20/6/12 – L’uso politico degli dei
Si erge per 77 metri di acciaio, cemento e granito il palazzo “della pace e della concordia” di Astana, capitale del Kazakistan. Per due giorni l’edificio piramidale ha ospitato 360 leader delle religioni mondiali da 47 Paesi. In cerca, appunto, di pace e concordia. Il futuro è di chi sa mettere insieme tutti gli dei? Oppure la piramide kazaka è una novella torre di Babele? (Marco Ventura)
Padre a livello di pratico, che devo fa’ ?… Padre, te seguo e nun te seguo (Aniene, alias Corrado Guzzanti)
In Europa i partiti islamofobi, hanno preferito non denunciare che il norvegese Breivik, che alla fine dello scorso luglio commise una strage di giovani socialisti sulla piccola isola di Utoya, compì il massacro nel nome della loro causa (Tiziana su questo sito)
Nei paesi davvero democratici il rapporto tra le persone e gli dei si traduce in libertà religiosa e dalle religioni, cioè netta separazione tra Stato e Chiesa. Per gli Stati è un modo per limitare le ingerenze clericali e garantire uguali opportunità a tutti i cittadini, per le fedi un modo per mantenere la propria integrità in un paese laico. Negli Stati Uniti e in Francia la separazione è netta, in Gran Bretagna (dove la regina Elisabetta è il capo della Chiesa) e nei paesi scandinavi, il ruolo delle Chiese è simbolico, la Germania ha via via ridotto i privilegi della religione di maggioranza, la Spagna ha spuntato le unghie all’opprimente cattolicesimo. Nella Costituzione italiana c’è l’articolo 7 che concede sovranità ad una teocrazia sul suo territorio senza obblighi nei confronti dell’Italia.
Negli Ottanta la nascita dei partiti populisti ha rimesso gli dei al centro della politica vellicando le frustrazioni di chi vedeva come nemici gli stranieri e additando al disprezzo soprattutto i musulmani, fantasticando sul passato in cui in ogni Paese c’era una chiesa ben definita che era un fattore di unità anche per i non credenti; la nostalgia della religiosità tradizionale ha dato vita al filone degli atei devoti. Da noi questo ruolo è stato ben interpretato dalla Lega che insieme alle ampolle del dio Po e ai riti celtici brandisce il crocefisso contro il feroce Saladino. E la Chiesa ha ringraziato lasciandosi abbagliare dal brillio dei leader populisti che strumentalizzavano le croci ad esempio da noi imponendole nella scuola e negli uffici pubblici.
Sebbene sia vero che la fede islamica rimanda ad un universo di valori e di significati che investono l’intera esistenza della persona, cioè non solo un insieme di concetti astratti comuni a tutte le religioni, ma convincimenti dai quali derivano abitudini, costumi, abbigliamento e che scandiscono ogni atto della vita, non è intelligente farne un capro espiatorio. Il confronto con le culture dei paesi occidentali è complesso, a tratti difficile, a volte impossibile. La secolarizzazione che è alla base delle società occidentali, dove la religione è una sfera separata dalla politica (con l’eccezione dell’Italia come abbiamo scritto qualche rigo fa) è assente nel pensiero musulmano più tradizionale. Molti degli immigrati musulmani che vengono in Italia portano con sé questa impostazione di fondo che si riflette nel modo di intendere la vita quotidiana e le relazioni sociali, decidendo le priorità alle quali uniformare le proprie scelte. Ma sono tantissimi, probabilmente la maggioranza, quelli che lasciano il loro paese alla ricerca del cambiamento. Molte donne denunciano che la loro condizione, una volta arrivate in Italia, muta peggiorando per effetto dell’isolamento in cui sono costretti i musulmani. Per contro irritano quei sindaci che celebrano le festività religiose delle comunità musulmane presenti nel loro territorio, mentre farebbero meglio a provvedere alle vere richieste di questi cittadini che non sono difformi da quelle degli autoctoni. Più “politicamente corretto” e di alta visibilità, togliersi le scarpe e fingersi immersi nella preghiera, parlare con i capi religiosi, magari con la segreta convinzione di acquisire immunità da eventuali attacchi di gruppi fondamentalisti. Col risultato di tagliare fuori le maggioranze laiche delle comunità di immigrati che patiscono per prime quando i fanatici sono sostenuti dalla politica.
Restano un vero mistero quegli osservatori che temono tanto (e giustamente come abbiamo scritto) il fanatismo religioso musulmano, e che ritengono il cristianesimo – e la sua degenerazione più suppurante il cattolicesimo – meno pericoloso. Se è vero che alle nostre latitudini da una manciata d’ anni non rischiamo più di passare per la forca, l’onnipresente Chiesa cattolica nega la possibilità di scegliere liberamente come vivere e come morire. E’ comprensibile che le prescrizioni valgano per i cattolici, ma non si comprende perché tutti i cittadini italiani siano trattati come sudditi del papa. E’ (ad esempio) intollerabile che la Chiesa che ha accettato e promosso pena di morte e tortura e che ha organizzato guerre contro chi non si uniformava al suo credo, oggi si preoccupi di chi sceglie di morire senza soffrire i dolori di una lunga malattia. Conosciamo come la Chiesa cattolica abbia orrore del libero arbitrio ecc ecc., ma un Paese che pensa di essere democratico, quando si emanciperà dai voleri della Chiesa? Quando la Repubblica arriverà a comprendere che la libertà di ognuno è l’ossatura di una solida democrazia ?
Come già scritto mille e più volte la domanda che dovremmo tutti porci è perché i laici abbiano un concetto così basso di sé da consentire alla politica di vestirsi coi panni degli dei e di appaltare l’etica alle religioni? Sempre utile citare Guido Calogero “I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”.
E’ questo complesso di inferiorità – per me – il vero problema. E estenderlo anche all’islam al quale vorremmo inchiodare tutti i musulmani è una disfatta dell’intelligenza.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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Vedere il 4 giugno e l’11 giugno
http://www.nessundio.net/blog/2012/06/10/5797/
http://www.nessundio.net/blog/2012/06/04/5789/

La sorgente del populismo è quelal dove si abbeverano i partitxenofobi. Che col loro fanatismo stemperano anche le giuste paure che si devono avere verso alcune esagerazion dell’islam