Dopo le scosse del 29 maggio al Comune di Cento (Ferrara) arriva una telefonata dal ministero degli Interni. “Volevamo capire quali danni hanno subito le nostre proprietà” spiega una funzionaria al sindaco. “E quali sarebbero queste proprietà?” si sorprende lui. “La chiesa, la canonica e il campanile di san Pietro” rivela la voce dall’altro capo del filo. “A si?… Beh, la chiesa è inagibile mentre il campanile è un po’ inclinato ma i tecnici dicono che regge bene e non è a rischio”. Vai a sapere che quella “proprietà” fu confiscata da Napoleone e poi restituita dalla Francia allo Stato italiano… chi l’avrebbe mai detto che non è della Curia. (Corriere della Sera, 3 luglio)
La trasferta papale nell’Emilia terremotata è stato meno strepitosa di altri spostamenti del teocrate.
Gente concreta, gli emiliani pensano alla ricostruzione e – forti della dolorosa esperienza degli aquilani illusi dal potere temporale e spirituale – non hanno concesso tempo alle chiacchiere.
In queste terre la protesta contro la Chiesa ha una storia solida. All’indomani della caduta dei regimi napoleonici e la restaurazione dello Stato pontificio, l’Emilia e la Romagna ripiombarono sotto le grinfie della Chiesa. Le Legazioni di Bologna, Ferrara e Romagna si distinsero per numerose rivolte, moti, ribellioni. La toponomastica di queste zone ne conserva gelosa traccia attraverso piazze e targhe. Come a Modena (moti del 1831), a Rimini (insurrezione del 1845).
Diversi governi stranieri prendevano timide difese di queste insurrezioni che imputavano ai metodi retrivi e repressivi, crudeli con i numerosi ebrei che lì vivevano, con cui lo Stato pontificio amministrava le sue province.
Recatosi in quelle terre, Massimo D’Azeglio, limpido esponente del liberalismo italiano, scrisse un libricino dal titolo Degli ultimi casi di Romagna. Dove condannava le violenze, ma dove si domandava se era possibile fare alcune domande allo Stato pontificio. In particolare al papa Gregorio XVI : “Credete o no nella giustizia? Credete o no in quello che predicate?” . Il libo uscì nel 1846, e Francesco De Sanctis lo definì “un atto d’accusa indirizzato all’Europa civile contro un governo debole e nella sua debolezza feroce”.
Conoscere la storia è importante.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
Scrivevamo
15/6/09 – Una notte del giugno 1858 la polizia di Bologna (allora Stato pontificio) bussò alla porta di Marianna e Momolo Mortara. I gendarmi chiesero di vedere i bambini e quando arrivarono al letto di Edgardo, di sei anni, il comandante comunicò ai tremanti genitori che il bimbo era stato battezzato da una loro serva e quindi doveva essere prelevato. I coniugi Mortara erano ebrei e una loro domestica pensando che il piccolo Edgardo fosse in fin di vita pensò bene di battezzarlo prendendo l’acqua da un secchio e biascicando una formula in latinorum. Padre Feletti, che aveva orecchiato la cosa, inviò un rapporto al Sant’Uffizio e, da Roma, arrivò l’ordine di sottrarre il bimbo battezzato ai genitori ebrei. Edgardo strappato alla famiglia venne inviato alla Casa dei catecumeni a Roma (via dei Catecumeni, chiesa di santa Maria ai Monti), il luogo in cui “confortati” da prelati cattolici, gli ebrei venivano fatti convertire. La vicenda di Edgardo rimbalzò dallo Stato pontificio al resto dell’Europa suscitando sdegno, soprattutto in Francia e Inghilterra dove vennero avviate campagne stampa per la liberazione del bambino. Pio IX rispose alle critiche dicendo che, in buona sostanza, quegli ebrei se l’erano cercata in quanto era a loro interdetto avere servi cristiani. Il caso Mortara segnò profondamente i rapporti tra la Santa Sede e l’opinione pubblica europea. Napoleone III fece pubblicare un comunicato che dichiarava di “non voler apparire complice di quanto avveniva a Roma”.
Poteva durare ancora, al centro del continente, uno Stato governato con sistemi medievali?
Oggi sono le famiglie italiane che devono stare attente. Con troppa superficialità si battezzano i lbambini, spesso per non deludere i parenti, o perché non sanno come festeggiare la nascita (già da sola una festa!) senza un rito calato dall’alto. Con la stessa abulia, quando il bimbetto è più grande, si decide di avvalersi della facoltativa ora di religione cattolica,, facendosi intortare con la questione che si studia un po’ la storia delle religioni. In questo modo coprendo un abuso, visto che il programma riguarda la sola religione cattolica. Molti genitori per coprire la loro pigrizia, dicono di temere l’isolamento dei loro pargoletti, in questo modo togliendogli la capacità di critica. E questo già dall’asilo, poi ci si stupisce se gli adolescenti hanno la sola aspirazione di andare al grande fratello e qualche volta ammazzano pure i genitori. Di passività in passività si arriva a sposarsi magari in chiesa e quando si arriva al momento del funerale si trova un prete che non vuole la cremazione o cose così. Poi tocca ai poveri e pochi laici, difendere (a parole beninteso, visto che si è in numero sempre più esiguo) questa gente che viene maltrattata. Sarebbe il caso di pensarci bene prima di battezzare i bambini perché, è bene tenerlo a mente, si nasce italiani, e col battesimo si diventa sudditi della teocrazia vaticana.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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