Ma la conquista nella quale ho impegnato tutto me stesso – la più ardua – è stata quella della libertà di assentire… Se mi capiterà mai di subire la tortura – e si incaricherà la malattia, senza dubbio, d’impormela -, non sono assolutamente certo di ottenere da me stesso l’impassibilità, ma avrò almeno la risorsa di rassegnarmi ai miei lamenti (M. Yourcenar, Memorie di Adriano)
Finché si stringono in mano le ortiche non si sentono le punture. Il dolore inizia quando si allenta la presa. (G. Stein)
Robert Guédiguian è un regista francese di origine armena, che ha spesso raccontato la vita degli operai e del proletariato. Così come ne Le nevi del Kilimangiaro, che è il titolo del suo ultimo film e di una canzone del ‘66 che per i due protagonisti, Marie Claire e Michel, è la colonna sonora del loro amore. Lei lavora ad ore presso una anziana, lui è un operaio e sindacalista, che perde il lavoro per una ristrutturazione. La coppia ha due figli e un cognato in prepensionamento, al quale viene rubata una somma di denaro – un regalo dei figli per un viaggio in Africa – da un collega di Michel e come lui disoccupato. E questo è il nucleo del film, la riflessione di Michel sul furto, la presa d’atto che è morta la solidarietà di classe, il valore in cui lui aveva sempre creduto. Il giovane ladro giustifica il furto con le sue misere condizioni e scaglia su Michel invettive antisindacali. Forse è l’insoddisfazione delle nuove generazioni, ma le accuse fanno vacillare le idee di socialismo umanitario di Michel e Marie Claire.
Gli amici di Lucio Magri – che ha scelto un suicidio assistito – hanno parlato di profonda depressione determinata dalla morte dopo una lunga malattia della moglie, e dalla amarezza che la politica gli ha riservato. I commentatori in servizio permanente hanno ritenuto che i motivi per l’eutanasia non sussistessero, giacché ci sono farmaci efficaci e bravi psichiatri per curare l’ insidiosa malattia. Come sempre la libertà è la cosa più preziosa ed è equo che ognuno dica la sua, anche se francamente un prontuario delle malattie consentite per porre fine ad uno strazio è una roba che non è bello sentire. Quello che invece (secondo me) sarebbe utile, è chiedersi qual è il nostro rapporto con la morte e la malattia. Della morte si parla pochissimo, delle persone che patiscono un lutto per niente. Nessuno è attratto dai racconti estremi che riguardano la vita di un malato al punto finale e delle persone che vivendogli accanto sono state così prossime alla morte. E se pure con fatica e con l’aiuto di esperti e dell’intelligenza si può comprendere la morte, sembra impossibile accettare la consunzione del corpo che, sedato nel dolore fisico, disfa la mente.
Quanto alle speranze affidate alla politica, per molti neanche uno dei sogni della giovinezza si è avverato.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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Elio Di Rupo è diventato il premier del Belgio. I suoi genitori, contadini abruzzesi, partirono da San Valentino in Abruzzo Citeriore e arrivarono in Belgio per sfuggire alla povertà. La famiglia si stabilì a Morlanwelz cittadina vallona (tremila italiani su 18mila abitanti). Dopo appena un anno di lavoro in una miniera di carbone, il padre morì e il giovane Di Rupo rimase con la madre e i sette fratelli. Il politico ha detto: “a differenza di altri figli di immigrati i miei fratelli ed io siamo cresciuti impregnati di cultura belga perché la pubblica assistenza ci seguiva in tutto, e oggi sono fiero di essere belga e di avere radici italiane”. E’ quello che vorremmo per i giovani stranieri che oggi vivono con noi.

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