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6/02/12 – La Commissione Europea alleata degli islamisti…

lunedì, 6 febbraio 2012

La Commissione Europea alleata degli islamisti per criminalizzare la liberta’ d’espressione.
Non accetteremo mai che vengano approvate leggi che impediscano la lbertà di espressione, anche se emanate da istituzioni europee. Per comprendere meglio cosa sta succedendo vi proponiamo la traduzione di questa pagina web http://www.stonegateinstitute.org/2734/criminalize-free-speech curata dal nostro amico Marcus Prometheus.

prima parte

Ven 3 Febbraio 2012, TF

La conferenza intitolata « Processus d’Istanbul » mira a fare adottare nel diritto internazionale la diffamazione delle religioni come crimine.

Si sa  che cosa accadrà  se questo programma verrà adottato :  non ci sarà alcuna reciprocità ; la liberta’ d’espression arretrerà in Occidente ; la repressione delle minoranze e degli spiriti liberi  crescerà nei  paesi musulmani ; e l’intolleranza religieosa, lungi dal diminuire,  aumenterà.

L’Unione europea ha proposto di accogliere la prossima riunione del Processo detto di Istanbul, un tentativo aggressivo dei paesi musulmani di fare della critica  all’islam un crimine internazionale.

L’annuncio interviene meno di un mese dopo che gli USA hanno organizzato la loro propria Conferenza del Processus d’Istanbul a Washington.

Il  Processo d’Istanbul – il suo scopo esplicito e; di iscrivere  nel diritto internazionale una proibizione mondiale de qualsiasi esame critico dell’islam e / o  della sharia islamica – è diretto dall’Organizzazione della cooperazione islamica (OCI), un blocco di 57 paesi musulmani. Basato in Arabia Saudita, l’OCI da lungo tempo ha fatto pressione sull’Unione Europea e gli USA per imporre dei limiti  alla liberta’ di parola e di espressione sull’Islam.

Ma attualmente l’OCI raddoppia gli sforzi  e si e’ implicate in una offensiva diplomatica decisiva per convincere le democrazie occidentali di mettere in opera al Consiglio dei Diritti dell’Uomo  delle Nazioni Unite (CDH) la Risoluzione 16/18 che fa appello a tutti i  paesi a lottare contro « l’intolleranza, gli sterrotipi negativi e la stigmatizzazione della religione e della fede ».

La Risoluzione 16/18, che è  stata adottata presso la sede del Consiglio dei Diritti dell’Uomo  delle Nazioni Unite (CDH) a Ginevra (Genève) nel Marzo 2011, è largamente considerata come una avanzata significativa negli sforzi dell’OCI per fare progredire il concetto giuridico di diritto  internazionale di diffamazione dell’islam.

Inoltre, la risoluzione del CDH – come  la risoluzione 66/167 di cui li e’ fatta fautrice la OCI e che e’ stata discretamente approvata dall’Assemblea generale del 19 Dicembre 2011 dai 193 membri delle Nazioni Unite – resta senzasenza effetto fino a che manca del sostegno solido dell’Occidente.

L’OCI è dunque riuscita in un colpo diplomatico quando l’amministrazione Obama ha accettato di accoglerr a Washington dal 12 al 14 Dicembre 2011 una conferenza di 3 giorni del  “Processus d’Istanbul”. Facendo questo, gli USA hanno dato alla OCI la legittimita’ politique che la OCI  cercava per mondializzare la sua iniziativa che mira a proibire la critica dell’islam.

Seguendo  l’esempio dell’amministrazione Obama, l’Unione européa vuole adesso entrare in azione organizzando il prossimo summit dell’ Istambul  Processus previsto per Luglio 2012.

Fino a ora, l’Unione Europea aveva mantenuto l’iniziativa dell’OCI a distanza. Ma Ekmeleddin Ihsanoglu, Segretario generale dell’OCI, dichiara che l’offerta della UE di accogliere la riunione rappresenta, secondo l’Agenzia Internazionale Islamica di informazionsi (IINA), organo ufficiale di propaganda della OCI, un « cambiamento qualitativo nella lotta contro il fenomeno della islamofobia ».

Secondo  la IINA, « Si trova  il fenomeno della islamofobia nell’Occidente in generale, ma esso si sviluppa nei paesi europei in particolare ed in modo differente da quello degli USA che hanno contribuito  alla redazione della risoluzione 16/18. La nuova posizione europea rappresenta l’inizio del cambiamento della sua riserva anterieore durata vari anni,  in seguito ai tentativi dell’OCI, per contrastare la « diffamazione delle religioni » al Consiglio dei Diritti dell ’ Uomo ed all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

 

L’articolo della IINA s prosegue : « I funzionari del Dipartimento degli affari culturali dellla OCI hanno dichiarato che la proposta dell’Unione Europea di accogliere la terza riunione (la prima se è tenuta ad Istanbul a Luglio e la seconda a Washington a Dicembre) e’ considerata come una nuovea possibilità promettente per la soluzione di questo problema. Organizando la riunione in Europe che e’ piu’ toccata dal fenomeno della islamofobia e dell’ostilità  verso l’islam, il « Processo di Istanbul » prendera’ uno slancio supplementare. »

L’OCI è particolaremente irritata dalla sia incapacita nel fare tacere i numeri creiscenti di uomini politici democraticamente eletti in Europa che hanno espresso le loro inquietudini sul rifiuto degli immigrati musulmani di ’integrarsi nei loro paesi d’accoglienza e la creazione che ne consegue di società islamiche parallele in numerose parti d’Europa.

Secondo la IINA, « M. Ihsanoglu » a dichiarato « che il ruolo crescente in politica dell’estrema destra in molti paesi europei è divenuta piu’ forte che la capacità dell’Organizzazione (OCI) di spiegare che l’estrema destra che detesta i musulmani, e’ diventata una leva nelle mani degli uomini politici. Ha aggiunto che la crescita dell’estrema destra tramite le  elezioni è diventata una questione che non si può contrastare  tenendo conto del modo  democratico tramite il quale questi  estremisti accedono alle loro cariche. Come esempio si è riferito al  referendum organizzato in Svizzera che ha ottenuto colà la sospensione della construzione dei minareti in seguito ad un voto degli Svizzeri. »

In altre parole, la OCI è adesso alla ricerca del  sostegno dei funzionari non eletti della sede dell’Unione Europea a Bruxelles per promulgare une legislazione paneuropea sui “discorsi di odio”,  per limitare per decreto cio’  che 500 milions di cittadini europei – compresi  gli uomini politici democraticamente eletti – possono e non possono dire a proposito dell’islam.

E’ certo che numerosi paesi europei che mancano delle protezioni forti che gli Stati Uniti hanno col Primo Emendamento (alla Costituzione USA) hanno già   promulgato delle leggi contro i “discorsi d’odio” e che servono effettivamente come surrogate della legislazione universale contro la blasfemia che la OCI cerca  ad imporre all’Unione Europea nel suo insieme.

Soeren Kern
(traduzione di Marcus Prometheus)

In ginocchio dal papa e con il velo dall’imam.

mercoledì, 31 agosto 2011

Incredibile prova di sottomissione delle autorità civili del nostro paese di fronte a qualunque esponente religioso. La vice-sindaco di Milano si presenta con la testa velata alla lesta di fine ramadam come se nel nostro Paese vigesse la sharìa e l’obbligo anche per i le donne non musulmane di coprirsi la testa in pubblico.
LEGGI

A questo porta il disprezzo per la laicità alimentato da decenni di politica genuflessa al potere del Vaticano che spinge i politicanti ad assumere atteggiamenti di sottomissione anche con le più insignificanti autorità religiose, senza nemmeno che la cosa sia stata richiesta o prevista da protocolli e cerimoniali ufficiali. Mi vergogno di aver gioito per la vittoria di Pisapia a Milano. Se arrivano a questo punto con i musulmani che faranno davanti al cardinale ciellino Scola, arcivescovo di Milano ? Gli baceranno mani e piedi ?

Thilo come Oriana ?

sabato, 4 settembre 2010

Defenestrato dalla Bundesbank Thilo Sarrazin colpevole di aver scritto un libro di denuncia sul pericolo islamico per la Germania. LEGGI

La somiglianza con la nostra Oriana Fallaci consiste nella durezza e nella determinazione con cui Sarrazin ha manifestato e documentato le ragioni del suo allarme. Ma a quanto pare la goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stata una riflessione di carattere “genetico” sull’ intelligenza superiore di alcune etnie rispetto alle altre. Particolamente duro lo scontro fra Sarrazin e un autorevole esponente della comunità ebraica. Tuttavia la presa di posizione della Merkel che ha spinto la dirigenza della Bundesbank ad eliminare Sarrazin non sembra condivisa nè dall’opinione pubblica e neppure da gran parte dei socialdemocratici, il partito a cui il reprobo appartiene. E il suo libro “La Germania si distrugge” sta diventando un clamoroso bestseller. Anche in Germani quindi si sta imponendo con forza il tema della compatibilità della cultura occidentale, liberatasi anche se non del tutto dai dogmi delle religioni dopo il secolo dei lumi, e la cultura musulmana che non prevede la possibilità di un pensiero libero dalle norme fissate una volta per tutte con il Corano e gli hadit di Maometto. Stranamente, nonostante la somiglianza del caso Sarrazin con il caso Fallaci che a suo tempo scatenò l’intellighenzia “de sinistra” contro la povera Oriana, non sembra che in Italia i media si siano accorti del clamoroso fenomeno.

Geert Wilders, xenofobo e razzista !

mercoledì, 16 giugno 2010

Sono più o meno unanimi i giudizi dei giornali italiani (e lasciamo stare i commenti dei giornali “de sinsitra”) sul leader del terzo partito olandese, grande sorpresa delle ultime elezioni politiche. Sono gli stessi giudizi che i benpensanti “democratici” italiani, compresi i gay “de sinistra” davano di Pim Fortuyn, gay liberale ammazzato poi da un democraticissimo ambientalista “de sinistra”. La colpa di entrambi era ed è quella di mettere in guardia i propri connazionali sul pericolo degli islamisti aggressivi e prepotenti che approfittano delle libertà occidentali, ignote nell’islam, per sovvertire e sottomettere chi non crede e non si appecorona ai dettami della loro immaginaria entità soprannaturale

Notizia tratta da Informazione Corretta, articolo di Piera Prister

La stampa dovrebbe stare attenta a non dare dello “xenofobo” a Geert Wilders.
Da destra a sinistra, giornali e telegiornali si son passati la velina e hanno definito Wilders xenofobo e islamofobo, mentre invece e’ un liberale con i fiocchi. Lo fanno con Geert Wilders, come da 60 anni lo fanno con Israele. I bersagli sono sempre gli stessi e sono così bari che arrivano persino a truccare la verità.
Come è possibile che all’indomani delle elezioni in Olanda che ha segnato un’altra vittoria del “Partito delle Liberta’”di Wilders che si e’ collocato al terzo posto, ottenendo 24 seggi su 150 – ne aveva 9 – i giornali italiani siano stati tutti così concordi e monocordi nel definirlo “xenofobo”! Il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Che si siano passati la velina? Dove è andato a finire il pluralismo dell’informazione e la libertà di stampa, nonchè il diritto di dissentire e di pensarla diversamente!
Tutti i giornali – persino il Corriere della Sera, il Giornale, e anche la Stampa e il Sole 24 Ore etc – hanno usato di concerto la stessa parola “xenofobo”, forse che nottetempo si siano intesi, magari in una teleconferenza e si siano passati la velina?
E’ assai vergognoso che la stampa, che dovrebbe riflettere diverse opinioni, abbia sposato tutta e nello stesso giorno una sola opinione: quella della “xenofobia”. L’egemonia culturale della sinistra filoislamista colpisce ancora. Ieri, chi dissentiva era zittito con il termine di “fascista”, oggi se dissenti ti danno del “razzista xenofobo”.
I tempi sono cambiati ma il ritornello è sempre lo stesso. Se Geert Wilders e’ stato votato ed il suo e’ diventato il terzo partito in Olanda significa che gli olandesi non vogliono più seguire il coro e cominciano a ragionare con la propria testa.
No, non ci va proprio giù che in una democrazia un leader di un partito che ha vinto 24 seggi su 150 in Parlamento, debba essere scortato dalle guardie del corpo ed essere costretto a condurre una vita blindata come Geert Wilders, Hirsi Ali’, Magdi Allam e Salman Rushdie e come molti altri, anche in Italia.
E’ chiaro che il parlamentarismo è minacciato. E voi del Corriere che considerate il leader olandese “xenofobo”, dovreste essere più attenti ad appiccicare tali etichette a persone che invece si battono per i valori della democrazia. Non avevate come vicedirettore Magdi Allam, ve lo siete dimenticato?
E’ chiaro che sulla sua testa pende minacciosa la spada dell’Islam che lo considera un apostata. E’ questa la solidarieta’ che gli dimostrate? Noi invece siamo contentissimi del risultato delle elezioni perche’ finalmente qualcuno ha il fegato di sbarrare il passo alla minaccia dell’Islam e alla sua ideologia fanatica e radicale, di sopraffazione e di morte, mentre in Europa i governi da sessanta anni hanno facilitato la sua ascesa, chiudendo un occhio sulle stragi, avvenute anche in Italia, che sono state mascherate, travestite e fatte dimenticare. Come avete già dimenticato le parole di Francesco Cossiga che intervistato da un giornalista israeliano sulla strage nel Ghetto di Roma del 1982, disse: “Vi abbiamo venduti”.
Quando il governo italiano filopalestinese di allora sapeva che alla Sinagoga ci sarebbe stata una strage e quei vigliacchi cattocomunisti del governo che ancora non hanno pagato per il male fatto, l’avevano facilitata, ritirando le volanti della polizia che di solito sono a difesa del ghetto, senza nemmeno un avvertimento. E questa storia continueraà se la stampa non usera’ discernimento nell’informazione, perchè la plebaglia è sempre pronta a fare nuove vittime se si monta l’opinione pubblica, e se si crea l’atmosfera favorevole per la “caccia all’untore” come è avvenuto di recente in tutta Italia contro gli ebrei per la storia della flottiglia.
Proprio oggi, intervistato dal Jerusalem Post, Wilders ha detto: “La gente in Olanda finalmente comincia a capire, perche’ le donne sono sempre piu’ molestate in strada, i quartieri non sono sicuri e così anche le scuole. Anche omosessuali e apostati ricevono continue minacce. La libertà di parola e di espressione sono sotto assalto così come il principio della separazione tra Chiesa e Stato. Lo sanno bene vignettisti e giornalisti che sono stati arrestati e condotti in galera come criminali”.
Insomma non si deve tollerare la loro intolleranza , tanto più che la popolazione musulmana è in costante aumento. In Olanda, su 16 milioni di abitanti un milione sono musulmani, e 10.000 mila circa ne arrivano ogni anno dalla Somalia, Turchia, Iraq e Marocco.

Piera Prister Bracaglia Morante

La doppiezza di un papa candidato a sottomettersi all’ islam, con tutta la sua chiesa.

martedì, 8 giugno 2010

Un articolo pesantemente satirico rivela la direzione impressa da Ratzinger alla sua chiesa, in marcia verso l’estinzione.

Articolo di Ugo Volli per la serie “Cartoline da Eurabia“.

Cari amici, mi hanno detto che quel Benedett’uomo del papa, parlando da Gerusalemme o da Betlemme, insomma proprio vicino alla famosa barriera di protezione, ha fatto un gran discorso di protesta per l’occupazione turca di Cipro, ha detto che il muro che divide Nicosia è un’infamia e così anche la cancellazione di tutte le tracce cristiane a Cipro, ma anche in tutta la Turchia e nei territori che costituiscono l’Armenia storica. Poi, stupendo tutti, ha affermato che quel vescovo ucciso dal suo autista ebreo non doveva assolutamente essere messo in conto all’ebraismo, anche se era il quarto o il quinto sacerdote a essere caduto sotto i colpi degli integralisti ebrei negli ultimi anni. “E’ solo una vicenda personale” ha detto il generoso Benedetto. “non possiamo farne colpa agli ebrei”. Qualcuno deve aver chiesto cosa c’entra con il contesto israeliano in cui parlava e lui: “I turchi si sono uniti a coloro che cercano di distruggere Israele, che minacciano un bagno di sangue. Il terrorismo è una malattia del mondo arabo, che dovrebbe guardarsi dentro e bloccare i suoi istinti sanguinari. Bisogna però anche che ci occupiamo dell’aggressività turca, del modo in cui reprimono i curdi, bombardano i loro villaggi, imprigionano i loro leader, ha aggiunto, dei bagni di sangue che fanno parte della loro identità storica. E soprattutto, non è accettabile che neghino il genocidio degli Armeni. Tutta quella che oggi spacciano per Turchia orientale è terra armena, terra rubata. Se i turchi vogliono la pace, devono ritirarsi dal lago di Van, dalle città di Kars e Trabzon. Soprattutto devono chiedere scusa e accettare che una commissione presieduta dal presidente armeno e dal presidente francese faccia piena luce sui loro delitti!”

Ecco, ho letto in fretta, ma questo ho capito del discorso del papa, così citato dai giornali. Che bello, no? Il leader spirituale che mancava all’Europa ha finalmente trovato il coraggio di dire la verità che tutti negano. Ma che cosa sento… Qualcuno mi dice che non è così? Non ha denunciato i pericoli dell’Islam parlando da Gerusalemme, ma di quelli di Israele parlando da Nicosia? Che strano… E ad ammazzare quel vescovo e quei sacerdoti non sono stati gli ebrei ma i turchi? Ma certo! Gli ebrei non ammazzano i cristiani, ma i musulmani sì, eccome, in particolare i turchi! Poi li assolvono sempre dicendo che sono matti, certo, ora mi ricordo. Ma Lui ha comunque detto che non hanno colpe, non gli ebrei che non c’entrano davvero, ma proprio i turchi che fanno il tiro al piccione sui preti appena possono, che la religione in questi omicidi non c’entra, gli islamici sono suoi fratelli eccetera eccetera? Ma che strano…

Eppure è proprio così, adesso ho riletto l’articolo ed è proprio vero (http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201006articoli/55686girata.asp). Pensateci Il Papa va a Nicosia, la sola città in Europa e nel Mediterraneo divisa da un muro, eretto dai turchi, in un paese occupato militarmente dall’esercito turco – e non protesta contro l’occupazione bensì parla contro Israele, gli ammazzano i vescovi e lui dice che non importa, che certamente l’Islam non c’entra perché è buono… fraterno… Che bello, è proprio il giusto leader spirituale per Eurabia. Se non ne ha ancora uno, gli potrei suggerire il giusto motto latino: “Flectar, non frangar”, cioè, interpretato un po’ liberamente, pur di non farmi legnare mi piegherò a ogni compromesso…  Capisco ora come possa considerare Pio XII come un maestro spirituale; anche a Pacelli probabilmente i nazisti non andavano tanto a genio sul piano personale, ma aveva paura per i cattolici nel Reich. Immagino che anche al Papa gli islamofascisti non siano simpatici, ma forse per frenare i loro impulsi omicidi contro i cristiani è meglio piegarsi, non denunciare, prendersela con Israele assicurandosi anche l’approvazione dell’opinione pubblica progressista euraraba che lo detesta… Geniale… Far di necessità virtù…Il futuro dell’Occidente non è solo eurarabo, ma anche chiesarabo. Che il Cielo ce la mandi buona.

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

E in Italia minacce e violenze di un marito islamico alla moglie romana che non porta il velo.

venerdì, 30 aprile 2010

Da City del 29/04/10

Egiziano Arrestato Ha maltrattato la moglie italiana per un anno, è arrivato persino a sequestrare il figlioletto di 3 anni. Alla fine l’egiziano è stato arrestato.

La picchiava perché non portava il velo quando venivano gli amici in visita. La picchiava se non era obbediente ed ossequiosa. La violentava se si rifiutava di venire incontro ai suoi desideri. E dopo un anno ha tentato anche di sottrarle il figlio di tre anni portandolo in Egitto. Questo l’inferno vissuto da una donna italiana, 29 anni, sposata ad un egiziano che voleva imporle con la violenza le sue tradizioni. L’uomo, un fioraio suo coetaneo, è stato arrestato dagli agenti della Squadra Mobile di Roma.

Le tradizioni da rispettare

Lo scorso gennaio il piccolo era andato assieme ai genitori in Egitto, visto che il papà aveva ottenuto il passaporto per il bimbo grazie a un escamotage. Ma dietro quel viaggio si nascondeva un inganno. La madre è stata picchiata e rispedita indietro in Italia. Il suo compagno era ormai convinto di far crescere per sempre il figlio in Egitto, accudito dai nonni. “Te lo riporto morto piuttosto che farlo ritornare da te”, diceva l’egiziano minacciando la donna. Il ricordo delle violenze, compiute su di lei proprio davanti al piccolo, le ritornava alla mente e le rendeva difficile decidere.

Il coraggio di denunciare

Ma la paura di non rivedere più il suo bambino ha spinto la mamma a denunciare l’ormai ex compagno. Quando l’uomo è rientrato in Italia per tornare al suo lavoro gli agenti lo hanno arrestato per sequestro di persona, sottrazione di minore e maltrattamento e violenza sessuale sulla donna. Dopo diversi contatti con i nonni il bimbo invece è tornato ieri in Italia accompagnato da una hostess egiziana ed è stato riassegnato alla madre. “Purtroppo queste storie sono molto frequenti – ha detto il capo della Squadra Mobile Vittorio Rizzi – ma questa vicenda conclusasi con un lieto fine dà speranza a donne che stanno subendo situazioni simili”.

Islamisti e Cristianisti uniti contro la civilta’ occidentale

domenica, 25 aprile 2010

25/04/10 – da Marcus Prometheus

Islamisti e Cristianisti uniti contro la civilta’ occidentale La Chiesa di Spagna per il velo islamista e contro la laicita’.
*Continua la polemica sul velo islamico in Francia.
Dal GIORNALE dioggi, 24/04/2010, a pag.17, un articolo di Manila Alfano dal titolo ” Francia, il velo islamico vietato anche al volante “. Un panorama che descrive la situazione anche negli altri paesi europei.
Ecco il pezzo:*

“”" Fatima è solo l’ultimo capitolo di una guerra di religione. La polizia di Nantes l’ha fermata, l’ha fatta scendere dalla macchina che stava guidando e le ha fatto la multa: ventidue euro. Fatima non era passata con il rosso, non aveva sbagliato precedenze. Aveva il velo che le lasciava scoperti solo gli occhi. Una fessura per vedere. «L’agente mi ha fatto il verbale per come ero vestita» ha raccontato lei, 31 anni nata in Francia da genitori marocchini. «Abbiamo discusso, perché per me era una semplice e pura discriminazione». Per la polizia invece è infrazione del codice della strada: «circolazione in condizioni non confortevoli». Pericolosa per lei e per gli altri.
Ma questa è solo l’ultima mossa della guerra contro il burqa di Sarkozy. Lui che il velo non lo ha mai potuto digerire, ora inizia a godersi i primi risultati della lunga battaglia iniziata già prima di venire eletto presidente. La Francia va dritta verso l’obbiettivo: egalité, uguaglianza a tutti i costi; le donne andranno in giro a testa alta, senza distinzioni, senza discriminazioni, come tutte le altre. Entro marzo il governo procederà sulla strada di un disegno di legge per il divieto totale del velo integrale. Nelle strade, nei luoghi pubblici. Dappertutto.
La Francia illuminista e progressista non vuole scendere a patti con
l’islam. Turiste comprese. Idee che non lasciano spazio a interpretazioni, le duemila donne francesi che portano il velo integrale si adeguino. Non senza polemiche, interrogativi, dibattiti, ostacoli. La legge, per passare, dovrà superare le possibili opposizioni del Consiglio costituzionale e della Corte europea dei diritti umani, se saranno sollevate eccezioni di illegittimità. E, in caso di bocciatura, sarà la seconda pesante sconfitta per Sarkozy dopo la carbon tax che non è riuscito a imporre. Ma non solo, la legge avrà bisogno di un duro «tirocinio» nella società civile, il tempo necessario per imparare e digerire le nuove regole.
Gli imam francesi mettono in guardia: «Così si rischia di chiudere tra le mura domestiche le donne che non toglieranno il velo».
Ma la Francia non è sola. A far scoppiare il caso in Spagna, una ragazzina di 16 anni di Madrid che ha deciso di entrare a scuola velata. La scuola l’ha rimandata a casa, un braccio di ferro che si trascina ancora oggi.
«Contrario al regolamento», dice il preside, lei non molla e dice di non voler lasciare la scuola, le sue amiche, i suoi insegnanti. Si è scatenato il dibattito. Il punto è sempre lo stesso. Il velo divide, c’è chi lo vede come discriminazione delle donne e chi parla di identità, di appartenenza e orgoglio per quella cultura. Vietare o tollerare. La Chiesa si è schierata a favore della studentessa. È sceso in campo il portavoce dei vescovi iberici
Mgr Juan Marinez Camino a rivendicare il «diritto di manifestare la propria credenza». Una battaglia trasversale per dire ancora una volta no al laicismo esasperato bandiera di Zapatero. Lui che ora si trova come schiacciato: da una parte c’è la laicità da difendere, dall’altra la salvaguardia di un progetto di legge appena nato che vuole garantire più diritti alle altre religioni. E in Belgio la situazione non è certo più semplice.
Partiti prima degli altri Paesi europei sulla regolamentazione del velo islamico, il processo si è dovuto bruscamente interrompere per la crisi che ha travolto il governo. Ieri si sarebbe dovuto votare per imporre il divieto
di indossare il velo nei luoghi pubblici, ma è stato rimandato a causa della crisi del governo. Una guerra contro il velo che presto potrebbe iniziare anche Israele. «Impariamo dalla Francia», ha detto una parlamentare di Kadima. «Il velo è solo un’umiliazione e non ha niente a che vedere con la morale religiosa».
La stessa idea della Carfagna che da tempo dice: «Occorre una legge che vieti in Italia il burqa, simbolo di sottomissione della donna e ostacolo a una vera politica di integrazione. Togliamolo dalle scuole». Non è sola, la
Santanchè, la Gelmini, sono d’accordo. Il dibattito è aperto anche da noi.”"”

Cordiali saluti a tutti i liberi e laici.
Marcus Prometheus

Vigilia di elezioni in Olanda.

mercoledì, 21 aprile 2010

21/04/10 – Da Marcus Prometheus

articolo di Giulio Meotti dal titolo “ Il sindaco liberal d’Olanda “.

Erano le 8.45 del mattino del 2 novembre 2004, quando il regista Theo van Gogh, noto polemista e autore di un film che denunciava la violenza dell’islam contro le donne e mostrava versetti del Corano scritti sui loro corpi, stava pedalando verso l’ufficio. Mohammed Bouyeri, un ragazzo di origine marocchina, gli sparò allo stomaco, gli incise la gola e gli piantò una lama nel petto. Su quel coltello era infilata una lettera: cinque pagine che invocavano la guerra santa contro i “sionisti e i crociati”. Il bersaglio principale era la deputata olandese e dissidente somala Ayaan Hirsi Ali, che aveva scritto con Van Gogh il cortometraggio “blasfemo”. Ma in cima alla lista dei nemici di Bouyeri c’erano anche l’“ebreo” Job Cohen, sindaco di Amsterdam, e Geert Wilders. Saranno proprio loro due che alle prossime elezioni di giugno si contenderanno la guida del governo dei Paesi Bassi, assieme allo storico partito dei cristiano- democratici. Wilders è il controverso e popolare leader del Partito per la libertà, Cohen è la nuova guida scelta per risollevare il leggendario Partito laburista. Proprio Ayaan Hirsi Ali aveva scritto una lettera molto dura contestando il modello di Cohen per l’integrazione degli immigrati musulmani: “Caro signor Cohen, lei ha commesso un grave e fondamentale errore affermando che le minoranze islamiche dei Paesi Bassi potrebbero integrarsi tramite la loro religione”. Hirsi Ali chiamò “sceicco Cohen” il sindaco di Amsterdam. Tutti si aspettavano che a guidare la sinistra olandese sarebbe stato Wouter Bos, il “Kennedy olandese” al quale è attribuita in gran parte la spettacolare rimonta (secondo i sondaggi) degli eredi di Wim Kok. Invece sarà questo grigio professore universitario che ha governato a lungo Amsterdam, cinquantaseienne alfiere della tolleranza e dell’integrazione forzata. Cohen nel 2001 officiò ad Amsterdam il primo matrimonio omosessuale al mondo. E se le urne premieranno i laburisti, passerà alla storia come il primo premier ebreo della storia olandese. Cohen viene da una famiglia patrizia ebraica di Amsterdam, i suoi nonni morirono nel campo di concentramento di Bergen- Belsen, lo stesso in cui trovò la morte Anna Frank nel marzo 1945. I genitori si salvarono nascondendosi durante l’occupazione nazista. A favore di Cohen va senz’altro il merito di aver valorizzato uno dei pochissimi politici musulmani minacciati di morte dai fondamentalisti, Ahmed Aboutaleb, assessore ad Amsterdam con Cohen e attualmente sindaco di Rotterdam, anche lui spesso minacciato di morte in questi anni. Aboutaleb nasce da una gaffe terribile. Pensando che il microfono fosse spento, il socialdemocratico Rob Oudkerk si avvicinò a Cohen e gli sussurrò qualcosa a proposito di “quegli sporchi marocchini”. Un colpo durissimo alla famosa tolleranza di sinistra. Cohen corse ai ripari chiamando Aboutaleb. Cohen è diventato sindaco nel gennaio 2001. Prima quindi dello schianto delle Torri Gemelle. Ha visto la sua città trasformarsi da icona della libertà in metropoli sospetta, intimidita furiosa per la crescita del fondamentalismo islamico. Senza dubbio il professore, noto per aver “razionalizzato” il quartiere a luci rosse della città e aver proposto al governo di legalizzare anche la coltivazione della cannabis, è riuscito a evitare che Amsterdam si trasformasse in una banlieue parigina infuocata, con moschee e scuole islamiche vandalizzate, morti, pestaggi e casi di razzismo. Uno studio della Fondazione Anna Frank contò 106 episodi di violenza in tutta l’Olanda dopo l’omicidio Van Gogh, ma ad Amsterdam la polizia ne censì uno. Per molti fu merito anche della politica di Cohen, che quella sera chiamò la città a raccolta nella centrale piazza Dam. Cohen non è un relativista in stile canadese, crede invece che tutti gli immigrati che arrivano in Olanda debbano diventare figli dell’illuminismo che ha reso celebre la palude dei Paesi Bassi. Sull’onda dell’assassinio di Van Gogh, la città di Amsterdam produsse un video che doveva servire a presentare agli immigrati la quintessenza dell’“olandesità”. Il video consiste di spezzoni di un documentario sulla vita di Guglielmo d’Orange, immagini di tulipani e mulini a vento, bagnanti nudi sulla spiaggia, scene da un matrimonio gay e viene presentato ai musulmani appena arrivati. Ovviamente la tolleranza obbligatoria non funzionò nel caso dell’assassino del regista. La nomina di Cohen è stata una grande delusione per quella sinistra che sperava, al fine di fermare il ciclone Wilders che proprio a sinistra e fra gli operai delle periferie sta conquistando tanti voti, che sarebbe stato un altro laburista a risollevare la vecchia gloria socialdemocratica su cui poggia lo stato olandese. Per capire Cohen bisogna parlare con Paul Scheffer, il più celebre saggista socialdemocratico d’Olanda. Scheffer è stato un solitario sostenitore, da sinistra, dell’intervento americano in Iraq. Il politologo dell’Amsterdam University è stato il primo ad aver detto che il multiculturalismo olandese aveva miseramente fallito e che il suo consenso è vuoto. Lo fece nel 2000 con un articolo “Il dramma multiculturale” sul quotidiano Nrc Handelsblad. Scheffer spiegò che si era formata una sottoclasse che rifiutava i valori olandesi, che in nome della tolleranza ci si stava alienando gli immigrati e che non c’era posto per una religione che non vuol sentir parlare di separazione di stato e moschea e di rispetto per gli omosessuali. Manco a dirlo, Scheffer fu linciato dagli stessi compagni di partito. Si era in un periodo in cui l’unica preoccupazione dell’Olanda era l’abbondanza economica. “Job Cohen è un leader pieno di qualità e la gente lo voterà per avere quiete nell’Olanda di Van Gogh, perché Cohen è apolitico, un sindaco pragmatico, abile nonché un uomo di integrità”, dice Scheffer al Foglio. “Ma dall’altro lato è un conservatore radicale, nel senso che vuole lo status quo sul multiculturalismo. Il suo motto è ‘tenere tutti insieme’, il suo modello è stato quello di una segregazione sociale, in nome del multiculturalismo ortodosso in cui tutto si ristagna e si contiene. Il conflitto deve essere evitato, bisogna essere soft spoken sulle ideologie e la religione. E’ la prima volta che Cohen interviene nell’arena politica, perché ad Amsterdam il sindaco non è eletto direttamente. Nella segregazione di Cohen non si vive assieme e in nome di certi valori universali, ognuno resta nel suo pezzetto di società. Cohen è un pacificatore tradizionalista che non porterà a una svolta la sinistra sui temi di cui si parla da anni. Nel popolo laburista c’è stato un piccolo cambiamento sul multiculturalismo, ma i leader sono rimasti dei relativisti. E questo non sarà una cosa buona per l’Olanda”. Cohen si è sempre accreditato come colui che ha evitato la guerra civile ad Amsterdam dopo l’assassinio di Theo van Gogh. “Ma non credo che da quell’omicidio Cohen abbia tratto nulla per evitare la segregazione ad Amsterdam”, prosegue Scheffer. “E non credo abbia una idea per l’Olanda. La sua idea di Olanda civilizzata e tollerante è fin troppo passatista e ha una proiezione soprattutto internazionale, da copertina di Time magazine. Nonostante sia ebreo, Cohen è stato molto riluttante nel denunciare l’antisemitismo nuovo che ammorba l’Olanda. Pochi oggi in Olanda vogliono portare a tema l’odio antiebraico da parte delle comunità islamiche. E si preferisce fare molta retorica sullo sterminio degli ebrei olandesi durante la Seconda guerra mondiale. Cohen dice: noi ebrei fummo traditi dalla maggioranza olandese, quindi non dobbiamo fare lo stesso con i musulmani. E’ un modo di pensare pieno di cliché. Alla sinistra serve più critica sulla libertà religiosa e di parola, deve capire che l’immigrazione porta conflitti che vanno governati e non ignorati”. Proprio Theo van Gogh, che non lesinava attacchi feroci ai suoi nemici, criticò duramente Job Cohen per come governava la sua città, Amsterdam. Gli diede perfino del “quisling”, collaborazionista, in una lettera inviata poco prima dell’omicidio. “Il più grande vantaggio è che il sindaco di Amsterdam è un utile idiota che cerca continuamente il ‘dialogo’ con noi”, scrisse Van Gogh impersonando gli islamisti. “Cohen pensa che siamo persone ragionevoli che vogliono vivere in pace. Cohen usa la parola ‘rispetto’, un termine innocuo che anche noi usiamo per dare l’impressione d’una minoranza discriminata. Chiediamo rispetto, cioè stiamo per sottometterti”. A giugno, in Olanda, si vota anche e soprattutto su questa favola nera. La lettera di Van Gogh si conclude in un rendez-vouz con la morte: “Dormite bene, bravi cittadini di Amsterdam”.

l’articolo di Giulio Meotti dal titolo “ Il sindaco liberal d’Olanda “ dal FOGLIO di oggi, 20/04/2010, a pag. II,

Mamma, li turchi !

sabato, 20 marzo 2010

Era questo il tradizionale grido di allarme con cui gli abitanti delle coste meridionali della nostra penisola si allertavano appena venivano avvistate le imbarcazioni dei predatori provenienti dai paesi musulmani che razziavano beni e persone vendute poi come schiave sui mercati mediorientali. Secondo alcuni osservatori e politologi molte perplessità suscita in Europa la futura ammissione della Tuchia, optimo iure, all’interno dell’Unione. Non certo perchè i turchi moderni possano razziare e depredare inermi cittadini, quanto per la diffusione ulteriore di un islamismo aggressivo e pervasivo che abbattendo prima la laicità consolidata in Turchia dal padre fondatore Ataturk, dilaghi poi in Europa con le gambe di 80 milioni di nuovi cittadini musulmani. Su queste preoccupazioni vi proponiamo due interessanti articoli.

*Il GIORNALE – R. A. Segre :
” Dietro le parole del premier turco il grande
scontro tra laicismo e islamismo “*

*
R. A. Segre*
Chi sono i 100mila armeni residenti in Turchia che il premier Erdogan
vorrebbe cacciare dal suolo turco a causa dell’insistenza degli armeni (in
Armenia e nella grande diaspora armena) a voler chiamare genocidio la strage
armena fatta dagli ottomani nella prima guerra mondiale? Sono una nuova mina
che il leader del partito islamico Giustizia e Sviluppo (Akp) al governo sta
mettendo sulla strada della riconciliazione storica fra i due popoli. Poiché
la ripresa dei contatti diplomatici fra Turchia e Armenia aveva fatto
pensare il contrario solo qualche mese fa, come spiegare questa svolta del
governo di Ankara? L’impressione è che, nonostante il costo interno e
internazionale di questo nuovo irrigidimento turco sulla questione
dell’Olocausto armeno, la svolta sia legata al grande scontro in corso in
Turchia fra laicismo e islamismo.
Il costo interno è dovuto al fatto che almeno 70mila dei 100mila minacciati
di espulsione sono persone indispensabili alla società arricchita turca.
Sono nella loro stragrande maggioranza donne, impiegate come cameriere o
badanti di anziani nelle città. Ora i centri urbani, contrariamente alla
Turchia tradizionalista e in gran parte analfabeta delle campagne, sono le
cittadelle del laicismo, non meno di come l’esercito, per Costituzione, è il
custode dell’ataturkismo. Il costo esterno, come si è visto con la recente
approvazione alla commissione del Congresso di Washington, dell’accusa di
«olocausto» armeno contro la Turchia (che violentemente lo nega) ha
provocato il ritiro dell’ambasciatore turco da Washington, il non intervento
della lobby israeliana (per la prima volta in anni) a sostegno dei turchi (a
causa del raffreddamento delle relazioni fra Ankara e Gerusalemme). Sono
«munizioni» che i due grandi opposti movimenti per il «controllo» dell’anima
turca – il partito di Erdogan e l’esercito – stanno da mesi combattendo nel
quadro di un presunto «colpo di Stato» militare contro il governo.
Questo «golpe» (che se fosse riuscito, sempre che non si trattasse di una
montatura degli islamici, sarebbe stato il terzo nella storia della Turchia
moderna in difesa della laicità della Repubblica) ha dimostrato con
l’arresto di almeno 60 ufficiali, in servizio e di riserva, che la casta
degli ufficiali non è più inviolabile. D’altra parte quando nel 2007 un
giovane nazionalista assassinò Hrant Dink, direttore turco armeno di un
giornale che aveva osato parlare dello «olocausto armeno», oltre 100mila
persone di ogni origine e fede hanno seguito la sua bara. L’omicidio, lungi
dall’aumentare l’odio per gli armeni, ha aumentato le critiche al governo
per il perseguimento di una politica che non solo appare storicamente
ingiustificata ma anche come un appello del partito islamico nella sua lotta
contro il laicismo e soprattutto contro il ruolo dei militari a difesa della
laicità turca.
La minaccia del premier Erdogan di espellere gli armeni illegalmente
residenti in Turchia fa parte dello stesso conflitto sulla identità turca
che continua ad agitare la politica e la coscienza del paese. Questi armeni,
o piuttosto armene, da espellere sono gli umili tessitori della tela comune
della nazione turca. Sono – come scriveva il 14 scorso l’Economist londinese
- persone che arrivano col cuore pieno di terrore per il turco e che tornano
a casa a raccontare storie sulla benevolenza che hanno scoperto nelle case
turche. Fanno parte di quel mondo sempre più esteso nella società turca che
ne ha abbastanza dei miti di odio religioso e nazionale. Miti su cui si
fonda ancora in larga parte il pregiudizio delle masse musulmane contro
l’infedele. Che si tratti del cristiano nelle sue varie denominazioni, o
dell’ebreo vestito da israeliano.

*LIBERO –

Carlo Panella : “  L’Europa senza testa non può permettersi una Turchia islamica”*
* Carlo Panella*

«Sia l’Unione Europea che la Turchia non credono ormai più tanto al processo
di integrazione»: questa valutazione, espressa Carlo Corazza, direttore
della rappresentanza Ue di Milano è forte, ma ha un grande fondo di verità.
Dal punto di vista tecnico, l’evo – luzione della trattativa tra l’Ue e
Ankara parla chiaro: dal 2005, dei 35 capitoli di negoziato per conformare
le norme turche con quelle dell’Ue, è stato concluso solo quello sulla
scienza. Altri 8 sono bloccati dal 2006, 11 sono aperti e i restanti ancora
da aprire. Senza contare il contenzioso che si è aperto per la questione del
genocidio degli armeni. Su tutti poi incombe la controversia su Cipro, rebus
insolubile perché la Repubblica di Cipro, membro dell’Ue, grecofona, ha
rifiutato la soluzione di mediazione dell’Onu, che però è stata accettata
dallo Stato cipriota turcofono. Ma, al di là della trattativa, è sempre più
chiaro che l’ingresso della Turchia in Europa (avversato peraltro dal
baricentro dell’Ue: Germania a Francia) è del tutto fallito per colpa
dell’Eu – ropa. Ormai è inutile schierarsi con chi sostiene (come faccio da
anni) che è indispensabile che l’Europa inglobi la Turchia come strategico
interfaccia politico con il mondo musulmano, con l’Asia e con la sponda nord
del Mediterraneo (perno peraltro della strategia di George W. Bush).
Esattamente come è inutile schierarsi con chi afferma che la Turchia è uno
stato asiatico, influenzato dalla cultura islamica, e che i suoi 6 milioni
di immigrati in Germania e negli altri paesi, una volta diventati cittadini
europei a pieno titolo, costituirebbero addirittura un’emergenza. È un
contenzioso sorpassato da una drammatica constatazione di fondo: l’Europa
politica non esiste e quindi non può sviluppare nessuna strategia politica
alta (come far entrare la Turchia), ha un mercato e una moneta uniche (che a
fronte di una vera crisi hanno dimostrato di non saper esprimere nessuna
regia unitaria), ma manca totalmente di cervello politico. L’Ue è come la
Germania occidentale, la Rft: un gigante economico ma un nano politico. La
prova definitiva l’abbiamo proprio oggi: lady Ashton, ministro degli Esteri
Ue, ha deciso di fare una forzatura e di recarsi a Gaza da un governo di
Hamas che pure l’Ue iscrive nella lista dei terroristi e che ha sempre
rifiutato ogni accordo non solo con Israele (che continua a voler
distruggere), ma anche con la Anp di Abu Mazen, di cui ha massacrato
centinaia di militanti e dirigenti. Mossa azzardata e imprudente che infatti
è stata accolta come meritava: ieri mattina un razzo sparato da Gaza (il
primo dall’operazione Piombo Fuso del 2009), ha ucciso un contadino
israeliano in un kibbutz. Nel momento stesso in cui mette piede a Gaza, lady
Ashton si trova così in una situazione indecente e indifendibile. Ma non
basta: l’Ue ha imposto alla Turchia di modificare il baricentro stesso del
suo assetto istituzionale, abolendo il ruolo di difesa della laicità e della
democrazia assegnato dalla Costituzione di Atatürk ai vertici militari e
peraltro assolto egregiamente con ben 4 apparenti “golpe” che però hanno
sempre ripristinato dopo pochi mesi il pieno quadro democratico. Ovviamente,
Tayyp Erdogan e la sua Akp, hanno obbedito toto corde a questa “imposizione”
europea, e ora il loro islamismo dilaga perché non trova più l’antidoto e il
freno laico garantito dai generali turchi. Ma il vero disastro è che questo
è accaduto perché l’Ue non ha mai analizzato il semplice fatto che la
Turchia è l’unico paese pienamente democratico del pianeta, solo e
unicamente grazie al ruolo di sentinella della democrazia svolto dai
generali. Non ha cercato di capire che in un paese a tradizione islamica la
“divisione dei poteri” di Montesquieu non funziona, perché è addirittura
antagonista al cuore della cultura politica islamica. L’Ue ha così imposto
alla Turchia i parametri di Copenhagen, definiti nel 1992 per l’in – gresso
dei paesi ex comunisti in Europa: altre storie, tutt’altre dinamiche,
favorendo così la regressione islamista in una Turchia in cui i generali
vengono oggi arrestati a decine con accuse false e pretestuose di attività
golpiste. Un record.

Londra, l’interruzione del trasporto pubblico è legittima se in nome di Allah.

venerdì, 19 febbraio 2010

Gli autisti islamici di linee di trasporto pubblico, in questo caso di un autobus, ma forse anche di treni e aerei, possono tranquillamente smettere il servizio quando le regole della loro religione impongono una pausa di preghiera. E’ quello che succede nella povera Inghilterra dove ormai gli islamici fanno letteralmente quello che cazzo gli pare. Ma anche in Francia succedono cose da pazzi.

Da L’Opinione delle Libertà LEGGI

di Maurizio De Santis

Lo scorso 1 febbraio, in un sobborgo a Nord di Londra, un autista di autobus ha parcheggiato il suo mezzo e, quindi, palesando la virtù dei forti, ha srotolato il proprio tappetino di preghiera e, orientandosi verso La Mecca, ha declamato le proprie preghiere in arabo perfetto. La società titolare del servizio, superata l’intuibile costernazione di passeggeri ed opinione pubblica, s’è limitata ad una nota di scuse per il disagio e ad un generico invito, rivolto ai propri autisti di fede islamica, a pregare prima dei propri turni, utilizzando gli appositi locali di preghiera, apprestati dalla società stessa (per la cronaca, la Trasport For London). Pochi giorni prima, stavolta in terra francese, il signor Olivier Besancenot massimo esponente del Nouveau Parti Anticapitaliste raggiunge il “nirvana politico”. Psicologo, docente universitario, ex attivista della Lega Comunista Rivoluzionaria, sedicente mangiapreti in nome di un ateismo militante, presenta un progetto “rivoluzionario”. La candidatura di una militante arabo-musulmana (tale Ilham Moussaïd), con tanto di velo ostentato. Una mossa non nuova tra gli antisemiti ed anticristiani dell’ultrasinistra. Ligi osservanti della religione atesita, ma pronti ad accogliere tra i propri candidati persone di dichiarata fede musulmana praticante. Alle osservazioni dei propri iscritti (che, evidentemente, fessi non sono), l’astro nascente della sinistra massimalista francese ha risposto: “non facciamo altro che portare alla ribalta i nuovi integrati”. Stesso palcoscenico (terra francese), stessi giorni. Stavolta il protagonista politico è il ministro dell’immigrazione Eric Besson. Il quale ha pensato bene di informarsi presso il consolato di Tunisi, su come comportarsi per poter impalmare la donna del suo cuore. Una tunisina, di fede (ovviamente), musulmana. ….segue….

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