intervenendo in nome di LiberaUscita, ha contestato che si possa parlare di “riconciliazione” fino a quando la Chiesa continuerà ad invadere la sfera dello Stato, costituita dalle leggi civili, così come lo Stato evita di invadere la sfera delle leggi religiose. Non è così che va inteso il principio cavourriano “Libera Chiesa in libero Stato”.

Al momento attuale, caratterizzato da un’offensiva clericale iniziata da Ruini sotto Papa Wojtyła (astensione al referendum sulla fecondazione assistita) e proseguita in prima persona da Papa Ratzinger (no agli anticoncezionali, no all’aborto, no al testamento biologico, no alle ricerche staminali, no ai PACS, ecc. ecc), non di una “riconciliazione” si può parlare bensì di una “resa” dello Stato alla Chiesa.

Tale situazione nasce con il bipolarismo politico e lo “sdoganamento” dei partiti politici di estrema destra e estrema sinistra: la conseguente spaccatura in due dell’elettorato (sono bastati 24.000 voti per determinare una maggioranza di Governo) ha di fatto consentito alla Chiesa cattolica, che può contare su oltre 27.000 parrocchie, di “ricattare” ambedue i poli.

Nella cosiddetta “prima repubblica”, tale ricatto era esercitato nei confronti di un solo partito, la Democrazia Cristiana, la quale – non rappresentando la maggioranza  assoluta del paese – per governare doveva avere l’appoggio dei partiti democratici e laici (socialisti, socialdemocratici, repubblicani e liberali). Da ciò l’approvazione della legge sul divorzio e sull’aborto, leggi che oggi la maggioranza di centrodestra vorrebbe abolire o almeno annacquare.

Per far fronte a tale situazione non bastano le migliaia di piccole associazioni ed iniziative laiche esistenti sul territorio, ivi compresa la Consulta romana per la laicità delle istituzioni, in quanto ciascuna di esse non ha le dimensioni, le potenzialità economiche e la presenza sui mass-media che sarebbero necessarie (il Convegno della Consulta laica di Roma non è stato riportato da nessun quotidiano).

Il sottoscritto ha pertanto avanzato la proposta che tutte le associazioni laiche, ovunque si trovino e qualunque siano i loro obiettivi, attraverso un collegamento tramite internet, sottopongano alle tante ed autorevoli personalità laiche del paese un appello per costituire una rete nazionale, che potrebbe chiamarsi ad esempio Comitato Laico Nazionale (CLN), capace di parlare agli italiani con la stessa efficacia e diffusione della Chiesa cattolica.

Non si tratta di creare un PARTITO, ma una VOCE credibile e affidabile a sostegno della laicità dello Stato, delle Istituzioni, della democrazia, tale da controbilanciare l’attuale monopolio della Chiesa cattolica sull’informazione.

La Consulta romana per la laicità delle istituzioni, per la sua dislocazione territoriale nella capitale d’Italia, che è anche sede del Papato e dello Stato estero del Vaticano, potrebbe proporre tale iniziativa alle altre consulte e alle altre associazioni, senza ambizioni di sorta ma sapendo che se andrà in porto la gestione spetterà alle personalità che vi aderiranno.

Giampietro Sestini

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Da: Fiorenzo Nacciariti – Resoconto MC a Porta Pia 20/09/2010.

Roma, 20 settembre 2010, alla Breccia di Porta Pia, dopo la deposizione della corona da parte del Presidente della Repubblica e il discorso padronale del Card. Bertone, verso mezzogiorno, con la via riaperta al traffico, erano presenti in zona diversi pulmini delle forze dell’ordine e numerosi agenti, anche in borghese. Incuriosito da tale presenza, ho chiesto cosa facessero lì, poiché la manifestazione di Militia Christi (M.C.) era stata preannunciata per il pomeriggio, e ho ricevuto risposte vaghe.
Dopo un po’ arriva una persona di colore (forse un indiano o pachistano) vestito con una livrea nera con ornamenti color oro, camicia e pantaloni gialli, guanti, cravatta e calzettoni bianchi con una gigantesca bandiera papalina in mano e si piazza sulla scalinata con tappeto rosso che era stata usata dal Presidente della Repubblica per salire a deporre la corona, mentre, verso Porta Pia, si vede il corteo di M.C. che si sta formando, una trentina scarsa di persone precedute dallo striscione “onore ai caduti pontifici”.
Il corteo di M. C., sotto lo sguardo attento delle forze dell’ordine, avanza fino alla scalinata con tappeto rosso e, preceduto dal figurante zuavo con bandiera papalina in mano, sale con in testa due che portano una corona di alloro fino sotto la lapide che ricorda i 48 bersaglieri caduti e depone la corona alla sinistra di quella del Presidente della Repubblica.
Le persone del corteo formano un cerchio, girando le spalle alla lapide e rivolgendo lo striscione che prima precedeva il corteo verso la strada per mostrarlo a una decina di persone del pubblico lì presente (compresi diversi che erano lì per controllare cosa facessero). Una persona del gruppo, con un megafono in mano, prende la parola per
annunciare che “in attesa della benedizione della corona e della bandiera, intanto che arriva padre Federico, facciamo un breve intervento da parte del principe Sforza Ruspoli”. Il principe Sforza Ruspoli prende il megafono e invita i presenti a tributare onore a coloro che hanno difeso santa romana Chiesa, che hanno difeso, con le loro giovani vite, la città santa contro un’aggressione a cannonate contro la città dei papi che, secondo il principe, sarebbe stata “donata da Costantino nel Trecento” e sarebbe stata “uno Stato libero, popolare, legittimo, con 1500 anni di storia” (risate da parte di alcuni del pubblico al disotto delle gradinate).
“Noi siamo italiani, la mia famiglia ha dato molto sangue per la patria, l’Italia. La cravatta che porto è a lutto, ma porta la bandiera italiana [spilletta], per il rispetto che noi dobbiamo alle istituzioni, ma non dobbiamo dimenticare una cosa: i nemici della Chiesa sono sempre gli stessi, quelli di ieri e quelli di oggi, e noi con gli amici di Militia
Christi, del Comitato Subiaco e di migliaia e di migliaia di sacerdoti e cattolici che pregano in questo momento in tutto il mondo, contrasteremo i nemici della Chiesa per secoli e secoli fino alla fine dei tempi”, ha proseguito Sforza Ruspoli, il quale ha poi voluto ringraziare alcuni militanti di M.C. per il loro particolare impegno.
Il principe ha continuato affermando “noi vogliamo la riconciliazione e la pace” e sostenendo che tale pace e riconciliazione possono avere le loro fondamenta solo sulla verità storica che “non si falsa né con i fuochi d’artificio né con i botti e i petardi, ma con la serietà, la riflessione, la preghiera”. Mostrando con il suo divertente lapsus che
forse c’è un suo notevole retropensiero sull’attività della Chiesa nella falsificazione della storia. Sforza Ruspoli ha concluso invitando a recitare delle preghiere per i caduti pontifici, aggiungendo “mio nonno non è morto, ma era dietro a quel muro”, “combattendo con loro”.
Il megafono è poi tornato all’attivista di M.C. che, “in attesa della benedizione della corona e della bandiera” ha invitato a pregare per i caduti papalini, dopo la preghiera di gruppo, consistita nella ripetizione di vari requiem, il militante con megafono ha detto “ora ricordiamo anche i nemici”, ed è seguito un coro di altri tre requiem.
Lo stesso ha continuato dicendo che non c’era molto da aggiungere a tali preghiere e all’intervento del principe Sforza Ruspoli. Aggiungendo “Come vedete, noi da anni siamo qui per cercare una vera conciliazione, che sia, come lui ha detto bene, un ammettere la verità storica. Lo Stato italiano deve ammettere che il 20 settembre 1870, ha aggredito e assalito uno Stato libero, sovrano e popolare, ha sparato a cannonate contro il santo padre” (risate da uno del pubblico).
Secondo tale attivista di M.C. si potrebbe giungere a una vera pace, soprattutto con l’apporto della società civile e non solo di santa romana Chiesa, facendo le ammissioni sopra richieste, riscoprendo le radici cristiane che, secondo lui, hanno fondato l’Italia e con il reciproco rispetto. “Solo così potremo superare ogni crisi, ricostruire
quello che era un faro di civiltà”. Ha poi ringraziato i giovani di M.C. che nel tempo hanno contribuito a tenere alto il vessillo papalino di fronte a una società moderna indifferente, disinteressata che, secondo lui, sta perdendo la propria identità. “È un onore stare qua, è un onore vedere questa bandiera con la quale il principe Ruspoli ci ha voluto, onorare, appunto, perché è intrisa con il sangue dei martiri, di 19 ragazzi sulla ventina d’anni, che invece di andare in discoteca o fumare droga, si sono sacrificati a fianco del beato Pio IX”, ha scandito con fierezza! “Affinché questo sacrificio non sia vano, e affinché ci sia una vera conciliazione dove potremo leggere su queste mura i nomi di coloro che dall’altra parte sono morti, perché si vuole la conciliazione ma non c’è neanche una lapide a memoria di questo, non c’è nulla e questo non è giusto, ma noi, di spirito cristiano, sappiamo che domani dovranno cambiare le cose e speriamo che il nostro lavoro serva a questo, quindi non guerra ma pace per noi, non festa ma lutto, al contrario di quello che il comune di Roma sta facendo”, ha proseguito, invitando i manifestanti ha gridare forte “onore” per i caduti papalini con questa formula: “Ricordando i martiri caduti pontifici che si batterono eroicamente il 20 settembre 1870, affianco del santo padre beato Pio IX, a difesa di Roma cristiana, dell’identità cristiana d’Italia e dell’Europa cristiana, civiltà e radice di tutti i tempi, ora e sempre, onore.” Onore hanno gridato i manifestanti e la manifestazione è stata dichiarata sciolta.
È poi salito un prete che ha benedetto la bandiera papalina e la corona di M.C. e un militante di M.C. è sceso a distribuire, tra i pochi spettatori, un volantino in cui si ribadiscono più o meno le cose sopra riferite e si attaccano Beppino Englaro e Maurizio Mori per la “disumana eutanasia della povera Eluana”.

Falconara Marittima, 21 settembre 2010
Fiorenzo Nacciariti.

- INCREDIBILE !!!

lunedì, 20 settembre 2010

Fermati dalla Digos, identificati e schedati gli atei dell’UAAR che con le loro bandiere assistevano (assistevano e niente altro !) al funerale della laicità. Sotto gli occhi del Presidente della Repubblica che non ha aperto bocca durante tutta la “celebrazione” lasciando che parlasse per lui l’unica vera autorità politica presente, il cardinale Bertone, Segretario di Stato Vaticano e plenipotenziario del Papa Re. Questo il Comunicato dell’UAAR. LEGGI

- Raccogliamo qui le proteste e gli attestati di solidarietà che noi per primi esprimiamo al Segretario dell’UAAR e a tutti i nostri compagni di Resistenza Laica a cui è stata negato di il diritto di esistere e di far sapere che esistiamo. colpevoli di non voler credere ad alcuna versione della Menzogna Globale ivi compreso il sistema di potere del cattolicesimo che nella SS Vaticana ha proprio a Roma il suo centro direzionale planetario.

Ed ecco il discorso con cui il Plenipotenziario del Papa Pe ha ripreso posseso di Roma e dell’Italia.
Un vero e proprio atto imperiale con il quale si certifica che  loro, i teocrati della SS Vaticana,  mettono sotto la loro protezione e autorità l’intero territorio nazionale, capitale compresa. Naturalmente su insindacabile decisione del loro dio di riferimento.

(ecco integralmente il discorso di bertone, unico a parlare con attorno: napolitano, polverini, zingaretti, alemanno, gianni letta)

Discorso del card. Bertone a
Porta Pia, XX settembre 2010.

Cari bersaglieri,
in questa città di Roma capitale d’Italia sede del pastore della Chiesa universale, vescovo di questa alma urbe, siamo raccolti in un luogo altamente simbolico per compiere un atto di omaggio verso coloro che qui caddero e per raccogliere il messaggio che viene dalla breccia di Porta Pia, dal loro sacrificio e dal crogiuolo di tribolazioni, di tensioni spirituali e morali che quell’evento suscitò è sorta però una prospettiva nuova grazie alla quale ormai da decenni Roma è l’indiscussa capitale dello Stato italiano e il cui prestigio e la cui capacità di attrarre sono mirabilmente accresciuti dall’essere altresì il centro al quale guarda tutta la Chiesa cattolica, anzi l’intera famiglia dei popoli.

Alla vigilia del centocinquantesimo dell’unità d’Italia possiamo riconoscere che nel reciproco rispetto della loro natura e della loro funzione, la comunità civile e quella ecclesiale desiderano praticare in questo paese una vasta collaborazione a vantaggio della persona umana e per il bene dell’intera società. In questo luogo e in quest’ora carica di memorie e di significati, il nostro sguardo si eleva dalle concrete vicende terrene, oggi ricordate, alla dimensione di eternità che la parola (?) si fa preghiera. Dio onnipotente ed eterno a te salga la lode e il ringraziamento perché sempre guidi gli eventi della storia degli uomini verso traguardi di salvezza e di pace. Noi contempliamo l’opera della tua provvidenza che si è dispiegata mirabilmente anche in questa città e in questa terra d’Italia per ridonare concordia di intenti dove aveva prevalso il contrasto. In quest’urbe che per tua disposizione fu la sede della predicazione dell’annuncio cristiano dell’apostolo Pietro, il suo successore possa continuare a svolgere in piena libertà la sua missione universale. Tu che hai dato agli abitanti d’Italia il grande dono della fede in Cristo Gesù, conservi e accresci questa preziosa eredità anche per le generazioni future. Riecheggia nei nostri cuori l’invocazione del beato pontefice Pio IX: “Gran Dio, benedite l’Italia!”. Sì o signore benedici oggi e sempre questa nazione, assisti e illumina i suoi governanti affinché operino instancabilmente per il bene comune, dona l’eterna pace a quanti qui caddero e a tutti coloro che li seguono e anche in questi giorni hanno sacrificato la vita per il bene della patria e dell’umanità. Questa città, questa nazione, il mondo intero godano sempre della tua protezione e del tuo aiuto affinché il corso della storia si svolga nella giustizia e nella pace verso quei traguardi, verso la pienezza di intenti annunciata da Cristo Gesù. Amen.

20 Settembre 2010 , tutti in ginocchio a Porta Pia davanti al Plenipotenziario del Papa Re.

martedì, 27 luglio 2010

E ci sarà pure il Presidente Napolitano.

Nel 140° anniversario della Breccia di Porta Pia tutte le celebrazioni si svolgeranno all’ombra del Papa Re. Clamoroso cedimento sponsorizzato dal Presidente della Repubblica in persona che chiuderà la Breccia del 1870 e rimetterà la chiavi del Nuovo Stato Pontificio Vaticaliano nelle mani del Cardinale Bertone. E’ la fine ingloriosa e definitiva dello Stato laico.

Pannella, fa’ qualcosa… almeno tu !

Da La Repubblica del 27/10/2010

ORAZIO LA ROCCA | Repubblica | 27 Luglio 2010

Le celebrazioni dei 140 anni della presa di Roma precedute da dieci mesi di trattative fra il Comune e la Santa Sede. Sarebbe stato il Quirinale a suggerire un percorso condiviso; Bertone lima e modifica il programma, poi il placet a Alemanno.

CITTÀ DEL VATICANO – Celebrare i 140 anni della presa di Porta Pia con un programma di eventi senza venature anticlericali e antivaticane, e senza elementi polemici non graditi Oltretevere. Sarà questo, dopo una lunga trattativa con il comune di Roma, lo spirito dell´anniversario della Breccia del 20 settembre prossimo; gli uomini del Papa hanno voluto che venisse impostato all´insegna della cultura, della storia, del dialogo, ma senza riferimenti all´attualità. La ricorrenza sarà ricordata con una ricca scaletta di incontri (convegni, manifestazioni pubbliche, confronti tra storici) totalmente graditi, nella scelta dei titoli e dei relatori, alla Santa Sede e al segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, il quale – in sintonia col sindaco di Roma Gianni Alemanno – ha dato nei giorni scorsi il suo placet alle celebrazioni che dal 18 al 20 settembre vedranno coinvolti il Quirinale, il Campidoglio e il Vaticano.

Secondo quanto filtra dai Palazzi vaticani, sarebbe stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – sarà presente alla giornata clou davanti a Porta Pia – a “suggerire” al Campidoglio di arrivare a una commemorazione “condivisa” con la Santa Sede per non trasformare la festa del 140esimo anniversario della Breccia in un raduno simile all´annuale incontro che i radicali di Marco Pannella ogni 20 settembre indicono davanti alla stessa Porta Pia per celebrare la caduta dello Stato Pontificio e la fine del potere temporale del Papa.

Il Quirinale – a quanto sembra – non ha dovuto faticare molto per convincere il Campidoglio ad accettare i desiderata vaticani fin dalla formazione del comitato organizzatore, nel quale la Santa Sede ha nominato l´arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura. Non tutto è filato liscio. Sono stati necessari, infatti, quasi 10 mesi di lavoro, con numerosi incontri in Vaticano, presenti Alemanno e Bertone, per arrivare ad un programma pienamente condiviso per il quale solo alcuni giorni fa il Segretario di Stato si è detto “pienamente d´accordo”, facendo capire che il 20 settembre potrebbe essere persino presente davanti a Porta Pia accanto al presidente Napolitano.

Per la diplomazia capitolina un indubbio successo costato però alcune dolorose rinunce come la cancellazione nel comitato organizzatore di uno storico proposto dal Campidoglio, ma non gradito al Vaticano perchè giudicato troppo vicino alle posizioni dell´estrema destra. Nessun problema, invece, per gli altri due nomi in aggiunta a Ravasi proposti dal Vaticano, lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di S. Egidio, e la professoressa Micol Forti dei Musei Vaticani. Meno fortunato, invece, è stato Marcello Veneziani, giornalista e scrittore notoriamente vicino alla destra, che si è visto bocciare dalla Segreteria di Stato della Santa Sede (e quindi dal cardinale Bertone) il titolo di un convegno da lui proposto per la giornata di apertura del 18 settembre in Campidoglio. Nella intestazione della bozza Veneziani, nella sua veste di coordinatore del convegno, aveva scritto “Pio IX, il Papa Re”, bocciato dal Vaticano perchè “troppo provocatorio”

. Titolo, poi, cambiato in un più accomodante “Pio IX e la città di Roma”, benedetto senza problemi da Bertone, il quale se interverrà alle celebrazioni (ha assicurato che informerà ufficialmente il Campidoglio entro agosto) non sarà comunque il primo segretario di Stato della Santa Sede a commemorare la Breccia di Porta Pia. «E´ stato preceduto nel centenario del 1970 dall´allora cardinale vicario Angelo Dell´Acqua», ricorda il teologo Gianni Gennari, editorialista del quotidiano cattolico Avvenire, che è stato anche testimone diretto di quell´evento nel quale, specifica, «per la prima volta un delegato papale definì la caduta del potere temporale come un segno benevolo della Divina Provvidenza per la Chiesa». «Ero nell´ufficio del cardinale – racconta Gennari – quando arrivò la telefonata di Paolo VI che gli chiese di andare a celebrare la Messa a Porta Pia il 20 settembre 1970. Dell´Acqua in un primo momento titubò, non capì. Ma poi non ebbe esitazioni, obbedì, andò e celebrò».

Appello per una Resistenza Laica.

giovedì, 29 ottobre 2009

La conferenza di presentazione  ha stimolato questo Appello del nostro amico Giampietro Sestini che qui riproduciamo per le vostre riflessione e osservazioni.

Cari amici,
ieri a Roma, Palazzo dell’Esposizione, è stato presentato il libro di Massimo Teodori “Contro i clericali”, edizione Longanesi, pagg. 259, euro 16.
Oltre l’autore, hanno commentato il libro il prof. Stefano Rodotà (ns. socio onorario), il giornalista Stefano Folli del Sole 24 Ore e Massimo Bordin di Radio Radicale.
Dal prologo del libro riportiamo uno stralcio:

“Clericale non vuoI dire cattolico, e cattolico non vuoi dire dericale. La storia insegna. Giuseppe Lazzati e Costantino Mortati alla Costituente non la pensavano come Giuseppe Dossetti e Giorgio La Pira che proponeva la menzione della Santissima Trinità nella Costituzione. L’Amintore Fanfani del referendum antidivorzista del 1974 era molto distante da Aldo Moro. Luigi Gedda nel 1948 era ben altra cosa da Alcide De Gasperi. Nel 1952, ad esempio, ad Alcide De Gasperi che chiedeva un’udienza per l’anniversario del suo matrimonio, Pio XII oppose un diniego perché aveva rifiutato di avallare per il comune di Roma una lista di democristiani, neofascisti e qualunquisti patrocinata dal Vaticano (la cosiddetta «operazione Sturzo»). Il presidente del Consiglio scrisse allora una esemplare lettera al papa: Come cattolico accetto l’umiliazione benché non sappia come giustificarla, come presidente del Consiglio italiano e come ministro degli Esteri, la dignità e l’autorità che rappresento e della quale non mi posso spogliare anche nei rapporti privati, mi impone di esprimere lo stupore per un rifiuto così eccezionale e di riservarnii di provocare dalla Segreteria di Stato un chiarimento.
Un’altra antitesi — tra laico e laicista — viene spesso proposta sull’onda di un diffuso equivoco intellettuale. Equivoco, perché la falsa opposizione è stata introdotta dal lessico ecclesiastico che distingue gli intellettuali e i politici obbedienti alla Chiesa (definiti « laici ») da quelli che invece confidano nella laicità dello Stato e nel diritto individuale di disporre della propria vita (definiti « laicisti »).

Ancora, dalla prefazione riporto una riflessione di Gaetano Salvemini risalente al 1951:

“Il clericale disputa, insiste, condanna, minaccia. Con albagia e ferocia, non tanto sui problemi della condotta morale, quanto sulle basi dogmatiche della religione. Fuori di queste non c’è, secondo lui, vita morale. Chi non è clericale non è cattolico; chi non è cristiano non è religioso; chi non è religioso è immorale. Perciò chi non è clericale è un essere maligno e pericoloso alla società… Uomini che hanno la stessa religione hanno diverse fibre morali, e uomini che hanno diverse religioni hanno eguali modi di comportarsi moralmente. Questa esperienza non esiste per il clericale. Esiste solo la certezza che, se non accettate i suoi dogmi, siete un’anima perduta. Essendo sicuro che la sua anima si salverà, si occupa di salvare le anime degli altri, presuntuoso, arrogante, invadente”.


Dal capitolo “il falso biotestamento”, un’amara considerazione sull’Italia di oggi:


“Attraverso le parole di Emma Bonino, Ignazio Marino e Umberto Veronesi si riproponeva in parlamento l’antica sfida tra laici e clericali che metteva in luce la divaricazione tra politica e società che ha connotato la storia civile dell’Italia contemporanea. Per un verso la società politica, mano a mano che soggiaceva all’influenza delle gerarchie ufficiali della Chiesa, ignorava i bisogni della società secolarizzata, rinchiudendosi negli angusti labirinti delle leggi proibizionistiche estranee al comune sentire della popolazione. Per un altro, fiorivano i circoli scientifici e militanti portatori di diffuse domande di libertà individuale e di nuovi diritti civili anche in materia etica, che tuttavia non riuscivano a esercitare alcuna influenza sulle decisioni politiche e legislative”.


E’ vero, circoli, associazioni e militanti laici si stanno diffondendo, ma disuniti come sono non incidono sul piano che conta: la comunicazione di massa.

E’ giunto il momento di dare vita ad una grande movimento laico nazionale, capace di parlare a nome di tutta la galassia laica. Per fare ciò occorre costituire intanto un COMITATO promotore, composto da persone credibili, autorevoli e conosciute della società civile, con esclusione dei parlamentari di ogni partito, senza l’ambizione di presentarsi alle elezioni ma in grado di “monitorare” il comportamento dei politici e indicare pubblicamente in occasione delle elezioni coloro che non rispettano il principio costituzionale della laicità delle istituzioni.
Le “consulte”, le “intese”, le “reti”, le “leghe” territoriali sinora costituite sono utili, ma non risolvono il problema. Il momento è grave ed occorre una iniziativa adeguata. Sappiamo che il nostro appello non basterà a raggiungere l’obiettivo, ma se nessuno comincia a parlarne, non avremo neppure la speranza.

Cordiali saluti
Giampietro Sestini

Fini torna a difendere la laicità delle Istituzioni.

lunedì, 18 maggio 2009

Coraggiose espressioni del Presidente della Camera parlando di bioetica in occasione di un incontro sulla Costituzione con studenti di Monopoli. Insorgono i politicanti cristianisti che vogliono legiferare solo sotto dettatura della SS Vaticana.

Da La Repubblica del 18/05/09

http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/fini-parla/fede-e-parlamento/fede-e-parlamento.html

MONOPOLI - “Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso”. Gianfranco Fini, parlando di bioetica durante un incontro sulla Costituzione con studenti di Monopoli, rilancia il tema della laicità dello Stato. Pronunciando parole destinate a far discutere. “Il dibattito sulla bioetica – dice il presidente della Camera – è complesso e mi auguro che venga affrontato senza gli eccessi propagandistici che ci sono stati da entrambe le parti perchè queste sono questioni nelle quali il dubbio prevale sulle certezze”.

La prima replica viene dall’Udc. E i toni sono duri: “‘Si tratta di un appello alla discriminazione verso i cattolici impegnati in politica e tutti coloro che vivono una fede o credono ad una religione. Il presidente della Camera ci riporta nel piu’ buio dei totalitarismi neri nel Novecento”.

Immigrazione. A fronte delle roventi polemiche Fini invita ad abbassare i toni: “Dovremmo sforzarci tutti di affrontare una questione così complessa e così importante senza cadere nella tentazione di dare vita a un confronto finalizzato unicamente al voto per il Parlamento europeo”.

(18 maggio 2009)

E’ nata la “Società Pannunzio per la Libertà d’Informazione”.

mercoledì, 6 maggio 2009
In questo momento gravissimo per la libera circolazione delle informazioni nel nostro Paese, sceso sempre più in basso nella classifica relativa alla libertà di stampa, salutiamo la nascita di questo nuovo strumento di sostegno alla fondamentale e irrinunciabile libertà di espressione.
No God ha aderito e invita i suoi visitatori ad aderire.
Da www.criticaliberale.it

Con l’annuncio ai presenti dell’adesione di Reporters sans Frontières e di Gustavo Zagrebelsky in qualità di soci promotori, ieri, con un incontro pubblico a Roma presso l’affollata sala dello Spazio Europa della Commissione Europea in Italia (via IV novembre, 149), ha preso uffi cialmente vita la Società Pannunzio per la Libertà d’Informazione. Nel nome e negli intenti di Mario Pannunzio, il giornalista italiano fondatore nel 1949 di quel che è considerato il giornale italiano più libero dal dopoguerra ad oggi, un gruppo di amici raccolti intorno alla storica Fondazione Critica Liberale di via delle Carrozze ha dato vita in poco meno di due settimane, ad una nuova associazione culturale votata all’azione contro il degrado dell’informazione italiana. Negli intenti del Portavoce Enzo Marzo e del Direttore Marco Contini “La consapevolezza che i media non sono liberi” si legge nella dichiarazione d’intenti, “nella nuova era dei media la libertà d’informazione è garantita bene o male da Costituzioni e leggi, ma nella realtà i media sono manipolati , eterodiretti, conformisti . Non c’è democrazia senza informazione indipendente. Le democrazie occidentali non sono più tali se manca un requisito minimo di democrazia come un’informazione indipendente”. Tra gli intervenuti Pier Virgilio Dastoli, Adele Cambria, Guido Scorza, Amelia Beltramini. Per il Portavoce della Società Pannunzio va inoltre “fondato pressoché dal nulla il ‘diritto dei lettori’, che sono ora senza difese sia in quanto cittadini poiché non viene garantita loro né la pluralità né l’indipendenza dell’informazione, sia in quanto consumatori. Eppure come compratori di un bene”, conclude Enzo Marzo, “ essi sono peraltro ‘consumatori’ di una merce ben più delicata di altre, perché condiziona la salute ment ale e democratica e quindi dovrebbero acquisire almeno diritti analoghi a quelli che con fatica hanno gli acquirenti di un qualunque bene di consumo, in fatto di trasparenza, di non commistione di interessi, di non inquinamento della notizia”.
Lo sguardo lungo della Associazione si poserà inoltre sui nuovi media come il giornalismo internet: “Internet rappresenta il media più grande mai esistito, per le dimensioni del pubblico cui si rivolge” sottolinea il Direttore Marco Contini, “è caratterizzato dalla mancanza di una rigida separazione tra utenti e produttori di informazione: chiunque, in pochi click, ne legge e ne produce”. L’informazione della Rete attraversa dunque per vie orizzontali i media tradizionali, sfuggendo alle linee di controllo da parte dei poteri consolidati , &ldq uo;in ogni paese democratico” afferma Contini, “è il libero racconto ed indipendente dei fatti e della storia a creare una coscienza civile nei cittadini, trasformandoli da soggetti passivi della democrazia a suoi protagonisti. Difendere la libertà di manifestazione del pensiero in Internet significa difendere questa speranza”. Parole e documenti, quelli già disponibili on-line sul sito della Pannunzio (www.societapannunzio.eu) sottoscritti fin ad ora da 44 soci promotori tra associazioni ed i big della cultura italiana. Per il giornalismo Corrado Stajano, Adele Cambria, Vittorio Emiliani, Federico Orlando, Giovanni Russo, Nicola Caracciolo, Peter Gomez. Numerosi i filosofi e gli intellettuali come Gennaro Sasso, Tullio De Mauro, Giulio Giorello, Carlo Augusto Viano, Luigi Ferrajoli, l’Istitut o Italiano per gli studi Filosofici con Gerardo Marotta, Beatrice Rangoni Machiavelli, Nadia Urbinati. Giuristi del calibro di Sergio Lariccia, Valerio Pocar, Giovanni Salvi, Gustavo Ghidini, Piero Bellini con il Centro Calamandrei di Torino. Un numero, il 44, quello simbolicamente scelto dalla Pannunzio, che corrisponde al posto occupato dall’Italia nella classifica stilata da Reporters sans Frontières , sulla libertà di stampa. Una cifra preoccupante anche per una socia fondatrice della Società Pannunzio come Beatrice Rangoni Machiavelli, che prende la parola per annunciare l’adesione di nove parlamentari europei.
Tra le numerose associazioni promotrici della Pannunzio ricordiamo la Sylos Labini, la federazione Nazionale di giustizia e Libertà, il Movimento dei Consumatori, Arcigay, Associazione Luca Coscioni, l a Federconsumatori nazionale, le case editrici Dedalo e Leo S.Olschki, il Centro Studi sui Media “Senza Bavaglio”, Conoscere per Deliberare, il Settore Nazionale Nuovi Diritti CGIL ed il sito Italialaica.it. Molto apprezzate le adesioni finora pervenute, tra le altre, di Giuseppe Giulietti e della Associazione articolo 21. (a.c.)

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Geert Wilders e Pym Fortuyn.

lunedì, 20 aprile 2009

Ricordate Pym Fortuyn ? Fu ferocemente assassinato da un verdastro-ambientalista, rigorosamente de sinistra. La sua colpa era quella di rappresentare nel Parlamento del suo Paese i liberali che non volevano soccombere di fronte ai cedimenti sulle libertà che venivano e vengono conculcate dalla crescente marea fondamentalista islamica. Pym Fortuyn era omosessuale, impegnatissimo nel difendere i diritti dei gay a rischio di estinzione forzata in nome di Allah. Ma i froci nostrani rigorosamente marxisti e de sinistra lo avversavano e disprezzavano, insieme alla canea tafazzian-comunista che se tocchi i musulmani, alleati dell’ideologia del cazzo anti-occidentale (libertà di pensiero e di impresa), preferiscono tagliarsi le palle piuttosto che difendere il proprio diritto alla libertà, anche sessuale. Ora c’è anche Geert Wilders che rischia la stessa fine di Pym, grazie all’avversione nei suoi confronti guidata dagli imbelli servi dell’integralismo musulmano che stanno trasformando l’Europa in una provincia dell’umma islamica. A differenza di Fortuyn, gay e liberal, non conosciamo bene le posizioni politiche di Wilders, ma vale la pena di dare un’occhiata a questo aggiornamento.

18.04.2009 In Olanda Wilders va sempre più forte e fa sogni da premier
*L’Olanda esce da Eurabia ?*

*Testata*: Il Foglio
*Data*: 18 aprile 2009
*Pagina*: 1
*Autore*: La redazione del Foglio
*Titolo*: «In Olanda Wilders va sempre più forte e fa sogni da premier»

*Se in Olanda si votasse oggi, Geert Wilders,  l’erede di Pim Fortuyn,
guiderebbe il primo partito del paese. Sarà l’Olanda il primo paese ad
uscire da Eurabia ? Ecco l’analisi del FOGLIO di oggi, 18/04/2009 a pag.1,
dal titolo ” In Olanda Wilders va sempre più forte e fa sogni da premier “:*

L’Aia. Nel laboratorio del multiculturalismo che è l’Olanda, il Partito
della libertà di Geert Wilders è diventato la prima forza politica del
paese. Secondo l’ultima rilevazione di Maurice de Hond, se si votasse oggi
per i 150 seggi della Camera, il Partij voor de Vrijheid passerebbe da 9
deputati a 32. I cristiano- democratici e i laburisti che governano il paese
in una grande coalizione crollerebbero rispettivamente a 27 e 22 seggi. La
progressione di Wilders è costante, da quando l’autore del film “Fitna” è
stato espulso dal Regno Unito e inquisito per “istigazione all’odio e alla
discriminazione” da un tribunale di Amsterdam. Tra marzo e aprile, il
Partito della libertà ha conquistato altri 5 seggi. “Voglio diventare primo
ministro”, ha detto Wilders in un incontro con 200 suoi sostenitori in
marzo. Il leader della destra detta “populista” – che asseconda e capisce la
pancia del paese – ha appena annunciato il sequel di “Fitna”: dopo il
cortometraggio sui versetti del Corano che “incitano all’odio”, nel 2010
arriverà un film sull’islamizzazione che minaccia Europa e Stati Uniti. Il
primo test della consistenza reale del Partito della libertà saranno le
elezioni europee di giugno. Nel paese che ha bocciato il trattato
costituzionale dell’Unione europea, la campagna di Wilders è antieuropeista:
abolizione dell’Europarlamento, “no” all’ingresso della Turchia, espulsione
di Romania e Bulgaria dall’Ue e un commissario unico incaricato della moneta
unica e del mercato interno. La crisi economica gioca a suo favore: Wilders
boicotta il Parlamento, perché il piano di rilancio del governo avvantaggia
gli immigrati “approfittatori”. Il suo elettorato si allarga alla classe
media, spiega il sondaggista Peter Kanne: “Piccoli imprenditori e quadri
medi che si sentono minacciati e vogliono il ritorno dei vecchi valori
olandesi”. Come Pim Fortuyn, Wilders tocca la corda del relativismo
istituzionalizzato. A Rotterdam, guidata dal sindaco di origine marocchina
Ahmed Aboutaleb, in febbraio il Consiglio comunale ha autorizzato un teatro
a creare una balconata riservata alle donne, su richiesta dal comico
musulmano anti integrazione Salaheddine Benchikhi. Fino a dicembre, il sito
Morokko.nl, frequentato dalla comunità marocchina, ha ricevuto fondi
pubblici nonostante sul suo forum si inneggiasse ai “martiri” che avevano
attaccato Mumbai e ucciso soldati olandesi in Afghanistan. In gennaio, il
governo ha autorizzato funzionari, militari ed eletti locali a prestare
giuramento sul Corano. Martedì, il ministro degli Esteri
cristiano-democratico, Maxime Verhagen, ha accusato Wilders di voler
trasformare l’Olanda in un paese del “noi contro di loro”. Ma, oltre a
essere il politico più minacciato (292 complotti nel 2008, secondo la
polizia), Wilders è percepito come la vittima dell’establishment e sottrae
voti ai partiti tradizionali. Unica eccezione il D66, il partito liberale e
libertario, pro immigrazione ed europeista. Il D66, l’altra faccia dei
valori che Wilders dice di difendere, passerebbe da 3 a 18 deputati.

Una “Fiera del Libro” schierata contro il libero pensiero.

sabato, 18 aprile 2009

Incredibile presentazione della Fiera del Libro tutta imperniata per contrastare l’ateismo

Le reazioni.

Raffaele Carcano, Segretario dell’ UAAR

Al direttore editoriale della Fiera del Libro di Torino, Ernesto Ferrero

Gentile dott. Ferrero,
diversi organi di stampa hanno riportato la notizia che lei, nell’illustrare il tema conduttore della Fiera 2009 (Io, gli altri), ha dichiarato che viviamo “in un momento in cui sembra prevalere l’edonismo, l’egoismo e una sorta di ateismo sociale”.
Citare a sproposito l’ateismo e denigrarlo è diventato ormai una specie di passatempo della classe dirigente del paese, non a caso in caduta libera nella considerazione internazionale. Spiace dover constatare che anche un così alto rappresentante della cultura italiana abbia voluto dedicarvisi.
Quale segretario dell’associazione italiana che unisce gli atei e gli agnostici mi tocca dunque ricordarle che i non credenti ritengono che una società coesa non possa e non debba basarsi sull’imposizione (egoistica) a tutti gli individui di opinioni, scelte e interessi di una sola parte. Le rammento inoltre che, secondo tutte le inchieste sociologiche, non solo italiane, sono proprio i non credenti a manifestare tolleranza nei confronti dell’Altro (chiunque sia l’Altro) e a leggere libri molto più frequentemente di quanto facciano i credenti. E sono tanti i libri che raccontano dei danni prodotti, nel passato e nel presente, da quel “fideismo sociale” così solerte nel demonizzare l’Altro.
Con le sue dichiarazioni ha finito paradossalmente per negare proprio quei valori che la scelta del tema avrebbe invece voluto affermare. Ci auguriamo che si sia trattato di un mero incidente di percorso: saremmo pertanto lieti di ricevere e diffondere le sue considerazioni in merito.
Cordiali saluti
Raffaele Carcano, segretario UAAR

Giulio C.Vallocchia, curatore del sito www.nogod.it

Caro Direttore,

capisco bene che nel clima politico-culturale italiano dominato dalle gerarchie cattoliche schierarsi contro i liberi pensatori è un sicuro viatico di autorevoli consensi e di successo mediatico.
Ma francamente il suo anatema contro l’ateismo mi sembra veramente spudorato, tanto più che  il contrario del libero pensiero è il pensiero unico nelle varie versioni della Menzogna Globale religiosa.
Pazienza !
Consoliamoci che per il momento non è previsto il ripristino dei roghi cattolici per eretici e liberi pensatori, e che almeno per un po’ non sarà istituita l’impiccagione per i blasfemi negatori di Allah prevista dalla shaarìa.

Cordiali saluti,
Giulio C.Vallocchia
www.nogod.it

Collaborate alla difesa del libero pensiero
inviando le vostre proteste a questo indirizzo

http://www.fieralibro.it/it/contatti/ente-promotore.html

Scoperta un’oasi di laicità…

domenica, 29 marzo 2009

…anche nel PDL-Popolo della Libertà vigilata dal Vaticano.

Oltre a quella rappresentata dai Radicali nel PD-Partitus Dei anche nel PDL si apre uno spazio in cui possono sopravvivere gli ultimi esemplari laici che sembravano in via di estinzione anche lì. Ci pensa Gianfranco Fini a mettere i cartelli indicatori per le poche gazzelle laiche che sopravvivono nel deserto popolato quasi esclusivamente da sciacalli clericali. Al termine di una lunga evoluzione politica, dopo la nascita all’ombra nera dell’ex repubblichino Almirante, Fini è stato l’unico oratore del Congresso fondativo del PDL a fare un discorso di altissimo significato culturale e politico, ed ha saputo coraggiosamente mettere i paletti della laicità in un partito destinato comunque ad essere la proiezione politica e il braccio armato dei gerarchi della SS Vaticana. Memorabile il suo avvertimento sul pericolo di uno Stato etico, prefigurato dall’oscena Legge sul testamento biologico licenziata in prima lettura al Senato.

Qui la fonte della notizia LEGGI

E qui il commento di Eugenio Scalfari

Meno male che Fini c’è
di EUGENIO SCALFARI

Era stato concepito come un congresso-show e così si è svolto, ma sarebbe grave errore interpretarlo solo come un evento mediatico. Il Popolo della libertà ha ancora l’apparenza d’un partito di plastilina, malleabile e manipolabile con facilità, ma ha un’armatura di ferro costituita da interessi largamente diffusi nella società italiana: le partite Iva, le piccole imprese, il lavoro autonomo, le clientele del Sud e delle isole, i disoccupati e i giovani in cerca di lavoro. A suo modo è un blocco sociale che crede di aver trovato la sua rappresentanza e la sua tutela nel carisma berlusconiano.

Lo show fa parte della rappresentazione, serve a celebrare il Capo che oggi sarà incoronato; ha anche i suoi aspetti impietosi che rivelano lo spirito del luogo. Uno di tali aspetti l’abbiamo colto nell’esibizione dei quattro giovani che hanno parlato in apertura del congresso. Non tanto per i discorsetti che hanno letto quanto per i gesti di commento del Capo seduto in platea. Quando uno di essi l’ha chiamato eroe lui ha alzato il dito pollice in segno di euforica approvazione e di nuovo l’ha alzato quando un altro ha aggiunto che tutto quanto di buono è stato fatto in Italia lo si deve soltanto a lui. Il giorno dopo, durante il discorso di Fini nei suoi passaggi più dissenzienti, la maschera del Capo era del tutto diversa: un sorriso-smorfia gli increspava le labbra e il teleschermo diffondeva quell’immagine di evidente fastidio che le parole del presidente della Camera gli suscitavano.

Intanto la colonna sonora dello show passava dall’inno di Mameli all’inno alla gioia beethoveniano per affidare alla canzone “Meno male che Silvio c’è” la conclusione della sigla musicale.

Un’altra osservazione, per restare ancora sullo show: nella grande platea predominavano le bionde e nelle primissime file i giovani e le giovani di bell’aspetto perché al Capo piacevano così e così è stato fatto. Alcune (attendibili) malelingue dicono che per esaurire in modo conveniente i 56 posti a sedere di ogni fila, gli organizzatori siano anche ricorsi ad appositi centri di ricerca di figuranti e comparse, ma forse non è vero.
Ci sarebbe molto altro materiale per irridere, ma sarebbe inadatto a commentare un congresso serio e importante; perciò cambiamo registro.

La prima conclusione da trarre contrasta con quanto dicono alcuni attendibili sondaggi circa la durata del nuovo partito quando il suo leader non sarà più Silvio Berlusconi. Quei sondaggi dicono a forte maggioranza che il partito si dissolverà, non sopravviverà al suo fondatore. Ma a noi sembra sbagliato. La fusione con Alleanza nazionale non gli porta idee diverse con le quali confrontarsi, ma gli porta una prospettiva di durata che va oltre la sua leadership. Questo sì, è il plusvalore che Forza Italia, se fosse rimasta sola, non aveva. An è meno liquida di Forza Italia, perciò ha maggior resistenza al trascorrere del tempo e questo è il valore aggiunto di questa fusione.

Perciò, quale che sarà il leader che verrà dopo Berlusconi, il partito nato oggi ci sarà ancora per lunghi anni e non sarà facile smontare il blocco sociale che intorno ad esso si è coagulato. In altri tempi l’abbiamo creduto ma oggi crederlo ancora sarebbe profondamente sbagliato. La sinistra si dovrà confrontare a lungo e seriamente con questa realtà a cominciare da subito se ci riuscirà.

La parola popolo è stata quella più pronunciata nei vari interventi congressuali e soprattutto nel discorso di apertura del premier. Il quale ha fatto di quella parola il pilastro della sua concezione politica e istituzionale. Il popolo sovrano esprime il leader. Nel caso nostro è piuttosto il leader che ha costruito politicamente quel popolo, questo merito (o demerito) gli va onestamente riconosciuto.
Tra il popolo e il leader non ci sono intermediari e se ci sono vanno spazzati via o conservati come semplici simboli senza funzioni.
Il popolo si esprime plebiscitando il leader e votando per il suo partito e instaura in Parlamento, nelle Regioni, nei Comuni, la legittima dittatura della maggioranza che è lo strumento tecnico per trasformare in norme giuridiche e atti di governo le decisioni del Capo.

Nel suo discorso di apertura Berlusconi ha fatto un elenco dei valori comuni a tutto il Popolo della libertà. Il primo valore è, ovviamente, la libertà stessa. Il secondo la modernizzazione. Il terzo la meritocrazia. Il quarto l’identità nazionale a formare la quale entrano in gioco il mito della romanità, i Comuni e le Repubbliche marinare del medioevo, il Rinascimento, il Risorgimento, De Gasperi e ovviamente la Chiesa, Craxi e infine lui, il nuovo eroe (scusate se torno ad usare questa parola ma essa fa parte integrante della sostanza della concezione politica berlusconiana)

.
In quel lungo discorso di 90 minuti manca del tutto una menzione. Si parla di libertà, si parla di democrazia, si parla di Costituzione, si parla di giustizia sociale, ma non una menzione e neppure il concetto della divisione dei poteri. Cioè di stato di diritto. Cioè di controllo. I poteri di controllo politico del Parlamento. I poteri di controllo costituzionale del Capo dello Stato e della Corte. I poteri di controllo di legalità della magistratura.
Neppure un cenno alla natura indipendente di tali poteri. Si parla invece diffusamente del potere sovraordinato del leader scelto dal popolo di fronte al quale tutti gli altri debbono essere subordinati, rotelle d’un ingranaggio, o debbono scomparire perché inutilmente lenti, frenanti, ostacolanti, incompatibili con la cultura del fare.

Il fare non è un obbligo, è inerente alla vita di ciascuno, il fare costituisce il senso stesso della vita. Una vita inerte è una non vita. Non è dunque una cultura, quella del fare, ma un fattore biologico come il respiro, il movimento, il desiderio, la speranza. Insomma il senso.
Oppure il fare è una nevrosi, un’egolatria, un’ipertrofia dell’io, che per realizzarsi deve sopra-fare: fare intorno il deserto, sbarazzarsi dei corpi intermedi, di ogni opposizione, di ogni stato di diritto, di ogni organo di controllo. Perciò l’aspirazione e l’evocazione d’un consenso che superi il 50 per cento degli elettori.
Le monarchie di diritto divino, quelle dell’”ancien régime”, erano collegate al popolo senza intermediari, in lotta perenne contro i Parlamenti e contro i nobili. Lo Stato faceva tutt’uno col patrimonio del Principe, che riuniva in sé il potere di fare le leggi e di eseguirle oppure di ignorarle a suo piacimento. Le monarchie costituzionali (lo dice la parola stessa) furono tali perché soggette alla Costituzione. Perché la magistratura conquistò l’indipendenza. E i Parlamenti divennero i destinatari delle scelte del popolo sovrano.
Tutto questo per dire che la concezione politica di Silvio Berlusconi fa a pugni con l’obiettivo della rivoluzione liberale da lui indicato come il fine principale del Popolo della libertà.

Ma ci sono altre ragioni per le quali quella rivoluzione non si farà e non s’è mai fatta: gran parte degli interessi agglomerati e rappresentati dal centrodestra sono contrari ad essa così come gli sono contrari gran parte degli interessi rappresentati dalla sinistra. Perciò i tentativi di rivoluzione liberale in questo paese sono sempre falliti. Per il conservatorismo innato nella destra e nella sinistra. Li ha sostenuti soltanto il riformismo nei brevissimi periodi in cui ha governato: nel quindicennio giolittiano del primo Novecento, nella fase riformatrice di De Gasperi-Vanoni, nelle regioni centro-settentrionali guidate dall’egemonia socialdemocratica del Partito comunista e nel triennio prodiano del 1996-’98 abbattuto dalla sinistra.
C’è ancora una pepita di riformismo nel Partito democratico che stenta tuttavia a farne un valore condiviso dai suoi aderenti. Sarà una lotta lunga e dura.
Quella di Berlusconi è più facile perché fa appello ad una costante psicologica degli italiani: l’antipolitica. In nessun paese dell’Occidente l’antipolitica è un sentimento così diffuso e questa è una delle cause che ha ridotto la politica ad un livello poco meno che abietto; è un corpo separato e quindi aggredito e aggredibile da tutte le disfunzioni e da tutti gli inquinamenti.

Nel secondo giorno il congresso del Popolo della libertà ha cambiato faccia con il discorso congressuale di Gianfranco Fini. Non sembri una sviolinatura al “compagno” Fini, premio di consolazione ai disagi della sinistra, ma è invece un’analisi oggettiva d’un intervento degno di un uomo politico che ormai ha acquisito lo spessore d’un uomo di Stato.
Gran parte di quel discorso Fini l’aveva già pronunciata al congresso di scioglimento del suo partito pochi giorni fa, ma averlo ripetuto al congresso del nuovo partito in presenza del suo re incoronato e del suo pubblico devoto e osannante è un atto di coraggio che non si può sottovalutare.
All’inizio ha dovuto bruciare qualche grano d’incenso alla lungimiranza di Silvio, alla perseveranza e alle capacità di Silvio, alla sua lealtà e qualche altro grano di assenzio nei confronti della sinistra, della sua incapacità riformatrice e del suo sguardo perennemente rivolto al passato. (Ma Fini ha voluto dimenticare che vengono dalla cultura della sinistra alcune regole di mercato come la creazione della Consob e dell’Autorità antitrust, l’obbligo di trasparenza delle società quotate in Borsa, la legge sull’Offerta pubblica di acquisto-Opa e infine la massima delle riforme della storia italiana, l’abbandono della lira e l’adozione dell’euro. Non sono fatti che smentiscono le sue affermazioni, onorevole Fini?).

Ma poi è cominciata la parte vera del discorso ed è allora che il volto del Capo si è impietrito nel sorriso-smorfia e la variazione somatica è apparsa anche evidente sui volti dei suoi ex colonnelli di An.
Fini ha detto che il nuovo partito dev’essere pluralista. Che su Berlusconi, capo indiscusso, incombe però il compito di garantire quel pluralismo. Che è necessario intraprendere una riforma costituzionale per instaurare una democrazia governante. Ha insistito tre volte su questo binomio e la terza volta l’ha scandito perché entrasse nella memoria degli ascoltatori. E ne ha spiegato il senso: maggior potere al governo e al premier per governare con la rapidità richiesta dai tempi; ma anche maggiori poteri di controllo democratico al Parlamento. Se non è governante la democrazia affonda, se non è democratica si trasforma in autocrazia. Le due parole stanno insieme o affondano insieme.
Ha parlato del principio di legalità (che Berlusconi non aveva neppure nominato) come dire dello stato di diritto. Ha auspicato che il Partito democratico si riconsolidi ricordando che esso è portatore di valori necessari ad una democrazia compiuta. Ha descritto come sarà l’Italia tra dieci anni, pluri-etnica, pluri-religiosa, pluri-culturale, e quindi la necessità di prepararsi a questi eventi soprattutto nella scuola, nelle norme di integrazione e nel rispetto dei diritti ai quali debbono corrispondere i doveri sia dei cittadini che degli immigrati. Ha ricordato il diritto di esser curati anche per gli immigrati clandestini.

Il finale a sorpresa l’ha introdotto con una citazione latina: “In cauda venenum”. E poi: “La legge che avete votato al Senato sul testamento biologico è una cattiva legge, lede i diritti di libertà. So di essere in minoranza su questa questione e sul mio concetto di laicità dello Stato, ma mi auguro che ci ripensiate”.
Così ha concluso. Se avesse un Apicella, forse gli scriverebbe una canzone e la intitolerebbe “Meno male che Fini c’è” ma forse lui invece di alzare il pollice, gliela strapperebbe in faccia. O almeno così si spera.

(29 marzo 2009)