27/3/12 – E’successo ancora: il presidente della Repubblica in prima fila nella chiesa di Santa Maria degli angeli e dei martiri, dopo le parole del cappellano militare dopo le letture religiose dei militari dopo la distribuzione delle ostie dopo il rito dello scambio del segno della pace, solo allora il presidente ha potuto stringere la mano ai famigliari affranti per la morte del loro caro, militare morto in Afghanistan. Ancora una volta lo Stato italiano non è stato in grado di trovare una formula civile per consentire a tutti i cittadini di partecipare ad un momento di dolore. E’ appena il caso di aggiungere che la telecronaca della messa è stata assai retorica, neanche in grado di spiegare il motivo dei paramenti bianchi durante la quaresima, e nemmeno per un momento le immagini si sono soffermate sulle belle porte della chiesa, opera dello scultore Igor Mitoraj.
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12/2/12 – Celebrare una messa in onore dei morti non è cosa discutibile né da discutere. Un po’ diverso se alla messa partecipa il Presidente della Repubblica e quello del Consiglio e se la rai dedica una intera mattina all’evento. La messa in questione ha riguardato i morti e i dispersi della Costa Concordia naufragata al Giglio, un episodio che ha ferito e rattristato il Paese. L’Italia, che pure ha compiuto 150 anni, non è a tutt’oggi ancora in grado di celebrare un evento triste in modo laico, così da consentire la partecipazione di tutti gli italiani. Invece, come scriveva qualche giorno fa Sergio Romano rispondendo ad una lettrice offesa dalla sua affermazione che le notizie riguardanti il papa erano eccessive, anche in questa occasione gli italiani non cattolici sono stati ridotti “allo stato di captive audience, cioè uomini e donne che devono assistere a uno spettacolo scelto da altri”. E’ difficile amare il proprio Paese quando in momenti collettivi di dolore – per i morti del terremoto dell’aquilano, per il rientro delle salme dei soldati, per i viareggini bruciati dal combustibile, per l’omicidio della giovane di Avetrana… - l’unica possibilità è raccogliersi attorno ad un altare. Ignorare che in questo paese esistono non credenti e credenti in altro, è una offesa da parte dello Stato che, con tutta evidenza, preferisce continuare ad essere subalterno alla Santa Sede piuttosto che onorare tutti i suoi cittadini. Ricorda da vicino – troppo da vicino – quello che fece l’ultimo re d’Italia quando firmò, in ossequio al fascismo, le leggi razziali che condannavano milioni di italiani. E’ offensivo che lo Stato italiano non riesca ancora a fare un passo per superare l’articolo 7 della nostra Costituzione, quello che impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. L’unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio.
Potrei aggiungere che una Chiesa che vuole dominare anche sui non credenti è una offesa anche a quei cattolici che si riconoscono nella storia di Cristo che predicava la compassione. Ma non è una cosa che mi riguarda perché questa storia non mi appartiene.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Cara Tiziana, concordo con te. Soprattutto sul fatto he le meravigliose porte della Chiesa non vengono mai inquadrate
Anonimo scrive:
12/02/2012 alle 10:22
12/02/12
- L’acchiappanza nel Segno di Anubi. Una pagina di questo sito è dedicata alle manovre messe in atto dai sacerdoti del Dio Sciacallo (non solo quello venerato dagli antichi egizi) per acchiappare moribondi e morti al fine di registrarli e certificarli come aderenti alla religione di quel dio. Questa acchiappanza è particolarmente esercitata con adeguato strombazzamento mediatico soprattutto quando si tratti di personaggi celebri o di vittime numerose di clamorosi eventi luttuosi: stragi, attentati, naufragi e così via. In questi casi i sacerdoti di Anubi mettono in scena i loro più importanti gerarchi per costringere capi di stato e autorità civili a presenziare e onorare con la loro partecipazione non tanto le vittime quanto i gestori della cerimonia religiosa traendo da ciò enormi benefici di popolarità e soprattutto potere. Ce lo ricorda Tiziana F nell’incipit del suo commento dedicato alle nefaste influenze dall’ art. 7 della nostra Costituzione che di fatto sottopone tutta l’attività politica, amministrativa e civile del nostro Paese al controllo della teocrazia dominante in Italia. Né più né meno di quello che succede nella Repubblica islamica iraniana anch’essa controllata da gerarchi religiosi. LEGGI
Anonimo scrive:
12/02/2012 alle 11:50
Purtroppo debbo ammettere che sto vivendo una nuova presa di coscenza, un momento di grande revisione ideologico-personale. Ho capito che l’ acchiappanza altro non è che la risultante effettiva di una logica naturale: la società gerarchica. Si, il mondo animale, animale uomo e animale propriamente detto, madre natura lo ha voluto e lo vuole così: gerarchizzato. E’ la legge del più forte, l’ adattamento all’ ambiente, la paraculaggine che sovrasta la stronzaggine. E’ più corretto dire la cultura e l’ intelligenza che dominano la povertà e l’ ignoranza? Se il 60% della ricchezza del pianeta è in mano al 10% della sua popolazione non è che quel 90% . . . . . . se lo merita? Se sei emarginato, accantonato, disoccupato, non hai fondi neri, falsi in bilanci, capitali all’ estero, non godi di vantaggi da leggi speciali, di abusivismi e pentitismi di sorta, non campi di prescrizioni o di amnistie, non rubi, non ti prostituisci, non sei ruffiano ma voti berlusconi . . . . . . va bene così. Sono convinto che oltre un certo grado del potere amministrativo, essendo al di sopra della legge, sei, sempre per legge naturale, pensante e non credente e . . . . . . . veneri l’ unica cosa che merita dedizione: l’ acchiappanza. Vale per tutte le gerarchie, religiose comprese e soprattutto, anzi. Se sei credente, trovi conforto nell’ immortalità dell’ anima, sei felice perchè ti stai guadagnando il paradiso, riesci saltuariamente a parlare con santi miracolosi facendotene qualcuno di riferimento, quando non capisci e succede spesso, c’ è il dogma e quando non comunichi direttamente con qualche madonna piangente obbedisci a chi ti si inchiappetta le creature all’ oratorio, sei d’ accordo sull’ 8%°°°, paghi periodicamente l’ obolo a s. pietro, sei per la scuola confessionale anche se non te la puoi permettere . . . . . ma che cazzo vuoi di più, accontentati del regno dei cieli.
Lola scrive:
13/02/2012 alle 09:09
Secndo me la linea di questo scritto è giusta, bisogna prendersela con lo tato e non con la Chiesa che non è la nostra controparte
Tiziana scrive:
13/02/2012 alle 11:55
Se ti tolgono un dente, il dentista si affretta a dirti che se non fai l’impianto entro giorni tre il buco verrà occupato dal dente dietro. Più o meno nello Stato succede la stessa cosa. Lasci un buco e lo occupa la mafia, la Chiesa, il terrorismo
Sofia scrive:
13/02/2012 alle 13:57
L’esempio del re mi pare calzante.
Però rimaniamo comunque buoni per pagare le tasse e magari andare pure a votarli
Sofia scrive:
13/02/2012 alle 14:36
Resilienza è l’atto che compiono i naufraghi nel risalire sulle imbarcazioni rovesciate. Il termine indica anche il processo emotivo che permette
interessante, non sapevo
Anna Spina scrive:
13/02/2012 alle 14:40
il darwinismo sociale è stato usato, spesso, anzi, spessissimo, per giustificare le ingiustizie. Checchè se ne pensi noi NON siamo animali noi siamo ALTRI animali, quindi le nostre società soggiacciono a ALTRE regole che non la favoletta del più forte, che è favoletta perché la vera chiave di volta della nostra sopravvivenza NON è stata il darwinismo sociale bensì, caso mai, l’istinto sociale di questo essere animale detto uomo: il progresso vero, la vera scienza si sono ottenute grazie al lavorio gratuito e libero di decine di uomini e donne che hanno divulgato idee e sapere, che si sono uniti per aiutare e sostenere i meno ricchi e meno forti, i malati, i moribondi i vecchi, i derelitti.
Anna Spina scrive:
13/02/2012 alle 14:48
in quanto a questo come ad altri governi che si precipitano a cantare messa ijn occasione di disastri e tragedie singole o collettive: è pericoloso farsi illusioni. Il fatto che i così detti tecnici siano meno picareschi dell’inguardabile passata ciurma di destra che ci ha NON-governato NON significa che Monti&c abbiano una visione laica dello Stato.
Anche la Francia ha commemorato le vittime di Tolosa laicamente.I funerali religiosi, tra l’altro svoltisi fuori dalla Francia, sono stati funerali privati ai quali ha partecipato ilministro dell’Interno.
In Spagna i militari, circa tre anni fa ne morirono un ruppetto tanto chepoi decisero per il ritiro, ci fu un momento di saluto civile prima dellamessa.a entrambe le cerimonie partecipò il primo ministro e ilre. ma due momenti distinti
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2006/02/sbio230206mitoraj.shtml?uuid=372f55e6-a491-11da-bc09-00000e251029&DocRulesView=Libero
cara Tiziana, hai ragione. Ma in Italia qualsiasi evento “ufficiale” festoso, doloroso o semplicemente di rilievo pubblico non può prescindere dalla presenza di un prelato della religione cattolica…
Comunque, questa anomalia va sempre evidenziata , poiché per molti e molte è “naturale” che sia così. Soprattutto in un’era in cui prevale la spettacolarizzazione dell’evento e l’autorità religiosa coi suoi paramenti indubbiamente la rafforza.
Sappiamo bene che laicità e secolarizzazione non sono sinonimi, ma non bisogna mai perdere occasione -come sempre fai tu- per indicare la via della laicità Antonia Sani