25/3/12

25/3/12Questo è soprattutto il momento di dire la verità con franchezza e coraggio…questa grande nazione resisterà e ha resistito, rivivrà e prospererà. Quindi prima di tutto lasciatemi dire che la sola cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura stessa: il terrore senza nome, irragionevole, ingiustificato, che paralizza gli sforzi necessari per convertire la ritirata in avanzata (F.D. Roosevelt, 4 marzo 1933)
Megl’a tene’ e sord ca nu le tene’ (direbbe Tommaso)

E’ possibile che il premier Monti abbia ragione quando dice che gli eventi di questi mesi cambieranno la personalità degli italiani. Le grandi crisi non passano mai senza lasciare ferite che cambiano i connotati dei paesi. La crisi americana del ’29 durò decenni, influenzò la letteratura e la musica (nacque il blues), e modificò i cittadini Usa al punto che la disoccupazione è vista come il male massimo, tanto che il lavoro è un obbligo della Federal Reserve (la banca centrale).  I paesi asiatici, dopo la crisi finanziaria degli anni ‘90 hanno trovato il modo di non essere più vulnerabili costruendosi enormi riserve valutarie come ammortizzatori, rendendosi indipendenti dal Fondo monetario internazionale. L’Argentina decise per il fallimento del debito e si è salvata (per ora) grazie all’esportazione di materie prime di cui era ed è ricca.
La crisi recessiva in Europa sta già portando ad alcuni cambiamenti politici: in Grecia tre partiti comunisti raggiungono nei sondaggi il 46%. Nel nord, in Olanda e Finlandia, partiti  nazionalisti-xenofobi condizionano il governo.
In Italia oltre alla recessione abbiamo anche il peso di una classe partitica che rappresenta il peggio del genere umano. Nessuno prova nostalgia degli inconcludenti fatui e arroganti parlamentari e in molti temiamo che la ravvicinata scadenza eletorale del 2013 riporti alla ribalta questi spregevoli individui. Che pur avendo affossato il Paese – e il riferimento non è solo agli ultimi anni -  presuntuosamente continuano a dare consigli al mondo e appena intravedono una fenditura ci si infilano. Non certo per parlare di cose serie, ma per dire la loro sulla rai, o per difendere ognuno la sua consorteria (tassisti farmacisti avvocati puttanieri) che gli assicura la rielezione. Si permettono di dire cosa avrebbero fatto al posto dei nuovi. Si sono buttati come sciacalli sulla storia dei fucilieri della marina arrestati in India e come avrebbero fatto meglio loro. Intanto è appena il caso di ricordare che la decisione di mettere i militari italiani sotto l’autorità dei comandanti delle navi (una sorta di art. 7, quando l’Italia ha rinunciato alla sua autonomia per equipararsi – in teoria, in pratica si sottomette -  al Vaticano) è il parto della mente del ministro della Difesa del governo precedente; quanto al ministro degli Esteri, mentre sbocciava la primavera araba riferiva in parlamento sull’acquisto della casa di Montecarlo da parte del presidente della Camera (che è ancora lì), e rilasciava interviste sul buon modello libico del colonnello Gheddafi.  E ancora, chi ha nostalgia dei discorsi sconclusionati di Vendola, o di Di Pietro che se non gli piace la partita porta via il pallone (come a Palermo), o dell’eterno D’Alema che appena vede che un suo compagno (Veltroni, Bersani…) ha un minuto migliore del suo lo accoltella.  Se il governo dei tecnici non riesce a liberarsi di questi canari (con quale faccia si presenta e si vota un emendamento per far contente le banche facendo pagare il c/c ai pensionati al minimo), a non disfarsi della rai liberandoci dal canone sulla disinformazione, a non tagliare i costi della politica (province, legge elettorale, finanziamento ai partiti…), a non fare una vera patrimoniale (al momento fatta solo sui possessori di prima casa),  è possibile che si presenti un altro Brighella che promette la luna e le stelle…  Sarebbe meglio che i giornalisti di regime, pesci senza memoria, smettessero di invitare questi mangiapane a tradimento, tanto più che non gli fanno domande limitandosi a porgergli il microfono (ci è bastato Ballarò che ha scoperto e lanciato Polverini e Brambilla!). Ora che hanno più tempo queste sanguisughe hanno imparato a twittare (possono commentare anche su questo sito, 140 caratteri bastano per esprimere il loro scibile) e addirittura le loro scemenze e le allegre foto vengono riportate dai giornalisti di regime. Se fosse affrontato con sincerità questo momento duro non ci porterà l’odore dell’erba appena tagliata e il cinguettio dei passerotti, ma una classe dirigente nuova forse. Anche fatta da noi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

°°°°°
Scrivevamo un anno fa

22/3/11 …il pensiero che ci siano persone che vivono nella continua adorazione di Silvio è una disfatta  dell’intelligenza. Uomini e donne sicuramente preparati e colti, importanti studiosi, giornalisti, avvocati di chiara fama, si ingegnano a favoleggiare sulla sua vita, sulle sue capacità di mediazione, sulla tenerezza delle sue digressioni private che purtroppo irrompono e sovrastano le nostre piccole miserie… In genere così si idolatrano i dittatori, e le dittature sono mix di violenza e consenso.  Questa delega totale ad un uomo fa pensare, proprio per la scomparsa della razionalità e dell’intelligenza, ad una forma di religiosità. Stiamo assistendo alla nascita di una setta? E’ possibile se valutiamo che solo pochi giorni fa la sentenza della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, ha deciso l’irrilevanza del crocefisso – ritenuto a torto un simbolo del cattolicesimo – al punto che tenerlo appeso o no al muro non influenza nessuno. Una setta silviesca italica con simbolo un crocefisso? La Corte europea  ha rilevato le contraddizioni della giurisprudenza italiana, ma ha aderito alla versione fornita dal nostro governo: l’Italia ha il diritto di conservare le tradizioni, di pensare al crocefisso come un simbolo al contempo religioso e civile e di riservare alla religione della maggioranza un posto d’onore sul muro. Insomma, il diritto di essere ambigui. Se nel 2009 i giudici europei proposero una laicità modellata sulle liberaldemocrazie occidentali (alla quale si attiene chi non ha sostenuto il ridicolo ricorso italiano: Spagna, Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Olanda, Belgio, Francia, Portogallo), oggi ci hanno ripensato e hanno deciso che – tutto sommato – alla setta si confanno i Paesi  meno sviluppati come Malta e Romania e i cristiani ortodossi come Grecia, Bulgaria, Cipro, e – perché no? – la Russia, paese che la Corte europea ha parecchie volte condannato per aver oppresso le minoranze religiose. Ridisegnando la geografia l’Italia si è spostata verso l’Europa centro-orientale, che garantirà la setta silviesca allontanandoci dalla neutralità pluralistica.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

2 Commenti a “25/3/12”

  1. Anonimo scrive:

    il post qualunquisa pretendeva risposte qualunquiste….
    e vabbuò

  2. Giulio scrive:

    D’Alema ha morso Prodi oltre a Veltroni e Bersani. Parla troppo