Il 16 novembre 1922, presentando alla Camera la propria compagine ministeriale, Mussolini pronunciò parole assai chiare sui diritti riconosciuti dal governo alle varie religioni: “tutte le fedi religiose saranno rispettate, con particolare riguardo a quella dominante che è il cattolicesimo”. Il 22 novembre il sottosegretario alla Pubblica istruzione Dario Lupi dispose la ricollocazione del crocefisso , definito il simbolo della religione dominante dello Stato, in tutte le aule delle scuole elementari dalle quali era stato rimosso. Come venne osservato con soddisfazione, in meno di un quinquennio il crocefisso tornò al Colosseo, sul Campidoglio, nelle scuole, nelle caserme, nei tribunali, negli uffici pubblici, e, sull’esempio di questi, in moltissimi uffici privati. Un mese dopo, il 26 dicembre 1922, il nuovo ministro della Pubblica istruzione Giovanni Gentile annunciò che intendeva fare dell’insegnamento della religione cattolica “il principale fondamento del sistema della educazione pubblica e di tutta la restaurazione morale dello spirito italiano”. In quel momento il governo era di coalizione; né totalitario né dittatoriale”.( Michele Sarfatti, storico)
I patti lateranansi firmati nel 1929 tra Mussolini e Pio XI (rappresentato dal cardinale Gasparri), oltre a garantire alla Chiesa la libertà spirituale e il suo governo, stabilirono che lo Stato pagasse una forte somma a risarcire ciò che era stato perso con l’Unità d’Italia, concessero una porzione di Roma, il Vaticano, permisero il riconoscimento civile del matrimonio religioso, accordarono l’insegnamento religioso nelle scuole e il riconoscimento giuridico degli ordini religiosi. Inoltre lo Stato si faceva carico di molte spese, la congrua, concesse un vero stipendio statale ai preti nell’esercito e nelle scuole (pure oggi sono scelti dalle diocesi e retribuiti dallo Stato).
Finito il fascismo e nata la Repubblica venne inserito nella Costituzione (1948) l’art. 7,
L’Articolo Sette/Togliatti ce lo dette/Guai a chi ce lo toglie/Dice al marito la moglie (Mino Maccari)
di fatto una conferma dei patti siglati dal duce. I democristiani per un ricambio generoso all’aiuto avuto, i comunisti perché volevano mantenere la pace religiosa.
Siamo profondamente convinti che la pace religiosa è un bene altamente apprezzabile, ma per noi la garanzia della pace religiosa è nello Stato laico, nella separazione delle responsabilità e dei poteri… La Repubblica che andiamo fondando avrà un senso e un significato se continuerà, superandolo, il Risorgimento, non si tornerà indietro su quello che è stato acquisito dal Risorgimento. Noi stiamo tornando indietro, cosa di cui siamo preoccupati come socialisti, ma soprattutto come italiani (Pietro Nenni – dal discorso dell’Assemblea costituente del 27 marzo 1947)
Il comunismo clericale diventa letteratura con Giovannino Guareschi
“Si era ormai a Pasqua: radunati in sede tutti i capoccia del capoluogo e delle frazioni, Peppone stava sudando come un maledetto per spiegare come i compagni deputati avessero fatto benissimo a votare per l’approvazione dell’articolo 7. Prima di tutto è per non turbare la pace religiosa del popolo, come ha detto il Capo, il quale sa benissimo quello che dice e non ha bisogno che glielo insegniamo noi. Secondariamente per evitare che la reazione sfrutti la faccenda piagnucolando sulla triste storia di quel povero vecchio del papa, che noi cattivoni vogliamo mandare ramingo per il mondo… perché il fine giustifica i mezzi e per arrivare al potere tutto fa brodo. In quel preciso istante la porta dello stanzone si spalancò ed entrò don Camillo con l’aspersorio in mano, seguito da due chierichetti col secchiello dell’acqua santa e la sporta per le uova. Senza dire una parola, don Camillo si avanzò di qualche passo e asperse d’acqua santa tutti presenti …e fece il giro ficcando in mano a ciascuno dei presenti un santino. E fu come se fosse passato il vento stregato che fa diventare di sasso la gente. A bocca aperta Peppone guardò sbalordito il santino che aveva tra le mani, poi guardò la porta, indi esplose in un urlo quasi disumano: Tenetemi o l’ammazzo”(Giovannino Guareschi, La Bomba, da Don Camillo)
Nel 1957 la rivista Il Mondo diretta da Ernesto Rossi avanzò la proposta di abrogare il concordato attirandosi proteste del mondo cattolico e non solo. Successivamente la questione è stata ripresa solo da Pannella. Una consistente parte del partito socialista (in particolare Lelio Basso) , i repubblicani (Giovanni Spadolini) alcuni indipendenti (Ferruccio Parri) chiedevano almeno una revisione, soprattutto per la questione dell’incongrua e anticostituzionale (già dal 1948) dicitura di “unica religione di Stato”, i finanziamenti e la scelta degli insegnanti nelle scuole. Ma il fronte laico non riuscì mai a compattarsi perché la maggioranza dei parlamentari composta da democristiani e comunisti temevano come la peste di alienarsi la Chiesa. Oltre a Il Mondo, anche il Corriere della Sera nel 1977 fece grandi campagne giornalistiche sui privilegi economici della Chiesa. Fiorirono in quel periodo commissioni di studio, bozze di revisione… ma la Chiesa aveva alleati – come si dice oggi bypartisan – in Parlamento.
Nel 1984 il Presidente del Consiglio Betino Craxi insieme a Giovanni Paolo II (rappresentato da mons. Casaroli), siglarono un accordo di modifica del Concordato. Venne votato da tutto il Parlamento con l’astensione dei liberali e il voto contrario dei radicali e del Pdup. Fu un compromesso, probabilmente molto al ribasso, Craxi disse che era solo un primo gradino, ma ad oggi il secondo ancora non è stato salito. Si abolì con quella firma l’assurdo riferimento al cattolicesimo come unica e sola religione ufficiale (che tante umiliazioni costò ai bambini e adolescenti (e loro genitori) che dovevano passare attraverso le forche caudine del preside e degli insegnanti per essere esonerati dall’insegnamento cosa che li esponeva alla gogna dei bambini (e dei loro genitori) nati con lo stigma del cattolicesimo). Si abolì la congrua sostituita dal volontario 8 per mille, si stabilì una maggiore autonomia nel diritto di famiglia. Ma il veleno, si sa, è nella pratica. Dopo un primo anno in cui i liberi contributi dell’8 per mille scarseggiavano, si ricorse ad un meccanismo truffaldino (messo a punto da Tremonti, noto tributarista chiamato per una consulenza al ministero delle Finanze da Rino Formica), la soppressione dell’obbligo dell’ora di religione costrinse a inserirla facoltativa perfino nella scuola materna (!) e sempre durante l’orario scolastico, si stabilì che le scuole private cattoliche avessero un trattamento scolastico come quelle statali , ma senza rendere nessun conto allo Stato, si concessero privilegi ad enti religiosi che dichiaravano di svolgere un servizio sociale. Via l’Iva su terreni, fabbricati e via soprattutto la tassa di successione. Inoltre, sulla schiena dello Stato anche gli oneri per la costruzione e la manutenzione di edifici di culto, per la tutela del patrimonio artistico gestito da enti e istituzioni ecclesiastiche.
Veniamo all’oggi. Nel 2007 l’Ue ha chiesto spiegazioni all’Italia sull’eccesso di privilegi della Chiesa in materia fiscale, sollevando un polverone tra le gerarchie ecclesiastiche e la partitocrazia.
Nell’ultimo ventennio in modo incrementale sono stati introdotti nuovi favoritismi: l’esenzione Ici e Ires, nuovi finanziamenti alla editoria cattolica, convenzioni privilegiatissime nel settore sanitario.
Ho sempre inteso e sempre chiaro fummi/Che argento ch’a lor basti non han mai/O veschi, o cardinali, o pastor summi (Ludovico Ariosto, Satire,1534)
Nel 2011 (irpef 2010) la Chiesa cattolica con l’8 per mille ha raccolto 1.118 milioni di euro. E’ noto che la volontarietà dei contribuenti è apparente, perché è il 35% dei contribuenti che attribuisce l’8 alla Chiesa cattolica. Poi ci sono i 360 milioni per gli stipendi degli insegnanti dell’ora di religione, 460 milioni per il culto pastorale, 235 milioni per interventi caritativi, 700 milioni versati da Stato e enti locali per le convenzioni (scuola e sanità).
Venite, la celebre,
La santa Bottega,
A prezzi di fabbrica
Vi scioglie, vi lega,
Fa spaccio di meriti,
Cancella peccati…
Venite! I solvibili
Saranno beati!
(Olindo Guerrini, In morte di un reverendo strozzino, 1877)
Naturalmente questo accade solo in Italia. In Spagna esiste un meccanismo simile all’8 per mille, ma le quote non espresse rimangono nelle casse statali. In Germania c’è nel modulo delle tasse la possibilità di dare il 9 per mille a qualsiasi religione, nel resto dell’Europa i contributi volontari alle religioni sono slegati dalle tasse che i cittadini versano allo Stato. Nella manovra economica nessun contributo è stato richiesto dallo Stato alla Chiesa cattolica.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
