Archivio di febbraio 2012

29/02/12

mercoledì, 29 febbraio 2012

29/02/12Sei rimasto in silenzio per la vergogna o per lo stupore? (Boezio, De consolatione philosophiae)
A word is dead when it is said some say. I say it just begins to live that day* (Emily Dickinson)

Il fondamentalismo religioso di Santorum – che si contende la candidatura con Romney per le prossime presidenziali Usa – ha qualcosa di vagamente giovanardo (neologismo che si riferisce al già sottosegretario alla famiglia Giovanardi) . Noto agli americani per essersi intestato la proposta di sanzionare i rapporti anali anche fra le mura di casa, adesso ha tirato in ballo anche il primo presidente cattolico degli Stati Uniti.
Due mesi prima della sua storica elezione nel 1960, John Kennedy pronunciò a Houston un discorso per rassicurare la sua indipendenza dalla Chiesa: Credo in una America in cui la separazione della Chiesa e dello Stato  è assoluta, in cui nessun prelato cattolico dica al presidente che cosa fare, e nessun pastore protestante dica ai suoi per chi votare; un Paese in cui nessuna Chiesa o scuola confessionale riceva fondi pubblici o goda di privilegi, dove a nessuna persona venga negato l’accesso alla vita pubblica perché la sua religione è diversa da quella del presidente che ha il diritto di nominarlo o degli elettori che potrebbero eleggerlo. Credo in una America che non è ufficialmente né cattolica, né protestante, né ebrea, nella quale nessun uomo pubblico chiede o accetta istruzioni , su questioni di pubblico interesse, dal papa, dal Consiglio nazionale delle chiese o da qualsiasi fonte ecclesiastica, dove nessun organo religioso cerca d’imporre la propria volontà direttamente o indirettamente sulla popolazione o sugli atti pubblici dei suoi funzionari, e dove la libertà religiosa è così indivisibile che ogni azione contro una Chiesa è un’azione contro tutte .  Il candidato Santorum sostiene che quel discorso è stato un grossolano errore perché la separazione tra Stato e Chiesa non ha dato gran risultati agli Usa.
Difficile commentare queste osservazioni. Piuttosto merita ricordare l’intervento che fece il presidente Obama presso l’Università cattolica di Notre Dame (che vide l’aspra critica di alcuni vescovi e l’assenza di una docente speciale di quell’ateneo, la signora Mary Ann Glendon, ambasciatrice (di Bush) presso la Santa Sede, la prima donna che rappresentò la Santa Sede durante la conferenza delle Nazioni Unite sulle donne a Pechino nel 1995) . Disse il presidente: Ricordate anche che l’ironia ultima della fede è che ammette necessariamente il dubbio. E’ il credere in cose non viste. Sapere con certezza ciò che Dio ha pianificato per noi o che cosa ci chiede è oltre la nostra capacità di esseri umani. E questo dubbio deve temperare le nostre passioni, renderci diffidenti nei confronti del troppo moralismo. Deve costringerci a lasciarci aperti e curiosi … Se c’è una legge della quale possiamo dirci certi è quella che lega i credenti di ogni religione a coloro che non credono. Dobbiamo trattarci l’un l’altro come vogliamo essere trattati. Fu applaudito quel discorso, perché dipinse un paese fatto di minoranze – culturali, religiose, etniche, di genere – e dove i cattolici sono già minoranza e non possono continuare ad accampare supremazie.
Ma da questo orecchio i cattolici sembrano non sentirci. O almeno così è stato in Québec (Canada) dove nel 2008 è stato inserito l’insegnamento obbligatorio di etica e cultura. Ma vescovi e genitori si sono opposti facendo ricorso perché quell’ora veicola l’idea che tutte le culture e le fedi si equivalgono.  La Corte suprema ha respinto il ricorso, perché  il rigetto di questo insegnamento significherebbe rifiutare la realtà multiculturale della società canadese. Fermo restando che conoscere le diverse identità etnie religioni del proprio Paese, non esime dall’attenersi al rispetto di ognuno che può essere garantito esclusivamente da uno Stato laico.
Abbracci e baci (così proviamo a sconfiggere questa bottarella di tristezza) a tutti quelli che oggi leggeranno questo post.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*Alcuni dicono che una parola è morta quando è pronunciata. Invece io dico che inizia a vivere proprio quel giorno

27/2/12

domenica, 26 febbraio 2012

27/2/12Il sindaco di Roma vuole una strada per Almirante ma vuole che sia una scelta condivisa. Il presidente della comunità ebraica romana Pacifici gli risponde “siamo stufi di essere tirati per la giacchetta”. Il riferimento è alla figlia di Almirante che lo accusa di accanirsi contro il padre. Dice Pacifici “prima della strada si faccia un convegno di storici sulla figura del leader dell’msi. Donna Assunta dice che il marito salvò migliaia di ebrei. A me non risulta. Come non mi risulta che ci siano stati pentimenti sull’essere stato redattore della “Difesa della razza”.  Richiesto di un parere sul sindaco ha risposto: “non ho votato per lui come è noto. Ci ha chiesto di avere una conoscenza della nostra storia. Gli abbiamo regalato decine di libri sulle responsabilità dei fascisti nella deportazione degli ebrei in Italia”
C’è forse in noi qualcosa di inadeguato, respingente, sgraziato che spieghi il trattamento riservatoci? Sarà forse la parlata aspra, il pensiero contorto, la sospettosità istintiva, l’ansia mal dissimulata nel tentativo di presentarsi “alla pari”? (Gad Lerner, Scintille, Feltrinelli € 15)
Sull’Avvenire dell’11 febbraio Carlo Cardia esalta i Patti lateranensi del 1929: “Con essi si concluse il cammino di conciliazione tra Stato e Chiesa che dava piena luce al Risorgimento, superandone alcuni limiti”. Però all’epoca in Italia erano appena state soppresse tutte le libertà: di voto, di stampa, di associazione. “Limiti” del Risorgimento anche quelle? (Antonio Carioti)

Angela – una amica cara –  mi ha raccontato di essersi sentita un po’ dubbiosa e delusa e esclusa durante una presentazione di un documentario prodotto dalla comunità ebraica, quando è partito un fragoroso applauso nel momento in cui qualcuno ha nominato Israele. Angela infatti  pensa che gli ebrei che si identificano troppo con Israele si sentano poco italiani e, seppure comprenda bene i dolori del recente passato, ritiene che con la fine della guerra e il lavoro dei costituenti la cesura è stata fatta e si debba riservare l’applauso solo al proprio Paese.
In realtà la storia di emarginazione del popolo ebraico è antica ed è un po’ riduttivo ridurla agli stermini del nazismo e del fascismo.  Si preferisce ignorare che i ghetti nazisti, prodromi dei campi di sterminio, sono una invenzione dei papi cattolici.  Perché dimenticare la bolla di papa Paolo IV del 14 luglio 1555 Cum Nimis absurdum?  In quel documento, un breve preambolo e 14 punti, si istituiscono i ghetti  (da ghet=separazione, anche se molti sostengono che il termine origini dalla parola veneziana geto=fondamenta, basamenti che delimitavano i quartieri dei giudei). “E’ estremamente assurdo e sconveniente che i giudei col pretesto della carità cristiana che li accoglie e li tollera siano tanto ingrati verso di loro, al punto che invece  della servitù dovuta cerchino di dominarli… sono arrivati al punto di abitare insieme ai cristiani”,  e il documento prosegue elencando simboli distintivi, lavori consentiti, rapporti con i cristiani, luoghi di culto, abitazioni, gabelle allo Stato pontificio… Quando il fascismo emanò le leggi razziali la Chiesa di Pio XI non si scompose. E di Pio XII sappiamo.  Terminata la guerra non decaddero automaticamente le leggi razziali, molti che non le avevano disapprovate come De Gasperi, il giovanissimo Andreotti, i vari professori Pende e Visco che avevano stabilito l’inferiorità razziale misurando i crani, i tanti docenti universitari che usurparono le cattedre liberate dai colleghi di razza inferiore, non fecero nessun passo indietro né pagarono le conseguenze delle loro nefandezze. Neanche è stato possibile istituire una giornata di lutto cittadino per il 16 ottobre – il 16 ottobre del 1943 più di mille ebrei furono concentrati a pochi passi da san Pietro per essere tradotti nei campi di sterminio, solo 16 ritornarono – perché? Non fu sfregiata la città? Non meritano quei romani il ricordo con lo stemma abbrunito?
I costituenti – e il giudizio non è tanto per quello che è stato fatto, ma piuttosto per quello che non è stato fatto e per quello che si sarebbe potuto fare – persero l’occasione di tagliare con il passato anche attraverso il mero articolo 7 dando al Paese, per la cui liberazione tanti si sacrificarono, caratteristiche teocratiche che oltre a ostacolare il processo di sviluppo dell’Italia, mai riuscita a mettersi al pari con altri paesi occidentali, isolò quelle poche minoranze religiose e etniche, oggi molto più numerose, discriminandole nei fatti. http://www.uaar.it/uaar/documenti/137.html
Eppure, è grazie a quelle minoranze che nel Paese è stato possibile un sentore di laicità, perché uno Stato laico è l’unico che può salvaguardare la libertà di ognuno, compresa quella di avere o non avere una fede. E’ possibile che non appartenendo ad una minoranza non si possa comprendere appieno quanti abusi avvengono ogni giorno.  La pretesa della Chiesa cattolica di fare santo Pio XII ma con la contentezza da parte degli ebrei, così come le assurdità del sindaco post(?)fascista  che chiede il permesso agli ebrei per istituire via Almirante. Ma anche l’accusa ridicola di dire che gli ebrei hanno votato per il sindaco fascista (li giudii a Roma abitano ovunque, ma nei municipi dove maggiormente sono non ha avuto mai la maggioranza il cdx per esempio), il rimarcare che c’è una deputata berlusconiana (persona con la quale io non condivido nulla, anche se mi indigna che Vauro per contestare le sue scelte politiche la disegna col magen David sul vestito), quando ce ne è anche uno nel pd e uno nel terzo polo, i siti ateisti che si interrogano su cosa accadrebbe se un imprenditore che rispetta il riposo sabbatico (gente che si conta sulle dita di una mano) ha un dipendente che vuole lavorare quel giorno.
Gli ebrei sono dei sognatori, forse sarà per l’attesa messianica, e continuano a vivere nonostante tutto! In un paese così dispari è normale pensare che esista un altrove che forse ti accoglierà. Un paese dove, non si può dimenticare, molti hanno parenti e amici. Un paese che, non si può perderne il ricordo, ha accolto molti ebrei espunti da paesi che fino al giorno prima pensavano fosse il loro. E poi, quando tua madre  per consolarti di una pena ti prende sotto lo scialle per darti la sua benedizione, mentre senti quell’antica lingua dei padri, sai che la sicurezza non l’avrai mai. Non qui e non ora almeno.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Segnaliamo l’interessante libro di Ferrara e Pianciola, L’età delle migrazioni forzate. Esodi e deportazioni in Europa 1853-1953, Il Mulino, € 29

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12/2/12 – Celebrare una messa
in onore dei morti non è cosa discutibile né da discutere. Un po’ diverso se alla messa partecipa il Presidente della Repubblica e quello del Consiglio e se la rai dedica una intera mattina all’evento.  La messa in questione ha riguardato i morti e i dispersi della Costa Concordia naufragata al Giglio, un episodio che ha ferito e rattristato il Paese. L’Italia, che pure ha compiuto 150 anni, non è a tutt’oggi ancora in grado di celebrare un evento triste in modo laico, così da consentire la partecipazione di tutti gli italiani. Invece, come scriveva qualche giorno fa Sergio Romano rispondendo ad una lettrice offesa dalla sua affermazione che le notizie riguardanti il papa erano eccessive,  anche in questa occasione gli italiani non cattolici sono stati ridotti “allo stato di captive audience, cioè uomini e donne che devono assistere  a uno spettacolo scelto da altri”.  E’ difficile amare il proprio Paese quando in momenti collettivi di dolore – per i morti del terremoto dell’aquilano, per il rientro delle salme dei soldati, per i viareggini bruciati dal combustibile, per l’omicidio della giovane di Avetrana… -  l’unica possibilità è raccogliersi attorno ad un altare.  Ignorare che in questo paese esistono non credenti e credenti in altro, è una offesa da parte dello Stato che, con tutta evidenza, preferisce continuare ad essere subalterno alla Santa Sede piuttosto che onorare tutti i suoi cittadini. Ricorda da vicino – troppo da vicino – quello che fece l’ultimo re d’Italia quando firmò, in ossequio al fascismo, le leggi razziali che condannavano milioni di italiani. E’ offensivo che lo Stato italiano non riesca ancora a fare un passo per superare l’articolo 7 della nostra Costituzione, quello che impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. L’unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio. Potrei aggiungere che una Chiesa che vuole dominare anche sui non credenti è una offesa anche a quei cattolici che si riconoscono nella storia di Cristo che predicava la compassione. Ma non è  una cosa che mi riguarda perché questa storia non mi appartiene.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

20/11/09 – L’uso strumentale delle conversioni non è una novità per la Chiesa cattolica, basti pensare a Edith Stein, santificata da Giovanni Paolo II e nominata patrona d’Europa. Su di lei si stanno pubblicando saggi, libri, film, si organizzano convegni e conferenze tentando il più possibile di cancellare le sue origini. Stein nata a Breslavia in Polonia, giovane filosofa  assistente di Edmund Husserl,  che si convertì volontariamente al cattolicesimo affascinata dalla figura di Teresa d’Avila, diventò monaca carmelitana con il nome di suor Teresa Benedetta della Croce.  Tra il 1933 e il 1938 chiese udienza a Pio XII per sollecitarlo a condannare la politica antiebraica di Hitler, udienza sempre negata, ufficialmente per mancanza di tempo. Il merito di Stein, anche di Stein cattolica, è quello di aver provato a parlare col papa, ma che meriti hanno quelli che adesso ne esaltano la figura e che non ebbero il coraggio di chiamare gli sterminatori con il loro nome? Nella clausura del convento nell’Alta Slesia racconta la sua vita nella autobiografia “Storia di una famiglia ebraica”. Il suo racconto finisce nel momento in cui un treno blindato la prelevò per portarla ad Auschwitz, deportata e morta perché ebrea. E’ per apportare correzioni ai suoi errori che la Chiesa si è inventata una martire ideale la cui esaltazione altro non è che una autoesaltazione?
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

La nuova legge elettorale truffa.

sabato, 25 febbraio 2012

STANDING OVATION

Finalmente un articolo che riassume in modo lineare e sintetico quello che sta avvenendo in Italia.
Il problema è che gli italiani non lo capiscono, o almeno non tutti.
Oggi a Bologna al convegno sulle cooperative c’erano Bersani, Casini e Lupi: Casini era palesemente al centro di tutto, più di Bersani…ed era raggiante.
Ce la sta facendo a portare avanti il suo progetto, altro che nuova DC (magari!) altro che “terzo polo”…questo vuole l’INCIUCIO permanente globale tra i due ex contendenti, con lui ed i suoi come officianti (da bravi pretacci).
Difendere il parlamento da riforme riduttive come quelle prospettate è un dovere civico.
Riduciamo pure gli stipendi, cambiamo se necessario il bicameralismo attuale…ma non cediamo sul numero dei parlamentari e sul diritto di rappresentanza delle minoranze politiche.
Altrimenti lo Stato Vaticano 2.0 si compie definitivamente, con la benedizione di ex comunisti ed ex fascisti!

Ciao, Edo

Divorzio breve.

sabato, 25 febbraio 2012

LA FIERA OPPOSIZIONE DELLA BINETTI E DI GASPARRI
I RADICALI CONTRARI AL MATRIMONIO

Divorzio breve, primo via libera alla Camera
Pdl e Pd d’accordo in commissione: il tempo potrà ridursi a un solo anno

- E’ arrivato il primo sì al divorzio breve. Un sì bipartisan che è stato dato alla commissione Giustizia della Camera: un anno per dirsi definitivamente addio, due se ci sono figli minori. Due articoli sono bastati nella proposta di legge per abbreviare notevolmente i tempi per mettere la parola fine al matrimonio.
Il testo consente infatti di ridurre notevolmente il tempo che oggi occorre attendere perché dallo status di “separata” una coppia passi a quello di “divorziata”. E, nella stessa proposta, si prevede anche lo scioglimento della comunione tra marito e moglie quando il giudice autorizza in tribunale i due a vivere separatamente.

No su tutti i fronti agli emendamenti, di impronta contraria, presentati da Lega e Radicali. I lumbàrd hanno infatti presentato correzioni che di fatto annullerebbero le modifiche fatte dalla proposta, i Radicali hanno chiesto il divorzio lampo per cancellare anche l’anno di separazione che precederebbe il divorzio.

Era anche stato respinto un emendamento di Paola Binetti (Udc) per mantenere a tre anni il tempo in caso di figli piccoli. Grande soddisfazione sulle modifiche che la normativa porterebbe in tema di divorzio è stata espressa sia dal relatore Maurizio Paniz (Pdl) sia dalla capogruppo Pd in commissione Donatella Ferranti.

Più di un matrimonio su quattro oggi finisce male, secondo l’Istat. I dati dicono che in media ci si lascia dopo 18 anni e a tutte le età. Ci si può anche dire addio dopo 25 anni di vita insieme. Aumentano infatti i divorzi anche dopo i 60 anni. Intanto però arrivano anche voci contrarie: Maurizio Gasparri (Pdl) ha già annunciato battaglia in Senato: “Se la norma passasse a Montecitorio, cercheremo di non farla approvare a Palazzo Madama”.

COMMENTO di Edo

IO son contrario persino al matrimonio, figuriamoci… :-)
Ma i radicali no…semplicemente vorrebbero che laicamente si potesse  divorziare subito appena lo si richiede, senza un anno di attesa nel mezzo. Che senso ha mettere un anno di attesa? Quando si richiede il divorzio si fa un passo importante, spesso dopo anni  di rotture, litigi, sofferenze. Perché si deve aspettare un altro anno? In  attesa di cosa? Del pentimento di chi ha chiesto il divorzio che dovrebbe  tornare sui suoi passi? Ma se non capita quasi mai!!! E’ solo una perdita di  tempo e denaro, un anno di vita perso per chi invece vorrebbe ri-partire  guardando al futuro in modo più sereno e magari ri-sposandosi se proprio lo  desidera (peggio per lui). :-)

Ciao, Edo

P.S.
Si sa già che la proposta radicale non verrà accolta: non l’avrebbe mai  accolta un governo (italiano s’intende) di centrosinistra, figuriamoci un  governo di nomina vaticana come questo. Magari accorciano i tempi, quello  sì.

P.P.S.
Io avrei un’altra proposta.
Divorzio brevissimo con solo il tempo di apporre una firma su un registro  per gli sposati con rito civile. Divorzio lungo e difficoltoso, con pastoie burocratiche ed attese infinite,
per chi si sposa in chiesa. Peggio per loro, soprattutto per chi non è religioso ma si sposa in chiesa  perché la donna (non è maschilismo: semplicemente è sempre la donna a puntare su questo elemento, all’uomo il più delle volte interessa poco o  niente) vuole sposarsi in una chiesa per motivi ESTETICI dell’edificio, per  le foto ed il filmato, perché gli pare più solenne, perché fa la giratina  con lo strascico lungo tutta la navata centrale, etc etc.
Hanno voluto la Chiesa? Mo’ se la ciuccino…

23/2/12

mercoledì, 22 febbraio 2012

23/2/12 – Tutti ricordano la sconfitta di Napoleone al largo di Trafalgar (21 ottobre 1805). Per terra le sue armate erano (fino a un certo momento) imbattibili. Per mare mai. Può essere utile ripassare il giudizio che dava dei suoi ammiragli nel volume Manuale del capo (Einaudi 2009). Riuscì a cambiare l’esercito, a fondare l’impero ma non a convincere i suoi ammiragli. Furono gli unici a non capire che bisognava cambiare. Che non accettarono mai i suoi ordini-consigli (Nicola Saldutti)
Viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza (Albert Camus)

Ricorda Vincenzo Trione, esperto di arte e design, che nei primi anni Settanta a NY interi quartieri, vagoni della metropolitana, facciate di palazzi, sono invasi da graffiti che gridano con i colori la necessità di una generazione di esserci.  E ancora, richiama alla nostra attenzione  un reportage di Tahar Ben Jelloun nella Tripoli di Gheddafi dove non ci sono né manifesti pubblicitari, né illuminazioni, solo poster con le foto del colonnello.
Nei giorni scorsi a Londra la Serpentine Gallery ha organizzato un seminario presso il Royal College of Art sulle scelte di alcuni artisti arabi che sono stati e che continuano ad essere attivi nella fase del difficile cambiamento politico e sociale dei loro Paesi.
Al Cairo, all’indomani dei fatti di piazza Tahrir, guidati dall’artista Ganzeer, molti altri (Khaled, El Teneen, Keizer, Hosni) hanno deciso di decorare i muri della città, di dare vita ad un’ “arte attinente alla vita”. Su un lato del palazzo del governo egiziano è stato dipinto un grande murales che ricorda le 850 persone uccise nei giorni della rivolta. Ma anche il disegno di una enorme scacchiera dove tutti i pedoni sono in piedi nelle loro caselle tranne il re che cade. E poi una Hello Kitty in mogliettina rosa che brandisce un mitra, grandi volti  di ragazze e ragazzi che gridano silent no more, e un Assad con i baffi di Hitler e un braccio proteso nel saluto a braccio teso dal quale pendono degli impiccati.
Su “il Giornale dell’Arte” ci si interroga su cosa fare di questi murales: lasciarli scomparire “abbandonati al loro destino transitorio” oppure salvarli perché testimoni di un momento di svolta? Mentre i critici  dibattono, piacerebbe che l’Occidente stesse accanto a questo fermento di libertà che si esprime anche col colore, questo lieve sentore di democrazia e di indipendenza che arriva dal mondo arabo. Guai a ignorare questo friccicore.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Metà del volto di Zakia
è stato cancellato dall’acido gettatole in faccia dal marito. Ciò che resta – un occhio, una parte del naso, la bocca – lo nasconde il niqab. E’ una delle 150 vittime l’anno (dichiarate) di attacchi con l’acido in Pakistan. Il chirurgo Mohammed Jawad tenta di ricostruirle il volto, lei cerca giustizia in tribunale. Lo racconta Saving Face, documentario candidato all’Oscar (Viviana Mazza)
http://www.serpentinegallery.org/

21/2/12

martedì, 21 febbraio 2012

21/2/12Apri gli occhi e guardami in tutto il mio splendore, perché a questo punto del viaggio hai visto cose tali da esser in grado di sostenere la luce del mio sorriso (XIII Canto del Paradiso)
Non più andrai farfallone amoroso/notte e giorno d’intorno girando/delle belle turbando il riposo
(Con le mani andrò/dove sento il cuore/che mi fa capire come stai/aspettando me)

Forse ce ne vergogniamo. Deve essere questo il motivo per cui scriviamo poco dei troppi omicidi di donne.  Lo scorso anno si chiuse con l’orribile assassinio della 24enne Stefania consumato sotto gli occhi del nonno che tentava di difenderla mentre sua madre era dai carabinieri a denunciare per stalking l’ex fidanzato della giovane. Fu la 97esima donna ammazzata dal fidanzato marito padre amante. Ad oggi, e siamo solo alla metà del secondo mese dell’anno, le vittime sono già 20. E ovunque: da Napoli a Modena, da Crema a Trapani, da Trieste a Sassari.
Raptus sessuale? Violenza familiare? Delitto passionale?
Sembrano cose che non ci riguardano o che appartengono ad un Paese marginale che la maggior parte di noi non abita. Siamo pronti a rilevare quando una di queste tante uccisioni è di una straniera, così si può scrivere che riguarda culture distanti da noi, furori religiosi. Ma non è vero. Sono gli uomini che non cambiano, insicuri, fragili, smarriti, che non riescono ad accettare che le donne che credono di aver scelto sono stufe di loro. Della loro inadeguatezza intellettuale, della loro scarsa fantasia, della loro inutilità.  Non sono esemplari rari, sono i maschi che vediamo in televisione, che frequentano i nostri uffici, le nostre città, qualche volta forse anche il nostro letto.
Continuiamo a far finta di niente?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Caterina Soffici, MA LE DONNE NO, Feltrinelli,  € 14
Ogni giorno un maschio italiano ha 81 minuti e mezzo di tempo libero in più di una donna. L’Italia è la società più maschilista d’Europa. Solo nel 1963 viene abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici; nel 1996 viene cancellato il reato di adulterio che puniva le donne con due anni di carcere; nel 1975 viene approvato il nuovo diritto di famiglia che stabilisce la parità tra marito e moglie, abrogando la patria potestà e la potestà maritale; nel 1981 è abolito il delitto d’onore che puniva con la carcerazione da tre a sette anni il marito “offeso”; nel 1996 viene riconosciuta la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale. Il libro racconta storie, personaggi e fenomeni imprevedibili durante la mia giovinezza, come il velinismo politico o le soubrette che si fingono deficienti per acchiappare l’audience. Storie di lavoro “a parità di impiego le italiane guadagnano il 26% in meno dei colleghi”, ma anche successi “il caso di Renata assunta dall’Ikea nel ’96 come responsabile del controllo di gestione del negozio di Grugliasco, promossa vicedirettore mentre è in maternità per la nascita del primo figlio, poi a direttore durante la maternità del secondo”. E vistose assenze “le donne italiane nel Parlamento sono il 10,4%, in Svezia il 45%”. Le quote rose, emendamento alla legge elettorale presentato da Stefania Prestigiacomo nel 2003, naufragato in Aula il 12 ottobre 2005, prevedere di riservare alle donne il 25% dei posti in lista e sanzionava con un 10% dei rimborsi elettorali i partiti che violavano la norma. Voti a favore 140, contrari 452”.  Il confronto con l’estero umilia, ma dimostra che un mondo meno sessista è possibile: “in Spagna  l’obbligo di lavori domestici per gli uomini fa parte, per legge, dei doveri coniugali”, ma anche “ la Norvegia è stato il primo Paese a introdurre la paternità obbligatoria: 10 settimane al 100%, o 12 all’80% dello stipendio. In Danimarca i mesi sono 6 al 100% e altri 6 al 90%. In Svezia il congedo parentale è di 16 mesi da dividere a scelta tra i genitori”.  Il sottotitolo del libro è “come si vive nel paese più maschilista d’Europa”.  La mia risposta è male, specie se ti avevano preparato e avevi lavorato per qualcosa di diverso.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Resilienza  è l’atto che compiono i naufraghi nel risalire sulle imbarcazioni rovesciate. Il termine indica anche il processo emotivo che permette alle persone che hanno subito un trauma acuto o cronico di ricostruire in senso positivo la propria vita.  Con il termine coping si intende il processo che le persone mettono in atto per fronteggiare e ridurre lo stress. Segnaliamo due libri Valutare la resilienza di Laudadio, Mazzocchetti, Fiz Perez, Carocci editore, € 16.50 e “Colpire lo stress: il coping” di Laudadio, Fiz Perez, Franco Angeli editore, € 16.00

19/2/12

domenica, 19 febbraio 2012

19/2/12 – The Complete Spot Paintings 1986-2011 fino al 10 marzo presso la Galleria Gagosian, Via Crispi 16, Roma , da martedì a sabato dalle 10,30 alle 19.  “I was always a colourist, I’ve always had a phenomenal love of colour… I mean, I just move colour around on its own. So that’s where the spot paintings came from to create that structure to do those colours, and do nothing.  I suddenly got what I wanted. It was just a way of pinning down the joy of colour” (Damien Hirst)

Il grande avvenimento culturale dell’era alemanna sta per compiersi. Annunciato come evento – richiesta di accredito con settimane di anticipo, valanghe di mail per precisare spostare aggiustare l’ora della conferenza stampa, permessi centellinati per foto e riprese – ai Musei Capitolini dal 1° marzo  sarà visibile al pubblico Lux in arcana. L’Archivio segreto vaticano presta un centinaio dei suoi documenti a Roma: sono reperti importanti come la bolla di deposizione di Federico II, la scomunica di Leone X a Lutero, gli atti del processo a Galileo Galilei, la lettera su corteccia scritta dagli italiani d’America a Leone XIII…
L’Archivio segreto vaticano è stato fondato da Paolo V nel 1612. La documentazione copre un arco cronologico di circa dodici secoli (VII –XX secolo), ed è articolata in oltre 600 fondi archivistici e si estende per 85 km lineari di scaffalature. I depositi del materiale archivistico sono dislocati in diversi ambienti del Palazzo apostolico e nel bunker sotterraneo voluto da Paolo VI e inaugurato da Gran Premio II nel 1982, un locale su due piani ricavato nel sottosuolo del Cortile della Pigna dei Musei vaticani.  Sarà interessante vedere e leggere un documento fondamentale del dogma cattolico come l’Ineffabile Deus di Pio IX  sulla Immacolata concezione (1854), o la bolla Inter Cetera di Alessandro VI (1493) che decretava la spartizione tra spagnoli e portoghesi delle terre del nuovo mondo scoperto da Cristoforo Colombo, e la lettera a Pio IX della veggente di Lourdes. E’ una mostra importante perché questi documenti sono visibili in Vaticano solo a studiosi specializzati o ad ecclesiastici.
Naturalmente quello che ci piacerebbe vedere degli Archivi vaticani sono i documenti secretati (magari prima delle sbianchettature), che riguardano la nostra storia recente quali quelli sulla vita e le azioni di  Pio XII, o anche, oltre agli atti del diabolico processo a Galileo, i documenti e le bolle di Paolo IV che favorì l’Inquisizione e le violente misure contro gli ebrei che segnarono la vita di quel popolo sotto tutti i pontefici.  E’ inutile aggiungere che la facile e scontata scelta di prestare documenti ai Musei Capitolini è un ribadire che Roma (ahimè) è strettamente e dolorosamente connessa alla storia del papato.

Ineffabile Deus
La proclamazione del dogma dell’Immacolata concezione, che stabiliva l’immunità di Maria dal primo istante della sua esistenza, cioè dal peccato originale, oltre ad accrescere nei fedeli la devozione per la Vergine, costituì il passo decisivo per la definizione dell’infallibilità papale. L’atto pontificio, sebbene fosse il frutto di una lunga consultazione avviata dal 1848 con i vescovi delle varie diocesi e arrivato  solo nel 1854,  dimostrava l’autorità sovrana della Chiesa nella dottrina e nell’infallibilità del vicario di Cristo in terra.

La lettera di Bernadette
Il 7 gennaio 1844, cioè dieci anni prima della proclamazione del dogma dell’Immacolata concezione, nasceva a Lourdes Bernadette Soubirous.  Alla giovane, l’11 febbraio 1858, presso la grotta di Massabielle apparve una piccola e giovane signora con veste e velo bianco, fascia blu in vita, rose dorate sui piedi e un rosario tra le mani che le chiede di tornare lì tutti i giorni per due settimane. L’apparizione non svela la sua identità fino al 25 marzo  quando dirà a Bernadette di essere l’immacolata concezione. La ragazzina ignora il senso di quella espressione che esprime un dogma definito solo pochi anni prima. Ai Musei Capitolini sarà visibile la lettera che Bernadette il 17 dicembre 1876 invierà, dal convento dove è suora, a Pio IX , nella quale definendosi “un piccolo zuavo di vostra santità, armato di preghiera e sacrificio” auspica al papa una speciale raccomandazione su di lui che ha proclamata immacolata la santissima vergine. Tiziana

Kim Minjung. Il segno della luce. Macro Testaccio, Roma, fino al 4 marzo.
Un grande lavoro di Kim Minjung  realizzato per questa mostra
. E’ un’opera di circa trenta metri che appartiene al ciclo Mountains, opere che Minjung ha cominciato a realizzare dal 1997 e in cui la luce (e il colore) gioca un ruolo fondamentale dal grigio perla al nero assoluto. Il genesi di questa serie è una passeggiata all’alba, una roccia sul mare, lo studio delle onde. L’artista, arrivata dalla Corea nel 1991, ha studiato all’Accademia di Brera a Milano e vive per lunghi periodi nel nostro Paese

(dal comunicato stampa Zetema) : In occasione dell’anniversario della morte di Giordano Bruno, arso vivo sul rogo a Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600 per le sue convinzioni giudicate eretiche dal Tribunale dell’Inquisizione romana, oggi venerdì 17 febbraio 2012 l’Archivio Segreto Vaticano svela il 17° documento esposto ai Musei Capitolini per la mostra Lux in arcana – L’Archivio Segreto Vaticano si rivela: il Sommario del processo a GIORDANO BRUNO.
Il documento, da oggi online su www.luxinarcana.org, è eccezionalmente rilevante perché gli atti del processo a carico di Giordano Bruno sono oggi perduti, forse mandati al macero insieme agli altri processi del Sant’Uffizio, prima che gli archivi romani – trasferiti a Parigi per ordine di Napoleone nel 1810 – venissero restituiti alla Santa Sede tra il 1815 e il 1817. Del dossier rimane solo questo sommario, contenente ampi estratti del suo fascicolo processuale. Grazie alla partnership tecnologica con Accenture – azienda Globale di Management Consulting, Technology and Outsourcing – dal 29 febbraio, data di inaugurazione della mostra, una sofisticata app – sviluppata appositamente per l’Archivio Segreto Vaticano in questa occasione – consentirà, ad esempio, di inquadrare con il proprio tablet o smartphone la statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori e vedere nello schermo accendersi il rogo, aprire i documenti collegati al processo del filosofo, rivivere con video ulteriori approfondimenti sulla vita e le idee del frate domenicano. La app che Accenture ha sviluppato permetterà inoltre di esplorare tutti i documenti della mostra con contenuti approfonditi e multimediali, accrescendo l’esperienza culturale ed emozionale dell’evento. L’attesissima mostra Lux in arcana – L’Archivio Segreto Vaticano si rivela, ideata in occasione del IV Centenario dalla fondazione dell’Archivio Segreto Vaticano in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico-Sovraintendenza ai Beni Culturali e Zètema Progetto Cultura, a cura di Alessandra Gonzato, Marco Maiorino, Pier Paolo Piergentili e Gianni Venditti, aprirà al pubblico dalle ore 17.30 di mercoledì 29 febbraio 2012. Per il primo giorno i Musei Capitolini prolungheranno l’orario di apertura fino alle ore 21.30. Sarà possibile visitare la mostra fino al 9 settembre 2012.Il catalogo che accompagna la mostra è edito da Palombi Editori (cm 29,7 x 21, pagine: 224 a colori, euro 14.00) ed ha due versioni, in italiano e in inglese.I documenti fino ad oggi rivelati, sono online sul sito della mostra www.luxinarcana.org insieme con notizie e approfondimenti su personaggi e curiosità legate all’Archivio Segreto Vaticano.

15/02/12 – Celentano contro tutti.

mercoledì, 15 febbraio 2012

Seguivamo il noiosissimo sermone di Celentano a Sanremo e stavamo per cambiare canale quando abbiamo avuto un sussulto, per la prima volta in una TV italiana qualcuno che non fosse uno dei soliti radicali ha osato dire ai preti padroni della nostra vita nazionale di occuparsi di dio e di lasciar stare la politica. La richiesta riguardava un quotidiano, l’Avvenire, e un settimanale, Famiglia Cristiana, che sono l’espressione cartacea attraverso cui si manifesta abitualmente la volontà egemonica dei gerarchi d’oltretevere. La reazione degli interessati è stata immediata coinvolgendo anche la direzione generale della RAI che sembra intenzionata a “commissariare” Sanremo. Vale a dire a mettere il bavaglio o comunque impedire altre possibili ma intollerabili sparate contro “l’editore di riferimento“, che non è come molti credono lo Stato a cui paghiamo il canone, ma il Vaticano.
Potete dirci quello che ne pensate qui dove abbiamo inserito anche l’interessante commento del nostro cortese lettore Marco Bertinatti.

Appare assolutamente condivisibile l’invito rivolto da Celentano alle due principali testate cattoliche (Avvenire e Famiglia Cristiana), approfittando del prestigioso palco che gli è stato concesso. In effetti i giornali ed i mezzi d’informazione che “propongono”, direttamente o indirettamente, il messaggio della Chiesa Cattolica sono molto più numerosi ed anzi riesce abbastanza difficile trovarne qualcuno che “non lo proponga”. Accogliere l’esplicito invito del cantante-opinionista a “parlare di Dio…” appare però abbastanza problematico. Di quale “dio” dovrebbero esporre il pensiero le suddette testate? Omettendo le migliaia di divinità alle quali gli uomini si sono affidati nel corso dei secoli e limitandoci al “dio del
popolo ebraico”, trascurando le sue imbarazzanti somiglianze con il “dio del popolo babilonese”, è già impossibile. E’ infatti noto che le indicazioni fornite da quest’ultimo sono seguite da tre grandi religioni e tralasciando, per evidenti motivi di spazio, un’analisi comparata dei tre differenti magisteri (due dei quali sono evidentemente in errore) mi limiterò ad un’unica domanda: “Un credente nell’unico Dio dovrebbe onorarlo con il riposo settimanale il venerdì (musulmani), il sabato (ebrei) o la domenica (cristiani)?”. Anche se in effetti il riposo settimanale, raccomandato da Dio, è stato abolito dal governo per alcune categorie di lavoratori mentre i finanziamenti alla Chiesa Cattolica, raccomandati dai suoi ministri, sono stati
mantenuti. Come ateo ritengo comunque disdicevole una simile mancanza di considerazione della “parola di Dio” in concomitanza con la totale acquiescenza alle richieste dei suoi “rappresentanti”. Appare inoltre assolutamente  incomprensibile l’assordante silenzio di questo “Dio”, tanto solerte nell’inviare terremoti ed altre catastrofi naturali, nei confronti delle malefatte commesse da questi suoi “portavoce ufficiali”.

Marco Bertinatti – Ateo Impertinente – marco.bertinatti@mail.com

15/2/12

mercoledì, 15 febbraio 2012

15/2/12 – Posto di fronte all’alternativa tra abiurare o morire, Bruno rispose: “che non deve né può ritrattare, e che non ha da ritrattare e che non ha materia di ritrattazione, e che non sa su cosa debba ritrattare”. La sentenza di morte per eresia fu pronunciata l’8 febbraio del 1600. Bruno arse sul rogo alzato a Roma in Campo de’ Fiori il 17 febbraio del 1600, l’anno del Giubileo (Atti del processo a Giordano Bruno)

Nell’anno santo 1600, Giordano Bruno, filosofo di fama europea, venne arso come eretico in Campo de’ Fiori. Per più di un secolo la sua memoria appartenne a pochi, fino all’800, quando Bruno fu riscoperto dall’Italia risorgimentale e trasformato in un martire dell’oscurantismo religioso, simbolo della libertà di pensiero e della tolleranza. L’immagine che la cultura italiana si è costruita di lui, subito dopo l’Unità, è un pezzo significativo della costruzione dell’identità italiana.
Di seguito una breve ricostruzione della inaugurazione del monumento, ai cui piedi, venerdì 17 febbraio alle ore 17, la storica Associazione Nazionale del Libero Pensiero Giordano Bruno, porterà serti di alloro e corone di fiori. Nel nome di Giordano Bruno si parlerà di  Emancipazione e Uguaglianza. Interverranno: Maria Mantello (Giordano Bruno – il coraggio dell’emancipazione), Francesco De Martini (Giordano Bruno – libertà e scienza), Elena Coccia (Beni Comuni), Gianni Ferrara (Liberi dal bisogno – il valore laico della Costituzione). Presenta Antonella Cristofaro
A tenere in vita la nazione e a spingerla sicura per le vie del progresso, occorre che gli animi dei cittadini siano emancipati per davvero dal tradizionale servaggio in cui li ha messi la Chiesa, che questa sia ridotta in termini tali da non avere né forza né potestà da contendere allo Stato alcuno degli uffici di pubblico educatore, Eleveremo, perciò, il monumento a Giordano Bruno, in Campo di Fiori, in atto di espiazione delle colpe dei nostri avi, la cui morale ignavia fu ragione del nostro ritardato progresso politico, perché serva come da simbolo alle moltitudini della libertà di coscienza, che avranno col tempo viva e potente, quando cresceranno di coltura, e perché sia monito salutare a tutti gli abili, e a tutti i trepidi che parlano di conciliazione senza arrossire (Antonio Labriola, da una lettera al Comitato pisano per le onoranze a Bruno)

Roma 9 giugno 1889
, domenica di Pentecoste, piazza Campo de’ Fiori è pavesata con stendardi colorati. Tutt’intorno alla piazza grandi tabelloni dove sono scritte frasi pronunciate da Bruno, come “tremate più voi nel pronunziare questa sentenza che io nell’ascoltarla”. Si inaugura il monumento a Giordano Bruno. Il filosofo è avvolto nel saio domenicano, un libro socchiuso fra le mani, il cappuccio abbassato sul viso, pensieroso e raccolto, in una severità accentuata dal bronzo della statua. L’iscrizione dice “A Bruno, il secolo da lui divinato qui dove il rogo arse”.  Un corteo parte da piazza Esedra (oggi piazza della Repubblica) alle 9. Secondo i giornali cattolici sono meno di cinquemila, per il Messaggero ventimila. In testa al corteo i reduci garibaldini, poi  il rettore e i professori dell’università di Roma, i rappresentanti delle università straniere, i membri della municipalità con il sindaco di Roma, le associazioni di Nola, le logge massoniche. Mancano esponenti del governo presieduto da Francesco Crispi, masfilano molti deputati. Il percorso del corteo, che passa per via Nazionale e piazza Venezia prima di entrare in Campo de’ Fiori, è salutato festosamente dai romani. L’oratore ufficiale della cerimonia è il repubblicano Giovanni Bovio, deputato dal 1876, massone. Come massone e anticlericale è Ettore Ferrari, deputato liberale e scultore del monumento. Al termine della cerimonia il corteo si reca al Campidoglio per rendere omaggio al busto di Garibaldi.
Una giornata memorabile per Roma, nera per il clero. Il papa, che aveva minacciato di lasciare la capitale qualora fosse stato scoperto il monumento, passa la giornata digiuno e prostrato davanti alla statua di san Pietro mentre “l’idra rivoluzionaria debaccava per le strade della città”.   Il 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo, in tutte le chiese di Roma si celebrano messe di riparazione, e l’aristocrazia romana si reca per una funzione in san Pietro. Il 30 giugno il papa Leone XIII  denuncia l’oltraggio fatto alla Chiesa considerando il bronzo di Bruno il simbolo di “una lotta ad oltranza contro la religione cattolica”.  Civiltà cattolica, la rivista dei gesuiti, ascaro dell’attacco al mondo moderno, scrive che la statua di Bruno “segna il trionfo dei rabbi della Sinagoga, gli archimandriti della Massoneria e i capiparte del liberalismo demagogico”.  La piazza Campo de’ Fiori  “deve rinominarsi Campo Maledetto in attesa che al posto del monumento si erga una Cappella di espiazione al Cuore Santissimo di Gesù”.
E’ bene ricordare che la proposta di rimuovere la statua di Bruno dalla piazza fu avanzata dalla stampa cattolica nel 1929 in occasione della stipula dei Patti Lateranensi, incontrando però l’opposizione di Mussolini.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Altri interessanti appuntamenti:

18 febbraio – Partecipiamo tutti al sit in davanti l’Ambasciata Italiana presso la Santa Sede a viale delle Belle Arti, organizzato dall’UAAR

19  febbraio, ore 15.30
. Il Gruppo Laico di Ricerca propone in Piazza Salvatore in Lauro. Incontri per Strada: Le memorie di Tor di Nona

Ricordi raccontati nel luogo dove, nel gennaio  1949, grandi assemblee popolari sancivano l’inizio della straordinaria avventura della Repubblica Romana e dove, agli inizi dell’anno 1600, nel terribile carcere di Tor di Nona, fu imprigionato Giordano Bruno.

14/2/12

martedì, 14 febbraio 2012
14/2/12 Scrivere consente di mettere il proprio pensiero come in aspettativa, a disposizione di coloro che, oggi o domani, potranno ascoltarlo (Luce Irigaray)

Ogni tre per due mi sento chiedere se ho un profilo facebook. Me lo sollecitano perfino amici che sento tre volte al giorno al telefono. Persone con le quali raggiungo il record della telefonata chilometrica prima di cena, mi dicono che è un peccato che non sono su fb perché avrei potuto partecipare ad una discussione esaltante importante stimolante. A me sembra sufficiente avere l’email per le comunicazioni veloci, per qualche scambio di foto, e poi l’immenso mondo fatto di chiacchiere passeggiate colazioni telefonate appuntamenti.  Sembra però che io con queste convinzioni mi muova nel medioevo, e che scrivere le proprie piccole e modeste opinioni su un sito – una forma di nudità (intellettuale) che ne accoglie un’altra mi pareva – sia superato quanto firmare un assegno con la piuma d’oca.
E’ obsoleto un sito a disposizione di chiunque? A me sembra antipatico che su fb si debba chiedere se si può entrare. L’amicizia poi!  Ma l’amicizia è il più prezioso e fragile dei sentimenti, non avremo sbagliato la traduzione?
Io non sono una persona popolare e carismatica e manco voglio diventarlo, non voglio essere oggetto di curiosità, non voglio che qualcuno si aggreghi alla mia community (sic) per spiare quello che ho mangiato o di che colore mi sono fatta i capelli. Io sono una solitaria e voglio rimanerlo e quello che pensano i miei (pochi e selezionati) amici sulle questioni per me importanti lo so.
Aspirerei a leggere in rete, attraverso link blog siti lettere, delle idee (che rompano il mare di ghiaccio che è dentro e fuori di noi) delle persone che non conosco.
In questi convulsi e per molti versi drammatici giorni (come più volte scritto) scambiarsi idee anche fra sconosciuti nell’immenso mare della rete, secondo me servirebbe. (comunque mi dicono che si può fare un profilo aperto e, come insegna Bond, mai dire mai)

Tiziana Ficacci, www.nogod.it