1/07/12 – Sport uber alles
Il passato è il prologo (da La Tempesta, W.S.)
Tutte le volte che si riflette sul bello si è arrestati da un muro. Tutto ciò che è stato scritto al riguardo è miserabilmente ed evidentemente insufficiente (Simone Weil)
Comunque andranno le cose c’è un motivo per cui gli italiani – e i romani in particolare – devono ringraziare il premier Mario Monti. E cioè la sua ragionata decisione di non ammettere il nostro Paese a concorrere per le Olimpiadi. Per mille motivi, la possibilità di creare un disagio ancora maggiore all’economia soprattutto, e anche perché non è compatibile con la modernità pensare che lo sport abbia un ruolo prioritario nella società. E’ sicuramente gradito che l’Italia vada bene nel calcio ecc, ma è francamente eccessivo che il presidente della Repubblica (con appendice del tacchino papale) dedichi tanto tempo ad abbracciare i viziati ginnasti piuttosto che dedicarsi ai lavoratori che guardano con fastidio questi ricchi giovanotti baciati dalla dea bendata. Rincorrere e vezzeggiare gli atleti, persone per le quali un decimo di secondo fa la differenza, non è certo un bell’esempio per i nostri figli. La perfida coalizione di politici e media di regime, favorisce l’idea che l’italiano senza sport non può vivere, mentre il calcio e derivati è un bisogno indotto al pari dell’acqua minerale nella plastica, e se solo avessimo soddisfatto il pieno diritto all’informazione invece che strapagati media di regime, leggeremmo editoriali che se ne fregano del calcio e dei cucchiai alla Pirlo.
Thanks a Monti per aver spento i furori sportivi del sindaco Alemanno (nome omen, però non coi tedeschi contemporanei ma con quelli di prima), ma un minimo di curiosità di come questo sindaco avrebbe gestito (senz’altro sarebbe stato parte del comitato) confrontando con quello che sta succedendo a Londra, per il perverso piacere del brivido alla schiena viene. Fra qualche giorno (il 27 luglio) verrà inaugurata The Eye-full Tower (the Orbit), torre scultura di Anish Kapoor e Cecil Balmond. Il sindaco di Londra Boris Johnson, inaugurandola certamente non dichiarerà di volerne buttare giù un pezzetto o spostarla in periferia come Alemanno insiste con la teca dell’ Ara Pacis rendendosi ridicolo agli occhi del mondo, ma soprattutto facendo di Roma terra bruciata per qualsiasi opera d’arte contemporanea.
The Orbit è una audace costruzione firmata da Kapoor, uno tra i maggiori scultori contemporanei, e Balmond prestigioso strutturista, una torre alta 115 metri in tubi di acciaio rosso in cui si accede da una porticina che darà una idea claustrofobica della salita verso l’alto. Si staglierà sullo skyline londinese rivaleggiando con il Big Ben (la Clock Tower rinominata Elisabeth Tower per volontà di Cameron Clegg e Miliband all’indomani del giubileo di diamante della regina) e il Millennium Dome. Potrebbe essere considerata – per la volontà di essere un simbolo – una specie di Torre Eiffel , ma anche la Torre di Babele dipinta da Bruegel il Vecchio nel 1563 (a Vienna nel Kunsthistorisches Museum) , o alla torre di san Pietroburgo progettata da Vladimir Tatlin dopo la Rivoluzione d’ottobre (1917), e il cui modello è visibile a Roma presso il museo dell’Ara Pacis (quello che il sindaco muratore vorrebbe riaggiustare) nella bella mostra sulle Avanguardie russe.
Per avere una più chiara idea di The Orbit (115 metri) è bene sapere che la Tour Eiffel è alta 324 metri, la Piramide di Giza 138, la Statua della Libertà 93 e il David di Michelangelo 5.
Merci a Monti per non averci fatto scoprire cosa avrebbe potuto la cazzuola di Alemanno nella bella ma cadente Roma. Ci basta la terribile riqualificazione di piazza san Silvestro (che ha creato un tappo nelle vie dello shopping romano come aveva avvertito l’Agenzia della mobilità, ma era troppo sperare che un sindaco con laurea in ingegneria conoscesse il principio dei vasi comunicanti), e la statua di Gran Premio II, per il momento opportunamente nascosta dal cantiere per il miglioramento della statua. Un lavoro che nessuno si augura finisca.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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18/5/12 – Qualche giorno fa abbiamo appreso che i confortatori religiosi degli atleti olimpici a Londra, si sono accapigliati perché non volevano indossare la spilletta con croci mezzelune maghen… che era stata predisposta. Poi, invece di rinunciare all’incarico per l’orrendo sfregio subito per colpa di un grafico che aveva equiparato un simbolo all’altro, si sono compattati intorno a un bottone con scritto fede. Basterebbe questa sciocchezza ridicola per stabilire che le olimpiadi sono una cosa che va bene per l’archivio. Ben chiuso però, perché se questo episodio appartiene al farsesco tipico delle religioni, il versante cosiddetto politico – di adulazione politica – ci racconta di peggio. Il comitato Londra ’12 ha rifiutato la richiesta del comitato olimpico israeliano di dedicare un minuto di silenzio al ricordo delle vittime di Monaco ’72 . Un episodio di 40 anni fa. Qualcuno (in pochi temo) ricorderà che due atleti israeliani vennero uccisi nel villaggio olimpico mentre altri nove presi in ostaggio morirono insieme ad un poliziotto tedesco e al commando dei sequestratori. I giochi andarono avanti come niente fosse e poco si meditò sul fatto che quella carneficina vide 11 morti ebrei trucidati in terra tedesca dopo la fine della guerra. C’è da chiedersi se di questa ennesima cazzata siano responsabili maggiormente (come credo io) gli europei o i paesi arabi. Il Vecchio Continente, quello bianco e cristiano che ha assistito impotente/compiacente alla nascita del nazismo e allo sterminio delle razze impure e delle minoranze marce (tra cui omosessuali e malati), accarezza dal verso del pelo i leader del mondo arabo più esagitato, mettendosi sotto i piedi le speranze di tanti giovani e tante donne che lavorano per il cambiamento nei loro paesi. Sarebbe opportuno chiedere cosa pensano dell’Europa ai giovani blogger iraniani e israeliani che hanno deciso che i loro paesi sono identici (e in effetti quei due paesi hanno tanto in comune), ma anche ai ragazzi palestinesi che aspirano a vivere bene e non ne possono più di essere privati della normalità per le follie suicide dei loro politici che disprezzano le donne e impiccano gli omosessuali, e, non certo per ultimi, anche gli israeliani che devono continuare a essere invisi al mondo per l’ostracismo giurato dalla Chiesa cattolica e il radicalismo di pseudocomunisti cretini che ignorano che il termine sionismo è il più attinente al socialismo e sposano come imbecilli le tesi criminose di militia christi e casapound.
Inutile invece chiedere che cosa (o se) pensano ai vezzeggiati atleti italici (tutti militari, atleti di Stato come ai tempi del Pcus e della Germania est). Speriamo solo che da Londra non si mettano a chiedere di detassargli i premi come fecero a Pechino, senza che nessuno gli ricordasse la loro incredibile stronzaggine.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
Breaking the surface Tra gli undicimila atleti che parteciperanno alle Olimpiadi di Pechino ci sono solo due omosessuali dichiarati. Di una si è parlato parecchio anche da noi (omettendo questo particolare però), ed è Imke Duplitzer, argento a squadre nella spada ai Giochi di Atene nel 2004, e che non sfilerà alla cerimonia d’apertura ritenendo la Cina un paese che viola i diritti umani. L’atleta tedesca è soldato dell’esercito, omosessuale dichiarata, coraggiosa nell’intervista pubblicata su Die Welt dove è apparsa con la divisa da schermitore ma con il volto nascosto da una foto dell’avvocato dei diritti umani Gao Zhisheng. Duplitzer dice che per gli standard occidentali quello che succede in Cina non sta né in cielo né in terra e condanna con forza l’uso della pena di morte. L’altro è il tuffatore australiano Matthew Mitcham, arrivato a Pechino con il suo compagno, fotografato sulla copertina di The Advocate, autorevole rivista americana. Ventenne, nato a Brisbane, la sua specialità è piattaforma 10 metri. Ha conquistato il quinto posto nella Coppa del mondo, il che gli da buone speranze di entrare nel medagliere olimpico. Mitcham – verosimilmente – sostiene di non essere l’unico maschio gay di questa Olimpiade, ma è l’unico che lo dice. E aggiunge anche che è più facile venire allo scoperto per un tuffatore piuttosto che per i colleghi del football, uno sport dove devi dare una immagine di forza e mascolinità. Per The Advocate nell’ultimo secolo sono almeno diciannove gli atleti omosessuali medagliati: il tuffatore Greg Louganis, le tenniste Conchita Martinez ed Amélie Mauresmo, diversi pattinatori, il nuotatore Bruce Hayes, la schermitrice Imke Duplitzer e l’apripista Babe Didrikson Zaharias che nel 1932 conquistò due ori e un argento nell’atletica leggera. Il caso più noto di coming out è stato quello del tuffatore americano Greg Louganis, vincitore di due ori olimpici (nell’84 e nell’88). Si dichiarò apertamente nel 1994, quando partecipò ai Gay Games. Nel 1995 raccontò di essere sieropositivo nella biografia Breaking the surface. Durante le Olimpiadi di Seul (’88), l’atleta sbatté la testa sul trampolino e l’acqua della vasca si macchiò di sangue creando momenti di ansietà. Louganis dice che il tuffatore Mitcham è un bravo ragazzo e bravo sportivo, un esempio positivo per i giovani.
Tiziana Ficacci (per www.direfarepensare.it all’apertura dei giochi olimpici di Pechino)