Archivi per la categoria ‘Politica interna’

In memoria di Cossiga una voce fuori dal coro.

mercoledì, 18 agosto 2010

Archivio cartaceo | di Nando Dalla Chiesa

18 agosto 2010

Sarò onesto, Cossiga non mi mancherà

Certo non si porterà nell’aldilà solo i segreti veri di questa Repubblica. Si porterà anche i segreti da lui inventati, le trame inesistenti fatte intravedere, le panzane spacciate per misteri
Sarò onesto: non mi mancherà. Guai se la pietà per la morte offuscasse la memoria e il giudizio che la memoria (viva, ben viva) porta con sé. Non esisterebbe più la storia. E dunque, parlando di Francesco Cossiga, rifiuterò il metodo che gli fu alla fine più congeniale: quello di ricordare i morti diffamandoli, dicendo di loro cose dalle quali non potevano difendersi. Fidando nel fatto che i familiari una cosa sapevano con certezza: che se avessero osato replicargli lui avrebbe inventato altri episodi sconvenienti ancora e poi li avrebbe dileggiati, forte della sua passata carica istituzionale e della compiaciuta docilità con cui la stampa ospitava ogni sua calunnia. Fece così con Moro, con Berlinguer, con il generale dalla Chiesa. Fece così con altri. Era nato d’altronde un autentico genere giornalistico, l’intervista a Cossiga, che consisteva nel mettergli davanti un microfono o un taccuino e ospitare senza fiatare le sue allusioni, le sue bugie.

Da trasformare in rivelazioni storiche, provenienti dal loro unico e inesauribile depositario. Mi atterrò dunque ai fatti che tutti possono pubblicamente controllare. Perché ai tempi fui tra parlamentari che ne chiesero l’impeachement, anzitutto. Perché io il sistema politico di allora, quello che chiamavo il regime della corruzione, lo volevo cambiare per davvero. Ma per renderlo conforme alla Costituzione e a un decente senso delle istituzioni. Perciò mi scandalizzavo nel vedere un capo dello Stato giocare soddisfatto al picconatore, conducendo una massiccia attività di diseducazione civica. Quando poi Cossiga si mise alla testa della lotta contro i giudici, minacciando, lui presidente del Csm, di farlo presidiare militarmente dai carabinieri avvalendosi delle sue prerogative di Capo supremo delle Forze armate, pensai che la misura era colma. Che l’uomo esprimeva una cultura golpista e che era nella posizione istituzionale per tradurla in realtà politica.

Le chiavi di casa e i giudici ragazzini
Perché titolai la storia di Rosario Livatino “Il giudice ragazzino”. Esattamente in polemica con lui, che delegittimava i giovani magistrati che in Sicilia sfidavano la mafia. A questi giudici ragazzini non affiderei neanche le chiavi di una casa di campagna, aveva detto. E Livatino, morto a trentotto anni, aveva compiuto le sue prime coraggiosissime inchieste quando di anni ne aveva ventotto. Avevo imparato dai racconti di mio padre che quando si ha a che fare con la mafia chi ha un grado superiore protegge chi sta sul posto, ci passeggia insieme in piazza perché tutti capiscano. Che non è solo, che ha dietro lo Stato. Lui, capo dei magistrati, aveva invece umiliato sprezzantemente proprio i giudici più esposti negli anni della mattanza. Perchémi astenni, unico nel centrosinistra, sulla fiducia al primo governo D’Alema. Non per oltranzismo ulivista, ma perché non ero certo entrato in parlamento per fare un governo con Cossiga e con ciò che lui rappresentava nella vita del paese e nella mia vita personale. Il testo dell’intervento pronunciato in quell’occasione è agli atti. Allora mi valse richieste di interruzione da sinistra e qualche stretta di mano (tra cui quella di Gianfranco Fini). Perché l’ho spesso citato – ma non quanto avrei voluto – nei libri, negli articoli o negli interventi che avevano per oggetto la vicenda di mio padre.

Veleni attorno a un sacrificio
Perché ho sempre trovato maramaldo quello spargergli veleno intorno dopo il suo sacrificio. Non ho mai capito se fosse il seguito dell’isolamento che il sistema aveva inflitto al prefetto dopo l’ annuncio che sarebbe andato in Sicilia per combattere la mafia per davvero. Ricordo però con certezza che Cossiga iniziò a colpirne l’immagine in vista del maxiprocesso presentandolo con naturalezza come iscritto alla P2. I giudici che avevano indagato a Castiglion Fibocchi, Gherardo Colombo e Giuliano Turone, mi garantirono che loro nella lista quel nome non l’avevano trovato. Lui insisté contro ogni atto giudiziario e parlamentare (della storia ho reso i particolari su “In nome del popolo italiano”, biografia postuma di mio padre, nel 1997). Finché anni dopo ancora raccontò la sua pazzesca verità: per proteggere mio padre Colombo e Turone, giudici felloni, avevano strappato un foglio dall’elenco. Non smise mai di raccontarlo. Così come, per sminuire il lavoro di Giancarlo Caselli e di mio padre contro il terrorismo, sostenne un giorno, poco dopo l’avviso di garanzia per Andreotti a Palermo, che il vero merito del pentimento di Patrizio Peci fosse di un maresciallo delle guardie carcerarie di Cuneo. Costui venne da lì lanciato pubblicamente in orbita giornalistica e televisiva per seminare nuove e inverosimili calunnie su mio padre, alcune delle quali si sono ormai purtroppo depositate negli atti giudiziari (tra i quali rimane però anche, a Palermo, il testo della controaudizione da me richiesta).

Altro verrebbe da dire, dalla memoria di Giorgiana Masi uccisa in quella famigerata manifestazione del `77 zeppa di infiltrati in armi, al contrasto avuto con lui in Senato, dai banchi della Margherita, sui fatti della Diaz, che lui, sedicente garantista, avallò senza scrupoli. Come e più che con Giovanni Leone, che non ebbe comunque le sue colpe, avremo probabilmente un mieloso coro di elogi. Poiché l’uomo ha incarnato alla perfezione la qualità media della nostra politica questo è assolutamente naturale. Certo non si porterà nell’aldilà solo i segreti veri di questa Repubblica. Si porterà anche i segreti da lui inventati, le trame inesistenti fatte intravedere, le panzane spacciate per misteri. Riposi in pace, e che nessuno faccia a lui i torti che lui fece alle vittime della Repubblica.

Nando Dalla Chiesa

Da parte nostra aggiungiamo :

Cossiga era Ministro dell’Interno quando fu assassinata Giorgiana Masi e  non trovando i veri  responsabili ipotizzò addirittura, a un certo punto, che poteva essere stata assassinata dai suoi compagni. Forse Pannella e la Bonino ?
Era un cattolico convinto e fervente, anche  per come si esprimeva contro la richiesta di parità di diritti per le coppie di cittadini omosessuali che chiedevano un riconoscimento giuridico del loro rapporto affettivo.
Fu anche strenuo oppositore di una legge contro l’omofobia. Come i gerarchi della SS Vaticana. Anche se fu il primo Presidente che fece entrare al Quirinale una delegazione rappresentativa del movimento gay, continuò sempre a giustificare quella visita per le pressioni ricevute, non perdendo occasione di proclamare che lui era assolutamente eterosessuale e amatore delle donne. Cosa che non dubitavamo, anche se non comprendiamo per quale motivo uno senta la necessità di ribadirlo quando nessuno glielo contesta.

Ricordiamo di lui il fervore religioso che lo accomuna  al modello cattolico vigente nel panorama politico italiano in cui troviamo tanti leader politici fedelissimi a santa romana chiesa ma separati (con o senza annullamento rotale)  dalla prima moglie sposata in chiesa, e spesso felicemente risistemati con una nuova compagna, con o senza matrimonio civile.

5/8/10 – Ultimi fuochi d’agosto

giovedì, 5 agosto 2010

Vorrei proprio vedere quei 20 milioni di combattenti padani pronti a battersi! Possibile che i miei concittadini romani, gli abitanti del Centro e del Sud e anche la parte più nobile del Nord non reagiscano? Ognuno può pensarla come vuole, ma io trovo ingiusto che si permetta ai ministri di fare certe sparate, mentre, per le stesse dichiarazioni, si persegue l’uomo della strada (una lettera al Corriere della Sera dal lettore Fabio Todini)

Anche alla luce di questi ultimi tuoni d’agosto, viene da chiedersi se il Pd serva.
Se – se – come più di un commentatore ipotizza una terza forza in caso di elezioni anticipate in tempi brevi, è probabile che i democristiani che oggi militano in quella formazione, trovino più naturale allearsi con l’Api di Rutelli o con l’Udc di Casini. E’ possibile che in questo caso, votando con il porcellum, i bersaniani verranno espunti dal Parlamento. Spiace per Bersani che pure nell’ultimo governo Prodi fu un buon ministro, ma questo è. Secondo me i bersaniani dovrebbero riflettere, possibilmente al chiuso e non occupando qualsiasi aiola con le feste dell’unità o come si chiamano oggi, sul perché sono arrivati a questo punto. Ad esempio potrebbero chiedersi come è stato possibile che un paese che ha avuto il partito comunista più grande del mondo ha la classe operaia e impiegatizia più povera e bistrattata dell’occidente, in questo modo condannando all’irrilevanza la più parte della popolazione che, negletta e umiliata, si vendica non votandoli. Può passare sotto silenzio che i bersaniani sono stati anche fisicamente assenti a Pomigliano? O può essere taciuto che durante la votazione in parlamento sulla manovra economica i bersaniani hanno deciso di andare in pullman – con un ritardo di oltre un anno – all’Aquila?
Se il Pd sparirà finirà una parte della nostra storia, ma è bene anche dirsi che oggi, così come è, questo partito è fonte di imbarazzo per chi lo ha votato. E’ insostenibile la pretesa di D’Alema di definirsi intelligente e continuamente fare ipotesi sbagliate come in Puglia, ingiustificabili le azioni di Veltroni che, nonostante i romani lo avessero eletto con il 70% dei voti, si è dimesso anzitempo consegnando la città ad Alemanno , inqualificabile candidare capolista in importanti città un paio di belle ragazze (solo perché belle e amiche), assurdo non avere sostenuto Bonino alla Regione Lazio (che comunque senza nessun aiuto da parte della coalizione a Roma ha stravinto). E ancora, da suicidio accodarsi alla campagna giornalistica di Repubblica sulle pupe del premier, azione che gli si è immediatamente ritorta contro con la vicenda Marrazzo, nota ai più da anni e venuta allo scoperto grazie al direttore di Chi (giornale di gossip della famiglia del premier) solo perché i sondaggi lo davano in odore di rielezione. La totale confusione – per meglio dire inconsistenza – sui temi bioetici e dei diritti civili, accompagnata ad una sudditanza affettata allo strapotere vaticano, del resto connaturata alla sua storia, fino alla apertura di credito di queste ultime ore nei confronti della Lega, completano il quadro.
Per crescere l’albero ha bisogno di essere potato, così i bersaniani dovrebbero studiare le loro radici, dissodare il terreno e provare a mettere a dimora nuove piantine.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

20 Settembre 2010 , tutti in ginocchio a Porta Pia davanti al Plenipotenziario del Papa Re.

martedì, 27 luglio 2010

E ci sarà pure il Presidente Napolitano.

Nel 140° anniversario della Breccia di Porta Pia tutte le celebrazioni si svolgeranno all’ombra del Papa Re. Clamoroso cedimento sponsorizzato dal Presidente della Repubblica in persona che chiuderà la Breccia del 1870 e rimetterà la chiavi del Nuovo Stato Pontificio Vaticaliano nelle mani del Cardinale Bertone. E’ la fine ingloriosa e definitiva dello Stato laico.

Pannella, fa’ qualcosa… almeno tu !

Da La Repubblica del 27/10/2010

ORAZIO LA ROCCA | Repubblica | 27 Luglio 2010

Le celebrazioni dei 140 anni della presa di Roma precedute da dieci mesi di trattative fra il Comune e la Santa Sede. Sarebbe stato il Quirinale a suggerire un percorso condiviso; Bertone lima e modifica il programma, poi il placet a Alemanno.

CITTÀ DEL VATICANO – Celebrare i 140 anni della presa di Porta Pia con un programma di eventi senza venature anticlericali e antivaticane, e senza elementi polemici non graditi Oltretevere. Sarà questo, dopo una lunga trattativa con il comune di Roma, lo spirito dell´anniversario della Breccia del 20 settembre prossimo; gli uomini del Papa hanno voluto che venisse impostato all´insegna della cultura, della storia, del dialogo, ma senza riferimenti all´attualità. La ricorrenza sarà ricordata con una ricca scaletta di incontri (convegni, manifestazioni pubbliche, confronti tra storici) totalmente graditi, nella scelta dei titoli e dei relatori, alla Santa Sede e al segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, il quale – in sintonia col sindaco di Roma Gianni Alemanno – ha dato nei giorni scorsi il suo placet alle celebrazioni che dal 18 al 20 settembre vedranno coinvolti il Quirinale, il Campidoglio e il Vaticano.

Secondo quanto filtra dai Palazzi vaticani, sarebbe stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – sarà presente alla giornata clou davanti a Porta Pia – a “suggerire” al Campidoglio di arrivare a una commemorazione “condivisa” con la Santa Sede per non trasformare la festa del 140esimo anniversario della Breccia in un raduno simile all´annuale incontro che i radicali di Marco Pannella ogni 20 settembre indicono davanti alla stessa Porta Pia per celebrare la caduta dello Stato Pontificio e la fine del potere temporale del Papa.

Il Quirinale – a quanto sembra – non ha dovuto faticare molto per convincere il Campidoglio ad accettare i desiderata vaticani fin dalla formazione del comitato organizzatore, nel quale la Santa Sede ha nominato l´arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura. Non tutto è filato liscio. Sono stati necessari, infatti, quasi 10 mesi di lavoro, con numerosi incontri in Vaticano, presenti Alemanno e Bertone, per arrivare ad un programma pienamente condiviso per il quale solo alcuni giorni fa il Segretario di Stato si è detto “pienamente d´accordo”, facendo capire che il 20 settembre potrebbe essere persino presente davanti a Porta Pia accanto al presidente Napolitano.

Per la diplomazia capitolina un indubbio successo costato però alcune dolorose rinunce come la cancellazione nel comitato organizzatore di uno storico proposto dal Campidoglio, ma non gradito al Vaticano perchè giudicato troppo vicino alle posizioni dell´estrema destra. Nessun problema, invece, per gli altri due nomi in aggiunta a Ravasi proposti dal Vaticano, lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di S. Egidio, e la professoressa Micol Forti dei Musei Vaticani. Meno fortunato, invece, è stato Marcello Veneziani, giornalista e scrittore notoriamente vicino alla destra, che si è visto bocciare dalla Segreteria di Stato della Santa Sede (e quindi dal cardinale Bertone) il titolo di un convegno da lui proposto per la giornata di apertura del 18 settembre in Campidoglio. Nella intestazione della bozza Veneziani, nella sua veste di coordinatore del convegno, aveva scritto “Pio IX, il Papa Re”, bocciato dal Vaticano perchè “troppo provocatorio”

. Titolo, poi, cambiato in un più accomodante “Pio IX e la città di Roma”, benedetto senza problemi da Bertone, il quale se interverrà alle celebrazioni (ha assicurato che informerà ufficialmente il Campidoglio entro agosto) non sarà comunque il primo segretario di Stato della Santa Sede a commemorare la Breccia di Porta Pia. «E´ stato preceduto nel centenario del 1970 dall´allora cardinale vicario Angelo Dell´Acqua», ricorda il teologo Gianni Gennari, editorialista del quotidiano cattolico Avvenire, che è stato anche testimone diretto di quell´evento nel quale, specifica, «per la prima volta un delegato papale definì la caduta del potere temporale come un segno benevolo della Divina Provvidenza per la Chiesa». «Ero nell´ufficio del cardinale – racconta Gennari – quando arrivò la telefonata di Paolo VI che gli chiese di andare a celebrare la Messa a Porta Pia il 20 settembre 1970. Dell´Acqua in un primo momento titubò, non capì. Ma poi non ebbe esitazioni, obbedì, andò e celebrò».

11/7/10 – Incongruenti

domenica, 11 luglio 2010

“Parlano della libertà di stampa come se si trattasse di un diritto assoluto che prescinde dai diritti degli altri, ma in democrazia non esistono diritti assoluti” (l’amatissimo Silvio)
“Le grida di l’Aquila l’Aquila, sono continuate minacciose” (dal sito del tg1)

La manovra economica è indispensabile, e francamente nessuno contesta questa affermazione. In caso è arrivata tardi e probabilmente è troppo al ribasso. Il governo, che non è di destra né populista, ma solo pericolosamente imbecille, ha deciso di evitare l’aumento diretto delle tasse e i prelievi sulle rendite finanziarie, sulle banche e sui redditi più alti, e si è trovato a dover spolpare solo due categorie: l’impiego pubblico e le autonomie locali.
Gli impiegati dello Stato sono considerati, soprattutto dal ministro che dovrebbe rappresentarli, dei privilegiati fannulloni e non godono di grandi simpatie; le regioni invece dovranno gestire il malcontento quando saranno costrette a ridurre – e tagliare – servizi fondamentali. Quando il cittadino dovrà fronteggiare i tagli, non piglierà a insulti il premier, che del resto furbescamente dice che ha le mani legate dalla Costituzione e dai “giudici che sono tutti comunisti”, piuttosto con il presidente della Regione o coi sindaci che hanno ottenuto dal governo ampi spazi per aumentare le tasse municipali.
Oltre ai sindaci e ai presidenti delle province (ente inutilissimo ma gran succhiatore di risorse e il cui mantenimento è caro a tutti i partiti) sono salite sul carro dei graziati diverse categorie: le forze dell’ordine che hanno ricevute rassicurazioni oltre che dal ministro dell’Economia, da quello dell’Interno e della Difesa; la rai, per la quale si era parlato di un taglio degli emolumenti del 20%, rientrato e per i dipendenti e per i collaboratori. L’Usigrai, il corporativo sindacato dei garantiti giornalisti rai, era stato durissimo con i ventilati tagli che li riguardava. E dopo questo pacco dono come potrà pretendere chi vorrebbe una informazione libera e corretta che in rai criticheranno i tagli incongruenti che riguarderanno le altre categorie? Escono bene anche le imprese, almeno stando a ciò che ha riferito Marcegaglia. Benino anche i magistrati che sono riusciti a far correggere in parte i tagli ai giovani professionisti. Benissimo – al momento – per gli agricoltori che hanno avuto l’emendamento sponsorizzato dalla Lega per l’esenzione dalle multe sull’esubero delle quote latte. Anche se l’Ue ha minacciato sanzioni al governo, nel quale caso le multe per le quote dovremo pagarle tutti. Il ministro dell’Economia garantisce che sicuramente non cambierà il saldo finale della manovra. Guai quindi a chi non si trova lo sponsor forte.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

15/6/2010 – http://www.nessundio.net/blog/2010/06/15/4100/

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NoGod ai Mondiali di calcio

La fotografa sudafricana Zanele Muholi nei giorni dei Mondiali di calcio, ha esposto le sue foto in una importante galleria di Città del Capo. Volti femminili in bianco e nero. Tutte sono lesbiche, molte sono calciatrici. Muholi ha fondato nel 2008 la Thokozani Football Club, squadra che parteciperà ai giochi gay di Colonia che si svolgeranno ad agosto. Molti passi sono stati fatti in Sudafrica sulla strada dei diritti ma le lesbiche sono considerate dei paria: una delle calciatrici ritratta nella mostra è stata lapidata nel 2007. Se ne parla pochissimo, ma esiste nel Paese un macabro rituale che prevede lo stupro collettivo delle omosessuali prima di essere ammazzate.
I miracoli tirano e il polpo Paul dell’acquario di Oberhusen vive il suo momento di celebrità. Ha indovinato sette pronostici consecutivi, cioè una probabilità statistica di accadimento di poco più dell’1%. Chissà l’oracolo Paul dove poggerebbe i suoi tentacoli se nell’acquario veni

10 milioni di baionette…padane.

martedì, 22 giugno 2010

Ecco, ci mancava solo questa battuta per confermare che quando la storia si ripete prende la forma di una farsa. E così dopo i 10 milioni di baionette di DuceBenito finite in tragedia, quelle di DuceUmberto meritano per il momento solo una sonora risata con pernacchia finale.  LEGGI
A meno che le stronzate contro i meridionali sparate dai leghisti non inneschino una pericolosa miccia di cui vediamo qualche segnale (fortunatamente ancora incruento) da questi piccoli eventi.

… SI SA QUANDO SI INIZIA MA NON COME VA A FINIRE …

la risposta dei napoletani agli insulti di pontida «Leghisti non graditi in questo locale».  Cartelli anti-Padania nei negozi di Napoli . Dopo gli ultimi cori razzisti della Lega, l’iniziativa da «Sorbillo» a «Napolimania»: complimenti dal nord

NAPOLI – «Dopo gli ultimi insulti contro i napoletani, i leghisti non sono più graditi in questo locale. Firmato: la direzione». E’ il cartello che da oggi si può leggere sulle vetrine di alcuni negozi di Napoli, dopo l’ultimo raduno della lega Nord di Umberto Bossi a Pontida, dove sono stati cantati a squarciagola veri cori da stadio contro la cittadinanza partenopea.

Diversi gli esercizi che aderiscono all’iniziativa, da «Napolimania» di Enrico Durazzo alla pizzeria «Sorbillo» a via dei Tribunali. «Siamo stanchi di subire cori contro i napoletani – spiega uno dei promotori, il coordinatore campano dei Verdi Francesco Emilio Borrelli -. Gli insulti e le volgarità dei leghisti non ci fanno più ridere. Ha ragione il presidente della Camera Fini quando dice che la Padania non esiste e che i leghisti minano l’unità nazionale. L’unica cosa che possiamo fare noi napoletani è reagire con forza contro i barbari leghisti».

Un altro cartello esposto a Napoli

Gino Sorbillo, titolare della pizzeria che ha esposto il cartello, ha detto: «Oggi tanti turisti del nord ci hanno abbracciato, ci facevano i complimenti addirittura qualcuno ci ha detto che affiggerà il cartellone nel suo comune in Piemonte e in Lombardi. Altri ci hanno chiesto scusa affermando che non tutti gli abitanti del nord la pensano e si esprimono come i leghisti».

Redazione online
22 giugno 2010
corsera

Nessun taglio ai Ministeri, anzi ce n’é uno in più.

venerdì, 18 giugno 2010

Dal sito www.massimodonadi.it

BRANCHER AL MINISTERO BARZELLETTA

Aldo Brancher è il nuovo ministro per l’Attuazione del Federalismo del Governo Berlusconi. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso. Di tutto ha bisogno questo Paese tranne che di un nuovo inutile ministero, per di più sul federalismo, che un giorno si e l’altro pure questo governo rinnega nei fatti. Ci vengono a parlare di federalismo ma poi ogni loro atto o iniziativa va nella direzione opposta. Ogni giorno lo rinnegano però si inventano il ministero ad hoc. Questa, a casa mia, si chiama presa per i fondelli. In Parlamento, abbiamo appena finito una discussione fasulla sul codice delle autonomie degli enti locali, un provvedimento fondamentale, a detta del governo, per la grande rivoluzione federalista. In realtà, il Codice delle autonomie va nella direzione opposta del federalismo, perché toglie competenze a comuni, province e regioni e dei tanto strombazzati tagli che avrebbe portato con sé ne è rimasto solo uno: un taglio ai tagli, cioè hanno deciso di non tagliare nulla. Per non parlare poi del provvedimento sul federalismo fiscale che abbiamo approvato in Parlamento più di un anno fa ma che ormai è vittima della sindrome del gambero, un passo avanti e tre indietro. A quanto detto prima, si aggiunga il triste capitolo dei finanziamenti per le grandi infrastrutture delle regioni del Nord, sospesi dal governo da più di un anno, quelle stesse regioni dove la Lega fa proseliti ma che in realtà ricevono solo sonore prese in giro da Berlusconi e Tremonti. Si riempiono la bocca di tagli agli sprechi e ai costi della politica e poi vanno ad inventarsi un nuovo ministero “barzelletta”, con un ministro designato di cui poi vi dirò, che comporterà inevitabilmente costi per decine di milioni di euro, tra personale, uffici, strutture, ecc.. Sulla crisi dormono il sonno dei giusti. Però poi sono bravissimi a moltiplicare le poltrone della politica. A chi serve questa ennesima poltrona? Agli italiani o a Berlusconi per tenersi buona la Lega, quella che urla Roma ladrona al Nord, ma che a Roma sta benissimo? Siamo alla solita pagliacciata. Ma ciliegina sulla torta è il profilo del nuovo ministro, Aldo Brancher, colui che, a quanto si legge nei libri di Marco Travaglio e Peter Gomez, è passato dalla prima alla seconda Repubblica attraverso le aule dei tribunali. Scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, è stato condannato in primo grado e in appello per falso in bilancio e finanziamento illecito al Psi. Brancher si salva in Cassazione grazie alla prescrizione per il secondo reato e alla depenalizzazione del primo da parte del governo Berlusconi, del quale faceva parte. E veniamo alle opere e ai giorni di Brancher degli ultimi anni secondo il Corsera di oggi: indagato a Milano per ricettazione nell’indagine sulla scalata di Fiorani all’Antonveneta e tre mesi nell’ambito dell’inchiesta su finanza e riciclaggio. Ce ne è abbastanza per cominciare a chiederne le dimissioni da domani.

www.massimodonadi.it

15/6/2010 – Le grandi manovre

martedì, 15 giugno 2010

Si dice spesso che la natura “con le zanne rosse e tra gli artigli la preda” è crudele. L’ho sentito ripetere dagli allevatori, mentre cercavano di convincermi che proteggevano i loro animali da ciò che sta al di là delle recinzioni. La natura più che madre è matrigna, vero. Ed è altrettanto vero che gli animali allevati nelle fattorie d’eccellenza hanno spesso una vita migliore di quella selvatica. Ma la natura non è crudele. E neppure lo sono gli animali che in natura si uccidono e talvolta si torturano a vicenda. La crudeltà dipende da che cosa s’intende per crudeltà, e dalla capacità di contrastarla. O di ignorarla. (Jonathan Safran Foer, Se niente importa, Guanda, € 18)
Mio marito ed io
abbiamo perso il lavoro. Perché parlate sempre di interecettazioni? (lettera all’Unità)

E’ evidente che una manovra economica richieda sacrifici, per questo è fondamentale sapere come questi verranno distribuiti. Al momento nella manovra proposta dal governo non c’è traccia del contributo degli italiani ricchi ai sacrifici che il Paese è chiamato a fare. I redditi da lavoro dipendente e le pensioni saranno colpiti dalle addizionali Irpef che le regioni aumenteranno per incrementare le entrate. Nel frattempo ci saranno degli italiani che guarderanno i sacrifici degli altri senza pagare pegno. Sarà una domanda retorica e sciocco chiederselo, ma la crisi è colpa del professore o dell’impiegato del ministero? In altri Paesi, per esempio la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, le manovre sono di entità maggiore della nostra, ma i contributi sono spalmati su tutta la popolazione. Perché non alzare – almeno a livello europeo – le imposte sulle rendite finanziarie? La tassa sui patrimoni è argomento di dibattito in tutta Europa, perché in Italia rimane un tabù? E la Cei, farà qualche passo indietro nelle sue continue richieste per scuole religiose, ora di religione, chiese,viaggi papali, benefit del Vaticano (che come si sa a Roma non paga né acqua, né raccolta rifiuti, né ztl). Almeno su questo l’opposizione dovrebbe alzare la voce: redditi alti e banche come contribuiranno alla soluzione della crisi economica? Vano pensare che l’opposizione chieda conto degli affari Cei. Giova ricordare a questo proposito come nella finanziaria proposta tre anni fa dal ministro dell’Economia Padoa Schioppa (governo Prodi) avesse ventilato la proposta di richiedere il pagamento Ici ai beni ecclesiastici attirandosi una ridda di improperi: una dura reprimenda dal presidente della Camera (Bertinotti) a editoriali razzisti su Italia oggi (agisce così perché non è cattolico?), tra gli altri.
Purtroppo l’opposizione governativa è silente su molte questioni, anche quelle che la strafottenza del premier pone su un piatto d’argento. E’ indubbiamente importante che Silvio abbia mediato tra Svizzera e Libia, ma inquieta un po’ che neanche l’opposizione chieda conto al governo della chiusura dell’ufficio libico dell’Unhcr (Acnur) . Come è noto questo ufficio doveva provvedere a registrare i respingimenti ed era il perno intorno al quale ruotava il trattato italo-libico. Intanto la Libia ha già ricevuto tre tranche del maxirisarcimento stabilito dal governo Berlusconi, le motovedette per il pattugliamento delle coste e il permesso per mille lavoratori autonomi libici in deroga ai flussi migratori. Mentre l’Italia non riesce – e non vuole – sapere che fine fanno i migranti respinti. Spiace doverlo ripetere così spesso, ma a che serve una opposizione accucciata per prendersi meglio i colpi in testa?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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NoGod ai Mondiali di calcio

“Se uno nasce quadrato non muore tondo”, è il libro-biografia di Rino Gattuso, centrocampista del Milan, e che, insolitamente, il calciatore ha dedicato alla suocera. Nato a Schiavonea di Corigliano Calabro, lì ha avviato una azienda di pulitura di molluschi che da lavoro a molti compaesani e ai numerosi famigliari. In conferenza stampa ha detto che i politici non dovrebbero occuparsi di calcio così come i calciatori non si occupano di politica. Durante l’ultima tornata elettorale, disse: “condivido molte delle cose che dice Bossi. Apprezzo in particolare l’idea del federalismo fiscale, ognuno deve governare da solo, in questo modo viene responsabilizzato molto di più. Anche da me in Calabria i fondi che arrivano dall’Europa potrebbero essere utilizzati meglio”. Si vede che pur essendo nato quadrato ogni tanto diventa tondo. Durante una trasferta spagnola dichiarò un certo disgusto per i matrimoni uomosessuali (sic) ma, al momento, non si sa se ha cambiato idea pure su questo.
Non si parla più della proposta del ministro della Semplificazione Calderoli di “tagliare” i premi milionari che gli Azzurri percepirebbero in caso di buon piazzamento. Con una ironia che ha sorpreso, loro hanno deciso di devolvere gli eventuali bonus alla fondazione per le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. In molti hanno letto la scelta come una ripicca nei confronti del ministro leghista e probabilmente è così. Ma meglio, molto meglio, della richiesta degli olimpici che da Pechino chiesero (ma non ottennero) la detassazione dei premi. Richiesta ancor più spudorata considerato che molti atleti olimpici sono carabinieri, poliziotti, finanzieri, forestali…

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Passa al Senato la legge bavaglio.

venerdì, 11 giugno 2010

Da il Fatto Quotidiano del 10 giugno

Avviso ai naviganti e soprattutto ai paraculi che si scandalizzano perché lo squilibrato attacca la Costituzione. Ragazzi, non c’è più nulla che quell’ometto malato possa fare o dire di nuovo: ha già fatto e detto tutto. Sono 16 anni che fa e dice di tutto. Perché lui è così. Se la legge vieta certi suoi comportamenti, è sbagliata la legge e lui la cambia. Se la Costituzione vieta certe leggi, è sbagliata la Costituzione e lui la cambia. Chi si stupisce dovrebbe spiegarci dove ha vissuto dal 1994 a oggi e perché non ha fatto nulla per fermarlo. Anche la comica finale sulla legge bavaglio, contro la qualestrepita financo il Pompiere della Sera, era ampiamente scontata. Tutte le leggi ad personam (siamo a quota 39, contando solo quelle per quella personam) hanno seguito la medesima tecnica, tipica del racket  delle estorsioni. B, per ottenere 10, minaccia 100. Anziché dirgli semplicemente No, con un’opposizione intransigente e irriducibile contro il 10 e contro il 100, il Quirinale, il Pd e ora pure i finiani si mettono a trattare per “limitare i danni”.

Lui gli serve in tavola un letamaio e quelli lavorano di fino per “migliorare” il letamaio, levando col cucchiaino qualche grammo di letame. Alla fine se lo mangiano e lo trovano pure buono. Così B. fa la figura del moderato aperto al dialogo e, se puntava a 10, ottiene almeno 50. Sono due anni che la legge bavaglio viene emendata, ritoccata, smussata, ruminata, covata: su richiesta ora di quel genio di D’Alema (che ringrazia molto Gianni Letta perché, bontà sua, ha ritirato il segreto di Stato su tutto quel che fanno le spie); ora delle vittime
dei pedofili (grate perché Gasparri e Quagliariello, magnanimi, ritirano l’emendamento che salva gli autori di violenze sessuali “lievi”, come se lo stupro fosse questione di millimetri); ora del capo dello Stato, che non tenta più nemmeno di smentire le cronache sulle sue quotidiane interferenze nell’iter di formazione delle leggi che egli stesso dovrebbe valutare (e respingere) ALLA FINE, non DURANTE il percorso parlamentare (poi si meraviglia se B. vuole la sua firma preventiva sulla manovra e Alfano sul bavaglio).

Risultato: il letamaio puzza esattamente come prima, ma viene spacciato per Chanel numero 5. In America (lo notava ieri Luigi Ferrarella) si apre il processo all’ex governatore dell’Illinois Blagojevic, intercettato mentre vendeva il seggio senatoriale liberato da Obama. La stampa Usa pubblicò regolarmente le intercettazioni in piena inchiesta, e senza bisogno di piatirle da questo o quell’avvocato o usciere: erano contenute in un atto ufficiale della Procura, dunque pubbliche, dunque pubblicabili. In Italia i giornalisti che le
han pubblicate sarebbero finiti sotto processo e i loro giornali falliti sotto una gragnuola di multe. In America l’unico finito nei guai è Blagojevic. Sono strani questi americani: anziché le guardie, perseguitano i ladri. Da noi pare quasi che poliziotti e magistrati pretendano di intercettare i delinquenti per sfizio personale, per sadismo, si divertono così.

Se, intercettando un rapinatore, scoprono che è pure un assassino, non potranno più incastrarlo: il nastro vale solo nel processo per furto, usarlo per l’omicidio non sarebbe sportivo. Se, al 75° giorno di ascolti, scoprono che il tizio progetta un altro colpo, dovranno chiedere al tribunale collegiale (tre giudici, e solo del tribunale-capoluogo) una proroga di 48 ore e sperare che il tizio dica tutto subito, altrimenti nuova proroga di due giorni, a oltranza, coi fascicoli che viaggiano su e giù. Così magari si stufano e la piantano. Intanto
il governo blocca contratti e turnover alle Forze dell’ordine e taglia del 30%gli stipendi ai magistrati. È la Finanziaria più equa del mondo: i ladri rubano, le guardie pagano.

Ps. Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, uno che sta addirittura sotto Al Fano, si è molto raccomandato: “Spero che i giornalisti, se c’è una notizia in un’intercettazione, non la pubblichino”. Ma certo, gentile sottosegretario, come no: conti su di noi.

(Marco Travaglio)
Da il Fatto Quotidiano del 10 giugno

29/5/10 – Oro alla Patria

sabato, 29 maggio 2010

“Sarebbe giusto che come accaduto in Francia in cui uno dei maggiori centri di arte contemporanea è stato dedicato a Pompidou anche il Museo di arte contemporanea di Roma, il Maxxi, completato grazie agli sforzi essenziali di questo governo, fosse dedicato al presidente Berlusconi”(Manuela Repetti, deputato Pdl e compagna del ministro Bondi. E’ lei che si presenta così)

Ammetto di non essere mai stata una grande estimatrice del premier, ma, se si può dire così, in questi giorni è riuscito a toccare il fondo della mia grande pazienza tolleranza serenità e connaturata predisposizione a comprendere le ragioni degli altri. Mica per la pesantezza della manovra che lui e il suo governo si apprestano a varare ma per le vergognose bugie che con sfrontatezza ripete. I tagli saranno massicci, i sacrifici graveranno sulle spalle della parte più povera del Paese e, soprattutto non è vero che non aumenteranno le tasse. I tagli alle Regioni si tradurranno in diminuzione dei servizi, specialmente quelli essenziali sulla salute. I sacrifici saranno particolarmente pesanti a Roma, in parte perché il sindaco se l’è tirata facendo smargiassate con la formula 1 (c’è già un premio a Monza, a che serve questa cosa cafona a Roma) e le olimpiadi (era candidata da tempo Venezia ed è stato di pessimo gusto inserirsi in questa storia che, qualora si confermasse la scelta del Cio, ci porterebbe alla bancarotta definitiva) irritando la Lega che, come ben si sa, se ne frega del Paese e fa solo gli affari del suo elettorato, e poi perché gli utili idioti – e questo è il senso della definizione – si usano e si gettano. Il magnifico Silvio anche questa volta, già all’incontro di Confindustria lo ha fatto, dirà che è colpa delle sinistre che hanno governato fino a ieri (dimostrando che non ha memoria neanche dei suoi governi), che non può fare nulla che comandano poteri forti sud le briglie della costituzione colpa della Grecia e bla bla bla. E nessuno, giornalisti di regime innanzitutto, gli chiederà perché ha frinito fino a ieri come una cicala. E quel che è peggio la maggior parte degli italiani gli crederà. L’opposizione ha un compito difficile. Certamente non potrà sottrarsi ad una eventuale azione di cura – si muore un po’ per poter vivere – ma non può neanche avallare una manovra che andrebbe a colpire solo quel ceto medio che rappresenta il grosso del suo elettorato rendendosi complice di ingiustizie. Perché l’astuto Silvio ha pensato di mettere al riparo i ricchi e gli evasori fiscali professionisti. Magari sarebbe opportuno che il centrosinistra smettesse per un pelo di battibeccare sul nulla e aprisse discorsi di ampio respiro: sull’economia, certamente, ma anche su aspetti che possano determinare scelte culturali e sociali per un più lungo periodo e che riguardano le nostre vite di persone comuni. Provando a fare breccia anche in quella parte di elettorato di centrodestra che, sicuramente ci sarà, non si riconosce nella sopraffazione né nei manganelli.

Tiziana Ficacci, www.nodod.it

http://www.fondazionemaxxi.it/

Morire per Bergamo ?

giovedì, 27 maggio 2010

Alla fine degli anni ‘30 l’Europa si interrogava se valesse la pena di “morire per Danzica” di cui Adolf Hitler rivendicava l’assoluta proprietà. Oggi in quel Gran Teatro dell’Arte che è l’Italia ci si interroga se valga la pena di morire per Bergamo su cui Umberto Bossi, nelle vesti della buffonesca maschera di Capitan Fracassa, agita lo spadone protettore di Alberto da Giussano. La provincia di Bergamo non si tocca, altrimenti sarà guerra civile ! Sbagliando pure copione, dal momento che nè quella di Bergamo e probabilmente nessuna provincia sarà abolita. E’ proprio vero che, quando la storia si ripete, la tragedia del primo evento si presenta sotto forma di farsa.

Fonte della notizia da La Repubblica LEGGI

…E’ proprio a questo che qualche ora prima si riferiva Umberto Bossi con l’aria di quello che un po’ sta scherzando, usando però l’espressione “guerra civile” che in una battuta ci sta stonata. Guerra civile “se toccano Bergamo”, dice infatti il Senatur dopo la conferenza stampa con la quale Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi hanno illustrato i contenuti della manovra. Il leader del Carroccio risponde ai cronisti che gli chiedono della proposta, avanzata dai parlamentari finiani con una lettera aperta sul Secolo d’Italia, di “tagliare” tutte le province (mentre la manovra si è fermata a quelle inferiori ai 220 mila abitanti con l’esclusione di quelle frontaliere). Ma sulla questione “non ci sono novità”, commenta Bossi, aggiungendo che “andare oltre sarà difficile” e che “se uno prova a tagliare la provincia di Bergamo, scoppia la guerra civile”….