Archivi per la categoria ‘osservatorio sull’islam’

Nessun intellettuale liberale…

domenica, 7 agosto 2011

… e nemmeno quelli di destra giustificano il terrorismo antiislamista. A sinistra invece da decenni si giustifica e si e’ glorificato quello antioccidentale sia comunista che proislamista.
E tuttavia sono le sinistre che accusano le destre per il criminale di Oslo, cercando di metter fuori gioco chiunque non sia entusiasta della islamizzazione anche se si attiene al metodo democratico e condanna OGNI terrorismo

Articolo di Gilles William Goldnadel avvocato  penalista francese presidente  e  fondatore  di “Avocats sans frontières”.

traduzione di Marcus Prometheus:

O s l o   non  deve  far  dimenticare  il terrorismo ispirato dalla estrema sinistra.

Da Jean-Paul Sartre à Stéphane Hessel, e’ stata diffusa l’idea che degli atti di barbarie  possano  essere un’espressione di rabbia disperata contro l’ingiustizia. sintesi riduttiva e fuorviante che la dice lunga su una certa ideologia .
Che la sinistra estrema e la sua coorte di “utili idioti” siano capaci di tutte le audacie e di tutte le impudenze non è una sorpresa, anzi, e’ proprio questo che fa tutta la loro forza.  Ma la potenza della loro influenza su tutto l’insieme della classe mediatica europea  trova ancora una triste dimostrazione dopo il macello  di Norvegia.

Cosi’ in Francia, le buffonate del MRAP che rigetta sulla destra la responsabilità per il massacro o la spazzatura gettata da “EuroPalestine” per incriminare  Alain Finkielkraut hanno trovato accoglienza  al di là della corte dei loro fedeli piu’ ossessivi senza scatenare uno scandalo particolare. Eppure, a mia conoscenza, non si e’  trovata – neppure nella sfera dele’estrema destra  – una  folla di portavoce pronti a trovare qualche scusa al gesto tanto odioso quanto ingiustificabile di questo mezzo demente il quale  fino a prova contraria, ha agito in modo solitario. …

Al contrario, che cosa ci insegna la storia del terrorismo internazionale degli ultimi trent’anni?   Comprensione molto spinta da parte della estrema sinistra per l’uso indiscriminato della violenza organizzata e violenza teorizzata come legittima anche contro una popolazione civile.

Il veleno è stato talmente distillato che una gran parte dell’opinione pubblica intossicata è ormai convinta che il terrorismo – almeno quello diretto contro l’Occidente – è l’ espressione seppur orribile di una collera disperata contro l’ingiustizia .

Meglio -  (o peggio – ancora) , alcuni intellettuali, sempre  lodati dalla classe mediatica dominante, non hanno esitato a giustificare espressamente  con la penna l’uso delle bombe o dei Kalashnikov. Come ricordava in modo tempestivo  Michel Onfray sul giornale Le Monde del 6 giugno, Sartre è stato in grado di scrivere senza essere criticato “Da un punto di vista morale e rivoluzionario i rapimenti e gli omicidi di industriali  tedeschi commessi dalla banda Baader Meinhof  [terroristi comunisti corrispondenti  tedeschi
delle Brigate Rosse italiane, nota del traduttore]  sono assolutamente giustificati
… Il gruppo si e’  comportato proprio bene. Non hanno mai ucciso un solo innocente. Hanno  monitorato i porci viziosi [gli industriali] all’interno
della loro societa’ ed i   colonnelli americani che strisciavano davanti a loro. ”

Jean Baudrillard, è stato in grado, senza essere particolarmente demonizzato, scrivere  che  l’ 11 settembre 2001 lo ha fatto sognare.

Il fu Bin Laden in uno dei suoi interventi bin, ha reso omaggio agli scritti di Emmanuel Todd e di Noam Chomsky.

Questi, molto fortunatamente, non sono stati additati per nessuna condanna.

Per quanto riguarda Stéphane Hessel, canonizzato nel corso della sua vita, costui nel suo libro best-seller considerato come un breviario d’amore e di pace, ha potuto tranquillamente affermare che la gente di Hamas, considerata la  loro situazione, non poteva rimanere nella non-violenza.

Immaginate  un po’ che io,  lo scrittore di queste righe, dopo il massacro di Itamar, di qualche mese fa, che ha visto tra l’indifferenza generale, due palestinesi sterminare una  intera famiglia israeliani (padre, madre, fratello,  la sorellina, ed infine  un bimbo di tre mesi, sgozzato nella sua culla) avessi soltanto  suggerito che la loro ispirazione è stata la sinistra estremista europea in generale ed un  anziano indignato  in particolare  …

Terrorismo intellettuale

In modo molto simile, io facevo  osservare nelle mie riflessioni sulla “Questione  Bianca” che un criminale integrale   nell’inconscio collettivo costituitosi nella nostra sociata’ , non poteva che essere un occidentale.  Si noti  a questo titolo, che la qualifica di “mostro”  e’ parola che e’ stata riservata dalla stampa solo ad un terrorista  biondo  piuttosto che al
defunto terrorista saudita [Ossama Bin Laden]…

Naturalmente, non dovremmo essere ingannati da questo ultimo tentativo da parte del classico terrorismo intellettuale di mettere in riga la dissidenza nei confronti della ideologia ufficiale politicamente corretta che e’la  xenofilia immigrationista dominante.

Se, alla prossima ecatombe o  strage islamista, questa stessa dissidenza  osasse fare lo stesso, ma con argomenti  molto piu’ solidi,  imitando la sinistra estremista  nella sua critica degli intellettuali stupidamente affascinati dalla violenza collettiva,  allora   lo scandalo attuale non sarà stato inutile.

Gilles William Goldnadel

http://www.atlantico.fr/decryptage/oslo-tuerie-norvege-terrorisme-responsabilite-droite-gauche-amalgames-155628.html

Gilles William Goldnadel e’ un avvocato  penalista alle prese con  posizioni contestatarie, presidente  fondatore  di “Avocats sans frontières”. E’  l’autore do “Réflexions sur la question blanche<http://livre.fnac.com/a3119990/Gilles-William-Goldnadel-Reflexions-sur-la-question-blanche>” apparso presso l’editore  Jean-Claude Gawsewitch.

Riflessioni sulla questione bianca.

Perché la semplice allusione alla razza è scabroso? Perché sarebbe di cattivo gusto parlare della tratta araba degli schiavi ?  Del  terrorismo del Fronte Nazionale di Liberazione (algerino)? Dell’irredentismo [e bellicismo] del popolo palestinese? Perché solo a dubitare che l’immigrazione non sia “una opportunità positiva per la Francia” uno è probabile che sia collocato su una lista nera?  Esiste un diritto di parlaremale degli ebrei? Perché possiamo essere accusati di essere razzisti o ” nazisti” senza, tuttavia, avere il minimo pregiudizio razziale, e quindi incorrere nelle ire della classe mediatica?

Dopo “Conversazione su argomenti che infastidiscono”  con  lo storico Alexandre Adler, Gilles-William Goldnadel continua la sua analisi spietata del terrorismo intellettuale inerente l’ideologia del vittimismo.  Esso affronta adesso il tabù dei tabù ora: l’odio che subisce l’uomo bianco occidentale nella manifestazione   della sua  identità sociale o nazionale.

Su un argomento che fino adesso apparteneva letteralmente all’indicibile, l’autore,  senza  complessi, spiega le cause, andando indietro, secondo lui alla Shoah [ l'Olocausto], e ne descrive le drammatiche conseguenze, comprese quelle per la sua vita.

Tutte le controversie moderne sono rivisitate senza abbellimenti, in modo nudo e crudo: l’identità razziale e nazionale, il razzismo anti-bianco,  l’anti-razzismo confiscato dall’ attivismo, dell’ estrema sinistra,  i crimini e l’odio per l’Occidente applicati alla lettura del conflitto in Medio Oriente.

Eurabia, l’islamizzazione dell’Europa parte dal Londonistan.

domenica, 31 luglio 2011

Elisabetta II da “defensor fidei” per la chiesa di Roma a passiva testimone della “propaganda fide” islamica.


“Zona controllata dalla sharia” Benvenuti nel califfato d’Inghilterra
Di Alessandro Carlini
Libero, 29 luglio 2011

L’estremismo islamico non dorme mai. Soprattutto nel Regno Unito, Paese che non fa molto per limitare la deriva integralista delle sue città e delle sue contee. E così dal progetto del “Londonistan”, di una zona della capitale “controllata” dai fondamentalisti, si è arrivati al sogno dell’«Emirato britannico», di una nazione «in cui sventola la bandiera nera dell’Islam a Downing Street». Queste parole arrivano da quello che è considerato il nuovo leader degli integralisti, il pachistano Anjem Choudary, che in passato ha rivelato proprio in un’intervista a Libero il suo progetto di “islamizzazione” del Regno Unito e perché no, anche dell’Italia un giorno. Dopo aver organizzato a Londra i “funerali” di Bin Laden, una manifestazione di fronte all’ambasciata Usa a cui hanno partecipato qualche centinaio di musulmani, l’ultima trovata del Predicatore sono i cartelli disseminati in alcuni quartieri della capitale, in cui si dice che lì viene rispettata la Sharia. E proprio in base alle legge islamica vengono “vietati” in quella zona l’alcol, la pornografia, la prostituzione, perfino la promiscuità e le feste troppo rumorose. Iniziativa del tutto illegale, anche perché esistono già le leggi britanniche per il mantenimento dell’ordine pubblico, ma che potrebbe riscuotere un certo successo nella numerosa popolazione islamica di quei quartieri. Basta ricordare che in molte parti del Regno la Sharia viene usata per risolvere molte controversie. Nel 2009 si contavano 85 corti islamiche, sparse in tutto il Paese e di sicuro, visto il successo, saranno aumentate in questi due anni. Fungono da “tribunali di arbitraggio” per i musulmani alle prese con problemi come il divorzio, la violenza domestica e le dispute finanziarie, e le loro sentenze hanno valore legale soltanto se approvate in seguito da un tribunale del Regno. Le autorità hanno fatto poco per contrastare questo fenomeno, preferendo non scatenare polemiche e rivolte nelle comunità islamiche. Ma si va anche oltre. In certi casi, anche nella civile Londra, vengono compiute violenze sulle donne, nascondendo il tutto dietro la cortina della religione di Maometto. Lo stesso Choudary è stato molto chiaro in proposito. Ha detto che si possono tranquillamente malmenare le mogli se violano le regole rigide della convivenza familiare. Meglio quindi che indossino sempre il velo islamico per non incorrere nelle ire del marito.
Così siamo arrivati fino ad oggi, fino a quei cartelli che recitano “State entrando in una zona controllata dalla Sharia¬Vige la legge islamica”. Le aree più interessate dal fenomeno sono i quartieri di Waltham Forest, Tower Hamlets e Newham, nell’est di Londra. Il timore delle autorità è che ci siano gruppi di integralisti, potremmo definirle “ronde islamiche”, che obbligano la gente a rispettare queste regole assurde. E pensare che l’organizzazione creata da Choudary, chiamata Islam4UK, è stata bandita dalla polizia, ma senza grossi risultati. «Con questa iniziativa – ha spiegato il leader musulmano – vogliamo gettare i semi per un Emirato islamico che sorgerà fra qualche anno». Scotland Yard è subito intervenuta e ha fatto togliere insegne e adesivi e avviato una serie di indagini per trovare i responsabili. Anche se si sa benissimo dove cercare, proprio a casa di Choudary. Che continua ad organizzare manifestazioni come quella in programma nel fine settimana, contro i movimenti di estrema destra ai quali si sarebbe ispirato lo stragista norvegese, Anders Breivik. E pensare che proprio il predicatore ha definito gli attentatori della Torri Gemelle come dei guerrieri, guidati da Allah.

L’acchiappanza islamica arruola i bambini per la Guerra Santa.

domenica, 31 luglio 2011

Souad Sbai commenta l’uso dei bambini che il terrorismo islamico indottrina attarverso i cartoni animati.

Quante cose passano per gli occhi di un bambino. Quanta facilità di emulazione c’è nel suo essere bambino. Ogni evento o fatto che ne susciti stupore o ammirazione diventa esempio da imitare e riproporre. Questo devono aver pensato gli ideatori del cartoon che inneggia al jihad, di cui il sito estremista legato ad Al Qaeda al-Shamouk, pubblica qualche fotogramma. Al di là del fatto che non esiste condanna umanache possa punire a sufficienza chi utilizza un bambino per uno scopo tanto aberrante, io credo occorra fare mente locale su un’evidenza semplice: oggi la guerra al terrorismo non è solo stanare miliziani, bensì comprenderne modi e capacità d’azione.

Entrare in una dimensione psicologica e strumentale del tutto singolare, nella quale il progresso serve solo alla vittoria del jihad e non a far decollare la crescita delle persone.    Quello in cui una donna, oltre a non poter mostrare il volto, non può nemmeno guidare un’auto, mentre la guerra santa viaggia in rete, attraverso facebook o youtube, grazie a tecnologie e mentalità all’avanguardia. Assassini che sparano durante azioni di guerriglia e spargimento di sangue in episodi che vengono definiti eroici e per la libertà: agghiacciante. L’obiettivo? Sarebbe semplice pensare solo al reclutamento di giovani kamikaze, pronti fra qualche anno o anche fra qualchemese, a farsi esplodere per compiere una strage. Occorre andare più a fondo e pensare che molto probabilmente l’obiettivo vero è di carattere sociale; spaccare le famiglie, costruire una macchina del dissenso che eroda i principi di libertà alla radice e sforni nuovi delusi da arruolare.

È la creazione del “media jihad”, programma di comunicazione integrato che gli estremisti a breve estenderanno su larga scala, toccandotutte leformepossibili dicomunicazione di massa e arrivando direttamente nelle case, nei pc, nelle tv. Operazione scientifica, questa del cartoon per bambini, che chi muove la fila del terrore e dell’oscurantismo ha ideato con l’intento di instillare fondamentalismo nelle giovani menti e nutrirle con l’odio e il disprezzo per le donne e l’Occidente.

È la volontà di costruire un modello educativo alternativo mascherato da cartone animato, mentre alle spalle si cela un mondo di disprezzo per tutto ciò che esce dalla cappa dell’oscurantismo.

L’annuncio era stato dato giorni fa: invaderemo la rete e i social networks, ma era caduto nel vuoto. Ma del resto, senemmeno gli oltre cento bambini sequestrati da Misurata e scomparsi nel nulla, magari proprio indirizzati a crescere nell’estremismo e a finire morti in un attentato, hanno saputo far notizia, la strada è lunga e occorrerà farla da soli. Perché è chiaro ai più che la lotta contro l’estremismo è un percorso accidentato e irto di pericoli che non prevede compagnia, perché qualcuno, da tempo ormai, nemmeno si accorge se sulla sua bacheca, fra cuoricini e saluti degli amici, compare la scritta: game over.

Souad Sbai

Il velo della discordia.

venerdì, 22 ottobre 2010

Su questo sito è stato più volte affrontato, soprattutto da parte di Tiziana Ficacci , il problema dell’uso del velo islamico nelle sue diverse varianti : niqab e burqa (mascheramento totale del corpo) e hijab (velatura di capelli, orecchie e gola, ma visibilità della faccia). Pochi giorni fa si è svolto un importante convegno a Milano (Burqa? Tra libertà individuale e sicurezza sociale) in cui sono intervenuti alcune esponenti della comunità islamica e noti intellettuuali laici. Un accurato resoconto di quel convegno ci è stato cortesemente inviato da Antonietta Dessolis che ringraziamo. Da segnalare le opinioni espresse da due signore islamiche favorevoli al diveto del burqa e il parere cerchiobottista di Sergio Romano che successivamente, a una domanda sul concetto di laicità, ci ha meravigliato con una aggettivazione fino ad ora sconosciuta : la laicità “liberale”. E così dopo quella “sana” inventata dal Ratzinger e fatta propria dai sui sudditi vaticaliani, quella “positiva” sparata da Sarkozy scopriamo la lacità “liberale” che secobdo Romano sarebbe di ispirazione inglese. Pur di annacquare il concetto di laicità non mancheranno in futuro altre più fantasiose definizione, magari anche quella di laicità “religiosa”.

Da Antonietta Dessolis

Il giorno 20 ottobre all’università di  Milano  sono stata alla conferenza-dibattito del CIPMO, “Burqa? Tra libertà individuale e sicurezza sociale”.

A presiedere Janiki Cingoli, direttore del CIPMO, e Silvio Ferrari, docente di diritto canonico all’Università di Milano e moderatore: questi, prima di presentare i relatori, ha espresso la sua opinione affermando di avere diverse perplessità sia sull’utilità che sulla necessità  di vietare l’uso del burqa o del niqab.

Sara Silvestri, docente di Religione e Politica internazionale in Inghilterra, dopo aver fatto una serie di riflessioni sociologiche sulla situazione delle comunità islamiche in Europa, ha  espresso la sua contrarietà ai  divieti che alcuni paesi hanno già introdotto e alla prospettiva di adottarli in altri.

Gli interventi più interessanti e brillanti sono stati quelli di due donne musulmane, una marocchina, Dounia Ettaib, presidente dell’associazione DARI-Donne Arabe in Italia e Maryan Ismail, una dottoressa etiope, entrambe molto chiare e decise sulla necessità di vietare qualsiasi velo integrale, in Italia integrando la legge 152/75 che, pur  vietando di girare a viso coperto, lascia spazio a una certa discrezionalità nell’applicarla nei confronti del niqab perché vien fatto rientrare tra i “giustificati motivi” alla sua deroga; come da proposta della parlamentare Souad Sbai, un articolo integrativo ha come obiettivo di togliere tale ambiguità; entrambe impegnate nella difesa delle donne immigrate, nella lotta contro le mutilazioni genitali, nel favorire il processo di emancipazione e secolarizzazione e, guarda caso, entrambe senza nessun velo.

Altre due donne, velate, una italiana autoctona, Patrizia Dal Monte, vicepresidente UCOII, un’altra figlia di genitori marocchini ma nata qui, Sumaya Qader, del comitato esecutivo del  European forum of muslim women, hanno fatto degli interventi farraginosi e prolissi: della serie “benaltrismo” (ci sono altri problemi ben più importanti, lavoro, crisi etc), non sono un problema per la sicurezza, poche lo portano, i diritti umani, la Costituzione, la “libertà di scelta”, l’islamofobia, la discriminazione e altre amenità richiamate a sproposito; bontà loro, non incoraggiano l’uso del niqab, ma si sono pronunciate contro il divieto.

L’intervento per me più deludente però è stato quello di Sergio Romano, che ha espresso l’opinione non molto diversa dalla maggioranza dei relatori, con in più l’invito paternalistico a scoraggiare l’uso del niqab perché “son tempi brutti, è meglio non alimentare l’islamofobia che sta prendendo piede…”. Avendo letto il suo libro “Libera Chiesa, in libero Stato?”, mi sembrava che in filigrana lo percorresse un’idea liberale di laicità, perciò mi ha sorpreso che la sua posizione se ne allontanasse e che questa parola non l’abbia nemmeno nominata, come d’altronde è stata tabù in quasi tutte le relazioni.

Ci sono stati diversi interventi dal pubblico, alcuni pertinenti altri meno, in particolare mi ha colpito quello di un musulmano che affermava perentoriamente che nel corano è prescritto il velo e che chi non lo usa non è una buona musulmana (sintetizzo e semplifico naturalmente): chiamate in causa e indignate, a lui hanno risposto le due donne senza velo, ribattendo e argomentando come non sia affatto vero che ci sia alcun obbligo,  e tanto meno che la bontà di una buona religiosa dipenda da un segno così esteriore.

Io sono intervenuta sulla questione laicità, esprimendo la mia sorpresa sul fatto che l’oggetto dell’incontro non sia stato affrontato anche sotto questa variabile e chiedendo a Sergio Romano come la pensasse a riguardo.  Nella risposta ha esordito dicendo che ci sono tante laicità, fra le quali una liberale (esempio quella inglese) e una democratica (esempio quella francese).

Capirete il mio stupore a sentire che liberalismo e democrazia (o almeno gli aggettivi correlati) fossero messi in antitesi, quando oggi ormai si parla di liberal-democrazia. Certo è vero che in Inghilterra, il cui modello di  “laicità” il nostro lasciava intendere di condividere, le ultime cronache ci hanno abituato a sentire prese di posizione, a mio avviso pericolose per la stesse storiche conquiste laiche, nella direzione di indulgere un po’ troppo al comunitarismo islamico, accettando l’applicazione di alcune norme della sharia nel proprio territorio. E’ vero altresì che in Francia la laicità è intesa in altro modo, a partire dalla legge del 1905 fino alle norme che vietano il velo nella scuola superiore e quello integrale in tutti i luoghi pubblici, ma ancora non avevo sentito un’aggettivazione nello stile di Romano; conoscevo la papalina “sana laicità” , la “positiva laicità” di Sarkozy in visita al Vaticano, la “laicità che non vuol dire laicismo”, il “conflitto tra laici e credenti”  e tante curiose aggettivazioni che, di fatto, servono a svuotarla di senso e smentiscono la caratteristica principale e, guarda caso di provenienza liberale, che consiste nel considerare la religione un legittimo e libero fatto privato (separazione tra chiesa e stato), che le nega un ruolo pubblico (che non significa pubblica espressione); altri concetti sono conseguenti a questo assunto principale: possibilmente l’estraneità dello Stato al suo finanziamento, ancor più  la negazione di privilegi a una religione in particolare, la pari dignità e pari opportunità di espressione  a tutte le visioni del mondo, comprese quelle della non credenza, la libertà di culto e naturalmente il rifiuto di discriminazione alcuna, purché a sua volta rispetti le altre e accetti i principi  democratici.

Certo che se Carlo Rosselli, o Gaetano Salvemini o Ernesto Rossi,  avessero sentito Sergio Romano si sarebbero rivoltati nella tomba: ma già, forse loro non erano né democratici né liberali, chissà cos’erano, forse solo anticlericali? Si sa che oggi è una parolaccia e offende qualcuno, lassù in alto.

Antonietta Dessolis

Discussione in francese con Sifaui intellettuale francese laicista di origine marocchina.

sabato, 3 aprile 2010

http://www.youtube.com/watch?v=BmemCBxDNUM&feature=related

L’islamismo non e’ ne’ una caricatura ne’ una contraffazione dell’Islam,
Al contrario, l’islamismo e’ l’islam aperto, senza maschera e senza cosmesi,
perfettamente fedele a se’ stesso.

L’islamismo e’ presente nell’islam come il frutto nel fiore, come l’albero nel seme.
L’islamismo e’ il vero islam portatore di un progetto politico,
di un modello di societa’ teocratica basata sull’imposizione della sharia, la legge coranica.

L’islam vuol essere di volta in volta religione, stato, societa’.
Per tutte queste ragioni l’islam non e’ al suo posto in Europa.
E’ totalmente incompatibile con i valori occidentali.


Nell’islam la sovranita’ appartiene ad Allah. Nelle democrazia appartiene al popolo.

Pensate a quanto e’ difficile convivere con chi pur dice date a Cesare quel che e’ di Cesare e dice oggi di accettare democrazia liberta’ razionalita’ laicita’.
Pensate a quanto sara’ piu’ difficile negoziare con chi in partenza non accetta neanche in teoria la possibilita’ della sovranita’ popolare.

Importare piu’ islamisti di quelli gia’ insediatisi non invitati ma gia’ antagonisti  e’ importare antagonismo e conflitti per secoli a venire, fino a ricorrente terrorismo

Pertanto l’unica politica per non farci del male e’:

Accogliere solo i profughi laici dall’Islamismo   Espellere tutti gli islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, antiliberta’, antidemocrazia
.

Marcus  Prometheus.

Discussione in francese con Sifaui intellettuale francese laicista di origine marocchina.

sabato, 3 aprile 2010

3/04/10

http://www.youtube.com/watch?v=BmemCBxDNUM&feature=related

Discussione in francese con Sifaui intellettuale francese laicista di origine marocchina.

L’islamismo non e’ ne’ una caricatura ne’ una contraffazione dell’Islam,
Al contrario, l’islamismo e’ l’islam aperto, senza maschera e senza cosmesi,
perfettamente fedele a se’ stesso.

L’islamismo e’ presente nell’islam come il frutto nel fiore, come l’albero nel seme.
L’islamismo e’ il vero islam portatore di un progetto politico,
di un modello di societa’ teocratica basata sull’imposizione della sharia, la legge coranica.

L’islam vuol essere di volta in volta religione, stato, societa’.
Per tutte queste ragioni l’islam non e’ al suo posto in Europa.
E’ totalmente incompatibile con i valori occidentali.


Nell’islam la sovranita’ appartiene ad Allah. Nelle democrazia appartiene al popolo.

Pensate a quanto e’ difficile convivere con chi pur dice date a Cesare quel che e’ di Cesare e dice oggi di accettare democrazia liberta’ razionalita’ laicita’.
Pensate a quanto sara’ piu’ difficile negoziare con chi in partenza non accetta neanche in teoria la possibilita’ della sovranita’ popolare.

Importare piu’ islamisti di quelli gia’ insediatisi non invitati ma gia’ antagonisti  e’ importare antagonismo e conflitti per secoli a venire, fino a ricorrente terrorismo

Pertanto l’unica politica per non farci del male e’:

Accogliere solo i profughi laici dall’Islamismo   Espellere tutti gli islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, antiliberta’, antidemocrazia
.

Marcus  Prometheus.

13/03/10 – Osservatorio sull’islam

sabato, 13 marzo 2010

13/03/10

San Francisco. Terroristi islamici anti-gay sparano in faccia a un uomo che”sembrava” gay.
E filmano l’attentato.

La condanna a morte degli omosessuali prevista dal Corano
trova fedeli esecutori non solo in Iran e negli altri paesi in cui vige la sharìa, ma anche dove gli integralisti musulmani trovano ospitalità.

PST SAN FRANCISCO — Three cousins from Hayward have been charged in San Francisco with a hate crime and assault for allegedly firing a BB rifle at the face of a man they believed was gay, an attack the men videotaped, authorities said Wednesday.

http://komunistelli.oknotizie.virgilio.it/go.php?us=597400a0ac0fda89

Mohammad Habibzada, Shafiq Hashemi and Sayed Bassam, all 24, are scheduled to be arraigned today in San Francisco Superior Court. They are free on $50,000 bond apiece. The victim of Friday’s attack was walking on the 3200 block of 16th Street near Guerrero Street about 10 p.m. when a car pulled up and someone inside opened fire with a BB rifle, police said. The man was hit in the face but refused medical treatment, said Lt. Lyn Tomioka, spokeswoman for the Police Department. He reported the shooting to police, who pulled over a car that matched the assailants’ vehicle a short distance away and arrested the three Hayward men. Investigators believe the assailants chose the victim because he appeared to be gay. When the men were pulled over, police found a video camera that was used to film the shooting, investigators said. Assistant District Attorney Victor Hwang, the prosecutor in the case, said the men are cooperating in the investigation. Authorities are looking into whether the attack was isolated or whether there have been similar BB gun shootings elsewhere in the Bay Area. Police have been unable to find victims to support any additional allegations, but Hwang said, “We believe we have the evidence to show that there was targeting of individuals who they believed to be gay.” He added, “We know about this one case. We want to know about if there are any other cases.”

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Un sito pro Hamas diffonde false notizie di “fonti palestinesi”

Una sinagoga nel cuore dell’area di al-Aqsa?

JERUSALEM – PIC. Fonti palestinesi a Gerusalemme affermano che le autorità occupanti stanno distribuendo inviti per l’apertura di una sinagoga, il 16 marzo, nel cuore dell’area della moschea al-Aqsa.
Le stesse fonti riferiscono che i preparativi per questa inaugurazione sono in atto e che in base ad una profezia di un rabbino del XVIII sec. questa sinagoga dovrebbe essere costruita proprio nella data summenzionata sulle rovine della moschea al-Aqsa.
Israele ha serie intenzioni di demolire la moschea al-Aqsa, ma le condizioni ancora non sembrano essere favorevoli.
Le medesime fonti palestinesi di Gerusalemme affermano che vi è un accordo tra il governo e i partiti israeliani per l’apertura della sinagoga, con l’Anp che collaborerebbe nel favorire la cerimonia d’inaugurazione impedendo ai musulmani di difendere la moschea.
Alla luce delle manovre israeliane per evitare che quel giorno i musulmani difendano la moschea, le autorità di Gerusalemme hanno vietato l’accesso all’area ai fedeli d’età inferiore ai cinquanta anni e, nel frattempo, stanno conducendo vari arresti tra i giovani palestinesi della città.
Dal canto loro, le milizie di Abbas hanno sequestrato martedì scorso, nelle province di Tulkarem, Nablus, Jenin e Qalqiliya quattordici palestinesi da esse ritenuti appartenenti ad Hamas.

(Infopal, 12 marzo 2010)

Commento di Marcus Prometheus:

Ecco come si incita all’odio ed alla guerra fra religioni: con notizie  assolutamente inventate a scopo incendiario.
Ecco il complotto piu’ spudorato, ecco la disinformazione piu’ velenosa e traditrice, ecco il bellicismo insensato ed aggressivo, ed ecco la messa in pratica delle 2 teorie islamiche della dissimulazione e  della guerra eterna fino a genocidio finale che ammette solo tregue temporanee e mai pace duratura con gli infedeli, cosi’ come e’ nello statuto di Hamas.
Gravissime NOTIZIE FALSE escogitate a tavolino senza nessuna base nel reale ma  solo per allontanare ipotesi di pace fra religioni.
E sono propagate proprio da chi si lamenta perche’ altri farebbero “allarmismo” parlando del sangue e delle lacrime sparsi dal supremazzismo islamista con terrorismo e fatwe incivili. Falsita’  propagate chi ha fatto approvare da una commissione ONU  l’equazione assurda fra critica alla religione islamica ed islamofobia dichiarando illecita la liberta’ di parola.
Da chi accusa sempre di razzismo “tendenziosita” e di incitazione all’odio gli altri  che invece si limitano a riportare fatti veri cioe’  proprio i continui  delitti degli islamisti, in primo luogo contro i mussulmani stessi, eppoi anche contro credenti di altre fedi, cristiani, ebrei, indu’ buddisti o Allah non voglia i piu’ pericolosi di tutti, gli apostati, gli atei, i blasfemi.
Si tratta di una media di 1500 aggressioni (attentati od uccisioni) all’anno in tutto il mondo, e, ripeto, soprattutto contro i mussulmani,  tutte al grido di Allah e’ grande lanciato dagli aggressori/assassini, prima che riportato dai giornalisti o da commentatori “tendenziosi” o allarmisti o islamofobi ..
Vogliamo scommettere  che nessuno il 16 Marzo costruira’ niente “sulle rovine di El Aqsa” ?

Ma che cosa attenderci dai giornalisti pennivendoli asserviti ai petro dollari o dagli antisemiti ideologici, pacifinti unilaterali odiatori dell’occidente?
Da coloro che si credono anticolonialisti e sono proprio gli utili idioti dell’ultimo colonialismo in azione.

Neppure in questo caso si permetteranno di condannare gli incendiari
Neppure in questo caso smetteranno di accusare noi commentatori, semplici fotografi e i cronisti della situazione di essere i cattivi e gli allarmisti
Posso scommettere tranquillamente senza rischio di smentita   anche su questo:

Nessun pacifinto antisemita odiatore dell’occidente levera’ la sua voce contro questo vero crimine di guerra, l’ incitamento all’odio all’assassinio ed alla guerra di religione basato solo su calunnie.
Eppure continueranno a denigrare come allarmisti  solo noi che abbiamo il torto di non volere chiudere gli occhi e soprattutto la bocca di fronte alla guerra santa islamista all’umanita’ intera.

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Come salvarsi la pelle se catturati dai terroristi islamici di Al Qaeda.

Mali/ Al Qaida: Spagnola liberata dopo sua conversione all’Islam
“Ha assunto nome musulmano di Aicha”

Il Cairo, 12 mar. (Ap) – L’ex ostaggio spagnolo, Alicia Gamez, è stato
liberato dall’organizzazione terroristica Al Qaida nel Maghreb, perché si “è
convertita volontariamente all’Islam”. Lo afferma lo stesso gruppo
terroristico in un comunicato diffuso oggi su un sito web precisando che la
donna ha assunto il nome musulmano di Aicha dopo aver seguito lezioni di
Islam dai suoi sequestratori. La cooperante spagnola è stata rapita lo
scorso 29 novembre in Mauritania assieme ad altri due membri della Ong
Barcelona Acciò Solidaria dal gruppo terroristico al Qaida nel Maghreb
islamico (Aqmi) ed è stata rimessa in libertà dai suoi sequestratori
mercoledì scorso, 10 marzo

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Tutti contro Geert Wilders, il politico olandese che denuncia il pericolo nazi-islamista.

Dal blog “La Sentinella della Libertà” blog liberale, laico, libertario.

http://lasentinelladellalaicita.wordpress.com/2010/03/12/lo-spauracchio/

Da qualche tempo chi osa infrangere i sacri tabù del benpensantismo europeista viene immediatamente,se non passato per le armi,sottoposto ad una sorta di gogna mediatica con epiteti poco gratificanti come quelli di fascista,xenofobo,egoista e via salmodiando.

La liturgia si è ripetuta anche dopo la straordinaria affermazione del Partito della Libertà di Geert Wilders nelle recenti elezioni municipali olandesi,preludio alle ben più importanti legislative in calendario per il prossimo 9 giugno a seguito dell’inopinata caduta dell’esecutivo Balkeneende sul prolungamento della missione in Afghanistan………. il seguito qui

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12/3/10 – Chiese

venerdì, 12 marzo 2010

Burqa – Secondo me non c’è bisogno di specificare. Basta fare una legge che dica semplicemente: non si possono usare copricapo che rendano impossibile l’identificazione nei luoghi pubblici. Il problema religioso non c’è; Oriente e Occidente – Occorre capire che quello in corso non è uno scontro di civiltà né di religione. E’ una lotta tra dittature e democrazie (Cristina Sivieri Tagliabue, Alfabeto Bonino, € 14)
Italia - nel 1963 viene abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici; nel 1996 è cancellato il reato di adulterio che puniva le donne con due anni di carcere; nel 1975 viene approvato il nuovo diritto di famiglia che stabilisce la parità tra marito e moglie, abrogando la patria potestà e la potestà maritale; nel 1981 è abolito il delitto d’onore che puniva con la carcerazione da tre a sette anni il marito “offeso”; nel 1996 viene riconosciuta la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale (Caterina Soffici, Ma le donne no, Feltrinelli, €14)

Nei giorni scorsi è morto l’imam Mohammed Sayed Tantawi, guida dell’Università teologica di Al Azhar, figura preminente per il miliardo e più di musulmani sunniti sparsi nel mondo. Nel 2003 durante la Conferenza organizzata da Emma Bonino al Cairo sul tema delle mutilazioni genitali femminili, proclamò che la pratica era contraria all’islam. Dando così un grande impulso alla campagna per abolirla in Egitto, sostenuto da Susanna, moglie di Hosni Mubarak che lo nominò e che a giorni indicherà il suo successore (forse Ali Jumaa, attuale Grande Mufti d’Egitto, sulle stesse posizioni di Tantawi), e dalle ostetriche e infermiere addirittura scese in sciopero per difendere la salute e l’integrità del corpo femminile. Lo scorso anno si schierò contro il niqab, a favore dei trapianti d’organi, per l’aborto anche se solo in casi particolari, e per la maggior presenza delle donne in politica. E’ stato accusato dai fanatici di essere “un crociato anti islam” per aver raccomandato ai musulmani di Francia di seguire le leggi di quel paese compreso il divieto di velo, per aver stretto la mano a Shimon Peres e condannato i kamikaze.
Solo qualche giorno fa la candidata alla guida della Regione Lazio per i berlusconi (destra è parola nobile che è meglio non utilizzare per i disonesti) Renata Polverini , si è recata in visita al Centro islamico di Roma e si è bardata con uno sciarpone a coprirle anche la frangia pure nei locali esterni alla moschea. Polverini si è mossa come quasi tutti i politici italiani mostrando subalternità alle istituzioni religiose, anche quando non esiste da parte loro esplicita richiesta.
Come è noto la Carta costituzionale è considerata ormai obsoleta e carta straccia, tranne che per l’art.7 , quello che stabilisce che lo Stato italiano è subalterno alla Chiesa cattolica. Tanto abituati sono gli italiani a chinare il capo ai potenti della Chiesa che lo chinano pure all’islam. Ma come gli animali da soma, non si inchinano ad un eventuale credo o alla spiritualità, ma capiscono solo la frusta. Quindi si cercano gli esponenti più improbabili, fondamentalisti e fanatici, condannando i musulmani laici – sicuramente la maggioranza – e i cattolici laici – sicuramente la maggioranza – a marionette disarticolate alle quali viene tolta la voce. Noi che diamo troppo spazio e peso ai singoli conati del papa prendendoci anche lo scomodo di controbattere le sue sciocchezze, ci siamo condannati a vivere in un Paese dove il tricolore è meno rappresentativo dell’identità italiana del crocefisso, ora estendiamo l’arroganza dei gerarchi religiosi, ma quelli più fanatici beninteso, ai musulmani, che magari arrivano nel nostro Paese oltre che per sbarcare il lunario per liberarsi dal peso di un regime teocratico. A meno che non viviamo in una landa deserta qualche cittadino del Bangladesh , del Pakistan, del Marocco, dell’Albania, lo conosciamo e sappiamo quanto è legato ad Allah. Lo scorso ramadan perfino i sindacati entrarono in fibrillazione impauriti di ritrovarsi qualche disidratato nei campi, quando, come suggeriscono gli imam, il digiuno si può interrompere in caso di lavoro faticoso. Non mi stanco mai di ricordare la mia personale esperienza per il Comune di Roma all’assessorato alla multietnictà (cassato dal sindaco Alemanno) dove mai in più anni uno straniero ha chiesto di avere spazi di preghiera, ma campi da cricket, disbrigo pratiche burocratiche, manifestazioni culturali, e – esattamente come i romani – autobus, case, pulizia. Purtroppo la maggior parte delle persone ha una informazione solo televisiva, per cui adesso si porta bene il terrorismo islamico – che esiste certo, ma non riguarda tutti come i giornali e le tv del padrone tendono ad accreditare – per cui lo Sposini di turno casca dalla montagna del sapone quando commenta il caso di un padre che segrega a casa la figlia (gravissimo certo), ignorando che in Italia il nuovo diritto di famiglia è stato varato solo nel ’75 (leggi i dati nel titolo). Il pericolo grande è che qualche persona più ingenua o in malafede possa cadere nelle spire dei Wilders e simili, promuovendo qualsiasi pensiero antimoderno: islamofobia, omofobia, antisemitismo, segregazione delle donne… in una parola: solo cristiani, bianchi, biondi. E questo l’abbiamo già vissuto solo qualche decennio fa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

P.S.
Il nostro premier non ha trovato neanche il tempo per andare in Parlamento a discutere del legittimo impedimento che lo dichiara troppo impegnato per frequentare i tribunali. In effetti Silvio fa mille cose: spende un’ora del suo tempo per leggere una memoria legale sui fatti della lista Pdl nel Lazio, partecipa a manifestazioni per ricordare che Emma è radicale e, soprattutto, ci moltiplica i Sabatinelli… e questo non ci dispiacerebbe!

12/03/10 – Osservatorio sull’islam.

venerdì, 12 marzo 2010

12/03/10

12/3/10 – Chiese

Burqa – Secondo me non c’è bisogno di specificare. Basta fare una legge che dica semplicemente: non si possono usare copricapo che rendano impossibile l’identificazione nei luoghi pubblici. Il problema religioso non c’è; Oriente e Occidente – Occorre capire che quello in corso non è uno scontro di civiltà né di religione. E’ una lotta tra dittature e democrazie (Cristina Sivieri Tagliabue, Alfabeto Bonino, € 14)
Italia - nel 1963 viene abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici; nel 1996 è cancellato il reato di adulterio che puniva le donne con due anni di carcere; nel 1975 viene approvato il nuovo diritto di famiglia che stabilisce la parità tra marito e moglie, abrogando la patria potestà e la potestà maritale; nel 1981 è abolito il delitto d’onore che puniva con la carcerazione da tre a sette anni il marito “offeso”; nel 1996 viene riconosciuta la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale (Caterina Soffici, Ma le donne no, Feltrinelli, €14)

Nei giorni scorsi è morto l’imam Mohammed Sayed Tantawi, guida dell’Università teologica di Al Azhar, figura preminente per il miliardo e più di musulmani sunniti sparsi nel mondo. Nel 2003 durante la Conferenza organizzata da Emma Bonino al Cairo sul tema delle mutilazioni genitali femminili, proclamò che la pratica era contraria all’islam. Dando così un grande impulso alla campagna per abolirla in Egitto, sostenuto da Susanna, moglie di Hosni Mubarak che lo nominò e che a giorni indicherà il suo successore (forse Ali Jumaa, attuale Grande Mufti d’Egitto, sulle stesse posizioni di Tantawi), e dalle ostetriche e infermiere addirittura scese in sciopero per difendere la salute e l’integrità del corpo femminile. Lo scorso anno si schierò contro il niqab, a favore dei trapianti d’organi, per l’aborto anche se solo in casi particolari, e per la maggior presenza delle donne in politica. E’ stato accusato dai fanatici di essere “un crociato anti islam” per aver raccomandato ai musulmani di Francia di seguire le leggi di quel paese compreso il divieto di velo, per aver stretto la mano a Shimon Peres e condannato i kamikaze.
Solo qualche giorno fa la candidata alla guida della Regione Lazio per i berlusconi (destra è parola nobile che è meglio non utilizzare per i disonesti) Renata Polverini , si è recata in visita al Centro islamico di Roma e si è bardata con uno sciarpone a coprirle anche la frangia pure nei locali esterni alla moschea. Polverini si è mossa come quasi tutti i politici italiani mostrando subalternità alle istituzioni religiose, anche quando non esiste da parte loro esplicita richiesta.
Come è noto la Carta costituzionale è considerata ormai obsoleta e carta straccia, tranne che per l’art.7 , quello che stabilisce che lo Stato italiano è subalterno alla Chiesa cattolica. Tanto abituati sono gli italiani a chinare il capo ai potenti della Chiesa che lo chinano pure all’islam. Ma come gli animali da soma, non si inchinano ad un eventuale credo o alla spiritualità, ma capiscono solo la frusta. Quindi si cercano gli esponenti più improbabili, fondamentalisti e fanatici, condannando i musulmani laici – sicuramente la maggioranza – e i cattolici laici – sicuramente la maggioranza – a marionette disarticolate alle quali viene tolta la voce. Noi che diamo troppo spazio e peso ai singoli conati del papa prendendoci anche lo scomodo di controbattere le sue sciocchezze, ci siamo condannati a vivere in un Paese dove il tricolore è meno rappresentativo dell’identità italiana del crocefisso, ora estendiamo l’arroganza dei gerarchi religiosi, ma quelli più fanatici beninteso, ai musulmani, che magari arrivano nel nostro Paese oltre che per sbarcare il lunario per liberarsi dal peso di un regime teocratico. A meno che non viviamo in una landa deserta qualche cittadino del Bangladesh , del Pakistan, del Marocco, dell’Albania, lo conosciamo e sappiamo quanto è legato ad Allah. Lo scorso ramadan perfino i sindacati entrarono in fibrillazione impauriti di ritrovarsi qualche disidratato nei campi, quando, come suggeriscono gli imam, il digiuno si può interrompere in caso di lavoro faticoso. Non mi stanco mai di ricordare la mia personale esperienza per il Comune di Roma all’assessorato alla multietnictà (cassato dal sindaco Alemanno) dove mai in più anni uno straniero ha chiesto di avere spazi di preghiera, ma campi da cricket, disbrigo pratiche burocratiche, manifestazioni culturali, e – esattamente come i romani – autobus, case, pulizia. Purtroppo la maggior parte delle persone ha una informazione solo televisiva, per cui adesso si porta bene il terrorismo islamico – che esiste certo, ma non riguarda tutti come i giornali e le tv del padrone tendono ad accreditare – per cui lo Sposini di turno casca dalla montagna del sapone quando commenta il caso di un padre che segrega a casa la figlia (gravissimo certo), ignorando che in Italia il nuovo diritto di famiglia è stato varato solo nel ’75 (leggi i dati nel titolo). Il pericolo grande è che qualche persona più ingenua o in malafede possa cadere nelle spire dei Wilders e simili, promuovendo qualsiasi pensiero antimoderno: islamofobia, omofobia, antisemitismo, segregazione delle donne… in una parola: solo cristiani, bianchi, biondi. E questo l’abbiamo già vissuto solo qualche decennio fa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Omicidio Ilan Halimi: il caso del Daniel Pearl francese
*Se questo è un ebreo: per non urtare la “sensibilità” della comunità
musulmana delle periferie, il caso venne fin dall’inizio tenuto su un
registro basso.*

*Il caso Ilan Halimi: decine di persone sapevano che stavano torturando un
ragazzo ebreo francese*

*Il caso del Daniel Pearl francese. Al processo contro gli islamisti che
hanno torturato e giustiziato Halimi s’è alzato un grido: “Allah vincerà”*

*di Giulio Meotti*

“Se questo è un ebreo”, recita il titolo del
bellissimo pamphlet di Adrien Barrot. La Francia ha scoperto il sorriso
contagioso di Ilan Halimi soltanto dopo la sua morte. Un sorriso che nulla
sembra dire di quell’odio e di quella ferocia durata tre settimane nelle
mani di una gang di islamisti delle banlieue parigine. “Giovani per i quali
gli ebrei sono inevitabilmente ricchi”, ha detto Ruth Halimi degli assassini
di suo figlio. La madre di Ilan ha pubblicato il diario di quei “24 giorni”
(Seuil edizioni).

Ieri Ruth è andata in tribunale a guardare la gang musulmana, in un processo
che genera angoscia e scandalo in Francia per come il caso è stato trattato
fin dall’inizio, da quel tragico febbraio di tre anni fa. “Quando li
osservo, non vedo odio, ma una tristezza immensa”, dice il padre, Didier
Halimi. Ruth ripete che l’uccisione di suo figlio è “senza precedenti dalla
Shoah”.

*Youssouf Fofana, il capo “dei barbari”, è entrato in aula con il sorriso,
ha alzato un pugno verso l’alto e gridato: “Allah vincerà”. Testa rasata e
maglietta bianca, Fofana alla domanda sulla sua data di nascita ha risposto:
“Il 13 febbraio 2006 a Sainte-Geneviève-des-Bois”. E’ il giorno in cui il
corpo di Ilan è stato trovato, nudo e straziato. Quando gli viene chiesto il
nome, Fofana risponde: “Africana barbara armata rivolta salafista”.*

La Francia non ha ancora fatto i conti con questo feroce antisemitismo
islamico, che germina all’interno delle sue folte comunità musulmane. *Sei
anni fa, Sebastien Selam, un dj di Parigi di 23 anni, uscito
dall’appartamento dei genitori per andare al lavoro, venne aggredito nel
garage del parcheggio dal vicino musulmano Adel*, che gli ha tagliato la
gola due volte, quasi decapitandolo, gli ha squarciato il volto e gli ha
cavato gli occhi. Adel è corso sulle scale del condominio, grondando sangue
e urlando:* “Ho ucciso il mio ebreo. Andrò in paradiso”.*

*Nella stessa città, in quella stessa sera, un’altra donna ebrea veniva
assassinata, in presenza della figlia, da un altro musulmano.* Erano i
prodromi di una “tendenza” e i mezzi di comunicazione amano le tendenze.

Eppure, nessuna delle principali testate francesi riportò il fatto.

Lo zio di Ilan racconta che durante le telefonate per il riscatto alla
famiglia venivano fatte sentire le urla del ragazzo ebreo bruciato sulla
pelle, mentre “i suoi torturatori leggevano ad alta voce versi del Corano”.

I rapitori pensavano che tutti gli ebrei fossero ricchi e che la famiglia di
Halimi avrebbe pagato il riscatto. *Non sapevano che la madre era una
centralinista*. E che Ilan, per campare alla meglio, lavorava in un negozio
di telefoni cellulari. *Fu trovato agonizzante, il corpo bruciato
all’ottanta per cento*, vicino alla stazione di Saint-Geneviève-des-Bois.
Seminudo, con ferite e bruciature di sigarette ovunque sulla carne viva e in
tutto il corpo, Ilan è morto nell’ambulanza verso l’ospedale.

Ruth nel suo libro denuncia che, *per non urtare la sensibilità della
comunità musulmana delle periferie, il caso venne fin dall’inizio tenuto su
un registro basso*, la polizia negava l’intento religioso del sequestro e
l’identità islamica di tutti i rapitori; la stessa polizia che chiese alla
famiglia di non farsi pubblicità e che fece poco, molto poco, per scardinare
la rete di famiglie che proteggeva la gang. *Decine di persone sapevano
delle torture inflitte per tre settimane a quel ragazzo ebreo* che sognava
di vivere in Israele.

Nidra Poller sul Wall Street Journal scrive che “ciò che più disturba in
questa storia è *il coinvolgimento di parenti e vicini,* al di là del
circolo della gang, *a cui fu detto dell’ostaggio ebreo e che si
precipitarono a partecipare alla tortura”*.

Divenne tutto più chiaro quando l’allora ministro dell’Interno Nicolas
Sarkozy annunciò che a casa del rapitore erano stati trovati scritti di
Hamas e del Palestinian Charity
Committee.<http://unpoliticallycorrect.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/UnpoliticallyCorrect/IlanHalimi.jpg>

Intanto la magistratura francese ha ritirato le copie del magazine “Choc”
che ha appena pubblicato la fotografia di Halimi in ostaggio, giudicandola
“offensiva”. *Si vede Ilan imbavagliato, con una pistola alle tempie e una
copia di un giornale. La stessa, identica posa d’una famigerata fotografia
di sette anni fa con Daniel
Pearl<http://www.focusonisrael.org/2009/02/22/daniel-pearl-ucciso-sette-anni-fa-perche-ebreo/>
*,<http://www.focusonisrael.org/2009/02/22/daniel-pearl-ucciso-sette-anni-fa-perche-ebreo/>il
corrispondente ebreo del Wall Street Journal decapitato da al Qaida in
Pakistan.

Il New York Times scrive che “in due settimane e mezzo di processo poco è
filtrato sul procedimento”. Si svolge a porte chiuse. Quel che è emerso è
senz’altro *il tentativo del governo francese di occultare l’odio islamico
contro gli ebrei come movente della esecuzione di Halimi*. Si è parlato poi
della stanza in cui venne tenuto Halimi come di un “campo di concentramento
fatto in casa”.

Il reporter francese Guy Millière scrive che *”le grida venivano sentite dai
vicini perché erano particolarmente atroci: gli assassini sfregiarono la
carne del giovane uomo, gli spezzarono le dita, lo bruciarono con l’acido e
alla fine gli hanno dato fuoco con del liquido infiammabile”*. La madre di
Ilan aggiunge che durante una delle telefonate alla famiglia i sequestratori
trasmisero un nastro: “Sono Ilan, Ilan Halimi. Sono figlio di Didier Halimi
e di Ruth Halimi. *Sono ebreo.* E sono tenuto in ostaggio”. “Come si fa a
non pensare a Daniel Pearl?”, domanda Ruth.

Adrien Barrot, filosofo all’Università di Parigi, ha scritto per le edizioni
Michalon uno straordinario libro sul significato dell’uccisione di Halimi.
“Non è stato facile fare il verso a Primo Levi”, dice al Foglio a proposito
del titolo del suo saggio, “Se questo è un ebreo”. “Si fatica oggi a capire
la crescita enorme dell’antisemitismo in Francia dopo l’11 settembre. Io
stesso sono di sinistra e per molto tempo faticavo a realizzare questo
antisemitismo nuovo che si nutre della cultura antirazzista. Non possiamo
criticare gli immigrati musulmani, così finiamo per accusare di razzismo gli
stessi ebrei. Dicono che c’è antisemitismo, ma che la colpa è soltanto del
sionismo. Lo sentiamo ripetere ogni giorno. L’affaire Halimi significa che
il tabù è caduto e l’antisemitismo si sta diffondendo ovunque in Francia”.

Barrot critica la visione pedagogica dell’antisemitismo. “E’ troppo
astratta, fondata su un’immagine stereotipata. Siamo resi incapaci di
identificare ciò che il crimine ‘dei barbari’ ci mette sotto gli occhi, la
cellula germinativa dell’orrore che la nostra ‘memoria’ non cessa
ritualmente di esorcizzare. *Ilan non portava un lungo caffettano nero, un
cappello di feltro, le frange rituali, non portava neppure la kippà. Ilan
Halimi portava soltanto il suo nome e fu sufficiente a fare di lui una
preda.* E’ allora che ho compreso che ormai era ridiventato difficile essere
ebreo in questo paese”.

La retorica pseudoeducativa sull’antisemitismo è incapace di penetrare
l’odio che l’islamismo predica contro gli ebrei. “La memoria
dell’antisemitismo è evocata per impedire, proibire, riconoscere la realtà
attuale, di chiamare le cose con il loro nome. Eccesso, abuso, dittatura
della memoria? Memoria inutile? Memoria vuota piuttosto, che ha immesso
nella coscienza pubblica soltanto una nozione completamente astratta. *Come
se i soli buoni ebrei, gli ebrei degni di essere difesi, fossero gli ebrei
morti,* trasportati in una sfera astratta e pura, non contaminata da tutto
ciò che, nella vita, li espone all’odio. *C’è una relazione sinistra tra la
morte atroce di Ilan Halimi e l’assenza di mobilitazione massiccia che l’ha
seguita. *La nostra vigilanza veglia sugli ebrei morti ed espone i vivi alla
violenza”.

Al processo, i carcerieri di Ilan hanno raccontato che la prima settimana
del sequestro Halimi l’ha trascorsa in un appartamento prestato ai rapitori
da un concierge. Youssouf Fofana ha pensato a decorarlo di tele “con motivi
arancione per coprire i muri”. Ammanettato, con addosso soltanto una
vestaglia comprata all’Auchan, alimentato con proteine liquide attraverso
una cannuccia, Ilan passò così molti giorni. Per entrare nell’appartamento
ci voleva un codice: bussare due volte e poi ancora una. Poi Fofana si è
caricato Ilan in spalla e l’ha portato nella caldaia: “Pisciava in una
bottiglia e faceva la cacca in una busta di plastica”, racconta uno dei
carcerieri, Yahia. Le botte sono iniziate dopo che è fallito il primo
tentativo di riscatto.

Ma gli episodi più significativi sono avvenuti quando si è trattato di
scattare le foto destinate a spaventare la famiglia della vittima, compresa
la simulazione di una sodomia con il manico della scopa e uno sfregio alla
faccia fatto con il coltello di un imputato, Samir Ait Abdelmalek. Il giorno
in cui venne giustiziato, racconta Fabrice, “gli ho tagliato i capelli, Zigo
e Nabil (altri due carcerieri, ndr) hanno detto che non erano abbastanza
corti e l’hanno rasato con un rasoio a due lame”. Gli hanno tagliato anche i
peli del corpo. Per non lasciare alcuna traccia nel covo. Ilan venne
asciugato e avvolto in un telo viola, comprato al supermercato all’angolo.
Fofana è arrivato nel profondo della notte. *Quando Ilan è riuscito a
guardarlo in faccia, l’islamista lo ha colpito con un coltello alla gola,
alla carotide, poi un altro affondo. Poi gli ha dato un taglio alla base del
collo, e al fianco. E’ tornato con una tanica di benzina, gli ha versato il
combustibile e gli ha dato fuoco.*

Finiva così la vita di un ragazzo di 23 anni nel primo paese nella storia ad
aver dato agli ebrei diritti civili. Ieri, in tribunale, Ruth ripeteva:
“Chiedo ogni giorno a mio figlio di perdonarmi”.

Il Foglio.it <http://www.ilfoglio.it/zakor/61>

12/03/10 – Osservatorio sull’islam

venerdì, 12 marzo 2010

12/03/10

Omicidio Ilan Halimi: il caso del Daniel Pearl francese
*Se questo è un ebreo: per non urtare la “sensibilità” della comunità
musulmana delle periferie, il caso venne fin dall’inizio tenuto su un
registro basso.*

*Il caso Ilan Halimi: decine di persone sapevano che stavano torturando un
ragazzo ebreo francese*

*Il caso del Daniel Pearl francese. Al processo contro gli islamisti che
hanno torturato e giustiziato Halimi s’è alzato un grido: “Allah vincerà”*

*di Giulio Meotti*

“Se questo è un ebreo”, recita il titolo del
bellissimo pamphlet di Adrien Barrot. La Francia ha scoperto il sorriso
contagioso di Ilan Halimi soltanto dopo la sua morte. Un sorriso che nulla
sembra dire di quell’odio e di quella ferocia durata tre settimane nelle
mani di una gang di islamisti delle banlieue parigine. “Giovani per i quali
gli ebrei sono inevitabilmente ricchi”, ha detto Ruth Halimi degli assassini
di suo figlio. La madre di Ilan ha pubblicato il diario di quei “24 giorni”
(Seuil edizioni).

Ieri Ruth è andata in tribunale a guardare la gang musulmana, in un processo
che genera angoscia e scandalo in Francia per come il caso è stato trattato
fin dall’inizio, da quel tragico febbraio di tre anni fa. “Quando li
osservo, non vedo odio, ma una tristezza immensa”, dice il padre, Didier
Halimi. Ruth ripete che l’uccisione di suo figlio è “senza precedenti dalla
Shoah”.

*Youssouf Fofana, il capo “dei barbari”, è entrato in aula con il sorriso,
ha alzato un pugno verso l’alto e gridato: “Allah vincerà”. Testa rasata e
maglietta bianca, Fofana alla domanda sulla sua data di nascita ha risposto:
“Il 13 febbraio 2006 a Sainte-Geneviève-des-Bois”. E’ il giorno in cui il
corpo di Ilan è stato trovato, nudo e straziato. Quando gli viene chiesto il
nome, Fofana risponde: “Africana barbara armata rivolta salafista”.*

La Francia non ha ancora fatto i conti con questo feroce antisemitismo
islamico, che germina all’interno delle sue folte comunità musulmane. *Sei
anni fa, Sebastien Selam, un dj di Parigi di 23 anni, uscito
dall’appartamento dei genitori per andare al lavoro, venne aggredito nel
garage del parcheggio dal vicino musulmano Adel*, che gli ha tagliato la
gola due volte, quasi decapitandolo, gli ha squarciato il volto e gli ha
cavato gli occhi. Adel è corso sulle scale del condominio, grondando sangue
e urlando:* “Ho ucciso il mio ebreo. Andrò in paradiso”.*

*Nella stessa città, in quella stessa sera, un’altra donna ebrea veniva
assassinata, in presenza della figlia, da un altro musulmano.* Erano i
prodromi di una “tendenza” e i mezzi di comunicazione amano le tendenze.

Eppure, nessuna delle principali testate francesi riportò il fatto.

Lo zio di Ilan racconta che durante le telefonate per il riscatto alla
famiglia venivano fatte sentire le urla del ragazzo ebreo bruciato sulla
pelle, mentre “i suoi torturatori leggevano ad alta voce versi del Corano”.

I rapitori pensavano che tutti gli ebrei fossero ricchi e che la famiglia di
Halimi avrebbe pagato il riscatto. *Non sapevano che la madre era una
centralinista*. E che Ilan, per campare alla meglio, lavorava in un negozio
di telefoni cellulari. *Fu trovato agonizzante, il corpo bruciato
all’ottanta per cento*, vicino alla stazione di Saint-Geneviève-des-Bois.
Seminudo, con ferite e bruciature di sigarette ovunque sulla carne viva e in
tutto il corpo, Ilan è morto nell’ambulanza verso l’ospedale.

Ruth nel suo libro denuncia che, *per non urtare la sensibilità della
comunità musulmana delle periferie, il caso venne fin dall’inizio tenuto su
un registro basso*, la polizia negava l’intento religioso del sequestro e
l’identità islamica di tutti i rapitori; la stessa polizia che chiese alla
famiglia di non farsi pubblicità e che fece poco, molto poco, per scardinare
la rete di famiglie che proteggeva la gang. *Decine di persone sapevano
delle torture inflitte per tre settimane a quel ragazzo ebreo* che sognava
di vivere in Israele.

Nidra Poller sul Wall Street Journal scrive che “ciò che più disturba in
questa storia è *il coinvolgimento di parenti e vicini,* al di là del
circolo della gang, *a cui fu detto dell’ostaggio ebreo e che si
precipitarono a partecipare alla tortura”*.

Divenne tutto più chiaro quando l’allora ministro dell’Interno Nicolas
Sarkozy annunciò che a casa del rapitore erano stati trovati scritti di
Hamas e del Palestinian Charity
Committee.<http://unpoliticallycorrect.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/UnpoliticallyCorrect/IlanHalimi.jpg>

Intanto la magistratura francese ha ritirato le copie del magazine “Choc”
che ha appena pubblicato la fotografia di Halimi in ostaggio, giudicandola
“offensiva”. *Si vede Ilan imbavagliato, con una pistola alle tempie e una
copia di un giornale. La stessa, identica posa d’una famigerata fotografia
di sette anni fa con Daniel
Pearl<http://www.focusonisrael.org/2009/02/22/daniel-pearl-ucciso-sette-anni-fa-perche-ebreo/>
*,<http://www.focusonisrael.org/2009/02/22/daniel-pearl-ucciso-sette-anni-fa-perche-ebreo/>il
corrispondente ebreo del Wall Street Journal decapitato da al Qaida in
Pakistan.

Il New York Times scrive che “in due settimane e mezzo di processo poco è
filtrato sul procedimento”. Si svolge a porte chiuse. Quel che è emerso è
senz’altro *il tentativo del governo francese di occultare l’odio islamico
contro gli ebrei come movente della esecuzione di Halimi*. Si è parlato poi
della stanza in cui venne tenuto Halimi come di un “campo di concentramento
fatto in casa”.

Il reporter francese Guy Millière scrive che *”le grida venivano sentite dai
vicini perché erano particolarmente atroci: gli assassini sfregiarono la
carne del giovane uomo, gli spezzarono le dita, lo bruciarono con l’acido e
alla fine gli hanno dato fuoco con del liquido infiammabile”*. La madre di
Ilan aggiunge che durante una delle telefonate alla famiglia i sequestratori
trasmisero un nastro: “Sono Ilan, Ilan Halimi. Sono figlio di Didier Halimi
e di Ruth Halimi. *Sono ebreo.* E sono tenuto in ostaggio”. “Come si fa a
non pensare a Daniel Pearl?”, domanda Ruth.

Adrien Barrot, filosofo all’Università di Parigi, ha scritto per le edizioni
Michalon uno straordinario libro sul significato dell’uccisione di Halimi.
“Non è stato facile fare il verso a Primo Levi”, dice al Foglio a proposito
del titolo del suo saggio, “Se questo è un ebreo”. “Si fatica oggi a capire
la crescita enorme dell’antisemitismo in Francia dopo l’11 settembre. Io
stesso sono di sinistra e per molto tempo faticavo a realizzare questo
antisemitismo nuovo che si nutre della cultura antirazzista. Non possiamo
criticare gli immigrati musulmani, così finiamo per accusare di razzismo gli
stessi ebrei. Dicono che c’è antisemitismo, ma che la colpa è soltanto del
sionismo. Lo sentiamo ripetere ogni giorno. L’affaire Halimi significa che
il tabù è caduto e l’antisemitismo si sta diffondendo ovunque in Francia”.

Barrot critica la visione pedagogica dell’antisemitismo. “E’ troppo
astratta, fondata su un’immagine stereotipata. Siamo resi incapaci di
identificare ciò che il crimine ‘dei barbari’ ci mette sotto gli occhi, la
cellula germinativa dell’orrore che la nostra ‘memoria’ non cessa
ritualmente di esorcizzare. *Ilan non portava un lungo caffettano nero, un
cappello di feltro, le frange rituali, non portava neppure la kippà. Ilan
Halimi portava soltanto il suo nome e fu sufficiente a fare di lui una
preda.* E’ allora che ho compreso che ormai era ridiventato difficile essere
ebreo in questo paese”.

La retorica pseudoeducativa sull’antisemitismo è incapace di penetrare
l’odio che l’islamismo predica contro gli ebrei. “La memoria
dell’antisemitismo è evocata per impedire, proibire, riconoscere la realtà
attuale, di chiamare le cose con il loro nome. Eccesso, abuso, dittatura
della memoria? Memoria inutile? Memoria vuota piuttosto, che ha immesso
nella coscienza pubblica soltanto una nozione completamente astratta. *Come
se i soli buoni ebrei, gli ebrei degni di essere difesi, fossero gli ebrei
morti,* trasportati in una sfera astratta e pura, non contaminata da tutto
ciò che, nella vita, li espone all’odio. *C’è una relazione sinistra tra la
morte atroce di Ilan Halimi e l’assenza di mobilitazione massiccia che l’ha
seguita. *La nostra vigilanza veglia sugli ebrei morti ed espone i vivi alla
violenza”.

Al processo, i carcerieri di Ilan hanno raccontato che la prima settimana
del sequestro Halimi l’ha trascorsa in un appartamento prestato ai rapitori
da un concierge. Youssouf Fofana ha pensato a decorarlo di tele “con motivi
arancione per coprire i muri”. Ammanettato, con addosso soltanto una
vestaglia comprata all’Auchan, alimentato con proteine liquide attraverso
una cannuccia, Ilan passò così molti giorni. Per entrare nell’appartamento
ci voleva un codice: bussare due volte e poi ancora una. Poi Fofana si è
caricato Ilan in spalla e l’ha portato nella caldaia: “Pisciava in una
bottiglia e faceva la cacca in una busta di plastica”, racconta uno dei
carcerieri, Yahia. Le botte sono iniziate dopo che è fallito il primo
tentativo di riscatto.

Ma gli episodi più significativi sono avvenuti quando si è trattato di
scattare le foto destinate a spaventare la famiglia della vittima, compresa
la simulazione di una sodomia con il manico della scopa e uno sfregio alla
faccia fatto con il coltello di un imputato, Samir Ait Abdelmalek. Il giorno
in cui venne giustiziato, racconta Fabrice, “gli ho tagliato i capelli, Zigo
e Nabil (altri due carcerieri, ndr) hanno detto che non erano abbastanza
corti e l’hanno rasato con un rasoio a due lame”. Gli hanno tagliato anche i
peli del corpo. Per non lasciare alcuna traccia nel covo. Ilan venne
asciugato e avvolto in un telo viola, comprato al supermercato all’angolo.
Fofana è arrivato nel profondo della notte. *Quando Ilan è riuscito a
guardarlo in faccia, l’islamista lo ha colpito con un coltello alla gola,
alla carotide, poi un altro affondo. Poi gli ha dato un taglio alla base del
collo, e al fianco. E’ tornato con una tanica di benzina, gli ha versato il
combustibile e gli ha dato fuoco.*

Finiva così la vita di un ragazzo di 23 anni nel primo paese nella storia ad
aver dato agli ebrei diritti civili. Ieri, in tribunale, Ruth ripeteva:
“Chiedo ogni giorno a mio figlio di perdonarmi”.

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