15/4/12

15/4/12Quando la società soffre sente il bisogno di trovare qualcuno a cui attribuire il suo male, qualcuno su cui vendicarsi delle sue delusioni (E. Durkheim)
Si legge in Se questo è un uomo:“Entravano in campo quelli che il caso faceva scendere da un lato del convoglio; andavano in gas gli altri. Così morì Emilia, che aveva tre anni; poiché ai tedeschi appariva palese la necessità di mettere a morte i bambini degli ebrei”. Ancora attuale: non bisogna abbassare la guardia se pure oggi continuano ad essere assassinate persone in nome dell’odio etnico.

Dare priorità assoluta alle origini etniche, territoriali – se non razziali – di un individuo si chiama tribalismo.  Così i modi di agire dei gruppi umani vengono legati automaticamente alle loro presunte radici: gli africani col ritmo nel sangue, i piemontesi falsi e cortesi, i rom tutti ladri, gli ebrei spilorci, i musulmani terroristi.  Il tribalismo è un fenomeno più diffuso di quel che sembra e accomuna sia i più accesi sostenitori del multiculturalismo tout court che gli islamofobi. Entrambi questi gruppi infatti riducono tutto, dal disagio sociale a quello economico ad esempio, ad una questione etnica, statica, chiusa, immobile. Al contrario la storia ci insegna che le culture sono il frutto del cambiamento, di scambi, di ri-elaborazioni, di individui, di invenzioni.
E’ una  disfatta dell’intelligenza e della razionalità (oltre che mio grandissimo dolore), vedere che frequentemente il dibattito su questi temi, anche attraverso internet che ha un effetto rimbombo sull’informazione,  è sminuito da sensazionalismi adatti ai palati più grossolani, da avvitamenti reazionari, da ripicche, da ricerca di sette minoritarie sconosciute ai più e alle quali si da un risalto mediatico come se si fosse dei cardinal BrunoVesponi in sedicesima.
Si finisce in questo modo per abbracciare quello che si crede di condannare, in pratica facendo come i leghisti che si sono fatti partito di governo indossando i panni dell’antipartito rivelandosi presto di gran lunga peggiori dei bersagli contro cui scagliavano le frecce.
Il mondo è molto complesso e non aiutano quelle persone che entrano a gamba tesa in qualsiasi confronto con posizioni nette, quelli che vedono bianco/nero, bene/male.  E senza mai produrre concetti nuovi ma riproponendo solo pensieri regressivi. L’intelligenza, insieme a un po’ di calma, dovrebbe portarci a non applaudire sempre e soltanto i luoghi comuni, ma piuttosto ad apprezzare il pensiero libero e le persone che lo praticano e che, quasi sempre, non temono di rimetterci.  Considerare i rom ladri, i napoletani sporcaccioni, gli immigrati musulmani potenziali tagliatori di teste…  altro non è che un termometro dell’irrazionalità da cui si lascia avvolgere il senso comune delle persone più fragili e ignoranti (e antropologicamente populiste?).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Non so cosa sia la bellezza in astratto: è un’idea borghese, volatile, dipendente dalle diverse culture e dalle mode. Di sicuro non è un piacere per gli occhi, bensì per il cervello, e gli occhi ne sono soltanto lo strumento. Non puoi trovare bello qualcosa che sia stupido (Philippe Stark, designer)

Quando mi volgo indietro a quegli anni, mi sembra di ritrovare l’età dell’oro”. L’imperatore Adriano è malato e rimpiange il passato, un viaggio in Asia Minore dove, durante un incontro letterario, intravede un giovane dall’aria pensosa. Lo avvicina e da quel momento Antinoo “quel bel levriero, ansioso di carezze e di ordini, si distese sulla mia vita”, diventerà il suo prediletto. Adriano viene soggiogato dalla bellezza di Antinoo, dalla sua allegria  dall’ “indolenza di un cucciolo”.  In Memorie di Adriano Marguerite Yourcenar  racconta i risvolti più tragicamente romantici della vicenda: il potere universale si inchina, fino alla completa prostrazione, davanti alla bellezza. Ma non sarà un amore felice perché Antinoo è attratto dalla morte, e a solo venti anni sceglie di affogare gettandosi nel Nilo. Adriano si chiede se i rimorsi non siano “un aspetto amaro di possesso” , un modo per assicurarsi “d’esser stato fino alla fine lo sventurato padrone del suo destino”.  L’immortalità come dono d’amore testimoniato in statue busti rilievi medaglioni gemme, pezzi provenienti dai musei e dalle collezioni private riunite nello splendore di Villa Adriana a Tivoli.
http://www.pierreci.it/home-page/it/mostre-ed-eventi/dati/antinoo-il-fascino-della-bellezza.aspx (fino al 4 novembre)

Bellezza anche le opere di Walter De Maria, barre di acciaio (5,7,9 lati in gruppi di 3) il cui allestimento è determinato dallo spazio che le ospita. Gagosian Gallery, Via F. Crispi 16, Roma
http://www.gagosian.com/exhibitions/walter-de-maria–march-22-2012 (fino al 29 maggio)

8 Commenti a “15/4/12”

  1. Aviva scrive:

    Sono perfettamente d’accordo con l’accostamentop tra il moloch del multiculturalismo e l’islamofobia. Entrambi mirano alla conservazione, mentre il vero nemico da abbattere è il classismo

  2. Tiziana scrive:

    La lotta di classe mi sembra sia stata archiviata da tutti ormai

  3. Loscio scrive:

    Io credo che una società aperta e liberale deve prendere sul serio il multiculturalismo, senza però sposare una forma di comunitarismo. Cioè, non è che per multiculturalismo si può intendere un mondo colorato come le maglie di benetton, piuttosto un pluralismo che ci suggerisce che non c’è una sintesi superiore e vera dei valori umani. Quanto all’islam credo che sia fondamentale riuscire a dividere il fanatismo (che esiste in tutte le religioni e credenze astratte, cambia solo il livello di sviluppo) dalla normalità e assoluto agnosticismo che contraddistingue la maggioranza delle persone nel mondo e quindi anche nell’islam. Fare una marmellata tra quelli che ammazzano (poi i fondamentalisti islamici ammazzano anche i loro fratelli musulmani come è avvenuto l’11 settembre e più recentemente a Tolosa) rischia di uccidere nella culla la maggioranza degli arabi e asiatici musulmani che vogliono liberarsi dal giogo teocratico per entrare nella democrazia.
    Quanto alla seconda parte “A THING OF BEAUTY IS A JOY FOR EVER”

  4. Tiziana scrive:

    Come ho scritto il mondo è complesso e pieno di sfumature. Per molti il multiculturalismo sembra essere un progetto politico, ma non lo è, piuttosto è un dato di fatto: tutte le società sono costituite da più culture. Ma suggerire, come fanno gli islamofobi e i partiti xenofobi (e naturalmente buona parte dei vertici cattolici) che chi non si riconosce nei valori cristiani non può trovare posto – per esempio in Italia – è assai stravagante oltre che pericoloso. Così populismo e xenofobia si uniscono nel creare crociate verso l’esterno e dividere i cittadini in categorie con o senza diritti. A me sembra così.

  5. Claudio I scrive:

    SCrive Tiziana

    “Quando mi volgo indietro a quegli anni, mi sembra di ritrovare l’età dell’oro

    pensa te, che considerato la situazione italiana anche dieci anni fa sembravano migliori

  6. Veneziano scrive:

    Le tribù – e il tribalismo – sono però in incremento. E non riguardano solo le enie classiche che conosciamo, m ci sono gruppi ristretti sempre più aggressivi.

  7. sconosciuto scrive:

    http://www.lettera43.it/cronaca/norvegia-si-apre-il-processo-a-breivik_4367547430.htm

    prodotto della mancanza di equilibrio della società.