Archivi per la categoria ‘Bomba demografica e fame nel mondo’

28/10/11 – Rosso pompeiano

venerdì, 28 ottobre 2011

E’ fatta! La Ue ci da 105 milioni di € (Galan, ministro dei Beni culturali)
E’ complicato proteggere case vecchie di duemila anni dal sole dalla pioggia dai terremoti. Ci vuole una amministrazione internazionale (M. Beard, Daily Telegraph)

Da quanto tempo non andate a Pompei? Se, come la maggioranza degli italiani, ci siete andati con la gita scolastica, forse è bene che lasciate intatto il ricordo. Se invece ci siete tornati, è fin troppo banale riconoscere in questo bene unico che si sbriciola, le condizioni del nostro umiliato Paese.
Sterpaglie erbacce e arbusti sono ovunque, guide improbabili sono divise per bande e si contendono i turisti più sprovveduti e polposi, i cani randagi sono pericolosi e molestano le caviglie dei visitatori che alla fine gli cedono la rosetta con la bresaola  nel tentativo di liberarsene.
Ogni anno due milioni e mezzo di turisti si recano a Pompei, e più di un milione va in pellegrinaggio al santuario dedicato alla Madonna. Ma, secondo i calcoli della banca Merril Lynch, sono solo il 5% i benefici economici che vengono tratti da questo bengodi che ci è toccato in sorte. Incredibilmente delle 160 persone che lavorano nella zona archeologica, ci sono solo cinque operai e un (1) archeologo. Fino a 18 anni fa c’era un mosaicista che, andato in pensione, non è stato sostituito. La municipalità che non è in grado di trarre beneficio dai suoi beni sarebbe felice di radere al suolo la zona archeologica. I pompeiani accusano i turisti di fare traffico e produrre spazzatura. Nei brutti bar e ristoranti si mangia da schifo e si spende tanto. Incredibile a dirsi ma fuori dall’ingresso degli scavi c’è un vivace giro di prostituzione che, insieme alla madonna di Pompei con le stelle in testa, racconta dell’Italia più di quanto vorremmo sapere.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Secondo le stime dell’Unfpa (United Nations Population Fund) entro il 31 ottobre saremo 7 miliardi.
E’ probabile che il traguardo sarà superato grazie a un bebè asiatico, considerati i ritmi di crescita demografica di quel continente.
Vediamo come siamo arrivati a questo incredibile numero in appena 200 anni

1804 – 1 miliardo
la città più popolata è Pechino con un milione e 100mila abitanti
1927 – 2 miliardi
in appena 123 anni la popolazione raddoppia e arriva a 2 miliardi di cui ¼  vive in Cina. Si svolge a Ginevra la Conferenza sulla Popolazione e per la prima volta si parla di sovrappopolazione.  In Italia ci sono 30 milioni di abitanti
1960 – 3 miliardi
si è arrivati a questa cifra nonostante i 50 milioni di morti (militari e civili) della II guerra mondiale. in questi anni Città del Messico passa da 5 a 9 milioni di abitanti
1974 – 4 miliardi
un miliardo in più in soli 14 anni. Nel 1980 la Cina raggiunge 1 miliardo. In Italia si arriva a 55 milioni
1987 – 5 miliardi
l’11 luglio si raggiungono i 5 miliardi e in quella data si celebra la Giornata della popolazione
1999 – 6 miliardi
continua ad aumentare il ritmo di crescita, un miliardo in appena 12 anni. L’India raggiunge il miliardo di persone
2011 – 7 miliardi
secondo le stime dell’Unfpa raggiungeremo gli 8 miliardi nel 2025 www.unfpa.org

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17/8/11 – Siamo troppi (e in molti dannosi)

mercoledì, 17 agosto 2011


Ripassa domani, realtà./Basta per oggi, signori (Ferdinando Pessoa)
A dire il vero, non ho alcuna visione d’avvenire. E’ già abbastanza difficile vivere al presente… Le profezie non mi interessano (avendo avuto a suo tempo qualche problema con i profeti, francamente non aspiro a questo mestiere). Qualunque sia l’impegno che mettiamo ad analizzare le probabilità, so che l’unica cosa di cui possiamo esser sicuri è che quel che accadrà supererà le nostre facoltà di previsione. Sarà forse meglio di quanto speriamo o peggio di quanto temiamo. La Storia ci prende sempre di sorpresa. Posso dire cosa mi piacerebbe vedere: meno religione, più giustizia, meno reality, più benevolenza, meno confusione durante i tea parties, più intelligenza e meno calcio… Ma se non avessi diritto che a un solo auspicio, meno religione mi andrebbe benissimo. Molta meno religione. Preferibilmente, che la religione non ci fosse affatto. Questo abbasserebbe il livello di idiozia mondiale di almeno una buona metà. Forse di più. Sarebbe sufficiente (Salman Rushdie, sul sito di BHL, La Règle du Jeau)
Chi paga? “L’evento – dice il sindaco – dovrebbe costare 3,5/ 4 milioni di euro. Ma poi lo vedremo a pie’ di lista. E Gianni Letta, col governo, si è impegnato a coprirne una parte”. Anche il Vaticano farà il suo: “La Santa Sede ci è venuta incontro. Tutti i video che ci sono in città sono pagati dall’Opera Romana Pellegrinaggi”. (Alemanno al Corriere della Sera del 1° maggio sugli scandalosi costi sostenuti per la beatificazione di GPII)

Questo è l’anno in cui gli esseri umani diventeranno 7 miliardi (secondo i calcoli dei demografi intorno al 31 ottobre). Oggi dovremmo essere 6,94 miliardi : 4 miliardi in Asia (60% del totale), 1 miliardo in Africa (15%), 733 milioni in Europa (11%), 589 milioni in America latina e Caraibi (9%), 353 milioni in Nord America (5%) e 25 milioni in Oceania (0,5%). A queste cifre l’Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione) aggiunge che 2,1 miliardi di persone sono analfabete, e di queste il 66% è costituito da donne. In base alle stime che tengono conto dei tassi di crescita l’umanità dovrebbe subire nel volgere dei prossimi 10 anni un incremento di un miliardo di persone (per arrivare allo stesso numero – nel 1804 – ci sono voluti millenni).
Una riflessione sulla erosione dei suoli, sul consumo dei beni non rinnovabili, sul carico ambientale di ogni nuovo nato, sulla salute delle donne, sulla qualità di vita di un pianeta sovrappopolato, non sembra toccare la maggior parte del mondo, specie quella porzione in cui la religione detta le regole.
Sembra essere, tra gli altri Paesi, anche il caso della Russia.
Al principio dell’estate si è svolto a Mosca un summit promosso dal Congresso mondiale delle famiglie – WCF (comprendetene 60 paesi), che ha l’obiettivo di ripristinare la famiglia tradizionale come cellula fondamentale della società civile. All’evento hanno partecipato demografi, economisti, sociologi e, soprattutto, religiosi, tra cui importanti esponenti della Chiesa ortodossa russa. L’incontro è stato ospitato presso l’Università di Stato e l’anfitrione è stata Svetlana Medvedeva, moglie del presidente Dimitri Medvedev. La first lady russa si è ritagliata un importante spazio nella politica russa occupandosi di politiche famigliari, il ruolo che il marito ricopriva durante la presidenza Putin. Ha collaborato fattivamente con il patriarca della Chiesa ortodossa Alessio II e oggi con il successore Kirill I. Svetlana è a capo del programma “Cultura morale e spirituale delle prossima generazione di Russia”, che patrocina orfanotrofi, pellegrinaggi, oratori. Quando i giornalisti parlano di lei, ama che i servizi vengano illustrati con le foto che la ritraggono genuflessa nel duomo di Mosca. Il suo strettissimo rapporto con la Chiesa ortodossa ha rafforzato il ruolo politico del marito (così che i detrattori lo chiamano burattino di Putin e di Svetlana).
Nel 2003 Vladimir Putin varò un piano di incremento demografico approvando aiuti per le famiglie numerose. Dimitri Medvedev si è spinto oltre offrendo premi e promozioni nel lavoro alle famiglie numerose. Secondo i dati Unfpa la popolazione russa diminuirà di 136 milioni nel 2030.
Il patriarca Kirill I ha particolarmente apprezzato l’incontro, ed ha inviato un messaggio ribadendo l’inviolabilità della pena di morte, la necessità di rendere sempre più complesso e difficile l’accesso all’aborto e alla contraccezione, la repressione dell’omosessualità. Intanto la possibilità di abortire, in Russia consentita da tempo, è diventata macchinosa e complessa così come nel periodo staliniano. Tutte le dittature colpiscono le donne e vedono nel numero la forza!
Altro paese che teme la solitudine e l’estinzione della sua pura razza ariana è l’Ungheria che, nel silenzio stupefacente dei commentatori ha guidato il primo semestre Ue. Come è noto quel Paese ha riscritto la Costituzione con un continuo riferimento a Dio, al cristianesimo, alla famiglia tradizionale, al riconoscimento della persona fin dal primo momento del concepimento. Con tali presupposti non è sembrato grave che il governo ungherese utilizzasse i fondi messi a disposizione dalla Ue per una campagna sulle pari opportunità per scoraggiare l’aborto. Pare che l’ideatore della campagna che utilizza delle banalità dette da madre Teresa di Calcutta, sia stato proprio il premier Viktor Orban. L’Ue, finalmente, ha intimato all’Ungheria di ritirare questa campagna e restituire il denaro per il progetto grazie alla commissaria Viviane Reding. Rattrista che questi due paesi abbiano scelto di passare da un fideismo ad un altro senza sperimentare mai l’entrata nella modernità.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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15/6/11 – L’alba del nazismo
(in Ritratti di Signori) LEGGI alla data del 21/09/2010 – “vecchi bavosi”

Avrebbe reagito con tanta scompostezza il “galletto francese” se a fargli la giusta reprimenda fosse stato monsieur Reding invece che madame? I fatti: in calo di consenso principalmente per la crisi economica, il presidente francese Sarkozy ha stabilito che gli zingari devono essere respinti soddisfacendo così il bisogno di sicurezza che anima l’elettorato impaurito dall’incerto futuro. La signora Viviane Reding, vicepresidente della Commissione europea con delega alla Giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza, il 14 settembre ha accusato il governo francese per il respingimento degli zingari. Il passaggio che ha mandato via di testa il presidente francese è stato “pensavo che l’Europa non sarebbe più stata testimone di questo genere di situazioni dopo la seconda Guerra mondiale. Le discriminazioni etniche o razziali non hanno posto in Europa. Sono convinta che alla Commissione non resta altra scelta che avviare una procedura di infrazione contro la Francia per non avere rispettato la legislazione dell’Unione europea”.
E’ sempre brutto avere delle accuse così dure specie quando chi le fa ha ragione, ma deve essere pesante quando vengono da una donna. Non occorre essere misogino, anzi il presidente pare che sia portato a scegliersi come mogli donne forti e intelligenti, ma un uomo è pur sempre un uomo.
Reding è stata nomignolata la signora in rosso per l’abito che indossava durante l’intervento critico nei confronti della Francia, dama di ferro, palle d’acciaio, e via col solito corredo che si usa con le donne che non piacciono.
Reding, a differenza della maggior parte dei nostri politici che siedono nel Parlamento italiano ed europeo, ha un curriculum.
59enne con tre figli maschi, divorziata, è commissaria dal 1999. Nata in una piccola città del Lussemburgo (uno staterello che Sarkozy giudicherà – probabilmente – da operetta) ha studiato alla Sorbona conseguendo un dottorato in Scienze umane. Era il ’68 e Reding partecipa alle rivolte studentesche, ma mal tollera il ruolo secondario riservato alle donne e sceglie di militare nel movimento femminista. A 27 anni diventa editorialista di punta del Luxemburger Wort e si fa la nomea di tosta e battagliera. Viene votata presidente dell’Unione giornalisti Lussemburgo e nel 1979 è eletta al Parlamento lussemburghese nelle fila dei cristiano sociali. Approda nel Parlamento europeo nel 1989 e guida la delegazione del suo Paese nel Ppe. Il Lussemburgo la indica come Commissario europeo (nel 1999 durante la guida di Romano Prodi) e riceve la delega per l’Istruzione media e sport. Nel 2004 (guida Barroso) ricopre l’incarico Informazione e media. Tutti noi consumatori le dobbiamo la riduzione dei costi sul roaming, per cui possiamo ricevere e fare telefonate e sms dalla Lituania o dall’Armenia senza avere costi proibitivi. Oggi col suo nuovo incarico si occupa dei deboli e conta di portare a termine durante il suo mandato la Carta europea per le donne “per sancire una dichiarazione volta ad affermare i valori di noi tutte”.
Questa è la signora che ha sgrullato monsieur le président.

http://80.241.231.25/ucei/PDF/2010/2010-09-19/2010091916677746.pdf

Tiziana Ficacci, www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI

Aria fritta per sfamare la Somalia.

lunedì, 1 agosto 2011

A scadenza fissa come Pasqua e Natale arriva l’accorato appello del papa contro la fame nel mondo. Stavilta la vittima di tanto amor cattolico è la Somalia. LEGGI – Poco prima o poco dopo il consueto appello papaple c’è anche quello della Fao e degli altri “benemeriti” enti internazionali che chiedono fondi, come la chiesa cattolica, per sfamare gli affamati e i propri famelici sistemi burocratico-amministrativi. Sanno tutti benissimo, questi ipocriti, che il problema della fame e delle carestie dipende solo dalla sovrappopolazione in crescita esponenziale nei paesi più poveri, che però nessuno si impegna a frenare. Del resto senza gli affamati come camperebbero le burocrazie religiose e civili deputate alla bisogna ? E senza l’aumento dei poveri nei paesi più poveri come potrebbero i sistemi religiosi della Menzogna Globale alimentare la crescita dei plagiati dalle loro balle ?

2/6/11 – 7 miliardi a ottobre

giovedì, 2 giugno 2011

“Certo che ho luce e acqua, quelli hanno anche il telefono”, risponde un meccanico indicando i vicini della tomba accanto. I vivi hanno trasformato le tombe in case, hanno aperto officine e pollerie senza però sfrattare il morto: anzi gli inquilini pagano anche un affitto ai parenti dell’estinto. Quanti siano gli abitanti vivi di El-Khalifa, il cimitero meridionale del Cairo, è difficile dirlo: forse 20, forse 30, forse 1000mila.

Il rapporto sulle previsioni di crescita dell’Onu, il World Population Prospect , revisione 2010 (diffuso il 3 maggio), ha rilevato che la previsione per il 2050 sarà superiore a quella precedente pubblicata nel 2008.
Invece dei 9 miliardi e 150 milioni previsti alla scadenza del prossimo mezzo secolo, ci saranno 156 milioni di persone in più, cioè 9 miliardi e 310 milioni .
L’aumento è determinato da un numero maggiore di nascite (+ 147 milioni) e un numero minore di decessi (- 22 milioni).
Secondo il Rapporto Onu il 31 ottobre saremo 7 miliardi, e per il 2050, se le previsioni saranno rispettate, saremo più di 9 miliardi. I maggiori incrementi saranno in 39 paesi africani, 9 asiatici, 6 in Oceania e 4 in America latina. Questa crescita irresponsabile della popolazione condannerà alla fame più di un miliardo di persone, distruggerà la possibilità di avere acqua potabile per tutto il pianeta, eroderà i terreni coltivabili, manderà in frantumi la biodiversità e, da ultimo ma non certo ultimo, metterà in serio pericolo la vita e il benessere fisico delle donne.
E’ al momento un processo irreversibile, soprattutto perché la preponderanza del fanatismo religioso e la miopia politica rende difficile l’unica politica in grado di rallentare una crescita senza limiti. Accesso all’educazione, informazione, contraccezione. Tutto il resto solo chiacchiere pericolose.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Le rivoluzioni in corso e la bomba demografica.

giovedì, 10 febbraio 2011

Quello che sta succedendo lungo la faglia musulmana dal Mediterraneo al Mar Rosso è stato messo spesso in relazione con la crisi delle risorse alimentari e l’aumento dei relativi prezzi. Ma pochi osano andare al dilà del fenomeno economico per accorgersi che tutto ha una causa vera ed esplosiva, il boom demografico che nel solo Egitto, per esempio, ha portato la popolazione da 20 a 80 milioni in soli 60 anni. Per questo seguiamo con particolare attenzione l’impegno di quei partiti (i Radicali Italiani) e quelle associazioni come RientroDolce che coraggiosamente continuano a denunciare la gravità del fonemo demografico a cui dobbiamo le invasioni disperate dei clandestini nelle aree ricche del pianeta, e la fame, la miseria e le malattie che provocano le invasioni da noi e le rivoluzioni sanguinose da loro. Su quest’ultimo fenomeno segnaliamo il commento di Luca Pardi, Segrtario di RientroDolce.

Nella valle del Nilo.

Luca Pardi (segretario di Rientrodolce)

Come dice Emma Bonino nella sua intervista pubblicata su Notizie Radicali, è vero che tutti i popoli aspirano alla libertà. Ma prima di tutto aspirano ad avere la pancia piena. In cambio di questo molti uomini sono disposti anche a rinunciare a fette importanti di diritti civili e politici. Per questo i regimi totalitari hanno sempre un sistema di sussidi che letteralmente “compra” la pace sociale. L’Egitto non fa eccezione, esiste infatti un sistema di sussidi energetici, come ad esempio in Venezuela, e per i generi alimentari di cui l’Egitto è uno dei principali importatori: 40% del cibo e 60% del grano usati in Egitto sono di importazione. Tale sistema di sussidi si è basato nel passato sull’esportazione di petrolio e poi di gas che forniva i fondi necessari a sostenere questa forma di welfare.

La popolazione egiziana è raddoppiata dal 1980 ad oggi raggiungendo gli 80 milioni di abitanti. Tale popolazione vive in una stretta striscia di territorio lungo le rive del Nilo. Il resto del paese è un deserto. Nel frattempo la produzione petrolifera nazionale ha attraversato e superato un picco, poco sotto il milione di barili a giorno, ed oggi i circa 680.000 barili al giorno prodotti a livello nazionale sono interamente consumati all’interno del paese. L’Egitto è diventato importatore di petrolio da esportatore che era. Il regime ha spostato le esportazioni sul gas che sono molto cresciute dal 90′ ad oggi, ma anche esse sono stagnanti da almeno cinque anni. Inoltre la crisi mondiale che ha colpito prevalentemente i paesi sviluppati ha ridotto i traffici attraverso il Canale di Suez, altra fonte di reddito per l’Egitto. La situazione finanziaria del paese si è dunque inevitabilmente e rapidamente degradata.

Aggiungiamo a questo il generale aumento dei prezzi dei cibi (non ci dilunghiamo qui sulle cause di tale aumento) e l’equazione è fatta.

I tentativi del governo egiziano di spingere sulle riforme economiche al fine di attrarre investimenti dall’estero ha avuto un certo successo, ma ha anche aumentato le distanze fra ricchi e poveri in una paese tradizionalmente egualitario con un indice di Gini al 2001 confrontabile con quello dei paesi europei.

Anche una democrazia liberale avrebbe delle difficoltà in una situazione simile, ma è anche vero che nelle democrazie liberali  le persone hanno pieno e consapevole controllo della propria fertilità e sono meno soggette alla propaganda natalista di origine ideologica e religiosa. Le donne, in particolare, scelgono la maternità in piena autonomia e sono informate su come ritardare o evitare le gravidanze. L’Egitto con una media di natalità di 3 figli per donna è ancora molto lontano dal necessario livello di stabilizzazione demografica (si parla sempre di 2,1 figli per donna, ma qui se si vuole decrescere si deve andare almeno ad 1,8). L’aumento vertiginoso della popolazione egiziana, e di tutto il Nord Africa, ha di fatto vanificato ogni possibile miglioramento delle condizioni economiche.

Anche su questo tema l’Europa, per un malinteso senso di pudore, o semplicemente in ossequio al conformismo natalista di chiese e imam, resta immobile.

Perfino i liberali democratici europei hanno mostrato di non vedere il nesso fra collasso economico, migrazioni, e i problemi sociali indotti dalla sovrappopolazione, se è vero come è vero che al Congresso ELDR di Helsinky nell’ottobre del 2010, nel quale si sono affrontati i temi demografici  l’assemblea ha respinto ogni emendamento indirizzato a sostenere nella mozione finale, una politica di sostegno all’educazione sessuale, alla salute riproduttiva e al controllo delle nascite, proposti dai Radicali Italiani e da altri partiti liberali europei.

Le classi dirigenti europee, occupate a mantenere lo status quo, sembrano non vedere come la cosiddetta sfida demografica stia diventando rapidamente una vera e propria minaccia per la pace, la stabilità e il benessere di tutti i popoli inclusi quelli europei.

NOTA DI MARCUS PROMETHEUS  NEL 1950 LA POPOLAZIONE DELL’EGITTO ERA DI 20 MILIONI DI ABITANTI IN 60 ANNI E’ RADDOPPIATA  2 VOLTE ovvero QUADRUPLICATA

All’ONU prende corpo l’ennesima presa per il culo da 40 miliardi di dollari.

giovedì, 23 settembre 2010

Per sonfiggere fame e povertà dei paesi sottosviluppati saranno i paesi ricchi a tirali fuori, non si sa bene né come, né chi, né quando. E comunque serviranno sicuramente prima di tutto ad alimentare e sfamare la burocrazia internazionale che si dovrebbe occupare del problema. Sparisce fra le risate di banchieri e finanzieri internazionali la proposta di Sarkozy di tassare le transazioni finanziarie. Ma si è guadagnato l’apprezzamento del Fantozzi : quanto è buono e de sinistra lei ! Obama cerca di dare una risposta più seria escludendo la pioggia di soldi a cazzo di cane sulle voraci mafie dei paesi poveri. Parla di fornire generiche risorse per lo sviluppo, ma anche lui tace come una carogna sugli unici provvedimenti veramente seri per sconfiggere la fame, le malattie e la povertà : una politica planetaria per la denatalizzazione. Ma prima di tutto bisognerebbe contestare i gerarchi sia cattolici che islamici i quali contano sulla crescita indiscriminata dei propri fedeli ai fini del mantenimento e ampliamento del loro potere. E questa contestazione nè Obama nè i politicanti in genere avranno il coraggio di farla.

Qui la fonte della notizia dal Corriere della Sera LEGGI

La Cina copia i cristianisti americani in tema di repressione sessuale, ma l’omosessualità può salvare il mondo.

domenica, 5 settembre 2010

In una provincia del grande paese asiatico sarà avviata una cmpagna tesa a convincere maschi e femmine all’astinenza sessuale. Lo scopo è quello di limitare il boom demografico che è sempre stato, in Cina come in qualunque altra parte del mondo, il più grande ostacolo alla crescita del benessere, provocando invece fame, miseria, turbamenti sociali e migrazioni di sterminate masse di diseredati. Non sorprende però che un regime politico basato ancora sulla repressione dei diritti civili si avvalga di esempi mutuati da un versione restrittiva e moralistica del cristianesimo, quella degli evangelici americani. Il moralismo infatti, soprattutto sui temi della sessualità, è una caratteristica di tutti i sistemi di potere, politici e religiosi, per mantenere il controllo sui propri seguaci. E la Cina, ancora formalmente comunista, ne è un evidente esempio continuando ad applicare, fra l’altro, una legislazione fortemente punitiva nei confronti delle persone omosessuali. Eppure basterebbe un semplice accorgimento libertario per dare ai cinesi (ed anche un esempio applicabile a livello planetario per la riduzione del boom demografico) un ottimo incentivo a non crescere e moltiplicarsi in maniera esponenziale : liberalizzare e rendere leciti per tutti i rapporti omosessuali. Se anche in Cina come nel resto del mondo la percentuale di chi ha quel diverso orientamento sessuale è del 5 % significa che una volta liberi di potersi amare alla luce del sole almeno 100 milioni di cinesi maschi e femmine smetterebbero di mentire auto-costringendosi a rapporti matrimoniali e sessuali contro la loro personale natura, ed eviterebbero di procreare diversi milioni di nuovi cinesini solo per evitare di apparire gay e lesbiche in un paese fortemente punitivo nei loro confronti. Ma soprattutto farebbero regredire la crescita demografica provocando un grande sollievo sociale ed economico. Da esportare in tutto il mondo.

Qui la fonte della notizia da il Giornale LEGGI

Quella strana ondata di morelismo che ha toccato la Cina.

Di Marcello Foa
Pechino multa le coppie che hanno figli prima del matrimonio. Arrivano i corsi per insegnare l’astinenza tenuti da evangelici americani
La Cina ha un nuovo nemico: il sesso. E per combatterlo ha deciso di chiedere aiuto all’America. Non a quella di Barack Obama, né a quella di Bill Clinton, che in mate­ria era alquanto disinvolto, ma a quella evangelica e ultraconserva­trice di George W. Bush. Come osserva il Washington Post , se tutto andrà secondo i pro­grammi, quest’autunno molte ra­gazze della provincia dello Yun­nan, nel Sud-ovest del Paese, an­nunceranno al proprio ragazzo di non poter far sesso con lui. E pro­porranno all’affranto spasimante di seguire un corso di astinenza. Made in Usa . Già, perché per tentare di argina­re la crescita demografica, la Com­mis­sione per l’istruzione dello Yun­nan ha ordinato a tutti gli insegnan­ti delle scuole cinesi superiori e del­le università di seguire il program­ma No apologies , ideato da Focus on the Family , organizzazione ame­ricana cristiana fondata nel ’ 77 dal­lo psicologo James Dobson e che si propone di promuovere «una cor­retta educazione sessuale». Tra le tante forme di contagio cul­turale ed economico, che hanno portato la Cina a preferire il consu­mismo al comunismo e il capitali­smo alla lotta proletaria, questa è una delle più sorprendenti. La Re­pubblica popolare cinese è infatti rigorosamente atea e non gradisce la diffusione di religioni all’interno del suo territorio, se non quelle au­torizzate e considerate innocue, co­me ben sanno i cattolici, divisi in due comunità: una clandestina e preseguitata, fedele alla Santa Se­de, l’altra legata al governo. O co­me sa il Dalai Lama, che continua a essere bandito e trattato come un pericoloso terrorista. Gli ultrà cri­stiani americani, in teoria, sarebbe­ro tutt’altro che graditi in Cina, an­che per la loro tendenza al proseliti­smo. Ma la necessità di contenere le nascite ha indotto i cinesi e gli evan­gelici a un compromesso, sebbene limitato a una sola provincia. A Chongqing, ad esempio, la munici­palità più estesa e popolosa della Cina con 32 milioni di abitanti, ha deciso di condannare i genitori di bambini nati fuori del matrimonio a pagare, ognuno, una multa sala­tissima; fino a 250mila yuan, oltre 28mila euro. Ma le autorità dello Yunnan sono convinte che le pres­sion­i morali possano essere più effi­caci del timore delle sanzioni e han­no deciso di aprire le porte agli evangelici. Tra non poche polemiche, peral­tro. Convincere i giovani a seguire il programma non è facile. «I genito­ri rispondono positivamente, ma i loro figli, passati i quindici anni, tendono a non seguire più i consi­gli di mamma e papà», ha ammes­so uno degli educatori americani trasferitosi in Cina. Altri commentatori, sui giornali e sui blog, biasimano il mancato ri­corso a misure contraccettive, co­me i preservativi. Ma lo Yunnan non desiste, confortato dai risultati ottenuti da Focus on the Family in Paesi musulmani, come Malaysia ed Egitto. Il metodo si basa essenzialmente sulla persuasione dei giovani e sul rafforzamento della loro consape­volezza. «Se una ragazza prima del matrimonio ha rapporti sessuali con il suo ragazzo – ha spiegato al Global Times un professore del­l’Università dello Yunnan – la cosa può avere riflessi anche negativi sulla sua vita e sui suoi studi, per­ché si crea una sorta di dipendenza dal ragazzo.Il modo di pensare del­­l’organizzazione americana è otti­mo ». Gli evangelici, in ogni caso, ringraziano. Volevano sbarcare in Cina e in Cina sono arrivasti. Puri e, soprattutto, casti.

La grande presa per il culo di Copenhagen.

mercoledì, 16 dicembre 2009

La più grande masrtubazione collettiva internazionale senza nemmeno un orgasmo decente è in corso a Copenhagen. E ci fosse uno, uno solo di queli che contano, che abbia denunciato il vero colpevole del surriscaldamento del clima che è l’inarrestabile sviluppo demografico con la conseguente crescita dei consumi cui è legato l’utilizzo di sempre più numerose, costose e inquinanti fonti di energia.

POLITICA DEMOGRAFICA E AMBIENTE
COPENHAGEN 15

Documento dell’ ASSOCIAZIONE RADICALE RIENTRODOLCE – http://www.rientrodolce.org/
ROMA – VIA DI TORRE ARGENTINA, 78

Di fronte al previsto fallimento della quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, la vera speranza per un cambiamento del rapporto tra l’uomo e la natura risiede nel VERTICE DELLA GENTE, che, da ogni parte del mondo, chiede che si raggiunga un accordo, anche gravoso ma necessario per evitare, a noi stessi e alle future generazioni, tragedie peggiori.
L’accordo sul clima, pur indispensabile per mitigare le conseguenze degli errori del passato (ma che dovremo ancora attendere), non è di per sé sufficiente. E’ necessario riconoscere le seguenti realtà:
a.La crescita demografica avvenuta nel passato, da un miliardo di persone, nel 1800 a 2,5 miliardi nel 1950, fino ai 7 miliardi odierni, unitamente alla crescita dei consumi pro capite, ha avuto le seguenti conseguenze: ha provocato il cambiamento climatico, un crescente inquinamento, l’innalzamento del livello dei mari e l’espansione dei deserti; è stata “finanziata” attraverso un intenso sfruttamento del capitale della natura (le sue risorse finite, come i combustibili fossili, le falde acquifere, i minerali, la fertilità dei suoli, le foreste, le zone di pesca e la biodiversità) anziché attraverso l’utilizzo dei dividendi sostenibili da essa forniti.
b.La capacità della Terra è finita, si sta riducendo a causa dei cambiamenti climatici e non è più sufficiente a sostenere una crescita indefinita del numero di umani e dello sfruttamento intensivo delle risorse.
c.Le previsioni di crescita della popolazione globale, che oggi cresce di 80 milioni l’anno (9.000 ogni ora), si assestano intorno ai 9,1 miliardi di persone nel 2050. I 2,3 miliardi di persone aggiuntivi, anche tenendo in considerazione la loro collocazione in paesi che emettono tenori ridotti di biossido di carbonio, equivalgono al doppio delle emissioni attuali degli Stati Uniti.
d.La crescita indefinita della popolazione è fisicamente impossibile e in qualche momento dovrà interrompersi: ciò potrà avvenire o prima, attraverso una diminuzione delle nascite, ottenuta con l’informazione mediatica di massa, la pianificazione familiare, la contraccezione e con una azione politica comune dell’umanità, diretta a questo obiettivo, o dopo, attraverso un aumento della mortalità per carestie, malattie, guerre e collasso ambientale, oppure attraverso una combinazione di entrambi i fattori.
e.Il degrado ambientale e lo sfruttamento intensivo delle risorse stanno riducendo il numero di persone che la Terra può sostenere per un tempo indefinito.
f.L’irrazionale diffusione dell’industrializzazione

, l’urbanizzazione e i modelli di consumo del primo mondo stanno ulteriormente riducendo la capacità di carico massima della Terra.
g.La disponibilità globale di cibo dipende pesantemente dalla disponibilità di petrolio e di acqua, risorse, entrambe, che stanno rapidamente divenendo più scarse e costose.
h.Lo sviluppo materiale (crescita del PIL pro capite) dei paesi più poveri continua ad essere impedito dagli alti tassi di natalità (e da una popolazione in continua crescita).
i.La popolazione ottimale (che permetta un vero sviluppo umano e un dignitoso livello di vita per tutti) è certamente molto minore di quella possibile (a meri livelli di sopravvivenza).
CONCLUSIONE
L’attuale crescita della popolazione è ecologicamente insostenibile ed è il problema di fondo che,
insieme ai provvedimenti urgenti per mitigarne le conseguenze, deve sin da subito essere affrontato
dall’umanità in prospettiva di lungo termine, per evitare che esso si risolva da solo,
in morte per guerre, fame, miseria e malattie, che sempre più affliggono una grande parte del mondo.

ASSOCIAZIONE RADICALE RIENTRODOLCE
ROMA – VIA DI TORRE ARGENTINA, 78
stampato in proprio

6/12/09 – Simul stabunt, simul cadent.

sabato, 5 dicembre 2009

Something is rotten in the state of Denmark! (Shakespeare, Amleto, Atto I, Scena IV)

Dal 7 al 18 dicembre si terrà a Copenaghen le quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Al centro di questo vertice internazionale i negoziati per l’ampliamento della Convenzione sui cambiamenti climatici e per la firma di un nuovo accordo sul clima che aggiorni il Protocollo di Kyoto. Nella conferenza preparatoria di Poznan i delegati si sono accordati su progetti ambiziosi per prevenire, a partire dal 2013, gli effetti dannosi del riscaldamento climatico.
Secondo gli scenari previsti dall’Ippc (Intergovernamental Panel on Climate Change, la task force scientifica sul clima delle Nazioni Unite) entro la fine del secolo si potrebbe avere un innalzamento della temperatura fino a 5°.
Ma, la cosa che ci preme sottolineare dell’ampia e interessante documentazione preparatoria della Conferenza di Copenaghen, sono i dati che dimostrano come l’andamento climatico non è legato alla variabilità naturale. Infatti, leggiamo nei documenti predisposti dall’Ipcc “ci sono nuove e forti evidenze che la maggior parte del riscaldamento osservato negli ultimi 50 anni sia attribuibile ad attività umane”. Fenomeni meteorologici estremi conducono a spostamenti di popolazioni; i mutamenti climatici infatti determineranno l’incremento di elevati flussi migratori che, secondo le stime delle Nazioni Unite, coinvolgeranno almeno 50 milioni di persone entro il 2010, in gran parte donne e bambini. I cambiamenti climatici si correlano strettamente all’urbanizzazione. Infatti è stato calcolato che nei prossimi 20 anni la popolazione delle aree urbane raddoppierà da 2,5 a 5 miliardi nelle megalopoli (Bombay, Città del Messico, Delhi, Dakar, Lagos, San Paolo, Tokyo), e ci sarà, per la contaminazione delle falde acquifere, un incremento del tasso di mortalità infantile fino a 12 volte rispetto alle città più piccole e con servizi adeguati.
Oggi la popolazione mondiale si assesta sui 6,7 miliardi di persone che diventeranno, secondo le proiezioni, almeno 9 nel 2050. Concentrati soprattutto in alcuni continenti: in Asia la percentuale si attesterà a livelli stabili del 59%; in Africa la percentuale raddoppierà (al 20%); in America latina la percentuale raggiungerà il 9%; in Europa la percentuale scenderà dal 12 al 7%. Un aumento demografico ma anche, come si vede dai dati, un cambiamento nella distribuzione della popolazione fra i vari continenti.
E questo pone la richiesta di una più equa distribuzione delle risorse sociali ed economiche tra i paesi industrializzati e i paesi in via di sviluppo. Nel corso dell’ultimo secolo si è utilizzata 10 volte più energia che nel millennio precedente… il pianeta riuscirà a sostenere la crescita demografica attraverso le sue risorse?
La questione demografica e quella energetica rappresentano due sfide interconnesse, due volti dello stesso problema che a Copenaghen non potranno essere eluse.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

www.algore.com
www.unfpa.org
www.ipcc.ch

La FAO, la fame nel mondo e la Grande Bufala dell’Enciclica “Caritas in veritate”.

giovedì, 26 novembre 2009

Come commento a un nostro post del 22/11 abbiamo ricevuto questo imperdibile articolo da gherush92.

GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO

La disutile presenza del pontefice al vertice della FAO, se da una parte evidenzia l’incapacità di questo mastodontico organismo ad affrontare le tematiche della fame, dall’altra ci costringe a delle osservazioni sull’enciclica Caritas in Veritate. Il testo, richiamato più volte nel discorso del papa in plenaria, è l’apogeo di un’ideologia universalista e neo-omologazionista con la quale il cristianesimo vorrebbe costruirsi la patente di risolutore dei problemi della povertà e della fame estrema del mondo, dopo esserne stato uno degli artefici principali in Africa, in America Latina e non solo.

In verità, la Caritas in Veritate non risolve né il problema della povertà, né quello della fame, anzi le aggrava. Il difetto principale sta nel voler gestire il problema con l’assistenzialismo e l’evangelizzazione. Il titolo sintetizza la teoria: la carità nella verità ovvero nell’evangelizzazione; il corollario riepiloga il programma: la croce per un pugno di riso.

Il cristianesimo pratica e prescrive l’evangelizzazione e l’uniformità sotto forma di un unico modello culturale. La diffusione del cristianesimo non è altro che la diffusione di un prototipo universale precostituito, che ostacola la conoscenza e gli scambi fra le specie, fra i popoli e le culture. E’ un processo contro natura perché non accetta la diversità e si adopera per ricondurre le migliaia di opere e culture che incontra all’interno di uno schema precostituito, auto referenziato, ma del tutto inefficace a spiegare e interagire con l’universo, la diversità culturale e i fenomeni naturali. L’evangelizzazione, insieme con altre forme di omologazione, è la causa principale della cancellazione delle diversità, porta alla perdita di conoscenza e ha significato e provocato la scomparsa e l’assimilazione di molti popoli e culture. L’evangelizzazione è una delle principali cause della povertà, della miseria e della fame estrema, perché cancellando la  diversità si elimina la conoscenza che è olistica, il bene più prezioso, il motore per la produzione di cibo e di benessere.

L’enciclica Caritas in Veritate, sulla quale si sono espressi in modo servile, ossequioso e incompetente politici e intellettuali e la FAO, è, in realtà, un guazzabuglio tuttologico che affronta i temi della globalizzazione, della cooperazione internazionale, dello sviluppo umano, dell’ambiente, dei cambiamenti climatici, della natalità, della finanza internazionale, del sindacato, usando qua è là parametri di giudizio ereditati, secondo la convenienza, da vulgate terzomondiste e neoglobal da una parte e da analisi economiche di stampo liberale dall’altra.

Tesi e opinioni sostenute con ambiguità, per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, fatte per il politicume, per accontentare i benpensanti, i teorici della banalità, i conformisti ad oltranza e, nel caso, qualche cariatide ammuffita degli organismi intergovernativi.

L’enciclica, invece, disboscata e ripulita dalle molte ed inutili incrostazioni, afferma che la salvezza dell’uomo e dei popoli viene solo “dall’unità della carità del Cristo che ci chiama tutti a partecipare in qualità di figli alla vita del Dio vivente, Padre di tutti gli uomini”.

A questo punto vogliamo affermare in maniera chiara che il diritto al cibo non può essere mediato né da Gesù Cristo né da speculazioni finanziarie né da altre presunte verità. Il diritto al cibo deve essere garantito e basta, lasciando la possibilità a ciascuno di riappropriarsi della propria conoscenza per la produzione delle proprie risorse alimentari. Sembrerebbe che il papa voglia fare concorrenza alla FAO nell’agguantare risorse finanziarie da utilizzare nell’assistenzialismo o per lo sviluppo della Caritas in Veritate, dopo averle opportunamente decurtate a proprio uso e consumo. E’ così da sempre.

Il documento parla di carità, ma non propone, come sempre, nessuna regola su come, cosa e quanto dare, su come scambiare, su come creare benessere, sulla soluzione del problema della povertà e della fame. La carità cristiana, infatti, “supera la giustizia e la completa nella logica del dono e del perdono. La “città dell’uomo” non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione.” Si tratta, viceversa, proprio di un problema di giustizia per sanare le ingiustizie sociali, economiche, ambientali e spirituali commesse nel corso dei secoli da parte del cristianesimo – con la scusa della misericordia che supera la giustizia – per appropriarsi arbitrariamente e avidamente di risorse, uomini, anime, conoscenze e spiritualità. La concezione della carità cristiana ha bisogno di uniformità umana indistinta, “universalizzata”, ridotta all’incapacità di provvedere a se stessa,
quale terreno fertile per un disegno di evangelizzazione-omologazione che si perpetua da secoli.

La carità cristiana, così definita, non ha alcuna parentela con il concetto ebraico e islamico rispettivamente di Tzedaka e Sadaqah che vuol dire giustizia e si rifà ai concetti giustizia e diritto sociale e di distribuzione dei beni e che tende a considerare la povertà non uno status perenne da utilizzare per attingere proseliti, ma un incidente di percorso a cui porre rimedio in modo equo ed efficace. Secondo Maimonide esistono otto livelli di carità ma la forma più alta è quella di aiutare qualcuno ad aiutare se stesso cioè a provvedere ai mezzi per la sua riabilitazione.

D’altronde il documento incalza quando sostiene che “le povertà spesso sono generate dal rifiuto dell’amore di Dio e che l’umanità intera è alienata quando si affida a progetti solo umani, a ideologie e a utopie false……..Tra evangelizzazione e promozione umana — sviluppo, liberazione — ci sono infatti dei legami profondi ”

Cosa significa tutto ciò? L’enciclica lo spiega in modo chiaro e inequivocabile in questo passaggio chiave dove affonda la lama della evangelizzazione:

“Per questo motivo, se è vero, da un lato, che lo sviluppo ha bisogno delle religioni e delle culture dei diversi popoli, resta pure vero, dall’altro, che è necessario un adeguato discernimento. La libertà religiosa non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali. Il discernimento circa il contributo delle culture e delle religioni si rende necessario per la costruzione della comunità sociale nel rispetto del bene comune soprattutto per chi esercita il potere politico. Tale discernimento dovrà basarsi sul criterio della carità e della verità. Siccome è in gioco lo sviluppo delle persone e dei popoli, esso terrà conto della possibilità di emancipazione e di inclusione nell’ottica di una comunità umana veramente universale. «Tutto l’uomo e tutti gli uomini» è criterio per valutare anche le culture e le religioni. Il Cristianesimo, religione del « Dio dal volto umano », porta in se stesso un simile criterio.”

La carità non è, quindi, semplice atto di donazione ma, addirittura, metro di giudizio del cristianesimo, per stabilire quali culture e quali popoli possono essere inclusi nella “comunità universale” e quindi possono mangiare. Una nuova inquisizione, dunque, dal volto inumano, dove la scelta è: fame o conversione. Qual è il metodo migliore per convertire se non mantenere popoli e comunità in uno stato perenne di indigenza?

L’enciclica è, peraltro, in perfetta continuità con la dichiarazione Dominus Jesus dello stesso Ratzinger dove “La missione ad gentes anche nel dialogo interreligioso conserva in pieno, oggi come sempre, la sua validità e necessità …e che il dialogo interreligioso deve avere essenzialmente lo scopo di convertire”.

L’evangelizzazione ha praticato il razzismo, lo sfruttamento di risorse ed uomini, fino alla schiavitù.

Ecco cosa significava il rifiuto della conversione nel “Requerimemiento”, il documento letto dai cristiani in spagnolo ai popoli dell’America Latina: “…Ma, se voi non vi convertite (al cristianesimo) e con malizia frapponete ritardi, io vi dichiaro che, con l’aiuto di Dio, noi faremo ingresso con la forza nel vostro paese e vi faremo guerra in tutti i modi e maniere che potremo e vi assoggetteremo al giogo e all’obbedienza della Chiesa, e prenderò le vostre persone e figli e i farò schiavi e come tali li venderò….” .

Ed ecco ancora cosa veniva sancito nel breve Dum Diversitas : “Noi concedia­mo per il presente atto, con la nostra Autorità aposto­lica, pieno e libero permesso di invadere catturare e sottomettere i saraceni e i pagani e qualunque altro infedele o nemico di Cristo, in qualunque luogo, come anche nei suoi regni ducati, contee e principati e altre proprietà… e di ridurre queste persone a schiavitù perpetua”. Il testo della bolla del papa Nicola V specifica la concessione di ridurre a schiavitù per­petua gli africani e riguarda gli abitanti di tutti i territori a partire da Capo Bojador a Capo Nun e quindi «tutte le coste meridionali fino al limite estremo». Il papa allora poteva condannare interi continenti, come l’Africa, alla cattività perpetua perché esisteva la teologia della schiavitù. Le conseguenze le conosciamo: decine e decine di milioni di morti ammazzati e di schiavi. Ecco da dove viene la povertà e la fame.

La teologia della schiavitù appare come lo sbocco inevitabile dell’evan­gelizzazione, la quale, definita come il motore di un processo evolutivo dell’umanità verso valori più eleva­ti, per giustificare la propria esistenza, deve necessa­riamente schematizzare i rapporti fra i popoli (e fra le diverse culture o società), secondo un sistema gerar­chico in cui si degradano gli altri per affermare il ruolo guida del cristianesimo. Se l’evangelizzazione è un’operazione di emancipazione, a cui si è sempre as­sociato il significato di civilizzazione, è implicito che deve essere diretta ad emancipare e a civilizzare chi ne ha bisogno, nel caso specifico, gli Ebrei, i Mori, gli Afri­cani e poi gli Indiani, i Roma. Questi non solo erano considerati una merce ma, secondo la teologia della schiavitù, erano destinati ad un’esistenza di subordinazione e assoggettamento ai cristiani, come metodo per evangelizzare il mondo.

Ora c’è da chiedersi che differenza epistemologica c’è tra i documenti di oggi che reiterano il ricatto dell’evangelizzazione come chiave per accedere alla “carità” e le disposizioni di cinque secoli fa che hanno messo interi popoli, allora pienamente in grado di vivere in armonia con l’ambiente, traendone risorse alimentari e il giusto godimento per la vita, sotto il giogo del crocifisso attraverso: separazioni delle famiglie, battesimi forzati, editti da fè, inculturazione, encomiendas, la tratta degli schiavi fino ad oggi con il costoso assistenzialismo perpetuo?

Si resta quindi scioccati nel vedere il massimo esponente della Chiesa Cattolica – campione dell’impoverimento e della distruzione secolare di popoli – dare lezioni alla FAO su come risolvere il problema della povertà che ha contribuito a creare. Si resta anche scioccati nel vedere la FAO senza programmi diventare succube di queste inconsistenti teorie. Nessun “mea culpa”, nessuna volontà di confrontarsi con la propria storia e di riconoscere che il processo di evangelizzazione, del passato e del presente, sia produttore e mantenitore di povertà in quanto distruttore di quella diversità culturale e ambientale data in principio dal Creatore.

Un’operazione di costante revisione e falsificazione storica in contrasto, peraltro, con la Convenzione sulla Diversità Biologica nella quale si prescrive di “rispettare, conservare e mantenere la conoscenza, le innovazioni e le pratiche delle popolazioni indigene e delle comunità locali, comprendendo gli stili di vita tradizionali come rilevanti per la conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica”.

Questo principio è in netto contrasto con la concezione dell’enciclica dove, invece, è continua l’ipotesi di un’omogeneizzazione del mondo verso lo status entropico del pensiero unico, del cibo unico, della cultura e religione unica.

E’ assolutamente necessario fermare l’opera degli oltre 300.000 missionari che assediano popoli e nazioni nel nome dell’uniformità e interrompere la loro attività distruttiva di cristianizzazione. E’ necessario anche contenere l’opera delle NGO che si ispirano ai principi dell’evangelizzazione e dell’assistenzialismo cristiano.

Secondo Gherush92 è necessario che vengano riaffermati i seguenti principi, senza il ricatto della conversione:

- Il principio della solidarietà – aiutare gli altri ad aiutare se stessi;

- Il principio della riparazione – ogni danno ad un popolo provocato da razzismo e/o schiavitù deve essere compensato;

- Il principio del negoziato – ogni decisione deve essere presa in accordo con ciascun popolo;

- Il principio dell’extraterritorialità – ogni cultura deve avere il diritto di gestire la sua identità come un popolo e una nazione;

- Il principio della salvaguardia della diversità culturale.

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