Archivi per la categoria ‘gay e società’

Arriva alla Corte Costituzionale…

mercoledì, 22 luglio 2009

…la richiesta di riconoscimento dei matrimoni fra omosessuali. E’ la nuova strada tentata dall’Associazione Certi Diritti dopo il fallimento di ogni altro tentativo in sede politica e parlamentare.  LEGGI

E sui diritti negati alle persone omosessuali pubblichiamo volentieri questo commento inviatoci dal nostro amico Peter Boom.

NON SBANDIERARE LA TUA (OMO)SESSUALITA’
di Peter Boom

Ancora oggi sento dire ”Non devono sbandierare la loro omosessualità”, affermazione veramente ridicola perché l’omosessualità è una condizione umana perfettamente normale e legale.

L’eterosessualità invece viene spudoratamente sbandierata. I bambini devono già avere la fidanzatina e mi diverte sempre lo sguardo attonito di questi ragazzini dai quali si aspetta con trepidazione il bacetto, un condizionamento da loro certamente non compreso e non sentito.

Nel periodo della pubertà, quando cioè si manifesta lo sviluppo sessuale, iniziano le stringenti raccomandazioni che consigliano il fidanzamento, che poi verrà subito sbandierato ai quattro venti trovando il culmine con una grande festa e gli anelli che dovrebbero legare la femmina al maschio. Seguita il matrimonio con il bacio in bocca simboleggiante il primo atto sessuale allo scopo di procreare e altri anelli come legame indissolubile al quale poi è difficile e poco probabile essere fedeli per sempre.

Le diverse forme della nostra pansessualità devono essere tenute nascoste ed è meglio neanche parlarne. Meglio essere ipocriti e le persone non devono mai ostentare la loro vera “Natura”.

Prendiamo il caso della coraggiosissima poliziotta che si è dichiarata lesbica e che per questo ha dovuto subire un insistente mobbing da parte di alcuni colleghi e l’esplicito invito di non dire la verità, un invito da ripensare soprattutto per chi fa parte delle Forze dell’Ordine delle quali ci si aspetta un “La verità e nient’altro della verità”.

Un poliziotto omosessuale deve poter esternare tranquillamente la propria sessualità. Se gli viene imposto o chiesto di tenerla nascosta potrebbe diventare oggetto di mobbing o peggio di ricatto, molto controproducente per l’attività che svolge. Ricordiamoci inoltre che il mobbing, in questo caso, viene fatto per la maggior parte da persone che sentono il bisogno di dimostrare agli altri di non essere gay, che combattono così la propria componente omosessuale latente, fenomeno che in psicologia si chiama omofobia interiorizzata. Una persona al cento per cento eterosessuale non sente questa esigenza, non gliene può importare di meno.

Nei paesi veramente laici e democratici esistono organizzazioni di tutori dell’ordine omosessuali.

Anni fa già scrissi un articolo “Polizia Pansessuale” (si può trovare sul sito http://digilander.libero.it/pansexuality ), che allora inviai ai Ministeri dell’Interno, della Difesa, della Finanza ed alle Prefetture. Articolo poi servito per un’interrogazione presentata dall’Onorevole Franco Grillini e sottoscritto da numerosi parlamentari.

L’Italia purtroppo tarda a divenire un paese laico ed ha bisogno di persone oneste e coraggiose come quella poliziotta lesbica

2/7/09 – La comunità lgbt alla Casa Bianca

giovedì, 2 luglio 2009

Non ricordo più se piansi… ma qualcosa mi toccò dentro il giorno che la musica morì (Don McLean, American Pie)

Lunedì scorso (29 giugno) il presidente americano ha ricevuto la comunità lgbt alla Casa Bianca in occasione del 40° anniversario della rivolta di Stonewall. Erano le prime ore del 28 giugno del ’69 quando al Greenwich Village di New York scoppiò una rivolta spontanea che diede il la al movimento per i diritti degli omosessuali. Il mondo, non tutto e non tutto con la stessa gioia e libertà, ricorda la data con i gay pride. Stonewall Inn era un gay bar del Village dove la polizia faceva spesso irruzione, e gli uomini e le donne che lì si incontravano accettavano rassegnati queste incursioni. Fino al 28 giugno, quando sei poliziotti si trovarono circondati da persone del quartiere che si misero a cantare we shall overcome (ci imporremo noi). Michael Fader, uno dei protagonisti della rivolta, ricorda: “chiunque era in quella folla sapeva che non si sarebbe più tornati indietro. Quella notte sentimmo che l’unica libertà che ci era concessa era quella di esigerla”. A distanza di un anno sfilarono i primi gay pride, contemporaneamente a New York, Washington, Chicago e Los Angeles. Il presidente Obama accogliendo i 250 leader del movimento lgbt (si stima che il 70% della comunità lo ha votato) ha comparato la lotta degli omosessuali a quella dei neri per la loro forza e l’ineluttabilità, ma prevedendo le critiche ha detto che come quella degli afro-americani ha bisogno di tempo per vedere soddisfatti i giusti diritti. Secondo la comunità lgbt, Obama sta prendendo troppo tempo rispetto alle promesse della campagna elettorale, allorquando aveva giurato che avrebbe eliminato immediatamente la formula don’t ask don’t tell (non chiedere non dire), introdotta nel 1993 dal presidente Clinton come compromesso con il Pentagono, per consentire agli omosessuali di stare nell’esercito; e la legge in Difesa del matrimonio che permette agli stati di non riconoscere un matrimonio celebrato in altro stato. Obama ha promesso che entro la fine del suo mandato queste discriminazioni saranno superate. Intanto in sei stati (Massachussets, Connecticut, Iowa, Vermont, Maine e New Hampshire) il matrimonio è legale e il 57% della popolazione è favorevole alla parità dei diritti.
E lo Stonewall Inn? Nel corso del tempo è diventato una pizzeria, un ristorante, un negozio di calzature. Poi, nel 1995, è tornato alla comunità e oggi, come la Statua della Libertà, è nella lista dei siti storici più importanti d’America.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

DuceSilvio aggiunge una nuova perla alla sua collana di cazzate.

lunedì, 15 giugno 2009

Stavolta offende i gay che gli rispondono per le rime. Chissà invece come saranno contenti, garruli e giulivi Dolce e Gabbana i due gay più famosi che in ogni occasione manifestano il loro apprezzamento per il DuceSilvio.

Qui la fonte della notizia da La Repubblica
LEGGI

…………………Una replica sul filo dell’ironia arriva dal presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso: “Complimenti al presidente, sempre attento a non offendere nessuno e a fare paragoni delicati e rispettosi”.

“Siamo certi – prosegue Mancuso – che lei non sia gay, non tanto per le performance di cui danno conto i giornali di tutto il mondo, ma perché il suo linguaggio è solitamente intriso da un tronfio machismo, comune a tanti eterosessuali che ci tengono a mostrare in pubblico la loro ridicola virilità che in troppi casi alimenta l’omofobia”.

“Non si preoccupi, siamo contenti che lei non sia gay. Quando incontra Obama – conclude il presidente dell’Arcigay – tra una battuta e l’altra, chieda di poter leggere il suo discorso d’augurio alla comunità Lgbt per il mese del Pride, potrebbe finalmente imparare qualcosa”.

Ironia anche nelle parole di Franco Grillini di Gaynet: “Caro Cavaliere, se fossi in lei ci farei un pensierino, in fin dei conti un po’ di omosessualità, come ci insegna Freud, c’è in tutti e magari lei non ha ancora scoperto la sua”. Grillini ricorda poi un altro confronto a distanza con Berlusconi: “Qualche tempo fa lei disse che ‘i gay stanno tutti dall’altra parte’ e io le risposi ‘magari fosse vero, avremmo vinto le elezioni molto meglio’”. E ancora: “Ma se lei fosse gay per noi omosessuali sarebbe tutto più semplice. Proviamo ad immaginare lo scenario: uno, le sue televisioni ci darebbero più spazio, i suoi Tg finalmente parlerebbero di più della nostra comunità, e moltissimi omosessuali che lavorano nelle sue aziende potrebbero fare il ‘coming out’ senza rischiare di essere licenziati; due, tempo fa in Norvegia si sono sposati il ministro delle Finanze e il locale magnate dell’editoria, sarebbe bello che in Italia ci fosse un bel matrimonio tra lei e il ministro delle Finanze, ma siccome la legge qui non lo consente perché il suo governo ubbidisce al Vaticano che non la vuole, siamo sicuri che farebbe una bella legge per il matrimonio ‘ad personam’; tre, se lei fosse gay l’Italia sarebbe il primo paese al mondo con un presidente del Consiglio ‘dichiarato’ e non ci saremmo fatti battere dall’Islanda che ha eletto a furor di popolo la prima premier lesbica. Se lei fosse gay sarebbe veramente bello. Ci faccia un pensierino”………………..

Gay Pride di Roma. La manifestazione si farà.

martedì, 9 giugno 2009

Dopo un tira e molla esasperante la Questura autorizza il corteo, ma niente conclusione a Piazza San Giovanni. Hanno fatto bene i promotori a cedere su questa decisione imposta senza alcuna ragione plausibile ?

GAY PRIDE. ARCIGAY: QUESTURA AUTORIZZA CORTEO, SODDISFATTI
PERCORSO SARA’ DA PIAZZA REPUBBLICA A PIAZZA NAVONA.

(DIRE) Roma, 9 giu. – Da piazza della Repubblica a piazza Navona,
passando lungo via Cavour, via Magnanapoli e via dei Fori
Imperiali. E’ questo il percorso del Roma Pride 2009, secondo
quanto riferisce Arcigay, stabilito dalla questura.
L’appuntamento sara’ alle 15.30 di sabato prossimo, con partenza
alle 16.30. Il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, si
dice “soddisfatto” che “sia stato finalmente individuato per il
Gay Pride un percorso rispettoso che consenta alla manifestazione
di avere la visibilita’ che merita. Il percorso da’ dignita’ al
Gay Pride e ci auguriamo che il prossimo anno non ci siano queste
polemiche”. Ora, conclude Marrazzo, “bisogna tornare a parlare
dei veri temi del Gay Pride che sono diritti, uguaglianza e
liberta’ per tutte e per tutti, temi in cui le romane e i romani
si sono sempre riconosciuti. Proprio per questo il Gay Pride
appartiene alla citta’ ed e’ un’importante occasione di
riflessione e di confronto”.

Gay Pride di Roma a rischio annullamento ?

venerdì, 5 giugno 2009

L’incredibile serie di ostacoli posti per lo svolgimento del Gay Pride romano denunciata dgli organizzatori.

Qui la fonte della notizia

(fonte: http://www.mariomieli.org/spip.php?article1166)


4 giugno

Chi sbarra la strada al Pride

Il 13 giugno a Roma ci sarà il Pride, come ogni anno dal 1994. E sarà un successo. Ma da dove partirà, per quali strade sfilerà, in quale piazza si concluderà? A una manciata di giorni dall’evento, non è dato sapere. Il Mario Mieli ha avuto sino ad oggi tre incontri con il Comune di Roma e sette con la Questura semplicemente per riuscire ad ottenere un percorso degno per la parata. In cambio ha ottenuto vane telefonate, proposte stravaganti, ben tre rifiuti scritti e un nulla di fatto. Persino da raccontare risulta difficile e surreale. Sembra di vivere un racconto di Gogol in cui vari funzionari in grandi stanze dai soffitti alti ed austeri parlano con un questuante e, alle varie richieste ed osservazioni del richiedente, offrono risposte a volte asfitticamente burocratiche, altre volte contraddittorie, altre volte rinvianti a consulti con superiori. Spesso con imbarazzo. Alla fine arrivano i no, con motivazioni via via sempre più desolanti.

Breve riassunto. Meglio ancora, breve premessa. Se si vuole fare una manifestazione a Roma, dall’aprile del 2009, a regolare i percorsi c’è un Protocollo firmato dal Comune, Prefetto e sindacati, che dovrebbe valere per chiunque. Il protocollo indica sei percorsi con tre piazza d’arrivo: San Giovanni, Piazza del Popolo, Piazza Navona, ma prevede anche una valvola di sfogo: possibili deroghe per manifestazioni nazionali. Un protocollo apparentemente logico, data la possibilità di eccezioni, che però la vicenda del Pride dimostra essere uno strumento ambiguo, utilizzabile ad arte per strangolare la libertà di manifestare.
Ecco i 40 giorni di Gogol. Il Mario Mieli, organizzatore del Roma Pride 2009, chiede i percorsi per arrivare a San Giovanni (uno già utilizzato per il Pride del 2007). La risposta è no: c’è una manifestazione religiosa troppo vicina al percorso. Il Mieli ci riprova chiedendo una data diversa, il 20 giugno. No: c’è la festa di San Giovanni dopo 4 giorni e, prevedendo probabili preparativi, ci sarebbero i fedeli che potrebbero incrociarsi con gli omosessuali. Il Mieli, incredulo per la risibilità delle motivazioni, chiede Piazza del Popolo. No: troppa gente e troppi carri, non c’è spazio per arrivarci. Visto che i rimanenti percorsi del famoso protocollo risultano brevi e defilati, il Mieli chiede allora una deroga alla regola, trattandosi di manifestazione a carattere nazionale, proponendo l’identico percorso dell’anno precedente, che la Questura stessa aveva ideato e offerto dinanzi a un altro incredibile diniego riguardante San Giovanni. No: perché non è previsto dal Protocollo e poi passa per Madonna di Loreto. Alla domanda cosa impedisca il passaggio in quello slargo se la Madonna o il ricordo di Piazzale Loreto, e perché mai ci sono state infinite deroghe al famoso accordo, la risposta è che il protocollo nasce per non passare vicino a Piazza Venezia. Controproposta della Questura: l’unico percorso ortodosso secondo la Bibbia-Protocollo: da Bocca della Verità a Piazza Navona. Tradotto per chi non è di Roma: un percorso percorribile a piedi in un quarto d’ora, che passa giusto appunto vicino a Piazza Venezia. Da sinistra, però, non da destra, senza ironia ideologica. Oppure la questura è pronta a dare una deroga (impossibile venti secondi prima) offrendo un circuito infinito attorno ai fori, tipo giro turistico tra le vestigia dell’antica Roma.

Questo riassunto, che imbroglia la mente su nomi di vie e piazze, non è inventato, ma scritto nero su bianco. Partendo dalla certezza che questo racconto non l’ha scritto Gogol, anche se gli sarebbe venuto splendido, una domanda nasce spontanea: chi l’ha ideato. E perché? La Questura, obbligata a sbrogliare un protocollo demente? Il Comune, che pur avendo promosso il protocollo, assicura che non si interessa ai percorsi delle manifestazioni? La Prefettura, silente solo in apparenza? La burocrazia offre la risposta ovvia: la Questura. Il buon senso rifiuta la risposta, anche perché una certezza (l’unica) regna sovrana per tutti: il Pride non è un problema d’ordine pubblico. Allora cosa è? Un problema di traffico? Qualunque romano medio avrebbe un tracollo di bile al solo pensiero che una manifestazione, a giugno, di sabato, in centro, possa costituire un problema di circolazione stradale. Un fastidio per qualche gerarchia ecclesiastica? Probabile, gli infiniti divieti su Piazza San Giovanni fanno pensare anche a questo, ma certamente non c’è nesso con la viabilità del centro di Roma. A quella politica e istituzioni che non vogliono occuparsi di diritti civili e gradiscono che le richieste in tal senso si riducano ad un brusio periferico? Certamente. Ma non basta. La vicenda percorsi è in realtà una vicenda di spazi di libertà, di pluralità di opinioni, di dissenso democratico, di manifestazioni di popolo e non di strutture, di diritti, di visibilità, dei nodi irrisolti della nostra nazione. Quindi qualche ostacolo tecnico può essere utile, soprattutto quando è determinante per la buona riuscita di una manifestazione. Sfilare sotto gli occhi di tutti, in massa, pacifici, con richieste serie, necessita strade larghe, ideali e reali, piazze immense fisiche e di pensiero. Obbligare il tutto su brevi ed isolati percorsi, non è un problema di asfalto, ma di rosicchiamento di libertà e democrazia.

L’osservazione stravagante che viene fatta al Pride è questa: è solo una faccenda di carte da rispettare e di strade proibite (irrilevante poi se quelle carte in altri casi vengono disattese e se quelle strade sono vietate a caso). Nessuno proibisce il Pride.
Viene da rispondere: e ci mancherebbe pure; non siamo mica in Russia, dove gli omosessuali sono caricati dalla polizia. O forse no, non è vero, forse stiamo proprio scivolando nella Russia, ma non in quella palesemente poco democratica del 2009, bensì in quella dell’ottocento di Gogol, soffocata, plumbea, burocratica. Il Pride ne è proprio l’antitesi più eclatante. Un’occasione da non perdere per tutti, in qualunque strada sarà.

Rossana Praitano
Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Fonte L’Altro

Gay Pride di Roma in pericolo.

martedì, 2 giugno 2009

Riceviamo e pubblichiamo l’ appello del Circolo Mario Mieli, organizzatore del Roma Pride 2009, che denuncia gli ostacoli ti tutti i generi frapposti allo svolgimento della manifestazione.

Sosteniamo il Circolo Mario Mieli e il Roma Pride.
NO GOD l’ha fatto.

Cari e Care,
anche quest’anno si avvicina l’appuntamento con il Roma Pride, ma a 10 giorni dalla parata del 13 giugno non è ancora stato sciolto il nodo del percorso.

Come molti di voi sapranno la Questura ha apposto ieri il terzo diniego al percorso richiesto dagli organizzatori, con motivazioni sempre più assurde e pretestuose, tanto da dare adito persino a ricorsi giudiziari dinnanzi al TAR e al Presidente della Repubblica. (http://www.mariomieli.org/spip.php?article1164)

Alla usuale questione dei diritti e delle rivendicazioni GLBT si viene quindi ad aggiungere un grave vulnus alla agibilità democratica nella nostra città, che affida all’arbitrarità di valutazioni e protocolli unilaterali l’effettiva possibilità di svolgimento di una grande manifestazione per i diritti civili e la visibilità di un’intera comunità.

Non solo ancora una volta le istituzioni si piegano ai veti vaticani e clericali nel negare Piazza San Giovanni al Pride, come già avvenuto lo scorso anno, ma si spingono fino a contrastarne fattivamente il libero e naturale svolgimento negando persino il percorso dell’anno scorso, da Piazza della Repubblica a Piazza Navona.

Un precedente gravissimo per tutti quanti noi cittadini e per tutte le manifestazioni future. Un attacco gravissimo alla laicità e alla libertà di manifestazione che riguarda tutti i cittadini e non solo le lesbiche, i gay e le trans.

Per questo vi chiedo di aderire e sostenere al massimo il Pride di Roma 2009.

Potete mandare le vostre adesioni, individuali o di associazioni e gruppi a romapride@gmail.com (se volete mettetemi in conoscenza a.maccarrone@mariomieli.org); potete diffondere questo messaggio alla vostra rete di contatti, amici, attivisti, persone interessate, gruppi.
Se siete giornalisti, o avete blog, newletter, siti internet potete anche e soprattutto diffondere queste notizie sui vostri canali e fare informazione contro una cappa di silenzio che avvolge questa situazione.

Grazie a tutte e tutti dell’impegno,

Andrea Maccarrone
3497355715

25/5/09 – Ho visto cose…

lunedì, 25 maggio 2009


Come tutte le famiglie, le nostre al servizio diplomatico si presentano in diverse configurazioni (Segretario di Stato Usa, signora Clnton che comunica i pieni diriti ai diplomatici gay, Corriere della Sera)
A Roma, il 26 maggio a piazza di Pietra, ci sarà una singolare parata guidata da Carlo Giovanardi, a sostegno della candidatura di Berlusconi al Nobel (ansa)

Il 15 maggio Rama Yade, sottosegretaria agli Esteri francese, ha lanciato l’appello per la depenalizzazione universale dell’omosessualità al Congresso mondiale sui diritti dell’uomo a Parigi alla presenza di delegati di cento paesi. Il 18 dicembre scorso la mozione venne votata all’Assemblea generale dell’Onu da 67 stati dei cinque continenti. La mozione puntava a isolare gli ottanta stati che considerano l’omosessualità un crimine contro natura spesso (in sette stati) punendola con la morte. L’Italia cadde sull’orlo di una crisi di nervi per essersi dovuta (con fatica) scostare per una volta dal Vaticano. Come si ricorderà mons. Celestino Migliore, osservatore della Santa Sede presso l’Onu, avvertì che gli stati che non riconoscono l’unione tra due persone dello stesso sesso (omofobi, diremmo noi e il buon senso) sarebbero stati messi alla gogna. A tenere bordone alla malvagia posizione vaticana si aggiunse la Siria che spiegò che i diritti universali non includono i diritti specifici delle persone. Il presidente Sarkozy e l’intero governo, hanno sostenuto con forza Rama Yade, che il 15 maggio ha potuto rinnovare il suo impegno dichiarando che “non ci sono discriminazioni minori, ma solo sfide non colte. I diritti sono indivisibili negarne uno significa compromettere tutti gli altri; davanti alle discriminazioni, di origine, di età, di orientamento sessuale, di genere, la nostra volontà deve essere ferma, non per imporre un modello di società, ma per combattere lo spirito di intolleranza lesivo della dignità umana”. In Francia l’omosessualità è stata depenalizzata nel 1981; oggi il ministro della Salute Roselyne Bachelot vuole derubricare la transessualità dalle “affezioni psichiatriche di lunga durata” mentre Martine Aubry, segretario del Ps, chiede all’Onu di rifiutare la transfobia.
Il 17 maggio Cuba ha festeggiato il cinquantenario della Rivoluzione con la consueta sfilata nelle vie dell’Avana. Nel calendario delle manifestazioni la sfilata più bella è stata quella degli omosessuali che, a passo di danza negli allegri ritmi latino americani, hanno percorso le vie del centro per sfociare nei giardini di Pabellòn di Cuba, il cuore della capitale. Solo fino a poco tempo fa Fidel Castro “i froci” li spediva ai lavori forzati col garbo consueto delle dittature. Invece oggi sua nipote, Mariela Castro Espin, figlia di Raùl, direttrice del Centro nazionale per l’educazione sessuale, è stata la madrina della giornata contro l’omofobia.
Giovedì 21 maggio a Genova, il ministro della Gioventù Giorgia Meloni ha partecipato ad un convegno organizzato dall’Arcigay sul disagio giovanile. Come è ovvio il ministro ha detto che è contro ogni forma di discriminazione, anche se ritiene irricevibile la richiesta di equiparazione tra coppie etero e omo e insostenibile l’adozione. Per chiarire la sua condanna a qualsiasi forma di discriminazione, Meloni ha pronunciato un chiaro no a eventi come il gay pride che si terrà appunto a Genova il 27 giugno. Il ministro è stata nettissima, ma il capogruppo dei senatori del pdl genio Gasparri, ha disapprovato l’intervento di Meloni all’arcigay che, svolgendosi a Genova poteva sembrare un tacito assenso al gay pride.
Continua intanto la protesta di Marco Pannella che, in una intervista all’Unità tra l’altro ha detto : “abbiamo parlato dei diritti degli omosessuali e ci hanno chiamato froci. Adesso vedo che si ascoltano le ragioni degli omofobi”.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Islam e omosessualità.

venerdì, 15 maggio 2009

Abbiamo sempre duramente commentato su questo sito il criminale comportamento dei fondamelisti islamici nei confronti delle persone omosessuali e degli atei, entrambi passibili di condanna a morte secondo le indicazioni dell’immaginaria entità soprannaturale di riferimento. Ora pare che in alcuni paesi a maggioranza islamica stia emergendo un atteggiamento meno drastico. Ma solo per quanto riguarda l’orientamento sessuale e non già per il diritto di affermare, senza essere ammazzati, che dio -qualsisi dio- è un’invenzione degli uomini. Secondo il nostro carissimo amico Peter Boom, che ci fornisce gradite e aggiornate notizie, in Indonesia intellettuali e saggi musulmani starebbero, bontà loro, rivedendo le posizioni più omofobiche del’islam. Nessuna novità però per quanto riguarda il diritto a non credere nella Menzogna Globale

L’ISLAM RICONOSCE L’OMOSESSUALITA’
di Peter Boom

http://digilander.libero.it/pansexuality

Questo è il titolo di un interessante articolo sul giornale Indonesiano in lingua inglese “The Jakarta Post” ( http://www.thejakartapost.com/news/2008/03/27/Islam-039recognizes-homosexuality039.html ).
In nove paesi islamici vige ancora la pena di morte per omosessualità ed in molti altri paesi questa è ancora considerata contro la legge e viene punita in svariati modi.
In molti paesi anche la posizione delle donne è a dir poco precaria e non vengono rispettati i diritti umani.
Il dibattito su The Jakarta Post inizia così: “Omosessualità ed omosessuali sono naturali e creati da Dio, dunque permissibili dentro l’Islam. Studiosi musulmani moderati hanno affermato che per l’Islam non ci sono ragioni per rifiutare gli omosessuali e che la condanna di omosessuali od omosessualità da parte di importanti ulema (studiosi di teologia) e molti altri musulmani è basata su interpretazioni grette (narrowminded) dell’Islam stesso.Siti Musdah Mulia della Conferenza Indonesiana delle Religioni e della Pace ha citato la “al-Hujurat” (49:3) affermando che una delle benedizioni per gli esseri umani è che tutti gli uomini e le donne sono uguali per etnia, ricchezza, posizione sociale ed anche per orientamento sessuale. Non c’è differenza tra lesbiche e non-lesbiche. Negli occhi di Dio le persone vengono valutate per la loro devozione (piety).

Una dichiarazione senz’altro in linea con la Dichiarazione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Anche i Valdesi ed altre religioni cristiane sono della stessa opinione mentre la chiesa cattolica rimane ancora dell’avviso che gli atti omosessuali vadano condannate mettendosi sullo stesso piano immorale di certi paesi islamici fanatici che si rifiutano di firmare la richiesta per la depenalizzazione dell’omosessualità (proposta dal Presidente Sarkozy presso le Nazioni Unite).

Un altro partecipante alla Conferenza Indonesiana si è espresso come segue:”L’essenza della religione (Islam) è di rendere umane le persone, di rispettarle e di conferirle dignità. Anche l’omosessualità è creazione di Dio e dovrebbe essere considerata naturale.

I musulmani hanno bisogno di abbracciare la ijtihad ( l’iter per prendere una decisione legale per mezzo di una interpretazione indipendente dal Corano e/o la Sunnah) per evitare di rimanere prigionieri del vecchio paradigma senza sviluppare interpretazioni di più larghe vedute.

Alla conclusione della conferenza è stato affermato che la cultura indonesiana accetta l’omosessualità. La condanna dell’omosessualità veniva richiesta soltanto da due gruppi di musulmani conservatori i quali dichiaravano che il rapporto tra persone dello stesso sesso è un peccato, ma che non consideravano i gay come nemici.

Un altro grande paese orientale è l’India dove, malgrado il puritanesimo inglese, i pregiudizi sono minori e sul “Kolkata Mirror”, importante giornale in lingua inglese, si trova un’intervista a diverse persone con la domanda cosa pensino della pansessualità. Le risposte sono nel segno di una grande apertura mentale, come per esempio: “Ad ognuno il suo, non c’è niente di sbagliato in un rapporto consensuale tra adulti”, o anche “la sperimentazione sessuale dovrebbe essere incoraggiata”.

L’Asia infatti ha avuto sempre tradizioni molto poco condizionanti per quanto riguarda una pansessualità libera, malvista solo quando esagerata o violenta. L’India ha prodotto il famoso Kama Sutra, la Cina il Tao (via o cammino) con l’insegnamento che una vita spiritualmente valida richiede anche molto buon sesso. Lo Yin e Yang chiusi in un unico cerchio simboleggianti l’interscambiabilità tra il femminile ed il maschile, era l’affermazione forse più antica della pansessualità. Come si vede non c’è niente di nuovo sotto il sole.

Nei paesi a maggiore influenza islamica la situazione è più complessa, ma i primi tentativi di liberazione sessuale sono arrivati pure lì come ultimamente a Beirut nel Libano, dove duecento omosessuali hanno manifestato in piazza contro la repressione esercitata dalla polizia.

A Kampala (Uganda) venti omosessuali quasi tutte lesbiche (tante volte le donne sono più coraggiose degli uomini!) hanno apertamente dimostrato in piazza a favore della depenalizzazione dell’omosessualità ( sette anni di carcere!!!). Un ministro ha dichiarato che l’Uganda è un paese cristiano (sic!).

Personalmente mi ricordo la prima manifestazione gay a San Remo nel mese di aprile 1972. La polizia ci aveva praticamente assediati e quando mi sono baciato in bocca con un bel ragazzo norvegese abbiamo rischiato l’arresto, ma … la cultura avanza, seppur troppo lentamente.

In conclusione resta da sperare che il mondo attraverso la globalizzazione soprattutto nelle comunicazioni diventi più libero e liberato da quelle gerarchie ecclesiali fanatiche e completamente obsolete.

EccoVi gli ultimi tre commenti in lingua inglese (con traduzione in italiano):

Good (not verified) — Tue, 04/14/2009 – 9:51am

“Conference of Religions and Peace cited the Koran’s al-Hujurat (49:3) that one of the blessings for human beings was that all men and women are equal, regardless of ethnicity, wealth, social positions or even sexual orientation.”

i am a Muslim and Arabic is my mother language, al-Hujurat (49:3)means = And if they had patience till you could come out to them, it would have been better for them. And Allah is Oft-Forgiving, Most Merciful.

thats the correct translation

source:

http://www.searchtruth.com/search.php?keyword=Allah&chapter=49&translato…(traduzione)

Good (non verificato)

“La Conferenza delle Religioni e della Pace ha citato la al-Hujurat (49:3) che una delle benedizioni per gli esseri umani è che tutti gli uomini e le donne sono uguali, senza distinzione di appartenenza etnica, ricchezza, posizioni sociali ed anche di orientamento sessuale.” Io sono Musulmano e la mia madrelingua è l’arabo, al-Hujurat significa = E se coloro avessero avuto pazienza finché Tu potessi venire a loro, questo per loro sarebbe stato meglio. E Allah perdona spesse volte, è massimamente misericordioso.

Questa è la traduzione corretta.

Fonte:

http://www.searchtruth.com/search.php?keyword=Allah&chapter=49&translato…

Peter Boom (not verified) — Tue, 04/14/2009 – 4:44pm

I want to express my appraisal for the translation of the Koran’s al-Hujurat (49:3) that one of the blessings for human beings is that all men and women are equal, regardless of ethnicity, wealth, social positions or even sexual orientation.
This should be an example also for the catholic and other churches who still preach discrimination and hatred.
Thank you very much, Peter.

(traduzione)

Peter Boom (non verificata)

Voglio esprimere il mio apprezzamento per la traduzione della al-Hujurat (49:3) che una delle benedizioni per gli esseri umani è che tutti gli uomini e le donne sono uguali, senza distinzione di appartenenza etnica, ricchezza, posizioni sociali ed anche di orientamento sessuale. Questo dovrebbe essere da esempio anche per la chiesa cattolica e le altre chiese che tuttora predicano discriminazione e odio.

Tantissime grazie, Peter Boom.

Ahlam (not verified) — Tue, 05/05/2009 – 6:27pm

What’s this nonsense? Are those people who recognize homosexuality true Muslims? Don’t they fear God for coming up with such a conclusion. All rational sane persons who can read the Quran and the Sunnah of the Prophet peace be upon him can understand that homosexuality is a sin, it is something very obvious. Homosexuality is against nature and the law of God. homosexuality is sick and disgusting.
May Allah guide people to the right path and may He protect us and our children from the insanity and immorality of some people, ameen!

(traduzione)

Ahlam (non verificato)

Cos’è questa assurdità? Questa gente che riconosce l’omosessualità è musulmana davvero? Non temono Dio per essere arrivati ad una simile conclusione? Tutte le persone razionali e sane di mente che possono leggere la Quran e la Sunnah del Profeta pace sia con Lui possono capire che l’omosessualità è un peccato, questo è molto evidente. Omosessualità è contronatura e contro la legge di Dio. Omosessualità è malata e disgustosa.

Possa Allah guidare la gente sulla giusta strada e possa Lui proteggere noi ed i nostri figli dalla dissennatezza e dall’immoralità di certa gente, ameen!


Peter Boom (not verified) — Thu, 05/07/2009 – 4:42am

Dear Ahlam, you mean you want to judge the creations of God. Homosexuality is perfectly natural and you can see that in Nature, where not only human beings, but also animals and plants live various sexual behaviours. See please the Theory and the Philosophy of Pansexuality on the site http://digilander.libero.it/pansexuality which I hope will open your eyes and help you not to judge.
May your God help you to throw away terrible prejudices which cause marginalization, death, injustice and social disorder.
All the best, Peter.

(traduzione)

Peter Boom (non verificato)

Caro Ahlam, Tu vuoi dire che puoi giudicare le creazioni di Dio. L’omosessualità è perfettamente naturale e questo lo puoi vedere nella Natura, dove non solo gli esseri umani, ma anche gli animali e le piante vivono comportamenti sessuali diversi. Vedi per favore la Teoria e la Filosofia della Pansessualità sul sito: http://digilander.libero.it/pansexuality che spero Ti faccia aprire gli occhi e Ti aiuti a non giudicare.

Possa il Tuo Dio aiutarTi a gettar via i terribili pregiudizi che causano discriminazione, morte, ingiustizia e disordine sociale.

I miei migliori saluti, Peter Boom.

Fini incontra le associazioni rappresentative dei cittadini omosessuali.

giovedì, 14 maggio 2009

Ma non tutte. Alcune non sono state invitate, come il Circolo Mario Mieli, storico organizztore del clamoroso Gay Pride del 2000, e Certi Diritti, di area radicale. Comunque si tratta di un importante passo avanti verso il riconoscimento di diritti che fino ad oggi gli zuavi pontifici che controllano il Parlamento hanno sempre impedito.

Qui la fonte della notizia

http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/fini-parla/omosessuali/omosessuali.html

Il presidente della Camera incontra le associazioni “Stop ai pregiudizi, ma ci vuole gradualità” Fini sull’omosessualità “L’Italia è in ritardo”

di FRANCESCO BEI

ROMA – Per il presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso, quello compiuto ieri da Gianfranco Fini “è stato un grande passo”. Un incontro “molto importante”, perché “è la prima volta che un presidente della Camera ci riceve”. Non era mai successo prima, “nemmeno con Bertinotti”. Così alle tre del pomeriggio i rappresentanti di Arcigay, Agedo (genitori di figli omosessuali), Famiglie Arcobaleno (genitori omosessuali) e Gaylib, associazione vicina al Pdl, salgono al primo piano della Camera per un incontro di oltre un’ora. La “madrina” dell’iniziativa è la deputata del Pd Paola Concia, relatrice del ddl contro l’omofobia. E proprio quel provvedimento è la ragione ufficiale dell’invito e tutti chiariscono fino alla noia che di matrimoni gay non si è parlato. Ma quello che conta è il fatto politico. A dieci anni dalla dichiarazione sui maestri omosessuali, Fini compie un altro strappo rispetto alla sua tradizione e alla cultura politica prevalente nel centrodestra.

A porte chiuse, il presidente della Camera sta attento a soppesare le parole ma l’apertura è evidente: “Il problema è che in Italia c’è una scarsa consapevolezza su questi temi, dobbiamo colmare questi ritardi”. Cosa fare? Intanto “sconfiggere il pregiudizio, la discriminazione, la violenza”. Ai presenti Fini dispensa anche un consiglio politico su come affrontare la battaglia: “Vi invito a un approccio graduale e non massimalista. Iniziamo a far capire che al centro della questione c’è la dignità della persona umana”. C’è anche da sviluppare un linguaggio nuovo, parole nuove. Come gli consiglia Rita De Santis: “Presidente, io ho quattro figli etero e uno omosessuale, ma tutti amano allo stesso modo. Lasciamo perdere l’omosessualità, meglio chiamarla omoaffettività. Sa, in Italia quando si usa la parola sesso si pensa sempre a qualcosa di turpe”. Fini ne conviene: “Sono d’accordo. Facciamo capire che non è una malattia o una perversione”. Dopo aver invocato per l’ennesima volta il “gradualismo” nell’affrontare questi temi, Fini lascia intendere ai presenti che, dopo il ddl contro l’omofobia, altri provvedimenti auspicati dalla comunità gay potrebbero essere maturi. Non parla di unioni di fatto, ma osserva: “Partire da un ddl trasversale può essere il chiodo giusto per attaccare il cappello. Non credo sia impossibile”. Nulla di più, ma che ai presenti basta e avanza per sperare.

I rappresentanti del mondo omosex si augurano infatti che le aperture di Fini possano essere il lievito per far maturare anche nel Pdl posizioni nuove. E il centrosinistra? Paola Concia è molto disincantata: “È finito il tempo delle chiacchiere, la politica ci ha sempre usato, adesso siamo stanchi”. Il compito di Fini, secondo la deputata del Pd, adesso è chiaro: “Deve parlare ai suoi e convincerli”. Ma tra i gay non tutti sono d’accordo con queste aperture di credito a Fini. Arcilesbica ad esempio ha deciso di disertare l’incontro di ieri. “Non possiamo dimenticare che il presidente della Camera – spiega Francesca Polo – è dirigente di un partito che rifiuta ogni apertura ai diritti di lesbiche, gay e trans”. L’associazione radicale “Certi Diritti” non è stata invitata all’incontro. Ma fa sapere che lunedì prossimo, per la giornata mondiale contro l’omo/trans fobia, sarà ricevuta invece al Quirinale da Giorgio Napolitano.

Divini privilegi.

martedì, 5 maggio 2009

Negata Piazza San Giovanni per il Gay Pride di Roma ; previste in zona manifestazioni religiose. Anche quest’anno sono in corso manovre per ostacolare la manifestazione più odiata dai clericali di tutti i partiti.

Roma Pride 2009

Anche quest’anno il Romano Pontefice ci aiuta !
<http://lampidipensiero.wordpress.com/2008/06/05/testardamente-grazie-santita-ovvero-benedetto-pride/>

La Questura di Roma, infatti, ha comunicato al Circolo Mario Mieli che a
causa dello svolgimento della processione rionale dedicata a S. Antonio
Abate, la piazza non sarà disponibile per ospitare il Roma Pride nel 2009.
Sarà indisponibile anche il 20 giugno perché dalla stessa data partirà una
serie di manifestazioni religiose per la preparazione della festa di San
Giovanni Battista (che come noto a tutti, cade il 25 giugno). Indi, vi
saranno ulteriori difficoltà a causa della festività dei Santi Pietro e
Paolo, patroni della città.

Quindi, di nuovo e testardamente grazie al Romano Pontefice e alla sua Curia
che, anche quest’anno consentirà di sfruttare il clamore mediatico su questo
tema trasfromandolo in uno lungo spot pubblicitario per il Roma Pride.

Santità, ormai lo sappiamo che ci vuole bene. Per questo, a titolo personale
rinnovo la dedica intitolando  anche il Roma Pride 2009 *BENEDETTO PRIDE*,
in attesa che proclami l’indulgenza plenaria e perpetua per tutti coloro che
parteciperanno ai pride romani.

Al di là delle note folkloristiche, dal comunicato diramato dal Mario
Mieli<http://www.mariomieli.org/spip.php?article1139>emerge una nota
peroccupante.

Il Pride di Roma è ormai una manifestazione significativa, cospicua, di
rilevanza nazionale e che non accoglie più soltanto gay, lesbiche e
transessuali. Il Protocollo comunale
<http://www.cobas.it/Sito/Documenti/Comunicati/CS_2009/CS_Protocollo%20manifestazioni%20a%20Roma.pdf>sui
percorsi delle manifestazioni si sta rilevando un insieme di false
alternative. Per i  grandi eventi sono previsti piazze incapaci di
accoglierli o luoghi rifiutabili per interi mesi con identiche
giustificazioni, a volte risibili. Una carta straccia pronta a colpire tutti
i cittadini non solo romani, limitandone la libertà di manifestazione
garantita dalla Costituzione.