Archivi per la categoria ‘Guerre di religione’

Guerra Santa, si o no ?

martedì, 9 ottobre 2012

Ha scatenato furiose reazioni un manifesto affisso nella metropolitana di New York recante questo slogan “”" In ogni guerra tra l’uomo civilizzato e il selvaggio, sostieni l’uomo civilizzato. Sostieni Israele. Combatti la jihad. “”". Al di là dello slogna specifico che riguarda lo stato di Israele e sul quale potete leggere le diverse reazioni in questo articolo su ilpost,it , la domanda che ci poniamo è se una Guerra Santa finalizzata a imporre a tutti anche con la violenza la fede in una immaginaria entità soprannaturale e l’obbligo di seguirne i precetti per tutta la vita per non essere ammazzati, possa essere impunemente propagandata ovvero possa essere oggetto di critiche e di condanne.

Pari son ? No, c’è di peggio.

giovedì, 28 luglio 2011

L’orrore e la rabbia per la strage di Oslo, commessa da un fondamentalista cristianista che vorrebbe imporre a tutti la sua religione, non può farci dimenticare che sono molti di più i fondamentalisti di un’altra religione che con ben altri mezzi e con altrettanta feroce determinazione seguono la stessa strada. La jihad o guerra santa è l’impegno primario che il Corano richiede ai credenti per costringere l’intera umanità a convertirsi all’islam.

*I nemici della civilta’ laica non cambiano perche’ un folle gonfio di steroidi ha ammazzato 80 persone.*

Dal Vaticano si continua a soffocare la liberaldemocrazia e la laicita’ a predicare contro la limitazione delle nascite e la difesa dalle malattie col preservativo, nonche’ la discriminazione per i gay.
E nel mondo gli islamisti continuano a predicare che le testimonianze delle donne valgono la meta’ di quelle dell’uomo e che adultere gay eretici ed apostati vanno eliminati fisicamente in nome di Allah (alcuni predicano anche di eliminare le donne senza burqa e chi non digiuna a Ramadan)
Ma anche il numero di attacchi islamisti contro infedeli e contro le categorie di cui sopra, in un solo mese (OGNI MESE), per esempio a Giugno sorpassa di oltre 10 volte il  bilancio di morti del folle di NORVEGIA.
fonte :
*Monthly Jihad Report  June, 2011  thereligionofpeace.com*
Attacchi Jihadistici:

184  attacchi
18  paesi
5  religioni
930  morti
1527  feriti gravi

fonte : http://thereligionofpeace.com/

I soldati atei non sono graditi nell’esercito americano.

giovedì, 9 settembre 2010

Incredibile ! Mentre per gli omosessuali, giustamente, si aprono spazi di rispetto e riconoscimento scopriamo che sono invece i soldati atei a turbare le menti malate dei comandanti USA. Anche se nell’articolo ove abbiamo trovato questa notizia non si spiegano le ragioni di tale avversione azzardiamo questa ipotesi : solo i militari credenti in qualsiasi religione sono i più motivati a uccidere dato che poi c’è una vita ultraterrena, tanto più per quelli che morendo hanno la speranza di andare nel paradiso di Allah, con 72 vergini 72, tutte per loro. Per ciascuno di loro. E in eterno. Anche se, per la verità, il paradiso e le 72 vergini soro riservate solo a chi combatte la “guerra santa” per Allah e non per gli USA. Ricordiamo infine che è proprio per garantire vita terna e possibilmente il paradiso che ci sono in tutti gli eserciti i cappellani militari o pastori, rabbini e imam. Per rassicurare i morituri che dio, il loro dio, è con loro. E quindi possono uccidere e morire tranquilli

Da Europa quotidiano LEGGI

….Il tentativo tardivo della presidenza Bush di abbassare il volume dello “scontro di civiltà” non era riuscito a spegnere una capillare macchina propagandistica, lontana dai riflettori ma presente sul campo: le inchieste sulla “cura pastorale” delle anime dei soldati americani in battaglia mostrano la non occasionale presenza di una retorica neo-crociata e casi di soldati “atei” dichiarati presenza non gradita dai commilitoni e dai comandanti….

Guerre di religione prossime venture in Europa.

mercoledì, 21 luglio 2010

L’art. 17 del Trattato di Lisbona prevede incontri periodici fra i rappresentanti delle religioni e i vertici dell’ UE. Analoghi incontri sono ugualmente riservati ai rappresentanti delle organizzazioni “umanistiche”, come vengono chiamate le Associazioni dei non credenti in alcuna immaginaria entità soprannaturale. L’incontro istituzionale con i credenti nella favole religiose è avvenuto ieri a Bruxelles e quello con gli atei si svolgerà il prossimo 25 ottobre.

Ma stanno per nascere seri problemi.

Intanto perchè in nome  della parità di diritti di tutte le versioni della Menzogna Globale l’incontro con i gerarchi religiosi che fino a ieri prevedeva la presenza di cristiani, ebrei e musulmani sarà ampliato anche ai rappresentanti di buddisti, hindu e sikh. E questo non piace ai monopolisti del dio unico  che già hanno tanti problemi a conciliare le fregnacce che rispettivamente attribuiscono a Geova, Cristo e Allah, la Trimurti abramitica. Figuriamoci cosa succederà quando dovranno confrontarsi con i rappresntanti dell’altra Trimurti, quella induista. Poi perchè non si capisce bene cosa ci azzeccano i buddisti di stretta osservanza che, come è noto, non credono in nessuna specifica divinità e quindi sono più assimilibali agli umanisti che non ai credenti  in uno o più dei. Inoltre sono stati esclusi anche gli eredi di una millenaria tradizione pagana ben più antica, quanto a radici europee, dei millantatori cristiani.  Infine domandiamoci perchè  non sono stati invitati rappresentanti del confucianesimo o del taoismo, che restano  in ingombrante attesa.

Per quanto riguarda poi gli umanisti seri dubbi sono stati sollevati  a causa del contestuale invito rivolto per la prima volta anche  ai massoni che, pur non essendo credenti  in uno specifico dio, si sono inventati un generico e misterioso “architetto dell’universo” e non ammettono l’ateismo.  Il loro posto quindi  sarebbe  più coerente con  vescovi, rabbini, mufti e sciamani vari che non con gli umanisti atei.

Insomma si annuncia una gran confusione sotto il cielo d’Europa,  non solo per la drammatica  situazione economica ma anche per la ridicola attenzione riservata ai rappresentanti  della  Menzogna Globale che da quando un perfido neandertaliano si inventò il primo dio  sono la sciagura pepetua dell’umanità.

Giulio C. Vallocchia

Qui la fonte della notizia da La Stampa

L\’Europa e le guerre di religione

La guerra degli islamici contro chi non si converte

sabato, 9 gennaio 2010

… dura da 14 secoli.

*Una insensata e terribile guerra politico-religiosa

*di Anna Foa

Il massacro in Egitto di sei cristiani copti che uscivano dalla messa del
Natale, dopo giorni di grandi tensioni e minacce, è un evento luttuoso per
quanti hanno a cuore la libertà di religione e di coscienza e un segnale
preoccupante di uno scontro che diventa sempre più violento e in cui tutti
quelli che non sono islamici, cioè cristiani, ebrei, ma anche musulmani
tiepidi e troppo laici, sono considerati nemici dall’Islam radicale. Nulla
di nuovo in tutto questo, certo, tranne quei cadaveri di ragazzi usciti
dalla chiesa, sempre diversi, sempre nuovi, loro. Quando la situazione ha
cominciato a precipitare così, non erano forse ancora nati. E altri ne
verranno, mentre la polizia non li difenderà, come è successo ieri, e mentre
le autorità si affanneranno a trovare sempre nuove scuse “private” – una
resa dei conti, la reazione a uno stupro, odi famigliari, chissà? – a quello
che è solo un altro episodio di una insensata e terribile guerra
politico-religiosa.

*

**(Notiziario Ucei, 8 gennaio 2010) **

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*Basta condanne rituali, l’Europa alzi la voce

**Le ambiguità di un Paese amico

*di Riccardo Redaelli

Un attacco particolarmente odioso, che ha colpito la comunità dei cristiani
copti proprio nel giorno in cui stavano celebrando la nascita di Cristo. E,
purtroppo, tragicamente sanguinoso. È l’ennesimo atto di violenza e di
intimidazione contro una delle più importanti comunità cristiane
dell’Oriente, parte integrante dell’identità egiziana, ormai da anni oggetto
di attacchi crescenti. In Egitto, come in molti altri Paesi d’Africa e
d’Asia, a maggioranza islamica o meno (basti pensare alle violenze
anti-cristiane che hanno insanguinato l’India).
Da troppi anni, la deriva fondamentalista si accanisce contro la presenza
minoritaria di altri culti. Come se la pluralità religiosa, e ancor più, la
libertà di fede apparisse un qualcosa di intollerabile e non un diritto
fondamentale di ogni persona.
In Medio Oriente, i cristiani sono le prime vittime di questa violenza.
L’obiettivo, in Egitto come in Iraq o in Pakistan – per fare altri esempi -
è quello di ridurne la presenza e la visibilità, di recidere il legame che
essi hanno con i loro territori d’origine, spingendoli all’emigrazione o
alla ghettizzazione in enclave separate. Un legame popolo-terra che dura da
duemila anni, e quindi è ben più antico di quello dello stesso islam. Non
certo ospiti transitori, come alcuni vorrebbero far credere. Finora le
reazioni non sembrano essere state efficaci. Certo, vi sono molte
dichiarazioni formali di condanna, in Occidente come nei Paesi in cui queste
violenze avvengono. Ma vi è bisogno di più, e talora di parole meno
ipocrite. I governi mediorientali reagiscono sempre aumentando
temporaneamente le misure di sicurezza verso i principali luoghi di culto
dei cristiani o riaffermando il loro impegno a proteggerli. Ma è evidente
come si cerchi di ‘derubricare’ il problema a rancori locali, a vendette
personali (che ovviamente possono essere a volte le cause scatenanti),
cercando di sminuirne la portata sistemica.
Mentre è evidente che i milioni di copti egiziani e tutte le Chiese
cristiane affrontano problemi di ogni tipo: dalle minacce dirette alle
difficoltà di professare il culto; dalle accuse di fare proselitismo -
attività che alcuni Stati musulmani puniscono con grande severità – alla
scarsa rappresentanza a livello politico e amministrativo. Fino agli
ostacoli per ottenere giustizia e vedere riconosciute le proprie ragioni.
Sono le conseguenze della politica adottata dalla leadership del Cairo, che
ha rapporti conflittuali con i movimenti fondamentalisti e cerca di non
acuirli apparendo troppo attenta ai copti. Ma l’Egitto è anche un Paese che
da decenni gode di enormi aiuti economici da parte dell’Occidente, e
dell’Unione Europea in particolare. Un Paese amico, difeso sempre, talora
con perfino troppa indulgenza.
L’Unione Europea ha individuato nella difesa delle minoranze (etniche,
religiose, culturali) uno dei pilastri della propria azione. E il problema
di come tradurre questo concetto nella pratica politica e nel vissuto
quotidiano deve entrare nelle agende dei vari consessi promossi, e
finanziati, da Bruxelles. Ad esempio, ponendo il problema della libertà di
religione fra i temi principali di dibattito dell’Unione per il
Mediterraneo, il programma che ha sostituito il deludente Partnenariato
Euro-Mediterraneo del 1995. E quindi sollevare le questioni del diritto a
cambiare credo – argomento quasi tabù nella sponda sud del Mediterraneo,
dato che la sharia punisce con la morte tanto ‘ l’apostata’ quanto chi lo
induce alla conversione – della tutela dei figli di coppie ‘miste’ per fede,
del modo in cui portare nelle scuole i concetti di tolleranza e rispetto
quali valori e non mere concessioni… Insomma, ben più di qualche
poliziotto in più nei giorni successivi alla strage. È tempo che alle parole
di condanna facciano seguito programmi concreti di lungo periodo.

*(Avvenire, 8 gennaio 2010) *

Ida Magli, candidata a Dottore della Chiesa.

sabato, 26 dicembre 2009

Animata da più che giustificati timori sull’avanzata dell’islam in Europa e nel mondo la Prof.a Ida Magli, antropolga culturale di chiara fama, si richiama ai valori cristianisti per chiamare alle armi i cristiani. In assenza di un adeguato suono di trombe del Vaticano la Prof.a Magli sembra assumere il ruolo di altre donne famose, come Caterina da Siena, diventate Dottori della Chiesa, che surrogarono le scarse energie profuse a suo tempo dai papi nel prendere le decisioni giuste per la chiesa. Peccato che per combattere il pericolosissimo fondamentalismo islamico si rispolveri un fondamentalismo cristianista altrettanto pericoloso, invece di affermare in modo categorico i valori della laicità che tutela tutti dagli opposti estremismi religiosi.

Fonte della notizia su il Giornale LEGGI

Pensiero non islamico a chi ci vuole tutti uguali

di Ida Magli

Voglio cominciare i miei auguri di Natale mandando una maledizione. Sia maledetto colui che ha ideato il «politicamente corretto» e che lo ha imposto ai popoli d’Occidente. Nessun tiranno è mai stato peggiore di lui; nessun torturatore era ancora mai apparso nella storia d’Europa che, con feroce legge del contrappasso, costringesse a «bloccare» il pensiero proprio coloro la cui civiltà si è costruita cercando di avvicinarsi sempre di più all’essenza, alla verità del pensare. Nulla, d’altra parte, stride di più con ciò che festeggiano i cristiani, che la finzione del politicamente corretto visto che questa è davvero l’unica cosa che Gesù ha condannato: l’ipocrisia, la finzione; il non testimoniare la verità, non affermarla, non riconoscerla. Non si tratta soltanto dei cristiani, dei credenti, ma di tutti: la forza delle parole di Gesù è diventata tessuto della civiltà italiana ed europea in quanto già i Romani si fondavano sulla corrispondenza fra il proprio «essere» e la propria parola, una corrispondenza che ogni uomo sente come «giusta», come «bella»…….

Guerre di religione.

martedì, 22 dicembre 2009

Mentre i gerarchi della chiesa cattolica cercano l’alleanza con i musulmani per combattere il comune nemico del secolarismo e dell’indifferenza nei confronti delle rispettive versioni della MenzognaGlobale, i gerarchi dell’islam sunnita preparano il “dopo”. Come abbiamo spesso avvertito in questo sito appare del tutto ovvio che a fronte della irreversibile disaffezione dal fenomeno religioso che si diffonde in occidente (e in parte anche fra i musulmani più laici) i due sistemi religiosi più totaltari del pianeta dialoghino per contrastarla. Ma se questa santa alleanza contro la libertà di pensiero e di critica delle religioni (chiamate spregiativamente relativismo e laicismo) dovesse veramente trionfare, si aprirebbe immediatamente il conflitto fra i due sistemi religiosi, entrambi assertori e propugnatori di verità assolute contrapposte che hanno in comune solo una lontana origine nel monoteismo giudaico. E la conseguenza di quel conflitto sarebbe un bagno di sangue planetario giacchè non si uccide mai tanto spesso e volentieri come quando si è convinti di farlo in nome di dio. Ne abbiamo prove storiche terribili e soprattutto prove recentissime che riguardano sia i conflitti di religione fra islam e cristianesimo (guerra nella ex-jugoslavia) che stragi interne ad entrambi i due sistemi religiosi: cattolici contro ortodossi in Jugoslavia, cattolici contro protestanti in Irlanda del Nord, sunniti contro sciiti in tutto il mondo islamico. Pensate di cosa saranno capaci quando tutto il mondo sarà chiamato a combattere o in nome di Cristo o in nome di Allah. Ne vediamo i tragici segnali proprio dai fermenti che si producono nella sede più prestigiosa dell’islam sunnita l’Università al Azhar de il Cairo.

L’università al Azhar pubblica un libro che incita al linciaggio dei cristiani.
Scritto da Giulio Meotti
sabato 19 dicembre 2009

Roma. Si chiama “shirk”, idolatria, il peccato che l’islamismo considera il più imperdonabile da parte di Allah. E’ questa l’accusa terribile che un eminente accademico e teologo dell’Università di al Azhar ha appena scagliato contro il cristianesimo. Secondo la visione islamica fondamentalista, anche solo affermare che “Gesù Cristo è figlio di Dio” è politeismo passibile della pena di morte. Il libro Contro i cristiani, pamphlet inquisitorio dietro alla pretesa di essere un “Rapporto scientifico”, porta la firma di Muhammad Imarah, membro del comitato scientifico di Al Azhar e dell’Islamic Research Academy dell’ateneo, il più prestigioso dell’intero mondo islamico.

Il libello sostiene che la cristianità è “una religione politeista” e che per questo va combattuta. Il 25 giugno il libro ha ricevuto il via libera dell’università

. E il quotidiano egiziano Al Destoor scrive che Al Azhar ha già annunciato di sostenere Imarah nel suo attacco al cristianesimo. Al Azhar è da molti anni la centrale ideologica della scomunica islamista.

Con i suoi quattrocentomila studenti, migliaia dei quali arrivano da un centinaio di paesi, al Azhar è una sorta di Vaticano sunnita, ma è anche tenuta d’occhio dai servizi segreti di mezzo mondo. Persino Nagib Mahfuz, il padre della letteratura araba contemporanea, il premio Nobel egiziano pugnalato quasi a morte dai jihadisti, fu costretto a chiedere l’approvazione della potente università per pubblicare un romanzo mai uscito perché ritenuto “blasfemo” dai fondamentalisti.
I cristiani d’Egitto vogliono portare in tribunale il libro di Imarah. Il testo esce in un momento a dir poco esplosivo nelle relazioni fra cristiani e musulmani. Chiese assaltate, ammazzamenti di cristiani nelle strade e spesso anche le case in cui si prega clandestinamente sono bruciate. E’ in corso la liquidazione demografica della comunità copta.

Naguib Ghobrial, presidente della Egyptian Union of Human Right Organization, ha accusato Imarah di incitare al linciaggio. «Sono andati oltre la Trinità e la moltiplicazione degli dèi, hanno raggiunto l’idolatria in cui Gesù prende il posto del Padre», scrive Imarah nel libro. Imarah accusa il cristianesimo di “takfir”, apostasia, di tradimento del monoteismo, e di essere “adoratori di idoli”. Il takfir è il marchio di sedizione per cui è stato ucciso il presidente egiziano Anwar al Sadat ed è stato perseguitato lo scrittore Salman Rushdie, è l’accusa per la quale sono stati giustiziati gli ambasciatori algerino ed egiziano in Iraq e prima di loro e con loro decine di migliaia di altri musulmani sono stati squartati nelle periferie di Algeri. Sempre dall’Università di Al Azhar, Suad Saleh, preside della Facoltà di studi islamici dell’ateneo, aveva legittimato con una fatwa la condanna a morte del neocristiano Hegazi perché non si era limitato ad abbandonare l’islam, «si è perfino fatto fotografare insieme alla moglie con in mano il Vangelo». Nella mistica takfir è lecito uccidere tutti gli “infedeli”, compresi i musulmani che non seguono la sharia. Persino i bambini, “perché non pecchino in futuro”.

Per questo nella nuova costituzione dell’Iraq, la prima antifondamentalista del mondo arabo, è incisa la proibizione del takfir, il cardine del fratricidio terroristico e anticristiano. Da settimane cristiani caldei, assiri e copti vengono assassinati dalla cometa sanguinaria di al Qaida. Molte chiese sono state distrutte ultimamente dalla furia fondamentalista. L’arcivescovo di Kirkuk ieri ha detto che è in corso una “pulizia etnica” dei cristiani.

il Foglio, 18 dic 2009

Guerre di religione.

domenica, 22 novembre 2009

Rischia di scoppiarne una in Russia, dove un pope ortodosso anti-islamico è stato assassinato brutalmente.

Da il Giornale.

Assassinio in chiesa a Mosca, dove nella tarda serata di giovedì un giovane parroco, Daniil Sisoiev, una sorta di Salman Rushdie russo noto per le sue crociate anti Islam, è stato freddato da tre colpi di pistola esplosi da uno sconosciuto con il volto nascosto da una mascherina anti influenza. Un delitto clamoroso, che rischia di ripercuotersi sui delicati rapporti tra la dominante Chiesa ortodossa e quella musulmana, seconda confessione in un Paese dove vive la più grande comunità islamica europea (20 milioni di fedeli). L’omicidio è l’ultimo di una lunga serie contro i preti ortodossi: 18 le vittime dal 1990. Sisoiev, 35 anni, sposato con tre figli e capo di una piccola chiesa nella periferia sud della capitale, si era fatto comunque molti nemici anche al di fuori del mondo islamico per la sua ostilità verso sette, movimenti occultisti, ultranazionalisti e nostalgici staliniani.
Il killer è entrato in chiesa verso le 23 e, dopo aver chiamato per nome il parroco per assicurarsi della sua identità, gli ha sparato a distanza ravvicinata. Poco prima il sacerdote aveva ricevuto una telefonata in cui un anonimo interlocutore gli aveva chiesto se sarebbe rimasto in chiesa anche in tarda serata. Sisoiev è morto durante il trasporto all’ospedale, dove è ancora ricoverato in condizioni stazionarie il suo maestro di coro Vladimir Strelbitski, colpito subito dopo di lui. «L’ipotesi principale è che dietro al delitto ci siano motivazioni religiose», hanno ammesso gli inquirenti. Il prete, un missionario con toni da crociata ma anche un teologo preparato, aveva denunciato sul suo blog e in una recente intervista a un quotidiano di aver ricevuto 14 minacce di morte («vogliono tagliarmi la testa») via mail e telefono, attribuendole agli islamici radicali. I nemici se li era fatti con la sua attività missionaria tra gli immigrati caucasici e asiatici, ma soprattutto predicando contro l’Islam, tanto che nel 2007 la co-presidente del consiglio dei muftì russi Nafigulla Ashirov l’aveva bollato come il «Salman Rushdie russo», mentre una giornalista, Khalida Khamidullina, l’aveva denunciato per istigazione all’odio religioso. Colpa anche dei suoi due libri, «Una risposta ortodossa all’Islam» e «Matrimonio con un musulmano», dove nega la compatibilità e il possibile dialogo tra Cristianesimo e Islam, definendo le rivelazioni di Maometto come opera del Diavolo e denunciando la condizione di sudditanza femminile nel mondo musulmano.
Sisoiev era stato preso di mira anche sui siti ultrapatriottici e non era ben visto dalle sette che avversava, come Testimoni di Geova, Avventisti, Rodnovers, neopagani slavi sui quali la polizia ha qualche sospetto.
(Il Giornale.it 21/11/2009)