Tutti pazzi per B16
Nel 2010, quando anche in Italia la timida stampa vaticaliana cominciò a parlare dei mostruosi numerosi casi di pedofilia, su NoGod scrissi questi post che, oggi, sembra opportuno rileggere. Nessun amore per B16, il papa della riabilitazione dei lefebriani antisemiti, ma qualunque sia il motivo che lo ha portato a dimettersi, appare giusto osservare che ha dimostrato un senso del limite sconosciuto nel cattolicesim (Tiziana Ficacci)
29/3/10 Il Vaticano è la tomba del diritto, della democrazia e della giustizia. E’ doveroso chiedere l’abdicazione di Ratzinger e l’indizione di libere elezioni democratiche per la nomina del suo successore, la messa al bando di Bertone e di tutti i personaggi coinvolti nelle vicende, la censura a priori delle mendaci veline di padre Lombardi, l’abrogazione del “diritto” canonico in quanto utilizzato come pretestuosa fonte giuridica per l’occultamento dei pedofili, lo scioglimento della Cei, che da tale “diritto” trae personalità giuridica e l’abolizione del concordato, responsabile di finanziare coi soldi pubblici un’organizzazione così. E’ assurdo tenersi in casa un tale residuato prebellico, un pozzo senza fondo dove spariscono ingenti risorse pubbliche e dal quale esce solo fango (Roberto Martina, Il Riformista) La Chiesa cattolica si sente accerchiata, sotto tiro, vorrebbe avere l’agio di discutere tranquillamente del marcio che sta iniziando a grattare, e mal tollera la curiosità e lo sprezzo del mondo. Un atteggiamento incredibile per un ente che ha l’ambiziosa presunzione di dettare regole etiche al mondo, spesso imponendole con la forza. La feroce teocrazia per dominare ha usato nel tempo armi diverse: l’inquisizione, le conversioni forzate, la chiusura nei ghetti, la complicità con le dittature in tutte le parti del mondo, l’insabbiamento delle voci critiche al suo interno (qualche giorno fa la Chiesa non ha commemorato l’anniversario della morte di Romero, teologo della liberazione, definito zelante pastore da Giovanni Paolo II), le Conferenze episcopali utilizzate come clave politiche. La Chiesa cattolica ha inflitto al mondo il suo veleno senza mai pagare pegno. Forse è arrivato il momento della resa dei conti, e questo lo si deduce dalle reazioni sgangherate che i vertici stanno assumendo. Intanto hanno immediatamente reagito dicendo che la pedofilia non è prerogativa solo loro (è ovvio, ma questo non diminuisce la loro parte di responsabilità), e poi aggiungendo che è stata la liberazione sessuale 68ina a traviare alcuni preti (una scemenza che non merita repliche), si è tirato in ballo il celibato (una offesa per tutti quelli che non hanno una vita sessuale condivisa), e, per ultimo, qualcuno ha denunciato l’assenza di donne nel clero che avrebbero potuto calmare la bestialità del maschio. Tutte motivazioni che non sembrano tenere in nessun conto che la pedofilia è una perversione sessuale, un crimine schifoso e ancora più grave se viene compiuto quando ci è stata affidata la cura – volendo anche spirituale – di qualcuno. La Chiesa non vuole ammettere che lo scandalo è il silenzio complice, il non avere punito i responsabili né attraverso il diritto canonico né tanto meno col diritto penale, quello che compete agli uomini. Non sembrano capire questi uomini adulti che punire i responsabili è il solo modo che potrebbe mostrare un pentimento, e che in parte, solo in parte, può risarcire le vittime. Il papa Benedetto XVI nella lettera ai vescovi irlandesi, chiede ai religiosi di pentirsi davanti a Dio e ai tribunali, ma mentre benedice le palme a san Pietro ricorda al gregge che “da Dio viene ilcoraggio che non si lascia intimidire dal chiacchiericcio”. L’arcivescovo Schoenborn, ha deciso di affidare alla ex governatrice della regione di Vienna il giudizio sui crimini della pedofilia; i prelati francesi chiedono scusa, quelli tedeschi sono in subbuglio, e il New York Times ha dimostrato con i suoi articoli che nessuno, neanche il papa, è superiore al diritto di cronaca. Solo i vescovi italiani non sembrano provare né pentimento né compassione per le vittime, e nel corso del loro ultimo incontro invece di scrostare un po’ di ruggine dalle loro facce di bronzo, hanno avuto il tempo di scagliare l’anatema sui politici che potrebbero insediare le loro cliniche convenzionate e non adempienti ai piani di rientro economici. Hanno trovato supporto e conforto nella politica, nelle istituzioni e nei giornalisti. E questo a noi non ci sorprende: troppo vicini nel tempo sono i fatti che riguardano don Lelio Cantini di Firenze, uno dei pochi casi di pedofilia secondo mons. Fisichella, difeso strenuamente dal senatore Quagliarello, don Pierino Gelmini amico intimo dei ministri Giovanardi e Gasparri, don Ruggero Conti, grande elettore del sindaco di Roma che, per ricambiare il favore dei voti si distrasse al momento di costituire come parte lesa la città (come si fa da diverse consiliature per i casi di stupro e molestie). Mentre l’Occidente si disintossica, l’Italia continua ad essere preda dell’oppio dei popoli: la divisione tra Stato e Chiesa è sottile grazie all’ambiguo articolo 7 della Costituzione, da noi la Chiesa controlla i centri nevralgici della società attraverso le sue mille emanazioni e si occupa di molti servizi sociali, dell’istruzione, del tempo libero. Va aggiunto a ciò il fatto che il nostro Paese è privo di identità culturale e ha bisogno di identificarsi in idee forti anche se sceme. Non possiamo imporre al Vaticano la democrazia e la trasparenza come pure sarebbe necessario in un regime dittatoriale, ma dovremmo pretendere che il nostro governo faccia rispettare da quella monarchia lo stato di diritto e le leggi del paese nel quale opera. Così come sembra stiano facendo gli altri governi nei confronti dei loro governati. Tiziana Ficacci
14/4/10 I silenzi di Pio XII sulla Shoah e quelli di Benedetto XVI sulla pedofilia: tutto tace in Vaticano. Rispetto a Pio XII smetterei, per una volta, di parlare solo e soltanto di Shoah. Faccio due esempi: l’operazione Sturzo, cioè quell’alleanza con monarchici e fascisti sostenuta dal papa nell’immediato dopoguerra per garantirsi il comune di Roma e che De Gasperi non approvò. E poi la scomunica dei comunisti e dei socialisti. Questioni di ordine politico, le possiamo mettere in discussione o no? Qualcuno ci dice quali sono i paletti che possono essere superati o si tratta sempre e soltanto di un attacco al papa? Questo o quello che sia, perché un dialogo senza opinioni divergenti non è un dialogo. I silenzi a volte sono necessari per motivi tattici o strategici, ma chi si sente rispondere no comment deve sapere che i silenzi generano domande. Vorrei sapere una volta per tutte quali sono i paletti che non vanno superati con la Santa Sede… Ho la sensazione che ci sia – non tanto da parte di chi muove la critica quanto da parte di chi è oggetto della critica – la tentazione di generalizzarla per presentarla come profondamente ingiusta. Di nuovo, dalla critica all’aggressione. Così si trasforma una posizione lecita in una illecita. Con tanto di scivolamento semantico… Noi abbiamo vissuto Shoah e antisemitismo e tutto questo ha significato stermini e nessuno oggi minaccia la chiesa di sterminio. Vaticano basso Impero? Tutti complottano e l’unico che non complotta è la vittima. Io credo che bisogna avere il coraggio di ammettere che quando coloro che dovrebbero essere educatori e confidenti si comportano in forme condannabili vadano condannati (Amos Luzzatto, già presidente Ucei) Riuscire a fare la cosa giusta anche nei momenti più bui e tragici e dolorosi della vita è una dimostrazione di intelligenza. Per fare la cosa giusta – e pretendere che anche gli altri la facciano – bisogna avere un codice di comportamento condiviso. Codice che sembra sconosciuto ai vertici della Chiesa cattolica che hanno adottato fino ad oggi strategie sgangherate per difendersi dalle crescenti rivelazioni sulla pedofilia del clero. Non dovevamo aspettare questo avvenimento per conoscere l’analfabetismo della Chiesa in materia di rigore morale, trasparenza, emersione, verità. Ma, nonostante quello che sapevamo, sorprende ugualmente tanta protervia e improvvisazione. Intanto la Chiesa non sembra comprendere le dimensioni che lo scandalo va assumendo e aver convocato una conferenza stampa nella sede dell’Osservatore Romano escludendo la stampa italiana lascia più che perplessi. Per quanto riguarda gli spericolati confronti con le persecuzioni degli ebrei, scombussola che la Chiesa si addentri in argomenti che certamente non l’hanno mai vista innocente. Seppur scrostate le ruggini più dolorose, le gerarchie cattoliche mostrano di non aver ancora elaborato il Concilio Vaticano II che è alla base del – pur zoppicante – dialogo tra l’ebraismo e il cattolicesimo. Le affermazioni del predicatore della casa pontificia Raniero Cantalamessa, del vescovo di Grosseto Giacomo Babini (attacco sionista), del vescovo di Cerreto Sannita Michele De Rosa (capisco che abbiano sofferto per l’olocausto ma non possono farne una bandiera), mostra con evidenza queste crepe rese più larghe dalla riammissione dei vescovi lefebvriani promossa da Benedetto XVI. Sconcertanti poi le convinzioni sulla sessualità del Segretario di Stato Bertone (la coraggiosa rai news 24 per attutire il colpo ha evitato di tradurre la dichiarazione sul rapporto omosessualità-pedofilia rilasciata dal cardinale in spagnolo durante la visita in Cile!). Mentre in nessun conto, almeno dai media vaticaliani, sono state tenute le enunciazioni del vescovo di Bolzano Karl Golser, che sulla scia dei colleghi tedeschi e austriaci ha aperto uno sportello che ha già raccolto sei denunce, e ha ben chiarito che la pedofilia non ha nessun rapporto né con l’omosessualità né con il celibato. Come non dare ragione a Maureen Dowd che sul NYTimes scrive che “l’aver considerato le suore dei paria nella gerarchia ecclesiastica e le donne degli esseri inferiori, trasforma spesso il sacerdozio in una vocazione abbracciata da individui sessualmente confusi”. Del resto considerare la pedofilia un peccato che si può perdonare mentre l’aborto non consente assoluzione mostra palesemente le ragioni dell’editorialista americana. Cosa sarebbe “fare la cosa giusta” per il papa? Affrontare politicamente l’ammissione di una crisi profonda dell’istituzione ecclesiale e del suo rapporto con la società. Chiedere scusa alle vittime, certamente se lo ritiene invitare il clero e i fedeli alla preghiera e alla penitenza, ma soprattutto non sottrarsi alla giustizia umana che prevede per i pedofili il carcere oltre al risarcimento economico per le vittime. Fino ad oggi la Chiesa cattolica ha sempre salvaguardato la ragione di Stato, forse è arrivato il momento di comprendere che una fede, seppur importante come quella cattolica, non può essere una sorta di società alternativa che legifera in base al diritto canonico. Questo è contro il pensiero occidentale, quello che ci fa rispettare la vita di tutti, bambini e donne comprese. Sorprende come molti volenterosi pompieri mascherati da politici, giornalisti, intellettuali, siano pronti a condannare (comprensibilmente) le teocrazie islamiche e chiudano un occhio sulla Chiesa fattasi Stato. Tiziana Ficacci
7/5/10 Vittorio Messori testualmente afferma: “è risaputo che l’80% dei casi di abusi sui minori avvengono in famiglia. E la famiglia come reagisce in questi casi? Non denuncia quasi mai ma tende a riparare la cosa al proprio interno. La chiesa fa lo stesso”. L’affermazione è sociologicamente esatta, ma socialmente (e, se posso dire, moralmente) spaventosa. Quella “riparazione” non ha nulla, ma proprio nulla, di riparatorio: non ha alcuna funzione terapeutica sotto il profilo psicologico né sotto quello relazionale e produce, frequentemente, effetti devastanti, patologie, conflitti irrisolti. Contribuisce a perpetuare la tendenza predatoria nelle vittime, le condanna all’infelicità o, comunque, a una vita di silenzio e di vergogna, omertà e colpevolizzazione. Dio ce ne scampi e liberi da una simile riparazione (Luigi Manconi, Il Foglio) Chi mai in Italia potrebbe pensare che la Chiesa è oscurata dai media? Eppure mons. Domenico Pompili ritiene sia così. E ne parla in relazione all’ipotesi, ventilata all’interno della Cei, che gli scandali e il forte calo del Pil potrebbe incidere sulle donazioni relative all’8 per mille. Pompili ritiene infatti che si dia troppo peso alla pedofilia e pochissimo al convegno chiesa e internet o alle posizioni assunte sull’Unità d’Italia. In attesa delle dichiarazioni dei redditi la Cei prepara le contromosse: intanto dichiarando che una Chiesa troppo ricca in un paese povero non va bene, e poi che per i prossimi anni la rendicontazione dovrà essere più dettagliata per far conoscere meglio i microprogetti intrapresi, così come fanno le altre confessioni. Nel 2009 la Cei ha percepito 913,2 milioni di € versati dallo Stato come anticipo e 54,3 milioni di € di conguaglio per le somme del 2006. Sono leggermente diminuite (34,9 milioni di €) le quote che lo Stato elargisce alla Chiesa in ragione delle scelte dei contribuenti che esprimono la loro preferenza alle altre fedi che hanno siglato intese con lo Stato italiano. Secondo le informazioni circolate negli ultimi tempi, sono allo studio provvedimenti di tagli alle spese per la gestione di uffici e burocrazia nella Cei. Pompili a parte, i media italiani non sembrano particolarmente concentrati sugli scandali vaticani. Ad esempio, perché non dare più spazio alla vicenda Legionari di Cristo che pure potrebbe segnare un punto a favore del papa? Per la stampa tedesca e austriaca da cardinale Ratzinger avrebbe voluto intervenire sulla setta, ma la potente prelatura dell’Opus Dei, padrona della Santa Sede e ventriloquo di Giovanni Paolo II, e l’allora presidente Cei Camillo Ruini, bloccarono l’inchiesta. Una volta papa, Benedetto XVI ha riaperto l’indagine arrivando al commissariamento e dando il via all’operazione pulizia. Operazione complessa perché all’interno della setta c’era un sistema di relazioni costruito intorno a Marcial Maciel Degollado, “sul silenzio dei circostanti” a proposito del “meccanismo di difesa” della sua vita indegna. E, soprattutto, perché molti in Vaticano sapevano le vicende relative ai Legionari e ben poco hanno fatto per reagire. Presto o prima sarebbe il caso di rileggere la figura di papa Giovanni Paolo II in maniera meno agiografica. Tiziana Ficacci
27/4/10 Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare/così solita e banale che non merita nemmeno/due colonne sul giornale (F. Guccini) Don Piero Gelmini è noto per essere a capo di un grande centro di recupero per tossicodipendenti maschi, per utilizzare invece di psicoterapia e/o farmaci il rivoluzionario metodo detto cristoterapia, per avere come responsabile della comunicazione Alessandro Meluzzi, già deputato di Forza Italia e opinionista di punta dei talk show più trash della tv nostrana, per avere tra i più cari amici ed estimatori sottosegretari come Giovanardi, deputati come Gasparri, e per godere di donazioni cash da parte del premier. Solo i più attenti però sanno che Piero Gelmini non può più fregiarsi del titolo di don in quanto tornato allo stato laicale per meglio affrontare le pesanti accuse di molestie mossegli da parecchi ragazzi che hanno frequentato i suoi centri. Molti romani hanno conosciuto don Ruggero Conti durante la campagna elettorale che ha portato Alemanno al Campidoglio. Il prete era in pole position per ricoprire il ruolo di assessore ai servizi sociali ma non se ne fece più nulla solo perché si erano accumulate denunce di molestie e pedofilia ai danni dei ragazzini che frequentavano l’oratorio. Come è noto il Comune di Roma da parecchi anni si costituisce parte civile nei casi che maggiormente destano sconcerto nella popolazione, ma per un motivo misterioso, o meglio miracoloso, il sindaco non diede mandato per costituire parte civile la città. I processi a don Conti , così come quello a Gelmini, sono avvolti in una nube densa che li nasconde ai giornalisti. Il diritto all’informazione, a giornalisti che non siano solo e sempre servi garantiti dalla fnsi, dall’usigrai e dall’ordine (l’ordine dei giornalisti esiste in Italia e in qualche altro paese d’operetta) per fortuna ha casa in altri paesi, guarda caso quelli da dove sono partite le commissioni d’inchiesta per i preti pedofili. Se non ci fosse stata una stampa libera, e in Irlanda e negli Stati Uniti c’è stata, il Vaticano non sarebbe stato costretto a guardare in faccia la realtà che le gerarchie avrebbero volentieri continuato ad ignorare. Nel libro Il Peccato nascosto (ed. Nutrimenti, € 12, di Anonimo) si rende conto delle indagini giornalistiche che hanno portato all’emersione degli scandalosi fatti consumati nelle muffose sacrestie. Di particolare interesse la storia dell’arcivescovo Bernard Law che in seguito ai servizi del Boston Globe – che vinse un Pulitzer per le inchieste sulla pedofilia - nel 2002 dovette rifugiarsi precipitosamente in Vaticano da Boston. Oggi è arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore (una delle 4 basiliche romane, le altre sono san Pietro, san Giovanni, san Paolo) ed è la prova vivente degli insabbiamenti vaticani. Grande spazio è dedicato al capitolo irlandese con il rapporto Murphy che analizza gli abusi che, nella solo Dublino, dal ’75 al 2004 hanno fatto 320 vittime, e il cui lavoro è stato monitorato dai telegiornali e dalla stampa. C’è anche una sezione del libro dedicata all’Italia. Bella e simbolica la copertina dove è ritratto un papa che ha il volto coperto dalla mozzetta rossa alzata dal vento. Va anche detto che nei paesi dove è emerso lo scandaloso comportamento occultato dalle gerarchie, i governi non sono stati a guardare e le popolazioni sono turbate e scosse dagli avvenimenti. In Belgio, dove c’è da molti anni una crisi di identità che mette a rischio la continuazione della convivenza fra valloni e fiamminghi, le dimissioni del vescovo pedofilo di Bruges (fiammingo) hanno dato un ulteriore colpo al dialogo tra i due gruppi etnici che avevano come punto d’incontro l’essere entrambi cattolici. In Italia invece tutto scorre tranquillamente. Gli spot per l’8 per mille rimandano immagini celestiali, con una faccia di bronzo il papa dalla finestra parla del buon pastore… Tiziana Ficacci
24/5/10 A Roma la ciriola è uno sfilatino di pane molto mollicoso. Costa meno della rosetta e dello sciapo e per questo non si trova mai. La ciriola è anche un pesce di fiume di scarsa qualità e molto sgusciante. Se ti chiamano er ciriola, vuol dire che fai il pesce in barile Molto imbarazzo, molte reticenze, molto non detto, molta – troppa – comprensione. Così mi è sembrata la puntata di Annozero sulla pedofilia. Già un anno fa, visionando il filmato inglese della BBC, Santoro aveva mostrato timidezza davanti a mons. Fisichella consentendogli di ripetere più volte che erano vicende isolate e lontane nel tempo. Per creare un clima amicale e favorevole al prelato il giornalista invitò persone poco preparate che il pepato porporato dominò con facilità. Lo stesso questa volta. Stucchevole l’intervento del presidente della Puglia Vendola, che ha esordito parlando del suo sconcerto per il misfatto della Chiesa, prudente la rassegna di Travaglio. Indubbiamente la pedofilia e il silenzio che l’ha coperta è cosa gravissima, ma sembra quanto meno lunare mostrarsi sorpresi o – peggio – dare per dato che è la prima macchia di quella associazione. Oppure non stiamo parlando della stessa Chiesa cattolica, quella che ha sterminato popoli, convertito a forza, rinchiuso nei ghetti, stretto patti con i dittatori – dall’Italia all’Argentina – e che non vede e non sente quando questo per lei è meglio. Gli ospiti di Santoro ci hanno tenuto a fare outing sulla loro cattolicità a scanso di equivoci . Ma l’ovatta con cui hanno foderato i loro discorsi sarà stato miele per le orecchie della clericaglia. Guardando la puntata – anche se riconosco che, ad eccezione di un 8 e mezzo e mi manda rai3, Santoro è stato l’unico che ha parlato della questione - lo spettatore è rimasto con la convinzione che il grosso dei fatti sono lontani da noi e che il caso italiano testimoniato da una vittima, era roba di tanti anni fa. Santoro, pure se convinto di essere il mejo figo del bigoncio, è pur sempre un giornalista italiano e, evidentemente, avrà avuto le sue ragioni per evitare, ad esempio, di parlare di un processo in corso (altre volte lo ha fatto) che riguarda don Ruggero Conti, grande elettore del sindaco di Roma Alemanno, che proprio il giovedì in cui è andato in onda Annozero ha visto la testimonianza del vescovo Reali della diocesi di Porta Rufina che ha raccontato che aveva consigliato a Conti “di non abbracciare e baciare bambini in pubblico” , e ha aggiunto che non ha mai pensato di avvertire il Vaticano “perché non conoscevo l’iter da seguire”. Per uno che sta lasciando la rai perché censura le notizie e gli mette la mordacchia , certamente sarebbe stata una bella cosa indagare il perché e il percome il sindaco Alemanno, che ha perfino un delegato alla vita e uno all’infanzia, abbia dimenticato di costituire la città parte civile nel processo a don Conti. Magari, anche con l’aiuto dell’avv. Ghedini, si sarebbe potuto scoprire se prima della dimenticanza aveva inviato il delegato capitolino ai rapporti con il Vaticano (c’è) a consultarsi con i papalini. Sarà che ci siamo un po’ viziati guardando troppa BBC, ma è sembrato un programma giusto per un protettorato, come del resto è equo visto che l’Italia lo è. Tiziana Ficacci
24/11/11 E’ più grave la presenza di principi non accettabili nel programma politico che non nella pratica di qualche militante (mons. Crepaldi, arcivescovo di Trieste) Che cosa è più sacrilego? Secondo il portavoce della Santa Sede l’immagine fotoscioppata di papa Benedetto XVI che bacia l’imam di Al Azhar nella pubblicità Benetton ora ritirata. In parecchi hanno ritenuto empio il comico Crozza truccato da papa che spara agli schifosi piccioni di piazza san Pietro. In tanti hanno trovato blasfemo il vero papa Benedetto XVI che riceve in regalo l’ennesimo crocefisso da B. quando ancora era premier. E’ la sensibilità di ognuno che segna la differenza. Qualche giorno fa Bernard Law, arciprete di santa Maria Maggiore (una delle 4 basiliche patriarcali di Roma, le altre sono san Giovanni, san Paolo, san Pietro), ha compiuto 80 anni. Naturalmente cento di questi giorni… soprattutto per l’aria di Roma. Infatti il cardinale ha un passato talmente marcio che ammorbava il cielo della città. Costretto a dimettersi da arcivescovo di Boston nel 2002 per non aver denunciato i sacerdoti macchiatisi di pedofilia, viene intronato nel 2004 nella basilica romana. Per ricambiare la cortesia del salvacondotto, nel 2005 celebrò una messa funebre in onore di Gran Premio II.
Ma le pressioni dei cattolici americani e delle vittime dei religiosi pedofili ha spinto il teocrate (sensibile?) alla sostituzione. Per la cronaca al suo posto è andato Santos Abril y Castello. Sebbene il colonnato di san Pietro non finisca con via della Conciliazione ma lambisce con le sue tenaglie tutta la città e la nazione, avere uno che copre reati in una bella basilica (che, per inciso e per non perdere il vizio, custodisce le spoglie mortali di Junio Valerio Borghese, comandante della X Mas e autore di un fallito golpe), è un peso in meno per una città che è stata nella sua storia così provata dalla violenza della Chiesa cattolica (delle sue gerarchie e dei suoi volenterosi carnefici)
Se c’è una cosa che la partitocrazia ci ha insegnato, è che sono in tanti ad avere come massima ambizione nella vita quella di prendere parte ai cori che allietano il cuore della teocrazia vaticana. Una nuova vittoria elettorale a questi stessi partiti (da destra a sinistra, compresi quelli che al momento non hanno sedie in parlamento) non farebbe che aumentare ancora il numero degli aspiranti al coro, rendendoli sempre meno disposti a tollerare chi si rifiuta di cantare all’unisono. Tiziana Ficacci
