Archivi per la categoria ‘crocifissi obbligatori’

La galera è l’ultimo baluardo del cattolicesimo,

lunedì, 21 dicembre 2009

….secondo il Giornale di Berlusconi.
In un articolo a firma de La Redazione, si porta l’esempio di Regina Coeli, lo storico carcere romano, dove nonostante la presenza maggioritaria di islamici e di appartenenti ad altre fedi, cocifissi, madonne, padripii e adesso soprattutto presepi stanno lì a testimoniare una incrollabile volontà di contrassegnare con i simboli della sola religione cattolica quel luogo di delizie. Anche se si tratta a tutti gli effetti di un edificio pubblico (dello Stato) e quindi non dovrebbero vedersi esposti simboli di alcuna religione. Di questa conquista territoriale si compiace il Giornale. Almeno lì la potenza del cattolicesimo e dei suoi simboli non si discute.

Qui la fonte della notizia LEGGI

…..Regina Coeli è il carcere più famoso d’Italia. Oggi è il punto di resistenza cristiana al politicamente corretto che vorrebbe disinfettare dal sacro e soprattutto dal cattolicesimo ogni spazio pubblico e specialmente statale. All’ingresso, nella rotonda da cui si dipartono i raggi, c’è una statua della Madonna. Del resto Regina Coeli già a causa del nome è una sfida alla moda multiculturale. Perché evocare la Regina del Cielo, che notoriamente è la Madonna, quando in carcere ci sono un sacco di musulmani per cui in cielo non c’è nessuna regina, al massimo ci sono le uri a uso e consumo dei martiri?
Ci sono delle sezioni elevate a monumento nazionale: sono entrate nel nostro immaginario coi film anni ’50, con le porte di legno spesso, le ringhiere, il cortile per l’ora d’aria. Ma c’è qualcosa di ancora più monumentale e storico, anche se fresco come le cose dei bambini insegnate loro dai vecchi: il presepio. Dietro le sbarre c’è una gemmazione di gesubambini, capanne e asinelli.
In questo momento il carcere di Regina Coeli è divenuto forse l’angolo del nostro Paese dove c’è la più forte resistenza cristiana al neopaganesimo. Soprattutto quello travestito da politicamente corretto….

I cristianisti del PD-Partitus Dei…

venerdì, 18 dicembre 2009

…implorano dall’Europa il diritto di imporre il crocifisso a martellate sulla testa di tutti. Questa l’implorazione partita da 16 (sedici) cristianisti d’assalto del PD-Partitus Dei dell’Emilia Romagna. Da non credere !

Incredibile 1 LEGGI

Sedici consiglieri regionali del pd hanno sottoscritto una risoluzione per
chiedere al Parlamento europeo di “riconoscere il pieno diritto di tutti
gli Stati membri ad esporre anche simboli religiosi all’interno dei
luoghi pubblici o delle sedi istituzionali, laddove tali simboli siano
rappresentativi della tradizione e dell’identita` di tutto il Paese e
dunque elementi unificanti dell’intera comunita` nazionale e
rispettosi dell’orientamento religioso di ciascun cittadino”.

Monari, Salsi, Ercolini, Beretta, Garbi, Montanari, Zoffoli, Richetti,
Barbieri, Bosi, Majani, Pedulli, Rivi, Piva, Mazzotti, Fiammenghi.

I gerarchi della SS Vaticana ipocriti e bugiardi.

lunedì, 30 novembre 2009

La chiesa cattolica condanna il risultato del referendum svizzero sottolineando con forza il principio “sacrosanto” della libertà religiosa, ma a Roma il Papa Re e Imperatore sponsorizza il crocifisso a martellate sulla testa di tutti, in Italia e in Europa. La chiesa cattolica condanna il risultato del referendum svizzero sottolineando con forza il principio “sacrosanto” della libertà religiosa, ma a Roma il Papa Re e Imperatore sponsorizza il crocifisso a martellate sulla testa di tutti, in Italia e in Europa. Ma la cosa paradossale è che pur di raggiungere l’obiettivo di “crocifiggere” tutti gli uffci pubblici (statali, regionali, provinciali, comunali e scolastici, nonchè tribunali, ASL, poste, stazioni, commisssariatidi PS, carabinieri, esercito, marina e aviazione) è disposto a svilire il simbolo specifico della Menzogna cattolica fino al punto di assimilarlo ai simboli storici e culturali, in altre parole politici. Come a dire che Dio e Cesare sono la stessa cosa, nè più nè meno di quanto afferma la dottrina islamica.

Fonte della notizia dal Corriere della Sera LEGGI

LA MARCIA PER IL CROCIFISSO - E il Papa ha salutato anche i partecipanti alla marcia per il crocefisso che domenica mattina hanno sfilato per le vie del centro di Roma e hanno raggiunto piazza San Pietro in tempo per assistere all’Angelus. «Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare coloro che hanno preso parte alla marcia promossa dal Movimento dell’Amore Familiare per manifestare profondo amore al Crocifisso, riconoscendone il valore religioso, storico e culturale». Erano un migliaio alla manifestazione promossa dall’Associazione «Famiglia piccola Chiesa», della Parrocchia di S. Tommaso ai Cenci retta da don Stefano Tardani, ma vi hanno poi aderito numerose altre associazioni, movimenti e comunità della diocesi di Roma. Alcune persone si sono unite al corteo lungo il percorso, che ha attraversato il Tevere a partire dalla piazza della Chiesa Nuova. In testa al corteo, uno striscione con la scritta: «L’amore al Crocifisso, segno di fede e di fraternità universale, simbolo dell’arte e della cultura italiana ed europea».

29 novembre 2009

Gheddafi e il crocifisso.

martedì, 17 novembre 2009

Un nostro cortese visitatore ci ha segnalato questa curiosa estrenazione del colonnello Gheddafi in occasione della sua visita a Roma per partecipare al vertice della FAO.

Gentile Redazione,
da vostro leale, affezionato lettore,vorrei sottolineare qualcosa che sembra essere sfuggito al giudizio inquisitorio dei nostri politici/ neo-crociati appartenenti alle truppe cammellate Vaticaliane. Nonche` all’ alta gerarchia ecclesiastica. Dopo tutto il putiferio dei giorni scorsi, riguardo la sentenza della corte Europea sulla rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche; nessuno dei moderni paladini di Cristo ha avuto il fegato di ribattere le affermazioni sull’immagine del cristianesimo, durante il festino del cadaverico Colonnello Gheddafi a Roma che, dopo aver cercato di convertire all’ islam le cristianissime duecento hostess taglia 60-90-60 invitate per l’occasione, proclamando la superiorita` della sua “ religione” su tutte le altre, ha dichiarato che il Cristo crocefisso era nient’altro che un sosia di quello originale. La notizia riportata da Repubblica e Corriere della Sera, al mattino del 16 novembre 2009, e` stata poi modificata ed alterata nel corso della giornata. Vorrei sapere dove e` andato a finire l’ardore, come quello dimostrato dal nostro “ ministro/caricatura della Difesa” che il 4 novembre su Rai 1 alla Vita in diretta si e` fatto venire un attacco di bile durante la sua accanita filippica in difesa delle radici cristiane della nostra Europa.O quella del nostro Presidente del consiglio, che con il suo sorriso ebete e il capello trapiantato tinto, sembra essere il compagno di merende del colonnello libico.

Un libero pensatore

15 /11/09 – Chi difende il crocefisso?

domenica, 15 novembre 2009

L’ultima volta che ha pianto? Mi viene sempre da piangere quando alla fine della messa cantiamo il Salve Regina. La persona scomparsa che richiamerebbe in vita? Mi vengono in mente solo persone vive che manderei a morte (Io donna intervista Camillo Langone)

La ragionevole sentenza di Strasburgo ha gettato nel panico i cattolici fanatici italiani. Ma anche i vertici ortodossi greci hanno accusato il colpo. L’arcivescovo di Atene ha convocato un sinodo ad hoc per dare una risposta forte a quello che viene erroneamente considerato un attacco ai simboli cristiani, e per avere più forza sta tentando un accordo con la Chiesa di Roma. Come è noto tra ortodossi e cattolici c’è una dialogo che dura da decenni con alti e bassi, ma non è escluso che la difesa di simboli comuni possa funzionare da propellente. I vertici della chiesa ortodossa greca temono, oltre alle sempre crescente secolarizzazione, il nuovo governo guidato dai socialisti che durante la recente campagna elettorale hanno preso l’impegno con gli elettori di tassare il ricco patrimonio ecclesiale.
La chiamata alla mobilitazione dei cristiani europei da parte della Grecia al momento non sembra aver raccolto sostenitori nel resto dell’Europa. I protestanti europei, in sintonia con quelli italiani, respingono decisamente che il crocefisso sia un simbolo identitario e/o culturale, ma riconoscendone la valenza religiosa ritengono che la sua collocazione naturale sia nella coscienza e nel cuore di chi crede. Presto sapremo se la Santa Sede preferirà aprire alla chiesa ortodossa greca (e moscovita) o se guarderà al resto d’Europa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Su questo argomento anche

5/11/09 La fine della religione
9/11/09 Ogni giorno ha la sua croce
14/11/09 Guerra asimmetrica

14/11/09 – Guerra asimmetrica

sabato, 14 novembre 2009

Io penso che una comunità sia tanto più ricca quanto meno pesi nei rapporti civili la differenza fra credenti e non credenti. La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche, potrebbe dar fastidio ad alunni che pratichino altre religioni o siano atei

In questi giorni abbiamo capito che i politicastri italiani non conoscono la differenza tra l’Unione europea e la Corte europea dei diritti dell’uomo che è una istituzione del Consiglio d’Europa. Che ha picchiato il nostro paese in pochi giorni su argomenti che molto hanno a che fare con la sottomissione dell’Italia alla Santa Sede. Quasi sotto silenzio è passato il caso del professore Luigi Lombardi Vallauri, docente dell’Università Cattolica di Milano, che undici anni fa non ebbe rinnovato l’incarico perché le sue opinioni furono ritenute “nettamente contrarie alla dottrina cattolica”. Lombardi Vallauri ricorse al Tar, poi al Consiglio di Stato, senza successo. Decise allora di rivolgersi alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, che gli ha dato ragione. Il provvedimento ha condannato l’Italia per avere violato la libertà d’espressione del professore definendo “priva di motivazione e presa in assenza di un reale contraddittorio” la decisione dell’ateneo. Come si vede, il prof. Vallauri e la famiglia di Abano per la questione del crocefisso a scuola hanno percorso le stesse strade. Entrambi i dispositivi difendono i diritti individuali della persona compreso l’aspetto religioso.
Ed è davvero sbalorditivo che politici e commentatori contestino la sentenza sul crocefisso in nome dello Stato per imporre a tutti una medesima religione.
Come era prevedibile c’è stato il ricorso del governo e raccolte di firme degli eurodeputati di entrambi gli schieramenti. E’anche arrivato il sostegno, per il momento, della Grecia che si appella ai cristiani europei (http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/8358027.stm).
E’ probabile che la guerra dei crocefissi l’Italia (governativa/politica) la perderà a favore della democrazia (che contempla i diritti di tutti), ma la contesa sarà lunga e totalmente squilibrata. Da una parte chi crede nel diritto, e dall’altra chi legge nel crocefisso un significato religioso, culturale, politico, identitario. L’accozzaglia di motivazioni che i difensori del simbolo portano è, pur se nel lungo periodo, perdente. Un certo riserbo dei vertici della Chiesa, che comunque incoraggia gli ascari dei partiti, è forse da leggere in una eventuale preoccupazione determinata dall’aumento degli studenti di fede islamica. Se la Chiesa si espone troppo sulla difesa del simbolo religioso e del valore spirituale per gli studenti che dovrebbero esserne confortati, potrà opporsi ad un eventuale analoga richiesta dei musulmani? A meno che non voglia ricorrere alla conversione forzata (né lontana né estranea alla sua storia) dovrebbe cedere alle richieste islamiche.
Più prudente, almeno per il momento, farlo difendere dagli “utili idioti” della politica come simbolo culturale.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Sull’argomento anche
5/11/09, La fine della religione e
9/11/09, Ogni giorno ha la sua croce

Segnaliamo ai lettori di No God la presentazione del Rapporto annuale Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione) “In un mondo che cambia: donne, popolazione, clima” – mercoledì 18 novembre ore 11.00, Sala della Stampa estera, via dell’Umiltà 83/c Roma

9/11/09 – Ogni giorno ha la sua croce

lunedì, 9 novembre 2009

In Arabia Saudita un pedofilo di 22 anni è stato decapitato e poi messo in croce nel deserto. Aveva stuprato 5 bambini
Dio è morto. Ma il viceministro della Salute Fazio assicura fosse già affetto da patologie pregresse (www.francesco-nardi.com)
La frase “potete morire ma non toglieremo mai il crocifisso dalle aule” non può mai significare un augurio di morte per qualcuno. Come è evidente nel linguaggio comune, significa che in nessun caso riuscirete a farci togliere il crocifisso. Non capirlo è malafede. (il ministro della Difesa risponde alle (poche) critiche per il suo intervento a La vita in diretta)
Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre (Winston Churchill)

Scrive l’Avvenire che con sentenze come quella di Strasburgo l’Europa diventa terra di nessuno. Sembra essere una riflessione dettata dalla paura. A ben vedere infatti la deliberazione non è frutto del laicismo esasperato di giudici comunisti che hanno alzato il gomito (Feltri dixit), ma una sentenza europea. Se, per una volta tutti uniti, i politici nostrani sono scattati in piedi davanti alla maestà del crocefisso e molti italiani intervistati e sondaggiati hanno dichiarato di non sentirsi turbati per la presenza dell’immagine, è perché sono fondamentalmente disinteressati al mondo che li circonda. E’ vero che noi italiani – e soprattutto romani – siamo abituati alle chiese, ai preti e alle suore onnipresenti, al cupolone che si vede da ogni parte della città, inciampiamo nei simboli talmente spesso che neanche li consideriamo. Sono così frequenti che la geniale ministro Mary Star pensa che è il simbolo della nostra cultura e che, in qualche misura, ci caratterizza, al pari della tazzina di caffè, della pizza e del manico di bambù della borsa Gucci. A differenza dei saggi giudici che hanno sentenziato non di imporre qualcosa ma di non imporre qualcosa, noi italiani non consideriamo, a causa del nostro estremo provincialismo, che le persone che vengono da realtà differenti possano sentirsi escluse da un simbolo, ma, soprattutto, si chiudono gli occhi davanti alle persone educate che hanno fatto grande il paese pur non essendo cattoliche e, anche se al genio politico attuale risulta indigesto, sono innegabilmente italiane. Va per la verità detto che la maggior parte delle scuole e degli uffici pubblici – e non da oggi – hanno deciso di togliere l’effigie dai muri proprio per evitare scatenamenti di guerre non necessarie alla vita quotidiana. Guerre volgari e ignoranti che in questi giorni vediamo in tv e dove i furbi della Cei hanno pensato bene di mandare le terze-quarte-quinte file della clericaglia lasciando a scannarsi sul logo del cattolicesimo il peggio della feccia televisiva da salotto RaiSet. La capacità politica della Conferenza episcopale del resto la conosciamo anche per la difesa che fa dell’ora di religione, che sostiene essere non confessionale ma un approfondimento della nostra cultura. Non quindi una religione ma un modo di vivere, e chi lo rifiuta respinge un pezzo fondamentale dell’identità nazionale. Del resto lo Stato concordatario, o Vaticalia concede moltissimo al Vaticano come l’annullamento del matrimonio da parte della Sacra Rota che ha effetti civili e viene consentito con motivazioni che una società normale non potrebbe mai accettare. Esattamente come le Corti islamiche che ci fanno giustamente orrore. Ora ci sono i soliti intellettuali che mangiano nelle greppie di regime, qualunque regime, che per difendere il simbolo individuano che il vero problema è il finanziamento alla scuola religiosa. Alla buon’ora. E sempre i soliti soloni dichiarano che nessun altro idolo li disturberebbe, come se nelle scuole italiane ci fossero simboli di altre fedi. Non sono esperta di religione, materia che è conosciuta soprattutto dagli atei, ma per quel poco che so di ebraismo, mai un ebreo attaccherebbe su una porta una mezuzah o esporrebbe una menorah laddove non è rispettata, indipendentemente dal suo grado di religiosità. Noi critichiamo i paesi islamici perché usano al posto del codice civile il corano mentre pensiamo che imporre in Italia un simbolo religioso in un istituto pubblico sia normale, come è normale riconoscere un annullamento di matrimonio del tribunale rotale. Approfittando del furore razzista di una parte degli italiani che pensano di usare la croce come una clava da spaccare in testa al presunto terrorista che lava i vetri al semaforo, molti sindaci hanno cominciato a distribuire croci. A Roma un consigliere comunale, peraltro fino allora sconosciuto anche a me che sono attentissima alla politica locale, ha distribuito crocette fuori le scuole conquistandosi due righe sui giornali.
Anche questa frenesia dei nuovi crociati ricade sulle spalle dei cittadini che intanto pagheranno la moltiplicazione del suppellettile. Come per l’analisi del capello dei vari sindaci (che fanno gli sciacalli sulle stronzate dei colleghi), pari a 500 € cadauno pagate dal Coni, ente pubblico che si succhia il nostro Irpef.
Siamo lontani, parecchio lontani, da quei Paesi che prendono in carico la vita dei loro cittadini. Pensiamo alla vicina Francia e ai paesi del nordeuropa che accolgono ogni neonato con cospicui assegni e, soprattutto, mettendogli a disposizione da subito nidi per consentire ai loro genitori di continuare una vita produttiva, o la Spagna che ha deciso di estendere alle sedicenni il diritto di abortire senza ricorrere alla tutela della famiglia che, in alcune particolari condizioni, potrebbe interferire con le loro decisioni, o la Gran Bretagna che per tutelare i giovani da gravidanze precoci piuttosto che dal bullismo omofobo introdurrà l’educazione sessuale nelle scuole. Piccoli esempi che cozzano con l’indifferenza che vediamo da noi, dove addirittura i medici scelgono di non vaccinarsi fregandosene di contagiare (forse) i loro clienti.
Concludendo, il crocifisso addosso ce lo porteremo ancora per un po’, per cui potrebbe esserci di conforto quanto scrive Emilio Gentile sul Sole 24 Ore: “… come simbolo di una tradizione nazionale, l’esposizione del crocifisso nelle scuole e nei tribunali fu resa obbligatoria in Italia, a partire dal 1923, da un regime totalitario, che predicava un’etica anticristiana, anche se siglò un concordato con la Chiesa cattolica per confermare il cattolicesimo come religione di Stato, considerandolo una espressione della tradizione italiana e un prodotto storico della romanità. Il duce che volle l’esposizione obbligatoria del crocifisso nelle scuole sosteneva che l’impero romano era stato il presupposto storico del cattolicesimo, perché se fosse rimasto in Palestina, affermava il duce, la religione di Cristo sarebbe stata soltanto “una delle tante sette che fiorivano in quell’ambiente arroventato… e molto probabilmente si sarebbe spenta senza lasciar traccia di sé”. Tale interpretazione delle origini del cattolicesimo fu dichiarata eretica da Pio XI”
E questo per chi si è riempito la bocca dicendo che il crocefisso è la nostra identità culturale.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Su questi argomenti anche
28/7/09 – Regno islamico di Sua Maestà la regina Elisabetta,
7/9/09 – Il ’48,
29/9/09 – Gli uomini non cambiano,
5/11/09 – La fine della religione

Linciagggio degli atei nel nome del crocifisso a reti unificate RAI 1 – Canale 5 .

lunedì, 9 novembre 2009

Su entrambi i canali è andata in onda ieri, a reti berlusconiane “unificate” nel nome del crocifisso, anche se ad orari diversi, un vero e proprio linciaggio mediatico ai danni degli atei e della laicità. Linciaggio più soft e direi più gesuitico nell’Arena di Giletti, che si è dedicato all’umiliazione del giovane nella cui scuola è stato dato inizio alla procedura che ha portato poi alla sentenza della Corte di Strasburgo. Più violento su Canale 5 dove la sinergia fra Sgarbi, Santanchè e Meluzzi ha mostrato il vero volto feroce dei talibani cattolici che non hanno lasciato dire due parole in fila nè alla rappresentante dell’UAAR, nè al giudice Tosti anche lui vittima della persecuzione cattolica per aver chiesto di togliere il crocifisso dalla aule di giustizia. Sembrava veramente il Colosseo dove secondo false tradizioni gli antichi romani si sarebbero goduta la strage dei cristiani (mai avvenuta nell’anfiteatro Flavio). Ma ieri pomeriggio cristiani veri e cattolcii purissimi applaudivano come forsennati ogni volta che il trio della Santa Inquisizione mediatica di regime impedivano ai due ospiti atei addirittura di aprire bocca. Invitiamo i nostri visitatori a dare un’occhiata sui siti di Rai 1 e Canale 5 (se disponibili) alle registrazioni di quelle infami trasmissioni per giudicare da sè a quale livello di violenza sono capaci di arrivare. Rendiamo invece omaggio alla teologa cattolica che, contro il parere dei gerarchi vaticani e dei loro scherani mediatici, ha dato prova di coraggio morale e intellettuale affermando che il significato del crocifisso è solo ed esclusivamente religioso e che trasformarlo in un simbolo di cultura e di tradizione per poterlo affiggere nei pubblici edifici è soltanto un volgare imbroglio.

Per il momento solo una multa di 500 euro…

sabato, 7 novembre 2009

…ma poi, forse, anche le manette per chi non espone il crocifisso. Che bello, finalmente i catto-talibani gettano la maschera e vogliono imporre la fede cattolica con la forza. Chi non si adegua commette reato.

Qui la fonte della notizia da il Giornale di Berlusconi LEGGI

…Siamo nello Stato italiano. E il crocifisso è veicolo di significati universali. Esporlo in tutti gli edifici pubblici è un obbligo. Così recita l’ordinanza emessa da Riccardo Roman, sindaco combattivo di Galzignano Terme, paesino di poco più di 4mila abitanti a venti chilometri da Padova. Non esponi il crocifisso? Paghi una multa di 500 euro. E ora l’auspicio del primo cittadino è che l’ordinanza si moltiplichi in tutti i comuni del Veneto e non solo: Galzignano bandiera della difesa del crocifisso.

5/11/09 – La fine della religione

giovedì, 5 novembre 2009

Il pastore cerca sempre di persuadere il gregge che il loro interesse e il suo coincidono (Stendhal)ù
La religione è l’oppio dei popoli. Lo ha detto Marx a Bruno Vespa per il suo ultimo libro (www.francesco-nardi.com)
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociali e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (art. 3 della Costituzione)

Il crocefisso diventò obbligatorio quando il fascismo decise che la religione cattolica era di Stato. La Costituzione nel 1948 sancì l’uguaglianza delle religioni davanti alla legge, successivamente la revisione del Concordato nel 1984 migliorò la situazione, ma solo formalmente. I vantaggi della revisione, tra cui la fine della congrua obbligatoria sostituita dall’8 per mille opzionale o l’obbligo dell’ora di religione trasformata in facoltativa, sono stati vanificati da modifiche legislative e da cavillosità burocratiche.
La decisione della Corte di Strasburgo è ineccepibile, anche se sappiamo già che non verrà rispettata. Per il momento però, perché la religiosità che viene difesa coi simboli inchiodati ai muri, con i preti che a pasqua benedicono addirittura la porta che non gli apri, che scampanano fastidiosamente, che difendono l’ora di religione nella scuola attribuendogli poteri taumaturgici, sono morenti. Quando si accredita che un simbolo religioso rappresenta la tradizione, l’abitudine, la consuetudine, addirittura l’identità, quando si sostiene che se non ti piace non lo guardi tanto non significa niente, vuol dire che non c’entra con la religione, e che presto finirà come finiscono le usanze. Una mattina ci sveglieremo e ci accorgeremo che imbiancando i muri dei tribunali, delle scuole, degli uffici pubblici, non è stata riappesa l’immagine, e constateremo che era una cosa che non serviva , inopportuna, come oggi la mia cartella di (vera) pelle verde delle elementari sarebbe fuori epoca sulle spalle dei ragazzini che utilizzano zainetti colorati.
E’ evidente che alla politica italiana non frega nulla di questo, le tante pagine della sentenza di Strasburgo non le leggeranno neanche sotto tortura come non leggono né studiano anche altre cose e si vede. Chiacchiereranno per un po’ dell’inamovibilità del suppellettile con la stessa superficialità di cui parlano delle nostre vite. Ben più politiche le prese di posizione dell’altro Stato italiano, quello del Vaticano, che per bocca del cardinale Walter Kasper , presidente del pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, avverte che “la laicità è legittima perché viviamo in una società pluralista nella quale convivono diverse idee e dobbiamo avere tolleranza e rispetto verso gli altri”. Da crisi diplomatica l’intervento del Segretario di Stato che ha inteso rispondere addirittura all’Europa per una condanna che riguarda l’Italia.
I nuovi crociati del cattolicesimo, quelli che accreditano il simbolo come un pezzo di legno con su un pupazzo (tra l’altro offendendo i sentimenti religiosi dei veri cattolici), pensano di usarlo come una arma contro l’invadenza islamica. Non li sfiora nemmeno che la barriera agli Stati teocratici è promuovere “il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”. Su questo modo di trattare uno dei loro simboli religiosi, i cattolici non rispondono. E’ forse un segno che sono molto meno numerosi di quel che si pensa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Democrazia, Laicità, Diversità – 11 novembre ore 17.30, Camera dei Deputati, Sala della Mercede, Via della Mercede 55 www.hansjonas.it