29/3/12 -Vorrei sapere da lor signori, disse la Fata rivolgendosi ai tre medici riuniti intorno al letto di Pinocchio, vorrei sapere da lor signori se questo disgraziato burattino sia morto o vivo! A quest’invito il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso di Pinocchio: poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi: e quand’ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole: a mio credere il burattino è bell’è morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo! Mi dispiace, disse la Civetta, di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me, invece il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero! E lei non dice nulla? Domandò la Fata al Grillo-parlante. Io dico che il medico prudente quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare, è quella di stare zitto. (Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, Cap. XVI)
La visione scientifica dell’esistenza è poetica fino a risultare quasi trascendentale. Siamo incredibilmente fortunati ad avere avuto il privilegio di vivere per alcuni decenni su questa terra prima di morire per sempre. E noi che viviamo oggi siamo ancora più fortunati, perché possiamo comprendere, apprezzare e godere l’universo come nessuna delle generazioni precedenti ha potuto fare. Abbiamo il beneficio di secoli di scoperte e progressi scientifici alle spalle. Ecco cosa da significato alla vita. E il fatto che questa vita abbia un limite, e sia l’unica vita che abbiamo, ci rende ancora più determinati ad alzarci ogni mattina e cercare di partecipare al meraviglioso ciclo della natura (Richard Dawkins, L’illusione di Dio)
Piccola anima, smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere nei luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più… Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti… (Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano)
Aprile è il mese più crudele. Genera lillà dalla terra morta, confondendo memoria e desiderio, risvegliando le radici sopite con la pioggia di primavera. L’inverno ci tenne al caldo, coprendo la terra di neve immemore, nutrendo una piccola vita con tuberi secchi (T.S. Eliot, La terra desolata)
Non c’è un modo per rendere la morte meno dolorosa. E’ possibile che ci sia un modo meno disperante per vivere il lutto. La gente per un po’ ti sta intorno, ma poi si stufa e comincia il silenzio. A volte il ricordo può diventare un compagno dolce, però non deve diventare troppo invasivo. Potrà essere utile avere nella borsa una fotografia, confortante avere un oggetto sul tavolino, però senza crearsi degli altarini. Sarà bello andare a vedere una mostra o leggere un libro che sarebbe piaciuto a quella persona, coltivarne un po’ gli interessi, ma senza mitizzare. E’ importante ricordare che la morte di un amico non è una ingiustizia massima che capita solo a noi, non bisogna fissarsi sul fatto che la vita sarebbe stata comunque migliore se… non fare mai la vittima. La vita deve continuare.
E’ inevitabile però chiedersi se esiste una continuità tra ciò che passa e quel che resta. Ci sarà un sistema per essere meno soli davanti alla morte, oppure bisogna rassegnarsi al fatto che ognuno deve gestire da solo il dolore della separazione? Come si esce dalla sofferenza fisica di essere sgualciti superstiti mentre ci aspettavamo che i nostri morti fossero le nostre guide? E se si può comprendere la morte, come è possibile accettare la malattia, la consunzione del corpo, il supplizio che, sedato il dolore fisico, continua a essere vissuto dalla mente? E’ un po’ difficile continuare normalmente la vita di tutti i giorni quando si ha la cognizione del dolore.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
http://www.youtube.com/watch?v=pG06PZ91wlA
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