19/3/12 – Lo scorpione deve attraversare il torrente e chiede alla rana di portarlo in groppa. La rana si rifiuta perché, dice allo scorpione, quando arriveremo tu mi pungerai a morte. Lo scorpione rassicura la rana che non lo farà. La rana si persuade e lo porta in groppa, ma arrivati a destinazione lo scorpione la punge a morte e gli dice, mi spiace, ma è la mia natura.
Vittorio Arrigoni è stato ucciso a Gaza il 15 aprile 2011. Si occupava della questione palestinese e nel 2005 venne inserito nella lista di persone non gradite da Israele. Per cui decise di trasferirsi a Gaza, lavorando in rete e pubblicando il libro Restiamo umani. Il 14 aprile di un anno fa, mentre usciva dalla palestra, venne rapito da una banda legata a gruppi jihadisti salafiti che lo mostrò sanguinante e bendato su youtube. I rapitori chiesero la liberazione di alcuni militanti detenuti nelle carceri palestinesi. Il corpo di Arrigoni venne ritrovato il giorno dopo nel corso di un blitz delle brigate al-Qassam, il braccio armato di Hamas, e il 19 aprile due presunti responsabili vennero uccisi in un conflitto a fuoco con i miliziani di Hamas. Il processo per l’omicidio dell’italiano si è aperto a Gaza l’8 settembre 2011 per giudicare 4 giovani accusati di concorso in omicidio. Teoricamente i quattro rischiano l’impiccagione – lì è praticata senza suscitare grande scandalo – ma la madre di Arrigoni, la signora Egidia Beretta, ha scritto al procuratore generale di essere contraria alla pena di morte, il che sta portando ad un ripensamento del processo. Per Rosa Schiano, giovane procidana cooperante dell’International Solidarity Movement (Ism) come Vittorio, il processo in corso è farsesco, gli imputati vengono accolti come eroi, parlano fra di loro, posano per le foto. Gilberto Pagani, l’avvocato della famiglia Arrigoni, ribadisce il concetto: “gli interrogatori sono ridicoli, Salman Hat che è stato l’ultimo a vederlo vivo, non è stato neanche ascoltato”. La madre di Arrigoni ha scritto al ministro degli Esteri e della Giustizia del governo Berlusconi senza avere risposta. Governo nuovo lettere ai nuovi ministri: la Guardasigilli Severino, le ha risposto complimentandosi per la sua ferma intenzione di respingere la pena capitale per i presunti assassini di suo figlio. E basta, perché l’Italia non desidera interloquire con Hamas che riconosce come organizzazione terroristica. Del resto la famiglia lo scorso anno fu molto netta nel prendere le distanze dall’Italia che si offrì di far rientrare la salma attraverso Israele, che, nonostante l’evidenza dei fatti, gli amici e la famiglia considera responsabile della morte del cooperante dell’Ism. Il 15 aprile la signora Beretta si recherà a Gaza dove, per ricordare l’anniversario della morte di Vittorio, gli verrà intitolato un pozzo che fornirà acqua a ventimila famiglie. La accoglierà il padre di uno dei 4 accusati che vuole ringraziarla per la sua contrarietà all’eventuale impiccagione. Un episodio doloroso e triste. Tradita anche la sua memoria.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it.
18/4/11 – C’è qualcosa di più scandaloso che morire per mano dei tuoi amici, essere tradito, avere la mano morsa da chi hai nutrito? E’ quello che è accaduto al nostro Vittorio Arrigoni, attivista dichiarato per la causa del popolo palestinese (“per vocazione non per lavoro” si legge nel suo blog guerrillaradio.iobloggo.com). Vik scriveva “non credo ai confini e alle barriere, credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini, alla stessa famiglia umana”. E’ quello che in molti pensiamo nei nostri confini e che ci muove all’ammirazione per chi ha il coraggio di dirlo da una porzione di terra sovrappopolata e sigillata, che riesce a vivere con estrema difficoltà per concessione dei vicini israeliani che li teme e li controlla, e l’indifferenza assoluta degli egiziani che hanno blindato il confine. Nel dolore per una morte tanto violenta, avrebbe fatto fare un passo alla difficile situazione di quella sfortunata area del mondo un po’ di sincerità. La denuncia, ad esempio, oltre che delle sofferenze del popolo palestinese, di organizzazioni violente ai fianchi e fiancheggiatrici di Hamas, coordinate da paesi arabi-musulmani e spesso in combutta fra di loro. Dire a voce piena che Vittorio Arrigoni è stato ucciso crudelmente per un regolamento di conti fra le organizzazioni palestinesi avrebbe contribuito alla causa del pacifismo ricercata dall’attivista. Raccontare che le fazioni palestinesi, eterodirette da organizzazioni arabe-musulmane coordinate dall’esterno e che non hanno nessun interesse a disinnescare la potenziale bomba della Striscia, sarebbe utile soprattutto per i palestinesi che hanno diritto ai diritti indipendentemente da chi li governa.
Anche questa volta i commentatori italiani hanno preferito tenere infilati gli occhiali dell’ideologia, inebriandosi del profumo mediorientale e non sentendo l’odore rancido delle violazione dei diritti delle persone – delle donne soprattutto – dando una mano ai signori della guerra pervasi da un fanatismo religioso violento e maschilista. Pure stavolta i pacifisti nostrani hanno percorso il sentiero di disprezzare tutto ciò che viene dall’Occidente per stordirsi coll’aroma d’Oriente.
Il solito pacifismo silente davanti ai ragazzi di piazza Tahir in Egitto, alle onde verdi iraniane, agli sbarchi dei tunisini. Ahimè sono gli stessi esponenti che trovano spesso punti di congiunzione con la Chiesa cattolica italiana.
Leggo che una delle citazioni preferite dall’attivista italiano era dello scrittore americano Henry David Thoreau, ispiratore dei movimenti non violenti: “Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”.
Il corpo torturato di Vik uscirà dalla Striscia dalla parte egiziana. Quel confine che il grande paese arabo non apre per i fratelli palestinesi.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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Segnaliamo
Maxxi, Galleria 2, Via Guido Reni, Roma – fino al 24 giugno
Plegaria Muda è la mostra installazione di Doris Salcedo, costituita da centinaia di tavoli di legno rovesciati e sovrapposti da cui nascono esili fili d’erba, metafora di speranza in un clima che sa di dolore, sepolture, fosse comuni. Salcedo si ispira alle vittime di stragi per mano dell’esercito colombiano e alle morti violente nei sobborghi di Los Angeles
Macro, Via Nizza 138 , Roma – stagione artistica 2012
Personali di Marcello Maloberti (video, guardrail, pantere di ceramica, specchi) e di Mircea Cantor (strutture con assi di legno + video). Sull’ingresso di via Reggio Emilia Plastic Bags dell’artista africano Pascale Tayou. In mostra collezione privata Berlingieri (con Warhol e Cattelan) e mostra omaggio a Vettor Pisani (con opere di Pistoletto e Catalano)

resto convinta che gli amici pacifisti di Vik avrebbe potuto far fare un piccolo passo avanti al processo mediorientale se fossero stati più sinceri.
Il Giornale, 17 marzo 2012
C’è qualcosa di fatale e triste, come chiedere che un racconto mal concluso trovi almeno un baleno di luce in un seguito qualunque, purchè sia, nella richiesta di verità rivolta soprattutto allo Stato Italiano che proviene dalla famiglia, dagli avvocati, dagli amici di Vittorio Arrigoni, il giovane attivista filopalestinese ucciso per mano di coloro che considerava i suoi migliori amici nella striscia di Gaza. Là, prodigandosi per i palestinesi e spargendo dal suo blog parole di fuoco contro Israele, un Paese orribile, di apartheid, che merita la sparizione e sarà un bene per tutti, scriveva Arrigoni, faceva il volontario. Purtroppo fu rapito e ucciso un anno fa da un gruppo definito “salafita”, ormai una specie di patente di assoluzioni per tutti i loro amici appena di un grado al di sotto nella scala dei tagliagole, come Hamas e la Fratellanza Musulmana, appunto.
Il dramma dell’uccisione di Arrigoni adesso continua nel rifiuto del tribunale di Gaza di celebrare il processo, nel continuo rinvio delle sedute, nella strana latitanza di alcuni accusati su un territorio minuscolo come la Striscia, e nella pesante ironia dei barbuti killer che sghignazzano in aula. C’è di che stupirsi? Certo che no in una situazione come quella di un territorio governato da un gruppo terrorista. Ed ecco che la delusione della famgilia e dei sodali di Arrigoni diventa, a sorpresa, quella che ti è stata iniettata nel sangue dall’educazione democratica e borghese. Quella della certezza del diritto. Perchè, allora, chiede la famiglia, il governo italiano non interviene? Perchè gli interrogatori sono ridicoli? Perchè non si conosce la lista dei testimoni? Perchè non si ammette che gli italiani si costituiscano parte civile? E qui, si suggerisce, non dipenderà dal fatto che l’Italia non riconosce Hamas come potere legale? Perchè non si fa un processo in absentia ora che si pensa che uno dei principali accusati sia in Egitto?
Si capisce bene che la signora Egidia Beretta e il suo avvocato abbiano scritto a Napolitano, ai ministri degli esteri, della giustizia, e chiedano conto della loro “indifferenza”. Ma è qui che le due parti della questione, la richiesta di legalità e la indiffernza verso il fatto che Hamas siaun gruppo terrorista e illegale, stridono nel toccarsi, non si incontrano. Gli alleati naturali non dovrebbero essere i rappresentanti del govreno, ma, per esempio i talkshow filopalestinesi senza se e senza ma; quelli che dovrebbero avere fiducia in un processo di Hamas e spingere perchè sia giusto potrebbero essere per esempio coloro che mostrano propensione per quell’organizzazione, l’arcipelago filopalestinese che ama la Flottilla, che dice che Israele non ha diritto a difendersi, quelli per cui Israele è uno stato coloniale…. in Italia ce ne sono tanti, per esempio, che so, Michele Santoro,o altri giornaloisti da talk show.
Vorremmo certo vedere un processo “fair”. Ma chi pensa di poter interagire, parlare con Hamas vive in una bolla ideologica che è la stessa che ha condannato a morte Arrigoni. L’Italia infatti l’ha messa nella sua lista di organizzazioni terroriste, insieme all’Europa e agli USA. Chi mai può aspettarsi un processo giusto da Hamas? Quale ragionevole istituzione? Con tutto il rispetto per il suo lutto, sembra il caso che la famiglia di Arrigoni si renda conto che Arrigoni è stato ucciso per fanatismo islamista, come Daniel Berg a Karachi, come Nick Berg in Iraq, come Fabrizio Quattrocchi perchè era agli occhi degli integralisti islamici “nemico di Dio e di Allah” e perchè secondo la loro mente distorta diffondeva a Gaza come diceva la folle scritta nel video, “il malcostume occientale” e perchè “l’Iralia combatte i Paesi Musulmani”. Hamas sa cosa fare ai nemici, nel periodo intorno al 2007 quando prese il potere a Gaza (Luglio), furono uccisi 353 palestinesi. Svariati uomini di Fatah furono, ricordano orrificati testimoni, buttati giù dai tetti, 86 dei morti di cui 26 bambini erano passanti, le torture si sprecarono. Di Hamas è il rapimento di Shalit, i duecento missili lanciati dal 9 al 13 marzo su Israele, la distruzione del campo di ricreazione dell’ONU i cui criteri non erano confacenti ai criteri islamisti, l’arresto di 150 donne con l’accusa di stregoneria, l’uccisione del libraio cristiano che vendeva Bibbie, Rami Khader Ayyad, la rimozione dei corpi dei cristiani dai cimiteri…
Hmas è una spietata pena di morte applicata specie tramite militari senza replica. Hamas è un movimento, un partito, uno stato integralista, nel suo statuto stabilisce che vuole non solo la distruzione dello Stato Ebraico ma la morte di tuti gli ebrei e la sottomissione di tutto il mondo all’Islam. Non ha nessuna importanza che ora si associ o si distanzi dai suoi salafiti e dalla “Jihad Islamica” di Gaza, quella che ora è accusata da Hamas stessa di aver lanciato i missili su Israele. Hamas è padrone di Gaza ed è un grande disastro che oggi la Turchia, l’Egitto mostrino di apprezzarne la “resistenza” ovvero la passione terroristica. Quell’organizzazione come organizza orridi raduni che inneggiano alla morte, ha organizzato un matrimonio di massa in cui abbiamo visto sfilare in massa, accoppiate maschi più che adulti, bambine di 8 anni vestite da spose. Che cosa può avere a che fare la giustizia con un processo celebrato in un simile ambito?
2008 Fiamma Nirenstein
Sono d’accordo con Aviva e per una volta con Fiamma Nir. E’ incredibile come si voglia nascondere la testa sotto la sabbia pensando di fare un favore ad Arrigoni, che probabilmente aveva delle ingenuità ma che credeva in una idea di pace. Secondo me fare torto ad un morto è anche più grave che farlo ad un vivo
Ennesima tragedia del pacifismo all’italiana
A mio avviso l’imbarazzo e il silenzio “istituzionale” e “politico” subito calato intorno a questa vicenda ha decisamente anche a che vedere con questioni di omofobia. Se questo mai sarà ufficialmente confermato si aggiungerebbe grande amarezza ad una ancor più grande tristezza. Non aggiungo altro.
http://video.corriere.it/francia-sparatoria-a-scuola-ebraica/d4ab1fe6-71ac-11e1-b597-5e4ce0cb380b
Tiziana sempre incredibilmente up to date