23/4/12 – E dove altro più che a Roma (forse solo a Gemonio), la Penisola assiste alle imprese del familismo antimeritocratico e delle consorterie di partito? E’ a Roma infatti che una amministrazione disinvolta della cosa pubblica ha pensato bene di affidare tutte le principali aziende cittadine a personaggi improbabili che potevano vantare l’unico merito di essere amici a tutta prova del sindaco Alemanno. Finiti poi quasi tutti indagati.
I poveracci travestiti da centurioni assurti a scandalo della città, non hanno capito che per continuare a sguainare i loro gladi di latta gli serviva come minimo una tessera del partito dell’imperatore (Ernesto Galli della Loggia, Corsera)
Alemanno ha trovato il tempo di sponsorizzare ancora una volta quella sorta di assurdo zoo nella giungla che è questo pseudo-parco a tema su Roma antica di timbro disneyano che dovrebbe sorgere accanto alla straordinaria, nostra, unica Roma antica imitando l’inimitabile (Paolo Conti, Corriere Roma)
Il 25 aprile è una data che ci riporta indietro alle origini del nostro Paese. Costruito perché tanti volenterosi sentirono che era arrivato il loro momento e che per dare una opportunità al futuro bisognava esserci. La maggior parte di loro non aveva un progetto, però sapeva ciò che non voleva più. Diversamente da loro noi oggi abbiamo una storia e abbiamo la possibilità di ricordarla. Le date servono a non essere indifferenti e a riscoprire ogni volta che quello che si eredita dal passato deve essere riconquistato ogni volta per poterlo possedere veramente.
Mentre ci fa male la pelle nel vedere come è malamente amministrata la capitale e come vengono sprecati i sudati denari dei contribuenti – che vengono utilizzati perfino per imbruttirla – dedichiamo un pensiero alla breve ma luminosa esperienza della Repubblica Romana del 1849 che in appena cinque mesi rappresentò una esperienza unica nella vicenda dell’unificazione italiana sostenendo idee e principi democratici, come il suffragio universale, l’abolizione della pena di morte e la libertà di culto, arruolando tra le sue fila i principali protagonisti del nostro Risorgimento.
Questa pagina sarà aggiornata dopo il 1° maggio.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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14/2/12 – http://www.nessundio.net/blog/2012/02/14/5571/

Esserci appunto. Noi oggi no siamo. Mi chiedo come abbiamo potuto consentire al fascismo di rialzare la testa.
Ma questo post è anche un omaggio alla nostra città che è stato il teatro del tentativo eroico di cambiamento con la breve stagione della Repubblica Romana, che Pascarella ha raccontato da par suo.
Una poesia sulla nostra amata città
da Storia nostra: La fondazione di Roma
A queli tempi lì nun c’era gnente…
La poteveno fa’ pure a Milano,
O in qualunqu ‘antro sito de lì intorno.
Magara più vicino o più lontano.
Potevano; ma intanto la morale
Fu che Roma, si te la fabbricorno,
La fabbricorno qui. Ma è naturale,
Qui ci aveveno tutto: la pianura,
Li monti, la campagna, l’acqua, er vino…
Tutto! Volevi annà in villeggiatura?
Ecchete Arbano, Tivoli, Marino.
Te piace er mare? Sorti de le mura,
Co’ du’ zompi te trovi a Fiumicino.
Te piace de sfoggia’ in architettura?
Ecco la puzzolana e er travertino.
Qui er fiume pe’ potecce fa’ li ponti,
Qui l’acqua pe’ poté fa’ le fontane,
Qui Ripetta, Trastevere, li Monti…
In liea di massima trovo sbagliato che l’Anpi abbia precluso alla sua manifestazione del 25 il sindaco Ale e la presidente della Regione Polverini, però dopo tutte le str… fatte al funerale di Sasà Bentivegna mi sembra una mossa inevitabile. Che dici?
Naturalmente trovo preoccupante che ci sia stata questa rottura da parte dell’Anpi, ma credo che si sia stati troppo silenti davanti all’estremo fascismo no ravveduto da parte del sindaco di Roma .
E’ appena il caso di ricordare che Alemanno non ha avuto nenache un refolo di scusa nell’aver avuto per tanto tempo come consigliere diplomatico Vattani che inneggia alla Rsi (or è sotto inchiesta grazie all’opportuno cambio di miistro degli Esteri giacchè il precedente lo aveva promosso a console in Giappone.
Nè Polverini ha mai preso le distanze da Storace, acceso antisemita che ha pensato bene di andare ad omggiare Le Pen durante la campagna presidenziale francese.
Siamo stati tropppo indulgenti co questi personaggi.
Più che indulgenti, cara Tiziana, sono stati troppo silenti quelli che sarebbero dovuti essere l’opposizione. Basti pensare al Pd in Campidoglio che io ho pure votato. Per non dire della mancanza di campagna elettorale per Bonino alla Regione perchè i vari Montino avevano più benefici dall’eventuale elezione di Polverini
Esserci. Approvo questa parola che mi sembra leghi bene anche con l’episodio ricordato della Repubblica Romana.
…”Già si accendono i lumi, costellando
Via Zabaglia, Via Franklin, l’intero
Testaccio, disadorno tra il suo grande
lurido monte, i lungoteveri, il nero
fondale, oltre il fiume, che Monteverde
ammassa o sfuma invisibile sul cielo.”
(Pier Paolo Pasolini, “Le ceneri di Gramsci”)
Pure questa è Roma
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ab33e277-7cbc-42dc-81bb-e2d05a9459b3.html
La memoria non è purtroppo condivisa. Quindi bene ha fatto l’Anpi a gettare la maschera e a lasciare di nuovo la manifestazione agli anziani e a chiunque si riconosca nei valori italiani e costituzionali. Ricordiamo le facce tirate dei vari La Russa (che si è appena complimentato con Le Pen per la sua vittoria francese) e l’acquisto di Alemanno del palazzo Casa Pound per i suo fascistelli.
Questa rottura potrebbe essere un utile momentio di ripensamento
http://www.linkiesta.it/25-aprile-alemanno-polverini
Trovo insopportabile che ogni volta che qualcuno pesta un callo alla Polverini questa si rivolga a Napolitano.Quando deve rappreentare le istituzioni la signora giocherella coi bottoni della giacca, e poi che pretende? Quando va ai comizi mica si scandalizza dei saluti romani dei figli della lupa.
Oggi finalmente la Polverini scopre he l’Anpi non è il salotto di Ballarò col compiacente Floris
Se la parola d’ordine è esserci, io sarò alla manifestazione dell’anpi il 25 ben felice di non avere rappresentanti che impropiamente occupano le istituzioni.
TRovo grave la spaccatura, anche se comprendo che l’Anpi non poteva fare diversamente dopo i fischi e le contestazioni dei rappresentanti dell’Anpi nelle scuole assecondati dal sindaco.
Certo è dura per Polverini dopo i tappeti rossi di Floris e quelli di velluto di Montino, già vice di Marrazzo e in forza al Pd.
Anticipiamo una nota di Amos Luzzatto, presidente della Comunità ebraica di Venezia, in previsione delle celebrazioni per il 25 aprile, festa della liberazione, che nella città lagunare culmineranno con la commemorazione al monumento in ricordo della Shoah in Campo del Ghetto Nuovo.
Esistono due modi per celebrare il 25 aprile: un modo strettamente commemorativo e un modo più propriamente politico. Il modo strettamente commemorativo consiste nel riportare noi stessi e il pubblico che ci ascolta all’atmosfera del 1945: la fine della guerra, la caduta definitiva del fascismo e del nazismo che stavano dominando l’Europa, la scoperta degli enormi sacrifici subiti dalle popolazioni civili e in modo particolare il dramma della Shoah; quest’ultima presenta ancora degli aspetti per così dire sperimentali che non sono sufficientemente chiariti. Non si trattava soltanto di massacrare ebrei, Rom, Sinti, le altre minoranze e distruggerne le istituzioni culturali, ma forse soprattutto, di creare un sistema di deportazione, ossia di trasporto di masse di persone inermi in condizioni limite di sopravvivenza fino a quei campi dove in altre condizioni limite si selezionavano e si schiavizzavano gli addetti ai lavori “scartando” vecchi, bambini, malati come merce deteriorata da eliminare industrialmente e definitivamente. Questa era la tragica enorme novità che ci veniva consegnata in quel 25 aprile quando veniva istintivamente rifiutata facendo dire a tutti un convinto e sincero: “Mai più”. La parola d’ordine in quel momento era che cosa fare per ricostruire materialmente e moralmente l’Europa fornendole un’educazione, una formazione delle coscienze che indirizzasse i pubblici poteri verso obiettivi e tecniche di gestione della società radicalmente diverse da quelle che avevano generato tanti lutti.
Questo sul piano del ricordo e quindi sul piano puramente commemorativo. Se però il nostro discorso deve essere più propriamente politico, che non significa scegliere il programma di un partito o di una coalizione di partiti per farlo diventare bandiera di tutti, significa piuttosto individuare quali sono stati gli obiettivi raggiunti in questi anni, quali quelli non raggiunti e quali le minacce vecchie e nuove che possono operare per rendere vano il nostro sforzo. Vi sono due tipi di forze che possono rendere reale questa minaccia: quelle esplicite e manifeste e quelle più insinuanti le quali adoperando un linguaggio pacifico e suadente disarmano la volontà di realizzare un percorso nuovo per tutta l’Europa.
Celebrare il 25 aprile senza affrontare questa problematica potrebbe essere un vano sforzo foriero di future sorprese e delusioni. Il mondo è percorso da nuove minacce che provengono da nuovi armamenti rispetto ai quali impallidiscono quelli, pur terribili, impiegati nel secondo conflitto mondiale. Le guerre che si sono svolte e che si svolgono in territori distanti l’uno dall’altro con massacri di popolazioni civili, possono essere viste come vere e proprie sperimentazioni per capire fin dove può arrivare la resistenza umana e fin dove può trionfare la violenza contando sulla debolezza delle risposte o sull’egoismo con il quale si guarda alle distruzioni in Africa, Asia, America Latina, in territori che al momento possono sembrare lontani e non toccare le nostre persone.
Si ripete lo stato d’animo con il quale ci si domandava in Francia se valeva la pena – morire per Danzica -, quello stesso stato d’animo che alla fine ha portato proprio a morire per Danzica, per Varsavia, per Guernica. Su questo terreno di silenzi e di indifferenza nascono nel frattempo nuove forze pericolose che si chiamano con i nomi di negazionismo, revisionismo, ma anche di razzismo e xenofobia. Adottare una linea politica nei confronti di questi rinnovati pericoli significa rifiutare il silenzio, individuarne lo sviluppo e le cause, contrastarne la crescita con una profonda educazione alla democrazia e alla costruzione di una comune cultura.
Una definizione sulla quale insisto spesso e che riguarda l’essenza della democrazia: non basta la libertà di stampa, non basta la libertà di voto, non basta la libertà di parola, ma è necessario il convincimento che la democrazia richieda l’acquisizione da parte delle maggioranze del proprio dovere di difendere i diritti delle proprie minoranze.
Questa deve essere la parola d’ordine del 25 aprile e questa deve essere la scelta della nostra politica.
Amos Luzzatto, presidente della Comunità ebraica di Venezia
http://www.ilpost.it/host/2012/04/24/libera-interpretazione/
http://www.linkiesta.it/pirati-germania-nazismo
http://www.cronachelaiche.it/2012/04/il-25-aprile-e-nostro/
http://www.lettera43.it/attualita/l-eredita-triste-del-25-aprile_4367548550.htm
http://www.ellexelle.com/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=1906
http://comune.roma.it/wps/portal/pcr?contentId=NEW315920&jp_pagecode=newsview.wp&ahew=contentId:jp_pagecode
Un grazie alla sig. Tiziana per aver ricordato quella meravigliosa esperienza esempio per tutta l’europa di quel tempo, della Repubblica Romana del 1849.
Ricordo che è aperto da poco sul Gianicolo, sito della battaglia contro i francesi aizzati da papa Pio IX a bombardare Roma, un museo che ricorda quell’epopea.
Per quanto riguarda il 25 aprile e la Resistenza contro il fascismo, proseguita fino a tutti gli anni settanta, qui di seguito un omaggio da Fabrizio De Andrè ,,,
La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia ,,,
http://www.youtube.com/watch?v=HrccKBqSxkE
In ricordo di Mara Cagol, partigiana, morta per la Libertà !
http://www.linkiesta.it/blogs/cervelli-sotto-spirito-e-ossa-sporadiche/alemanno-polverini-e-tanti-saluti-al-25-aprile