Archivi per la categoria ‘Politica interna’

31/08/11 – La Manovra PPCC : Presa Per Culo Continua.

giovedì, 1 settembre 2011

Brighella, Capitan Fracassa e Arlecchino servitore di due padroni hanno scritto ieri ad Arcore la nuova farsa per il teatrino della politica. Salvi i ricchi e i preti che non pagheranno nemmeno un centesimo, pagheranno solo le famiglie con l’aumento sicuro delle bollette. Salvi i parassiti di stato della casta politica grazie agli enti territoriali che resteranno tutti in funzione in attesa di una legge costituzionale che li eliminerà insieme a metà dei parlamentari… ma chi ci crede !!! E il Decreto Legge promulgato dal povero Napolitano (dopo che Brighella, Capitan Fracassa, Arlecchino e tutte le altre Maschere del Teatro dell’Arte all’antica italiana l’avevano condiviso e firmato all’unanimità) che fine ha fatto ? E non era grazie a quel copione teatrale che l’Europa aveva salvato la tournée estiva della compagnia ?

22/08/11 – Capitan Fracassa agita lo spadone.

Ieri grande esibizione di Bossi che con lo spadone nella mano malferma cercava di interpretare al meglio il personaggio più grottesco del teatro dell’arte all’antica italiana, quello che finisce immancabilmente a calci nel culo in tutte le farse di cui abbiamo documentazione storica. La performance è stata allietata anche da una pernacchia destinata al segretario del PDL Alfano oltre che da gustosi insulti inidirizzati alla categoria dei giornalisti. Un’esibizione imbarazzante che arricchisce una raccolta infinita di frizzi, lazzi, sberleffi, gestacci, cachinni e insulti feroci come quello che dedicò al Prof Miglio (una scorreggia nello spazio) quando ci fu fra loro una frattura politica. Un triste finale per un personaggio che dopo aver rappresentato per venti anni l’eroe eponimo di un immaginario popolo padano oggi rischia il posto nella riunione al vertice del suo partito. Sarà il 25 luglio del Duce della Lega ?

25/07/11 – La moltiplicazione delle scrivanie.

E’ il giusto titolo per l’ultima farsa mandata in scena a Monza da Capitan Fracassa Bossi, capocomico della Lega di lotta e di teatrino. Dopo aver collocato su eleganti trespoli le targhe di presunti Ministeri davanti alla Villa Reale di Monza il capocomico Capitan Fracassa si è mostrato ai fotografi con alcuni comprimari, Calderoli e Rosy Mauro detta la pasionaria della Lega. Capitan Fracassa ha poi costretto anche un riluttante Tremonti a farsi fotografare in prima fila insieme a un’altra personalità del PDL, la rosso-fiammeggiante ministra Brambilla che ha voluto anche lei sfilare sulla passerella insieme alla targa del suo ministero. Divertente il siparietto di Bossi che ha mostrato le banconote offerte da (o estorte a) Tremonti per pagare la sua scrivania di ministro leghista a Monza. Si voleva infatti sottolineare che questa farsa e le relative scenografie e suppellettili non costeranno niente agli italiani ma solo (per il momento, diciamo noi) ai parlamentari che hanno messo in scena l’avanspettacolo. Non abbiamo notato fra le suppellettili mostrate nei TG di regime se ci fossero anche i crocifissi d’ordinanza che, secondo i leghisti, dovrebbero caratterizzate tutti gli uffici pubblici lombardi

20/07/11 – Capitan Fracassa e il triplo salto mortale.

Uno dei più grandi interpreti del teatrino dell’arte all’italiana, Umberto Bossi, ha aggiunto al suo repertorio di Fracassone della Repubblica (distruttore dello Stato unitario facendo fracasso patrolaio) anche la tradizionale arte dei saltimbanchi da strada . E’ riuscito infatti nella difficilissima impresa del triplo salto mortale sul caso Papa : arresto sì, arresto no, arresto forse. Grande ! Invece Berlusconi, Il suo co-protagonista sulla scena politico-teatrale nelle vesti di Brighella, abitualmente di salti mortali ne fa solo due, esternazione avventata e smentita, con attribuzione della colpa ai perfidi giornalisti.

18/07/11 – Brighella e Capitan Fracassa mattatori del teatrino Italia.

Stasera ad Arcore Berlusconi e Bossi metteranno in scena l’ultima farsa per deliziare gli amanti del genere grottesco. Tema dello spettacolino sarà il caso Papa e la possibilità del suo arresto. In questo caso, a differenza della sceneggiata napletana dove c’è sempre lui, lei (a volte madonna e a volte mignotta) e ‘o malamente, manca il personaggio femminile. Cosa che, trattandosi di Arcore, è abbastanza sorprendente. Per quanto riguarda ‘o malamente lasciamo ai nostri lettori decidere chi sia fra Brighella e Capitan Fracassa quando sapranno il finale della farsa di stasera. Intanto gustiamoci questo Travaglio. LEGGI

2/07/11 - Compagnia Grandi Spettacoli PDL.

Prima nazionale ieri a Roma del nuovo spettacolo che la primaria Compagnia presenterà sul circuito nazionale della politica. Al vecchio capocomico, noto anche come “barzellettiere d’Italia”, è stato affiancato un co-protagonista di grande personalità che attinge la sua arte alla gloriosa tradizione siciliana dei pupi. Un’ovazione in piedi ha accolto il nuovo eroe della scena dopo la “cavatina”, che nell’opera lirica in particolare è il pezzo di autopresentazione del personaggio. Una commovente rievocazione del momento in cui giovinetto vide per la prima volta in azione il barzellettiere, ricevendone un irresistibile impulso ad amarlo e seguirlo. La cavatina poi, come quella celeberrima di Figaro nel “Barbiere di Siviglia”, ha riguardato i nobili propositi del co-protagonista con un picco di applausi scroscianti quando ha affermato di voler creare un Partito degli Onesti. Ma la scena madre non poteva che essere appannaggio del vero, grande e unico Barzellettiere riconosciuto in Italia e all’estero, dove è stato capace di far ridere i più importanti leader di governo e capi di stato internazionali. Indimenticabile e travolgente esibizione che ha raggiunto vette eccelse quando con la voce rotta dalla commozione ha scatenato un’ondata d’amore scambievole in simbiosi con la platea. Grande momento di teatro. Da oggi si replica in tutte le piazze e in tutte le TV italiane.

20/06/11 – Cazzari Padani.

Si è svolta ieri a Pontida il 15° Festival del Flatus Vocis Leghista, con un leader stanco e malato che non ha saputo far altro che ripetere vaghe minacce a destra e sinistra senza nessuna proposta concreta sui problemi reali dell’economia e del lavoro. Le solite stanche litanie su Roma ladrona tanto per riscaldare le frattaglie dei seguaci, ma nessuna risposta compromettente alla richiesta dei facinorosi che invocavano in coro la secessione. E’ stato invece Roberto Maroni a spingersi fino a una pericolosa e inaccettabile esclamazione per una “Padania libera e indipendente“, che detta dal ministro dell’Interno sembra un pesante tradimento della Costituzione unitaria su cui ha giurato. Ma Bossi una cosa giusta l’ha detta, quando ha parlato dei cicli storici di 15 / 20 anni in cui hanno dominato particolari ideologie e i relativi gruppi di potere: la destra storica di fine ottocento, il giolittismo, il fascismo, la democrazia cristiana, il consociativismo catto-comunista e il berlusconismo. Ma nel dirlo voleva far credere che il prossimo ventennio dovrebbe essere quello dominato dalla Lega, senza rendersi conto che proprio nel ventennio berlusconiano il suo partito personale, co-responsabile del berlusconismo, ha esaurito ormai tutte le sue potenzialità. E chiamando in causa anche Tremonti con accenti severi ha di fatto messo nelle mani del ministro la risposta vera ai problemi che ci riguardano tutti. E sarà proprio lui nei prossimi giorni che uscirà vincitore dal caos attuale o imponendo una manovra di 40 miliardi da lacrime e sangue o, per restare al potere, accontentando i demagoghi di destra e sinistra mandano a picco il paese. Se Tremonti salverà l’Italia dalla crisi simil-greca sarà solo lui il vincitore e nessun altro; se fallirà sranno travolti quelli che l’hanno messo al potere, primi fra tutti Berlusconi e Bossi. Ed ecco l’ampio minestrone di aria fritta che la Lega ha distribuito come “dodecalogo” per il governoLEGGILe solite vecchie proposte che tornano a galla da almeno venti anni e che nessun governo, compresi quelli degli ultimi 20 anni con la Lega dentro, è mai riuscito a realizzare. Ma per illudere il popolo bue della Padania va bene anche questo. Ciliegina sulla torta nella migliore tradizione del teatro dell’arte la rivelazione di Capitan Fracassa Bossi che Brighella Berlusconi era pronto a firmare per il trasferimenti di alcuni ministeri al Nord, ma “poi si è cagato sotto“.

31/05/11 – ‘a Berlusco’, facce ride !

E adesso ? Il povero DuceSilvio ha avuto notizia della sua disfatta proprio a Bucarest, nel luogo fatale dove il suo omologo Ceausescu, dopo aver convocato la piazza per riceverne l’ennesima ovazione, fu crivellato da una bordata di fischi e pochi giorni dopo fu crivellato da una bordata di pallottole. Non era per niente il luogo giusto per aspettare i risultati del ballottaggio, ma almeno Berlusconi non rischia la fucilazione né a Bucarest né a Roma. Dopo le sue ultime squallide esibizioni internazionali, quando lo abbiamo visto scodinzolante e piagnucoloso cercare il conforto pietoso di Obama e Medvedev, dopo la stanca ripetizione di vecchie barzellette e slogan ammuffiti a reti unificate, siamo convinti che il vecchio guitto intrattenitore di crocieristi meriti almeno un “serata d’onore”, come si usava una volta fra i teatranti a fine carriera. E per consolarlo delle delusioni potrenmmo onorarlo parafrasando la battuta più fulminante mai pronunciata nel teatro italiano grazie alla penna del grande Ennio Flaiano nel suo “Marziano a Roma” : “”" …’a Berluscco’, facce ride !!! “”"

12/04/11 – ‘A Berlusco’, facce ride !

E lui subito racconta che ha ha pagato Ruby perché non si prostituisse. Spettacolare performance del “primo barzelletiere” d’ Italia per non venir meno all’unico primato che nessuno gli nega. Uscito dall’aula delle udienze del Tribunale di Milano DuceSilvio si è esibito in un irresistibile show fra i giornalisti e il folto gruppo di fans che l’aspettavano fuori. Si è trattato di un vero e proprio spettacolo degno del più nobile e tradizionale varietà all’italiana, con il capocomico che spara le sue migliori battute ben collaudate su tutti i palcoscenici, e i giornalisti che gli fanno da spalla. Non c’è dubbio che dopo Mussolini questo è il primo leader politico capace di suscitare altrettanto entusiasmo. Ora, che facciano finta di credere a tante panzane molti suoi sodali in Parlamento (che senza di lui non starebbero lì a maturare ricche pensioni), è comprensibile anche se non commendevole. Ma che gli credano anche milioni di elettori è la dimostrazione di un carisma indiscutibile di cui dobbiamo mestamente prendere atto. Non senza tifare per un rapido capovolgimento delle sue fortune teatrali.

31/03/11 – E Lampedusa sorgerà più bella e più grande che pria !

Come il grande Ettore Petrolini nell’indimenticabile Nerone ieri DuceSilvio si è esibito in un memorabile show sul palcoscenico di Lampedusa. Promesse mirabolanti, svuotamento dei profughi in 48 ore, esenzione dalla tasse, il premio Nobel e un Casino (con accento alla francese). . Il tutto recitato con un sorriso paraculo che la diceva lunga sul personaggio straordinario che la Provvidenza ci ha fatto incontrare. E’ mancata solo la battura finale del Nerone quando, come Petrolini, DuceSilvio avrebbe dovuto sussurrare a qualcuno dei suoi co-protagonisti sul palcoscenico, indicando la folla prima ostile e poi plaudente : “”" Vedi, basta che gli dici due fragnacce che poi la gente si affeziona ! “”" Grande, grande, grande ! Più di Petrolini e addirittura più di Wanna Marchi.
Alcuni divertenti commenti pescati nei giornali e in alcune mailing list. LEGGI

L’Italia, dove il Parlamento conta quanto il due di picche.

domenica, 28 agosto 2011

Dopo che uno speciale Consiglio dei Ministri aveva preso all’unanimità decisioni precise con un Decreto Legge firmato dal Presidente Napolitano, scopriamo che era solo uno scherzo e che la Manovra vera non si decide nei luoghi istituzionali a ciò deputati ma al Meeting di Rimini e al BerghemFest. Cari italiani, perché perdete tempo per andare a votare le favorite e i favoriti dei tre segretari politici nazionali che contano. La politica non la fanno pù nemmeno loro ma solo i ciellini e i leghisti nelle loro sedi rituali annuali.

IDEE RIPUGNANTI, QUASI TUTTE CONDIVISE CON LA PEGGIORE ESTREMA DESTRA RAZZISTA D’EUROPA

Cosí la Lega ha legato l’Italia

DI FURIO COLOMBO – DA IL FATTO DEL 28 AGOSTO 2011

E tutto con l’entusiastica approvazione di Comunione e Liberazione

Cosí la Lega ha legato l’Italia

di Furio Colombo

Il peggio della Lega (leggi “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania”, partito di secessione e di governo del Paese da cui si invoca la secessione) si vede nella caduta.

AVVIENE nell’estate del 2011, parte del rovinoso crollo di Silvio Berlusconi, che ha campato di voti della Lega, ma li ha pagati, a scadenze fisse, carissimi, mantenendo l’alto tenore di vita di un partito quasi inesistente attraverso il governo, il potere e la vita facile dei gerarchi. Ma è anche la caduta interna di un partito privato e carismatico, nel momento in cui l’eccesso di potere e di pretese di altro potere non ha potuto piú reggere lo squilibrio fra il disvelamento progressivo di idee ripugnanti, quasi tutte condivise con la peggiore estrema destra razzista d’Europa (dal “respingimento in mare” alla negazione del diritto d’asilo, dall’invenzione del reato di clandestinità alla detenzione arbitraria nei cosiddetti “centri di identificazione” , dalla caccia ai Rom alla tentata segregazione dei bambini nelle scuole) e l’eccesso unilaterale di potere in un governo composto da altre destre, fondate sul danaro, sulla occupazione (con profitto) dello Stato e su un bisogno apparente di “nazione” e “bandiera” continuamente contraddetto e disprezzato dall’interno dello stesso governo.

Ma il punto di squilibrio piú grave, deliberatamente tenuto in ombra ma non nascosto, non abbandonato, dai portatori del progetto padano, è la secessione, ideologia e politica praticata e predicata da un partito a cui è stata affidata la gestione della polizia e della politica interna italiana, ma anche della politica estera, attraverso il disegno e il controllo di tutta la politica dell’immigrazione, fino al trattato con la Libia. Certo ne ha segnato i suoi aspetti qualificanti e cruciali, un’Italia crudele, indifferente, cieca. L’Italia ha vissuto dunque la lunga e umiliante condizione di essere governata, in parti vitali e in funzioni essenziali, da un partito anti-italiano, che non si è mai neppure molto preoccupato di nascondersi e camuffarsi. Pensate che, da un lato, il portavoce autorevole della Lega Nord (tre ministri in posti chiave di governo) è un personaggio politico come Borghezio, “d’accordo al 100 per cento con l’assassino norvegese Breivik”. Borghezio è il capo delegazione della Lega Nord al Parlamento europeo. Ha provocato qualche rapido e furtivo dissenso, senza che sia stata chiesta alla Lega alcuna dissociazione formale, o che vi sia stata. E, dall’altro lato, il lato della finzione legale e del parlamentarismo regolare, il deputato Lega Nord Luciano Dussin, scrive il 23 agosto in un editoriale su La Padania: “L’Italia è una famiglia da cui bisogna uscire”. È importante tenere in vista e affiancate queste due facce del partito “Lega Nord per l’indipendenza della Padania” che si chiama cosí e giura cosí (ogni ministro giura sulla Padania prima di recarsi al Quirinale a giurare sulla Costituzione Italiana, ogni comizio del ministro italiano Bossi e del ministro italiano Calderoli si concludono con il grido “Padania libera!”) mentre governa la Repubblica Italiana, mentre disprezza il tricolore, mentre rifiuta, in modo formale e senza incontrare obiezioni istituzionali, ogni evento o celebrazione che abbia riferimento con l’Unità d’Italia.

È NECESSARIO infatti respingere il gioco che vuole far apparire il pesante protagonista delle vicende della Lega Borghezio come un personaggio strano e marginale, quando invece quasi ogni immagine lo mostra accanto a Bossi tra i principali attori della politica leghista e degli stravaganti eventi di Pontida, con finti Templari e finti Crociati muniti di elmo e di spadone. È il partito che tende a usare o nascondere la bandiera secessionista a seconda delle dispute politiche interne alla maggioranza, senza mai però dismettere il disprezzo verso l’Italia e i suoi simboli. Il Dussin per bene e il Borghezio nazista ci servono per comporre un’unica immagine che è tetra e pericolosa persino al di là delle intenzioni di molti che partecipano o hanno partecipato alle avventure della Lega, vista spesso e soltanto come partito locale di ricordi e tradizioni, e barriera contro la paura.

ECCO il grande collante, la paura. Consente, a Breivik come al leghista di campagna con la finta barba verde, al templare della domenica e al bevitore di ampolle di acqua del Po, di avere paura del passato (il disprezzo per l’Italia, la sua bandiera, la sua liberazione, il suo inno, troppi volti e nomi ed eventi sconosciuti) e – allo stesso tempo – paura del futuro, a cui, una volta caduti nel pozzo del provincialismo piú stretto, locale e claustrofobico, è facile dare un volto: lo straniero.

Il fenomeno non è solo italiano. Il New York Times del 25 agosto ha dedicato una pagina ai movimenti europei di destra xenofoba e razzista, dalla Svezia all’Ungheria. Non è un caso che la Lega Nord italiana non ci sia. Il camuffamento tiene grazie a due complicità. Una è quella della grande stampa Italiana. Ecco alcuni titoli di giornali italiani, mentre Bossi spiega che i giornalisti meritano legnate, che Casini è uno stronzo, che il ministro Brunetta è “il nano di Venezia”, che Tremonti merita una pernacchia e mentre il ministro per la Semplificazione Calderoli precisa: “Questi scribacchini che rompono le palle sono stronzi e comunisti, ma la parola comunisti vuole anche dire stronzi”.

VEDIAMO dunque i titoli, rispettosi e prudenti: “Bossi media con il Premier e attacca Casini” (Il Corriere della Sera, 21 agosto 2011); “Calderoli: capitolo chiuso, la previdenza non si tocca” (La Stampa, 22 agosto 2011); “Il Senatur non cede, Berlusconi trovi un’altra strada” (La Stampa, 21 agosto 2011); “Pernacchia di Bossi alla proposta di Alfano” (La Stampa, 22 agosto 2011); “Lega, secessione tattica per spostare sacrifici al Sud” (Il Corriere della Sera, 24 agosto 2011); “Padania, Berlusconi frena Bossi” (Il Corriere della Sera, 23 agosto 2011).

Intanto si schiera Comunione e Liberazione e mette a disposizione del ministro dell’Interno, che ha appena aumentato la detenzione illegale dei migranti da sei mesi a diciotto mesi nei famigerati “centri di identificazione”, veri campi di concentramento per esseri umani colpevoli di essere scampati al mare e alla guerra, i suoi applausi appassionati, scroscianti e, si deve supporre, cristiani e autorizzati dai Vescovi. Applaudono, i bravi ragazzi di Comunione e Liberazione, evidentemente indottrinati a sottostare alla autorità, quando Maroni dice: “Spero che riprenda il Trattato con la Libia. Quando era in vigore aveva ridotto l’immigrazione del 90 per cento”. Applaudono i ragazzi di Rimini, come se non fossero in grado di capire che, per raggiungere la fermata quasi totale di migrazione in un mondo segnato da un immenso spostamento di popoli, occorre, affollare di cadaveri il fondo del mare, come facevano scrupolosamente i libici, con navi e armi e ufficiali italiani. Invano lo hanno testimoniato gli scampati e le Nazioni Unite. I ragazzi hanno applaudito, il ministro dei campi di concentramento italiani e degli abbandoni in mare, ha incassato.

È LA STESSA persona che ha tenuto per tre mesi senza alcuna protezione da freddo, pioggia e vento, senza tende o acqua o cibo, migliaia di nordafricani fuggiti dalla guerra e approdati a Lampedusa tra marzo e maggio del 2011. Poi, in piena guerra e con l’inganno (la promessa era stata di permettere il transito verso altri Paesi europei) quei profughi sono stati rimandati verso i Paesi della fuga, luoghi di probabile pena di morte. Ecco, questa è la Lega, il punto generatore di cattiva politica e di sentimenti spregevoli. Ha occupato col peggio delle sue idee e della sua politica un pauroso vuoto di civiltà nella vita italiana.

Manovra : pagheremo caro, pagheremo tutti…

domenica, 28 agosto 2011

…meno i politicanti, i preti, i ricchi e gli evasori abituali.

Per questi ultimi è in arrivo il condono speciale che mette al sicuro tutti queli che hanno evaso per anni ogni tassa. LEGGI – Per i politicanti nessuno parla di abolire il doppio stipendio per quelli che godono degli emolumenti pubblici (Parlamento, Regioni; Province e Comuni, oltre che presidenze e consigli di amministrazione in Enti di Stato) continuando a percepire quello dell’ente o istituzione pubblici in cui si erano sistemati prima dell’elezione. Non solo, ma i parlamentari che fanno i ministri contineranno a prendere i due stipendi previsti per entrambe le cariche. E quanto alla riduzione del loro numero (attualmente oltre 1000 fra Camera e Senato) sono solo promesse per illudere i gonzi elettori.

Per quanto riguarda i preti dopo lo sbarramento piagnucoloso che i piu grandi bugiardi e mistificatori abituali della Menzogna Globale sono riusciti ad alzare con la complicità dei loro zuavi in Parlamento e nei media vaticaliani, state tranquilli che continueranno a prendere per intero il truffadldino ottopermille e a godere dell’esenzione dall’ICI in tutti i loro edifici dove praticano lucrosissime attività imprenditoriali con la scusa che siccome c’è un’immaginetta della madonna o di padrepio quello è un edificio di culto e non commerciale. Come le leggi approvate dagli ultimi governi clericali dal 1994 (Berlusconi, ma anche Prodi e rifondaroli comunisti consenzienti) consentono loro senza problemi.

I ricchi a loro volta sono considerati tali solo se hanno un reddito oltre i 200 mila Euro e forse gli metteranno un contributo di solidarietà irrisorio, mentre quelli fra i 100 e i 200 mila sono poveri come voi che portate a casa forse 1000 Euro al mese, e non pagheranno niente. Questo ci prepara il Governo Berlusconi/Bossi sorretto dai responsabili di Scilipoti.

Il serpente a due teste visto da Avvenire

DI MARCO POLITI – DA IL FATTO 28 AGOSTO 2011
LA TESI
Il quotidiano della Cei contro il Gran Maestro del Goi e Staderini
Finalmente risplende la verità. Ici, 8 per mille, esenzioni lecite o illecite? La spiegazione è semplice. Contro la Chiesa è in atto un complotto, anzi l’aggressione di un serpente a due teste. L’una è radicale, l’altra è massonica. Cosí tutto è chiaro e i fedeli cattolici, fra i quali pure abbondano interrogativi in proposito, stiano tranquilli. I nemici della Chiesa cercano un “bersaglio da additare all’odio popolare”.

Esplosa la discussione sull’evasione fiscale degli enti ecclesiastici e i sovvenzionamenti statali alla Chiesa, l’Avvenire perde le staffe. Un fondo del direttore attacca radicali e giornalisti, colpevoli di “spacciare leggende nere e cifrati anatemi contro la Chiesa” e denuncia un fantomatico “ordine di attacco… dev’essere detto che la salvezza dell’Italia in crisi sta nel colpire la Chiesa”. Una pagina interna evoca il “mobbing mediatico”.

Questi nemici aizzati dai radicali sono spietati. Vogliono (secondo l’editoriale di Avvenire) fulminare di tasse “mense dei poveri, case di accoglienza, oratori, ostelli, scuole, musei”.

L’arcidiavolo è il segretario radicale Staderini, la metà della “campagna anti-Chiesa”. Ma è troppo poco. C’è un’altra metà occulta. Voilà. Gustavo Raffi, Gran Maestro del Goi, la “piú antica e numerosa comunione della massoneria italiana”.

Dan Brown si dia da fare. È già pronta la trama di un film. Staderini suggerisce all’Avvenire come altri demoni complottatori: “Gatto Silvestro, Gargamella, Lupo Ezechiele e la Regina di Biancaneve”.

Per restare con i piedi per terra conviene ricordare pacatamente all’Avvenire che sul Fatto Quotidiano è stata posta sin dall’inizio una domanda fondamentale, che circola nelle teste di tanti cittadini credenti e diversamente credenti. La Chiesa è disponibile o no – di fronte al rischio di crack dell’Italia – a rinunciare volontariamente a una parte delle sovvenzioni statali derivanti dall’8 per mille, visto che tagli pesanti sono imposti a settori vitali come sanità, istruzione, enti locali? È una domanda non acrimoniosa, che nulla disconosce dell’impegno della Chiesa per i più deboli.

Il fondo di Avvenire non dà risposta. È un mutismo ostinato. Silenzio continua a esserci sulla stortura del doppio conteggio dell’8 per mille, che utilizza anche le “quote” del sessanta per cento di contribuenti che non vogliono dare soldi alle confessioni religiose o a iniziative umanitarie dello Stato , lasciando al bilancio statale la loro quota di Irpef. Silenzio sulla possibilità, prevista dalla legge istitutiva, di ricalcolare insieme (Stato e Chiesa) il gettito per l’istituzione ecclesiastica. Silenzio sull’obbligo imposto a Stato ed enti locali di pagare due volte la missione dei sacerdoti: una volta con l’8 per mille e un’altra volta ancora con convenzioni per stipendiare il clero in ospedali, case di cura e carceri. Silenzio sull’urgenza di eliminare le zone grigie di elusione fiscale per attività commerciali. Silenzio sulla necessità che le diocesi presentino un bilancio pubblico dei propri beni mobili e immobili come avviene in altri paesi europei.

Il vicepresidente del Senato Emma Bonino dichiara che gli atti della commissione parlamentare, incaricata di supervisionare la revisione triennale del gettito dell’8 per mille, sono coperti dal segreto. Mente il vicepresidente del Senato? E se non mente, Avvenire concorda sull’urgenza di rendere pubblici i dati?

È facile agitare il vessillo della demonizzazione, più difficile – in Italia almeno – discutere di soldi e di tasse oggettivamente, senza le categorie di amico o nemico.

La posizione dei diavoli radicali è che l’Ici si debba pagare per ogni attività commerciale. Escluse quelle di culto e cura delle anime, formazione del clero, scopi missionari, catechesi, educazione cristiana, assistenza, beneficenza, educazione. Si fatica a vedere in questa formulazione un odio per la Chiesa. Sul giornale dei vescovi un onesto parroco romano scrive di pagare le tasse su un appartamento donato alla parrocchia. Basterebbe un cenno dei vescovi per aprire un’indagine in ogni diocesi.

L’Avvenire di ieri ci regala però una perla, da non perdere. L’Opera romana pellegrinaggi – ci informa – “ha sede in Vaticano” e “paga le tasse dovute alla sua attività in territorio italiano”. Delizie del linguaggio monsignorile. L’Opera romana pellegrinaggi è un efficiente e imponente operatore di turismo religioso. Il suo bilancio è sconosciuto. I suoi introiti ancora di più. Ora è ribadito che ha sede in un paradiso fiscale non previsto dal concordato. È “romana” in tutto per tutto, ma basta un saltino e sparisce oltreconfine. “È bella la domenica”, dicono a Genova.

Manovra : pagheremo caro, pagheremo tutti…

domenica, 28 agosto 2011

…meno i politicanti, i preti, i ricchi e gli evasori abituali.

- Per questi ultimi è in arrivo il condono speciale che mette al sicuro tutti queli che hanno evaso per anni ogni tassa. LEGGI

- Per i politicanti nessuno parla di abolire il doppio stipendio per quelli che godono degli emolumenti pubblici (Parlamento, Regioni; Province e Comuni, oltre che presidenze e consigli di amministrazione in Enti di Stato) continuando a percepire quello dell’ente o istituzione pubblici in cui si erano sistemati prima dell’elezione. Non solo, ma i parlamentari che fanno i ministri contineranno a prendere i due stipendi previsti per entrambe le cariche. E quanto alla riduzione del loro numero (attualmente oltre 1000 fra Camera e Senato) sono solo promesse per illudere i gonzi elettori.

- Per quanto riguarda i preti dopo lo sbarramento piagnucoloso che i piu grandi bugiardi e mistificatori abituali della Menzogna Globale sono riusciti ad alzare con la complicità dei loro zuavi in Parlamento e nei media vaticaliani, state tranquilli che continueranno a prendere per intero il truffadldino ottopermille e a godere dell’esenzione dall’ICI in tutti i loro edifici dove praticano lucrosissime attività imprenditoriali con la scusa che siccome c’è un’immaginetta della madonna o di padrepio quello è un edificio di culto e non commerciale. Come le leggi approvate dagli ultimi governi clericali dal 1994 (Berlusconi, ma anche Prodi e rifondaroli comunisti consenzienti) conesntono senza problemi.

- I ricchi a loro volta sono considerati tali solo se hanno un reddito oltre i 200 mila Euro e forse gli metteranno un contributo di solidarietà irrisorio, mentre quelli fra i 100 e i 200 mila sono poveri come voi che portate a casa forse 1000 Euro al mese, e non pagheranno niente. Questo ci prepara il Governo Berlusconi/Bossi sorretto dai responsabili di Scilipoti.

26/8/11 – Qualsiasi pensiero è lecito?

venerdì, 26 agosto 2011

Cosa impedisce di prendere atto che in maniera irreversibile si è finalmente e pubblicamente dissolto il mito del bravo italiano? Perché è così difficile ammettere e riconoscere che è questo che è accaduto? Credo che ci sia una ragione e questa consista nel fatto che ammetterlo implichi di assumerci le responsabilità di ciò che facciamo (David Bidussa)

Gaetano Saya, leader del Partito nazionalista italiano, ebbe un momento di notorietà all’inizio della legislatura, quando la Lega propose come panacea le ronde padane. Come è noto quell’iniziativa è finita presto nel nulla mentre la politica sicuritaria del governo – e in particolare di alcuni sindaci – si è tradotta in un più alto numero di episodi di microcriminalità (a Roma, ad esempio, 28 delitti dall’inizio dell’anno, più un discreto numero di stupri e violenze verso omosessuali) e un clima da anni ’70.
Torniamo a Gaetano Saya, ex dirigente dell’Msi-Dn e fondatore del Dipartimento studi strategici antiterrorismo, che ha lanciato su un social network il reclutamento per la “guardia nazionale” convocando una manifestazione-convegno per la fine di settembre a Genova. Nel “Programma per la liberazione dell’Italia” pubblicato sul suo sito (www.gaetanosaya.org) , tra le altre cose si legge che “può essere cittadino dello Stato solo chi sia connazionale. Può essere connazionale solo chi sia di sangue italiano”. Gli immigrati sono chiamati indistintamente “nuovi barbari”, gli omosessuali “pederasti, pervertiti, finocchi”. Dopo un forte protesta dell’Ucei (unione comunità ebraiche italiane) , l’Ufficio antisdiscriminazioni razziali del ministero per le Pari opportunità ha avviato una indagine. Nel frattempo Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica, ha dichiarato che se entro il 20 settembre le istituzioni non prenderanno posizione, gli ebrei italiani organizzeranno una manifestazione contro questo neopartito xenofobo. Già da ora, nonostante la mia proverbiale pigrizia, aderisco all’appello lanciato da Pacifici.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Capitan Fracassa agita lo spadone.

lunedì, 22 agosto 2011

Ieri grande esibizione di Bossi che con lo spadone nella mano malferma cercava di interpretare al meglio il personaggio più grottesco del teatro dell’arte all’antica italiana, quello che finisce immancabilmente a calci nel culo in tutte le farse di cui abbiamo documentazione storica. La performance è stata allietata anche da una pernacchia destinata al segretario del PDL Alfano oltre che da gustosi insulti inidirizzati alla categoria dei giornalisti. Un’esibizione imbarazzante che arricchisce una raccolta infinita di frizzi, lazzi, sberleffi, gestacci, cachinni e insulti feroci come quello che dedicò al Prof Miglio (una scorreggia nello spazio) quando ci fu fra loro una frattura politica. Un triste finale per un personaggio che dopo aver rappresentato per venti anni l’eroe eponimo di un immaginario popolo padano oggi rischia il posto nella riunione al vertice del suo partito. Sarà il 25 luglio del Duce della Lega ?

Ecco come i polticanti corrotti ma soprattutto idioti preparano il terreno per la rivolta popolare.

lunedì, 15 agosto 2011

Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella
14 agosto 2011 09:58

Stangare la gente è brutto ma può essere anche accettato…prenderla anche  per il culo mentre la stanghi porta verso un autunno parecchio caliente…

Le poltrone e i tagli Le scelte non fatte dalla classe politicaDice il presidente pidiellino della provincia di Isernia, Luigi Mazzuto, che è tutta colpa del «solleone di Ferragosto che dà alla testa e gioca brutti  scherzi». Figurarsi se il «suo» Berlusconi, solo perché le Borse hanno avuto  un crollo apocalittico, va a tagliare davvero la sua Provincia! E intorno a  lui, dal profondo Nord al profondo Sud, cova la rivolta.

Al punto che perfino l’aspetto più «spettacolare» della nuova manovra viene  messo a rischio. Chiariamo subito: il proposito di tagliare le Province è un  segnale importante. Tanto più che solo un mese fa Pdl e Lega avevano sepolto sotto una valanga  di no la proposta dipietrista di togliere gli enti dalla Costituzione, primo
passo per la loro abolizione. La rottura della diga leghista, che aveva fino  ad oggi impedito ogni taglio è una svolta poche settimane fa impensabile.
Evviva.

Sarebbe ingiusto se chi chiede alla politica di tagliare in modo  significativo non lo riconoscesse: è un passo avanti. Come quello del Pd che  propone oggi, in alternativa al piano tremontiano, non solo lo «snellimento  di Regioni, Province, Comuni», ma addirittura il «dimezzamento o più delle  Province». Puzza di ipocrisia, dopo l’astensione di un mese fa che rafforzò  il «no» della destra e più ancora dopo le motivazioni («Non si vota una cosa  sbagliata e demagogica per mandare un segnale», tuonò Dario Franceschini)  che erano state addotte. Ma è un passo avanti.

Detto questo, facciamo un po’ di conti. L’annuncio era stato: «Abolite tutte  le Province sotto i 300 mila abitanti». Totale: 37. Poi è arrivata la  precisazione: tranne quelle più grandi di tremila chilometri quadrati. Ed  ecco sfilarsi Oristano e Sondrio e poi Olbia-Tempio Pausania e Matera e  Siena e Grosseto e Nuoro e Belluno. E siamo già a 29.

Poi è entrato in campo, contro il governo berlusconiano, il berlusconiano  governatore del Friuli-Venezia Giulia Renzo Tondo, ricordando che la  competenza su queste faccende, a casa sua, non è di Roma e dunque le  Province di Trieste e Gorizia non saranno abolite, ma semmai accorpate.
Anzi, già che c’era ha precisato che lui non abolirà neppure i Comuni sotto  i 1.000 abitanti: «Manterranno i municipi e i sindaci, ma verranno accorpati  i servizi». E da 29 scendiamo a 27.

Mille chilometri più a sud, a quel punto è stata la volta dei siciliani che  per bocca sia del leader democratico Antonello Cracolici sia dell’assessore  lombardiano Gaetano Armao hanno precisato che l’isola è ancora più autonoma  e dunque, semmai, le Province le aboliscono tutte loro, senza diktat romani.  Per precisare meglio la cosa è intervenuto anche Gianfranco Micciché, che è  sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ma scrive sul suo blog: «In  questo governo siede tanta gente che non conosce il Paese. Esempio:  l’accorpamento delle Province regionali di Enna e Caltanissetta è il  risultato “matematico” del criterio adottato dal governo, ma è un risultato
aberrante». E così, tolte Enna e Caltanissetta, caliamo a 25.

Potevano a quel punto tacere i sardi? Manco per idea. Ed ecco arrivare da  Cagliari un’agenzia, chiaramente ispirata ai vertici regionali, che ricorda  come «tutte le Province della Sardegna potrebbero sopravvivere alla  soppressione» (e così i comuni sotto i 1.000 abitanti) perché «l’articolo 3  dello statuto speciale, testo di rango costituzionale mentre il decreto  delineato dal Consiglio dei ministri avrà valore di legge ordinaria,  attribuisce alla Regione potestà legislativa in materia di ordinamento degli  enti locali e delle relative circoscrizioni, seppure “in armonia con la  Costituzione”». E anche se il governatore Ugo Cappellacci ribadisce di avere  lui pure l’intenzione di tagliare, sfiliamo per ora dalla lista anche quelle di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell’Ogliastra. E da 37 siamo già  scesi a 22. Un quinto del totale. A dispetto di quanto annunciato da Roberto  Calderoli: «Aboliremo dal 25 al 35%. Ovviamente dopo il censimento previsto  a ottobre».

Avanti così rischiamo di entrare nel giochetto caro ad Agatha Christie:  «Dieci poveri negretti / Se ne andarono a mangiar / uno fece indigestione, /  solo nove ne restar. / Nove poveri negretti / fino a notte alta vegliar /  uno cadde addormentato, / otto soli ne restar…». Tocchiamo ferro, ma alla fine potrebbe spuntarla il coro di quanti si
ribellano come il presidente molisano: «Se le Province sono inutili allora  perché ne aboliscono solo alcune?». Per salvare quelle che pesano di più dal  punto di vista elettorale o contano di più per Bossi che disse «se toccano  Bergamo scoppia la guerra civile»? Meglio una scelta netta: via tutte.  Magari procedendo con una road map che abbia date e scadenze fisse. Ma  tutte, come era già previsto dai padri costituenti. Oppure il processo  rischia di incepparsi e rivelarsi una boutade per placare i cittadini
infuriati. L’idea di uscirne con un «dose omeopatica» di Province può essere  suicida.

In questo momento in cui gli statali scoprono che dovranno aspettare due  anni (due anni!) per avere la liquidazione, nulla è più controproducente per  la casta politica che dare l’impressione di rifilare alla plebe zuccherini  propagandistici. Due esempi? Lo sbandieramento di un taglio di «54 mila  poltrone», che avverrebbe attraverso l’accorpamento (giusto) dei Comuni  piccoli e piccolissimi. Che senso ha vantarsi di tagli simili? Non prendono  un centesimo, nella stragrande maggioranza dei casi, i consiglieri di quei  comuni. E spesso sono proprio loro, con gli assessori e i sindaci, i più  generosi testimoni della politica sana e disinteressata.

Ancora più peloso è menar vanto, senza toccare mille altre cose, per la  decisione che deputati e senatori paghino non il 10%, ma il 20% sui loro  guadagni che eccedono i 150 mila euro. Quello che viene accuratamente  rimosso è che larga parte della busta paga «vera» di un parlamentare (che  poi dia dei soldi al partito ingordo è un’altra faccenda) consiste in diarie e rimborsi che non finiscono nell’imponibile. Tanto è vero che ci sono  parlamentari che denunciano meno di 50 mila euro. Bene: sapete quanti
senatori, stando all’ultima denuncia dei redditi disponibile, non arrivano a  quel tetto che prevede la soprattassa? Il 45%, abbondante. Quanti deputati?
Addirittura 378, pari al 60%. Totale: 523 parlamentari su 951 non lo  pagheranno, quel raddoppio di una tantum . E gli altri lo pagheranno solo  perché, oltre a quello del parlamentare, fanno troppo spesso altri lavori.  Cosa che, nei Paesi seri, è vietata. Perché, direte, non introducono invece  questo divieto a mantenere i piedi in due staffe? Ovvio: è molto più  conveniente pagare la soprattassa. E magari vantarsene pure.

Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella
14 agosto 2011 09:58

Manovra: pagheremo caro pagheremo tutti…

lunedì, 15 agosto 2011

…ma i politici e i ricchi solo un po’ e i preti non pagheranno niente. Resteranno in vigore tutti i privilegi economici di cui godono, dall’ottopermille alle numerose e incredibili esenzioni fiscali, compresa quella dell’ICI. E comunque Stato, Regioni, Province e Comuni continueranno imperterriti anche a versare fiumi di soldi a favore di diocesi, parrocchie, enti religiosi e a tutto l’indotto associazionistico collegato. Noi contribuenti inoltre continueremo a pagare anche la merda della corte pontificia, perché da sempre è a spese nostre lo smaltimento dei liquami prodotti nella Città del Vaticano. Ma in compenso pregheremo tutti molto di più perché le festività religiose infrasettimanali, a dfferenza di quelle civili, non sono state eliminate. Restano dubbi su quelle dei santi patroni, del lunedì dopo Pasqua e del 26 dicembre che non sono festività religiose con obbligo di partecipazione alla messa. No God invece ricorderà domani le Feriae Augusti, l’imperatore a cui la chiesa cattolica ha scippato la festa per attribuirla alla Madonna salita in cielo (assunta) calzata e vestita subito dopo la morte e senza nemmeno essere stata battezzata, perché, come è noto, fu concepita senza peccato originale (immacolata concezione). Viva Maria, Viva Gesù, quello che non pagano i preti lo pagherai tu. Buon Ferragosto, nonostante tutto.

5/8/11 – Razza padrona

giovedì, 4 agosto 2011

Questo è il complicato apparato giuridico, pronto a funzionare con efficacia pratica anche se non confessato nella Costituzione, nel quale si trova immessa una repubblica democratica governata da un partito di cattolici, qual è oggi l’Italia: i suoi governanti dovrebbero essere soltanto espressione e strumento della sovranità popolare interna, ma in realtà, come appartenenti al più vasto ordinamento internazionale dei fedeli, possono essere regolati da quella suprema autorità esterna i cui ordini non ammettono discussioni. …Si ha così il singolarissimo fenomeno di una repubblica democratica i cui governanti sono, spiritualmente ma non per questo meno rigorosamente, alle dipendenze di una monarchia assoluta: di un sovrano assoluto che ha il potere di dettare legge, attraverso questa compenetrazione dei due ordinamenti, a uno Stato che formalmente si regge a repubblica (Piero Calamandrei, Repubblica pontificia, Il Ponte, giugno 1950)
Dopo tutto nella stessa forma cavouriana “libera Chiesa in libero Stato”, la “libertà” della Chiesa sembra essere uguale alla “libertà” dello Stato, ma è in realtà assai privilegiata in confronto. Per lo Stato , infatti, essere “libero”, significa essere “liberale”, cioè rispettoso della libertà di tutti i cittadini, e quindi anche dei cattolici e delle loro organizzazioni; mentre per la Chiesa essere “libera” significa essere franca da controlli, e quindi anche dall’obbligo di essere “liberale” nel suo interno (Guido Calogero, Introduzione a La Conciliazione, Parenti, 1957)

Finalmente gli italiani possono tirare un sospiro di sollievo per la chiusura agostana del parlamento. Un mese e più di tregua da leggi personali, da deliberazioni agghiaccianti che toccano i nostri cuori come quella sul biotestamento, da provvedimenti che infangano la nostra integrità di cittadini come la bocciatura sulle norme che escludono l’aggravante nei reati per omofobia, da norme sul lavoro che fanno strame della emancipazione dei lavoratori nell’ultimo secolo, etc. etc.
Per chiudere in bellezza, come usa dire, gli scriteriati membri della commissione Affari costituzionali hanno dato il via libera per la eventuale trasformazione in legge, di un provvedimento che proibisce l’uso di burqa e niqab* nei luoghi pubblici ma con l’eccezione di alcuni casi particolari (!). Previsto il carcere e niente cittadinanza per chi costringe le donne a indossare il velo, introducendo così un nuovo reato. In Italia, come è noto, esiste una legge che vieta di coprirsi il volto in pubblico per ragioni di sicurezza, ed è la 152 del 1975. Per mostrare che esistono, i volenterosi membri della Commissione hanno modificato l’art. 1 del testo esistente, aggiungendo a “celare il volto”, le parole “anche con indumenti etnici e culturali come il niqab e il burqa”. I superficialissimi membri della Commissione ritengono che queste cinque parole siano un passo avanti verso l’integrazione, un gesto di libertà nei confronti delle donne. Le persone più imbarazzanti della politica italiana come Santanchè, ne rivendicano la primogenitura. Tra le mille e più cose che l’opposizione poteva dire, si è limitata ad un generico il burqa non lo indossa nessuno, il che francamente è una cosa stupidissima da dire anche se, per il momento, vera. Speriamo ma non contiamo che siano più preparati quando il provvedimento arriverà in aula forse ad ottobre. Ad esempio, perché non accelerare la pratica della cittadinanza che potrebbe essere l’unico baluardo per proteggere le donne da retaggi di culture diverse dalla nostra?** E siamo certi che il Parlamento non abbia niente di importante da fare sulla dignità delle donne anche italiane? Evocare l’islam invece è più facile e può portare qualche voto sollecitando la pancia degli islamofobi, intrisi a tal punto dal germe del cattolicesimo di ritenersi superiori a tutto e tutti. Chi è sicuro della propria identità e integrità non teme certo una religione, ma piuttosto la teocrazia e il non rispetto delle leggi uguali per tutti. (E, giova ripeterlo, non è previsto che in Italia si possa circolare col volto coperto)
Ha un po’ sorpreso la sorpresa di molti media, che i parlamentari vorrebbero le ferie anche per fare il pellegrinaggio (che va avanti dal 2004) in terrasanta (e almeno per non offendere la geografia sarebbe opportuno dire che i parlamentari si recano in Israele e nelle zone amministrate dall’Autorità palestinese per visitare i luoghi della tradizione religiosa cristiana snobbando quelli dell’ebraismo e dell’islam che sono anche di più e non meno suggestivi), mentre nella Commissione Affari costituzionali hanno legiferato in ottemperanza alla religione per loro di riferimento, ponendo mano ad una legge di buon senso e utile per la sicurezza di tutti come quella del 1975. I riferimenti al Belgio e alla Francia sono totalmente fuori sincrono, considerato che in quei paesi sono proibiti i simboli che ostentano una religione, pur avendo il Belgio una maggioranza cattolica. La minoranza laica italiana, ahimè sempre più lasca, non ha niente da dire che la Commissione Affari costituzionali ha legiferato in modo religiosamente corretto? (che qui vuol dire sottostare al cattolicesimo).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*Il burqa, particolarmente usato in Afghanistan, copre completamente il corpo femminile dalla testa ai piedi, incluso il volto, con una griglia di tessuto all’altezza degli occhi. Il niqab è un tipo di velo integrale molto utilizzato nei Paesi del Golfo. Esiste in diversi stili e lunghezze, copre il capo e il volto ma non gli occhi.
** Tra l’altro acquisizioni recenti per l’Italia. Nel 1963 viene abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici; nel 1996 cancellato il reato di adulterio che puniva le donne con due anni di carcere; nel 1975 viene approvato il nuovo diritto di famiglia che stabilisce la parità tra marito e moglie, abrogando la patria potestà e la potestà maritale; nel 1981 è abolito il delitto d’onore che puniva con la carcerazione da tre a sette anni il marito “offeso”; nel 1996 viene riconosciuta la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale.

Ma siamo sicuri che il PD-Partitus Dei sia meglio del PDL-Popolo della Libertà vigilata dal Vaticano?

giovedì, 4 agosto 2011

Nei giorni scorsi un nostro compagno di mailing-list socialista polemizzando fortemente con le estemporanee esternazioni della Rosi Bindi contro i socialisti si è autosospeso dal PD. Ora torna sullo stesso argomento ricordando cosa c’è di profondamente anti-democratico nel PD.

4/08/11 da Claudio Bellavita (vedi su Facebook)

(NB: lo ho messo su Facebook, se qualcuno schiaccia il tasto “mi piace” diventa un fatto politico, grazie)

Tranquilli, non è che ho combinato anche io qualche pasticcio: è solo che mi sono arrabbiato.
Prima di tutto con la Bindi, che come presidente dovrebbe avere un ruolo di garanzia per tutte le storie presenti nel PD, e invece se ne esce con accuse di tipo razzista ai socialisti (partito di fatto scomparso da 20 anni), che avrebbero insegnato a rubare agli innocenti piddini. Lo dice proprio lei, che viene dalla DC, e poi dalla Margherita, di cui si leggono imbarazzanti frequentazioni al sud. Mah…però è facile prendersela coi socialisti, perché nel PD sono figli di nessuno, non fanno parte dei cofondatori il cui ruolo al vertice deve essere garantito per sempre. Anche quello della Bindi, anche quando straparla. Peccato, perché mi era simpatica, l’ho persino votata contro Veltroni: sapete, venendo dal PSI, parto dalla convinzione che è meglio che il segretario non prenda troppi voti, poi si monta la testa.
Poi mi sono chiesto: ma la Bindi,  chi l’ha eletta presidente? E mi sono arrabbiato di nuovo, perché non la ha eletta nessuno, è uscita da un “caminetto” di cofondatori, così come sono usciti i delegati ai congressi di ogni livello e i membri degli organismi di partito di tutti i livelli, a partire dalle sezioni. A ciascuno il suo caminetto, ma come si entra nei caminetti però non è scritto nello statuto.
Forse non ho capito bene, la D non significa democratico. Di qui la seconda arrabbiatura e l’autosospensione in attesa di chiarimenti.
Perché nei partiti europei, soprattutto in quelli socialisti (brutta parola, lo so, cari Bindi e Funiciello) i nomi, a tutti i livelli, usa votarli a scheda segreta. Persino Craxi, quando introdusse la novità del segretario eletto dal congresso, fu votato in quel modo.
Nel PD non usa: vige la regola non scritta che bisogna garantire tutti i cofondatori, i loro amici, e gli amici degli amici. Se qualcuno protesta si allargano gli organi che così non hanno mai il numero legale, e quindi si continua a decidere intorno al caminetto, costituito da quelli che ne fanno parte per diritto di nascita, come usava prima della rivoluzione francese, e come usa tuttora, per esempio, nei regimi dei paesi arabi. In fondo sono dall’altra parte del Mediterraneo, noi stiamo in mezzo, è possibile che ci sentiamo più vicini a loro che all’Europa, e soprattutto al PSE, che al solo nominarlo la Bindi si arrabbia. Figuriamoci a far votare tutti gli iscritti al PD se aderirvi o no: piuttosto raggiunge Rutelli (non ci credo, non le conviene…)
Eppure al PD non è sfuggito che esiste Internet, e infatti viene lodevolmente usato dai gruppi parlamentari e da sempre più numerosi gruppi consiliari per informare gli iscritti e i contigui di cosa stanno facendo. Meno male, gli elenchi esistono e vengono usati: non vengono trafugati per prudenza come è successo dopo le primarie di Prodi.
Però potrebbero anche essere usati, oltre che per queste ottime cose e per informarci quando ci sono dei dibattiti tra i soliti noti, anche per consultare gli iscritti sulle scelte politiche, sui programmi, e persino (orrore) sull’elezione dei candidati alle primarie di coalizione, dei dirigenti e dei delegati congressuali: chi non ha il PC, va a votare in sezione, aiutato da qualche giovane smanettatore. Suvvia, cari Bindi e Bersani, non fate come Maria Antonietta, fidatevi del popolo e coinvolgetelo, prima di trovarvelo davanti, perché il grande guaio di internet è che lo possono usare tutti, a partire da quelli che lavorano per tenerlo sotto controllo (come spero succederà prima o poi in Cina…)

Claudio Bellavita