23/6/12 – Impigliati nella rete
Sotto sotto si vorrebbe comunicare a tutti, essere ascoltati da tutti ma NON dialogare con tutti @paolopaganetto
La rete dovrebbe essere un’agorà invece spesso (per politici e non solo) è una vetrina per mettersi in mostra @paoladelusa
Abolire il numero dei follower e degli amici: ormai è una forma di potere @arruzza
Io non voglio che i social media crescano, voglio che tacciano. Sono solo 60 battute ma è tutto quello che ho da dire (Jonathan Franzen) http://www.youtube.com/watch?v=whav9v9_i98
La democrazia digitale spezzerà le catene degli schiavi senza voce? O i vari Occupy sparsi nel mondo i Piraten tedeschi e, qui da noi, il Movimento 5 stelle, sono solo un fuoco di paglia?
La “twitter revolution” protagonista delle rivolte nordafricane, mostra questi numeri: in Egitto solo il 10% della popolazione usa facebook, in Siria il 6%, il 3,74% in Libia. Percentuali in discesa per l’account di twitter (arab social media report 2011, della Dubai School of Government).
Forse abbiamo sopravvalutato l’influenza (positiva?) di internet sul processo democratico.
I tg sono fatti a colpi di dichiarazioni che i diversi partitocrati postano su facebook, ma a parte qualche raro esemplare il 22,5% dei politici non hanno mai postato sulla loro bacheca, al 28,7% nessuno si è mai sognato di scrivere e il 60% non ha mai risposto agli scriventi. Non sorprende considerato che i parlamentari sono dotati di indirizzo email (la cosa più semplice e pratica che c’è per comunicare) che non utilizzano. I mezzi che oggi abbiamo possono dare una bella spinta alla informazione e alla democrazia, ma solo se siamo disposti ad entrare in contatto con gli altri, scambiandoci bisogni e desideri, mantenendo ben saldi i piedi in terra senza far valere solo e sempre il nostro narcisismo.
I tanti piccoli siti e blog (a scanso d’equivoci anche questa mia pagina) sono spesso una fiera di vanità poco propositiva e piuttosto autoreferenziale. Talvolta per inseguire la mission del proprio sito si gonfiano delle notizie microbiche e irrilevanti, ignorando che internet ha un pericoloso effetto rimbombo. Finendo in questo modo per abbracciare quello che si crede di condannare: la parzialità della stampa di regime.
Il mondo è molto complesso e non aiutano quelle persone che entrano a gamba tesa in qualsiasi confronto con posizioni nette, quelli che vedono bianco/nero, bene/male. E spesso senza produrre concetti nuovi ma riproponendo pensieri regressivi. Talvolta (a me) sembra che siti e blog, nati con l’intenzione di spalancare la nostra testa, siano il termometro dell’irrazionalità in cui si lascia avvolgere il senso comune delle persone più fragili. Eppure dovrebbero essere la palestra per poter esercitare il pensiero libero.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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14/2/12 – Scrivere consente di mettere il proprio pensiero come in aspettativa, a disposizione di coloro che, oggi o domani, potranno ascoltarlo (Luce Irigaray) Ogni tre per due mi sento chiedere se ho un profilo facebook. Me lo sollecitano perfino amici che sento tre volte al giorno al telefono. Persone con le quali raggiungo il record della telefonata chilometrica prima di cena, mi dicono che è un peccato che non sono su fb perché avrei potuto partecipare ad una discussione esaltante importante stimolante. A me sembra sufficiente avere l’email per le comunicazioni veloci, per qualche scambio di foto, e poi l’immenso mondo fatto di chiacchiere passeggiate colazioni telefonate appuntamenti. Sembra però che io con queste convinzioni mi muova nel medioevo, e che scrivere le proprie piccole e modeste opinioni su un sito – una forma di nudità (intellettuale) che ne accoglie un’altra mi pareva – sia superato quanto firmare un assegno con la piuma d’oca. E’ obsoleto un sito a disposizione di chiunque? A me sembra antipatico che su fb si debba chiedere se si può entrare. L’amicizia poi! Ma l’amicizia è il più prezioso e fragile dei sentimenti, non avremo sbagliato la traduzione? Io non sono una persona popolare e carismatica e manco voglio diventarlo, non voglio essere oggetto di curiosità, non voglio che qualcuno si aggreghi alla mia community (sic) per spiare quello che ho mangiato o di che colore mi sono fatta i capelli. Io sono una solitaria e voglio rimanerlo e quello che pensano i miei (pochi e selezionati) amici sulle questioni per me importanti lo so. Aspirerei a leggere in rete, attraverso link blog siti lettere, delle idee (che rompano il mare di ghiaccio che è dentro e fuori di noi) delle persone che non conosco. In questi convulsi e per molti versi drammatici giorni (come più volte scritto) scambiarsi idee anche fra sconosciuti nell’immenso mare della rete, secondo me servirebbe. (comunque mi dicono che si può fare un profilo aperto e, come insegna Bond, mai dire mai)
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

si, sono d’accordo con te, mi sconvolge pensare alla gente che guarda siti che non mostrano neanche un link
Di nuovo un gran pezzo di Tiziana. Ma io ho un problema: sono stufo di chiacchiere inutili, di ripetizioni, di urla, di sbrodolamenti vari. Non sono su FB, non so cosa sia Twitter, non ho nemmeno il telefonino, non ho mai mandato un SMS, non so nemmeno come si faccia. Ho solo il computer e trovo l’email una comodità eccezionale, una cosa straordinaria (che i giovani di oggi non sanno nemmeno apprezzare essendo cresciuti con la tecnologia). Quanti blog che esistono, quanti esibizionisti e disperati in cerca di contatti. Mah! Voglia di staccare, di disinteressarsi di tutto: tutti gridano, vogliono essere ascoltati (e si capisce pure: se nessuno si accorge di te non esisti).
Un conoscente mi disse una volta: puoi parlare e discutere con una o due persone al massimo, già quattro persone sono una “manifestazione di massa” in cui non si capisce più niente.
Non si possono seguire tutte le discussioni (che poi si ripetono), leggere tutto, intervenire ovunque. Raffaele La Capria disse una volta: perché ho una cultura non leggo tutto (ho cioè un filtro, seleziono le informazioni).
Mi sembra che la cultura di massa sia piuttosto una non cultura: non c’è più selezione, ogni idea vale l’altra. L’importante è esserci, partecipare. Sarà.
Sarà anche l’età, certamente.
Il messaggio precedente non è di “Anonimo” ma di Sergio (non avevo riempito le caselle).
http://www.ilpost.it/2012/06/24/la-legge-di-moore-in-politica/