Archivio di aprile 2012

Quanto ci costa il generale-cardinale Angelo Bagnasco.

lunedì, 30 aprile 2012

Fra le tante spese inutili che nessun governo vaticaliano si permetterà mai di abbattere ci sono quelle per i cappellani militari. Un corpo speciale dell’esercito che genera addirittura mostri pensionistici. Pensate che Angelo Bagnasco, Presidente della CEI, il Governo Ombra dei vescovi che controlla e guida la politica vaticaliana, per appena tre anni di Ordinario Militare (vale a dire capo dei cappellani dell’esercito) si cucca una pensione da generale di corpo d’armata, che per i generali veri è più 4000 Euro mensili secondo il calcoli che abbiamo trovato in questo illuminante articolo.

Bagnasco, pensione da generale
di Riccardo Bianchi
I cappellani militari costano allo stato oltre 15 milioni di euro l’anno. E tra loro abbondano i vescovi babypensionati con emolumenti d’oro. Tra cui anche l’attuale presidente della Conferenza episcopale italiana

(27 aprile 2012)

All’interno della cittadella militare della Cecchignola c’è un seminario. Vi nascono i futuri cappellani militari, preti che per l’esercito italiano sono anche ufficiali. Il seminario è cattolico, ma a pagare la formazione degli attuali otto seminaristi ci pensa lo stato italiano. Perché la «Scuola allievi cappellani militari» fa parte dell’ordinariato militare, una speciale diocesi che però è anche una struttura delle forze armate e i cui soli uffici centrali romani pesano per 2 milioni di euro sul bilancio del ministero della Difesa. Sembrano tanti, ma pensioni e stipendi di tutti i sacerdoti e, soprattutto dei vescovi che comandano, toccano la cifra di ben 15 milioni di euro all’anno. E abbondano i casi di babypensionamenti.

Tra questi babypensionati spunta il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo Bagnasco, che dal 2003 al 2006 è stato anche arcivescovo ordinario militare, cioè reggente della diocesi, per legge equiparato ad un generale di corpo d’armata. Un ruolo del genere si aggira sui 190mila euro lordi di stipendio all’anno, quello che riceve l’ordinario attuale, monsignor Vincenzo Pelvi. Come pensione, si parla di oltre 4mila euro lordi al mese, ma Bagnasco prende di meno perché non è arrivato ai venti anni di servizio. Detto questo, raggiungendo nel 2006 i sessantatre anni d’età ha avuto diritto al vitalizio sostanzioso con soli tre anni di contributi, e come lui tre generali predecessori: i monsignori Gaetano Bonicelli (sette anni di contributi), Giovanni Marra (otto anni) e Giuseppe Mani (otto anni).

Il problema delle pensioni dei cappellani è un vero dilemma: interrogato da Maurizio Turco dei Radicali, il ministro della difesa Di Paola ha risposta che l’Inpdap non sa dire a quanto ammontino, ma ha stimato che la media degli assegni per i 160 religiosi, di cui 16 alti graduati, si aggiri sui 43 mila euro lordi annui. Sommandoli agli 8,6 milioni di euro che costano i 184 cappellani in attività, vescovi compresi, si arriva a 15 milioni. Un bel costo per «l’assistenza spirituale delle forze armate».

«Il governo parla di tagliare 30-40 mila posti tra militari e civili al ministero della Difesa, ma i cappellani dovevano scendere a 116 e invece superano ancora i 180». spiega Luca Comellini del partito per la tutela dei diritti dei militari, che con Turco ha sollevato il caso delle spese. C’è un sacerdote alla Croce Rossa e ce ne sono al fronte: «Per altro quando dicono messa la domenica ricevono l’indennità di lavoro festivo e se vanno in guerra quella di missione».

L’unico che nella storia ha sciolto i cappellani è stato Mussolini il giorno dopo la marcia su Roma dell’ottobre 1922. Temeva fossero infiltrati del Vaticano, ma negli anni ’30 iniziò a riaprire le truppe alla presenza dei preti. Poi nessuno ci ha rimesso mano. Anzi, nel 1997 il governo di centrosinistra di Romano Prodi ha alzato i gradi e con loro lo stipendio dei religiosi: il vicario generale, secondo della gerarchia dell’ordinariato, passò da generale di brigata a generale di divisione, gli ispettori da tenenti colonnello a generali di brigata. Furono creati altri ruoli di rango elevato, così che se prima i sacerdoti erano tenenti, capitani o maggiori, adesso possono essere anche colonnelli e tenenti colonnello.

Un discorso a parte, anzi un articolo a parte, meriterebbe tutta la discussione interna alla Chiesa sul valore dei cappellani. Nel ’65 un gruppo di loro scrisse di ritenere «un insulto alla Patria e ai suoi Caduti la cosiddetta «obiezione di coscienza», che, «estranea al comandamento cristiano dell’amore, è espressione di viltà». Ci pensò Don Lorenzo Milano a rispondere che «E’ troppo facile dimostrare che Gesù era contrario alla violenza e che per sé non accettò nemmeno la legittima difesa». Da anni, dai tempi di monsignor Tonino Bello, Pax Christi chiede di smilitarizzarli e di passare la cura delle anime dei soldati alle parrocchie in cui ha sede la caserma. Insomma, all’interno delle curie è un tema che fa discutere. Ma un altro si presenterà allo stato laico: stanno arrivando soldati di fede diversa, ma l’ordinariato è un ufficio puramente cattolico. Come farà a garantire l’ «assistenza spirituale delle forze armate» che non credono in Cristo o almeno non nel papa? Sarà un altro bel dilemma.

Sconfinata impudenza

venerdì, 27 aprile 2012

Alle ultime esternazioni di Capitan Fracassa e Brighella, note maschere del Teatro dell’Arte all’antica italiana ormai ridotte a patetiche macchiette nel teatrino della politica, si sono aggiunte nei giorni scorsi alcune memorabili esternazioni del Celeste, come viene affettuosamente chiamato Roberto Formigoni. Con eleganza letteraria degna di ben altri personaggi Corrado Augias ha definito quel florilegio di esternazioni come “sconfinata impudenza“. Noi le chiameremmo più volgarmente.

Da La Repubblica del 24 aprile 2012 —   pagina 48   sezione: COMMENTI

Caro Augias, ho seguito con interesse il lessico del Presidente della Lombardia. Uso frequente del termine “sfigato”, liberalizzazione del termine “pirla”; ne farò uso anch’ io tutte le volte che lo riterrò opportuno. Il presidente ritiene sfigato chi non fa vacanze di gruppo. Io dico invece che sfigato è chi non conosce la bellezza di una vacanza in solitudine, o con una persona cara, e ritiene che l’ unico modo di far vacanza sia intrupparsi in una chiassosa comitiva, su una barca chiassosa, in ristoranti alla moda anch’ essi chiassosi. Formigoni si rende conto che con quello che spende lui e i suoi soci per una “vacanza di gruppo” ci campano per diversi mesi diverse famiglie della piccola borghesia? Evidentemente non è interessato a quello che gli altri pensano di lui e, vivaddio, sbaglia. È un uomo politico e come tale deve rispettare la sensibilità e le fatiche (e magari le angosce) dei cittadini. Italo Paini – italpa28@gmail.com

È vero, è anche una questione di lessico, di linguaggio. Nell’ ultima settimana abbiamo avuto tre casi clamorosi di linguaggio ridicolo o delittuoso che nel famoso “paese normale” di cui ogni tanto si parla sarebbero bastati a mettere fuori gioco (politico) i loro autori. Umberto Bossi ha detto che la Lega con i suoi soldi fa quello che gli pare “anche buttarli dalla finestra”. Non è vero, non può fare quello che gli pare. Vengano dallo Stato (cioè da noi) o dai militanti quelli sono soldi pubblici e il rendiconto del loro uso dev’ essere limpido e preciso. La chirurgia estetica e il Suv per il piccolo Bossi non rientra tra gli usi consentiti. Solo una salute seriamente compromessa può spiegare parole così insensate. Debole e offensivo anche Berlusconi. Dopo averci menato per il naso per settimane con le sue “cene eleganti”, se ne esce di colpo con la gara di burlesque, parola appena suggerita chissà da chi, infatti pronunciata con difficoltà. Il burlesque ha la stessa verosimiglianza di quando disse di essere “fidanzato” con una signora molto per bene, invenzione estemporanea mai più ripetuta. Le donne dichiarate esibizioniste per natura completano il quadro. Come ha giustamente scritto Natalia Aspesi, “un clown smarrito”. Formigoni, messo alle strette dalle carte, ha finalmente detto dopo cento dinieghi che le ricevute di quei pagamenti le ha buttate via e non le trova più. Massimo Giannini gli ha suggerito di non crucciarsi, finiti gli esercizi spirituali basta andare in banca e farsi dare l’ estratto del conto corrente, un semplice gesto per fermare l’ ondata di fango che a suo dire lo investe. Tre uomini politici squalificati da ciò che hanno fatto e dalle povere scuse che sono stati capaci di escogitare. È peggio d’ una bugia; siamo di fronte a una sconfinata impudenza o a un preoccupante stress mentale.
- CORRADO AUGIAS c.augias@repubblica.it

lunedì, 23 aprile 2012

23/4/12E dove altro più che a Roma (forse solo a Gemonio), la Penisola assiste alle imprese del familismo antimeritocratico e delle consorterie di partito?  E’ a Roma infatti che una amministrazione disinvolta della cosa pubblica ha pensato bene di affidare tutte le principali aziende cittadine a personaggi improbabili che potevano vantare l’unico merito di essere amici a tutta prova del sindaco Alemanno. Finiti poi quasi tutti indagati.
I poveracci travestiti da centurioni assurti a scandalo della città, non hanno capito che per continuare a sguainare  i  loro gladi di latta gli serviva come minimo una tessera del partito dell’imperatore (Ernesto Galli della Loggia, Corsera)
Alemanno ha trovato il tempo di sponsorizzare ancora una volta quella sorta di assurdo zoo nella giungla che è questo pseudo-parco a tema su Roma antica di timbro disneyano che dovrebbe sorgere accanto alla straordinaria, nostra, unica Roma antica imitando l’inimitabile (Paolo Conti, Corriere Roma)

Il 25 aprile è  una data che ci riporta indietro alle origini del nostro Paese. Costruito perché tanti volenterosi sentirono che era arrivato il loro momento e che per dare una opportunità al futuro  bisognava esserci. La maggior parte di loro non aveva un progetto, però sapeva ciò che non voleva più. Diversamente da loro noi oggi abbiamo una storia e abbiamo la possibilità di ricordarla. Le date servono a non essere indifferenti e a riscoprire ogni volta che quello che si eredita dal passato deve essere riconquistato  ogni volta per poterlo possedere veramente.
Mentre ci fa male la pelle nel vedere come è malamente amministrata la capitale e come vengono sprecati i sudati denari dei contribuenti – che vengono utilizzati perfino per imbruttirla – dedichiamo un pensiero alla breve ma luminosa esperienza della Repubblica Romana del 1849 che in appena cinque mesi rappresentò una esperienza unica nella vicenda dell’unificazione italiana sostenendo idee e principi democratici, come il suffragio universale, l’abolizione della pena di morte e la libertà di culto, arruolando tra le sue fila i principali protagonisti del nostro Risorgimento.
Questa pagina sarà aggiornata dopo il 1° maggio.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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A4GOD
, è un progetto dello studio Pomo di Milano a cura di Marco Cendron e Massimo Cavallini.

E’ una scatola dalla grandezza di un foglio A4 contenente 105 illustrazioni  inedite raffiguranti Dio  secondo 105 artisti contemporanei. Tra i disegni un Dio in maschera e boccaglio che guarda dall’alto le persone che camminano in un prato; un Dio raffigurato come un alberetto di natale striminzito col serpente del paradiso che lo scala; un Dio che è l’esclamazione di un bel ciccione a cui cade in terra un uovo. Si può acquistare a 20 € sul sito www.a4god.com

14/2/12 – http://www.nessundio.net/blog/2012/02/14/5571/

20/4/11

venerdì, 20 aprile 2012

20/4/11 – Non sono d’accordo per gli aiuti economici alle donne sole, perché è un incentivo ad avere figli senza padre (Eugenia Roccella, già sottosegretaria del  governo più pazzo del mondo)
Dobbiamo aumentare la pressione fiscale sui singoli e sulle coppie con pochi figli, un modo intelligente per ridistribuire i carichi fiscali più equamente, sostenendo chi investe sul futuro del paese attraverso i figli (Gianni Alemanno, incredibilmente sindaco di Roma)

In questo convulso e per certi versi drammatico periodo, sembra che i grossi sacrifici economici siano affrontati solo dalle famiglie tradizionali.  Non si comprende perché tanta smemoratezza per le famiglie composte da una sola persona. Già nel 2011 a Milano le famiglie composte da un solo membro erano maggiori di quelle tradizionali. A Torino 186.432 famiglie sono composte da singoli contro 170.516 coppie con o senza figli.  Le famiglie di singoli hanno molte particolari esigenze, spesso sono composte da  anziani, a volte vedovi, spesso con difficoltà economiche, talvolta anche con carenze affettive. In Italia le tasse sottraggono ai singoli il 46,5% dello stipendio, percentuale che sale al 49,3% se vi si aggiunge la quota di liquidazione che viene accantonata. A un lavoratore sposato con coniuge e due figli a carico il fisco toglie il 35,7% (38,7% compreso il tfr). Mediamente il salario netto di un single è di 1.500 € mensile e un quarto se ne va in affitto o mutuo. Per quanto riguarda i consumi un singolo ha spese non abbattibili.
I dati Bankitalia rilevano che per una famiglia di 4 unità la spesa per i beni durevoli rappresenta il 7,6% dei consumi, mentre per i singoli rappresenta il 5,6%. Inoltre va ricordato che chi è solo costa al sociale meno in scuola, mense, prestazioni, assegni di sostegno. In sintesi il singolo paga di più di quel che prende almeno finché non invecchia o si ammala gravemente.  Negli ultimi dieci anni la tassazione sulla famiglia è calata dal 3,3% (quella dei singoli solo dello 0,4%). Negli ultimi 30 anni le famiglie con un solo componente sono cresciute dall’8,5% al 26% e sono formate da uomini e donne tra i 35 e i 64 anni.
Sebbene sia più che giusto che un singolo senza figli venga tassato per contribuire alla costruzione di nidi e scuole che non utilizzerà, è inaccettabile che subisca il peso di detrazioni per chi ha figli a carico. Culturalmente poi è insopportabile che chiunque abbia un figlio senta la necessità di fare pesare a chi non li ha (per caso ma anche per scelta meditata) il peso economico che questi comportano, facendoci dubitare che siano nati per portare gioia a chi li ha scelti.  Ed è francamente insopportabile che qualche politico privo di visione del mondo (ovvero la maggioranza di coloro che siedono in parlamento) continuino con la sciocchezza che il Paese affonda perché c’è la denatalità. Chi ragiona così non tiene conto che il mondo sta cambiando e le sue analisi erano già obsolete – sebbene propagandate  – durante il ventennio fascista (da cui molta parte della partitocrazia non si è mai allontanata, almeno per quanto attiene alla demorazza)

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

19/4/12

giovedì, 19 aprile 2012

19/4/12Mentre i buoi trascinavano un carro, l’asse strideva. Allora quelli, voltandosi indietro, gli dissero:  “Ohi, amico! Il carico lo portiamo tutto noi, e quel che si lamenta sei tu?” Così, anche tra gli uomini, c’è chi finge d’esser stanco quando sono gli altri che lavorano” (Esopo)
La gente preferisce ricordare piuttosto che immaginare. La memoria ha a che fare con cose familiari, mentre l’immaginazione chiama in causa l’ignoto (Shimon Peres)

Il Maxxi, Museo delle arti del XXI secolo, scricchiola. Non certo perché lo splendido edificio progettato dall’architetto angloiraniana  Zaha Hadid  sia stato mal costruito. Eretto tra le vecchie caserme dismesse al borghetto Flaminio, il museo di via Guido Reni è una delle cose più belle di Roma. Lo scorso anno il museo è stato visitato da 450mila persone, mostrando capacità di autofinanziamento (5.562.000 €)  raggiungendo un livello di eccellenza, nonostante il sostegno del pubblico abbia subito un taglio del 43%.  E comunque il Mibac (ministero dei Beni Culturali) ne ha deciso il commissariamento.  Una decisione opportuna da parte del ministro Ornaghi ma disapprovata da tutti i partiti (una volta si diceva dell’arco costituzionale) . Ed è presto detto il marcio. La Fondazione Maxxi (che non si carica i costi di gestione e del personale) è di nomina politica, quasi sempre le persone designate non sono esperte delle materia, e un museo di arte contemporanea che non ha collezioni proprie, deve poter contare sui finanziamenti dei privati. E poi c’è il “caso” della Regione Lazio che vorrebbe entrare nella Fondazione e “promette” 1,7 milioni in tre anni.  Sempre più sembra un atto dovuto il commissariamento proposto del Mibac, anche se difficilmente potrebbe essere accettato in silenzio un nome di basso livello che ucciderebbe il sogno di avere anche a Roma un polo contemporaneo. Del resto “se il topo si infila nel buco è perché il buco è largo abbastanza”.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Si segnala che
giovedì 19 aprile alle ore 17.00 presso la Fondazione Marco Besso (Largo di Torre Argentina, 11) avrà luogo la presentazione del volume di Marina Caffiero “Legami pericolosi. Ebrei e cristiani tra eresia, libri proibiti e stregoneria”. Intervengono David Kertzer, Mariano Pavanello, Vittorio Frajese e Riccardo Di Segni.

17/4/12

martedì, 17 aprile 2012

17/4/12 -  Quand’anche sia provato che il genere umano abbia a lungo progredito e possa ancora progredire, nessuno può sostenere che non possa ora cominciare il suo regresso (Immanuel Kant, Il conflitto delle facoltà, 1798)

Nell’aprile del 1962, pochi giorni dopo aver partorito la sua bambina, moriva Gianna Beretta Molla.
La storia di questa signora merita di essere raccontata. Nata a Magenta (Mi) nel 1922, decima di tredici figli, ha una educazione rigidamente cattolica. Impegnata nell’Azione cattolica durante i duri  anni del fascismo, nel ’49 si laurea in medicina specializzandosi in pediatria. I bravi medici continuano a studiare e a confrontarsi con i colleghi migliorando il loro talento. Per Gianna Beretta invece la professione medica è un’occasione per concretizzare la sua idea di religiosità, perché – questa è la sua convinzione – più che di farmaci e giuste diagnosi i malati hanno bisogno di conforto. Nel 1954 Gianna Beretta incontra l’ingegnere Pietro Molla e nel settembre del 1955 lo sposa. Da quel momento arriva una miriade di figli fino a che, nell’agosto del 1961 Gianna Beretta, come al solito incinta, scopre di avere un grosso fibroma all’utero. Le viene consigliato un tempestivo intervento chirurgico per asportare il fibroma e l’utero il che, purtroppo, comporta anche l’interruzione della gravidanza. Gianna sceglie invece di farsi asportare solamente il fibroma per salvare il feto. E’ un medico e sa che questa è una scelta che le costerà la vita. Nonostante debolissima per la rapida avanzata del cancro non rimosso chirurgicamente né curato per non danneggiare il feto, riesce a vedere la neonata, Gianna Emanuela, e dopo qualche giorno muore ad appena 39 anni. Una storia tristissima, soprattutto per quei bambini che non hanno più potuto abbracciare la mamma e per la piccolina che non ha mai avuto il calore di una sua carezza. Chissà se Gianna avrà pensato all’enorme dolore che ha provocato a quelli che l’amavano la rinuncia di curarsi. Lo avrà fatto per amore del nascituro che ha voluto far venire al mondo rinunciando alla sua vita, o perché non si è sentita, lei medico, di affrontare un lungo e doloroso percorso di cure dall’esito incerto?  Domande a cui nessuno può dare risposte nette,  ma che inquietano.
Evidentemente non tutti, considerato che il 16 maggio 2004 Gran Premio II proclama Gianna Beretta Molla santa, definendola “significativa messaggera divina”.  Oggi Gianna Beretta Molla viene indicata come esempio di amore materno e il Movimento per la vita (che nei reparti di ostetricia degli ospedali pubblici con i loro atteggiamenti intolleranti mettono in difficoltà le donne che vorrebbero abortire serenamente come previsto dalla (imperfetta) legge 194).
Ciò che la Chiesa cattolica fa con la storia dei santi è solo affare suo, del resto molti discutibili personaggi sono stati canonizzati e fatti santi, come ad esempio Pio IX.  In predicato, ci sono la discutibilissima figura di Pio XII  e Isabella di Spagna, ed è veramente squallido che la Chiesa proponga alla devozione dei cattolici – fra i quali siamo certi ci sono persone specchiate ed oneste – figure così controverse alle quali poi dovranno inchinarsi, usi ad obbedir tacendo come è costume di quella setta.  Che la Chiesa cattolica voglia indicare alla devozione una figura che ha fatto una scelta privata così problematica, la dice lunga sul concetto che ha delle donne.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

6/2/12Antonietta Meo, detta Nennolina

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Avanguardie russe
, Ara Pacis, via Ripetta, Roma,  fino al 2 settembre: Kandinskji, Chagall, Rodchenko, Malevich, Tatlin, Goncharova… le principali correnti dell’arte russa di inizio 900.

Il Guggenheim, l’avanguardia americana 1945-1980, Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194, Roma, fino al 6 maggio:  59 opere esposte, tra cui Jackson Pollock, Willem de Kooning, Mark Rothko, Roy Lichtenstein, Andy Warhol, Rick Serra…  Le opere esposte provengono dai musei Guggenheim di Bilbao, NY e Venezia . Esposte anche le opere vendute al Guggenheim nel ’91 dal collezionista italiano Giovanni Panza di Biumo (nella totale indifferenza delle istituzioni italiane)

La manifestazione dei filopalestinesi occidentali bloccata da Israele.

lunedì, 16 aprile 2012

La manifestazione dei filopalestinesi occidentali bloccata da Israele.

- Paradossalmente questa manovra potrebbe aver salvato la vita ad alcuni di loro, quelli che gli estremisti islamici palestinesi considerano “portatori di vizi occidentali” (libertà di pensiero, ateismo, omosessualità, ecc.) e come tali a rischio di sgozzamento rituale. Grazie ai perifdi israeliani questi resteranno non solo umani ma soprattutto vivi.

Miriam Mafai

domenica, 15 aprile 2012

Miriam Mafai, un ricordo non convenzionale di una grande giornalista. LEGGI

- Chi scrive ha conosciuto personalmente Miriam alcuni anni fa quando fu riaperto all’uso civico il cosiddetto “Tempietto Egizio” nel cimitero del Verano dove storicamente si celebravano (e adesso continueranno a celebrarsi) i funerali laici. C’era un folto pubblico di personalità laiche e democratiche che insieme alla sig.ra Franca Eckert Coen (allora delegata del Sindaco alla multiculturalità, incarico subito sparito con Alemanno) partecipavano a quella inaugurazione. E c’era anche Miriam Mafai che dopo il nostro intervento a nome di No God – Atei per la Laicità degli Stati ci avvicinò per testimoniarci la sua appartenenza al variegato mondo dei liberi pensatori non credenti in alcuna fantasiosa invenzione religiosa. Rigorosamente coerente con la sua concezione del mondo non confessionale ha chiesto e ottenuto di essere ricordata con una cerimonia laica e di essere cremata e poi sepolta nel cimitero acattolico della Piramide.

Giulio C. Vallocchia

15/4/12

domenica, 15 aprile 2012

15/4/12Quando la società soffre sente il bisogno di trovare qualcuno a cui attribuire il suo male, qualcuno su cui vendicarsi delle sue delusioni (E. Durkheim)
Si legge in Se questo è un uomo:“Entravano in campo quelli che il caso faceva scendere da un lato del convoglio; andavano in gas gli altri. Così morì Emilia, che aveva tre anni; poiché ai tedeschi appariva palese la necessità di mettere a morte i bambini degli ebrei”. Ancora attuale: non bisogna abbassare la guardia se pure oggi continuano ad essere assassinate persone in nome dell’odio etnico.

Dare priorità assoluta alle origini etniche, territoriali – se non razziali – di un individuo si chiama tribalismo.  Così i modi di agire dei gruppi umani vengono legati automaticamente alle loro presunte radici: gli africani col ritmo nel sangue, i piemontesi falsi e cortesi, i rom tutti ladri, gli ebrei spilorci, i musulmani terroristi.  Il tribalismo è un fenomeno più diffuso di quel che sembra e accomuna sia i più accesi sostenitori del multiculturalismo tout court che gli islamofobi. Entrambi questi gruppi infatti riducono tutto, dal disagio sociale a quello economico ad esempio, ad una questione etnica, statica, chiusa, immobile. Al contrario la storia ci insegna che le culture sono il frutto del cambiamento, di scambi, di ri-elaborazioni, di individui, di invenzioni.
E’ una  disfatta dell’intelligenza e della razionalità (oltre che mio grandissimo dolore), vedere che frequentemente il dibattito su questi temi, anche attraverso internet che ha un effetto rimbombo sull’informazione,  è sminuito da sensazionalismi adatti ai palati più grossolani, da avvitamenti reazionari, da ripicche, da ricerca di sette minoritarie sconosciute ai più e alle quali si da un risalto mediatico come se si fosse dei cardinal BrunoVesponi in sedicesima.
Si finisce in questo modo per abbracciare quello che si crede di condannare, in pratica facendo come i leghisti che si sono fatti partito di governo indossando i panni dell’antipartito rivelandosi presto di gran lunga peggiori dei bersagli contro cui scagliavano le frecce.
Il mondo è molto complesso e non aiutano quelle persone che entrano a gamba tesa in qualsiasi confronto con posizioni nette, quelli che vedono bianco/nero, bene/male.  E senza mai produrre concetti nuovi ma riproponendo solo pensieri regressivi. L’intelligenza, insieme a un po’ di calma, dovrebbe portarci a non applaudire sempre e soltanto i luoghi comuni, ma piuttosto ad apprezzare il pensiero libero e le persone che lo praticano e che, quasi sempre, non temono di rimetterci.  Considerare i rom ladri, i napoletani sporcaccioni, gli immigrati musulmani potenziali tagliatori di teste…  altro non è che un termometro dell’irrazionalità da cui si lascia avvolgere il senso comune delle persone più fragili e ignoranti (e antropologicamente populiste?).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Non so cosa sia la bellezza in astratto: è un’idea borghese, volatile, dipendente dalle diverse culture e dalle mode. Di sicuro non è un piacere per gli occhi, bensì per il cervello, e gli occhi ne sono soltanto lo strumento. Non puoi trovare bello qualcosa che sia stupido (Philippe Stark, designer)

Quando mi volgo indietro a quegli anni, mi sembra di ritrovare l’età dell’oro”. L’imperatore Adriano è malato e rimpiange il passato, un viaggio in Asia Minore dove, durante un incontro letterario, intravede un giovane dall’aria pensosa. Lo avvicina e da quel momento Antinoo “quel bel levriero, ansioso di carezze e di ordini, si distese sulla mia vita”, diventerà il suo prediletto. Adriano viene soggiogato dalla bellezza di Antinoo, dalla sua allegria  dall’ “indolenza di un cucciolo”.  In Memorie di Adriano Marguerite Yourcenar  racconta i risvolti più tragicamente romantici della vicenda: il potere universale si inchina, fino alla completa prostrazione, davanti alla bellezza. Ma non sarà un amore felice perché Antinoo è attratto dalla morte, e a solo venti anni sceglie di affogare gettandosi nel Nilo. Adriano si chiede se i rimorsi non siano “un aspetto amaro di possesso” , un modo per assicurarsi “d’esser stato fino alla fine lo sventurato padrone del suo destino”.  L’immortalità come dono d’amore testimoniato in statue busti rilievi medaglioni gemme, pezzi provenienti dai musei e dalle collezioni private riunite nello splendore di Villa Adriana a Tivoli.
http://www.pierreci.it/home-page/it/mostre-ed-eventi/dati/antinoo-il-fascino-della-bellezza.aspx (fino al 4 novembre)

Bellezza anche le opere di Walter De Maria, barre di acciaio (5,7,9 lati in gruppi di 3) il cui allestimento è determinato dallo spazio che le ospita. Gagosian Gallery, Via F. Crispi 16, Roma
http://www.gagosian.com/exhibitions/walter-de-maria–march-22-2012 (fino al 29 maggio)