Archivi per la categoria ‘gay e società’

Matrimoni gay in Portogallo.

Sabato, 9 Gennaio 2010

Superato il primo passaggio per la legge che consente il matrimonio fra cittadini dello stesso sesso. Contro la legge c’è chi propone un Referendum, in favore del quale si mobiliteranno certamente i gerarchi della chiesa cattolica, da sempre contrari alla parità di diritti per le persone omosessuali. Ma anche tutti quelli che odiano i gay per nascondere, soprattutto a se stessi, il lato oscuro della propria sessualità. E naturalmente si aggiungeranno anche gli invidiosi, quelli che per scelte sbagliate (un matrimonio etero o il celibato ecclesiastico) non possono usufruire di questa liberatoria opportunità. Tutti sostenuti, ovviamente, dagli omofobi militanti.

Qui la fonte della notizia su La Repubblica LEGGI

LISBONA - Anche il Portogallo ha legalizzato le nozze tra persone dello stesso sesso. Dopo Belgio, Svezia, Norvegia, Spagna e Olanda, anche il Parlamento portoghese ha approvato un disegno di legge del governo socialista che legalizza l’unione tra omosessuali, ma ha invece respinto la proposta di permettere l’adozione tra coppie dello stesso sesso. Il provvedimento ha potuto contare sull’appoggio di tutta la sinistra.

Il primo ministro Jose Socrates ha commentato la decisione come “un momento storico” per il Portogallo che da anni “combatte contro la discriminazione e l’ingiustizia sociale nella società”. La legge dovrà essere ora ratificata dal presidente della Repubblica, il conservatore Anibal Cavaco Silva che dispone di un diritto di veto tuttavia superabile da un successivo voto parlamentare sul medesimo testo.

Il partito social-democratico (Psd) - formazione conservatrice - aveva proposto invece la creazione di una “unione civile registrata” che desse alle coppie omosessuali gli stessi diritti degli eterosessuali sposati; l’opposizione di destra ha chiesto che la legge venga sottoposta ad un referendum.

In caso di ratifica presidenziale, il primo matrimonio gay potrebbe essere celebrato ad aprile, un mese prima della visita ufficiale di Papa Benedetto XVI.

Ancora violenze contro i gay, veri o presunti.

Sabato, 29 Agosto 2009

Un crescendo di gesti criminali alimentato dall’omofobia dei politicanti clericali e di personaggi interni alla stessa chiesa cattolica, nelle cui strutture ogni giorno scopriamo che si annidano i gay repressi, principali persecutori dei propri simili.

Qui la fonte della notizia

LEGGI

E qui un commento del nostro amico Gabriele Zamparini

Rocco e i suoi fratelli. L’omofobia della Chiesa Cattolica e il ritorno alla caccia alle streghe

Rocco Buttiglione contro una legge contro l’omofobia, il ministro della giustizia Alfano contro l’utilizzo della RU486, Gasparri e Quagliarello contro la libertà e testamento biologico, poi l’ora di religione e gli attacchi della CEI alle istituzioni repubblicane, e poi Binetti, Rutelli, Fioroni… e poi l’ignavia politica del PD, e poi… e poi… Ad andar dietro alle dichiarazioni della nostra “classe dirigente” (mai espressione fu tanto impropria) si rischia soltanto di perdersi in polemiche sterili se non si ha ben presente il quadro culturale e propriamente politico in cui le vere battaglie sono combattute.

Seguiamo allora una pista, quella dell’omofobia, e avvertiamo fin d’ora che quello che si dirà vale anche per tutti gli altri problemi che sembrano essere tornati di attualità, dall’aborto al testamento biologico, dalla laicità delle e nelle istituzioni a quella che il cittadino Rodotà ha chiamato una “regressione culturale spaventosa”.

Celebrazione del 187° compleanno di Karl Einrich Ulrichs.

Lunedì, 24 Agosto 2009

La nostra amica Alba Montori, dell’Associazione “Fondazione Luciano Massimo Consoli” invita a pertecipare alla Manifestazione in ricordo del Fondatore storico del movimento di liberazione Legabit (lesbiche, gay, bisex, transessuali). Appuntamento a L’Aquila il 30 agosto. I particolari qui.

Comunicato stampa

L’ Associazione ‘Fondazione Luciano Massimo Consoli’ invita il 30 agosto

prossimo gli appartenenti alla Comunità GayLebicaTransQueer, le
associazioni e le persone eterosolidali a celebrare assieme il 184° compleanno
di Karl Einrich Ulrichs,
nato il 28 agosto 1825, eroe della lotta di emancipazione e liberazione
omosessuale, che consideriamo il “Nonno Gay” del movimento di
liberazione omosessuale mondiale.
L’appuntamento è per tutti alle ore 12.00 di domenica 30 agosto 2009 davanti all’ingresso principale del Cimitero Monumentale de L’Aquila, dove visiteremo la sua tomba.

“Fino
al momento della mia morte guarderò con orgoglio indietro a quel
giorno, 29 agosto del 1867, quando trovai il coraggio di lottare faccia
a faccia contro lo spettro di un’antica idra irata che da tempo
immemorabile stava iniettando veleno dentro di me e dentro gli uomini
della mia stessa natura. Parecchi sono stati spinti al suicidio perché
tutta la loro gioia di vivere era sciupata. Infatti, sono orgoglioso di
aver trovato il coraggio di assestare a questa idra il colpo iniziale
del pubblico disprezzo”.

Ricorderemo il suo incredibile
coming-out, in occasione del suo 42° compleanno, probabilmente il più
drammatico e coraggioso della storia GLBTQ, oltre che il primo di cui
abbiamo notizia, che gli è costato persecuzioni, esilio, povertà.
Lo
ricorderemo per rinnovare il nostro impegno a lottare concordemente
assieme per far sì che l’omofobia, “antica idra irata” scompaia al più
presto e definitivamente dal costume sociale.
Dopo il termine dell’ affettuosa cerimonia di omaggio ci ritroveremo, come di consueto, per un pranzo conviviale.

per l’Associazione”Fondazione Luciano Massimo Consoli”

Claudio Mori, Alba Montori, Riccardo Peloso, Paolo Violi, Maya Checchi, Daniele Priori, Ciri Ceccarini, Carla Liberatore

[http://www.facebook.com/groups.php?ref=sb#/group.php?gid=27870690871]

Per adesioni e preannunci presenza
( per il pranzo occorre riservare)

email orsogrigio@hotmail.com tel . 064820013

per ulteriori info    http://fondazionemassimoconsoli.blogspot.com

Terrorismo antigay.

Martedì, 4 Agosto 2009

Riceviamo dal nostro amico Peter Boom questa interpretazione del criminale attentato dei giorni scorsi contro la comunità gay e lesbica di Tel Aviv. Da parte nostra abbiamo più volte sottolineato come i peggiori nemici degli omosessuali siano i cripto-gay, individui che non accettano la propria omosessualità e che per mascherarla si atteggiano a presunti veri maschi irriducibili. Sono anche quelle persone, maschi e femmine, che in ogni occasione pubblica dichiarano, anche senza che nessuno abbia espresso dubbi al riguardo, di essere eterosessuali e manifestano odio e disprezzo per i gay e le lesbiche. Attenti, in ogni persona che mostra questi atteggiamenti si nasconde l’omosessuale represso e criminalmene omofobo. E chissà come mai l’omofobia viene alimentata proprio dai pù criminali sistemi religiosi della Menzogna Globale, i cristianisti cattolici e protesanti, gli islamici e gli ebrei ultra-ortossi.

TERRORISMO ANTIGAY

di Peter Boom


Il terrorista antigay, uccidendo a Tel Aviv almeno tre giovanissimi gay e ferendone molti, ha sparato contro la “propria” omosessualità, cioè per dimostrare a sé stesso ed agli altri di non avere tendenze omosessuali. E’ persona che soffre di una grave forma di omofobia interiorizzata.

Chi è al cento per cento eterosessuale non avrebbe mai sentito l’esigenza di essere violento o anche critico nei confronti di omosessuali. Anzi, direbbe uno in meno nella caccia alle donne, o se donna una in meno nella conquista dei maschi.

Una grave colpa hanno certe religioni, soprattutto monoteiste ed i loro direttorii, per le continue ed infami condanne dell’omosessualità esponendo altri esseri umani allo scherno, al disprezzo, all’esclusione e in certe regioni alla flagellazione, alla carcerazione ed addirittura alla pena di morte. Tutto questo con la scusa di una “legge naturale” che non corrisponde a nessuna realtà umana.

La vera NATURA del sesso sta invece descritta nella Teoria e la Filosofia della Pansessualità che si può consultare gratuitamente e senza pubblicità sul sito più grande del mondo sulla sessualità umana, creato dal professor Erwin J. Haeberle, eminente sessuologo della Humboldt University di Berlino: http://www2.hu-berlin.de/sexology (cliccare su LINK e poi su SEXUAL ORIENTATION) o direttamente su: http://www.pansexuality.it (italiano e inglese).

Importante è comunque la ferma condanna dello schifoso ed esecrabile attentato da parte dei due rabbini-capo e del governo d’Israele.

Ora spetta al poco cristiano Vaticano di firmare presso le Nazioni Unite la proposta del Presidente francese Sarkozy per la depenalizzazione dell’omosessualità, proposta che la Santa Sede si è rifiutata di firmare adducendo ridicoli e vergognosi pretesti preteschi.

Nel mondo islamico è solo agli inizi un dibattito sull’ammissibilità dell’omosessualità (http://thejakartapost.com/news/2008/03/27/islam-039recognizes-homosexuality039.html ).

Arriva alla Corte Costituzionale…

Mercoledì, 22 Luglio 2009

…la richiesta di riconoscimento dei matrimoni fra omosessuali. E’ la nuova strada tentata dall’Associazione Certi Diritti dopo il fallimento di ogni altro tentativo in sede politica e parlamentare.  LEGGI

E sui diritti negati alle persone omosessuali pubblichiamo volentieri questo commento inviatoci dal nostro amico Peter Boom.

NON SBANDIERARE LA TUA (OMO)SESSUALITA’
di Peter Boom

Ancora oggi sento dire ”Non devono sbandierare la loro omosessualità”, affermazione veramente ridicola perché l’omosessualità è una condizione umana perfettamente normale e legale.

L’eterosessualità invece viene spudoratamente sbandierata. I bambini devono già avere la fidanzatina e mi diverte sempre lo sguardo attonito di questi ragazzini dai quali si aspetta con trepidazione il bacetto, un condizionamento da loro certamente non compreso e non sentito.

Nel periodo della pubertà, quando cioè si manifesta lo sviluppo sessuale, iniziano le stringenti raccomandazioni che consigliano il fidanzamento, che poi verrà subito sbandierato ai quattro venti trovando il culmine con una grande festa e gli anelli che dovrebbero legare la femmina al maschio. Seguita il matrimonio con il bacio in bocca simboleggiante il primo atto sessuale allo scopo di procreare e altri anelli come legame indissolubile al quale poi è difficile e poco probabile essere fedeli per sempre.

Le diverse forme della nostra pansessualità devono essere tenute nascoste ed è meglio neanche parlarne. Meglio essere ipocriti e le persone non devono mai ostentare la loro vera “Natura”.

Prendiamo il caso della coraggiosissima poliziotta che si è dichiarata lesbica e che per questo ha dovuto subire un insistente mobbing da parte di alcuni colleghi e l’esplicito invito di non dire la verità, un invito da ripensare soprattutto per chi fa parte delle Forze dell’Ordine delle quali ci si aspetta un “La verità e nient’altro della verità”.

Un poliziotto omosessuale deve poter esternare tranquillamente la propria sessualità. Se gli viene imposto o chiesto di tenerla nascosta potrebbe diventare oggetto di mobbing o peggio di ricatto, molto controproducente per l’attività che svolge. Ricordiamoci inoltre che il mobbing, in questo caso, viene fatto per la maggior parte da persone che sentono il bisogno di dimostrare agli altri di non essere gay, che combattono così la propria componente omosessuale latente, fenomeno che in psicologia si chiama omofobia interiorizzata. Una persona al cento per cento eterosessuale non sente questa esigenza, non gliene può importare di meno.

Nei paesi veramente laici e democratici esistono organizzazioni di tutori dell’ordine omosessuali.

Anni fa già scrissi un articolo “Polizia Pansessuale” (si può trovare sul sito http://digilander.libero.it/pansexuality ), che allora inviai ai Ministeri dell’Interno, della Difesa, della Finanza ed alle Prefetture. Articolo poi servito per un’interrogazione presentata dall’Onorevole Franco Grillini e sottoscritto da numerosi parlamentari.

L’Italia purtroppo tarda a divenire un paese laico ed ha bisogno di persone oneste e coraggiose come quella poliziotta lesbica

2/7/09 – La comunità lgbt alla Casa Bianca

Giovedì, 2 Luglio 2009

Non ricordo più se piansi… ma qualcosa mi toccò dentro il giorno che la musica morì (Don McLean, American Pie)

Lunedì scorso (29 giugno) il presidente americano ha ricevuto la comunità lgbt alla Casa Bianca in occasione del 40° anniversario della rivolta di Stonewall. Erano le prime ore del 28 giugno del ’69 quando al Greenwich Village di New York scoppiò una rivolta spontanea che diede il la al movimento per i diritti degli omosessuali. Il mondo, non tutto e non tutto con la stessa gioia e libertà, ricorda la data con i gay pride. Stonewall Inn era un gay bar del Village dove la polizia faceva spesso irruzione, e gli uomini e le donne che lì si incontravano accettavano rassegnati queste incursioni. Fino al 28 giugno, quando sei poliziotti si trovarono circondati da persone del quartiere che si misero a cantare we shall overcome (ci imporremo noi). Michael Fader, uno dei protagonisti della rivolta, ricorda: “chiunque era in quella folla sapeva che non si sarebbe più tornati indietro. Quella notte sentimmo che l’unica libertà che ci era concessa era quella di esigerla”. A distanza di un anno sfilarono i primi gay pride, contemporaneamente a New York, Washington, Chicago e Los Angeles. Il presidente Obama accogliendo i 250 leader del movimento lgbt (si stima che il 70% della comunità lo ha votato) ha comparato la lotta degli omosessuali a quella dei neri per la loro forza e l’ineluttabilità, ma prevedendo le critiche ha detto che come quella degli afro-americani ha bisogno di tempo per vedere soddisfatti i giusti diritti. Secondo la comunità lgbt, Obama sta prendendo troppo tempo rispetto alle promesse della campagna elettorale, allorquando aveva giurato che avrebbe eliminato immediatamente la formula don’t ask don’t tell (non chiedere non dire), introdotta nel 1993 dal presidente Clinton come compromesso con il Pentagono, per consentire agli omosessuali di stare nell’esercito; e la legge in Difesa del matrimonio che permette agli stati di non riconoscere un matrimonio celebrato in altro stato. Obama ha promesso che entro la fine del suo mandato queste discriminazioni saranno superate. Intanto in sei stati (Massachussets, Connecticut, Iowa, Vermont, Maine e New Hampshire) il matrimonio è legale e il 57% della popolazione è favorevole alla parità dei diritti.
E lo Stonewall Inn? Nel corso del tempo è diventato una pizzeria, un ristorante, un negozio di calzature. Poi, nel 1995, è tornato alla comunità e oggi, come la Statua della Libertà, è nella lista dei siti storici più importanti d’America.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

DuceSilvio aggiunge una nuova perla alla sua collana di cazzate.

Lunedì, 15 Giugno 2009

Stavolta offende i gay che gli rispondono per le rime. Chissà invece come saranno contenti, garruli e giulivi Dolce e Gabbana i due gay più famosi che in ogni occasione manifestano il loro apprezzamento per il DuceSilvio.

Qui la fonte della notizia da La Repubblica
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…………………Una replica sul filo dell’ironia arriva dal presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso: “Complimenti al presidente, sempre attento a non offendere nessuno e a fare paragoni delicati e rispettosi”.

“Siamo certi - prosegue Mancuso - che lei non sia gay, non tanto per le performance di cui danno conto i giornali di tutto il mondo, ma perché il suo linguaggio è solitamente intriso da un tronfio machismo, comune a tanti eterosessuali che ci tengono a mostrare in pubblico la loro ridicola virilità che in troppi casi alimenta l’omofobia”.

“Non si preoccupi, siamo contenti che lei non sia gay. Quando incontra Obama - conclude il presidente dell’Arcigay - tra una battuta e l’altra, chieda di poter leggere il suo discorso d’augurio alla comunità Lgbt per il mese del Pride, potrebbe finalmente imparare qualcosa”.

Ironia anche nelle parole di Franco Grillini di Gaynet: “Caro Cavaliere, se fossi in lei ci farei un pensierino, in fin dei conti un po’ di omosessualità, come ci insegna Freud, c’è in tutti e magari lei non ha ancora scoperto la sua”. Grillini ricorda poi un altro confronto a distanza con Berlusconi: “Qualche tempo fa lei disse che ‘i gay stanno tutti dall’altra parte’ e io le risposi ‘magari fosse vero, avremmo vinto le elezioni molto meglio’”. E ancora: “Ma se lei fosse gay per noi omosessuali sarebbe tutto più semplice. Proviamo ad immaginare lo scenario: uno, le sue televisioni ci darebbero più spazio, i suoi Tg finalmente parlerebbero di più della nostra comunità, e moltissimi omosessuali che lavorano nelle sue aziende potrebbero fare il ‘coming out’ senza rischiare di essere licenziati; due, tempo fa in Norvegia si sono sposati il ministro delle Finanze e il locale magnate dell’editoria, sarebbe bello che in Italia ci fosse un bel matrimonio tra lei e il ministro delle Finanze, ma siccome la legge qui non lo consente perché il suo governo ubbidisce al Vaticano che non la vuole, siamo sicuri che farebbe una bella legge per il matrimonio ‘ad personam’; tre, se lei fosse gay l’Italia sarebbe il primo paese al mondo con un presidente del Consiglio ‘dichiarato’ e non ci saremmo fatti battere dall’Islanda che ha eletto a furor di popolo la prima premier lesbica. Se lei fosse gay sarebbe veramente bello. Ci faccia un pensierino”………………..

Gay Pride di Roma. La manifestazione si farà.

Martedì, 9 Giugno 2009

Dopo un tira e molla esasperante la Questura autorizza il corteo, ma niente conclusione a Piazza San Giovanni. Hanno fatto bene i promotori a cedere su questa decisione imposta senza alcuna ragione plausibile ?

GAY PRIDE. ARCIGAY: QUESTURA AUTORIZZA CORTEO, SODDISFATTI
PERCORSO SARA’ DA PIAZZA REPUBBLICA A PIAZZA NAVONA.

(DIRE) Roma, 9 giu. - Da piazza della Repubblica a piazza Navona,
passando lungo via Cavour, via Magnanapoli e via dei Fori
Imperiali. E’ questo il percorso del Roma Pride 2009, secondo
quanto riferisce Arcigay, stabilito dalla questura.
L’appuntamento sara’ alle 15.30 di sabato prossimo, con partenza
alle 16.30. Il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, si
dice “soddisfatto” che “sia stato finalmente individuato per il
Gay Pride un percorso rispettoso che consenta alla manifestazione
di avere la visibilita’ che merita. Il percorso da’ dignita’ al
Gay Pride e ci auguriamo che il prossimo anno non ci siano queste
polemiche”. Ora, conclude Marrazzo, “bisogna tornare a parlare
dei veri temi del Gay Pride che sono diritti, uguaglianza e
liberta’ per tutte e per tutti, temi in cui le romane e i romani
si sono sempre riconosciuti. Proprio per questo il Gay Pride
appartiene alla citta’ ed e’ un’importante occasione di
riflessione e di confronto”.

Gay Pride di Roma a rischio annullamento ?

Venerdì, 5 Giugno 2009

L’incredibile serie di ostacoli posti per lo svolgimento del Gay Pride romano denunciata dgli organizzatori.

Qui la fonte della notizia

(fonte: http://www.mariomieli.org/spip.php?article1166)


4 giugno

Chi sbarra la strada al Pride

Il 13 giugno a Roma ci sarà il Pride, come ogni anno dal 1994. E sarà un successo. Ma da dove partirà, per quali strade sfilerà, in quale piazza si concluderà? A una manciata di giorni dall’evento, non è dato sapere. Il Mario Mieli ha avuto sino ad oggi tre incontri con il Comune di Roma e sette con la Questura semplicemente per riuscire ad ottenere un percorso degno per la parata. In cambio ha ottenuto vane telefonate, proposte stravaganti, ben tre rifiuti scritti e un nulla di fatto. Persino da raccontare risulta difficile e surreale. Sembra di vivere un racconto di Gogol in cui vari funzionari in grandi stanze dai soffitti alti ed austeri parlano con un questuante e, alle varie richieste ed osservazioni del richiedente, offrono risposte a volte asfitticamente burocratiche, altre volte contraddittorie, altre volte rinvianti a consulti con superiori. Spesso con imbarazzo. Alla fine arrivano i no, con motivazioni via via sempre più desolanti.

Breve riassunto. Meglio ancora, breve premessa. Se si vuole fare una manifestazione a Roma, dall’aprile del 2009, a regolare i percorsi c’è un Protocollo firmato dal Comune, Prefetto e sindacati, che dovrebbe valere per chiunque. Il protocollo indica sei percorsi con tre piazza d’arrivo: San Giovanni, Piazza del Popolo, Piazza Navona, ma prevede anche una valvola di sfogo: possibili deroghe per manifestazioni nazionali. Un protocollo apparentemente logico, data la possibilità di eccezioni, che però la vicenda del Pride dimostra essere uno strumento ambiguo, utilizzabile ad arte per strangolare la libertà di manifestare.
Ecco i 40 giorni di Gogol. Il Mario Mieli, organizzatore del Roma Pride 2009, chiede i percorsi per arrivare a San Giovanni (uno già utilizzato per il Pride del 2007). La risposta è no: c’è una manifestazione religiosa troppo vicina al percorso. Il Mieli ci riprova chiedendo una data diversa, il 20 giugno. No: c’è la festa di San Giovanni dopo 4 giorni e, prevedendo probabili preparativi, ci sarebbero i fedeli che potrebbero incrociarsi con gli omosessuali. Il Mieli, incredulo per la risibilità delle motivazioni, chiede Piazza del Popolo. No: troppa gente e troppi carri, non c’è spazio per arrivarci. Visto che i rimanenti percorsi del famoso protocollo risultano brevi e defilati, il Mieli chiede allora una deroga alla regola, trattandosi di manifestazione a carattere nazionale, proponendo l’identico percorso dell’anno precedente, che la Questura stessa aveva ideato e offerto dinanzi a un altro incredibile diniego riguardante San Giovanni. No: perché non è previsto dal Protocollo e poi passa per Madonna di Loreto. Alla domanda cosa impedisca il passaggio in quello slargo se la Madonna o il ricordo di Piazzale Loreto, e perché mai ci sono state infinite deroghe al famoso accordo, la risposta è che il protocollo nasce per non passare vicino a Piazza Venezia. Controproposta della Questura: l’unico percorso ortodosso secondo la Bibbia-Protocollo: da Bocca della Verità a Piazza Navona. Tradotto per chi non è di Roma: un percorso percorribile a piedi in un quarto d’ora, che passa giusto appunto vicino a Piazza Venezia. Da sinistra, però, non da destra, senza ironia ideologica. Oppure la questura è pronta a dare una deroga (impossibile venti secondi prima) offrendo un circuito infinito attorno ai fori, tipo giro turistico tra le vestigia dell’antica Roma.

Questo riassunto, che imbroglia la mente su nomi di vie e piazze, non è inventato, ma scritto nero su bianco. Partendo dalla certezza che questo racconto non l’ha scritto Gogol, anche se gli sarebbe venuto splendido, una domanda nasce spontanea: chi l’ha ideato. E perché? La Questura, obbligata a sbrogliare un protocollo demente? Il Comune, che pur avendo promosso il protocollo, assicura che non si interessa ai percorsi delle manifestazioni? La Prefettura, silente solo in apparenza? La burocrazia offre la risposta ovvia: la Questura. Il buon senso rifiuta la risposta, anche perché una certezza (l’unica) regna sovrana per tutti: il Pride non è un problema d’ordine pubblico. Allora cosa è? Un problema di traffico? Qualunque romano medio avrebbe un tracollo di bile al solo pensiero che una manifestazione, a giugno, di sabato, in centro, possa costituire un problema di circolazione stradale. Un fastidio per qualche gerarchia ecclesiastica? Probabile, gli infiniti divieti su Piazza San Giovanni fanno pensare anche a questo, ma certamente non c’è nesso con la viabilità del centro di Roma. A quella politica e istituzioni che non vogliono occuparsi di diritti civili e gradiscono che le richieste in tal senso si riducano ad un brusio periferico? Certamente. Ma non basta. La vicenda percorsi è in realtà una vicenda di spazi di libertà, di pluralità di opinioni, di dissenso democratico, di manifestazioni di popolo e non di strutture, di diritti, di visibilità, dei nodi irrisolti della nostra nazione. Quindi qualche ostacolo tecnico può essere utile, soprattutto quando è determinante per la buona riuscita di una manifestazione. Sfilare sotto gli occhi di tutti, in massa, pacifici, con richieste serie, necessita strade larghe, ideali e reali, piazze immense fisiche e di pensiero. Obbligare il tutto su brevi ed isolati percorsi, non è un problema di asfalto, ma di rosicchiamento di libertà e democrazia.

L’osservazione stravagante che viene fatta al Pride è questa: è solo una faccenda di carte da rispettare e di strade proibite (irrilevante poi se quelle carte in altri casi vengono disattese e se quelle strade sono vietate a caso). Nessuno proibisce il Pride.
Viene da rispondere: e ci mancherebbe pure; non siamo mica in Russia, dove gli omosessuali sono caricati dalla polizia. O forse no, non è vero, forse stiamo proprio scivolando nella Russia, ma non in quella palesemente poco democratica del 2009, bensì in quella dell’ottocento di Gogol, soffocata, plumbea, burocratica. Il Pride ne è proprio l’antitesi più eclatante. Un’occasione da non perdere per tutti, in qualunque strada sarà.

Rossana Praitano
Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Fonte L’Altro

Gay Pride di Roma in pericolo.

Martedì, 2 Giugno 2009

Riceviamo e pubblichiamo l’ appello del Circolo Mario Mieli, organizzatore del Roma Pride 2009, che denuncia gli ostacoli ti tutti i generi frapposti allo svolgimento della manifestazione.

Sosteniamo il Circolo Mario Mieli e il Roma Pride.
NO GOD l’ha fatto.

Cari e Care,
anche quest’anno si avvicina l’appuntamento con il Roma Pride, ma a 10 giorni dalla parata del 13 giugno non è ancora stato sciolto il nodo del percorso.

Come molti di voi sapranno la Questura ha apposto ieri il terzo diniego al percorso richiesto dagli organizzatori, con motivazioni sempre più assurde e pretestuose, tanto da dare adito persino a ricorsi giudiziari dinnanzi al TAR e al Presidente della Repubblica. (http://www.mariomieli.org/spip.php?article1164)

Alla usuale questione dei diritti e delle rivendicazioni GLBT si viene quindi ad aggiungere un grave vulnus alla agibilità democratica nella nostra città, che affida all’arbitrarità di valutazioni e protocolli unilaterali l’effettiva possibilità di svolgimento di una grande manifestazione per i diritti civili e la visibilità di un’intera comunità.

Non solo ancora una volta le istituzioni si piegano ai veti vaticani e clericali nel negare Piazza San Giovanni al Pride, come già avvenuto lo scorso anno, ma si spingono fino a contrastarne fattivamente il libero e naturale svolgimento negando persino il percorso dell’anno scorso, da Piazza della Repubblica a Piazza Navona.

Un precedente gravissimo per tutti quanti noi cittadini e per tutte le manifestazioni future. Un attacco gravissimo alla laicità e alla libertà di manifestazione che riguarda tutti i cittadini e non solo le lesbiche, i gay e le trans.

Per questo vi chiedo di aderire e sostenere al massimo il Pride di Roma 2009.

Potete mandare le vostre adesioni, individuali o di associazioni e gruppi a romapride@gmail.com (se volete mettetemi in conoscenza a.maccarrone@mariomieli.org); potete diffondere questo messaggio alla vostra rete di contatti, amici, attivisti, persone interessate, gruppi.
Se siete giornalisti, o avete blog, newletter, siti internet potete anche e soprattutto diffondere queste notizie sui vostri canali e fare informazione contro una cappa di silenzio che avvolge questa situazione.

Grazie a tutte e tutti dell’impegno,

Andrea Maccarrone
3497355715