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Agorà, un film che nessuno deve vedere in Italia.

martedì, 24 novembre 2009

Abbiamo già segnalato su questo sito il caso clamoroso di un film molto bello, presentato al Festival di Cannes quest’anno, dedicato alla straordinaria figura di Ipazia, la filosofa-matematica fatta torturare e assassinare dal vescoco di Alessandria nel IV secolo perchè pagana. Un nostro cortese lettore ci segnala di nuovo questo clamoroso caso di “oscuramento” di un film pericoloso per i gerarchi della SS vaticana dal momento che dimostra ampiamente i metodi feroci utilizzati fin dall’inizio per eliminare quanti non si assoggettavano alla versione cristiana della Menzogna Globale .

23/11/09
Gent.mo sig. Vallocchia,

Vorrei richiamare la Sua attenzione sul misterioso  caso del film Agorà dedicato alla scienziata Ipazia  di cui lei certamente conosce la storia.
Il film, un kolossal  storico, è già uscito in Spagna ed è stato programmato in tutti paesi tranne che in Italia. Anche su internet in vari siti si parla apertamente di censura organizzata dalla Chiesa Cattolica per impedire che il film, in cui evidentemente il loro San Cirillo e i  miseri cristiani del tempo non fanno proprio una bella
figura, venga mostrato nei cinema italiani. Questo film infatti, a mio avviso, per la Chiesa è molto più
pericoloso di Angeli e  Demoni in quanto quest’ultimo era solo fiction. Ma qui in Agorà si parla di Storia, dei veri metodi con cui il cristianesimo ha conquistato il potere, del tipo di personaggi su cui ha fatto presa. Nè rivela la vera natura plebea e infantile. Sono anch’io convinto che il Vaticano, “immanicato” col governo e il
mondo industriale, abbia cambiato strategia nei confronti dei film scomodi e abbia optato per una censura silenziosa in modo da non attirare  ulteriore attenzione sul film. Semplicemente i diritti non sono stati acquistati e come può vedere su www.comingsoon.it il film non è in programma fino  a maggio 2010….
Vorrei sapere se ne sa qualcosa e se non intende parlarne sul sito.
Cordiali saluti.
A.P.

Roma cannibalizza Canterbury.

lunedì, 2 novembre 2009

Duro commento del teologo eretico Hans Kung nei confronti della pesca poco miracolosa tentata dalla Chiesa di Roma nei confronti della Chiesa Anglicana.

Quel Papa che pesca nell’acqua di destra

di Hans Kung, da Repubblica, 28 ottobre 2009

È una tragedia: dopo le offese già arrecate da Papa Benedetto XVI agli ebrei e ai musulmani, ai protestanti e ai cattolici riformisti, ora è la volta della Comunione Anglicana. Essa conta pur sempre 77 milioni di aderenti ed è la terza confessione cristiana, dopo la chiesa cattolica romana e quella ortodossa.

Cosa è successo? Dopo aver reintegrato l’antiriformista Fraternità San Pio X, ora Benedetto XVI vorrebbe rimpolpare le schiere assottigliate dei cattolici romani anche con anglicani simpatizzanti di Roma.
I sacerdoti e i vescovi anglicani dovrebbero potersi convertire più facilmente alla chiesa cattolica, mantenendo il proprio status, anche di sposati.
Tradizionalisti di tutte le chiese, unitevi – sotto la cupola di San Pietro! Vedete: il pescatore di uomini pesca soprattutto sulla sponda destra del lago. Ma lì l’acqua è torbida.

Questo atto romano rappresenta niente meno che un drastico cambio di rotta: via dalla consolidata strategia ecumenica del dialogo diretto e di una vera riconciliazione. E verso una pirateria non ecumenica di sacerdoti, cui viene persino risparmiato il medioevale obbligo di celibato, solo per render loro possibile un ritorno a Roma sotto il primato papale. Chiaramente l’attuale arcivescovo di Canterbury, il Dr. Rowan Williams, non era all’altezza della scaltra diplomazia vaticana.
Nel suo voler ingraziarsi il Vaticano apparentemente non ha compreso le conseguenze della pesca papale in acque anglicane. In caso contrario non avrebbe firmato il comunicato minimizzante dell’arcivescovo cattolico di Westminster.

Le prede nella rete di Roma non capiscono che nella chiesa cattolica romana saranno solo preti di seconda classe, e che alle loro funzioni i cattolici non possono partecipare? Il comunicato fa sfacciatamente riferimento ai documenti realmente ecumenici della Anglican Roman Catholic International Commission (Arcic), elaborati in anni e anni di laboriosi negoziati tra il romano Segretariato per l’Unione dei Cristiani e l’anglicana Conferenza di Lambeth: sull’Eucarestia (1971), sull’ufficio e l’ordinazione (1973) nonché sull’autorità nella Chiesa (1976/81).

Gli esperti però sanno che questi tre documenti, a suo tempo sottoscritti da entrambe le parti, non sono mirati alla pirateria, bensì alla riconciliazione. Questi documenti di vera riconciliazione offrono infatti la base per il riconoscimento delle ordinazioni anglicane, delle quali Papa Leone XII nel 1896 aveva negato la validità con argomentazioni poco convincenti. Dalla validità delle ordinazioni anglicane deriva anche la validità delle celebrazioni eucaristiche anglicane. Sarebbe così possibile una reciproca ospitalità eucaristica, una intercomunione, un lento processo di unificazione tra cattolici e anglicani.

Ma la vaticana Congregazione per la dottrina della fede fece all’epoca in modo che questi documenti di riconciliazione sparissero il più rapidamente possibile nelle segrete del vaticano. «Chiudere nel cassetto», si dice. «Troppa teologia küngiana», recitava all’epoca un comunicato riservato della agenzia di stampa cattolica Kna. In effetti avevo dedicato l’edizione inglese del mio libro «La Chiesa» all’allora Arcivescovo di Canterbury, Dr. Michael Ramsey in data 11 Ottobre 1967, quinto anniversario dell’apertura del concilio Vaticano secondo: nella «umile speranza che nella pagine di questo libro si ponga una base teologica per un accordo tra le chiese di Roma e Canterbury».

Vi si trova anche la soluzione alla spinosa questione del primato del papa, che da secoli divide queste due chiese, ma anche Roma dalle chiese dell’Est e dalle chiese riformiste. Una «Ripresa della comunità ecclesiale tra la chiesa cattolica e la chiesa anglicana sarebbe possibile», se «da un lato alla chiesa d’Inghilterra fosse garantito di poter mantenere il proprio attuale ordine ecclesiale sotto il primato di Canterbury e dall’altro la chiesa d’Inghilterra riconoscesse il primato pastorale del soglio di Pietro come istanza superiore di mediazione e conciliazione tra le Chiese». «Così», speravo io all’epoca, «dall’impero romano nascerà un Commonwealth cattolico!» Ma papa Benedetto vuole assolutamente restaurare l’impero romano. Alla Comunione Anglicana non fa alcuna concessione, intende piuttosto mantenere per sempre il centralismo medioevale romano,- anche se impedisce un accordo delle chiese cristiane su questioni fondamentali. Il primato del papa – dopo Papa Paolo VI bisogna ammetterlo il «grande scoglio» sulla via verso l’unità della chiesa – non agisce apparentemente come «Pietra dell’unità».

Torna in auge il vecchio invito al «ritorno a Roma», ora attraverso la conversione soprattutto di sacerdoti, possibilmente in massa. A Roma si parla di mezzo milione di anglicani con venti o trenta vescovi. E gli altri 76 milioni? Una strategia dimostratasi fallimentare nei secoli passati e che condurrà nel migliore dei casi alla nascita di una minichiesa anglicana «unita» a Roma in forma di diocesi personali (non territoriali). Ma quali sono le conseguenze odierne di questa strategia?

1. Ulteriore indebolimento della chiesa anglicana: In Vaticano gli antiecumenici giubilano per l’afflusso di conservatori, nella chiesa anglicana i liberali esultano per l’esodo di disturbatori simpatizzanti cattolici. Per la chiesa anglicana questa scissione implica un’ulteriore corrosione. Essa soffre già in conseguenza della nomina inutilmente osteggiata di un pastore dichiaratamente omosessuale a vescovo in Usa – effettuata mettendo in conto lo scisma della sua diocesi e dell’intera comunità anglicana.
La corrosione è stata rafforzata dall’atteggiamento discordante dei vertici ecclesiastici nei confronti delle coppie omosessuali: alcuni anglicani accetterebbero senz’altro la registrazione civile con ampie conseguenze giuridiche (tipo diritto di successione) e con eventuale benedizione ecclesiastica, ma non un «matrimonio» (da millenni termine riservato all’unione tra uomo e donna) con diritto di adozione e conseguenze imprevedibili per i figli.

2. Generale disorientamento dei fedeli anglicani: L’esodo dei sacerdoti anglicani e la proposta loro nuova ordinazione nella chiesa cattolica romana solleva per molti fedeli (e pastori) anglicani un pesante interrogativo: l’ordinazione dei sacerdoti anglicani è valida? E i fedeli dovrebbero convertirsi alla chiesa cattolica assieme al loro pastore? Che ne è degli immobili ecclesiastici e degli introiti dei pastori?

3. Sdegno del clero e del popolo cattolico. L’indignazione per il persistere del no alle riforme si è diffusa anche tra i più fedeli membri della chiesa. Dopo il Concilio molte conferenze episcopali, innumerevoli pastori e credenti hanno chiesto l’abrogazione del divieto medioevale di matrimonio per i sacerdoti, che sottrae parroci già quasi a metà delle nostre parrocchie.
Ma non fanno che urtare contro il rifiuto caparbio e ostinato di Ratzinger. Ed ora i preti cattolici devono tollerare accanto a sé pastori convertiti sposati? Cosa devono fare i preti che desiderano il matrimonio, forse farsi prima anglicani, sposarsi, e poi ripresentarsi? Come già nello scisma tra Oriente e Occidente (XI sec.), ai tempi della Riforma (XVI sec.) e nel primo Concilio vaticano (XIX sec.) la fame di potere di Roma divide la cristianità e nuoce alla sua chiesa. Una tragedia.

(30 ottobre 2009)

La chiesa cattolica contro la dispersione delle ceneri.

sabato, 31 ottobre 2009

I preti-padroni decideranno ad Assisi i limiti di comportamento per i cattolici che decidono di farsi cremare anzichè seppellire. Divieto di spargimento delle ceneri nell’aria, nella terra o nelle acque e divieto di conservazione in casa dell’urna. Grande apprezzamento di chi costruisce tombe, loculi e fornetti per la conservazione delle teche nonchè di tutto l’indotto che vive grazie ai morti, compresa la criminalità organizzata che nelle regioni ormai fuori dalla giurisdizione dello Stato specula allegramente anche nella gestione dei trapassati. E state tranquilli che, anche se le nuove disposizioni della CEI dovrebbero impegnare solo i credenti nella versione cattolica della MenzognaGlobale, ci sarà certamente qualche zelante zuavo pontificio in Parlamento e nelle Regioni che vorrà estendere il divieto di disperdere o conservare le ceneri come ciascuno preferisce anche a tutti quelli che alle imposizioni dei preti-padroni non vogliono sottostare.

da: la Repubblica di venerdì 30 ottobre 2009

LA CHIESA: SI A CREMAZIONE MA NIENTE CENERI AL VENTO – DI MARCO POLITI

Cremare si può, ma niente ceneri al vento e meno che mai tenere l’urna sul caminetto di casa. I vescovi italiani si preparano a varare ad Assisi, nell’assemblea straordinaria del 9 novembre, il regolamento aggiornato dei riti funebri e nel paragrafo dedicato alla cremazione hanno deciso di porre dei paletti. Da Paolo VI in poi i buoni fedeli possono ricorrere alla cremazione ma, nel clima di religiosità e di ritualità fai da te che si sta diffondendo sempre più all’interno del cristianesimo, la Cei ha scelto di vietare le pratiche che sono in contrasto con l’antica tradizione della sepoltura in terra consacrata. All’ultimo Consiglio permanente il dibattito ha mostrato un netto rifiuto nei confronti di riti romantico-pagani come quelli di spargere le ceneri sulla terra o sulle acque. Non tutti i presuli sono d’accordo su norme così rigide, ma si prevede che ad Assisi il nuovo documento sarà approvato senza contrasti.
Cremare o non cremare è stato per secoli un segno di riconoscimento della cristianità. I primi seguaci di Cristo si sono in tutto e per tutto uniformati all’usanza ebraica di inumare i morti, ma c’era un motivo in più per farlo. Gesù era stato sepolto e al terzo giorno era «risorto dai morti». La pietra sepolcrale rimossa e il sepolcro vuoto sono stati sin dall’inizio il simbolo più potente di tutti per l’immaginario dei fedeli della nuova religione. Dunque il pio cristiano veniva sepolto e nel riposo eterno attendeva il giorno del Giudizio per risorgere. I primi cristiani sono stati da subito in polemica con le usanze pagane dell’incinerazione. E quando nell’Ottocento il ricorso alla cremazione ha sempre più acquisito i caratteri di una scelta anticlericale e di libero pensiero, la Chiesa è partita al contrattacco. Prima ha richiamato severamente i fedeli alla tradizione, propugnando la «pia consuetudine di seppellire i defunti», poi nel Codice di diritto canonico del 1917 è passata a vietarla solennemente come scelta antireligiosa e soprattutto come «negazione dell’immortalità dell’anima e della resurrezione dei corpi».
Sarà, come in altri campi, il concilio Vaticano II ad abbattere le barriere ideologiche finché Paolo VI promulgherà una bolla per sancire la libertà di scelta – inumazione o incinerazione – spiegando che la cremazione «non tocca l’anima» e quindi «non impedisce all’onnipotenza divina di ricostruire il corpo». Nel 1968, con il decreto «Ordo Exsequiarum», la Congregazione per il Culto stabilì definitivamente che le esequie cristiane non erano in contrasto con l’incinerazione. In Italia la nuova usanza non è ancora così diffusa come nel Nord Europa, ma in certe città come Milano sembra che la cremazione sia passata in testa rispetto all’inumazione. Per molti sindaci le piccole urne di ceneri rappresentano comunque una soluzione benvenuta al problema della gestione e dell’ampliamento dei cimiteri. Per i vertici ecclesiastici questi sono, tuttavia, dettagli. I vescovi temono il diffondersi di uno spirito neo-pagano, in cui l’atto di gettare al vento le ceneri rappresenti simbolicamente un’unione dei resti del defunto con la «grande anima» della Madre-Terra.
All’opposto la pratica di tenersi in casa l’urna, per molti presuli significa una privatizzazione e in fondo una banalizzazione dell’antico rito di accompagnare il defunto al «camposanto», rito collettivo che esprime il senso di una comunità dei morti unita intorno alla croce come la comunità dei vivi. Un teologo come Enzo Bianchi è ancora più drastico: «feticismo» è a suo parere la voglia di tenersi l’urna in famiglia.

Ma questa è solo una…

mercoledì, 23 settembre 2009

…della tante sceneggiate a cui assisteremo nel Parlamento Vaticaliano a mano a mano che arriveranno, nero su bianco, nei luoghi deputati le direttive decise dal vero Governo chye controlla e guida il nostro Paese, quello dei vescovi comandato dal generale-cardinale Angelo Bagnasco.

Da Notizie Radicali
articolo di Valter Vecellio

La situazione. Il presidente della CEI detta le condizioni del Vaticano. Il
governo Berlusconi risponde signorsì di Valter Vecellio
Monsignore detta le condizioni.

Come previsto, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana Angelo
Bagnasco non ha deluso le previsioni. Meno diretto di monsignor Mariano
Crociata, più sfumato di monsignor Arrigo Miglio, monsignor Bagnasco ha
comunque parlato in modo che chi doveva intendere ha senz’altro recepito.

Monsignore ha ricordato che la ferita provocata dall’ “affaire” Boffo
sanguina ancora: “La gravità dell’attacco non può non essere ancora una
volta stigmatizzata come segno di un allarmante degrado di quel buon vivere
civile che noi tutti desideriamo e a cui tutti dobbiamo tendere”; ha avuto
cura, a scanso di equivoci, di ricordare la telefonata del pontefice, segno
di una solidarietà e di una vicinanza che qualcuno aveva messo in dubbio; ha
scandito: “Occorre che chiunque accetta di assumere un mandato politico sia
consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che
esso comporta, come anche la nostra Costituzione comporta”. Che proprio
monsignore si richiami alla Costituzione italiana fa sorridere; tuttavia è
da credere che a quelle parole le orecchie del presidente del Consiglio
avranno cominciato a ronzare più di un alveare.

Monsignore poi ha dettato le condizioni del Vaticano: NO alla
commercializzazione della pillola abortiva RU 486 recentemente decisa dall’Agenzia
Italiana del Farmaco, perché favorirebbe “una mentalità secondo cui l’aborto
stesso finisce per essere considerato un anticoncezionale”

. La CEI si
attende che l’indagine parlamentare prevista sul tema permetta di arrivare a
una “maggiore verità sugli effetti letali che il farmaco ha avuto in alcune
occasioni sulle donne che lo hanno assunto. La decisione dell’AIFA è solo
apparentemente rispettosa della libertà, in quanto annulla i diritti di una
delle parti in causa, la più indifesa: cioè della vita appena affiorata ma
già reale. E’ anche nei confronti della donna il principio della precauzione
poteva e doveva suggerire altre cautele”. Maurizio Sacconi, Eugenia
Roccella, Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliariello, gli altri pasdaran del
partito pontificio sanno che cosa devono fare, che cosa ci si aspetta da
loro.

Per quel che riguarda il biotestamento “il lavoro compiuto al Senato è
prezioso”. Il Vaticano si augura che la Camera ora non si lasci fuorviare da
“pronunciamenti discutibili”. E sillaba: “Attendiamo una legge che possa
scongiurare nel nostro paese altre situazioni tragiche come quella di
Eluana”. Insomma: la legge da “Stato etico” non si tocca.

E il Governo prontamente si inginocchia.

Il Governo e la maggioranza che lo sostiene hanno già fatto sapere che di
essere disposti a pagare questi prezzi, in cambio di una tregua, di un
segnale di pace, sia pure temporanea. Tregua che il Vaticano concederà.
Alternative credibili a Berlusconi, attualmente non ce ne sono, questo è un
fatto. Inoltre occorrerà attendere i risultati delle elezioni
amministrative. Berlusconi giocherà la scommessa in prima persona,
consapevole della partita in gioco. Anche se in declino, anche se appannato,
è tuttavia improbabile che gli vada male, comunque così male da stroncargli
le gambe. Troppo fragili, ancora, gli avversari interni, per non parlare di
quelli esterni. Berlusconi dunque ha buone possibilità di portare a
conclusione la legislatura. Poi, certo, lo scenario delineato da monsignor
Crociata comincerà a prendere corpo, a diventare credibile e attuabile. Ad
ogni modo, per allora, si saranno pagati tutti i “pizzi” che il Vaticano
esige e impone.

Oro, incenso e mirra in dono da DuceSilvio al Vicario di Cristo.

giovedì, 10 settembre 2009

Diamo un’occhiata a quello che Berlusconi si prepara a regalare ai gerarchi della SS Vaticana. Si comincia con la Legge sulla tortura obbligatoria di fine vita, tanto desiderata dai discepoli del turturatore Torquemada, e poi molto altro…

Da Notizie Radicali

La situazione. Biotestamento: il baratto è ormai è ufficiale. Le tre P del “felice” incontro tra Ratzinger e Berlusconi: ragioni pratiche, politiche, di potere di Valter Vecellio

Prima “l’Osservatore Romano” con un editoriale del suo direttore garantisce che i rapporti tra Vaticano e Stato italiano sono ottimi; poi l’incontro tra Joseph Ratzinger e il sottosegretario Gianni Letta, in un “clima di evidente serenità istituzionale”; infine le parole flautate di Silvio Berlusconi a “Mattino5″. Il Cavaliere assicura che il rapporto tra il Governo e la Chiesa “si consoliderà nei prossimi mesi anche su questioni molto importanti, come il testamento biologico”. Parole che sicuramente sono state ascoltate con
compiacimento, miele per le sensibili e attente orecchie d’oltretevere. Berlusconi assicura che sarà paladino dei principi basilari di civiltà che “sono alla base della dottrina cattolica”; principi che sono “la difesa
della vita umana che è al centro del testamento biologico”; legge sulla quale, evidentemente, Berlusconi punta per “consolidare” in futuro i rapporti con la Santa Sede.

Il partito vaticano e gli zuavi pontifici alla Sacconi e alla Roccella, hanno dunque di che essere soddisfatti; ora il banco di prova sarà costituito soprattutto dal comportamento dell’opposizione. Finalmente anche
dalle parti del PD mostrano di accorgersi di quello che accade. Finalmente il segretario del PD Dario Franceschini parla di “scambio politico”. Finalmente la presidente dei senatori del PD Anna Finocchiaro sembra accorgersi che “la legge sul testamento biologico sarà il pegno che Berlusconi darà alla Santa Sede per recuperare un rapporto politico”. Finalmente la vicepresidente dei deputati del PD Marina Sereni promette che si farà di tutto per impedire che “il delicatissimo tema del testamento biologico sia usato come filo per ricucire i lacerati rapporti con parti della gerarchia ecclesiastica”.

Tra qualche giorno la commissione affari Sociali della Camera comincerà a discutere il disegno di legge sul testamento biologico. Si vedrà, allora, se alle tante parole seguiranno comportamenti concreti ; se i tanti deputati laici del centro-destra che si oppongono a questo disegno di legge retrogrado e punitivo, decideranno di intervenire, e come, in Commissione: se daranno corpo e sostanza al loro NO a questa legge, e a quello che essa rappresenta e costituisce. Una loro massiccia partecipazione contribuirebbe
non solo ad arricchire il dibattito in commissione, ma lo renderebbe «appetibile» dal punto di vista mediatico; e sarebbe più difficile per i mezzi di comunicazione ignorare quanto vi accade.

Il ministro Sacconi, da zelante pontificio quale ha scelto di essere, propone di votare a colpi di maggioranza i punti della legge inaccettabili, come quelli relativi all’alimentazione e all’idratazione obbligatoria a prescindere; e poi votare con calma in resto. E una «fretta» che ha una sola spiegazione: si vuole, in tempi rapidi portare in dono alle gerarchie ecclesiastiche il testo di legge sul testamento biologico; in questo modo, offensivo per le coscienze di tantissimi cattolici, la PdL intende farsi
perdonare stili di vita e personali comportamenti dell’attuale presidente del Consiglio: in pubblico difensore di quelle virtù e di quella morale, che privatamente in modo plateale contraddice e smentisce.

Non sono gli unici “doni”. Il Governo fa sapere che si verificherà con rigore la compatibilità della legge 194 sull’aborto con l’uso della pillola RU486; ci sono poi le nuove linee guida sulla procreazione assistita, dopo l’intervento della Corte Costituzionale; le unioni civili; i finanziamenti alle scuole private cattoliche, le esenzioni fiscali e i finanziamenti a pioggia di cui il Vaticano beneficia senza vergogna.La sintonia tra Vaticano e Berlusconi si basa su questo: potere e denaro. Vale quello che ha rilevato il professor
Michele Martelli, docente di filosofia morale all’università di Urbino e autore dell’importante “Quando Dio entra in politica”: “Alle gerarchie ecclesiastiche non importa un bel nulla se Berlusconi sia o non sia un
cattolico devoto e praticante, se sia o no pluridivorziato o si circondi, da buon edonista paganeggiante, di vallette ed attricette, se sia stato un piduista o abbia avuto guai con la giustizia. Il felice incontro tra
Ratzinger e Berlusconi ha solo ragioni pratiche, politiche, di Realpolitik”.

Sono ragioni che dureranno almeno fino alle prossime elezioni amministrative; poi la probabile implosione; e per quel tempo è possibile che qualche altro “attore” più affidabile sia spuntato.

Dopo la caduta.

domenica, 6 settembre 2009

Ormai lo ammettono un po’ tutti, dietro il caso Boffo c’è la lotta senza quartiere fra i vari gruppi di potere, religiosi e laici, che si contendono l’egemonia all’interno della chiesa cattolica. La sortita di Feltri, più o meno consapevolmente, farebbe parte di una conventio ad excludendum contro Boffo e Ruini in movimento da parecchio tempo. Illuminante questo questa accurata analisi tratta da dagospia.

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-8982.htm

* Comunione e dominazione il vero vincitore del caso Boffo.

In epoca di prima Repubblica vigeva una rigida divisione del lavoro che più
o meno funzionava così. Alla Dc e ai cattolici la televisione, il servizio
pubblico, la Rai (vedi l’era di Ettore Bernabei). Al Pci e alla sinistra la
cultura, il cinema, l’editoria, l’università. Ai laici e alla massoneria i
grandi quotidiani del Nord, i giornali legati alla finanza e
all’imprenditoria.

Un codice da tempo saltato per aria, con l’irruzione di Berlusconi. E con
l’infiltrazione ai vertici dei media un tempo laici degli uomini della più
potente lobby politico-economico-

ecclesiale che ci sia oggi in Italia: la
falange di Comunione e Liberazione.
Morto il fondatore don Luigi Giussani nel 2005 i ciellini hanno affidato la
cura delle loro anime a un prete spagnolo, don Carron. E loro si sono
buttati sulla coltivazione delle Opere.
La Compagnia delle Opere è la holding di Cl, un colosso economico che attira
banche, enti pubblici, lega cooperative. Oggi la Cdo è presieduta dal biondo
Bernard Scholtz, ma il vero leader è il rubizzo Giorgio Vittadini, il numero
uno della nomenklatura ciellina. Come si è visto all’ultimo Meeting di
Rimini, quando “Vitta” ha accolto alla Fiera il governatore di Bankitalia Mario
Draghi, esponente dei poteri laici. Sembravano due capi di Stato stranieri
chiamati a firmare un armistizio.
Potere politico: nel Pdl ci sono Roberto Formigoni, il vice-presidente della
Camera Maurizio Lupi che ha in mano l’organizzazione del partito, il
vice-coordinatore Giancarlo Abelli, l’europarlamentare Mario Mauro. Una
corrente in ascesa.
E poi soldi, tanti soldi. E tanta Expo. Anche sul registratore di cassa ci
siamo.
Ma per vincere le guerre che contano oggi servono le armate mediatiche. I
crociati ciellini lo sanno bene, si sono preparati da tempo ad Armageddon.

Ricapitoliamo. Ciellino è Luigi Amicone, direttore del settimanale “Tempi”
che circola allegato con il “Giornale” berlusconiano, ed editorialista del
“Foglio”. Nella squadra di Giuliano Ferraraè appena arrivato il
vaticanista Paolo
Rodari, ciellino anche lui, in arrivo dal “Riformista”.
Ciellino è il vice-direttore vicario del foglio arancione di Antonio Polito,
Ubaldo Casotto.
Al “Giornale” c’è l’ex agente Betulla, Renato Farina, in questi giorni tra i
più scatenati all’attacco del confratello di fede Dino Boffo. “Dino, Dinettodì
la verità”, lo ha stuzzicato nei giorni scorsi l’onorevole Farina, come un
gattone con un topolino: lui ne sa qualcosa, della verità.
In quota “Libero” c’è il giornalista che parla con la Madonna di Fatima Antonio
Socci. E sta per arrivare il vice-direttore Franco Bechis, oggi alla guida
di Italia Oggi, altro ciellino di ferro, maritato a Monica Mondo, volto
della tv della Cei Sat2000, fino a ieri diretta da Boffo.
Finito? No, perché alla “Stampa” di Mario Calabresiè appena sbarcato
l’editorialista Michele Brambilla.
Un devoto del Movimento spunta perfino nel ponte di comando dell’ammiraglia
laica, “Repubblica”: il vice-direttore Angelo Rinaldi, l’ombra di Ezio Mauro,
il cui matrimonio fu celebrato da don Giussani e che in morte del Fondatore
si autosospese dalla carica per protesta contro un articolo di Francesco
Merlo considerato irriverente nei confronti dell’aspirante Santo.
Ai vertici dei media confindustriali c’è Gianfranco Fabi, vice-direttore del
“Sole” e direttore di Radio 24. In corsa per sostituire Boffo.
Al “Corriere”, ascoltata l’antifona, si è avvicinato ai sacri testi
giussaniani l’inviato Aldo Cazzullo, autore durante l’ultimo meeting di
Rimini di un salmodiante diario quotidiano, una lode mattutina per Com.&Lib.
Perfino un laicissimo come Giampaolo Pansa è andato a Rimini a confessare di
sentirsi cattolico, acclamato da migliaia di ciellini.
Anche alla testa del Tg1 sta per arrivare un altro ex ragazzo di don
Giussani, il formigoniano Enrico Castelli, con i galloni di vice-direttore.
C’era un solo giornale che finora aveva resistito all’assalto. Per
paradosso, il quotidiano dei vescovi “Avvenire”. Boffo era attento alle
ragioni di Cl per ragioni di fede e di cassetta, ma espressione di un’altra
banda curiale, quella legata al cardinale Camillo Ruini che con i ciellini
ha sempre avuto un rapporto di diffidenza.
Ma ora anche “Avvenire” potrebbe finire in mani cielline: diretto da Fabi o
da Roberto Fontolan, ex braccio destro di Gad Lerner al Tg1, ex direttore
del Velino, oggi direttore di Oasis, la rivista della diocesi di Venezia
voluta dal cardinale Angelo Scola.
E qui si aprono nuove, magnifiche prospettive.
Il progetto di Ruini-Boffo è sempre stato quello della Chiesa-lobby, attenta
a inserire un drappello di fedelissimi di qua e di là per giocare sui tavoli
dei due schieramenti: i teodem alla Paola Binetti e la Margherita di
Francesco Rutelli di qua, l’Udc di Pierfurby Casini di là. Il bel Pier era
il prediletto di Ruini-Boffo: quando si spezzò l’alleanza con il Pdl
di Berlusconi
in Laterano fu Quaresima, digiuno e astinenza.
I ciellini, invece, si sono piazzati armi e bagagli dentro il Pdl. Non amano
il Cavaliere ma sperano di ereditarne l’Impero con il loro uomo di punta:
l’ex casto Roberto Formigoni.
E poi c’è la partita che conta di più. Il Soglio più alto. L’Anello del
Pescatore. La Cattedra di Pietro. C’è un uomo che si prepara da anni alla
successione di papa Ratzinger, quando verrà il momento. È il patriarca di
Venezia cardinale Angelo Scola, il prediletto di don Giussani, nato e
cresciuto a Lecco con l’amico Formigoni, di poco più giovane.
Potere ecclesiale e potere politico.
Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Scola papa, Formigoni presidente e Giussani santo subito.
La Santa Trinità di Comunione e liberazione che punta a governare la Chiesa,
l’Italia e le chiavi del Paradiso. Con l’aiuto di Dio, delle Opere e dei
media.

Da Dagospia
*

Le verginelle offese.

domenica, 30 agosto 2009

Sua Eminenza il cardinale-generale Bagnasco, capo del Governo Ombra dei vescovi che controlla e guida la Repubblica vaticaliana, attacca Vittorio Feltri per aver resi pubblici presunti peccatucci di Dino Boffo, direttore de L’Avvenire, organo ufficiale del suo Governo Ombra. Insomma per le marie-santissime-e-sempre-vergini del Vaticano solo er mignottaro può essere sputtanato (giustamente, diciamo noi) se va a mignotte… mentre se un loro funzionario va a maschi (come l’articolo di Feltri ha rivelato) tutti devono tacere.

Qui la fonte della notizia
LEGGI

La Lega contro il Vaticano.

mercoledì, 26 agosto 2009

Scoppia la 1° Guerra di Indipendenza della Padania dal Papa Re. Riuscirà Bossi a marcare il confine invalicabile fra competenze dello Stato e ingerenze delle gerarchie cattoliche ? La polemica scoppiata a margine dei respingimenti e del caso degli eritrei scomparsi in mare ci pone di fronte a una incredibile realtà: a parte gli storici e inascoltati radicali, Umberto Bossi è il solo leader politico (italiano o padano ?) capace di reagire alle intromissioni indebite nelle scelte politiche nazionali da parte dei gerarchi della SS Vaticana.

Ma i preti rispondono a muso duro, abituati come sono al vassallaggio di quasi tutti i politicanti vaticaliani. E la Lega su La Padania rincara la dose minacciando la revisione del Concordato. Riusciranno i celoduristi bossiani a non farsi infilare il pastorale nel culo come fanno da sempre (godendo) tanti loro colleghi del PD-Partitus Dei, PDL-Popolo della Libertà vigilata dal Vaticano e UDC ?

Da illegnostorto

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Scritto da Gianni Pardo
domenica 23 agosto 2009
Quando si tratta di Bossi – e a più forte ragione quando si parla di Di
Pietro – è facile essere imbarazzati. Quand’anche avessero ragione su un
dato argomento, la rozzezza dei due politici provoca immancabilmente conati
di fuga: e tuttavia bisogna resistere. Il vecchio detto che insegna: *Amicus
Plato, magis amica veritas* (Platone è un amico, ma amo di più la verità),
deve funzionare quand’anche si trattasse di un* Plato Inimicus*. L’ultima
polemica di cui sono pieni i giornali – anche perché non c’è molto altro di
cui parlare – è la reazione del Senatùr alle critiche dei prelati
riguardanti la tragedia degli emigranti nel Mediterraneo. I fatti sono noti.
Pur parlando in generale, la Chiesa ha accusato ripetutamente – fino a
paragoni assurdi con la Shoah – tutti i governi occidentali e intanto il più
vicino: quello di Roma. Ha parlato di «offesa all’umanità», di «rispettare
sempre i diritti (quali?) dei migranti, senza chiudersi all’egoismo», di «un
senso di egoismo per cui non si vuole condividere con lo straniero ciò che
si ha» (Monsignor Vegliò). Infine il vescovo di Mazara del Vallo è arrivato
a dire che: «Le sparate a salve di Bossi sono solo per i suoi seguaci e non
per chi come noi vuole risolvere la situazione». Le sparate? E se Bossi
avesse parlato delle sparate di certi vescovi? Invece si è limitato a dire -
nientemeno, stavolta il Senatùr è stato più moderato di un prelato – «Quelle
dei vescovi sono parole con poco senso».

Tornando sul terreno della realtà, la Chiesa dimentica che: 1) lo Stato
italiano è quello che è subito intervenuto, salvando i sopravvissuti, non
appena ha avuto notizia del problema; 2) lo Stato italiano, anche mediante
gli accordi con la Libia, cerca di impedire che dei disperati si mettano in
pericolo su imbarcazioni di fortuna per affrontare l’alto mare; 3) infine
che è troppo facile dare ai governi occidentali la colpa dei mali del mondo:
questa è solo la versione moderna e teologica dell’antico “piove, governo
ladro!” Un atteggiamento sostanzialmente volgare quanto quello di Bossi
quando – a proposito di egoismo ed altruismo – risponde per le rime con
queste parole: «Che le porte le apra il Vaticano che ha il reato di
immigrazione; che dia lui il buon esempio».

A questo punto i giornali – soprattutto i giornali di una sinistra che ha
completamente perduto il contatto con il popolo – annunciano che «Bossi
attacca il Vaticano», «Bossi attacca la Chiesa», e chiudono gli occhi sul
fatto che – per una volta! – l’Italia ha reagito in condizioni di legittima
difesa. Il governo è l’aggredito, non l’aggressore.

Nel film “La Calda notte dell’ispettore Tibbs” c’è una scena
indimenticabile. Il poliziotto nero, calato dal nord nel sud ancora
razzista, dice ad un maggiorente qualcosa cui quello reagisce dandogli uno
schiaffo: solo che Tibbs, il nero, lo schiaffo glielo restituisce a
strettissimo giro di posta. Il bianco è peggio che offeso o indignato: è
sbalordito, al di là di ogni concepibile reazione. Per lui un bianco poteva
schiaffeggiare un nero, ma il fenomeno reciproco non l’aveva mai preso in
considerazione. Nello stesso modo se la Chiesa non vuole essere criticata,
anche pesantemente e anche volgarmente, non critichi e non attacchi gli
altri, anche pesantemente e anche volgarmente. Se no, rischia lo schiaffo
del poliziotto nero. O pretende il diritto di criticare gli altri mentre gli
nega il diritto di rispondere? Se è così, è chiaro che da questa parte delle
Alpi non è ancora arrivata la lezione di Lutero.

Bossi reagisce rozzamente ma non ingiustificatamente. Se il Vaticano, molto
piccolo, non può far molto, per gli emigranti, perché critica Malta, che è
molto piccola? E se invece, prima di accusare gli altri di inumanità,
facesse ospitare due emigranti in ogni parrocchia italiana, quanti ne
soccorrerebbe?

Rimane l’ipotesi – orrenda, secondo i giornali – che i cinque sopravvissuti
siano incriminati per immigrazione clandestina. Al riguardo chi si indigna
dimostra la propria ignoranza di diritto. Se un padre di famiglia provoca un
incidente stradale in cui muore suo figlio, forse che non ne soffrirà? E
forse che la magistratura, solo per questo, si asterrà dal condannarlo per
omicidio colposo? L’avere sofferto non è una discriminante. Purtroppo, si
direbbe che il diritto e il buon senso non pesano nulla, in certi giornali.
E a volte, nemmeno nelle chiese.

Bagnasco colpito dal solleone.

martedì, 11 agosto 2009

Il cardinale-generale che attraverso la CEI controlla e guida la Repubblica Vaticaliana ha deciso che l’opinione pubblica non può decidere ciò che è morale o immorale. Solo la chiesa cattolica, fra i tanti sistemi religiosi che compongono la Menzogna Globale, detiene l’interpretazione esclusiva dell’etica alla quale tutti devono attenersi. E poi si inventa che quello dell’opinione pubblica è forse «il più subdolo e strisciante dei poteri ingiusti che vorrebbero imprigionare la libertà della Chiesa e dei cattolici»”. Come se qualcuno in Italia avesse detto che i cattolici non sono liberissimi di praticare (ma solo su loro stessi) tutti i più disparati comportamenti e marchingeni masochistici di loro godimento e gradimento. Urge intervento sanitario specializzato per i colpi di sole.

Dal Corriere della Sera LEGGI

…«Sembra che il bene e il male dipendano dall’opinione pubblica», come se «ciò che è morale o immorale dipendesse dai numeri», da quello che «la maggioranza pensa sui valori», ha detto il cardinale, aggiungendo che quello dell’opinione pubblica è forse «il più subdolo e strisciante» dei «poteri ingiusti che vorrebbero imprigionare la libertà della Chiesa e dei cattolici». «C’è anche chi ritiene e proclama che non ha più senso parlare di moralità e di immoralità, poiché, essendo impossibile, essi pensano, conoscere la verità delle cose, ognuno decide individualmente e assolutamente ciò che è bene o meno, basta non disturbare troppo gli altri», ha proseguito il capo dei vescovi italiani.

Secondo il cardinale Bagnasco, quindi, l’opinione pubblica «minaccia la libertà del credente», è una «vera e propria ideologia che mina alla radice la costruzione della persona, la quale non è più riconosciuta responsabile di sé, ma è consegnata senza punti di riferimento etici, senza principi di fondo universali e assoluti».

La pillola RU486 al centro dello scontro politico.

sabato, 1 agosto 2009

Gli zuavi del PD-Partitus Dei e del PDL-Popolo della Libertà vigilata vigilata dal Vaticano si mobilitano per eseguire gli ordini della SS Vaticana : impedire che la commercializzazione della pillola possa trovare applicazione concreta. Le donne che decidono di interrompere la gravidanza devono essere punite costringendole a passare sotto i ferri del chirurgo anzichè usare la pillola. E il ministro Sacconi, un tempo laico e socialista, già prepara le contromosse per asscondare i diktat dei preti.

Ecco un florilegio di commenti contrari e favorevoli.

Monsignor Fisichella: “Chi abortisce sia cosciente della gravità del gesto”
Il ministro Sacconi all’Agenzia del farmaco: “Regole certe, si rispettino i limiti della 194″
Pillola abortiva, l’ira del Vaticano:
“La Chiesa non resterà passiva”
Franceschini: “L’interruzione di gravidanza è legge, e questo è un sistema meno invasivo”
Fuoco di sbarramento dalla maggioranza, la Prestigiacomo: “Ok sotto controllo ospedaliero”

ROMA – Il via libera dell’Agenzia del farmaco (Aifa) alla pillola abortiva ha innescato una serie di reazioni contrapposte. Il Vaticano ha subito parlato di “veleno letale” e di “delitto” che comporta “la scomunica” della chiesa per chi la usa, la prescrive o partecipa a qualsiasi titolo “all’iter”. “Non possiamo restare passivi”, ha scritto monsignor Rino Fisichella in un editoriale dell’Osservatore Romano. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi chiede garanzie che l’uso della pillola non entri in contrasto con le regole stabilite dalla 194. I radicali e il centrosinistra hanno invece parlato di vittoria per le donne. Posizioni differenti nel centrodestra.

Fisichella: “Chi abortisce sia cosciente della gravità del gesto”. “La Chiesa non può mai assistere in maniera passiva a quanto avviene nella società”. Non lascia dubbi l’articolo di monsignor Fisichella, presidente della Pontificia Accademia della Vita. La pillola Ru486 è – sottolinea il presule – “una tecnica abortiva” perché sopprime una “vita umana vera e piena”. Fare ciò – ricorda – “è una responsabilità che nessuno può permettersi di assumere senza conoscerne a fondo le conseguenze”

. Quanti faranno ricorso alla pillola compiranno “un atto abortivo diretto e deliberato; devono sapere delle conseguenze canoniche a cui vanno incontro, ma soprattutto devono essere coscienti della gravità oggettiva del loro gesto”.

Sacconi: “Garantire compatibilità con la legge 194″. Il ministro Sacconi si dice “certo che l’Aifa saprà indicare nel dettaglio le modalità con cui garantire il pieno rispetto della legge 194, la quale impone il ricovero in una struttura sanitaria dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla certezza dell’avvenuta interruzione della gravidanza, come ricordato dallo stesso comunicato del Consiglio di amministrazione dell’Agenzia”. In esso, sottolinea il ministro, “si ribadisce anche che la legge prevede una stretta sorveglianza, da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare e sui possibili rischi, nonché l’attento monitoraggio del percorso abortivo onde ridurre al minimo le reazioni avverse”.

Movimento per la vita: “Banalizza l’aborto”. L’aborto in Italia “è diventato un fatto di massa, di routine, e la pillola Ru486 è particolarmente grave perchè lo banalizza. E in definitiva vuole cancellare fino in fondo l’idea che c’è di mezzo la vita di un figlio. Come si fa a dire che c’era davvero un bambino se per ucciderlo basta bere un bicchier d’acqua o poco più?”. A chiederselo è il presidente del Movimento per la Vita Carlo Casini, commentando a Radio Anch’io il via libera in Italia della pillola abortiva.

Roccella: “Clandestinità legale, contraria alla 194″. “Non sono stati chiariti alcuni punti oscuri del metodo relativi alla sicurezza nell’utilizzo” della Ru486: è il primo commento del sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, la quale chiede “chiarezza” all’Aifa. “Come ministero – aggiunge – dobbiamo garantire la compatibilità con la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza e dobbiamo garantire la sicurezza delle donne”. Il pericolo, secondo Roccella, è che con la pillola abortiva Ru486 si possa arrivare a una “cladestinità legalizzata” degli aborti. Il metodo dell’aborto farmacologico, ha affermato, “intrinsecamente porta la donna ad abortire a domicilio, proprio perchè il momento dell’espulsione non è prevedibile”, in una sorta di “clandestinità legale”. Che è “difficilmente compatibile con la 194″.

Monsignor Sgreccia: “Delitto da scomunica”.
“Per voce di monsignor Giulio Sgreccia, emerito presidente dell’Accademia per la vita, il Vaticano auspica “un intervento da parte del governo e dei ministri competenti”. Perché – spiega – non “è un farmaco, ma un veleno letale” che mina anche la vita delle madri, come dimostrano i 29 casi di decesso. La Ru486 – afferma monsignor Sgreccia – è uguale, come la chiesa dice da tempo, all’aborto chirurgico: un “delitto e peccato in senso morale e giuridico” e quindi comporta la scomunica latae sententiae, ovvero automatica”cladestinità legalizzata” degli aborti.

Bianchi: “Non passi messaggio che così è più facile”. Non passi il messaggio che con la Ru486 abortire diventa più facile. Lo sottolinea in una nota Dorina Bianchi, capogruppo del Pd in commissione Sanità al Senato. “Sul piano tecnico quanto stabilito dalla Agenzia del farmaco non può essere messo in discussione – prosegue la Bianchi – ma sotto il profilo culturale è importante non far passare il messaggio che ora abortire sia diventato più facile perchè basta prendere una pillola”.

Università Cattolica: “Rimuovere cause dell’aborto”. “Il dibattito sulla Ru486 – si legge in una nota del centro di ateneo di bioetica dell’Università Cattolica, diretto dal professor Adriano Pessina – pone in evidenza la necessità che la moratoria sull’aborto volontario si trasformi concretamente nell’opera di rimozione delle cause che lo permettono. Oggi, tra queste cause, la più rilevante non sembra essere quella economica, ma quella culturale, che ha portato al disimpegno della società, alla scomparsa della figura e della corresponsabilità paterna, che ha accettato una linea di indifferenza che di fatto conduce alla solitudine esistenziale delle madri che decidono di abortire”.

Mantovano: “Donna abbandonata a se stessa”. “Con la Ru486 la donna è abbandonata a se stessa, e privata anche della mera opportunità di una fase di prevenzione-dissuasione”. Lo afferma, in una nota, il sottosegretario dell’Interno Alfredo Mantovano. “Ciò che turba di più nella decisione dell’Aifa – prosegue Mantovano – non è soltanto la circostanza, in sé grave, di commercializzare in Italia la Ru486 nel disprezzo del Parlamento, che da tempo, con numerose interrogazioni, ha chiesto approfondimenti scientifici in materia”.

Bertolini: “Incompatibile con la legge 194″
Isabella Bertolini del Pdl: “Aumentano il rischio per la salute delle donne e contrasta con gli indirizzi ed i principi della legge 194″. “Le mancate risposte sui reali pericoli che questa pillola comporta – rileva – travalicano il rispetto del principio di precauzione, che è il presupposto minimo da rispettare, quando si parla di salute”.

Associazione Papa Giovanni XXIII: “Siamo in lutto”. L’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII si dichiara in lutto per l’approvazione della pillola abortiva. ”Sempre più assistiamo infatti a induzione e costrizione nelle mamme che incontriamo in procinto di abortire. Ne è la prova anche il numero sempre maggiore di extracomunitarie che abortiscono, in percentuale molto superiore alle italiane”. “Come Comunità – è la conclusione – vigileremo ora perché nessuna casa farmaceutica accetti di distribuire questo prodotto agli ospedali”.

Il vescovo di San Marino: “Pesticida umano”. Monsignor Luigi Negri, vescovo della diocesi di San Marino-Montefeltro, definisce il farmaco un “pesticida umano”. Questa pillola “sarà usata per togliersi qualsiasi possibilità di avere un imprevisto di carattere medico. Una decisione di questo tipo non è tecnica e basta, ma coinvolge una concezione dell’uomo e del rapporto uomo-donna”.

Carlucci: “Legalizzato l’aborto fai da te”. Gabriella Carlucci, parlamentare del Pdl e vicepresidente della commissione bicamerale per l’Infanzia, ha dichiarato: “Da oggi in Italia viene legalizzato l’aborto fai da te. La decisione dell’Aifa produce una domiciliazione dell’interruzione di gravidanza, in palese violazione di quanto prescritto dalla legge 194, la quale stabilisce che l’aborto deve essere praticato in ospedale e le donne adeguatamente assistite e curate. L’Aifa è stata condizionata dalla campagna ideologica e relativista messa in atto dalla sinistra italiana. A questo punto il governo deve adeguare immediatamente le linee guida della legislazione vigente se non vuole esporre le donne italiane a gravi rischi”.

Gigli: “Un regalo alle multinazionali”. “Viene autorizzato un prodotto per curare qualcosa che non è una malattia, malgrado siano state già accertate 29 morti e numerosi casi di infezione a seguito dell’uso della pillola. Si ritorna insomma al significato etimologico della parola farmaco come veleno e viene fatto un regalo alle multinazionali e all’ideologia radicale sulla pelle delle donne”. Lo sostiene Gian Luigi Gigli, responsabile del dipartimento Salute e welfare dell’Udc.

Rotondi: “Una società senza aborto”. “Non mi appassiona il dibattito sulle metodiche abortive: bisogna applicare la legge 194 nel progetto preventivo e puntare al valore di una società senza aborto, come è nelle corde di laici e cattolici”. Lo dichiara il ministro per l’Attuazione del Programma di governo e leader democristiano del PdL, Gianfranco Rotondi.

Prestigiacomo:”Ok sotto controllo ospedaliero”. “Se sotto controllo ospedaliero, sono d’accordo con l’introduzione della pillola Ru486 anche in Italia”. Lo afferma il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Aggiunge: “Non sarei d’accordo se questa pillola fosse venduta liberamente nelle farmacie”.

Franceschini: “Non vedo motivo per dire no”. “Bisogna distinguere il dibattito politico da quello scientifico. Siccome siamo in un Paese che consente l’aborto per legge, se c’è la possibilità di avere un sistema meno invasivo per le donne non vedo un motivo per dire di no”. Lo afferma il segretario del Pd Dario Franceschini a “Faccia a faccia” su Radio3.

Livia Turco: “Adesso basta con le crociate”. Il capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera commenta: “Spero che adesso finisca la crociata contro un farmaco che in realtà era una crociata contro le donne e i medici. Il timore di privatizzare e banalizzare l’interruzione di gravidanza e di lasciare le donne sole nascondeva la sfiducia nei confronti delle stesse donne e dei medici. Ora è necessario garantire che questa metodica abortiva sia utilizzata nel modo più appropriato e nell’ambito della legge 194. Per questo mi auguro che il ministero della Salute definisca insieme alle Regioni delle linee guida per garantire una presa in carico adeguata su tutto il territorio nazionale”.

Palumbo: “Valida alternativa farmacologica”. “Dal punto di vista scientifico non ho
remore sulla messa in commercio della Ru486. Ci sono regole restrittive che garantiscono la salute delle donne e l’Italia non può rimanere fuori dall’Europa”. Lo ha dichiarato il presidente della commissione Affari sociali della Camera Giuseppe Palumbo (Pdl). “La Ru486 – spiega Palumbo – rappresenta solo un’applicazione medica della Legge 194 sull’interruzione di gravidanza. Una valida alternativa farmacologica all’intervento chirurgico che dà anche la possibilità a quelle donne, che non possono essere sottoposte per motivi di salute ad un’operazione, di portare a termine la propria scelta di interrompere la gravidanza, sempre comunque entro i dettami della 194. Nulla di più dunque da giustificare tanto allarmismo”.

D’Avack: “Non deresponsabilizzerà le donne”
“Non credo che l’introduzione della Ru486 possa deresponsabilizzare le donne da una scelta dolorosissima qual è quella dell’aborto”. Lorenzo D’Avack, giurista e vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica (Cnb), commenta così il caso. Ma, ci tiene a precisare D’Avack, “parlo a titolo meramente personale, perché il Cnb non ha mai espresso pareri in merito”.

Serracchiani: “Poniamo l’accento sulla prevenzione”. “Se parliamo della pillola
abortiva Ru486, dobbiamo prima mettere l’accento, tantissimo, sulla prevenzione, soprattutto tra i giovani e giovanissimi”. Lo ha detto oggi a Trieste l’europarlamentare del Pd, Debora Serracchiani.

Ferrero: “Vaticano e governo oscurantisti”. “L’ingerenza del Vaticano e del governo italiano, attraverso il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, che mira a vietare la possibilità di utilizzare la pillola abortiva Ru486 da parte delle donne italiane, è un fatto gravissimo e inaccettabile in qualsiasi stato laico del mondo, e degno solo di una Repubblica islamica e degli ayatollah, ma soprattutto è vergognoso perchè fatto sulla pelle e in particolare sul corpo delle donne, che hanno tutto il diritto di poter scegliere liberamente se abortire o meno”. Lo afferma Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione.

Don Fortunato Di Noto: “I minori l’acquistano online”. “La pillola abortiva sbarca in internet e ora sempre di più in Italia ci vuole maggiore vigilanza per i minori che possono acquistarla online”. Lo dice Don Fortunato Di Noto, fondatore di Meter. Diverse segnalazioni di proposte di vendita fuori dal controllo sanitario (su forum italiani e stranieri), tra ieri e oggi, sono state inoltrate alla polizia postale italiana, compartimento Sicilia Sud-Orientale, da parte dell’Associazione Meter.

Franco: “Decisione molto saggia”. “La decisione dell’Agenzia del farmaco – commenta la senatrice Vittoria Franco, responsabile Pari Opportunità del Partito democratico – si dimostra molto saggia ed equilibrata perchè accompagnata da due raccomandazioni che ne regolano l’utilizzo e ne garantiscono l’efficacia: la prima stabilisce in 7 settimane il tempo di intervento e non in 9 come in altri paesi europei, la seconda prevede che tutta la procedura sia svolta rigorosamente in una struttura sanitaria a garanzia totale della salute della donna”.

Mura: “Finalmente al passo con l’Europa”
“Siamo finalmente al passo con il resto d’Europa. Le donne che si troveranno costrette a ricorrere all’interruzione di gravidanza ora potranno sceglie di avvalersi di una tecnica farmacologia sicuramente molto meno invasiva dell’intervento chirurgico”. Lo dichiara Silvana Mura, dell’ Idv e membro della commissione Affari sociali.

Della Vedova: “Governo non cerchi rivincite”. “Ora che l’Aifa ha deciso, in scienza e coscienza, di consentire anche in Italia l’utilizzo della pillola Ru486, nessuno, tanto meno il governo, cerchi rivincite”. Lo afferma Benedetto Della Vedova, deputato Pdl. “Se si vuole mettere in discussione la legge che regolamenta l’interruzione della gravidanza, si abbia il coraggio di farlo direttamente, senza praticare un ingiustificato ostruzionismo politico”.

Boniver: “Stop alle polemiche, si usa in day hospital”. “Si chiude una lunghissima fase di perplessità che ha caratterizzato il dibattito politico nel nostro Paese. La pillola, che è un’alternativa all’aborto chirurgico, viene usata in quasi tutti i paesi europei dagli anni 80″, lo afferma Margherita Boniver (Pdl). “La pillola – specifica – non potrà essere venduta in farmacia, ma somministrata con le apposite garanzie in day hospital e questo credo dovrebbe porre fine a molte polemiche”.