1/12/11 – Cambiare

Esistono tre tipi di despota: il despota che tiranneggia il corpo, il despota che tiranneggia l’anima, e il despota che tiranneggia sia l’anima che il corpo. Il primo viene chiamato re, il secondo papa, il terzo maggioranza (O. Wilde)

In questi convulsi e per molti versi drammatici giorni, non si dovrebbe dimenticare che il sistema partitocratrico, specialmente in questa interminabile seconda Repubblica, si è avvitato sempre di più alla Chiesa cattolica trascinando con sé il valletto fedele, ovvero i media (merita di essere citato un manager di ristrutturazioni aziendali che prima di licenziare si consulta col suo padre spirituale. Il tutto raccontato a La vita in diretta (rai1) davanti a sbigottiti dismessi operai Fiat di Termini Imerese). Non vanno dimenticati i convegni come quello del dipartimento economico del Pd che ha chiamato a raccolta il fior fiore del partito per discutere su Il lavoro nella riflessione della Chiesa di Benedetto XVI. Né la tardiva rivelazione di Concita De Gregorio che, da direttore dell’Unità, ebbe la confidenza di un importante dirigente del Pd sul disimpegno per l’elezione di Bonino alla Regione Lazio. De Gregorio ha dimostrato di essere il cane da grembo del Pd, anche se la notizia non esiste giacché l’intelligentissima Bindi aveva detto più volte che era meglio Polverini alla guida della Regione Lazio. Tenere a mente anche che Veltroni sta corteggiando Andrea Riccardi, oggi ministro, perché lo vorrebbe candidato sindaco di Roma. E anche Ignazio Marino, commentando l’eutanasia di Magri, ha parlato del partito della morte e della vita, piuttosto che c’è chi vorrebbe una scelta e chi non vuole concederla, perché oggi, ancora, chi desidera di poter morire e chi no, non sono sullo stesso piano. E, soprattutto, ricordare che questa era l’opposizione al peggiore governo della Repubblica.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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La trasmissione di Milena Gabanelli Report (rai 3), si occuperà delle vicende del san Raffaele nella puntata di domenica 11 dicembre. L’inchiesta è condotta da Alberto Nerazzini che è andato ad indagare, in Italia e all’estero, nei segreti del gruppo guidato fino a pochi mesi fa da don Luigi Verzé.

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21/11/11
Dalla distruzione di Sodoma si salvano solamente Lot, sua moglie e due delle sue quattro figlie. Ai fuggiaschi viene intimato di non voltarsi indietro, ma la moglie di Lot disubbidisce e si trasforma in una statua di sale. Sembra tuttavia aver avuto una buona ragione per girarsi a guardare Sodoma che bruciava. Due delle sue quattro figlie sono rimaste a Sodoma, sposate a uomini malvagi protagonisti del sistema corrotto di quella società. Questo drammatico racconto della Bibbia, ci mostra come in alcune situazioni sia necessario guardare avanti. Se ci voltiamo indietro quando è il momento di proiettarci in avanti, rischiamo di mineralizzarci e trasformarci in statue.

In questi convulsi e per molti versi drammatici giorni, non si dovrebbe dimenticare che gli ultimi anni partitocratrici sono stati sconciati anche dal moralismo indotto dalla trivialità dell’ex premier. Sebbene sia risultato un facile esercizio commentare le signore cooptate in parlamento e oltre (come se i loro colleghi maschi fossero stati scelti in prestigiose scuole di politica), non può essere dimenticato lo scandalo delle donne che si sono prestate, come spesso, a fare da spalla al peggior maschilismo travestito da politica. Addirittura avviando cretini dibattiti sul dubbio sentimento materno di Gelmini (già ministro dell’Istruzione) tornata al lavoro a pochi giorni dal parto. Addirittura intervistando la escort, la ragazza pentita e quella entusiasta. Addirittura elevando al rango di maestro del pensiero mogli che tardivamente prendevano coscienza dei comportamenti del coniuge. La strada del moralismo è particolarmente viscida, e si trascina via la libertà che ognuna ha di scegliere la vita che crede. Benché sia difficile condividere l’opzione di una donna che per spianarsi la strada decida di abbandonare la posizione verticale, per quanto sia improbabile che indicheremmo a modello un comportamento simile ad una nostra figlia, è ben più di un passo indietro non riconoscere l’autonomia di ogni donna, dimenticare che non esiste un modello unico di comportamento femminile e lasciarsi cadere nella misoginia giudicante. Ci vorrà parecchio per scrollarsi di dosso i bacilli del berlusconismo, ma intanto un esamino di coscienza tutto al femminile andrebbe fatto. Potranno aiutare al ripensamento le tre neoministre, personalità femminili, professioniste, classe dirigente. Sembrano essere donne – e questo indipendentemente dalle posizioni politiche e filosofiche che ognuno di noi ha – che hanno un curriculum esemplare nel loro settore, che hanno fortemente voluto la loro carriera, e che sono pure mamme e nonne così come in genere ci vogliono. Speriamo che facciano, insieme ai loro colleghi, poche cose ma serie per tutti i cittadini. E che ricordino che l’Italia è parecchio indietro rispetto ad altri Paesi dove le nostre congeneri sono premier, segretario di stato, ministri…, che abbiano presente che il governo di emergenza deve varare misure per l’occupazione femminile che ci vede nelle ultime posizioni. Sapere al governo donne che hanno studiato hanno lavorato hanno fatto fatica è incoraggiante. Certamente non è mia intenzione fare la ola ad un governo clericobancario (benché io sia favorevole al ripristino dell’Ici da cui sono stata grazie a Silvio esonerata, credo improbabile che il governo Monti sia equo al punto di far pagare la tassa sugli immobili anche alla Chiesa), ma sembra difficile pensare che le donne oggi al governo possano affermare “non sono d’accordo per gli aiuti economici alle donne sole, perché è un incentivo ad avere figli senza padre” come disse la sottosegretario al Welfare (sic) Eugenia Roccella. Appare anche improbabile che il premier Mario Monti, dal quale ci aspetteremmo una vera riforma fiscale, possa sostenere come Gianni Alemanno, incredibilmente sindaco di Roma, che “dobbiamo aumentare la pressione fiscale sui singoli e sulle coppie con pochi figli, un modo intelligente per ridistribuire i carichi fiscali più equamente, sostenendo chi investe sul futuro del paese attraverso i figli”.
Nel frattempo sarebbe auspicabile una moratoria dei talk show-chiacchiericcio appannaggio dei partiti. Magari cambiando la compagnia di giro si potrebbe iniziare a parlare di politica, che in troppi credono sia il sistema partitocratrico.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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