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Sconfinata impudenza

venerdì, 27 aprile 2012

Alle ultime esternazioni di Capitan Fracassa e Brighella, note maschere del Teatro dell’Arte all’antica italiana ormai ridotte a patetiche macchiette nel teatrino della politica, si sono aggiunte nei giorni scorsi alcune memorabili esternazioni del Celeste, come viene affettuosamente chiamato Roberto Formigoni. Con eleganza letteraria degna di ben altri personaggi Corrado Augias ha definito quel florilegio di esternazioni come “sconfinata impudenza“. Noi le chiameremmo più volgarmente.

Da La Repubblica del 24 aprile 2012 —   pagina 48   sezione: COMMENTI

Caro Augias, ho seguito con interesse il lessico del Presidente della Lombardia. Uso frequente del termine “sfigato”, liberalizzazione del termine “pirla”; ne farò uso anch’ io tutte le volte che lo riterrò opportuno. Il presidente ritiene sfigato chi non fa vacanze di gruppo. Io dico invece che sfigato è chi non conosce la bellezza di una vacanza in solitudine, o con una persona cara, e ritiene che l’ unico modo di far vacanza sia intrupparsi in una chiassosa comitiva, su una barca chiassosa, in ristoranti alla moda anch’ essi chiassosi. Formigoni si rende conto che con quello che spende lui e i suoi soci per una “vacanza di gruppo” ci campano per diversi mesi diverse famiglie della piccola borghesia? Evidentemente non è interessato a quello che gli altri pensano di lui e, vivaddio, sbaglia. È un uomo politico e come tale deve rispettare la sensibilità e le fatiche (e magari le angosce) dei cittadini. Italo Paini – italpa28@gmail.com

È vero, è anche una questione di lessico, di linguaggio. Nell’ ultima settimana abbiamo avuto tre casi clamorosi di linguaggio ridicolo o delittuoso che nel famoso “paese normale” di cui ogni tanto si parla sarebbero bastati a mettere fuori gioco (politico) i loro autori. Umberto Bossi ha detto che la Lega con i suoi soldi fa quello che gli pare “anche buttarli dalla finestra”. Non è vero, non può fare quello che gli pare. Vengano dallo Stato (cioè da noi) o dai militanti quelli sono soldi pubblici e il rendiconto del loro uso dev’ essere limpido e preciso. La chirurgia estetica e il Suv per il piccolo Bossi non rientra tra gli usi consentiti. Solo una salute seriamente compromessa può spiegare parole così insensate. Debole e offensivo anche Berlusconi. Dopo averci menato per il naso per settimane con le sue “cene eleganti”, se ne esce di colpo con la gara di burlesque, parola appena suggerita chissà da chi, infatti pronunciata con difficoltà. Il burlesque ha la stessa verosimiglianza di quando disse di essere “fidanzato” con una signora molto per bene, invenzione estemporanea mai più ripetuta. Le donne dichiarate esibizioniste per natura completano il quadro. Come ha giustamente scritto Natalia Aspesi, “un clown smarrito”. Formigoni, messo alle strette dalle carte, ha finalmente detto dopo cento dinieghi che le ricevute di quei pagamenti le ha buttate via e non le trova più. Massimo Giannini gli ha suggerito di non crucciarsi, finiti gli esercizi spirituali basta andare in banca e farsi dare l’ estratto del conto corrente, un semplice gesto per fermare l’ ondata di fango che a suo dire lo investe. Tre uomini politici squalificati da ciò che hanno fatto e dalle povere scuse che sono stati capaci di escogitare. È peggio d’ una bugia; siamo di fronte a una sconfinata impudenza o a un preoccupante stress mentale.
- CORRADO AUGIAS c.augias@repubblica.it

9/12/11 – Quel che strozza…

venerdì, 9 dicembre 2011

Madamina il catalogo è questo delle belle che amò il padron mio (Leporello)

Come è noto ai pochi ma intelligenti e distinti lettori di questa pagina, è convinzione di NoGod che la Chiesa cattolica oltre ad essere un fattore di arretratezza culturale dei cittadini è motivo di impoverimento economico per le indebite elargizioni concesse dai governi italiani.
L’articolo 1 del concordato fra l’Italia e la Santa Sede siglato nel 1984 recita : “La Repubblica italiana e la Santa Sede riaffermano che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, impegnandosi al pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti e alla reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese”. Se la corretta interpretazione dell’articolo dice che ognuno dei contraenti si impegna a non interferire nelle cose dell’altro, è però sufficientemente fumoso – uno Stato libero sul territorio di un altro? – per consentire gli equivoci e i travasi che conosciamo e che sono dolenti per tutti noi e laceranti per quei cattolici responsabili che pure esisteranno.
Sarebbe un grosso segno di discontinuità da parte del presidente Monti – in attesa della cancellazione dell’articolo 7 e quel che ne scaturisce – almeno il rispetto del concordato. Ricorda l’ambasciatore Sergio Romano (non un pericoloso laicista, parola che ormai viene brandita come una scure da chiunque emetta una vagito sulle prepotenze ecclesiastiche) che Mussolini non fu concordatario quando dichiarò guerra all’Azione cattolica, e la Chiesa non fu concordataria quando la Segreteria di Stato partecipò alla redazione della Costituzione rivedendo e discutendo i singoli articoli che i deputati della democrazia cristiana sottoponevano alla sua attenzione. E, in tempi più vicini a noi, quando Camillo Ruini in qualità di presidente della Cei, invitò gli italiani ad astenersi dal voto nel referendum sulla procreazione assistita.
E ancora, il cardinale Angelo Bagnasco, erede di Ruini, ritenuto un giorno vicino e un giorno lontano dal governo Berlusconi ( e tirato per la mozzetta un giorno dal Pd un giorno dal Pdl), grazie all’azione di lobbyng promossa dalla Cei a favore dei diversi partiti, di fatto bloccando qualsiasi passo in direzione dei diritti civili esistenti in tutto l’Occidente.
Chiedere alla Chiesa cattolica di rispettare le leggi italiane, compreso il concordato da lei sottoscritto, non ha niente di ideologico né di anticlericale.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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12/10/11 Il 16 novembre 1922, presentando alla Camera
la propria compagine ministeriale, Mussolini pronunciò parole assai chiare sui diritti riconosciuti dal governo alle varie religioni: “tutte le fedi religiose saranno rispettate, con particolare riguardo a quella dominante che è il cattolicesimo”. Il 22 novembre il sottosegretario alla Pubblica istruzione Dario Lupi dispose la ricollocazione del crocefisso , definito il simbolo della religione dominante dello Stato, in tutte le aule delle scuole elementari dalle quali era stato rimosso. Come venne osservato con soddisfazione, in meno di un quinquennio il crocefisso tornò al Colosseo, sul Campidoglio, nelle scuole, nelle caserme, nei tribunali, negli uffici pubblici, e, sull’esempio di questi, in moltissimi uffici privati. Un mese dopo, il 26 dicembre 1922, il nuovo ministro della Pubblica istruzione Giovanni Gentile annunciò che intendeva fare dell’insegnamento della religione cattolica “il principale fondamento del sistema della educazione pubblica e di tutta la restaurazione morale dello spirito italiano”. In quel momento il governo era di coalizione; né totalitario né dittatoriale”.( Michele Sarfatti, storico) I patti lateranansi firmati nel 1929 tra Mussolini e Pio XI (rappresentato dal cardinale Gasparri), oltre a garantire alla Chiesa la libertà spirituale e il suo governo, stabilirono che lo Stato pagasse una forte somma a risarcire ciò che era stato perso con l’Unità d’Italia, concessero una porzione di Roma, il Vaticano, permisero il riconoscimento civile del matrimonio religioso, accordarono l’insegnamento religioso nelle scuole e il riconoscimento giuridico degli ordini religiosi. Inoltre lo Stato si faceva carico di molte spese, la congrua, concesse un vero stipendio statale ai preti nell’esercito e nelle scuole (pure oggi sono scelti dalle diocesi e retribuiti dallo Stato). Finito il fascismo e nata la Repubblica venne inserito nella Costituzione (1948) l’art. 7, L’Articolo Sette/Togliatti ce lo dette/Guai a chi ce lo toglie/Dice al marito la moglie (Mino Maccari) di fatto una conferma dei patti siglati dal duce. I democristiani per un ricambio generoso all’aiuto avuto, i comunisti perché volevano mantenere la pace religiosa. Siamo profondamente convinti che la pace religiosa è un bene altamente apprezzabile, ma per noi la garanzia della pace religiosa è nello Stato laico, nella separazione delle responsabilità e dei poteri… La Repubblica che andiamo fondando avrà un senso e un significato se continuerà, superandolo, il Risorgimento, non si tornerà indietro su quello che è stato acquisito dal Risorgimento. Noi stiamo tornando indietro, cosa di cui siamo preoccupati come socialisti, ma soprattutto come italiani (Pietro Nenni – dal discorso dell’Assemblea costituente del 27 marzo 1947) Il comunismo clericale diventa letteratura con Giovannino Guareschi “Si era ormai a Pasqua: radunati in sede tutti i capoccia del capoluogo e delle frazioni, Peppone stava sudando come un maledetto per spiegare come i compagni deputati avessero fatto benissimo a votare per l’approvazione dell’articolo 7. Prima di tutto è per non turbare la pace religiosa del popolo, come ha detto il Capo, il quale sa benissimo quello che dice e non ha bisogno che glielo insegniamo noi. Secondariamente per evitare che la reazione sfrutti la faccenda piagnucolando sulla triste storia di quel povero vecchio del papa, che noi cattivoni vogliamo mandare ramingo per il mondo… perché il fine giustifica i mezzi e per arrivare al potere tutto fa brodo. In quel preciso istante la porta dello stanzone si spalancò ed entrò don Camillo con l’aspersorio in mano, seguito da due chierichetti col secchiello dell’acqua santa e la sporta per le uova. Senza dire una parola, don Camillo si avanzò di qualche passo e asperse d’acqua santa tutti presenti …e fece il giro ficcando in mano a ciascuno dei presenti un santino. E fu come se fosse passato il vento stregato che fa diventare di sasso la gente. A bocca aperta Peppone guardò sbalordito il santino che aveva tra le mani, poi guardò la porta, indi esplose in un urlo quasi disumano: Tenetemi o l’ammazzo”(Giovannino Guareschi, La Bomba, da Don Camillo) Nel 1957 la rivista Il Mondo diretta da Ernesto Rossi avanzò la proposta di abrogare il concordato attirandosi proteste del mondo cattolico e non solo. Successivamente la questione è stata ripresa solo da Pannella. Una consistente parte del partito socialista (in particolare Lelio Basso) , i repubblicani (Giovanni Spadolini) alcuni indipendenti (Ferruccio Parri) chiedevano almeno una revisione, soprattutto per la questione dell’incongrua e anticostituzionale (già dal 1948) dicitura di “unica religione di Stato”, i finanziamenti e la scelta degli insegnanti nelle scuole. Ma il fronte laico non riuscì mai a compattarsi perché la maggioranza dei parlamentari composta da democristiani e comunisti temevano come la peste di alienarsi la Chiesa. Oltre a Il Mondo, anche il Corriere della Sera nel 1977 fece grandi campagne giornalistiche sui privilegi economici della Chiesa. Fiorirono in quel periodo commissioni di studio, bozze di revisione… ma la Chiesa aveva alleati – come si dice oggi bypartisan – in Parlamento. Nel 1984 il Presidente del Consiglio Bettino Craxi insieme a Giovanni Paolo II (rappresentato da mons. Casaroli), siglarono un accordo di modifica del Concordato. Venne votato da tutto il Parlamento con l’astensione dei liberali e il voto contrario dei radicali e del Pdup. Fu un compromesso, probabilmente molto al ribasso, Craxi disse che era solo un primo gradino, ma ad oggi il secondo ancora non è stato salito. Si abolì con quella firma l’assurdo riferimento al cattolicesimo come unica e sola religione ufficiale (che tante umiliazioni costò ai bambini e adolescenti (e loro genitori) che dovevano passare attraverso le forche caudine del preside e degli insegnanti per essere esonerati dall’insegnamento cosa che li esponeva alla gogna dei bambini (e dei loro genitori) nati con lo stigma del cattolicesimo). Si abolì la congrua sostituita dal volontario 8 per mille, si stabilì una maggiore autonomia nel diritto di famiglia. Ma il veleno, si sa, è nella pratica. Dopo un primo anno in cui i liberi contributi dell’8 per mille scarseggiavano, si ricorse ad un meccanismo truffaldino (messo a punto da Tremonti, noto tributarista chiamato per una consulenza al ministero delle Finanze da Rino Formica), la soppressione dell’obbligo dell’ora di religione costrinse a inserirla facoltativa perfino nella scuola materna (!) e sempre durante l’orario scolastico, si stabilì che le scuole private cattoliche avessero un trattamento scolastico come quelle statali , ma senza rendere nessun conto allo Stato, si concessero privilegi ad enti religiosi che dichiaravano di svolgere un servizio sociale. Via l’Iva su terreni, fabbricati e via soprattutto la tassa di successione. Inoltre, sulla schiena dello Stato anche gli oneri per la costruzione e la manutenzione di edifici di culto, per la tutela del patrimonio artistico gestito da enti e istituzioni ecclesiastiche.
Veniamo all’oggi. Nel 2007 l’Ue ha chiesto spiegazioni all’Italia sull’eccesso di privilegi della Chiesa in materia fiscale, sollevando un polverone tra le gerarchie ecclesiastiche e la partitocrazia. Nell’ultimo ventennio in modo incrementale sono stati introdotti nuovi favoritismi: l’esenzione Ici e Ires, nuovi finanziamenti alla editoria cattolica, convenzioni privilegiatissime nel settore sanitario. Ho sempre inteso e sempre chiaro fummi/Che argento ch’a lor basti non han mai/O veschi, o cardinali, o pastor summi (Ludovico Ariosto, Satire,1534) Nel 2011 (irpef 2010) la Chiesa cattolica con l’8 per mille ha raccolto 1.118 milioni di euro. E’ noto che la volontarietà dei contribuenti è apparente, perché è il 35% dei contribuenti che attribuisce l’8 alla Chiesa cattolica. Poi ci sono i 360 milioni per gli stipendi degli insegnanti dell’ora di religione, 460 milioni per il culto pastorale, 235 milioni per interventi caritativi, 700 milioni versati da Stato e enti locali per le convenzioni (scuola e sanità). Venite, la celebre,/La santa Bottega,/A prezzi di fabbrica/Vi scioglie, vi lega, /Fa spaccio di meriti, /Cancella peccati… /Venite! I solvibili /Saranno beati! (Olindo Guerrini, In morte di un reverendo strozzino, 1877) Naturalmente questo accade solo in Italia. In Spagna esiste un meccanismo simile all’8 per mille, ma le quote non espresse rimangono nelle casse statali. In Germania c’è nel modulo delle tasse la possibilità di dare il 9 per mille a qualsiasi religione, nel resto dell’Europa i contributi volontari alle religioni sono slegati dalle tasse che i cittadini versano allo Stato. Nella manovra economica nessun contributo è stato richiesto dallo Stato alla Chiesa cattolica.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

24/11/11 – Sensibilità

giovedì, 24 novembre 2011

Il prete, senza cui non vi sarebbe tirannide, è come la gramigna; se non si sradica sino all’ultimo pelo, essa si propaga subito ed invade, infetta la pianta umana che commise il delitto di non spegnerla… Nizza aveva nel 1860 un solo convento; venduta da Bonaparte ai preti, essa in dieci anni, ha partorito ventinove di codesti ricoveri di depravazione (12 marzo 1871, Garibaldi scrive a una rivista soresina)
E’ più grave la presenza di principi non accettabili nel programma politico che non nella pratica di qualche militante (mons. Crepaldi, arcivescovo di Trieste)

Che cosa è più sacrilego? Secondo il portavoce della Santa Sede l’immagine fotoscioppata di papa Benedetto XVI che bacia l’imam di Al Azhar nella pubblicità Benetton ora ritirata. In parecchi hanno ritenuto empio il comico Crozza truccato da papa che spara agli schifosi piccioni di piazza san Pietro. In tanti hanno trovato blasfemo il vero papa Benedetto XVI che riceve in regalo l’ennesimo crocefisso da B. quando ancora era premier.
E’ la sensibilità di ognuno che segna la differenza.
Qualche giorno fa Bernard Law, arciprete di santa Maria Maggiore (una delle 4 basiliche patriarcali di Roma, le altre sono san Giovanni, san Paolo, san Pietro), ha compiuto 80 anni. Naturalmente cento di questi giorni… soprattutto per l’aria di Roma. Infatti il cardinale ha un passato talmente marcio che ammorbava il cielo della città. Costretto a dimettersi da arcivescovo di Boston nel 2002 per non aver denunciato i sacerdoti macchiatisi di pedofilia, viene intronato nel 2004 nella basilica romana. Per ricambiare la cortesia del salvacondotto, nel 2005 celebrò una messa funebre in onore di Gran Premio II.
Ma le pressioni dei cattolici americani e delle vittime dei religiosi pedofili ha spinto il teocrate (sensibile?) alla sostituzione. Per la cronaca al suo posto è andato Santos Abril y Castello. Sebbene il colonnato di san Pietro non finisca con via della Conciliazione ma lambisce con le sue tenaglie tutta la città e la nazione, avere uno che copre reati in una bella basilica (che, per inciso e per non perdere il vizio, custodisce le spoglie mortali di Junio Valerio Borghese, comandante della X Mas e autore di un fallito golpe), è un peso in meno per una città che è stata nella sua storia così provata dalla violenza della Chiesa cattolica (delle sue gerarchie e dei suoi volenterosi carnefici)
Se c’è una cosa che la partitocrazia ci ha insegnato, è che sono in tanti ad avere come massima ambizione nella vita quella di prendere parte ai cori che allietano il cuore della teocrazia vaticana. Una nuova vittoria elettorale a questi stessi partiti (da destra a sinistra, compresi quelli che al momento non hanno sedie in parlamento) non farebbe che aumentare ancora il numero degli aspiranti al coro, rendendoli sempre meno disposti a tollerare chi si rifiuta di cantare all’unisono.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Dal 29 novembre su La 7, Gianluigi Nuzzi condurrà Gli Intoccabili, programma di inchieste sui rapporti oscuri tra politica, economia, criminalità organizzata. Nuzzi è l’autore di Vaticano S.p.A, una serrata inchiesta sullo Ior. Il giornalista ritiene che c’è molto da indagare su questa teocrazia che prospera all’interno di Roma. Si parlerà di questo anche nel programma

21/11/11 – Cambiare

lunedì, 21 novembre 2011

Dalla distruzione di Sodoma si salvano solamente Lot, sua moglie e due delle sue quattro figlie. Ai fuggiaschi viene intimato di non voltarsi indietro, ma la moglie di Lot disubbidisce e si trasforma in una statua di sale. Sembra tuttavia aver avuto una buona ragione per girarsi a guardare Sodoma che bruciava. Due delle sue quattro figlie sono rimaste a Sodoma, sposate a uomini malvagi protagonisti del sistema corrotto di quella società. Questo drammatico racconto della Bibbia, ci mostra come in alcune situazioni sia necessario guardare avanti. Se ci voltiamo indietro quando è il momento di proiettarci in avanti, rischiamo di mineralizzarci e trasformarci in statue.

In questi convulsi e per molti versi drammatici giorni, non si dovrebbe dimenticare che gli ultimi anni partitocratrici sono stati sconciati anche dal moralismo indotto dalla trivialità dell’ex premier. Sebbene sia risultato un facile esercizio commentare le signore cooptate in parlamento e oltre (come se i loro colleghi maschi fossero stati scelti in prestigiose scuole di politica), non può essere dimenticato lo scandalo delle donne che si sono prestate, come spesso, a fare da spalla al peggior maschilismo travestito da politica. Addirittura avviando cretini dibattiti sul dubbio sentimento materno di Gelmini (già ministro dell’Istruzione) tornata al lavoro a pochi giorni dal parto. Addirittura intervistando la escort, la ragazza pentita e quella entusiasta. Addirittura elevando al rango di maestro del pensiero mogli che tardivamente prendevano coscienza dei comportamenti del coniuge. La strada del moralismo è particolarmente viscida, e si trascina via la libertà che ognuna ha di scegliere la vita che crede. Benché sia difficile condividere l’opzione di una donna che per spianarsi la strada decida di abbandonare la posizione verticale, per quanto sia improbabile che indicheremmo a modello un comportamento simile ad una nostra figlia, è ben più di un passo indietro non riconoscere l’autonomia di ogni donna, dimenticare che non esiste un modello unico di comportamento femminile e lasciarsi cadere nella misoginia giudicante. Ci vorrà parecchio per scrollarsi di dosso i bacilli del berlusconismo, ma intanto un esamino di coscienza tutto al femminile andrebbe fatto. Potranno aiutare al ripensamento le tre neoministre, personalità femminili, professioniste, classe dirigente. Sembrano essere donne – e questo indipendentemente dalle posizioni politiche e filosofiche che ognuno di noi ha – che hanno un curriculum esemplare nel loro settore, che hanno fortemente voluto la loro carriera, e che sono pure mamme e nonne così come in genere ci vogliono. Speriamo che facciano, insieme ai loro colleghi, poche cose ma serie per tutti i cittadini. E che ricordino che l’Italia è parecchio indietro rispetto ad altri Paesi dove le nostre congeneri sono premier, segretario di stato, ministri…, che abbiano presente che il governo di emergenza deve varare misure per l’occupazione femminile che ci vede nelle ultime posizioni. Sapere al governo donne che hanno studiato hanno lavorato hanno fatto fatica è incoraggiante. Certamente non è mia intenzione fare la ola ad un governo clericobancario (benché io sia favorevole al ripristino dell’Ici da cui sono stata grazie a Silvio esonerata, credo improbabile che il governo Monti sia equo al punto di far pagare la tassa sugli immobili anche alla Chiesa), ma sembra difficile pensare che le donne oggi al governo possano affermare “non sono d’accordo per gli aiuti economici alle donne sole, perché è un incentivo ad avere figli senza padre” come disse la sottosegretario al Welfare (sic) Eugenia Roccella. Appare anche improbabile che il premier Mario Monti, dal quale ci aspetteremmo una vera riforma fiscale, possa sostenere come Gianni Alemanno, incredibilmente sindaco di Roma, che “dobbiamo aumentare la pressione fiscale sui singoli e sulle coppie con pochi figli, un modo intelligente per ridistribuire i carichi fiscali più equamente, sostenendo chi investe sul futuro del paese attraverso i figli”.
Nel frattempo sarebbe auspicabile una moratoria dei talk show-chiacchiericcio appannaggio dei partiti. Magari cambiando la compagnia di giro si potrebbe iniziare a parlare di politica, che in troppi credono sia il sistema partitocratrico.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

4/10/10 – Letture (s)consigliate Saranno contenti alla Cei del continuo aumento di politici e intellettuali che spingono alla lettura della Bibbia? Incalzata da Famiglia cristiana il ministro Gelmini si è mostrata entusiasta di introdurre il libro nelle scuole, il presidente della Regione Veneto si è addirittura spinto a dire che ne offrirà una copia al patriarca di Venezia (evidentemente il politico dubita che il religioso l’abbia letta), l’assessore all’istruzione di quella Regione ne ha decretato l’obbligo di lettura a scuola, e, per ultimo, la sponsorizzazione di autorevoli intellettuali come Margherita Hack. Scartando i fondamentalismi alla veneta, cosa dire? Leggere una cosa in più è sempre meglio che una in meno. Personalmente credo che la bibbia – cioè l’antico testamento e non come erroneamente si pensa anche il vangelo detto impropriamente nuovo testamento – sia una lettura interessante, mai noiosa, con tanti personaggi femminili di gran carattere (Rachele, Ester, Miriam, Debora, Ruth…). Se si ha la pazienza e la voglia di leggere il testo in ebraico, può essere una sorpresa scoprire i suoni onomatopeici che accompagnano il racconto. E come dimenticare l’interpretazione che Freud ha dato del libro di Giobbe, l’uomo a cui succedeva di tutto perché il suo occhio vedeva Dio ma il suo orecchio non lo sentiva, in pratica lo schema dell’analisi freudiana, o le malattie di Mosè definite dal grande scienziato psicosomatiche. Insomma, una lettura che vale sicuramente prima o poi fare. A scuola si leggono l’Iliade, dove si raccontano le vicende della guerra di Troia causate dal rapimento di Elena da parte di Paride, e l’Odissea, dove vengono narrate le peregrinazioni di Ulisse dalla fine della guerra di Troia al suo ritorno in patria. Nella Bibbia si riportano le vicende del popolo ebraico, prima schiavo in Egitto e poi in movimento verso la terra promessa (che Mosè vedrà solo da lontano). Si badi, la Bibbia è libro caro agli ebrei perché narra la storia dei padri, ma non lo considerano testo religioso. Sembra però che i nostri volenterosi politici vogliano attribuire all’affascinante libro una valenza religiosa. A questo punto, chi dovrebbe aiutare gli studenti nella lettura? I bravi professori formati dalla Cei la cui materia è facoltativa e che dovrebbero limitarsi all’insegnamento del catechismo cattolico? O il professore di lettere? Ci saranno nel caso passasse l’idea dei corsi di formazione per gli insegnanti che, come la maggior parte degli italiani, non conoscono la Bibbia? Una idea come si vede impraticabile al momento, come le tante proposte estemporanee che vengono fatte con tanto di raccolta di firme e che la gente, compresi rispettabili intellettuali, sottoscrive superficialmente. Come sanno quelli che frequentano la Chiesa cattolica e il catechismo, mai si fa cenno all’Antico testamento se non per alcuni passaggi che riguardano la creazione di Adamo ed Eva. La mia conclusione è che la Bibbia non verrà introdotta nelle scuole, soprattutto per il disinteresse – e più – da parte della Cei. Sull’accidia della ministro Gelmini non sembra il caso di aggiungere, se non che dovrebbe conoscere più di altri lo stato dell’istruzione e sentirsi obbligata a proporre reali programmi di studio che permettano agli studenti di competere con i loro colleghi europei. Anche da questo episodio inerente la Bibbia, si evince che i politici italiani sono dei servi sciocchi. Vogliono omaggiare i vescovi, ma sbagliano pure i libri.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Visite consigliate

Fino al 15 gennaio – Fotografare la storia, Stefano Lecchi e la Repubblica Romana del 1849, Palazzo Braschi, Roma, da martedì a domenica dalle 10 alle 20 – Ingresso10 €

Lecchi, pittore fotografo, è a Roma dal 1849 al 1859, anni in cui realizza un reportage di guerra, fissando le rovine dei combattimenti della Repubblica romana. E’ una testimonianza dei luoghi dove Garibaldi e giovani patrioti avevano difeso la città assediata dal corpo di spedizione francese inviato a restaurare il potere papale. 35 fotografie – carte salate da calotipo – affiancate da foto scattate nel 2011 negli stessi luoghi e con le stesse inquadrature delle immagine di Lecchi .

Siti consigliati www.repubblicaromana-1849.it e www.museodellarepubblicaromana.it

11/11/11 – Antinomie

venerdì, 11 novembre 2011

Circa 8 malati di cancro su 10 hanno subito un peggioramento economico e lavorativo. Compresa la perdita del posto. E 1 su 3 teme che i tagli limitino la disponibilità delle cure anticancro innovative (Censis, indagine su 1000 malati e 700 caregiver)
Tristo chi se presenta a li cristiani/scarzo e cencioso. Inzino  pe’ le scale/lo vanno a mozzicà  puro li cani (G.G.Belli, Er merito, dai Sonetti)
8 novembre ore 18 – Il sindaco partecipa al ricevimento in occasione della ricorrenza della Festa della Beta Vergine Maria, Regina della Palestina e patrona dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro; 9 novembre ore 11 – Il sindaco interviene all’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia Università Lateranense (dall’agenda del sindaco di Roma, pag. 618 televideo Lazio)

Una cosa che non si dice  più è che in questo Paese ci sono i ricchi e i poveri.  Una volta, si diceva gli sfruttatori e gli sfruttati. Linguaggio vecchio? Forse, però questo è.
I poveri, che sono la più parte della popolazione, non hanno nessuna visibilità. Qualche riga la meritano i terremotati e gli alluvionati – perché  i disastri sono nei quartieri più disgraziati – mezza riga la conquista chi muore sul lavoro. Ma se i sommersi sono stranieri non sono salvati da un paio di righe. Chi mai scrive di quei tanti che la mattina si svegliano che è ancora notte, salgono su corriere sporche e treni maleodoranti, poi prendono autobus e metropolitane piene come carri bestiame (e senza neanche avere la compassione che si riserva agli animali) per recarsi a fare lavori frustranti, faticosi, sottopagati. Chi mai scrive delle file nelle asl per prendere un appuntamento, dei troppi giovani che pietiscono per lavori risibili, dei malati poveri, delle tante donne straniere che curano gli anziani e puliscono le case mentre i loro bambini sono soli con i loro vecchi.  Ha ferito molti l’affermazione di B. (non dire gatto se non l’hai nel sacco) sui ristoranti e i luoghi di villeggiatura sempre pieni (panza piena nun crede ar diggiuno, scriveva Belli) ma è il solo volgare? Niente dobbiamo dire dei sindacati che basiscono quando muoiono le sarte di Barletta che guadagnano 4 euro l’ora? Cosa pensano che percepiscono quei tanti lavoratori che si portano a casa 600 euro al mese? Si riempiono la bocca della parola precario, ma non sono stati in grado con i loro profumati uffici studi di vedere come il lavoro si stava trasformando; e non facessero finta di camminare sulle orme di Di Vittorio, perché anche loro si sono paurosamente imborghesiti. Niente dobbiamo dire di quei cronisti che si sono battuti come leoni per rimettere sull’altare la madonnetta di gesso distrutta dai total black infiltratisi in un corteo di protesta a Roma, e non si sono spesi per i negozianti con le vetrine spaccate o i cittadini che hanno perso le automobili? Neanche un trafiletto hanno meritato questi incolpevoli disgraziati che ancora non sanno se e quando riavranno qualcosa e da chi.  Non saremmo giustificati se graffiassimo il viso a quei giornalisti di regime (anche se rimpannucciati con abiti di apparente diverso colore) che mentre un sindaco ripete che c’è il debito lasciato dai suoi predecessori e annuncia giri di vite su scuola, raccolta rifiuti, trasporti… il sedicente giornalista si dimentica di chiedere conto, prendiamo una cosa a caso, dei 4 milioni di euro per la beatificazione di Gran Premio II?  Perché la tenutaria del grande bordello, supportata dai media che si commuovono quando vedono uno svolazzar di tonaca, è abile nel far credere che aiuta gli ultimi. Grande spazio, invece che ai poveri, è stato dato all’offerta di un milione di €  dell’8 per mille agli alluvionati di Genova. Ma ci si rende conto di quanto poco è? Sebbene, e questo è doveroso riconoscerlo, la cifra è doppia a quella versata per i terremotati dell’aquilano (ai bambini però furono offerte uova di cioccolato). E tutti tacciono sul fatto che la Chiesa cattolica è un fattore di impoverimento, oltre che culturale anche economico, della società italiana. Le sbandierate mense caritas, nelle quali purtroppo aumenteranno i commensali, sono una partita di giro. Quel pranzo che domani consumeremo è stato pagato da noi, dai servizi che regioni e comuni ci hanno sottratto per concedere a loro. A Roma perfino una percentuale di 3 centesimi su ogni biglietto d’autobus venduto, cioè, un prelievo forzoso a beneficio di uno. E perché non ricordare mai che la mancanza di diritti civili danneggia soprattutto i più poveri? Cosa può fregare  al ricco che l’omosessuale povero trova indispensabile riversare la pensione al compagno/a della vita, e cosa può interessare di una assurda e inutile legge sul biotestamento, un dono dei parlamentari alla Chiesa cattolica, quando se hai i soldi puoi comprarti pure una buona morte?
L’antinomia per eccellenza è quella tra i ricchi e la gente normale, che è ormai povera.
I giornalisti di regime che vanno a lavorare tardi e trovano gli autobus (che non prendono) meno affollati, e che si danno il tu con i parlamentari, e che se si va in giro intorno a Palazzo Chigi li si vede attovagliati insieme ai politici che dovrebbero sorvegliare come cani da guardia, preferiscono fargli i cani da grembo per avere domani un programma, la direzione di una rete, di un tg, di un quotidiano. Questi benpagati professionisti (che godono anche della casagit, ottima assicurazione sulle malattie che copre perfino i funerali e il convivente di qualsiasi genere) sono un tumore maligno della società che deve essere rimosso in cambio di una informazione corretta che emancipi i cittadini.
La grande crisi che stiamo sperimentando e dalla quale per uscire impiegheremo decenni, trasformerà le nostre vite. Ma c’è nel Paese (forse) una coorte di persone più umane e sensibili, che non dovrebbe accucciarsi sulle divisioni partitocratriche, o fare calcoli se domani quello o quell’altro potrà guadagnare qualche voto in più, o ergersi a purissimi. Piuttosto sarebbe il caso di dire no alla compagnia di giro che affolla i palinsesti dalla mattina alla notte fingendo di sapere quello di cui straparla. Un no secco ai privilegiati che mangiano brioche in tempo di guerra, e maggiore attenzione a chi proverà a farci uscire dal mare di ghiaccio in cui ci siamo trascinati. Potrebbe anche verificarsi che, magari fra un decennio, anche questa fatiscente classe politica si sia dissolta.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it (o la brunetta dei ricchi e poveri)

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Segnaliamo ai curiosi lettori di NoGod questi interessanti appuntamenti:

Sabato 12 novembre alle 18 , La Civiltà cattolica, Via di Porta Pinciana 1, Roma
Presentazione del libro di Aldo Maria Valli, Storia di un uomo. Ritratto di Carlo Maria Martini. Ne parleranno Eugenio Scalfari, già direttore di la Repubblica, Bartolomeo Sorgi, gesuita, Aldo Maria Valli, vaticanista rai e autore del libro.
Domenica 13 novembre ore 10–16, Centro Bibliografico Ucei, Lungotevere Sanzio 5, Roma
Gli ebrei romani tra Risorgimento ed Emancipazione (1814 – 1914)
Tra gli argomenti trattati: Elite e società ebraica, le figure di Samuel Alatri, Crescenzo Del Monte, Ernesto Nathan; la Comunità ebraica di Roma negli anni del pontificato di Pio IX; Artisti e committenti ebrei dall’Unità d’Italia al 1914.

30/10/11 – Partitocrazia

domenica, 30 ottobre 2011

“Che male c’è? Le Maserati sono italiane e costano meno delle berline tedesche… anche se io preferisco servirmi di una vecchia e solida Audi perché la Maserati la reputo troppo sportiva”. Così il ministro La Russa replica al deputato Fiano che ha denunciato lo sperpero di denaro pubblico alla Difesa a causa dell’acquisto di 19 Maserati blindate destinate ai dirigenti del ministero
Tutti i tuoi ministri, tutti i tuoi funzionari ti ubbidiscono per non essere defenestrati; ma l’intera nazione si vergogna. Il tuo genio proteiforme possa suggerirti la via per rimediare al tuo errore. Siimi grato dell’avvertimento. Ti saluto con un grido terribile: Italia! Italia! Italia! (dalla lettera del 12 settembre ’38 di Angelo Fortunato Formiggini a Mussolini)

Ci piacerebbe credere che B. sia una persona unica, purtroppo è una parte di noi, una cellula del nostro dna collettivo. C’è un B. in ognuno di noi ed è per questo che non riusciamo a sbarazzarcene.
La politica del fare – o meglio, del dire – ha portato all’irrilevanza gran parte delle forze politiche e sociali dando peso e visibilità alla Chiesa cattolica, la più corrotta delle istituzioni. La Santa Sede, che in Italia è il vero potere, strozza con nastri di seta, garbo e intuito. E ha intuito per prima come il vanesio B., non in linea con quello che le gerarchie considerano corretto, era ricattabile: la sua amoralità e incoerenza ha consentito concessioni economiche e stretta sui temi sociali, quelli che i cosi neri contro la patria e la modernità, chiamano temi etici. B. come un virus ha infettato la politica italiana, convincendo i suoi oppositori che per abbatterlo l’unico antibiotico sia un leader cesarista al pari di lui.
Intanto sarebbe utile sapere cosa intende fare il partito più grande dell’opposizione.
Vuole un governo tecnico? Le elezioni? L’alleanza con Di Pietro e Vendola? L’alleanza con Casini? Per la candidatura a Palazzo Chigi, Bersani Zingaretti o Renzi? Le idee per uscire dalla crisi quelle della Fiom o quelle della Bce?
E’ evidente che Silvio è re per difetto dei suoi oppositori, ma a defenestrarlo ci debbono pensare i cittadini con armi (figurate) proprie? I cittadini protestano non quando lo stomaco è vuoto, come amerebbero pensare gli antiquati deputati assisi in parlamento, ma quando sono consapevoli delle ingiustizie che subiscono. E che non vengono solo da B., ma vengono dalle infinite legislature di Bindi che non darebbe mai in adozione un bambino ad una coppia di omosessuali, dall’arroganza di D’Alema che invoca l’intervento del Vaticano contro B., dal barocco Vendola che intitola un aeroporto pugliese a Gran Premio II e forse vorrebbe fare l’attore, dal giustizialista Di Pietro che ha portato Scilipoti alla Camera. Via B., ma via anche questo vecchiume privilegiato e incolto buono solo per i talk show degli agevolati giornalisti di regime

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

26/10/11 – Zona grigia?

mercoledì, 26 ottobre 2011

“Come hai fatto ad andare in rovina?” chiese Bill. “In due modi”, rispose Mike, “gradatamente prima, e poi di colpo” (Fiesta)
E’ impressionante vedere membri del governo e sindaci di importanti città che hanno passato gran parte della loro vita a esaltare il fascismo e a contrapporsi con la forza a giovani di opposta ideologia, scagliarsi con impetuosità contro i violenti di oggi.  Se fossi un poliziotto mi rivolterei all’idea che a prendere le mie difese siano personaggi privilegiati che – senza autocritica – sono passati dagli scontri di strada  alle poltroncine del potere concesse dalla fatina B. Moralismo? Consentito, quando a fare la morale ci sono persone dalla biografia discutibile che governano (dal post precedente)

In linea di massima sarei contro la violenza, anche se alcuni schiaffi a quei piccolo borghesi con due soldini che allignano nel mio condominio e – ahimè – tra i consanguinei,  li darei più che volentieri pure convinta che gli farebbero bene.  Ma è veramente insopportabile che negli inutili dibattiti giornalistici con i soliti più che decotti politici, i violenti delle manifestazioni siano individuati e condannati come gli attentatori delle libertà democratiche. Intanto, perché è detestabile la logica del capro espiatorio. Intanto, perché un solo grande banchiere ci mette un minuto a fare molti più danni di mille black bloc. Intanto, perché un solo presidente del Consiglio riesce a trascinare nel fango un intero paese con poche mosse. Intanto, perché quando c’è un comune sentire tra la partitocrazia e i media la definizione corretta è stampa di regime.
Ma hanno coscienza i furbi – non intelligenti – membri della partitocrazia che chi sfila nelle strade non li sopporta più e che non hanno nessuno che li rappresenta in Parlamento? E dagli e dagli è pure normale che si fanno proseliti, che saranno reclutati i più giovani, e che, a furia di sgolarsi inascoltati, magari viene pure la voglia di menare le mani. E’ il funzionamento fisiologico delle democrazie, e quando gli scontri di piazza diventano violenti negli altri paesi, è successo a Londra proprio questa estate, nessuno ha gridato alla fine della democrazia o al regicidio.
E ancora, siamo proprio certi che l’Italia sia un paese democratico? Non dovrebbe questa parola includere equità, pari opportunità, giustizia?  Si dice che un paese è democratico quando elegge una maggioranza, ma perché sia vero ciò dovrebbe avvenire in un ambiente democratico. La legge elettorale italiana lo è? Tutti i cittadini hanno la possibilità di essere correttamente informati? I grandi giornalisti delle importanti testate, informano liberamente o rispondono solo ai loro editori?
Capita che in ambiente scarsamente democratico le libere elezioni eleggano dei dittatori, rappresentanti di movimenti terroristi, partiti fondamentalisti : capita fuori dall’Italia – e siamo pronti a riconoscerlo – ma non solo.
E ancora, è francamente insopportabile la velenosità di sindaci di importanti città e membri del governo che si scagliano contro chi ha fatto cose così simili alle loro. E’ noto a tutti i selci romani che nell’82 l’attuale sindaco di Roma finì in carcere per aver gettato bottiglie incendiarie contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica. Venne poi assolto, e va bene così, talmente bene che nessuno di noi si scandalizza che, assolto, sia entrato nel cosiddetto gioco democratico. Ma è mai possibile  che questo uomo odi così tanto il suo passato al punto di dare addosso su gesti che gli evocano quei ricordi? Un passato male elaborato che porta alcuni leader a rincorrere una rispettabilità piccolo borghese-istituzionale. E questo tipo di politici con la spada sguainata (spesso col crocefisso sfoderato) sono proprio come i piccolo borghesi, che appaiono sempre un po’ goffi, col colletto della lacoste alzato e la sintassi malferma, a parole anticonformisti ma convenzionali e ridicoli come il comò rococò.  Non è moralismo questo, in caso sicurezza e orgoglio delle proprie origini, sociali e politiche. E poi non è moralismo fare la morale ai piccolo borghesi che intossicano la nostra società e ai politici che hanno biografie discutibili e governano l’immagine del paese.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Il compromesso storico lo faranno i preti.

martedì, 25 ottobre 2011

Dopo il convegno di Todi sta prendendo corpo la nuova strategia politica del Vaticano. Non più una riesuazione della DC fatta dai vecchi e nuovi democristiani di PD, UDC e PDL, ma un partito tutto nuovo con l’innesto anche dei vecchi comunisti depurati delle pretese laiciste. In pratica i gerarchi vaticani, dopo la diffusione del documento del Pontificio Consiglio per la giustizia e la pace con il quale accettano e sponsorizzano la lotta al liberismo in economia (ultima frontiera dei nostalgici del comunismo), lasciano intravvedere il nuovo partito che si accingono a sperimentare in Italia. E’ una chiara apertura all’apporto dei combattenti e reduci della frammentata diaspora comunista. Ma questo avrà un prezzo che in nome della lotta al capitalismo tutti i vecchi comunisti sono pronti a pagare : nessuna parità di diritti per le coppie omosessuali, revisione e forse abolizione della Legge 197 sull’aborto e approvazione immediata della Legge sulla Tortura Obbligatoria di Fine Vita. E’ chiaro che la crisi economica mondiale che attraversiamo è frutto dei meccanismi perversi dell’arricchimento facile e truffaldino a cui il sistema capitalistico vigente ha dato spazio e licenziosità. Ed è altrettanto evidente che un’ organizzazione sociale bimillenaria come la chiesa cattolica non poteva non accorgersi della fine epocale del capitalismo selvaggio. E con invidiabile tempestività si sono affrettati a mettere il cappello sulle riforme del sistema a cui le autorità finanziarie e monetarie internazionali dovranno necessariamente ricorrere. In attesa di questi eventi di portata planetaria nella piccola ma significativa Italia si sperimenta il compromesso storico, in salsa cattolica, fra cristianesimno e marxismo. Censurando, ovviamente, ogni riferimento alle religioni come oppio dei popoli.



20/10/11 – Daspo

giovedì, 20 ottobre 2011

Da cattolico non mi ha mai convinto l’idea che dovessi schierarmi in un partito o in un altro, al contrario continuo a pensare che il contributo delle proprie convinzioni può essere dato efficacemente in qualsiasi organizzazione, meglio senza l’ostentazione dell’appartenenza al mondo cattolico (molleo 81, lettera al Corriere della Sera)
Non ritengo
che il Paese abbia bisogno dei cattolici, anzi. L’esempio che ci fornisce la storia è che la religione non solo non è un collante, ma al di sopra di una massa critica di popolazione diviene invece un forte elemento di divisione. Con ciò non vorrei certo negare ai cattolici l’espressione, ma rimane assodato che non possono essere maggioranza nel dibattito bensì voce autorevole quanto quella dei non religiosi (Sergio S., lettera al Corriere della Sera)

Chissà se prima o poi la partitocrazia italiana sarà studiata con la stessa attenzione con cui l’entomologo seziona l’insetto. Mentre il mondo si scuote e anche in Italia si gettano alle ortiche gli schematismi e le contrapposizioni partitiche per porre al centro del dibattito il capitalismo, le banche e la falsa democrazia che gli regge il gioco, la partitocrazia vede come organizzarsi per il futuro. Al momento non sappiamo se gli indignati italiani saranno ridotti all’afasia dai total black o dai parlamentari che, lontanissimi dai bisogni materiali ed etici delle persone, si stanno avvitando da venti anni su B. si e su B. no, con il solo risultato di tenerlo inchiodato al suo posto. (E a tal proposito non possiamo esimerci dal ricordare la pessima figura fatta dalla sedicente opposizione con la sciagurata scelta di lasciare per un giorno il Parlamento ad un manipolo di sostenitori di un governo putrescente. Il tutto per meglio gettarsi sui microfoni di giornalisti compiacenti).
Nel frattempo assistiamo a scene orribili: è impressionante vedere membri del governo e sindaci di importanti città che hanno passato gran parte della loro vita a esaltare il fascismo e a contrapporsi con la forza a giovani di opposta ideologia, scagliarsi con impetuosità contro i violenti di oggi. Se fossi un poliziotto mi rivolterei all’idea che a prendere le mie difese siano personaggi privilegiati che – senza autocritica – sono passati dagli scontri di strada alle poltroncine del potere concesse dalla fatina B. Moralismo? Consentito, quando a fare la morale ci sono persone dalla biografia discutibile che governano.
Non bastasse questo indecente spettacolo abbiamo l’evergreen, cioè la Chiesa all’attacco.
Le gerarchie ecclesiastiche vogliono occuparsi di tipologie familiari – materia che dovrebbe essere competenza di sociologi o avvocati matrimonialisti – di diritti civili, diventati grazie a loro temi etici, di medicina, di scienze. Se ne fregano di illuminare noi agnostici dubbiosi senza fede, sull’enigma della transustanziazione, sulla resurrezione dei corpi, sul mistero della trinità, la possibilità dell’aldilà, ecc ecc. Argomenti interessanti, sicuramente di più rispetto allo spirituale tema della reversibilità della pensione per il partner superstite nelle coppie di fatto etero od omo. Ma, per questi sordidi tromboni che hanno fatto dei loro corpi la loro dolorosa prigione, decidere come morire e come vivere sono temi più importanti dei dogmi, perché sanno che i popoli non si governano con le avemaria e i padrenostro.
Siccome i cattolici che sono in diaspora in tutti gli schieramenti non accettano integralmente la concezione laica dello Stato, sarebbe un bene che si costituissero in un partito unico finendo una ipocrisia fastidiosa che ostacola la contemporaneità. Meglio finirla con queste doppiezze, meglio che la Chiesa partecipi in modo limpido e trasparente alle contese politiche così come accade, ad esempio, negli Stati Uniti. Purtroppo nella nostra Costituzione (che, ahimè, non è la più bella del mondo) c’è l’art. 7 che impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. Unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio. Nel frattempo i nostri parlamentari rimangono inutilmente asserragliati nei talk show a mangiare brioche, mentre nei sacri palazzi si decide il nostro futuro (senza neanche massacrarsi con la farsa delle primarie).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

SS PQR : Sempre e Solo Preti Qui Regnano.

mercoledì, 19 ottobre 2011

La “reconquista” dell’Italia da parte dello Stato Pontificio è stata celebrata ufficialmente il 20 settembre dell’anno scorso quando il cardinale Bertone, Segretario di Stato Vaticano e plenipotenziario del Papa Re per i rapporti internazionali, ha officiato da solo alla Breccia di Porta Pia, davanti alle autorità (?) civili completamente mute, la cerimonia di presa di possesso di Vaticalia. A distanza di un anno i conquistatori, attraverso l’intervento del generale-cardinale Bagnasco, capo del Governo Ombra dei vescovi che controllano e guidano la politica vaticaliana, hanno dettato la linea politica che dovranno seguire i cattolici impegnati in politica, a cominciare da quelli attivi nel mondo del lavoro che hanno promosso l’incontro di Todi. Confuse e contraddittorie le reazioni dei politicanti, soprattutto quelli del PD-Partitus Dei e del PDL-Popolo della Libertà vigilata dal Vaticano, Protesi i primi a valutare le conclusioni di Todi come un benservito a Berlusconi, e convinti i secondi di aver ricevuto invece un sostegno clamoroso alla loro politica e al loro leader. Al di là di queste opposte valutazioni a Todi è emerso soprattutto che dietro la definizione di “valori non negoziabili” il generale-cardinale Bagnasco e il suo Governo Ombra guardano soprattutto ai valori economici e ai privilegi fiscali di cui gode la chiesa cattolica e il suo sterminato indotto di enti religiosi e associazionismo laico. Il tutto dietro una presunta difesa della vita a spese del diritto delle donne a decidere sulla propria maternità e di uomini e donne a decidere sulla propria salute, il proprio corpo e la propria vita. E naturalmente anche a spese del riconoscimento giuridico dei rapporti affettivi non approvati dalla morale cattolica. Su questa affermazione evidente di uno “stato etico” legittimato dall’adesione incondizionata da parte di tutti i maggiori partiti (esclusi i radicali) all’etica conclamata e codificata dalla dominante religione cattolica si consumerà l’ultimo barlume di laicità costituzionale. Per difendere i cittadini dalla definitiva trasformazione di vaticalia in Vicereame del Papa Re lanciamo  un appello ai cittadini e alle associazioni laiche  per convocare gli Stati Generali sulla Laicità. Prima che si troppo tardi