Sulla celebre arteria creata da Mussolini per celebrare la sottomissione dell’Italia al Vaticano con la firma dei Patti Lateranensi si è registrata ieri una caduta al suolo di gufi agonizzanti. Si tratta di uccellacci omofobi di tipo religioso, politico e giornalistico equamente ditribuiti a destra, sinistra e centro, tutti affranti dal dolore per una sentenza della Corte di Cassazione che riconosce il diritto a un riconoscimento giuridico per le coppie formate da cittadini omosessuali. Per il momento viene escluso il matrimonio e viene demandato al Parlamento il compito di legiferare sulla materia. Siamo certi che i gufi agonizzanti riceveranno linfa vitale dai palazzi del potere religioso dominante in Italia, laddove la liberalizzazione e il riconoscimento di quei rapporti è maggiormente temuto. La possibilità di vivere al riparo delle leggi una relazione omosessuale di coppia potrebbe aggravare la crisi delle vocazioni di quanti nella tonaca cercano l’alibi per non cercare moglie.
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16/03/12 – Strage di gufi su Via della Conciliazione.
venerdì, 16 marzo 2012A morte i froci !
mercoledì, 14 marzo 2012A morte i froci !
Dopo che il Parlamento europeo ha approvato il riconoscimento da parte dei paesi dell’UE dei matrimoni fra persone dello stesso sesso ovunque celebrati si è scatenato il Ku Klux Klan politico, mediatico e religioso degli omofobi italiani. Non solo politici e giornalisti di antica o recente matrice fascista e democristiana, ma anche quelli che vantano indebitamente una presunta cultura liberale. Sono questi in effetti quelli che deludono maggiormante, anche perché li ricordiamo in orgoliose e ben pubblicizzate partecipazioni ai gay-pride qua e là per l’Italia. Ma evidentemente non condividono più i diritti che difendevano nei cortei e adesso è per loro più redditizio, ai fini della carriera politica o nei media, assumere ruoli più ostili al riconoscimento di quei diritti altrove conclamati e codificati. Non deludono invece per coerenza i gerarchi della chiesa cattolica, l’istituzione che secondo molti attenti osservatori presenta la più alta concentrazione di persone omosessulai a tutti i livelli gerarchici. La loro ostilità a quanto approvato a Bruxelles è l’ovvia conseguenza dell’omofobia millenaria della loro chiesa, ma secondo noi adesso per quanti di loro sono omosessuali più o meno praticanti in segreto, si aggiunge anche l’invidia, dal momento che non potranno mai sposarsi con i loro eventuali partner senza perdere lo status e i privilegi della consolidata carriera ecclesiatica.
23/7/11 – Stato di diritto
sabato, 23 luglio 2011Tutto cambia tranne il cuore umano, dicono i vecchi saggi, ma si sbagliano
Da domenica la grande mela sarà ancora più Grande. Il 24 luglio, infatti, è il primo giorno di applicazione della recente legge che autorizza nello Stato di New York la celebrazione di matrimoni anche tra persone dello stesso sesso. Data attesa da così tanto tempo da aver creato un vero e proprio ingolfamento negli uffici, tanto che il sindaco Bloomberg ha proposto una lotteria tra i richiedenti arrivando a 764 sposalizi. Un po’ lo sappiamo dai film, ma per sposarsi negli Usa le pratiche da sbrigare sono veramente poche: ci si presenta in municipio con i documenti in regola. Niente certificato esposto per 15 giorni nelle sedi comunali come da noi, ma solo una richiesta generica tre giorni prima all’ufficio competente. E, senza aspettare risposta, si arriva negli uffici col vestito della festa e il bouquet in mano. Anche con il numero chiuso sarà ugualmente un vero primato per NY che arrivò nel 2003 alla cifra record di 621 matrimoni celebrati il giorno di san Valentino, protettore degli innamorati e dei malati di epilessia. Naturalmente gli estratti potranno essere coppie omo o etero. Si ipotizza che anche nelle prossime settimane bisognerà procedere a questo sistema sia a Manhattan che a Brooklyn, Queens, Bronx, Staten Island.
Dietro a questa grande festa di domenica c’è anche un piccolissimo contributo italiano. In molti ricordano il sindaco di New York Rudolph Giuliani, gran fautore della tolleranza zero, teorico della broken window che ha avuto anche da noi emuli, che hanno interpretato la finestra rotta arrestando la zingarella e al contempo spalancando porte e finestre per lasciare entrare nei posti di comando gli amici coi tirapugni più fighi. Giuliani, italiano di terza generazione, ha lavorato per questo risultato, prestandosi anche a travestirsi nelle maniere più improbabili e divertenti durante i gay pride. E ha passato il testimone al più composto ma deciso Bloomberg che ha speso molto del suo tempo all’affermazione del diritto per le coppie omosessuali. E poi c’è il governatore dello Stato di NY, Andrea La Guardia che ha ritenuto l’equiparazione del diritto come dato imprescindibile per la civiltà. Nipote di Fiorello La Guardia – è anche il nome dell’aeroporto di NY – l’uomo che come interprete ha aiutato i nostri connazionali che arrivavano ad Ellis Island, probabilmente in condizioni peggiori di come oggi arrivano gli stranieri a Lampedusa, e che poi diventò sindaco della città nel 1933.
Intanto in Italia si continua a negare questo basilare diritto. Non è accettabile sentire Giovanardi (e compagnia) dire che lui rispetta gli omosessuali ma la famiglia è altra cosa. Chi afferma questo deve essere chiamato col suo nome, cioè razzista, e senza timore di aver abusato della parola. Chi nega un istituto come il matrimonio ad una parte di cittadini in base al pregiudizio e all’idea vagamente animalesca che il matrimonio ha il solo scopo della riproduzione e dell’accudimento dei cuccioli, dovrebbe subire un trattamento sanitario obbligatorio – al momento è l’unico consentito e prevede le cure per chi fa del male a sé e agli altri – che lo riconduca ai nostri giorni. Nessuno impedisce a Giovanardi di vestirsi come un Borgia, magari starebbe anche bene, ma può lui e i suoi compagni della partitocrazia impedire alle persone di vivere normalmente come nel resto del mondo occidentale? Che ne sa lui di Anna che da sette anni vive con la sua compagna e non può godersi una bella giornata di festa insieme agli amici e i parenti, per una volta vestita bene, tra i confetti e le posate d’argento che vorrebbe mettere nella lista di nozze? Auguri a tutti quelli che si amano, o almeno ci provano. Agli altri una bella poesia, e state calmi che prima o poi l’amore arriva.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto grattando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
oppure sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
La verità, vi prego, sull’amore
(W.H. Auden)
Dopo la prima notte di matrimonio gay a New York.
domenica, 26 giugno 2011Su tutti i giornali italiani e su alcuni TG (ma non tutti) è stata data con molta enfasi la notizia che il Senato dello Stato di New York ha approvato il pieno riconoscimento della parità di diritto a sposarsi per tutte le coppie che si amano, indipendentemente dal sesso anagrafico. Ovvio il disappunto e in molti casi anche le feroci critiche delle religioni omofobe, quelle che campano di rendita sulla discriminazione e perfino l’incitamento alla violenza sulle persone omosessuali. E anche i media legati ai partiti politici al servizio delle gerarchie vaticane fanno piovere le loro critiche. Ma c’è una cosa che ci diverte, la certezza che schiumeranno di rabbia e soprattutto di invidia le cripto-checche, vale a dire gli omosessuali “velati” che per convenienza di carriera politica o ecclesiastica fanno finta di essere etero e sono in prima fila a protestare e a condannare confratelli e consorelle di pari orientamento sessuale. Sappiamo però che il giorno magico in cui anche in Italia una legge riconoscerà a tutti i cittadini, nessuno escluso, il diritto a formare una famiglia succederà quello che successe all’epoca dell’approvazione del divorzio. Allora fra i primi a uscire allo scoperto e a usufruire della nuova legge ci furono proprio i principali avversari politici (fasci e democristiani in testa) che si erano battutti come iene contro il divorzio. I primi omosessuali che correranno a sposarsi sarranno sicuramente le cripto-checche politiche e religiose che oggi fanno le vergini offese dalla ventata di libertà che arriva da New York.
I gay cattolici non gradiscono la partecipazione delle associazioni degli atei ai Gay-Pride.
martedì, 7 settembre 2010.Notizia presa dal sito dell’UAAR . “”"Al Gay Pride vi è una “presenza massiccia di gruppi di atei e di anticlericali che usano il Pride solo come una vetrina per portare avanti un discorso che non ha niente a che fare con l’orgoglio omosessuale”, comportandosi in tal modo come i fondamentalisti cristiani che offrono, in tali occasioni, le proprie “terapie riparative”. A sostenerlo è Gianni Geraci, leader degli omosessuali cristiani, intervistato da QueerBlog. Geraci critica gli organizzatori perché, “proponendo questi momenti”, non tengono conto “della sensibilità di quanti, all’interno del movimento LGBT, lavorano per cambiare l’atteggiamento della Chiesa nei confronti dell’omosessualità”: un atteggiamento che costringe i gay cristiani a non aderire alla manifestazione. Geraci lamenta come siano troppo pochi gli omosessuali cattolici a fare coming out.“”"
Premesso che un credente in qualsiasi versione della MenzognaGlobale ci appare come una persona vittima di un inganno, c’è l’aggravante che i credenti nelle tre religioni monoteiste (e in particolare nelle due che impongono la professione di fede, vale a dire l’obbligo di diffonderla) anche non volendo esserlo finiscono per apparire totalitari in quanto le religioni in cui credono sono intrinsecamente totalitarie e totalizzanti. Per questo pensiamo che possano apparire tali anche i gay-cattolici di Geraci quando dicono di non gradire la partecipazione alle manifestazioni del movimento a cui appartengono di quanti in qualche modo mettano in discussione le loro credenze. Inoltre ci dispiace che i gay cattolici non gradiscano la partecipazione dell’ UAAR (e anche di No God quando ancora era un’associazione e sfilava nei cortei del Gay Pride) fino al punto di ritenerla motivo di auto-esclusione dalle manifestazioni del Movimento gay. Sia l’UAAR che No God, come altre Associazioni non dichiaratamente ed esclusivamente gay, come pure i partiti politici che partecipano alle stesse manifestazioni, lo fanno solo in difesa dei diritti civili delle persone omosessuali. Peraltro chiedere di escludere solo gli atei e non anche gli altri dimostra una visione della cultura dei diritti che ci avvilisce profondamente. E ci chiediamo come si può andare in piazza per difendere i propri diritti subordinando la propria partecipazione all’esclusione di quanti non sono di proprio gradimento ma che comunque si espongono in pubblico proprio per difendere gli stessi identici diritti, anche se non sono portatori dei medesimi orientamenti sessuali. Per concludere vogliamo ricordare che ai gerarchi della SS vaticana non gliene frega niente della presenza degli atei al gay-pride ! Quello che non possono tollerare è proprio la presenza dei gay cattolici che li costringe a fare i conti con l’omofobia del loro sistema di potere. E si rassegni il Geraci, quelli non cambieranno mai ! Comunque certe osservazioni meritano una risposta. Basterebbe che un gruppo di gay atei, indipendentemente dall’appartenenza all’UAAR, sfilasse con questo slogan per rimettere le cose a posto : “CHI CREDE NELLE RELIGIONI OMOFOBE DANNEGGIA ANCHE TE. DIGLI DI SMETTERE”
La Cina copia i cristianisti americani in tema di repressione sessuale, ma l’omosessualità può salvare il mondo.
domenica, 5 settembre 2010In una provincia del grande paese asiatico sarà avviata una cmpagna tesa a convincere maschi e femmine all’astinenza sessuale. Lo scopo è quello di limitare il boom demografico che è sempre stato, in Cina come in qualunque altra parte del mondo, il più grande ostacolo alla crescita del benessere, provocando invece fame, miseria, turbamenti sociali e migrazioni di sterminate masse di diseredati. Non sorprende però che un regime politico basato ancora sulla repressione dei diritti civili si avvalga di esempi mutuati da un versione restrittiva e moralistica del cristianesimo, quella degli evangelici americani. Il moralismo infatti, soprattutto sui temi della sessualità, è una caratteristica di tutti i sistemi di potere, politici e religiosi, per mantenere il controllo sui propri seguaci. E la Cina, ancora formalmente comunista, ne è un evidente esempio continuando ad applicare, fra l’altro, una legislazione fortemente punitiva nei confronti delle persone omosessuali. Eppure basterebbe un semplice accorgimento libertario per dare ai cinesi (ed anche un esempio applicabile a livello planetario per la riduzione del boom demografico) un ottimo incentivo a non crescere e moltiplicarsi in maniera esponenziale : liberalizzare e rendere leciti per tutti i rapporti omosessuali. Se anche in Cina come nel resto del mondo la percentuale di chi ha quel diverso orientamento sessuale è del 5 % significa che una volta liberi di potersi amare alla luce del sole almeno 100 milioni di cinesi maschi e femmine smetterebbero di mentire auto-costringendosi a rapporti matrimoniali e sessuali contro la loro personale natura, ed eviterebbero di procreare diversi milioni di nuovi cinesini solo per evitare di apparire gay e lesbiche in un paese fortemente punitivo nei loro confronti. Ma soprattutto farebbero regredire la crescita demografica provocando un grande sollievo sociale ed economico. Da esportare in tutto il mondo.
Qui la fonte della notizia da il Giornale LEGGI
Quella strana ondata di morelismo che ha toccato la Cina.
30/6/10 – O orgoglio o pregiudizio
mercoledì, 30 giugno 2010http://www.youtube.com/watch?v=fVR44jgic6c
Perché sabato 3 luglio, anche se a Roma farà molto caldo e si starebbe meglio a mollo in piscina, bisogna andare al gay pride? Intanto per le motivazioni suggerite dagli organizzatori: “vogliamo affermare con forza diritti e uguaglianza per tutte e tutti, perché desideriamo vivere in una società inclusiva, laica, aperta, solidale che accoglie e non discrimina o violenta le diversità”.
Poi per rispetto di una storia giovane ma che è parte della nostra vita. La marcia si tenne per la prima volta nel giugno del 1970 e da allora ogni anno, nell’anniversario del 28 giugno 1969 giorno degli scontri di Stonewall. Quaranta anni fa negli Stati Uniti non c’erano movimenti per i diritti degli omosessuali, l’associazione americana di psichiatria definiva l’omosessualità una malattia mentale. Eppure di diritti civili si parlava: per i neri, per le donne, per i poveri.
Lo Stonewall Inn, locale del Greenwich Village a Manhattan, la sera del 27 giugno 1969 era gremito. Era morta Judy Garland, icona del mondo gay, e nel locale si intonavano alcune sue canzoni. Sei agenti della polizia di New York, quattro uomini e due donne, sopraggiunsero allo Stonewall per controllare che non venissero venduti alcolici, nonostante da due anni fosse decaduto l’obbligo di servire alcol agli omosessuali. I poliziotti fecero uscire i clienti uno alla volta tra gli insulti e trattennero i travestiti pretestuosamente. Cose abituali, ma quella sera qualcuno si ribellò ai soprusi. Non solo i travestiti e gli omosessuali che frequentavano il locale, anche persone che erano lì per passare una serata o gente che si trovava a camminare su quella strada. I poliziotti vennero ridotti all’impotenza. Il giorno dopo i giornali fecero resoconti picareschi, descrivendo una guerra di “ridicole checche che piagnucolavano mascara imbrattati di rossetto”, cronache che rafforzarono, invece di offendere, l’orgoglio degli insorti. Il seme era stato gettato, e nei giorni successivi nacque la pianta dei diritti civili che scelse di chiamarsi movimento gay, che cominciò a battersi per i suoi diritti. Lo Stonewall Inn è stato dichiarato monumento nazionale ed è tappa “obbligatoria” per chi vuole conoscere la storia della libertà. Il gay pride – nel 1970 c’erano poche centinaia di persone a New York – quest’anno è stato aperto dal sindaco Bloomberg e dal governatore Paterson. In Gran Bretagna David Cameron e Nick Clegg hanno accolti i rappresentanti dei movimenti omosessuali a Downing Street. A Napoli è intervenuta la sindaco Iervolino.
I gay pride sono nati per rivendicare orgogliosamente se stessi e per richiedere pari diritti. Che in Italia sono molto lontani dall’essere ottenuti essendo il paese abbarbicato a una pervicace diffusione di modelli “morali” unici . Per cui sabato 3 bisognerà sfilare da piazzale dei Partigiani fino a piazza Venezia, non irritarsi per quegli omosessuali in servizio permanente effettivo che faranno dichiarazioni fesse, non storcere il naso davanti a cartelli che non ci piacciono, e se possibile divertirsi anche un po’ ballicchiando durante il percorso. E soprattutto ricordarsi che in un mondo dispari si vive veramente male.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
Finalmente raggiunta la prova assoluta della “normalità” dei gay,
venerdì, 11 giugno 2010…anche fra loro ci sono gli stronzi e i vigliacchi.
Con questo titolo “Avvilente atto di paura dei gay spagnoli” due giorni fa abbiamo titolato l’incredibile esclusione delle rappresentanze israeliane dal Gay Pride di Madrid. Due giorni fa pensavamo che si trattasse solo una scelta, per quanto miserabile, di evitare grane. Invece dobbiamo ricrederci, c’è dietro una dimostrazione gravissima di vigliaccheria motivata dall’ideologia politica. Come successo qualche anno fa anche al leader omosessuale olandese Pim Fortuym, contro il quale si scagliarono anche i gay ideologicamente schierati, di fatto, a difesa degli islamisti omofobi. Ecco come l’appartenenza politica rende masoschista la gente e mette in lista di attesa per l’impiccagionerituale islamica i gay di Madrid. E non solo.
Da GayNews.it LEGGI
Saranno contenti gli omosessuali e le lesbiche di Haifa, Gerusalemme e Tel Aviv adesso che gli organizzatori della Gay Pride Parade di Madrid li hanno etichettati come indesiderabili in quanto israeliani e depennati dagli inviti ufficiali. È l’obnubilamento da boicottaggio, virus dilagante in parecchi ambienti «liberi» che si distinguono ormai per parlare di ciò che non sanno.
Non sanno tanto per fare un esempio che, proprio pochi giorni fa, ad Haifa hanno orgogliosamente festeggiato un nuovo «telefono amico» in lingua araba: una help-line che è il frutto del coraggio e dell’impegno dei militanti di Aswat (organizzazione per i diritti delle lesbiche arabe) e di Alqaws (associazione a tutela della diversità sessuale nella società palestinese di Gerusalemme)………….
Avvilente atto di paura dei gay spagnoli.
martedì, 8 giugno 2010Suscita stupore e preoccupazione il comportamento degli organizzatori del Gay Pride di Madrid che, dopo aver invitato le associazioni omosessuali israeliane, si sono precipitati a ritirare l’invito… per ragioni di “sicurezza”.
Madrid, 8 giu. – (Adnkronos) – Gli organizzatori del Gay Pride a Madrid hanno ritirato l’invito alla comunita’ gay israeliana in seguito alle condanne internazionali a Israele per l’attacco alla Freedom Flotilla, il convoglio di navi diretto a Gaza per consegnare aiuti umanitari . Lo riferisce il sito del quotidiano spagnolo ‘El Mundo’ spiegando che per gli organizzatori la presenza della comunita’ israeliana comprometterebbe la “sicurezza” della manifestazione prevista per luglio. Il gruppo di omosessuali avrebbe dovuto sfilare per la prima volta nelle strade madrilene con un autobus con la scritta “Israeliani ” e ” Tel Aviv”.
- Insomma per paura di reazioni da parte di organizzazioni omofobe islamiste o palestinesi i gay spagnoli impediscono la partecipazione ufficiale di gay e lesbiche israeliani. Non ci piace questo che appare come un atto di viltà nei confronti dell’unico Paese che riconosce pieno e totale diritto di vita e libertà in un’area politica dove la religione islamica assassina gli omosessuali in nome di Allah.
USA, i gay nell’esercito.
sabato, 29 maggio 2010Approvato da Camera e Senato un provvedimento che consentirà ufficialmente ai cittadini omosessuali di fare servizio militare senza doversi nascondere e negare il proprio orientamento sessuale.
Nella storia antica ricordiamo che secondo Plutarco anche l’esercito tebano, negli anni in cui Tebe esercitò il suo predominio politico e militare fra le due tradizionali antagoniste Sparta e Atene a metà del IV secolo a.c, un corpo scelto dell’ esercito, chiamato Battaglione Sacro, era formato da coppie di soldati sentimentalmente legati fra loro, che si distinsero per eroismo e valore. Non sarà così nel moderno esercito americano per evitare odiose forme di apartheid. Come succederebbe anche se, per esempio, istituissero corpi speciali riservati ai biondi o ai rosci, ai bianchi e ai neri, o agli ebrei e ai cattolici, ai mancini e ai destrorsi. Ma il Battaglione Sacro di Tebe è stata una splendente dimostrazione di come l’amore omofilo non costituisca impedimento per nessuna attività al servizio della patria, nemmeno in quella militare.
Fonte della notizia LEGGI
Sul Battaglione Sacro LEGGI
http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglione_sacro
