23/2/12

23/2/12 – Tutti ricordano la sconfitta di Napoleone al largo di Trafalgar (21 ottobre 1805). Per terra le sue armate erano (fino a un certo momento) imbattibili. Per mare mai. Può essere utile ripassare il giudizio che dava dei suoi ammiragli nel volume Manuale del capo (Einaudi 2009). Riuscì a cambiare l’esercito, a fondare l’impero ma non a convincere i suoi ammiragli. Furono gli unici a non capire che bisognava cambiare. Che non accettarono mai i suoi ordini-consigli (Nicola Saldutti)
Viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza (Albert Camus)

Ricorda Vincenzo Trione, esperto di arte e design, che nei primi anni Settanta a NY interi quartieri, vagoni della metropolitana, facciate di palazzi, sono invasi da graffiti che gridano con i colori la necessità di una generazione di esserci.  E ancora, richiama alla nostra attenzione  un reportage di Tahar Ben Jelloun nella Tripoli di Gheddafi dove non ci sono né manifesti pubblicitari, né illuminazioni, solo poster con le foto del colonnello.
Nei giorni scorsi a Londra la Serpentine Gallery ha organizzato un seminario presso il Royal College of Art sulle scelte di alcuni artisti arabi che sono stati e che continuano ad essere attivi nella fase del difficile cambiamento politico e sociale dei loro Paesi.
Al Cairo, all’indomani dei fatti di piazza Tahrir, guidati dall’artista Ganzeer, molti altri (Khaled, El Teneen, Keizer, Hosni) hanno deciso di decorare i muri della città, di dare vita ad un’ “arte attinente alla vita”. Su un lato del palazzo del governo egiziano è stato dipinto un grande murales che ricorda le 850 persone uccise nei giorni della rivolta. Ma anche il disegno di una enorme scacchiera dove tutti i pedoni sono in piedi nelle loro caselle tranne il re che cade. E poi una Hello Kitty in mogliettina rosa che brandisce un mitra, grandi volti  di ragazze e ragazzi che gridano silent no more, e un Assad con i baffi di Hitler e un braccio proteso nel saluto a braccio teso dal quale pendono degli impiccati.
Su “il Giornale dell’Arte” ci si interroga su cosa fare di questi murales: lasciarli scomparire “abbandonati al loro destino transitorio” oppure salvarli perché testimoni di un momento di svolta? Mentre i critici  dibattono, piacerebbe che l’Occidente stesse accanto a questo fermento di libertà che si esprime anche col colore, questo lieve sentore di democrazia e di indipendenza che arriva dal mondo arabo. Guai a ignorare questo friccicore.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Metà del volto di Zakia
è stato cancellato dall’acido gettatole in faccia dal marito. Ciò che resta – un occhio, una parte del naso, la bocca – lo nasconde il niqab. E’ una delle 150 vittime l’anno (dichiarate) di attacchi con l’acido in Pakistan. Il chirurgo Mohammed Jawad tenta di ricostruirle il volto, lei cerca giustizia in tribunale. Lo racconta Saving Face, documentario candidato all’Oscar (Viviana Mazza)
http://www.serpentinegallery.org/

Un Commento a “23/2/12”

  1. Anonimo scrive:

    ammazza che bello