Archivi per la categoria ‘Ora di religione’

17/5/10 – Ripetere giova.

lunedì, 17 maggio 2010

“Questa non è una pipa”, scrisse il pittore René Magritte sotto l’immagine di una pipa. “Questa non è una ingiustizia”, dice il Consiglio di Stato rispetto a un suo provvedimento sull’ora facoltativa di religione.

Per un prete quale tragedia più grossa può venire? Avere in mano sacramenti, camera, senato, stampa, radio, campanili, pulpiti, scuola, e con tutti questi mezzi raccogliere il frutto di essere derisi dai poveri, odiati dai più deboli, amati dai più forti… (don Lorenzo Milani)

La sentenza del Consiglio di Stato che stabilisce l’importanza determinante dell’insegnamento della religione “ai fini dell’attribuzione del credito scolastico” intacca il principio d’uguaglianza e inserisce un criterio di esclusione per chi quel “credito” non può o non vuole accumularlo. La sentenza del Consiglio di Stato ricorre a un raggiro, applicando gli stessi parametri ai corsi alternativi, ma tutti sanno che quei corsi mancano nella maggioranza delle scuole. Oltre ad essere un ossimoro parlare di ora alternativa ad una ora facoltativa. L’ordinanza proposta dal ministro dell’Istruzione Fioroni (Pd) e abbracciata dall’attuale ministro Gelmini, ha riportato di fatto ad una situazione pre-revisione concordataria (’84), quando la religione cattolica era obbligatoria perché di Stato. Per quanto continui ad essere sorprendente l’arroganza della politica, poteva essere facilmente prevedibile un esito che ha fatto carne di porco della prima sentenza del Tar, considerato che la maggior parte dei politici, e non solo, avevano parlato del carattere illiberale della sentenza perché disconosceva “l’ora di insegnamento della religione cattolica in quanto appartenente alla cultura italiana”. Cosa vuol dire? Che a distanza di trenta anni delle intese stipulate dallo Stato con altre confessioni religiose si vuole tornare al passato, quando le fedi diverse dal cattolicesimo erano, ob torto collo, tollerate? Che non esistono modi più adeguati per la nostra istruzione, che come è noto non gode di grande credibilità al di fuori dei confini, di sostituire neanche in futuro la famigerata ora di religione con insegnamenti utili, quali materie scientifiche o la promessa (dal ministro Gelmini) educazione civica? Che chi rinuncia all’ora di religione rifiuta un pezzo dell’identità nazionale diventando automaticamente uno studente da sorvegliare e magari domani un cittadino sospetto da “rieducare”? Per giustificare lo studio dell’ora di religione cattolica, in molti si adoperano nel dire che è un’ora di insegnamento di cultura comprensiva della storia delle religione e di temi etici, in questo modo aggirando quanto stabilito dal concordato che prevede che l’ora sia di insegnamento cattolico. E ammesso – ma non concesso – che lo studio della dottrina cattolica sia un arricchimento culturale, è equo che faccia parte dell’insegnamento semicoatto di una scuola che, almeno sulla carta, è laica? Purtroppo, a tenere bordone agli sfacciati della Cei oltre ai politici italiani ci sono quella massa di intellettualoidi, giornalisti, artisti, valletti e velini che mai si discostano dal pensiero unico intenti a mangiare nella greppia del padrone qualunque sia, che ritengono che si potrebbe introdurre lo studio delle religioni (che saranno milioni) oppure solo quelle monoteiste (ed è discutibile che il cattolicesimo lo sia) senza chiedersi neanche se gli insegnanti saranno sempre scelti dalla Cei. Eppure, queste insignificanti e pericolose proposte vengono anche dai sedicenti laici. La domanda che dovremmo porci – tanto per rimanere in ambito religioso ripeterla come un mantra da mattina a sera – è: possibile che i laici abbiano un concetto così basso di sé da appaltare l’etica alle religioni? Torna utile a questo proposito citare Guido Calogero “I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”. E’ questo complesso di inferiorità – per me – il vero problema.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://temi.repubblica.it/micromega-online/ora-di-religione-nei-crediti-formativi-verso-nuove-discriminazioni/

Scoppia la bomba dell’ora di religione islamica.

sabato, 17 ottobre 2009

La protervia e la pervicacia con cui la cattolicissima ministra Gelmini sta cercando di rendere di fatto obbligatoria l’ora di religione cattolica apre il dibattito in seno alla sua stessa componente politica sul diritto a rendere effettivamente praticabile il diritto a un’ora facoltativa e alternativa di religione islamica. Se ne è reso interprete Adolfo D’Urso del PDL, che per la verità ipotizza un’ora alternativa di storia degli altri due monoteismi (ebraismo e islam) non prendendo nemmeno lontanamente in considerazione altre religioni, e figuriamici l’ateismo. Immediata la reazione degli integralisti cattolici di tutte le sponde.

Dal Corriere della Sera
LEGGI

L’ora di religione? Cattolica, ma an­che islamica. L’idea è del vice­ministro Adolfo Urso, che propone l’introduzione nelle scuole pubbliche e private di una nuova materia, facoltati­va e alternativa a quella catto­lica, per evitare di lasciare i piccoli musulmani «nei ghet­ti delle madrasse e delle scuo­le islamiche integraliste».

E il dialogo parte, con il segretario gene­rale di FareFuturo Urso: «Po­trebbe essere utile, per attira­re nei nostri istituti i ragazzi musulmani, prevedere un’ora di storia della religio­ne islamica». E gli insegnan­ti? Saranno imam? «Dovreb­bero essere docenti ricono­sciuti, italiani che parlano in italiano. Al limite anche imam, a patto che abbiano i requisiti e che siano registrati in un apposito albo. Stiamo parlando di insegnanti reclu­tati con criteri pubblici». Nel documento di ItalianiEuro­pei, a cura di Marcella Lucidi, sul tema ci si tiene più sul va­go, auspicando «una riflessio­ne non occasionale» e chie­dendo un insegnamento che «promuova la conoscenza del­la cultura e della religione di appartenenza dei ragazzi e delle loro famiglie». Urso ri­lancia anche l’idea di «classi miste temperate» e dice no al velo negli uffici pubblici.

15/10/09 – Sentenza arbitrale

giovedì, 15 ottobre 2009

Il coraggio intellettuale della verità e l’attività politica sono due cose incompatibili in Italia (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975)
I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico ch
e possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse (Guido Calogero)

Nel numero di ottobre di Shalom, mensile ebraico di informazione e cultura, leggo che le iscrizioni alla scuola ebraica di Roma sono aumentate dell’8%, e, caso piuttosto singolare nella storia dell’istituto, molti iscritti approdano dopo aver frequentato una scuola pubblica. L’incremento è in parte dovuto al fatto che la elementare Vittorio Polacco, la media Angelo Sacerdoti e il liceo Renzo Levi sono oggi accorpate in un unico edificio molto bello e funzionale dove i ragazzi possono disporre del campo di calcetto, basket e badminton, di laboratori all’avanguardia per lo studio delle materie scientifiche, ecc. Molti dei miei amici che hanno deciso di iscrivere i bambini alla elementare Polacco lo fanno soprattutto per sottrarre i piccolini non tanto alle due ore di religione che ovviamente non scelgono essendo, almeno fino ad oggi, non ancora ripristinata l’obbligatorietà dell’insegnamento confessionale, ma per evitargli presepi, carole natalizie, storie di gesubambini, spalmate durante tutto l’orario. Perché, come è noto, il cattolicesimo più che una religione in questo paese dall’identità incerta è la cultura predominante che unifica gli italiani incatenandoli all’arretratezza. Con tutta evidenza la parte più arretrata del paese è quella maggiormente asservita a questo sentire, che ritroviamo nella classe politica e dirigente. Quindi nessuno stupore che gli ultimi due ministri dell’Istruzione, Fioroni pd prima e Gelmini pdl adesso, vogliano considerare l’ora di religione – è bene sempre ricordarlo insegnamento facoltativo – alla pari con le altre materie. Personalmente ritengo la religione argomento incompatibile con gli insegnamenti scolastici, al pari della storia delle religioni, mediazione proposta addirittura da partiti, senza considerare che il problema sarebbe che la Cei, che sceglie gli insegnanti confessionali, probabilmente manterrebbe lo scettro anche per questo allargamento dell’insegnamento.
Rischiando di essere noiosamente ripetitiva, mi sembra opportuno ricordare che il ministro Gelmini con questo suo reiterato comportamento viola l’art. 3 (cittadini uguali senza distinzione di sesso, religione, lingua, opinioni politiche, condizioni personali e sociali), art. 7 (si abdica all’indipendenza tra Stato e Chiesa e si riconosce la superiorità della Chiesa), art. 8 (violazione delle intese) della Costituzione.
Questa ri-considerazione dell’ora di religione come materia curriculare, fa strame delle intese stipulate con lo Stato con altre confessioni religiose; è un ritorno al passato, quando le fedi diverse dal cattolicesimo erano, ob torto collo, tollerate. Inoltre, la continua riproposizione dell’ora di religione come insegnamento tradizionale-culturale, porta a descrivere gli scolari e gli studenti che rinunciano all’ora di religione cittadini che rifiutano un pezzo dell’identità nazionale, diventando uno studente da sorvegliare oggi e domani un cittadino sospetto da rieducare.
Come si sa una volta piantata l’erbaccia è difficile da estirpare. L’errore di aver insistito sull’ora alternativa, fortemente accreditata dalla Cei che ne conosceva l’inapplicabilità nella maggior parte degli istituti, è stato un errore – certamente in buona fede – commesso anche da molte associazioni laiche. Prenderne atto sarebbe un piccolo passo in avanti.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.uaar.it/node/1731

Ora di religione.

mercoledì, 14 ottobre 2009

Domani, giovedì 15 ottobre, a Roma, per gli “incontri del del giovedì” organizzati dall’UAAR si svolgerà la Conferenza dedicata all’ora di religione. Appuntamento presso la Sede Nazionale dell’UAAR in Via Ostiense 89, alle ore 18. La Conferenza è particolarmente attuale dopo l’iniziativa della catolicissima Ministra Gelmini che, stravolgendo la Costituzione, vuole dare all’ora di religione cattolica lo stesso status curriculare delle altre materie (con i vantaggi connessi, come i crediti) costringendo gli studenti a sceglierla per non essere discriminati. E addio alla facoltativit

Il ministro della Pubblica istruzione vuole chiedere un parere al Consiglio
di Stato – Protesta l’opposizione: “Consulta ha già stabilito facoltatività


Gelmini vuole voto di religione
Pd: garantire laicità dello Stato

ROMA – Il passaggio dai giudizi ai voti in tutte le materie deve valere
anche per l’ora di religione. Come aveva già anticipato un mese fa
Repubblica.it, è questa l’opinione del ministro dell’Istruzione, Mariastella
Gelmini, che su questo argomento ha intenzione di chiedere un parere al
Consiglio di Stato. Immediata la protesta dell’opposizione che rivendica la
laicità della scuola pubblica italiana sancita dalla Costituzione. Inoltre,
aggiunge il Pd, la Corte Costituzionale si è già espressa in merito
stabilendo la facoltatività dell’ora di religione e quindi non può essere
equiparata alle altre materie. Così come i docenti di religione non possono
partecipare agli scrutini, come ha stabilito il Tar del Lazio l’estate
scorsa.

Ai giornalisti che le chiedevano se il voto di religione debba far media con
gli altri, il ministro Gelmini ha risposto: “Il voto in religione oggi non
c’è. Ancora esiste un giudizio. Il nostro intendimento è quello di chiedere
un parere al Consiglio di Stato per evitare contenziosi, ma la mia opinione
è che essendo passati dai giudizi ai voti in tutte le materie questo debba
valere anche per l’insegnamento della religione”.

“Il ministro Gelmini non sa di cosa parla, oppure fa di nuovo e solo
propaganda” sostengono Manuela Ghizzoni e Maria Coscia, deputate
Democratiche della commissione Cultura di Montecitorio. “La Corte
Costituzionale, infatti, ha già stabilito il principio di facoltatività
dell’ora di religione, nel rispetto della laicità dello Stato, in base al
quale è necessario garantire pari dignità ai ragazzi di ogni culto”.

“Purtroppo – aggiungono – il nuovo sistema di valutazione che ha fatto venir
meno il criterio di un giudizio globale sui rendimenti scolastici lascia
spazio anche a questo tipo di ‘pensate’: siamo convinte – concludono – che
il Consiglio di Stato rispedirà al mittente la proposta”.

L’ora di religione “non può essere valutata come una normale materia
curriculare” afferma il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo.
“Il ministro Gelmini deve garantire la laicità della scuola pubblica
italiana sancita dalla nostra Costituzione. Per questa ragione, nel pieno
rispetto del Concordato, l’ora di religione – spiega Pantaleo – deve
rimanere facoltativa. Non può determinare vantaggi di alcun genere, a
cominciare dai crediti formativi, e quindi non può essere valutata come una
normale materia curriculare”. “Piuttosto il ministro dovrebbe preoccuparsi -
osserva il sindacalista – del fatto che si nega, per effetto di pesantissimi
tagli, il diritto ad avvalersi dell’insegnamento alternativo. Non
permetteremo – ammonisce Pantaleo – di trasformare la scuola pubblica
italiana, che dovrebbe essere laboratorio interculturale, in una istituzione
confessionale e autoritaria”.
(13 ottobre 2009)

La SS Vaticana ordina :

giovedì, 10 settembre 2009

…ora di religione cattolica obbligatoria nelle scuole di tutto il mondo ! Ringalluzziti dal totale asservimento dei politicanti italiani, i gerarchi vaticani, in pieno delirio di onnipotenza, dettano legge anche oltre i confini del nostro Paese. Con una differenza, che nei paesi seri, anche se a maggioranza cattolica, questa pretesa a tutti gli effetti “talebana” non verrà tenuta in nessuna considerazione. In Italia invece già si mobilitano i catto-talebani della politica per rendere obbligatoria l’ora di religione, nel totale disprezzo della facoltatività stabilita dal Concordato.

Qui la fonte della notizia da La Repubblica LEGGI

…..L’insegnamento dell’ora di religione nelle scuole non può essere sostituito “con lo studio del fatto religioso di natura multiconfessionale o di etica e cultura religiosa”. Lo afferma la Congregazione vaticana per l’Educazione cattolica, in una lettera inviata nel maggio scorso alle conferenze episcopali di tutto il mondo e che sta circolando in questi giorni, in vista dell’apertura dell’anno scolastico. Il documento è in antitesi rispetto alla sentenza dal Tar del Lazio che escludeva i professori di religione dagli scrutini, con questa motivazione: “Avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato italiano non assicura la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni o per chi dichiara di non professare alcuna religione, in Etica morale pubblica”…..

22/8/09 – Un ordinamento è laico o non è democratico

sabato, 22 agosto 2009

Se siete “quelli comodi” che “state bene voi”. Se altri vivono per niente perché i “furbi” siete voi. Se siete “ipocriti abili”, non siete mai colpevoli. Se non state mai coi deboli, e avete buoni stomaci. Sorridete! Gli spari sopra… sono per noi. (Vasco, Gli spari sopra, 1993)

Le reazioni alla sentenza del Tar del Lazio sull’ora di religione hanno visto un salto di qualità nei commenti, tali da appesantire ancora di più il clima oscurantista di Vaticalia.
Qualcuno ha infatti parlato del carattere illiberale dell’illuminismo. Va detto che l’illuminismo, come del resto qualsiasi cosa, si può criticare, ma marchiare con idee ritenute spregiative le opinioni con le quali non si è d’accordo mettendosi sul pulpito a pontificare, è parte di una retorica che è storicamente appannaggio della cultura illiberale. O degli Stati fondati sull’intolleranza come le dittature e le teocrazie. Per superare la sentenza del Tar del Lazio che ha accolto il ricorso delle organizzazioni laiche, atee e di tutte le confessioni religiose riconosciute dallo Stato italiano, lese nel principio di imparzialità davanti allo Stato, è stato inserito nella Gazzetta ufficiale il nuovo regolamento che consente ai prof. di religione di contribuire alla determinazione del credito scolastico. In questo modo l’ordinanza Fioroni (Pd) è stata promossa, riportando di fatto ad una situazione pre-revisione concordataria (’84), quando la religione cattolica era obbligatoria perché di Stato. Una manovra a dir poco insolente, visto che un regolamento dovrebbe essere rispettoso della legge.
Per quanto continui ad essere sorprendente l’arroganza della politica, poteva essere facilmente prevedibile un esito che ha fatto carne di porco della sentenza del Tar, considerato che la maggior parte dei politici, e non solo, avevano parlato del carattere illiberale della sentenza perché disconosceva “l’ora di insegnamento della religione cattolica in quanto appartenente alla cultura italiana”.
Cosa vuol dire?
Che a distanza di trenta anni delle intese stipulate dallo Stato con altre confessioni religiose si vuole tornare al passato, quando le fedi diverse dal cattolicesimo erano, ob torto collo, tollerate?
Che non esistono modi più consoni per la nostra istruzione, che come è noto non gode di grande credibilità al di fuori dei confini dello stivale, di sostituire neanche in futuro la famigerata ora di religione con insegnamenti utili, quali materie scientifiche o la promessa (dal ministro Gelmini) educazione civica?
Che chi rinuncia all’ora di religione rifiuta un pezzo dell’identità nazionale diventando automaticamente uno studente da sorvegliare e magari domani un cittadino sospetto da “rieducare”?
Per giustificare lo studio dell’ora di religione cattolica, in molti si adoperano nel dire che è un’ora di insegnamento di cultura comprensiva della storia delle religione e di temi etici, in questo modo aggirando quanto stabilito dal concordato che prevede che l’ora sia di insegnamento cattolico. Del resto chi propone lo studio della storia delle religioni dovrebbe porsi quanto meno una domanda: i professori saranno sempre scelti dalla Cei? Se la situazione non fosse così grave, sarebbe interessante vedere una disputa teologica tra un tredicenne ebreo (prima di quella età gli ebrei non possono ricevere insegnamenti religiosi da estranei ma solo dai famigliari) e un professore selezionato dalla Cei.
Ma, la domanda regina che dovremmo porci è: possibile che i laici abbiano un concetto così basso di sé da appaltare l’etica alle religioni? Torna utile a questo proposito citare Guido Calogero “I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”.
E’ questo complesso di inferiorità – per me – il vero problema.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.nessundio.net/blog/2009/04/27/1488/
http://www.nessundio.net/blog/2009/07/09/2122/
http://www.liberalsocialisti.org/eventibio/bio/guido_calogero.htm

Italia telebana, ora di religione obbligatoria.

giovedì, 20 agosto 2009

La ministra catto-talebana Gelmini ha fatto pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale il nuovo Regolamento che entrerà in vigore a settembre, in base al quale i docenti religione avranno pieno status di “giudicanti” in seno al consiglio dei professori. Questo significa che la Gelmini, alla faccia del TAR del Lazio che aveva disconosciuto tale “status”, si pone al di sopra delle regole di questo Paese e impone la sua volontà alla scuola italiana. L’ora di religione cattolica diventa così di fatto obbligatoria, in ossequio ai catto-ayatollah della CEI, l’austero consesso dei vescovi che controlla e guida ogni aspetto della vita politica, amministrativa, giuridica e culturale di questo Paese. Esattamente come franno gli ayatollah musulmani sciiti della Repubblica Islamica Iraniana.

E intanto i catto-comunisti del PD-Partitus Dei invece di difendere i giudici laici del TAR del lazio offesi, sputtanati e vilipesi dai gerarchi cattolici della SS Vaticana, cercano in ginocchio un accordo con i catto-talebani proponendo un’ora di studio delle “religioni monoteiste giudo-cristo-islamiche” naturalmente  senza nessun riguardo alle altre religioni nè, ovviamente, alla storia del Libero Pensiero che ha svincolato l’umanità dai vaneggiamenti della Menzogna Globale.

Qui la fonte di questa notizia LEGGI

Attacco furibondo dei catto-ayatollah contro i magistrati del TAR del Lazio.

giovedì, 13 agosto 2009

Con un’ arroganza senza precedenti la CEI insulta i magistrati, ultimo baluardo di laicità in una paese ormai completamente sottomesso alla volontà delle dominanti gerarchie vaticane. “Decisione vergognosa” e “pretestuosa”, “povera di motivazioni” sono solo alcune delle frasi con cui vengono offesi i magistrati a difesa dei quali nè il supremo magistrato della Repubblica, Giorgio Napolitano, nè il Consiglio Superiore della Magistratura Amministrativa (da non confondere con il CSM) hanno ritenuto di spendere una parola di doveroso sostegno. Solo i radicali, Di Pietro e Rifondazione Comunista hanno avuto il coraggio di reagire, mentre il PD-Partitus Dei, occupato militarmente dai membri dell’Opus Dei e dagli ex-democristiani al servizio della SS Vaticana, non apre bocca.

Qui la fonte della notizia LEGGI

Sentenza TAR del Lazio,

giovedì, 13 agosto 2009

….il vescovo Pennisi, Commissario della Cei per la scuola, ordina il ricorso e la Gelmini esegue.

Articolo di G.E.Rusconi da La Stampa

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Dopo la coraggiosa sentenza sui crediti scolastici che riconosce la parità di diritti per gli studenti di altre o di nessuna religione, si scatenano i talibani vaticani che pretendono, come sempre, soldi, privilegi e propaganda esclusiva solo per la religione cattolica.

Artcolo di Cecilia Calamani

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Immediata mobilitazione delle truppe pontificie PDL-PD-UDC che presidiano il Parlamento Vaticaliano.

15/6/09 – Il bambino rapito

domenica, 14 giugno 2009


Non ho nascosto al Santo Padre la penosa impressione che questo triste affare sta producendo… Sua Santità è rimasto profondamente turbato… ma non si sente autorizzato a restituire al giudaismo un bambino divenuto cristiano (l’ambasciatore francese a Roma al suo ministro degli Esteri)

Una notte del giugno 1858 la polizia di Bologna (che era parte dello Stato pontificio) bussò alla porta di Marianna e Momolo Mortara. I gendarmi chiesero di vedere i bambini e quando arrivarono al letto di Edgardo, di sei anni, il comandante comunicò ai tremanti genitori che il bimbo era stato battezzato da una loro serva e quindi doveva essere prelevato. I coniugi Mortara in effetti erano ebrei e una loro domestica pensando che il piccolo Edgardo fosse in fin di vita pensò bene di battezzarlo prendendo l’acqua da un secchio e biascicando una formula in latinorum. Padre Feletti, che aveva orecchiato la cosa, inviò un rapporto al Sant’Uffizio e, da Roma, arrivò veloce un ordine: sottrarre il bimbo battezzato ai genitori ebrei. Edgardo strappato alla famiglia venne inviato alla Casa dei catecumeni a Roma (zona Monti, via dei Catecumeni), il luogo in cui “confortati” da prelati cattolici, gli ebrei venivano fatti convertire. La vicenda di Edgardo rimbalzò dallo Stato pontificio al resto dell’Europa suscitando sdegno, soprattutto in Francia e Inghilterra dove vennero avviate campagne stampa per la liberazione del bambino. Pio IX rispose alle critiche dicendo che, in buona sostanza, quegli ebrei se l’erano cercata in quanto era a loro interdetto avere servi cristiani.
Il caso Mortara segnò profondamente i rapporti tra la Santa Sede e l’opinione pubblica europea. Napoleone III fece pubblicare un comunicato che dichiarava di “non voler apparire complice di quanto avveniva a Roma”. Poteva durare ancora, al centro del continente, uno Stato governato con sistemi medievali?
Probabilmente oggi a nessuna collaboratrice domestica di ebrei verrebbe in mente di battezzare un pupetto, ma sono le famiglie cattoliche che devono stare attente. Con troppa superficialità le famiglie battezzano i loro bambini, spesso per non deludere i parenti, o perché sono inibiti nel festeggiare una nascita (che si sarebbe un motivo per festeggiare) senza un rito calato dall’alto. Con la stessa abulia, quando il bimbetto è più grande, si decide di avvalersi dell’ora di religione cattolica, insegnamento facoltativo, facendosi intortare con la questione che si studiano un po’ la storia delle religioni. In questo modo si copre un abuso, visto che il programma riguarda la sola religione cattolica, grazie all’indolenza dei famigliari dell’innocente bambino. Molti genitori per coprire la loro pigrizia, dicono di temere l’isolamento dei loro pargoletti, in questo modo togliendogli la capacità di critica. E questo già dall’asilo, poi ci si stupisce se gli adolescenti hanno la sola aspirazione di andare al grande fratello (e talvolta ammazzano pure i genitori). Di passività in passività si arriva a sposarsi magari in chiesa e quando si arriva al momento del funerale si trova un prete che non vuole la cremazione o cose così. Poi tocca ai poveri e pochi laici, difendere (a parole beninteso, visto che si è in numero sempre più esiguo) questa gente che viene maltrattata. Sarebbe il caso di pensarci bene prima di battezzare i bambini perché, è bene tenerlo a mente, si nasce italiani, e col battesimo si diventa sudditi della teocrazia vaticana.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it