Archivio di marzo 2012

29/3/12

giovedì, 29 marzo 2012

29/3/12 -Vorrei sapere da lor signori, disse la Fata rivolgendosi ai tre medici riuniti intorno al letto di Pinocchio, vorrei sapere da lor signori se questo disgraziato burattino sia morto o vivo! A quest’invito il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso di Pinocchio: poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi: e quand’ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole: a mio credere il burattino è bell’è morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo!  Mi dispiace, disse la Civetta, di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me, invece il burattino è sempre vivo; ma se  per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero! E lei non dice nulla? Domandò la Fata al Grillo-parlante.  Io dico che il medico prudente quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare, è quella di stare zitto.  (Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, Cap. XVI)
La visione scientifica dell’esistenza è poetica fino a risultare quasi trascendentale. Siamo incredibilmente fortunati ad avere avuto il privilegio di vivere per alcuni decenni su questa terra prima di morire per sempre. E noi che viviamo oggi siamo ancora più fortunati, perché possiamo comprendere, apprezzare e godere l’universo come nessuna delle generazioni precedenti ha potuto fare. Abbiamo il beneficio di secoli di scoperte e progressi scientifici alle spalle. Ecco cosa da significato alla vita. E il fatto che questa vita abbia un limite, e sia l’unica vita che abbiamo, ci rende ancora più determinati ad alzarci ogni mattina e cercare di partecipare al meraviglioso ciclo della natura (Richard Dawkins, L’illusione di Dio)
Piccola anima, smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere nei luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più… Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti… (Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano)
Aprile è il  mese più crudele. Genera lillà dalla terra morta, confondendo memoria e desiderio, risvegliando le radici sopite con la pioggia di primavera. L’inverno ci tenne al caldo, coprendo la terra di neve immemore, nutrendo una piccola vita con tuberi secchi (T.S. Eliot, La terra desolata)

Non c’è un modo per rendere la morte meno dolorosa. E’ possibile che ci sia un modo meno disperante per vivere il lutto.  La gente per un po’ ti sta intorno, ma poi si stufa e comincia il silenzio. A volte il ricordo può diventare un compagno dolce, però non deve diventare troppo invasivo. Potrà essere utile avere nella borsa una fotografia, confortante avere un oggetto sul tavolino, però senza crearsi degli altarini. Sarà  bello andare a vedere una mostra o leggere un libro che sarebbe piaciuto a quella persona, coltivarne un po’ gli interessi, ma senza mitizzare. E’ importante ricordare che la morte di un amico non è una ingiustizia massima che capita solo a noi, non bisogna fissarsi sul fatto che la vita sarebbe stata comunque migliore se… non fare mai la vittima.  La vita deve continuare.
E’ inevitabile però chiedersi se esiste una continuità tra ciò che passa e quel che resta. Ci sarà un sistema per essere meno soli davanti alla morte, oppure bisogna rassegnarsi al fatto che ognuno deve gestire da solo il dolore della separazione? Come si esce dalla sofferenza fisica di essere sgualciti superstiti mentre ci  aspettavamo che i nostri morti fossero le nostre guide? E se si può comprendere la morte, come è possibile accettare la malattia, la consunzione del corpo,  il supplizio che, sedato il dolore fisico, continua a essere vissuto dalla mente?  E’ un po’ difficile  continuare normalmente la vita di tutti i giorni quando si ha la cognizione del dolore.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.youtube.com/watch?v=pG06PZ91wlA

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Questa pagina
sarà aggiornata dopo il 14 aprile. Nel frattempo non abbrutite nel luogo comune e continuate a visitare il sito www.nogod.it

27/3/12

martedì, 27 marzo 2012

27/3/12 – E’successo ancora: il presidente della Repubblica in prima fila nella chiesa di Santa Maria degli angeli e dei martiri, dopo le parole del cappellano militare dopo le letture religiose dei militari dopo la distribuzione delle ostie dopo il rito dello scambio del segno della pace, solo allora il presidente ha potuto stringere la mano ai famigliari affranti per la morte del loro caro, militare morto in Afghanistan. Ancora una volta lo Stato italiano non è stato in grado di trovare una formula civile per consentire a tutti i cittadini di partecipare ad un momento di dolore. E’ appena il caso di aggiungere che la telecronaca della messa è stata assai retorica, neanche in grado di spiegare il motivo dei paramenti bianchi durante la quaresima, e nemmeno per un momento le immagini si sono soffermate sulle belle porte della chiesa, opera dello scultore Igor Mitoraj.

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12/2/12 – Celebrare una messa in onore dei morti non è cosa discutibile né da discutere. Un po’ diverso se alla messa partecipa il Presidente della Repubblica e quello del Consiglio e se la rai dedica una intera mattina all’evento. La messa in questione ha riguardato i morti e i dispersi della Costa Concordia naufragata al Giglio, un episodio che ha ferito e rattristato il Paese. L’Italia, che pure ha compiuto 150 anni, non è a tutt’oggi ancora in grado di celebrare un evento triste in modo laico, così da consentire la partecipazione di tutti gli italiani. Invece, come scriveva qualche giorno fa Sergio Romano rispondendo ad una lettrice offesa dalla sua affermazione che le notizie riguardanti il papa erano eccessive, anche in questa occasione gli italiani non cattolici sono stati ridotti “allo stato di captive audience, cioè uomini e donne che devono assistere a uno spettacolo scelto da altri”. E’ difficile amare il proprio Paese quando in momenti collettivi di dolore – per i morti del terremoto dell’aquilano, per il rientro delle salme dei soldati, per i viareggini bruciati dal combustibile, per l’omicidio della giovane di Avetrana… - l’unica possibilità è raccogliersi attorno ad un altare. Ignorare che in questo paese esistono non credenti e credenti in altro, è una offesa da parte dello Stato che, con tutta evidenza, preferisce continuare ad essere subalterno alla Santa Sede piuttosto che onorare tutti i suoi cittadini. Ricorda da vicino – troppo da vicino – quello che fece l’ultimo re d’Italia quando firmò, in ossequio al fascismo, le leggi razziali che condannavano milioni di italiani. E’ offensivo che lo Stato italiano non riesca ancora a fare un passo per superare l’articolo 7 della nostra Costituzione, quello che impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. L’unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio.
Potrei aggiungere che una Chiesa che vuole dominare anche sui non credenti è una offesa anche a quei cattolici che si riconoscono nella storia di Cristo che predicava la compassione. Ma non è una cosa che mi riguarda perché questa storia non mi appartiene.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

25/3/12

domenica, 25 marzo 2012

25/3/12Questo è soprattutto il momento di dire la verità con franchezza e coraggio…questa grande nazione resisterà e ha resistito, rivivrà e prospererà. Quindi prima di tutto lasciatemi dire che la sola cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura stessa: il terrore senza nome, irragionevole, ingiustificato, che paralizza gli sforzi necessari per convertire la ritirata in avanzata (F.D. Roosevelt, 4 marzo 1933)
Megl’a tene’ e sord ca nu le tene’ (direbbe Tommaso)

E’ possibile che il premier Monti abbia ragione quando dice che gli eventi di questi mesi cambieranno la personalità degli italiani. Le grandi crisi non passano mai senza lasciare ferite che cambiano i connotati dei paesi. La crisi americana del ’29 durò decenni, influenzò la letteratura e la musica (nacque il blues), e modificò i cittadini Usa al punto che la disoccupazione è vista come il male massimo, tanto che il lavoro è un obbligo della Federal Reserve (la banca centrale).  I paesi asiatici, dopo la crisi finanziaria degli anni ‘90 hanno trovato il modo di non essere più vulnerabili costruendosi enormi riserve valutarie come ammortizzatori, rendendosi indipendenti dal Fondo monetario internazionale. L’Argentina decise per il fallimento del debito e si è salvata (per ora) grazie all’esportazione di materie prime di cui era ed è ricca.
La crisi recessiva in Europa sta già portando ad alcuni cambiamenti politici: in Grecia tre partiti comunisti raggiungono nei sondaggi il 46%. Nel nord, in Olanda e Finlandia, partiti  nazionalisti-xenofobi condizionano il governo.
In Italia oltre alla recessione abbiamo anche il peso di una classe partitica che rappresenta il peggio del genere umano. Nessuno prova nostalgia degli inconcludenti fatui e arroganti parlamentari e in molti temiamo che la ravvicinata scadenza eletorale del 2013 riporti alla ribalta questi spregevoli individui. Che pur avendo affossato il Paese – e il riferimento non è solo agli ultimi anni -  presuntuosamente continuano a dare consigli al mondo e appena intravedono una fenditura ci si infilano. Non certo per parlare di cose serie, ma per dire la loro sulla rai, o per difendere ognuno la sua consorteria (tassisti farmacisti avvocati puttanieri) che gli assicura la rielezione. Si permettono di dire cosa avrebbero fatto al posto dei nuovi. Si sono buttati come sciacalli sulla storia dei fucilieri della marina arrestati in India e come avrebbero fatto meglio loro. Intanto è appena il caso di ricordare che la decisione di mettere i militari italiani sotto l’autorità dei comandanti delle navi (una sorta di art. 7, quando l’Italia ha rinunciato alla sua autonomia per equipararsi – in teoria, in pratica si sottomette -  al Vaticano) è il parto della mente del ministro della Difesa del governo precedente; quanto al ministro degli Esteri, mentre sbocciava la primavera araba riferiva in parlamento sull’acquisto della casa di Montecarlo da parte del presidente della Camera (che è ancora lì), e rilasciava interviste sul buon modello libico del colonnello Gheddafi.  E ancora, chi ha nostalgia dei discorsi sconclusionati di Vendola, o di Di Pietro che se non gli piace la partita porta via il pallone (come a Palermo), o dell’eterno D’Alema che appena vede che un suo compagno (Veltroni, Bersani…) ha un minuto migliore del suo lo accoltella.  Se il governo dei tecnici non riesce a liberarsi di questi canari (con quale faccia si presenta e si vota un emendamento per far contente le banche facendo pagare il c/c ai pensionati al minimo), a non disfarsi della rai liberandoci dal canone sulla disinformazione, a non tagliare i costi della politica (province, legge elettorale, finanziamento ai partiti…), a non fare una vera patrimoniale (al momento fatta solo sui possessori di prima casa),  è possibile che si presenti un altro Brighella che promette la luna e le stelle…  Sarebbe meglio che i giornalisti di regime, pesci senza memoria, smettessero di invitare questi mangiapane a tradimento, tanto più che non gli fanno domande limitandosi a porgergli il microfono (ci è bastato Ballarò che ha scoperto e lanciato Polverini e Brambilla!). Ora che hanno più tempo queste sanguisughe hanno imparato a twittare (possono commentare anche su questo sito, 140 caratteri bastano per esprimere il loro scibile) e addirittura le loro scemenze e le allegre foto vengono riportate dai giornalisti di regime. Se fosse affrontato con sincerità questo momento duro non ci porterà l’odore dell’erba appena tagliata e il cinguettio dei passerotti, ma una classe dirigente nuova forse. Anche fatta da noi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Scrivevamo un anno fa

22/3/11 …il pensiero che ci siano persone che vivono nella continua adorazione di Silvio è una disfatta  dell’intelligenza. Uomini e donne sicuramente preparati e colti, importanti studiosi, giornalisti, avvocati di chiara fama, si ingegnano a favoleggiare sulla sua vita, sulle sue capacità di mediazione, sulla tenerezza delle sue digressioni private che purtroppo irrompono e sovrastano le nostre piccole miserie… In genere così si idolatrano i dittatori, e le dittature sono mix di violenza e consenso.  Questa delega totale ad un uomo fa pensare, proprio per la scomparsa della razionalità e dell’intelligenza, ad una forma di religiosità. Stiamo assistendo alla nascita di una setta? E’ possibile se valutiamo che solo pochi giorni fa la sentenza della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, ha deciso l’irrilevanza del crocefisso – ritenuto a torto un simbolo del cattolicesimo – al punto che tenerlo appeso o no al muro non influenza nessuno. Una setta silviesca italica con simbolo un crocefisso? La Corte europea  ha rilevato le contraddizioni della giurisprudenza italiana, ma ha aderito alla versione fornita dal nostro governo: l’Italia ha il diritto di conservare le tradizioni, di pensare al crocefisso come un simbolo al contempo religioso e civile e di riservare alla religione della maggioranza un posto d’onore sul muro. Insomma, il diritto di essere ambigui. Se nel 2009 i giudici europei proposero una laicità modellata sulle liberaldemocrazie occidentali (alla quale si attiene chi non ha sostenuto il ridicolo ricorso italiano: Spagna, Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Olanda, Belgio, Francia, Portogallo), oggi ci hanno ripensato e hanno deciso che – tutto sommato – alla setta si confanno i Paesi  meno sviluppati come Malta e Romania e i cristiani ortodossi come Grecia, Bulgaria, Cipro, e – perché no? – la Russia, paese che la Corte europea ha parecchie volte condannato per aver oppresso le minoranze religiose. Ridisegnando la geografia l’Italia si è spostata verso l’Europa centro-orientale, che garantirà la setta silviesca allontanandoci dalla neutralità pluralistica.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

23/3/12

venerdì, 23 marzo 2012

23/3/12 –   Viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza (A. Camus)

Sul ponte che dall’isola di Gezira porta a piazza Tahrir ci sono quattro grandi leoni di pietra. Due guardano la piazza dove molti ragazzi e ragazze hanno perso la vita durante gli scontri che hanno represso la fresca primavera egiziana. I quattro leoni sono diventati il simbolo della rivoluzione che ha deposto Mubarak e che suscitò molte speranze.  L’artista  Moataz Nasreldin, nato ad Alessandria nel 1961, è uno dei nomi più noti dell’arte contemporanea egiziana. Per raccontare l’amarezza delle speranze deluse dall’esito delle elezioni vinte dai partiti islamici e dal persistere dei militari al potere ha messo una benda sull’occhio  del leone; la benda è la metafora di chi ha combattuto per il cambiamento e un simbolo di resistenza: i militari hanno accecato decine di manifestanti sparando loro negli occhi.  “Il popolo vuole la caduta del regime” , lo slogan della primavera araba, è il titolo dell’installazione di Nasreldin.  Installazioni, opere fotografiche, video di questo artista che offre messaggi di forte impegno civile, sono esposte a Londra, Berlino, Parigi, Bruxelles.                 Sperando di poter conoscere presto questi artisti in Italia, l’Assessorato alle Politiche culturali di Roma – che ormai si chiama Roma Capitale, e bisogna dirlo anche perché l’aggiustamento del logo è l’unica cosa fatta da questa amministrazione -  ospita ai Mercati di Traiano  la mostra “Riflessioni dal cielo, meditazioni in terra: arte calligrafica del mondo arabo”.  Si tratta di 75 opere di 57 artisti provenienti da 18 paesi arabi e raccontano la meraviglia e la bellezza sincretica delle lettere e della scrittura araba.  In realtà i bei dipinti (su carta di riso, tela, cartone, legno…)  ripetono  esclusivamente il nome di Allah. Una mostra certamente affascinante, anche se è inevitabile sperare che non si sviluppi un incendio che potrebbe essere interpretato come un atto di blasfemia dell’intera Roma capitale! Il sovrintendente ai Beni Culturali Umberto Broccoli, ha presentato la mostra dicendo che ciò che unisce i popoli  è la religione, e ha richiamato le mille croci incise sui marmi delle chiese  con il nome di Allah ripetuto come un mantra sulle opere esposte fino al 10 giugno.  La mostra ha il patrocinio della regina Rania di Giordania e ha sponsor “guerreschi”, quali Finmeccanica e Augusta Westland. Da vedere sicuramente, possibilmente in una bella giornata di sole per godere pienamente degli splendidi Mercati di Traiano. In attesa di vedere anche qui gli artisti che raccontano di libertà.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Vedere anche 23/2/12 http://www.nessundio.net/blog/2012/02/22/5593/

 

21/3/12

mercoledì, 21 marzo 2012

21/3/12 - Ai nostri tempi, odiarsi e mordersi perché non abbiamo il cranio assolutamente costruito nello stesso modo, inizia ad essere la più mostruosa delle follie (E. Zola, Le Figaro, 16 maggio 1896)
Alcuni mi rimproverano di essere ebreo, altri mi lodano per esserlo, altri ancora me lo perdonano, ma tutti ci pensano… sono tutti affascinati da questo cerchio magico ebraico, nessuno può uscirne (Ludwig Borne (Loeb Baruch), 1830)
L’antisemitismo non rientra nella categoria dei pensieri protetti dal diritto di libera opinione (Jean- Paul Sartre)
“Anche tu sei gay?” “No, io sono frocio, sono antico” (Saturno contro, Ferzan Ozpetek)

Giovedì (22 marzo ore 20) la comunità ebraica romana ha invitato i cittadini al tempio maggiore per un momento di riflessione e confronto sui fatti di Tolosa. Sicuramente in prima fila ci sarà il sindaco, qualche politico, un po’ di commedianti in cerca di visibilità, la comunità ebraica come sempre compatta e impaurita, pochi cittadini comuni. Perché la popolazione è sicuramente addolorata per quel che è successo, ma non è mai interamente solidale con gli ebrei. Molto c’entra l’arroganza del cristianesimo che ha inventato l’accusa massima – via via ripetuta dai papi -, quella di aver ucciso Dio, e che condanna tutti i discendenti dei “colpevoli” ad una espiazione senza fine. E poi c’è l’avarizia, l’amore per il denaro, la bramosia del potere, il dominio del mondo, la tendenza ad isolarsi e a essere ostili con la società contigua. Cose che non è possibile confutare. Si può discutere con chi creda che un intero popolo sia avaro? Che abbia la bramosia del potere? Che sia ostile verso il mondo? Chi sostiene queste tesi, piaccia o no a loro, è razzista, e con i razzisti non si discute. L’ultima, e per certi versi più infida, forma di antisemitismo, consiste nel prendere a pretesto qualsiasi atto compiuto da Israele (pensate a noi italiani che abbiamo sperimentato il fascismo, il berlusconismo, conviviamo con mafia e corruzione e nutriamo uno Stato subalterno al Vaticano). La correttezza politica abituale in tante circostanze – chi si permetterebbe mai di accendere una sigaretta davanti a un bambino o mettere alla berlina una coppia omosessuale al pranzo di natale? – si sfilaccia quando si parla di ebrei. L’intolleranza per l’ebreo è l’elemento più vecchio delle società: è come la frattura alla caviglia che ti sei fatta da bambina e che, quando sei stanca e depressa, torna a dolerti.
E’ noto a chiunque non sia in malafede, che gli ebrei sono cittadini leali pur amando Israele, un paese dove vivono persone con cui condividono un destino storico, culturale, religioso (anche). Purtroppo i pregiudizi antiebraici che allignano fortemente a destra nonostante l’esibizione volgare di chippà (ed è inutile perfino parlarne), sono ampiamente diffuse anche a sinistra. Si pensi ai coccolati fraticelli di Assisi autori di documenti a forte contenuto antiebraico, o all’eterno D’Alema che è intriso di pregiudizi che esterna pubblicamente (salvo pentirsene quando l’Ue non lo promuove commissario europeo), o il filosofo Vattimo che giustifica gli atti di terrorismo che fanno saltare le consumistiche discoteche israeliane, o la giornalista Spinelli che chiede agli ebrei di fare un mea culpa collettivo, cadendo nella trita abitudine di assegnare al popolo ebraico una condotta omogenea. E la ridicola battuta di Bertinotti: “noi siamo ebrei come siamo disabili, omosessuali, neri”. Una logica per cui gli ebrei vanno bene solo quando sono vittime. La stupidità bertinottiana è quella trainante dei pianti ufficiali della giornata della memoria, il giorno dell’anno in cui il ciglio si inumidisce per gli ebrei uccisi, sia chiaro per colpa degli altri.
Per chiudere: sebbene sia probabile che la tristezza del ministro Riccardi sia di sincera partecipazione per gli uccisi di Tolosa, il suo approccio al multiculturalismo tende ad espungere dalla società gli ebrei che, pur non assimilandosi si integrano. E’ noto che il ministro della Cooperazione ha dato vita ad una consulta delle religioni ritenendo che gli immigrati siano portatori soprattutto di fedi diverse. Che le diverse religioni si incontrino e parlino è lodevole, ma è insopportabile da parte della politica costruire una società che sia un insieme di diversi egoismi che si esprimono in modo rivendicativo ed egoistico. La società democratica riconosce i cittadini senza aggettivi. Come si dice in sinagoga: sii un buon ebreo nella tua capanna e un buon cittadino fuori dalla tua capanna.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.uaar.it/news/2012/03/19/lettera-aperta-uaar-ministro-riccardi/

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Zalkind Hourwitz, Apologia degli ebrei, Medusa Edizioni, € 11.50 Nel 1787 l’Accademia delle arti e delle scienze di Metz mise a concorso un premio per la migliore esposizione sul tema “C’è modo di rendere gli ebrei più felici e più utili alla Francia?”. In quel paese nel tardo Settecento l’atteggiamento verso gli ebrei era estremamente colpevolizzante per il timore che la religione non gli consentisse di accettare le leggi francesi. L’idea corrente era quella di “rigenerare” questa etnia, togliendogli le abitudini alimentari, la ritualità, la prospettiva della Terra promessa. Il premio per il contributo più originale venne assegnato a Zalkind Hourwitz, un venditore ambulante che veniva da uno shtetl della Polonia che aveva una idea ben diversa: il sistema per rendere gli ebrei felici e utili? Smettere di renderli felici e inutili. Leggiamo: “non sono gli ebrei, ma i cristiani che bisognerebbe rigenerare. Offrire la possibilità di avere altre occupazioni e rendere possibile l’accesso alla cittadinanza. Cittadini come gli altri, lavoratori come gli altri, ben presto gli ebrei si integreranno nella collettività dei cristiani senza per questo rinunciare alla loro identità religiosa. Occorre vietare ai rabbini l’esercizio di qualsiasi potere al di fuori della sinagoga; bisogna aprire ai bambini le porte delle scuole pubbliche, proibire l’uso dell’ebraico nelle transazioni commerciali”. Le tesi di Hourwitz sembrarono così buone ai funzionari della monarchia borbonica che il 23 maggio 1789 (50 giorni prima della presa della Bastiglia) l’ambulante ebreo diventò il conservatore dei libri e dei manoscritti orientali presso la Bibliothèque royale. Purtroppo l’emancipazione ottenuta dagli ebrei nel 1791 durante la rivoluzione, venne quasi azzerata da Napoleone. 
Tiziana Ficacci

20/3/12

martedì, 20 marzo 2012

20/3/12 – Riusciremo noi italiani ad avere presto una legislazione – preferibilmente il matrimonio e l’adozione – per le coppie omosessuali che ci faccia sentire meno avulsi dall’Occidente ?     http://www.cronachelaiche.it/2012/03/unioni-gay-la-civilta-bussa-alla-porta-qualcuno-aprira/

E’ possibile che nel dibattito entreranno in campo i fondamentalisti religiosi che parleranno di atti contro natura che spiacciono a Dio. Se, come probabile, verrà tirata in ballo la Bibbia (libro epico che racconta la storia del popolo ebraico) potrà essere utile conoscere alcuni episodi del libro. L’espressione contro natura è una terminologia utilizzata dalla Chiesa cattolica riguardo la morale sessuale. Ma la teologia cristiana ignora la natura perché guarda attraverso gli occhiali del creazionismo, che considera le persone e l’universo un dono di Dio. Sembra un paradosso quindi il richiamo alla natura da parte di chi alla natura non crede. Ma, è anche incredibile che la Chiesa cattolica che sentenzia, giudica, condanna con grande sicumera, basi le sue sicurezze su fonti labili. Nel catechismo di Pio X (papa dal 1903 al 1914) la sodomia era tra i quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, gli altri tre sono omicidio volontario, oppressione dei poveri, frode. Gridano vendetta, cioè provocano la punizione divina come nel Genesi viene distrutta la città di Sodoma. Però, l’assunto che il cristianesimo e in particolare il cattolicesimo si rifacciano alla Bibbia è una affermazione quanto meno gonfiata. Come si sa nel libro si racconta la storia del popolo di Israele e non ha un carattere propriamente religioso come vogliono sostenere i cristiani, ma è piuttosto un romanzo epico. Nell’episodio biblico a cui la Chiesa romana si richiama per condannare l’omosessualità, non c’è questa assertività, tanto che Dio si lamenta perché il popolo non ubbidisce e discute su ogni cosa. I cristiani dicono di essere figli di Abramo, ma Abramo contratta con Dio: se a Sodoma esistono cinquanta giusti… o anche un solo giusto tu distruggeresti con una pioggia di fuoco la città di Sodoma? E dice a Dio : il giudice di tutta la terra non giudica secondo giustizia (Genesi 18:25-32). L’omosessualità era molto diffusa tra i popoli mediorientali nel periodo storico dei fatti raccontati nella Bibbia, ma non era comune, secondo il libro, tra gli Ebrei. Raccontiamo l’episodio: Lot viveva a Sodoma quando due angeli arrivarono in città e Lot li invitò ad entrare a casa sua per mangiare e riposarsi. Rapidamente si sparse la voce che a casa di Lot c’erano due uomini bellissimi e presto una folla di uomini anziani e giovani si recò in quella casa chiedendo: dove sono gli uomini che sono venuti da te? Falli uscire. Lot comprese che gli abitanti di Sodoma volevano violentare i suoi ospiti, e decise, pur con dolore, di offrire le sue due giovani figlie vergini pur di salvaguardare i sui ospiti. La folla allora si scagliò contro Lot per sfondare l’uscio, ma i due angeli afferrarono Lot e colpirono la gente di fuori con un bagliore accecante, così essi si affannarono inutilmente a cercare un’entrata (Genesi 19:1-11). Secondo molti commentatori in questo passo il peccato va ricercato nella bramosia di “cosa altrui”. Nel Levitico (che elenca le regole che gli ebrei dovrebbero osservare), l’omosessualità è comunque da evitare. Non dovrete avere relazioni sessuali con un uomo come si hanno con la donna: è una pratica mostruosa (Levitico 18:22). Perché tanta severità per pratiche così poco conosciute tra gli Ebrei? Probabilmente perché l’omosessualità è intesa come mezzo di culto a divinità pagane, come leggiamo in Deuteronomio 23:17, dove si fa riferimento al prostituto sacro. Però troviamo anche passi delicati e che ci indicano rapporti omosessuali improntati a grande tenerezza. Il primo episodio è riferito a David, futuro re di Israele, e a Gionathan, figlio di re Saul. Il loro è un rapporto intenso e per l’amore che gli portava, Gionathan fece giurare David, perché: l’amò più di un fratello (I Samuele 18:4), David, l’amò come l’anima sua (I Samuele 18:1) E David dopo la morte dell’amico dirà: Per me il tuo amore era dolce più che l’amore di donna (II Samuele 1:26). E lo stesso Saul dirà al figlio : Figlio di una donna perduta! Non so forse che sei legato al figlio di Isaia, a vergogna tua e a vergogna della nudità di tua madre? (I Samuele 20:30). Il cattolicesimo ha un giudizio sprezzante sulle donne, quindi non prende neanche in esame di giudicarle per la loro omosessualità, ma nella Bibbia troviamo anche passi che riguardano l’amore fra donne. Il racconto riguarda Ruth che, rimasta vedova, potrebbe ricongiungersi alla sua famiglia ma chiede alla suocera di rimanere con lei: non chiedermi di abbandonarti, lasciami venire con te, dove tu abiterai abiterò con te. Solo la morte potrà separarmi da te (Ruth 1:16-20) . Ruth decide di rimanere con Noemi e leggiamo che si unisce a lei (davka bah) proprio come leggiamo nel Genesi quando un uomo lascia padre e madre per unirsi alla donna (davka) . Sotto al cielo e nei libri esistono molte più realtà di quante sembra comprenderne la Chiesa cattolica e sant’Agostino (se si offende l’ordine naturale si offende Dio stesso in qualità di ordinatore della natura). E’ complesso coniugare il cristianesimo e la modernità soprattutto quando non si ha nessuna propensione e interesse per la concezione non creazionista – e quindi naturale – del mondo e delle persone.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Segnaliamo

Fotografie del National Geographic al Palazzo delle Esposizioni, Via Nazionale, Roma, dalle 10 alle 20 fino al 13 maggio (ingresso gratuito)

19/3/12

domenica, 18 marzo 2012

19/3/12 – Lo scorpione deve attraversare il torrente e chiede alla rana di portarlo in groppa. La rana si rifiuta perché, dice allo scorpione, quando arriveremo tu mi pungerai a morte. Lo scorpione rassicura la rana che non lo farà. La rana si persuade e lo porta in groppa, ma arrivati a destinazione lo scorpione la punge a morte e gli dice, mi spiace, ma è la mia natura.

Vittorio Arrigoni è stato ucciso a Gaza il 15 aprile 2011. Si occupava della questione palestinese e nel 2005 venne inserito nella lista di persone non gradite da Israele. Per cui decise di trasferirsi a Gaza, lavorando in rete e pubblicando il libro Restiamo umani.  Il 14 aprile di un anno fa, mentre usciva dalla palestra, venne rapito da una banda legata a gruppi jihadisti salafiti che lo mostrò sanguinante e bendato su youtube. I rapitori chiesero la liberazione di alcuni militanti detenuti nelle carceri palestinesi. Il corpo  di Arrigoni  venne ritrovato il giorno dopo nel corso di un blitz delle brigate al-Qassam, il braccio armato di Hamas, e il 19 aprile due presunti responsabili vennero uccisi in un conflitto a fuoco con i miliziani di Hamas.  Il processo per l’omicidio dell’italiano  si è aperto a Gaza l’8 settembre 2011 per giudicare 4 giovani accusati di concorso in omicidio.  Teoricamente i quattro rischiano l’impiccagione – lì è praticata senza suscitare grande scandalo – ma la madre di Arrigoni, la signora Egidia Beretta, ha scritto al procuratore generale di essere contraria alla pena di morte, il che sta portando ad un ripensamento del processo. Per Rosa Schiano, giovane procidana cooperante dell’International Solidarity Movement (Ism) come Vittorio, il processo in corso è farsesco, gli imputati vengono accolti come eroi, parlano fra di loro, posano per le foto. Gilberto Pagani, l’avvocato della famiglia Arrigoni, ribadisce il concetto: “gli interrogatori sono  ridicoli, Salman Hat che è stato l’ultimo a vederlo vivo, non è stato neanche ascoltato”.  La madre di Arrigoni ha scritto al ministro degli Esteri e della Giustizia del governo Berlusconi senza avere risposta. Governo nuovo lettere ai nuovi ministri: la Guardasigilli Severino, le ha risposto complimentandosi per la sua ferma intenzione di respingere la pena capitale per i presunti assassini di suo figlio. E basta, perché l’Italia non desidera interloquire con Hamas che riconosce come organizzazione terroristica. Del resto la famiglia lo scorso anno fu molto netta nel prendere le distanze dall’Italia che si offrì di far rientrare la salma attraverso Israele, che, nonostante l’evidenza dei fatti, gli amici e la famiglia considera responsabile della morte del cooperante dell’Ism. Il 15 aprile la signora Beretta si recherà a Gaza dove, per ricordare l’anniversario della morte di Vittorio, gli verrà intitolato un pozzo che fornirà acqua a ventimila famiglie. La accoglierà il padre di uno dei 4 accusati che vuole ringraziarla per la sua contrarietà all’eventuale impiccagione. Un episodio doloroso e triste. Tradita anche la sua memoria.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it.

18/4/11 C’è qualcosa di più scandaloso che morire per mano dei tuoi amici, essere tradito, avere la mano morsa da chi hai nutrito? E’ quello che è accaduto al nostro Vittorio Arrigoni, attivista dichiarato per la causa del popolo palestinese (“per vocazione non per lavoro” si legge nel suo blog guerrillaradio.iobloggo.com). Vik scriveva “non credo ai confini e alle barriere, credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini, alla stessa famiglia umana”. E’ quello che in molti pensiamo nei nostri confini e che ci muove all’ammirazione per chi ha il coraggio di dirlo da una porzione di terra sovrappopolata e sigillata, che riesce a vivere con estrema difficoltà per concessione dei vicini israeliani che li teme e li controlla, e l’indifferenza assoluta degli egiziani che hanno blindato il confine. Nel dolore per una morte tanto violenta, avrebbe fatto fare un passo alla difficile situazione di quella sfortunata area del mondo un po’ di sincerità. La denuncia, ad esempio, oltre che delle sofferenze del popolo palestinese, di organizzazioni violente ai fianchi e fiancheggiatrici di Hamas, coordinate da paesi arabi-musulmani e spesso in combutta fra di loro. Dire a voce piena che Vittorio Arrigoni è stato ucciso crudelmente per un regolamento di conti fra le organizzazioni palestinesi avrebbe contribuito alla causa del pacifismo ricercata dall’attivista. Raccontare che le fazioni palestinesi, eterodirette da organizzazioni arabe-musulmane coordinate dall’esterno e che non hanno nessun interesse a disinnescare la potenziale bomba della Striscia, sarebbe utile soprattutto per i palestinesi che hanno diritto ai diritti indipendentemente da chi li governa.
Anche questa volta i commentatori italiani hanno preferito tenere infilati gli occhiali dell’ideologia, inebriandosi del profumo mediorientale e non sentendo l’odore rancido delle violazione dei diritti delle persone – delle donne soprattutto – dando una mano ai signori della guerra pervasi da un fanatismo religioso violento e maschilista. Pure stavolta i pacifisti nostrani hanno percorso il sentiero di disprezzare tutto ciò che viene dall’Occidente  per stordirsi coll’aroma d’Oriente.
Il solito pacifismo silente davanti ai ragazzi di piazza Tahir in Egitto, alle onde verdi iraniane, agli sbarchi dei tunisini. Ahimè sono gli stessi esponenti che trovano spesso punti di congiunzione con la Chiesa cattolica italiana.
Leggo che una delle citazioni preferite dall’attivista italiano era dello scrittore americano Henry David Thoreau, ispiratore dei movimenti non violenti: “Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”.
Il corpo torturato di Vik uscirà dalla Striscia dalla parte egiziana. Quel confine che il grande paese arabo non apre per i fratelli palestinesi.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Segnaliamo

Maxxi, Galleria 2, Via Guido Reni,  Roma – fino al 24 giugno
Plegaria Muda è la mostra installazione di Doris Salcedo, costituita da centinaia di tavoli di legno rovesciati e sovrapposti da cui nascono esili fili d’erba, metafora di speranza in un clima che sa di dolore, sepolture, fosse comuni. Salcedo si ispira alle vittime di stragi per mano dell’esercito colombiano e alle morti violente nei sobborghi di Los Angeles

Macro, Via Nizza  138  , Roma –  stagione artistica 2012
Personali di Marcello Maloberti (video, guardrail, pantere di ceramica, specchi) e di Mircea Cantor (strutture con assi di legno + video).  Sull’ingresso di via Reggio Emilia Plastic Bags dell’artista africano Pascale  Tayou. In mostra collezione privata Berlingieri (con Warhol e Cattelan) e mostra omaggio a Vettor Pisani (con opere di Pistoletto e Catalano)

16/03/12 – Strage di gufi su Via della Conciliazione.

venerdì, 16 marzo 2012

Sulla celebre arteria creata da Mussolini per celebrare la sottomissione dell’Italia al Vaticano con la firma dei Patti Lateranensi si è registrata ieri una caduta al suolo di gufi agonizzanti. Si tratta di uccellacci omofobi di tipo religioso, politico e giornalistico equamente ditribuiti a destra, sinistra e centro, tutti affranti dal dolore per una sentenza della Corte di Cassazione che riconosce il diritto a un riconoscimento giuridico per le coppie formate da cittadini omosessuali. Per il momento viene escluso il matrimonio e viene demandato al Parlamento il compito di legiferare sulla materia. Siamo certi che i gufi agonizzanti riceveranno linfa vitale dai palazzi del potere religioso dominante in Italia, laddove la liberalizzazione e il riconoscimento di quei rapporti è maggiormente temuto. La possibilità di vivere al riparo delle leggi una relazione omosessuale di coppia potrebbe aggravare la crisi delle vocazioni di quanti nella tonaca cercano l’alibi per non cercare moglie.

A morte i froci !

mercoledì, 14 marzo 2012

A morte i froci !
Dopo che il Parlamento europeo ha approvato il riconoscimento da parte dei paesi dell’UE dei matrimoni fra persone dello stesso sesso ovunque celebrati si è scatenato il Ku Klux Klan politico, mediatico e religioso degli omofobi italiani. Non solo politici e giornalisti di antica o recente matrice fascista e democristiana, ma anche quelli che vantano indebitamente una presunta cultura liberale. Sono questi in effetti quelli che deludono maggiormante, anche perché li ricordiamo in orgoliose e ben pubblicizzate partecipazioni ai gay-pride qua e là per l’Italia. Ma evidentemente non condividono più i diritti che difendevano nei cortei e adesso è per loro più redditizio, ai fini della carriera politica o nei media, assumere ruoli più ostili al riconoscimento di quei diritti altrove conclamati e codificati. Non deludono invece per coerenza i gerarchi della chiesa cattolica, l’istituzione che secondo molti attenti osservatori presenta la più alta concentrazione di persone omosessulai a tutti i livelli gerarchici. La loro ostilità a quanto approvato a Bruxelles è l’ovvia conseguenza dell’omofobia millenaria della loro chiesa, ma secondo noi adesso per quanti di loro sono omosessuali più o meno praticanti in segreto, si aggiunge anche l’invidia, dal momento che non potranno mai sposarsi con i loro eventuali partner senza perdere lo status e i privilegi della consolidata carriera ecclesiatica.

14/3/12

mercoledì, 14 marzo 2012

14/3/12 “Dimenticate Auschwitz!”, è il titolo dell’ultimo libro di Henryk Broder. L’autore polacco naturalizzato tedesco, ebreo, è figlio di genitori sopravvissuti ai lager nazisti. Secondo l’autorevole scrittore “Auschwitz è un’oscena Disneyland della morte, un’oasi wellness per il superamento del passato, perché la cosiddetta cultura della memoria consiste in rituali autoconsolatori per i posteri degli sterminatori”. In effetti le folle che ogni 27 gennaio si prenotano per la visita rituale al lager  sembrano dargli ragione.

Marek Halter è nato a Varsavia nel ’36, fuggito dal ghetto che  i nazisti avevano costruito intorno alla città polacca,  arrestato insieme ai genitori in Unione Sovietica , deportato in Uzbekistan, poi finalmente a Parigi dove è diventato uno scrittore.
Il suo ultimo libro “Il cabalista di Praga” (Newton  Compton editore 9.90 €) è ambientato nella Praga del 1600. I cristiani minacciano il ghetto della città, ne assediano le porte, cercano di entrare  per distruggerlo. Gli ebrei sono impotenti davanti a questo vandalismo cristiano; persino l’imperatore Rodolfo II, che pure li aveva protetti, finge di non vedere il massacro che sta per compiersi. Solo l’intervento del gran rabbino Judah Loew, sarà in grado di salvarli. Grazie alla conoscenza della cabala e alle sue cognizioni esoteriche, Loew riuscirà a creare dal fango un essere soprannaturale, dotato di una forza spaventosa e che risponde solo al suo volere: il Golem. A raccontare la storia del gigante d’argilla  sarà David Gans, allievo prediletto del rabbino di Praga, diviso tra la passione per le scoperte scientifiche di Copernico e Galileo, l’amore per Eva, lo studio dei testi sacri.  Una storia gotica ma non solo. L’essere mitologico fatto d’argilla, il Golem cui il rabbino Loewe insufflò magicamente la vita creando un mostro obbediente e invincibile, difensore del ghetto aggredito dai cristiani, ma poi anche distruttivo e non più controllabile, ci ricorda che la forza senza l’intelligenza e la libertà di pensiero è pericolosa. Una storia di magia nera e di alchimia ma anche il ricordo di un ebraismo sepolto tra le rovine dell’Europa centrale, distrutto dal nazismo e affondato dai sovietici. Un omaggio a Praga, dove ancora oggi i turisti si recano nell’antico cimitero ebraico per lasciare un sasso sulle lapidi, magari per Franz Kafka che riposa stretto fra i suoi genitori.   E infine, un atto di riverenza a Marek Halter che è passato attraverso l’inferno del Novecento e oggi è qui a scrivere storie per noi. Una speranza per chi, come tanti fra noi, vivono un periodo scuro pensando di non poter uscire dal dolore.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Guarda anche 23/1/12

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Segnaliamo
I COLORI DEL BUIO, Complesso del Vittoriano, Sala Zanardelli, Roma, fino al 25 marzo
Una mostra sulla speleologia  e sugli ambienti sotterranei naturali del pianeta. Un viaggio attraverso diversi ambienti della Terra, dalle montagne carsiche ai ghiacciai, dalle foreste pluviali ai deserti.