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18/3/11 – Sotto la scure della croce

venerdì, 18 marzo 2011

I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse (Guido Calogero)
“Frate, frate, libera Chiesa in libero Stato”, secondo alcune fonti sarebbero state le ultime parole ancora attuali del liberale e cattolico Cavour
…il 3 febbraio 1871 finalmente Roma venne nominata Capitale del Regno d’Italia, e il papa divenne suddito dello Stato italiano

La Chiesa ortodossa russa ha fatto una richiesta ufficiale al governo presieduto da Dmitri Medvedev. Il patriarca di Mosca Kyrill si è fatto latore di una serie di proposte sui temi della politica familiare, tra cui drastiche misure per ridurre il numero degli aborti. Intanto eliminando l’interruzione di gravidanza dalla lista delle prestazioni offerte gratuitamente, tranne se la gravidanza presentasse un gravissimo pericolo per la donna, un congruo tempo di riflessione prima dell’interruzione, l’istituzione di un centro di crisi in ogni ospedale per valutare l’opportunità degli aborti. Secondo la Chiesa ortodossa di queste misure poliziottesche potrebbero giovarsi anche i russi senza legami con la Chiesa o con altre istituzioni religiose.
La Russia, o meglio Unione Sovietica, è stato il primo paese a legalizzare l’aborto nel 1920. Stalin, che voleva braccia per realizzare le sue idee, lo vietò nel 1936 perseguendo violentemente chi commetteva “il reato”, nel 1955 fu reintrodotto gratuitamente nel sistema sanitario. Il presidente russo, come Stalin, ha bisogno di misure per contrastare il declino della fertilità nel paese, che, nonostante gli incentivi alla natalità, non cresce. E’ appena il caso di ricordare che lo sconsiderato ricorso presentato dal governo italiano per difendere l’obbligo di crocifisso in tutte le scuole, così come previsto da circolari emanate durante il fascismo, è stato sostenuto dalla Chiesa ortodossa russa. Se Strasburgo darà assoluzione all’Italia, o come è probabile deciderà di mantenere una situazione confusa come l’unica possibile per il nostro Paese, la vittoria oltre che della Santa Sede, del governo (e dell’opposizione) valletto, sarà anche della Russia paese che certo non brilla per democrazia.
L’incredibile ricorso del governo per avere la libertà (sic) di inchiodare il crocefisso sui muri delle scuole, non nasce dalla richiesta dai cittadini, i quali invero sono indifferenti alla questione. Se domani cadessero tutti le croci dei muri, a meno che non si sia così sfortunati di prendersela in testa, nessuno se ne accorgerebbe. E’ però equo dire che la maggioranza non ne è particolarmente offesa. Sentire che la croce ha la stessa valenza della bandiera, conforta sulla sfiducia del simbolo, perché è evidente che tanta fede nello Stato, o meglio nella classe dirigente e politica, manca all’italiano tipo. Che è poi quello che ritualmente battezza i figli per fare la festa coi parenti, che sceglie il funerale in chiesa per il parente pure se è stato agnostico e mangiapreti tutta la vita, che è terrorizzato di lasciare il bambino – che spesso ha generato con la stessa incoscienza con cui si comprano scarpe col tacco 12 – a passare due ore a settimana in tranquillità regalandogli il dono del pensiero libero e lo iscrive all’ora facoltativa di religione (e magari si incavola perché gli viene negata l’ora alternativa che potrebbe essere, perché no, l’ora di islam per allevare nuovi piccoli fanatici. E magari i genitori hanno lasciato con fatica paesi teocratici) .
Abbandonare la dipendenza dalla religione evidentemente è complicato e la laicità viene individuata come una posizione di parte.
Ha dell’incredibile che nell’avvio delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, nessuno abbia ricordato che Roma solo dopo 9 anni divenne Capitale e non certo in modo indolore. Tremenda la partecipazione alla messa dei rappresentanti delle istituzioni con la fascia tricolore, pesantissima la comunione di membri del Parlamento (naturalmente bypartisan) .
Del resto il prodromo di ogni peggio era già stato manifesto con il discorso di Benedetto XVI ai membri dell’Ass. nazionale dei comuni italiani : “dinanzi ai grandi flussi migratori bisogna saper coniugare solidarietà e rispetto delle leggi, affinché non venga stravolta la convivenza sociale e si tenga conto dei principi di diritto e della tradizione culturale e anche religiosa da cui trae origine la Nazione italiana”. Tutto a posto, la religione cattolica è quella che rappresenta gli italiani. Tutti, ed è pure colpa dei laici timidi e paurosi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Per aggiornamenti sulla sentenza consultare il sito www.uaar.it

15/3/11- Il segno della croce

martedì, 15 marzo 2011

Come simbolo di una tradizione nazionale, l’esposizione del crocifisso nelle scuole e nei tribunali fu resa obbligatoria in Italia, a partire dal 1923, da un regime totalitario, che predicava un’etica anticristiana, anche se siglò un concordato con la Chiesa cattolica per confermare il cattolicesimo come religione di Stato, considerandolo una espressione della tradizione italiana e un prodotto storico della romanità. Il duce che volle l’esposizione obbligatoria del crocifisso nelle scuole sosteneva che l’impero romano era stato il presupposto storico del cattolicesimo, perché se fosse rimasto in Palestina, affermava il duce, la religione di Cristo sarebbe stata soltanto “una delle tante sette che fiorivano in quell’ambiente arroventato… e molto probabilmente si sarebbe spenta senza lasciar traccia di sé”. Tale interpretazione delle origini del cattolicesimo fu dichiarata eretica da Pio XI (Emilio Gentile, Sole 24 Ore) http://www.uaar.it/ateismo/opere/sergio-luzzatto-crocifisso-stato

Il 18 marzo la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo pubblicherà il giudizio sul ricorso del governo contro la sentenza del 2009 che ha condannato l’Italia per l’esposizione obbligatoria del crocefisso nelle aule delle scuole statali. Potrebbe verificarsi che a Strasburgo si compia il miracolo, venga rovesciata la decisione di primo grado e si sentenzi che l’Italia può obbligare studenti non cattolici ad apprendere sotto il crocefisso, riconoscendo la vittoria alla Santa Sede e al governo più oscurantista del dopoguerra. E anche, perché no, un riconoscimento agli ortodossi, soprattutto russi, che hanno sostenuto lo scriteriato ricorso italiano.
Potrebbe anche esserci una assoluzione dell’Italia purché si istituiscano delle procedure per facilitare parenti e studenti turbati dal crocefisso. Sarebbe la stessa misura adottata in Baviera, quando la Corte costituzionale bocciò l’obbligo del crocifisso in Germania. Una soluzione che forse andrà bene per i tedeschi rispettosi della legge, ma che per l’Italia rappresenterebbe un lasciapassare per mantenere lo status quo. Nel giudicare l’Italia la Corte europea avrà sicuramente il suo bel daffare a districarsi tra uno Stato laico ma anche cattolico, dove i giudici contro il crocefisso non vogliono la parete bianca ma apporre anche altri simboli, dove sedicenti laici protestano perché non viene garantita l’ora alternativa all’ora facoltativa di religione, dove gli italiani hanno come controparte la Chiesa cattolica in tutte le sue espressioni e non pensano di emarginare la religione dalla propria vita, ma di sostituirla. A differenza dei saggi giudici che avevano sentenziato non di imporre qualcosa ma di non imporre qualcosa, noi italiani non consideriamo, a causa del nostro estremo provincialismo, che le persone che vengono da realtà differenti, geografiche culturali etniche, possano sentirsi escluse da un simbolo. E’ vero che noi – soprattutto se romani – siamo abituati alle chiese, ai preti e alle suore onnipresenti, al cupolone che si vede da ogni parte della città, inciampiamo nei simboli talmente spesso che neanche li consideriamo; sono così frequenti che il ministro dell’Istruzione afferma con sicumera che è il simbolo della nostra cultura (e conteggia i professori di religione nell’ “alto numero di insegnati”) e che, in qualche misura, ci caratterizza, al pari della tazzina di caffè, della pizza e del manico di bambù della borsa Gucci. E che è un simbolo culturale più che religioso lo dice anche la Cei : la capacità politica della Conferenza episcopale del resto la conosciamo anche per la difesa che fa dell’ora di religione, che sostiene essere non confessionale ma un approfondimento della nostra cultura. Non quindi una religione ma un modo di vivere, e chi lo rifiuta respinge un pezzo fondamentale dell’identità nazionale. Non ci resta che concludere con le immortali parole di Guido Calogero: “I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”

Tiziana Ficacci, www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI

http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=Y7NRX

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5/9/09 – Il crocefisso diventò obbligatorio quando il fascismo decise che la religione cattolica era di Stato. La Costituzione nel 1948 sancì l’uguaglianza delle religioni davanti alla legge, successivamente la revisione del Concordato nel 1984 migliorò la situazione, ma solo formalmente. I vantaggi della revisione, tra cui la fine della congrua obbligatoria sostituita dall’8 per mille opzionale o l’obbligo dell’ora di religione trasformata in facoltativa, sono stati vanificati da modifiche legislative e da cavillosità burocratiche.
La decisione della Corte di Strasburgo è ineccepibile, anche se sappiamo già che non verrà rispettata. Per il momento però, perché la religiosità che viene difesa coi simboli inchiodati ai muri, con i preti che a pasqua benedicono addirittura la porta che non gli apri, che scampanano fastidiosamente, che difendono l’ora di religione nella scuola attribuendogli poteri taumaturgici, sono morenti. Quando si accredita che un simbolo religioso rappresenta la tradizione, l’abitudine, la consuetudine, addirittura l’identità, quando si sostiene che se non ti piace non lo guardi tanto non significa niente, vuol dire che non c’entra con la religione, e che presto finirà come finiscono le usanze. Una mattina ci sveglieremo e ci accorgeremo che imbiancando i muri dei tribunali, delle scuole, degli uffici pubblici, non è stata riappesa l’immagine, e constateremo che era una cosa che non serviva , inopportuna, come oggi la mia cartella di (vera) pelle verde delle elementari sarebbe fuori epoca sulle spalle dei ragazzini che utilizzano zainetti colorati.
E’ evidente che alla politica italiana non frega nulla di questo, le tante pagine della sentenza di Strasburgo non le leggeranno neanche sotto tortura come non leggono né studiano anche altre cose e si vede. Chiacchiereranno per un po’ dell’inamovibilità del suppellettile con la stessa superficialità di cui parlano delle nostre vite. Ben più politiche le prese di posizione dell’altro Stato italiano, quello del Vaticano, che per bocca del cardinale Walter Kasper , presidente del pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, avverte che “la laicità è legittima perché viviamo in una società pluralista nella quale convivono diverse idee e dobbiamo avere tolleranza e rispetto verso gli altri”. Da crisi diplomatica l’intervento del Segretario di Stato che ha inteso rispondere addirittura all’Europa per una condanna che riguarda l’Italia.
I nuovi crociati del cattolicesimo, quelli che accreditano il simbolo come un pezzo di legno con su un pupazzo (tra l’altro offendendo i sentimenti religiosi dei veri cattolici), pensano di usarlo come una arma contro l’invadenza islamica. Non li sfiora nemmeno che la barriera agli Stati teocratici è promuovere “il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”. Su questo modo di trattare uno dei loro simboli religiosi, i cattolici non rispondono. E’ forse un segno che sono molto meno numerosi di quel che si pensa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

In Svizzera, fuori il crocifisso e dentro la croce.

domenica, 24 ottobre 2010

Nella repubblica elvetica prende consistenza una scappatoia paracula per accontentare sia cattolci e ortodossi (cultori del simbolo cristiano con appeso il corpo del morto o morente) sia i protestanti che come simbolo hanno la croce semplice, nuda e cruda. Ma non sono d’accordo gli atei, che in Svizzera sono tanti. E probabilmente prima o poi si faranno sentire anche i musulmani che, ad eccezione di casi sporadici (Adel Smith in Italia), hanno scelto una posizione più accorta, ma appena possibile state certi che strilleranno. Oh, come strilleranno per l’affissione dei loro versetti coranici preferiti a cominciare da Allah u’ akbar. Qui gli articolo che parlano di croci e crocifissi.

E qui un commento dal cuore della Svizzera.

Ciao Giulio,

un dettaglio che può interessare. Queste storie di crocifissi in Svizzera sono piuttosto atipiche: non per nulla concernono cantoni cattolici come il Ticino e il Vallese o Lucerna. Io vivo nella Svizzera tedesca più evoluta (Zurigo, Basilea ecc.) e di crocifissi in luoghi pubblici non ne ho mai visto uno: non usa. Anzi, ho insegnato (italiano e francese) in un … convento, ma nemmeno lì c’erano crocifissi. Era in realtà un antico conventro trasformato in scuola pubblica (molto bello, ben restaurato, le antiche celle come aule, ovviamente un po’ ingrandite).
Insomma, qui l’ossessione del crocifisso non c’è. Tuttavia a due passi da dove abito vedo degli orribili crocifissi per strada con tanto di Cristo inchiodato sopra: ma Oberriet è un enclave fondamentalista, con seguaci di Lefèbre.

Vorrei dire insomma che qui … non siamo in Italia, tanto che queste storie di crocifissi e di licenziamenti mi sorprendono un po’.

Ma piuttosto: hai letto le dichiarazioni di ieri di Frattini di ieri (vedi Ultimissime Uaar)? Semplicemente pazzesco. Chi più materialista del suo datore di lavoro, che poveretto invitato ad andarsene a casa fa lo spiritoso dicendo: sì, ma non so quale, ne ho venti (e non semplici bilocali con angolo cucina, ma residenze faraoniche in cui lui cura ogni dettaglio – si vede che ha tempo da perdere).

Sorpreso del tuo giudizio su Vendola di ieri. A me non è simpatico. Come si possa essere comunisti oggi è un mistero, (ma quando saremo 10 o 20 miliardi il comunismo sarà una necessità). Nel suo caso il mistero è doppio perché è anche cattolico. Pennacchi, quello di “Canale Mussolini”, premio Strega 2010, diceva in un’intervista che “Vendola è perfetto – per perdere” (lo accusava di sfrenato narcisismo). Però, mannaggia, faceva poi l’elogio di d’Alema (quello che ha assistito in piazza S. Pietro alla canonizzazione di Escrivà de Balaguer). Be’, è chiaro tra Vendola e Berlusconi non c’è partita: vince Berlusca per cappotto.

Buona domenica
S.

Cristo ha illuminato Torre Pellice.

sabato, 28 agosto 2010

Coraggiosa apertura da parte dei cristiano-valdesi nei confronti delle coppie omosessuali alle quali potrà essere impartita la benedizione religiosa. Lo stesso Sinodo ha poi approvato la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali.  LEGGI

Appare stridente il contrasto con i gerarchi della SS Vaticana che con la loro omofobia contribuiscono ad alimentare l’odio e la persecuzuone verso le persone omosessuali. E infatti il vescovo di Pinerolo  ha immediatamente espresso il suo “dolore” per il pronunciamento dei Valdesi, colpevoli oltre che di aver manifestato amore cristiano verso le persone omosessuali anche di aver disconosciuto il crocifisso come simbolo “culturale” della nazione italiana. Evidentemente i gerarchi della SS Vaticana pur di affiggere il loro simbolo a martellate su qualsiasi muro o luogo disponibile sono disposti a svilirlo fino al punto di negare il suo valore “religioso” facendone prevalere un generico significato culturale. Come se si trattasse della pizza margherita o, peggio ancora, un simbolo apotropaico come il corno di corallo rosso.

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Torino, 27 ago. – (Adnkronos) – ”Profondamente addolorato” per le conclusioni del Sinodo Valdese, fra cui benedizione delle coppie dello stesso sesso, alcuni problemi relativi alla bioetica, e il pronunciamento sul crocifisso nei luoghi pubblici. Cosi’ si dice il vescovo di Pinerolo, monsignor Pier Giorgio Debernardi, commentando le posizioni espresse dal Sinodo riunito a Torre Pellice. ‘L’orizzonte attuale, cosi’ confuso – sottolinea il vescovo di Pinerolo – ci spinge a ribadire, con forza e senza compromessi ne’ cedimenti, valori etici irrinunciabili come la sacralita’ della vita dal suo concepimento sino alla sua naturale conclusione e il concetto di famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna, bene insostituibile della societa”’.

Anche Napolitano entra nel Coro degli Atei Devoti.

giovedì, 24 giugno 2010

Riferendosi alla decisione definitiva che la Corte di Strasburgo dovrà prendere a proposito della imposizione obbligatoria dei crocifissi nelle scuole pubbliche italiane afferma che la decisione spetta ai singoli Stati, e che un decisione contraria della Corte ferirebbe sentimenti popolari e profondi. E bravo il Presidente. Come il suo compagno di partito Togliatti che contribuì ad imporre nella Costituzione il cattolicesimo di Stato, adesso si adopera perchè il crocifisso sia imposto obbligatoriamente a martellate sulla testa di tutti. Ovviamente per non ferire sentimenti popolari e profondi. E chissenefrega se attraverso il simbolo passa l’imposizione del pensiero unico di una sola religione a tutti i cittadini. Nè più nè meno di quanto pretendevano Al Qaeda i talebani in Afghanistan che noi siamo andati a combattere.

Fonte della notizia

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Spagna laica, non verranno più imposti i crocifissi a martellate sulla testa di tutti.

martedì, 15 giugno 2010

Una legge garantirà che il simbolo esclusivo della religione cattolica non sarà più obbligatoriamente esposto nei locali in cui vengono svolte funzioni pubbliche : scuole, uffici, tribunali, ecc. E anche i funerali di Stato saranno officiati negli ambienti e negli spazi dello Stato e non più nelle chiese cattoliche, dove naturalmente i parenti di defunti cattolici saranno liberissimi di far svolgere in altri momenti i funerali religiosi. LEGGI

- Cose impensabili in Italia, Vicereame del Papa Re, dove tutti, credenti cattolici, credenti in altre religioni e non credenti in alcuna versione della MenzognaGlobale siamo tutti obbligati a sottometterci ai crocifissi appesi obbligatoriamente nelle aule scolastiche, nei tribunali e sempre più spesso anche in altri uffici pubblici dove autorità locali cristianiste fondamentaliste stanno rapidamente ememettando ordinanze che impongono i cricifissi a martellate sulla testa di tutti. Come i talebani che impongono l’islam e i suoi simboli dovunque hanno il potere.

Crocifissi obbligatori a martellate sulla testa di tutti.

venerdì, 4 giugno 2010

In attesa della sentenza finale del 30 giugno a Strasburgo sulla imposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane scopriamo che illustri giuristi cristianisti sottolineano che la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo non prevede che lo Stato “è tenuto alla neutralità confessionale nel quadro dell’istruzione pubblica obbligatoria” o in qualunque altro settore pubblico. Quindi gli Stati, secondo loro, possono imporre una visione religiosa e magari anche fondamentalista nelle scuole e in altre pubbliche Istituzioni. Alla faccia del rispetto di chi non crede in nessuna versione della MenzognaGlobale. E in più con la conseguenza che quando i fedeli della relighione più totalitaria e repressiva di tutte (l’islam) raggiungeranno una massa critica numericamente e statisticamente rilevante vedremo non solo volare i crocifissi fuori delle finestre ma anche l’imposizione di versetti del corano e simboli islamici fuori e dentro tutte le istituzioni pubbliche. E questo proprio grazie ai principi che gli illustri cristianisti vogliono affermare contro chi invece invoca la neutralità delle pubbliche istituzioni rispetto a tutte le fedi eligiose e alle convinzioni di libero pensiero dei cittadini.

Qui la fonte della notizia da Zenit LEGGI

….Il “caso del Crocifisso”, noto anche come “caso Lautsi”, è stato rimesso alla Gran Camera del Tribunale dopo che il Governo italiano aveva presentato ricorso il 28 gennaio scorso contro la sentenza emessa dalla Sezione Seconda del Tribunale il 3 novembre 2009.

In questa prima istanza, il Tribunale si era espresso affermando che la presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche è “contraria al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione”, perché gli studenti potrebbero avvertire “di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione”.

Il Tribunale ha continuato con l’affermare che la presenza del crocifisso poteva risultare “sconvolgente emotivamente” per il figlio della signora Lautsi (colei che ha presentato il ricorso) e che non avrebbe permesso di “insegnare agli allievi un pensiero critico” o quel “pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica”.

Il Tribunale concluse che si trattava di una violazione dell’articolo 2 del Protocollo numero 1 (Diritto all’educazione), come dell’articolo 9 (libertà religiosa) della Convenzione.

Questa decisione è stata duramente criticata da parte di esperti politici e giuristi di vari Stati europei e giudicata come un’imposizione del “laicismo”. In concreto, è stato detto che la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo non prevede che lo Stato “è tenuto alla neutralità confessionale nel quadro dell’istruzione pubblica obbligatoria” o in qualunque altro settore pubblico.

In realtà, vari Stati membri del Consiglio d’Europa sono “Stati confessionali”, nel senso che hanno una religione ufficiale o riconoscono Dio nelle loro leggi e costituzioni….

Italiani talebani.

sabato, 30 gennaio 2010

O, se preferite, italebani. Sono quelli che vogliono imporre il simbolo della superstizione cattolica in tutti i luoghi pubblici del nostro Paese. Non c’è molta differenza da quei talebani integralisti che siamo andati a combattere in Afghanistan, ma nessuno lo dice. Però il crocifisso non si deve toccare. Lo pensa il 60 % degli italebani secondo una ricerca dell’ Eurispes. Come se la superstizione cattolica fosse ancora “l’unica religione dello Stato”, dimenticando che questa definizione è stata cancellata dal Concordato del 1984 firmato anche dai Gerarchi della SS Vaticana. Questi ultimi intanto fanno pressioni sugli eurodeputati di Bruxelles perchè impongano il cristianesimo come superstizione ufficile dell’intera Europa. In Italebania intanto i giuristi più paraculi e i politicanti più perversi, sapendo benissimo che il crocifisso come simbolo religioso dello Stato (da mettere obbligatoriamente nei pubblici edifici ed uffici) è in aperto contrasto con il principio supremo di laicità della nostra Costituzione, si sono affannati a ridefinirlo “simbolo della nostra tradizione culturale” dandolgi di fatto lo stesso valore della pizza napoletana, del panettone e della tarantella. Povero Cristo, non più Dio, ma simbolo del Made in Italy.

Qui la fonte della notizia e delle statistiche dell’Eurispes LEGGI

Radiato dalla Magistratura il giudice Luigi Tosti.

venerdì, 22 gennaio 2010

Il CSM, forse ispirandosi alla Santa Inquisizione cattolica, ha caccito l’eretico Luigi Tosti dalla magistratura. Commise il gravissimo reato di inopportuna difesa della laicità della Repubblica rifiutandosi di fare il giudice in aule contrassegnate dal Crocifisso di Stato, quello che secondo i cristianisti cattolici, tanto simili ai talibani musulmani, deve essere affisso a martellate sulla testa di tutti. Del resto il clima di repressione della laicità a cui oggi forse non rimasti insensibili i giudici del CSM , è stato abbondantemente dimostrato ieri quando il sottosegratrio Gianni Letta ha sottoposto all’approvazione dei Gerarchi della SS vaticana la bozza di ricorso contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che aveva riconosciuto come contrario alla laicità l’affissione obbligatoria del crocifisso nelle aule scolastiche. Da parte nostra riteniamo che il CSM, con tutto lo schieramento politico clerical-berlusconiano incazzato nero contro i magistrati, non se l’è sentita di inimicarsi anche la potentissima, anzi onnipotente, gerarchia cattolica che proprio ieri ha ribadito che il suo segno del comando, il crocifisso, non si deve toccare.

Ed ecco che come ciliegina sulla torta arriva l’affermazione del Vice Presidente del CSM Nicola Mancino : “”" Con l’intenzione di risolvere una questione di principio, il giudice Luigi Tosti s’era rifiutato di tenere udienza anche dopo che il presidente del tribunale gli aveva messo a disposizione un’aula senza il crocifisso…“”" Questo è veramente il colmo ! Lo stesso Vice Presidente del CSM che l’ha condannato ammette che si possono tenere udienze in aule senza crocifisso e che quindi di fatto Luigi Tosti ha ragione. Però lo hanno cacciato dalla magistratura anche se ha ragione. Bisogna ben dire che l’Italia, culla del diritto, è diventata l’avanspettacolo del diritto.

Qui la fonte della notizia LEGGI

Anche per il cardinale Martini i crocifissi devono essere imposti a martellate sulla testa di tutti.

lunedì, 28 dicembre 2009

Gli risponde il promotore della vertenza contro i crocifissi obbligatori nei pubblici edifici (scuole, tribunali, ministeri, ecc.).

Scrive il nostro amico Massimo Albertin :

Sul sito del Corriere della Sera, a questo link:
http://www.corriere.it/cultura/speciali/2009/martini01/notizie/martini271209_b_880ff3f2-f2db-11de-98ab-00144f02aabe.shtml
c’è un intervento del cardinale Martini sul crocifisso con la  possibilità di scrivergli.
Io gli ho inviato la mail allegata.

Saluti
MassimoAlbertin
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Il cardinale Martini dice:
“…bisogna anche tenere conto delle tradizioni e della sensibilità della gente. Chi viene dal di fuori deve imparare a rispettare tutto ciò…”
Io sono il “capofamiglia” titolare del ricorso alla corte di Strasburgo che ha portato alla sentenza della CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo).
Voglio solo rimarcare che la scelta di intitolare il ricorso a nome di mia moglie (italiana nata in Finlandia) è stato dovuto esclusivamente ad un meccanismo procedurale suggerito dal nostro avvocato.
Ma io che, d’accordo col resto della famiglia, sono il reale promotore del ricorso, non vengo “dal di fuori”!
Io, da bambino, ho frequentato la stessa scuola, anzi esattamente lo stesso edificio e le stesse aule che hanno frequentato i miei figli.
Ed ho le stesse tradizioni italiane e venete che qualcuno, utilizzando il crocifisso come arma anziché come strumento di pace e di amore, dice di voler difendere attaccando la mia famiglia con parole di odio, con
lettere minatorie e con gesti di disprezzo come l’imbrattamento della mia casa con la pittura di croci. Segni forse di tolleranza e di amore?
Pensavo che il cardinal Martini non facesse parte di quella schiera che, da Berlusconi a La Russa, da Sgarbi ai leghisti e ad altre figure che ben poco di cattolico hanno da difendere, utilizza il crocifisso come “strumento degli atei devoti e dei religiosi atei che vogliono trasformare il Cristianesimo in religione civile o sistema di valori, annullando la sua dimensione universale e aperta a tutte le culture e civiltà” (parole di un prete).
E che armano d’odio la mano di pazzi e fanatici che, similmente a chi ferisce Berlusconi o attacca il papa, ci perseguitano nella nostra casa.
Ma evidentemente mi sbagliavo.
Martini, non diversamente dagli altri, ritiene “incongruo ed inopportuno” quel cambiamento che, attraverso la sentenza di Strasburgo, dovrebbe portare al rispetto dei diritti fondamentali dell’individuo sanciti da una dichiarazione (la Carta europea dei diritti dell’Uomo) formulata da cattolici come De Gasperi e Adenauer e sottoscritta da TUTTI gli stati europei (compresa la Svizzera), ma (guarda caso) non dallo stato della Città del Vaticano.
E qui se ne capisce il perché.
I diritti individuali, per quasi tutti i cattolici, vengono DOPO i privilegi della loro religione.
Che differenza c’è con le tanto vituperate teocrazie islamiche da cui il crocifisso dovrebbe “difenderci”?