“Colpirne uno per educarli tutti” . Questo terribile slogan creato dalle Brigate Rosse è stato rievocato da un sindacalista ed è stato citato dal giornalista de La Repubblica che ha riferito dettagliatamente sulla condanna a due mesi di sospensione dall’insegnamento e dallo stipendio comminata a un professore di Cesena che aveva osato chiedere agli studenti le loro preferenze rispetto all’ora di religione.
Da La Repubblica
Le motivazioni nella nota di sospensione: disordinato, pochi voti sul registro
Si fa solo cenno al questionario sulla religione che in realtà ha aperto il caso
Cesena, così è stato punito il prof I docenti: sono ‘reati’ di tutti
La protesta di Cgil e Cobas: “Sei mesi neppure a docenti condannati
per pedofilia”
di SALVO INTRAVAIA
“Colpirne uno per dissuadere tutti i collegi dei docenti italiani dal
discutere qualsiasi questione che riguardi l’ora di Religione”. Il
portavoce dei Cobas, Piero Bernocchi, sulla vicenda del prof sospeso
per avere rivolto una semplice domanda – ma sulla Religione cattolica
- ai propri alunni è lapidario. In tre giorni, la vicenda è diventata
un caso. Poche ore dopo la pubblicazione della notizia su
Repubblica.it, l’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna,
guidato da Luigi Catalano, ha addirittura diffidato gli organi di
informazione dal “travisare i fatti”. Mentre i deputati Radicali
presentano una interrogazione parlamentare al ministro
dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, perché al docente “venga
immediatamente reintegrato” almeno lo stipendio.
“E’ infondato – si legge nella nota di smentita dell’Ufficio
scolastico regionale – che tale sospensione sia stata comminata per le
ragioni riportate dalla stampa. (…) Il docente – spiega il
comunicato – è stato sanzionato per una molteplice serie di
comportamenti concernenti i doveri di ufficio e la dimensione
relazionale e cooperativa, che costituisce un valore irrinunciabile
per la scuola”. Per queste ragioni, l’ufficio di Catalano diffida “gli
organi di stampa e televisivi dal continuare a dare una
rappresentazione capziosa dei fatti”, minacciando azioni giudiziarie.
Peccato che il comunicato non citi i gravi comportamenti di cui si
sarebbe macchiato Alberto Marani, docente di Matematica e Fisica del
liceo scientifico Righi di Cesena. Ma andiamo con ordine. Marani
sarebbe stato sospeso per due mesi per avere chiesto ai 70 alunni
delle tre classi dove insegnava quanti avrebbero scelto l’ora di
Religione se la scuola programmasse anche una materia alternativa,
obbligatoria per legge.
Alla base della dura punizione, però, c’è altro. Repubblica.it ha
ottenuto il documento con il quale, lo scorso 6 febbraio, il dirigente
dell’Ufficio scolastico provinciale di Forlì-Cesena, Gian Luigi Spada,
contesta all’interessato le sue colpe. “La S. V. non tiene con la
dovuta cura la documentazione relativa all’attività di docente”, si
legge nella contestazione. Insomma: Marani sarebbe un uomo,
professionalmente parlando, disordinato. “Non ha ancora prodotto la
Programmazione didattica della disciplina insegnata”, “non ha ancora
fornito ai propri alunni i risultati” del compito svolto alcuni mesi
prima e “dopo oltre un mese nel registro personale sono annotate
soltanto assenze ed una prova scritta”. Ma non solo: il
“disordinatissimo” docente di Matematica è anche “reo” di avere
sbagliato a trascrivere il nominativo di una alunna sul registro
personale “ingenerando dubbi sull’attribuzione dei voti”.
E ancora: “il prof non ha ancora consegnato la Dichiarazione dei
servizi pre-ruolo” (un documento che è interesse dello stesso
insegnante produrre) e ha firmato, in qualità di rappresentante Cobas
un “atto di diffida usando termini non consoni” e “un atteggiamento
supponente”. Solo incidentalmente, tra i rilievi, si cita che il prof
“ha sottoposto ai suoi alunni un questionario riguardante una materia
di insegnamento diversa da quella propria e successivamente
indirizzato ai colleghi una proposta di modifica del Piano
dell’offerta formativa”. E che “ha usato materiali e strumenti
dell’Istituzione scolastica per diffondere comunicazioni aventi
carattere sindacale e argomenti di attualità comunque estranei ai
propri compiti istituzionali”
.
Secondo Domenico Pantaleo, leader della Flc Cgil, “si ha l’impressione
di una punizione eccessiva rispetto ai fatti contestati. Si è voluto
stigmatizzare – continua Pantaleo – la vicenda del questionario sulla
Religione”. “Fatti come quelli contestati al collega – rilancia
Bernocchi – farebbero sospendere quattro quinti degli insegnanti
italiani. Si ricorda inoltre che neppure a insegnanti condannati per
atti di pedofilia a scuola sono stati comminati sei mesi di
sospensione dal servizio, pena richiesta dall’ufficio scolastico
regionale. La verità è – continua il portavoce dei Cobas – che si è
toccato un tasto delicato: il questionario evidenzia che, in presenza
dell’ora alternativa, la Religione verrebbe seguita dal 10 per cento
degli studenti. Per questa ragione le scuole se ne guardano bene
dall’organizzarla”.
Il risultato del questionario in effetti è stato sorprendente: l’11
per cento degli alunni sceglierebbe comunque l’ora di Religione, la
restante parte opterebbe per Storia delle religioni o Diritti umani.
Esito che, secondo la ricostruzione dello stesso Marani, ha fatto
andare su tutte le furie il collega di Religione. Anche se il collegio
dei docenti ha successivamente approvato la proposta dell’insegnante
di Matematica di organizzare una attività alternativa alla Religione.
Marani, inoltre, dà una risposta a tutte gli altri addebiti. Spiega
che il compito in classe non corretto è stato annullato e la decisione
immediatamente comunicata agli studenti. E riguardo alle
documentazioni non prodotte in tempo, lo stesso prof ricorda di esser
stato quasi due mesi (novembre e dicembre) assente per malattia e di
avere privilegiato al rientro le attività di verifica e gli scrutini.
Insomma: di non avere avuto il tempo materiale per produrre le varie
documentazioni mancanti. Ma queste giustificazioni non sono bastate.
(5 giugno 2009)
