Archivio di ottobre 2011

30/10/11 – Partitocrazia

domenica, 30 ottobre 2011

“Che male c’è? Le Maserati sono italiane e costano meno delle berline tedesche… anche se io preferisco servirmi di una vecchia e solida Audi perché la Maserati la reputo troppo sportiva”. Così il ministro La Russa replica al deputato Fiano che ha denunciato lo sperpero di denaro pubblico alla Difesa a causa dell’acquisto di 19 Maserati blindate destinate ai dirigenti del ministero
Tutti i tuoi ministri, tutti i tuoi funzionari ti ubbidiscono per non essere defenestrati; ma l’intera nazione si vergogna. Il tuo genio proteiforme possa suggerirti la via per rimediare al tuo errore. Siimi grato dell’avvertimento. Ti saluto con un grido terribile: Italia! Italia! Italia! (dalla lettera del 12 settembre ’38 di Angelo Fortunato Formiggini a Mussolini)

Ci piacerebbe credere che B. sia una persona unica, purtroppo è una parte di noi, una cellula del nostro dna collettivo. C’è un B. in ognuno di noi ed è per questo che non riusciamo a sbarazzarcene.
La politica del fare – o meglio, del dire – ha portato all’irrilevanza gran parte delle forze politiche e sociali dando peso e visibilità alla Chiesa cattolica, la più corrotta delle istituzioni. La Santa Sede, che in Italia è il vero potere, strozza con nastri di seta, garbo e intuito. E ha intuito per prima come il vanesio B., non in linea con quello che le gerarchie considerano corretto, era ricattabile: la sua amoralità e incoerenza ha consentito concessioni economiche e stretta sui temi sociali, quelli che i cosi neri contro la patria e la modernità, chiamano temi etici. B. come un virus ha infettato la politica italiana, convincendo i suoi oppositori che per abbatterlo l’unico antibiotico sia un leader cesarista al pari di lui.
Intanto sarebbe utile sapere cosa intende fare il partito più grande dell’opposizione.
Vuole un governo tecnico? Le elezioni? L’alleanza con Di Pietro e Vendola? L’alleanza con Casini? Per la candidatura a Palazzo Chigi, Bersani Zingaretti o Renzi? Le idee per uscire dalla crisi quelle della Fiom o quelle della Bce?
E’ evidente che Silvio è re per difetto dei suoi oppositori, ma a defenestrarlo ci debbono pensare i cittadini con armi (figurate) proprie? I cittadini protestano non quando lo stomaco è vuoto, come amerebbero pensare gli antiquati deputati assisi in parlamento, ma quando sono consapevoli delle ingiustizie che subiscono. E che non vengono solo da B., ma vengono dalle infinite legislature di Bindi che non darebbe mai in adozione un bambino ad una coppia di omosessuali, dall’arroganza di D’Alema che invoca l’intervento del Vaticano contro B., dal barocco Vendola che intitola un aeroporto pugliese a Gran Premio II e forse vorrebbe fare l’attore, dal giustizialista Di Pietro che ha portato Scilipoti alla Camera. Via B., ma via anche questo vecchiume privilegiato e incolto buono solo per i talk show degli agevolati giornalisti di regime

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

1/07/04 – Padrepio Superstar.

sabato, 29 ottobre 2011

Padrepio Superstar, batte la Madonna 2 a 1 e conquista la prima fila per la nomina a Santo Protettore degli Ostaggi.

NO GOD – Atei per la laicità degli Stati osserva con ammirazione l’irresistibile ascesa di Padre Pio nella devozione popolare. Da un’indagine da noi effettuata nel cimitero romano di Prima Porta abbiamo rilevato che a partire dal 1999, anno della beatificazione, le immagini del santo di Pietralcina su loculi e tombe sono superiori a quelle della Madonna in un rapporto di 2 a 1, ma la performance aumenta progressivamente a partire dal 2002, anno della santificazione. Il fenomeno è senza precedenti, infatti nessun altro santo – nemmeno i popolarissimi San Francesco e Sant’Antonio – godono di tanta devozione nei cimiteri, anzi le loro immagini sono del tutto assenti in quel contesto. L’unica concorrenza che abbiamo rilevato, ma si tratta di un fenomeno esclusivamente romano, è quella di bandiere e stendardi della Roma e della Lazio che, in un rapporto pressoché identico (2 a 1), colorano il desolato panorama cimiteriale in ricordo dei tifosi defunti. Ma l’irresistibile ascesa di Padrepio nell’olimpo cristiano si arricchisce di ulteriori attribuzioni miracolose, che lo pongono in pole position per la futura nomina a santo protettore degli ostaggi, essendogli stato attribuito anche il merito della liberazione degli ostaggi italiani in Irak. E per arricchire con il dovuto sfarzo tanta apoteosi gli industriali pratesi hanno donato oltre un chilometro di tessuti preziosissimi per realizzare i paramenti sacri necessari ad abbigliare suntuosamente 10 cardinali, 120 vescovi e 500 sacerdoti partecipanti all’inaugurazione della nuova chiesa a lui dedicata a S.Giovanni Rotondo. Lasciamo ad altri il calcolo di quanta ricerca scientifica in campo medico si sarebbe potuto finanziare con i molti milioni di euro costati la chiesa e l’inaugurazione.

28/10/11 – Rosso pompeiano

venerdì, 28 ottobre 2011

E’ fatta! La Ue ci da 105 milioni di € (Galan, ministro dei Beni culturali)
E’ complicato proteggere case vecchie di duemila anni dal sole dalla pioggia dai terremoti. Ci vuole una amministrazione internazionale (M. Beard, Daily Telegraph)

Da quanto tempo non andate a Pompei? Se, come la maggioranza degli italiani, ci siete andati con la gita scolastica, forse è bene che lasciate intatto il ricordo. Se invece ci siete tornati, è fin troppo banale riconoscere in questo bene unico che si sbriciola, le condizioni del nostro umiliato Paese.
Sterpaglie erbacce e arbusti sono ovunque, guide improbabili sono divise per bande e si contendono i turisti più sprovveduti e polposi, i cani randagi sono pericolosi e molestano le caviglie dei visitatori che alla fine gli cedono la rosetta con la bresaola  nel tentativo di liberarsene.
Ogni anno due milioni e mezzo di turisti si recano a Pompei, e più di un milione va in pellegrinaggio al santuario dedicato alla Madonna. Ma, secondo i calcoli della banca Merril Lynch, sono solo il 5% i benefici economici che vengono tratti da questo bengodi che ci è toccato in sorte. Incredibilmente delle 160 persone che lavorano nella zona archeologica, ci sono solo cinque operai e un (1) archeologo. Fino a 18 anni fa c’era un mosaicista che, andato in pensione, non è stato sostituito. La municipalità che non è in grado di trarre beneficio dai suoi beni sarebbe felice di radere al suolo la zona archeologica. I pompeiani accusano i turisti di fare traffico e produrre spazzatura. Nei brutti bar e ristoranti si mangia da schifo e si spende tanto. Incredibile a dirsi ma fuori dall’ingresso degli scavi c’è un vivace giro di prostituzione che, insieme alla madonna di Pompei con le stelle in testa, racconta dell’Italia più di quanto vorremmo sapere.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Secondo le stime dell’Unfpa (United Nations Population Fund) entro il 31 ottobre saremo 7 miliardi.
E’ probabile che il traguardo sarà superato grazie a un bebè asiatico, considerati i ritmi di crescita demografica di quel continente.
Vediamo come siamo arrivati a questo incredibile numero in appena 200 anni

1804 – 1 miliardo
la città più popolata è Pechino con un milione e 100mila abitanti
1927 – 2 miliardi
in appena 123 anni la popolazione raddoppia e arriva a 2 miliardi di cui ¼  vive in Cina. Si svolge a Ginevra la Conferenza sulla Popolazione e per la prima volta si parla di sovrappopolazione.  In Italia ci sono 30 milioni di abitanti
1960 – 3 miliardi
si è arrivati a questa cifra nonostante i 50 milioni di morti (militari e civili) della II guerra mondiale. in questi anni Città del Messico passa da 5 a 9 milioni di abitanti
1974 – 4 miliardi
un miliardo in più in soli 14 anni. Nel 1980 la Cina raggiunge 1 miliardo. In Italia si arriva a 55 milioni
1987 – 5 miliardi
l’11 luglio si raggiungono i 5 miliardi e in quella data si celebra la Giornata della popolazione
1999 – 6 miliardi
continua ad aumentare il ritmo di crescita, un miliardo in appena 12 anni. L’India raggiunge il miliardo di persone
2011 – 7 miliardi
secondo le stime dell’Unfpa raggiungeremo gli 8 miliardi nel 2025 www.unfpa.org

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26/10/11 – Zona grigia?

mercoledì, 26 ottobre 2011

“Come hai fatto ad andare in rovina?” chiese Bill. “In due modi”, rispose Mike, “gradatamente prima, e poi di colpo” (Fiesta)
E’ impressionante vedere membri del governo e sindaci di importanti città che hanno passato gran parte della loro vita a esaltare il fascismo e a contrapporsi con la forza a giovani di opposta ideologia, scagliarsi con impetuosità contro i violenti di oggi.  Se fossi un poliziotto mi rivolterei all’idea che a prendere le mie difese siano personaggi privilegiati che – senza autocritica – sono passati dagli scontri di strada  alle poltroncine del potere concesse dalla fatina B. Moralismo? Consentito, quando a fare la morale ci sono persone dalla biografia discutibile che governano (dal post precedente)

In linea di massima sarei contro la violenza, anche se alcuni schiaffi a quei piccolo borghesi con due soldini che allignano nel mio condominio e – ahimè – tra i consanguinei,  li darei più che volentieri pure convinta che gli farebbero bene.  Ma è veramente insopportabile che negli inutili dibattiti giornalistici con i soliti più che decotti politici, i violenti delle manifestazioni siano individuati e condannati come gli attentatori delle libertà democratiche. Intanto, perché è detestabile la logica del capro espiatorio. Intanto, perché un solo grande banchiere ci mette un minuto a fare molti più danni di mille black bloc. Intanto, perché un solo presidente del Consiglio riesce a trascinare nel fango un intero paese con poche mosse. Intanto, perché quando c’è un comune sentire tra la partitocrazia e i media la definizione corretta è stampa di regime.
Ma hanno coscienza i furbi – non intelligenti – membri della partitocrazia che chi sfila nelle strade non li sopporta più e che non hanno nessuno che li rappresenta in Parlamento? E dagli e dagli è pure normale che si fanno proseliti, che saranno reclutati i più giovani, e che, a furia di sgolarsi inascoltati, magari viene pure la voglia di menare le mani. E’ il funzionamento fisiologico delle democrazie, e quando gli scontri di piazza diventano violenti negli altri paesi, è successo a Londra proprio questa estate, nessuno ha gridato alla fine della democrazia o al regicidio.
E ancora, siamo proprio certi che l’Italia sia un paese democratico? Non dovrebbe questa parola includere equità, pari opportunità, giustizia?  Si dice che un paese è democratico quando elegge una maggioranza, ma perché sia vero ciò dovrebbe avvenire in un ambiente democratico. La legge elettorale italiana lo è? Tutti i cittadini hanno la possibilità di essere correttamente informati? I grandi giornalisti delle importanti testate, informano liberamente o rispondono solo ai loro editori?
Capita che in ambiente scarsamente democratico le libere elezioni eleggano dei dittatori, rappresentanti di movimenti terroristi, partiti fondamentalisti : capita fuori dall’Italia – e siamo pronti a riconoscerlo – ma non solo.
E ancora, è francamente insopportabile la velenosità di sindaci di importanti città e membri del governo che si scagliano contro chi ha fatto cose così simili alle loro. E’ noto a tutti i selci romani che nell’82 l’attuale sindaco di Roma finì in carcere per aver gettato bottiglie incendiarie contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica. Venne poi assolto, e va bene così, talmente bene che nessuno di noi si scandalizza che, assolto, sia entrato nel cosiddetto gioco democratico. Ma è mai possibile  che questo uomo odi così tanto il suo passato al punto di dare addosso su gesti che gli evocano quei ricordi? Un passato male elaborato che porta alcuni leader a rincorrere una rispettabilità piccolo borghese-istituzionale. E questo tipo di politici con la spada sguainata (spesso col crocefisso sfoderato) sono proprio come i piccolo borghesi, che appaiono sempre un po’ goffi, col colletto della lacoste alzato e la sintassi malferma, a parole anticonformisti ma convenzionali e ridicoli come il comò rococò.  Non è moralismo questo, in caso sicurezza e orgoglio delle proprie origini, sociali e politiche. E poi non è moralismo fare la morale ai piccolo borghesi che intossicano la nostra società e ai politici che hanno biografie discutibili e governano l’immagine del paese.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Il compromesso storico lo faranno i preti.

martedì, 25 ottobre 2011

Dopo il convegno di Todi sta prendendo corpo la nuova strategia politica del Vaticano. Non più una riesuazione della DC fatta dai vecchi e nuovi democristiani di PD, UDC e PDL, ma un partito tutto nuovo con l’innesto anche dei vecchi comunisti depurati delle pretese laiciste. In pratica i gerarchi vaticani, dopo la diffusione del documento del Pontificio Consiglio per la giustizia e la pace con il quale accettano e sponsorizzano la lotta al liberismo in economia (ultima frontiera dei nostalgici del comunismo), lasciano intravvedere il nuovo partito che si accingono a sperimentare in Italia. E’ una chiara apertura all’apporto dei combattenti e reduci della frammentata diaspora comunista. Ma questo avrà un prezzo che in nome della lotta al capitalismo tutti i vecchi comunisti sono pronti a pagare : nessuna parità di diritti per le coppie omosessuali, revisione e forse abolizione della Legge 197 sull’aborto e approvazione immediata della Legge sulla Tortura Obbligatoria di Fine Vita. E’ chiaro che la crisi economica mondiale che attraversiamo è frutto dei meccanismi perversi dell’arricchimento facile e truffaldino a cui il sistema capitalistico vigente ha dato spazio e licenziosità. Ed è altrettanto evidente che un’ organizzazione sociale bimillenaria come la chiesa cattolica non poteva non accorgersi della fine epocale del capitalismo selvaggio. E con invidiabile tempestività si sono affrettati a mettere il cappello sulle riforme del sistema a cui le autorità finanziarie e monetarie internazionali dovranno necessariamente ricorrere. In attesa di questi eventi di portata planetaria nella piccola ma significativa Italia si sperimenta il compromesso storico, in salsa cattolica, fra cristianesimno e marxismo. Censurando, ovviamente, ogni riferimento alle religioni come oppio dei popoli.



20/10/11 – Daspo

giovedì, 20 ottobre 2011

Da cattolico non mi ha mai convinto l’idea che dovessi schierarmi in un partito o in un altro, al contrario continuo a pensare che il contributo delle proprie convinzioni può essere dato efficacemente in qualsiasi organizzazione, meglio senza l’ostentazione dell’appartenenza al mondo cattolico (molleo 81, lettera al Corriere della Sera)
Non ritengo
che il Paese abbia bisogno dei cattolici, anzi. L’esempio che ci fornisce la storia è che la religione non solo non è un collante, ma al di sopra di una massa critica di popolazione diviene invece un forte elemento di divisione. Con ciò non vorrei certo negare ai cattolici l’espressione, ma rimane assodato che non possono essere maggioranza nel dibattito bensì voce autorevole quanto quella dei non religiosi (Sergio S., lettera al Corriere della Sera)

Chissà se prima o poi la partitocrazia italiana sarà studiata con la stessa attenzione con cui l’entomologo seziona l’insetto. Mentre il mondo si scuote e anche in Italia si gettano alle ortiche gli schematismi e le contrapposizioni partitiche per porre al centro del dibattito il capitalismo, le banche e la falsa democrazia che gli regge il gioco, la partitocrazia vede come organizzarsi per il futuro. Al momento non sappiamo se gli indignati italiani saranno ridotti all’afasia dai total black o dai parlamentari che, lontanissimi dai bisogni materiali ed etici delle persone, si stanno avvitando da venti anni su B. si e su B. no, con il solo risultato di tenerlo inchiodato al suo posto. (E a tal proposito non possiamo esimerci dal ricordare la pessima figura fatta dalla sedicente opposizione con la sciagurata scelta di lasciare per un giorno il Parlamento ad un manipolo di sostenitori di un governo putrescente. Il tutto per meglio gettarsi sui microfoni di giornalisti compiacenti).
Nel frattempo assistiamo a scene orribili: è impressionante vedere membri del governo e sindaci di importanti città che hanno passato gran parte della loro vita a esaltare il fascismo e a contrapporsi con la forza a giovani di opposta ideologia, scagliarsi con impetuosità contro i violenti di oggi. Se fossi un poliziotto mi rivolterei all’idea che a prendere le mie difese siano personaggi privilegiati che – senza autocritica – sono passati dagli scontri di strada alle poltroncine del potere concesse dalla fatina B. Moralismo? Consentito, quando a fare la morale ci sono persone dalla biografia discutibile che governano.
Non bastasse questo indecente spettacolo abbiamo l’evergreen, cioè la Chiesa all’attacco.
Le gerarchie ecclesiastiche vogliono occuparsi di tipologie familiari – materia che dovrebbe essere competenza di sociologi o avvocati matrimonialisti – di diritti civili, diventati grazie a loro temi etici, di medicina, di scienze. Se ne fregano di illuminare noi agnostici dubbiosi senza fede, sull’enigma della transustanziazione, sulla resurrezione dei corpi, sul mistero della trinità, la possibilità dell’aldilà, ecc ecc. Argomenti interessanti, sicuramente di più rispetto allo spirituale tema della reversibilità della pensione per il partner superstite nelle coppie di fatto etero od omo. Ma, per questi sordidi tromboni che hanno fatto dei loro corpi la loro dolorosa prigione, decidere come morire e come vivere sono temi più importanti dei dogmi, perché sanno che i popoli non si governano con le avemaria e i padrenostro.
Siccome i cattolici che sono in diaspora in tutti gli schieramenti non accettano integralmente la concezione laica dello Stato, sarebbe un bene che si costituissero in un partito unico finendo una ipocrisia fastidiosa che ostacola la contemporaneità. Meglio finirla con queste doppiezze, meglio che la Chiesa partecipi in modo limpido e trasparente alle contese politiche così come accade, ad esempio, negli Stati Uniti. Purtroppo nella nostra Costituzione (che, ahimè, non è la più bella del mondo) c’è l’art. 7 che impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. Unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio. Nel frattempo i nostri parlamentari rimangono inutilmente asserragliati nei talk show a mangiare brioche, mentre nei sacri palazzi si decide il nostro futuro (senza neanche massacrarsi con la farsa delle primarie).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

SS PQR : Sempre e Solo Preti Qui Regnano.

mercoledì, 19 ottobre 2011

La “reconquista” dell’Italia da parte dello Stato Pontificio è stata celebrata ufficialmente il 20 settembre dell’anno scorso quando il cardinale Bertone, Segretario di Stato Vaticano e plenipotenziario del Papa Re per i rapporti internazionali, ha officiato da solo alla Breccia di Porta Pia, davanti alle autorità (?) civili completamente mute, la cerimonia di presa di possesso di Vaticalia. A distanza di un anno i conquistatori, attraverso l’intervento del generale-cardinale Bagnasco, capo del Governo Ombra dei vescovi che controllano e guidano la politica vaticaliana, hanno dettato la linea politica che dovranno seguire i cattolici impegnati in politica, a cominciare da quelli attivi nel mondo del lavoro che hanno promosso l’incontro di Todi. Confuse e contraddittorie le reazioni dei politicanti, soprattutto quelli del PD-Partitus Dei e del PDL-Popolo della Libertà vigilata dal Vaticano, Protesi i primi a valutare le conclusioni di Todi come un benservito a Berlusconi, e convinti i secondi di aver ricevuto invece un sostegno clamoroso alla loro politica e al loro leader. Al di là di queste opposte valutazioni a Todi è emerso soprattutto che dietro la definizione di “valori non negoziabili” il generale-cardinale Bagnasco e il suo Governo Ombra guardano soprattutto ai valori economici e ai privilegi fiscali di cui gode la chiesa cattolica e il suo sterminato indotto di enti religiosi e associazionismo laico. Il tutto dietro una presunta difesa della vita a spese del diritto delle donne a decidere sulla propria maternità e di uomini e donne a decidere sulla propria salute, il proprio corpo e la propria vita. E naturalmente anche a spese del riconoscimento giuridico dei rapporti affettivi non approvati dalla morale cattolica. Su questa affermazione evidente di uno “stato etico” legittimato dall’adesione incondizionata da parte di tutti i maggiori partiti (esclusi i radicali) all’etica conclamata e codificata dalla dominante religione cattolica si consumerà l’ultimo barlume di laicità costituzionale. Per difendere i cittadini dalla definitiva trasformazione di vaticalia in Vicereame del Papa Re lanciamo  un appello ai cittadini e alle associazioni laiche  per convocare gli Stati Generali sulla Laicità. Prima che si troppo tardi

Bagnasco getta la maschera e appare Khomeini.

martedì, 18 ottobre 2011

Straordinaria epifania a Todi dove il generale-cardinale Bagnasco è finalmente apparso in tutta la sua straordinaria somiglianza con il teologo-politico che ha realizzato la rivoluzione islamista in Iran. Non solo detta la linea politica al partito unico cristianista che sorgerà sulle macerie del berlusconismo da una parte e del compromesso storico dall’altra ma, come Khomeini, avrà anche il sostegno dei pasdaran del popolo in salsa cattolica, quei rappresentanti dei lavoratori che ieri a Todi si sono uniti a lui come gli islamo-comunisti sostennero in un primo momento la rivoluzione iraniana. Quelli che poi furono prima emarginati se insistevano sulle rivendicazioni sociali, ma subito integrati nelle forze di repressione se si adeguavano alle linee dettate dagli ayatollah. C’è addirittura una somiglianza incredibile fra la CEI, il Governo Ombra dei vescovi che controlla e guida da sempre la politica vaticaliana qualunque sia il goerno in carica, e quell’autocrazia rappresentata dal gran consiglio degli Ayatollah che, dopo la morte di Khomeini, oggi ha al suo vertice quella sorta di “papa” sciita che oggi è Khamenei. L’unica differenza è che i catto-ayatollah italiani e il loro capo, il generale-cardinale Bagnasco, a differenza degli autocrati islamisti iraniani, hanno al di sopra di loro il Papa Re, Ma questo nel nostro Paese significa solo che il potere cei catto-ayatollah sarà ancora più forte e pervasivo come si è già evidenziato nella prolusione di Bagnasco che ieri ha subito preteso il riconoscimento della funzione pubblica della religione. Vale a dire che è un pubblico servizio e va compensato con pubbliche finanze. Prepariamoci a pagare molto più dell’ottopermille, fra poco i preti diventeranno pubblici funzionari nel parastato di dio. Ma c’è anche di più. Dice Bagnasco: nessuno si azzardi a mettere in discussione i valori morali non negoziabili che la CEI impone ai governi vaticaliani di qualsiasi colore. L’etica cattolica prevale. E così si chiude il cerchio e Vaticalia diventa uno “stato etico” certificato e garantito dall’etica imposta in esclusiva dalla chiesa cattolica. Sotto il governo dei catto-ayatollah che però non hanno ancora indicato chi sarà l’Ahmadinejad italiano di loro fiducia.

Tutta colpa dei radicali !

venerdì, 14 ottobre 2011

Volevano suonarle a Berlusconi con l’Aventino prima e poi con il trucchetto del numero legale ma ne sono usciti suonati. Però hanno trovato subito i colpevoli : i radicali, che Rosi Bindi, quella che secondo Berlusconi è più bella che intelligente, ha additato al pubblico disprezzo con amabili definizioni stercorarie. Non importa che i numeri e lo svolgimento reale degli eventi dimostri che le accuse ai pannelliani sono infondate. Quello che importa per i cristianisti del PD che non li sopportano e che da sempre non vedono l’ora di liberarsene è che stavolta ci riusciranno. E potranno correre all’abbraccio finale con i cristianisti dell’UDC e anche del PDL per fondare finalmente il Partito del Papa Re.

Maurizio Turco, deputato radicale, ha dichiarato:
I deputati radicali sulla fiducia al Governo Berlusconi hanno votato contro.

Lo hanno fatto non appena è finita una riunione che si è resa necessaria dopo che, alle 9,30 circa del mattino, Dario Franceschini ci ha comunicato – come se fossimo a  sua disposizione – la decisione delle opposizioni di tentare di far mancare il numero legale.Il tempo di convocarci, discutere e decidere di partecipare al voto per gli stessi motivi per i quali avevamo partecipato ai lavori d’aula di ieri e cioè il rispetto delle Istituzioni e della funzione parlamentare. Come sempre, da sempre.Sapendo anche di correre un rischio : quello di non avere la possibilità di informare i cittadini, di spiegare i fatti.In relazione alle supposizioni fantasiose che hanno cominciato a circolare invitiamo a prendere atto che il Presidente constata la presenza o meno del quorum alla fine delle votazioni (e non alla prima chiama). Alla fine della seconda chiama i numeri sono stati i seguenti:Presenti e votanti 617
Maggioranza 309

Hanno risposto sì 316
Hanno risposto no 301

Sulla base di questi numeri e visto che i radicali presenti erano 5, essendo Elisabetta Zamparutti impegnata in Ruanda, ed avendo votano No, per chi ha rudimenti aritmetici tirarli in ballo per attribuirgli chissà quali responsabilità è frutto di un misto tra ignoranza e malafede. Dunque i radicali non sono stati in alcun modo determinanti: né al raggiungimento del quorum né a quello della fiducia. Al contrario dei due deputati del PD e dei due deputati dell’IDV – nominati rispettivamente dal PD e dall’IDV – passati alla maggioranza da qualche mese.
Per chi nella giornata di oggi (domani per i quotidiani) con qualsiasi mezzo dovesse diffondere o rilanciare notizie false e tendenziose preannunciamo il ricorso all’autorità giudiziaria.

Marco Pannella: PD ha regalato un nuovo successo a Berlusconi. Sospetto che siano masochisti.

‘Non possiamo fare di mestiere quelli che salvano i carcerati e i Democratici. Sono riusciti a regalare di nuovo al povero Berlusconi un altro successo’. Il leader dei Radicali Marco Pannella torna a criticare il Pd dopo il voto sulla fiducia.‘Sospetto che ci sia del masochismo -aggiunge Pannella a margine del congresso straordinario dell’Unione delle Camere penali- Anche quando l’altro è ridotto a polpette, quelli che sono mangiati sono loro’.
E a chi nel Pd ritiene che le strade tra i democratici e il partito di Pannella siano ormai separate, il leader dei Radicali risponde: ‘se ci tengono a essere totalmente dipendenti dalla loro mediocrità, facciano pure’.

15/10/11 – Senza limiti

venerdì, 14 ottobre 2011

Silenzio! Sua santità Pio XII sta insegnando alla morte come si arrota la falce (Indro Montanelli, Ritratti taglienti per cadaveri eccellenti, Rizzoli)
Noi occidentali ci riteniamo più civilizzati, ma manteniamo un lato intollerante. Basta pensare alla Chiesa: pratica la tolleranza, non il rispetto. Cioè, “tu mi fai schifo, ma puoi comunque starmi vicino” (Marcello Simoni, autore del libro Il mercante di libri maledetti, Newton Compton)

Nei giorni scorsi autorevoli membri della Chiesa cattolica si sono incontrati con i lefebvriani ad Albano laziale. Per dirsi cosa?
Come è noto, le incomprensioni tra ebrei e cattolici si sono accentuate per la liberalizzazione fortemente voluta da Benedetto XVI dell’antico messale di san Pio V che, nella versione precedente a quella rivista nel 1962 da Giovanni XXIII contiene l’invocazione pro perfidis iudaeis.  Una mossa dettata dall’antisemitismo mai estirpato completamente dal cattolicesimo alla quale ben presto si è  aggiunta la revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebrviani (tra cui Williamson, sostenitore di tesi negazioniste sulla shoah) e la volontà del papa di sbloccare il processo di beatificazione e canonizzazione di Pio XII.

Il giudizio sulla figura di Pio XII dovrebbe tenere conto del suo silenzio su tutta la storia d’Europa fin dall’ascesa del fascismo in Italia e del nazismo in Germania. Pio XII diventa papa nel 1939, ma prima è stato Segretario di Stato e in questo ruolo ha attuato il concordato con il regime nazista nel 1933. Non risulta essersi mai speso in quegli anni a favore dei tedeschi che si opponevano a quel regime, cattolici e non. Anzi, l’allora cancelliere Bruening scrive nelle sue memorie che il Segretario di Stato Eugenio  Pacelli, futuro Pio XII, premette per un intervento di Hitler  a fianco dei falangisti nella guerra civile spagnola. Tra i primi atti del suo pontificato è documentato l’avvicinamento a Charles Maurras (i cui scritti erano stati messi all’indice durante il pontificato di Achille Ratti-Pio XI) promotore del gruppo francese di estrema destra e antisemita Action Francaise. La Santa Sede si riserva di aprire gli archivi bloccando la ricerca storiografica, ma al momento risulta che nessuna parola sia stata scritta da papa Pacelli contro la creazione dei campi di concentramento e poi di sterminio, in cui dieci milioni di ebrei europei, zingari, omosessuali, cittadini russi trovarono la morte. Una precisazione doverosa perché in questi giorni la stampa vaticaliana ha teso ad accreditare che l’unico silenzio di Pio XII abbia riguardato il treno che trasportava 1000 ebrei romani mentre contemporaneamente salvava qualche centinaio di ebrei facendoli ospitare, spesso dietro cospicui compensi, in chiese e conventi di Roma.
E’ vero invece che il suo silenzio ha riguardato milioni di ebrei e non, vittime del nazismo.
La beatificazione di Pio XII riguarda solo gli ebrei?  Sicuramente sul piano dei fatti storici sono i più coinvolti emotivamente, ma sul piano religioso la questione dovrebbe riguardare i cattolici ai quali viene indicato a modello una figura come minimo controversa.  Le gerarchie cattoliche  insistono che il silenzio di Pio XII sarebbe stato motivato dal fatto che un intervento pubblico da parte del Vaticano,  anziché frenare, avrebbe ulteriormente intensificato lo sterminio in atto nel cuore dell’Europa. Ma questo argomento non spiega perché, neanche dopo la fine della guerra e nel lungo periodo del pontificato (il papa morì nell’ottobre del 1958), non sia mai arrivato alcun riferimento a quanto accaduto. E soprattutto non si comprende perché un analogo timore non frenò il papa, nel luglio del 1949, dallo scomunicare comunisti e socialisti nonostante l’enorme potere allora esercitato dall’Unione Sovietica. Sono domande che dovrebbero porsi tutti, e non solo gli ebrei come mi sembra stia accadendo.  (5/1/10 Tiziana Ficacci)

In un fascicolo dedicato a Pio XII di cui si loda il silenzio, si legge: “nel luglio del 1942 la forte protesta dei vescovi dei Paesi bassi contro le persecuzioni antisemite ha avuto il solo risultato di estendere queste persecuzioni agli ebrei convertiti. In quell’occasione è stata arrestata la carmelitana Edith Stein che avrebbe presto offerto la vita in riparazione per l’infedeltà del suo popolo che non ha voluto riconoscere Cristo”.

L’uso strumentale delle conversioni non è una novità per la Chiesa cattolica, basti pensare a Edith Stein, santificata da Giovanni Paolo II e nominata patrona d’Europa. Stein nata a Breslavia in Polonia, giovane filosofa  assistente di Edmund Husserl,  si convertì volontariamente al cattolicesimo affascinata dalla figura di Teresa d’Avila, diventando monaca carmelitana con il nome di suor Teresa Benedetta della Croce.  Approfittando della sua posizione di suora tra il 1933 e il 1938 provò a chiedere udienza al papa Pio XII per sollecitarlo a condannare la politica antiebraica di Hitler, udienza sempre negata ufficialmente per mancanza di tempo. Il merito di Stein, anche di Stein cattolica, è quello di aver provato a parlare col papa, ma che meriti hanno quelli che adesso ne esaltano la figura e che non ebbero il coraggio di chiamare gli sterminatori con il loro nome? Nella clausura del convento nell’Alta Slesia racconta la sua vita nella autobiografia “Storia di una famiglia ebraica”. Il suo racconto finisce nel momento in cui un treno blindato la prelevò per portarla ad Auschwitz, deportata perché ebrea, morta perché ebrea. Arrestata chiese di condividere il destino del suo popolo. E’ per apportare correzioni ai suoi errori che la Chiesa si è inventata una martire ideale la cui esaltazione altro non è che una autoesaltazione? (20/11/09 Tiziana Ficacci)

E’ legittimo chiedersi, stante la convinzione di superiorità della Chiesa cattolica quale sia il senso dell’incontro previsto ad Assisi per il 27 ottobre sul dialogo tra le religioni.

Con il Concilio Vaticano II, voluto da Giovanni XXIII su forte pressione del rabbino Jules Isaac e portato a compimento da Paolo VI, si sono avviati lentamente i rapporti tra  ebrei e cattolici, ma due millenni di “teologia del disprezzo” non si cancellano facilmente . Dopo il Concilio e in particolare negli anni Ottanta, alcuni gesti e pronunciamenti da parte ecclesiastica crearono l’illusione che un sereno scambio di idee fosse possibile. Un abbaglio però, perché i rapporti tra le due religioni – e i rapporti diplomatici tra Santa Sede e Israele – già con Giovanni Paolo II hanno subito una frenata. La Chiesa ha di recente confermato  che l’obiettivo della conversione degli ebrei non è venuto meno, e questo vuol dire che c’è una fondamentale non accettazione dell’identità ebraica. E la storia, anche la più recente, insegna che dalla non accettazione scaturiscono animosità, odio, persecuzioni… E’ bene ricordare che l’antisemitismo teologico è stata una costante nella storia della Chiesa. Scrive lo storico Adam Smulevich che uno dei santi più venerati dal cattolicesimo, Ambrogio, fu violentemente antisemita al punto di minacciare di  scomunica l’imperatore Teodosio che voleva punire i cristiani che bruciavano le sinagoghe. Mutatis mutandis, perché Pio XII avrebbe dovuto diventare il difensore degli ebrei? Per quanto riguarda l’accelerazione della beatificazione di quest’ultimo, va sottolineato che, grazie alla svolta impressa da Giovanni Paolo II che ha promosso una gran quantità di santi,  può sembrare che per la Chiesa ormai la santità deve essere collettiva e coinvolgere gli stessi vertici, giacché tutti i papi contemporanei sono stati indicati alla venerazione  (tra cui Pio IX, il papa del Sillabo), e il diverso livello di santità è evidentemente legato alla durata del processo di canonizzazione.  Oltre alla questione di Pio XII, che sembra lasciare indifferenti i cattolici ai quali viene indicata per il culto una figura quanto meno controversa – gli ebrei potranno pure continuare a protestare inutilmente e tra l’indifferenza, ma i cattolici davanti ad un santo potranno solo inginocchiarsi – , papa Benedetto XVI ha compiuto un gesto che porta indietro la Chiesa – e la civiltà – a tempi preconciliari: cioè la riproposizione , avvenuta nel febbraio del 2008, dell’auspicio alla conversione degli ebrei contenuto nel vecchio Missale Romanum tridentino di Pio V. (11/1/10 Tiziana Ficacci)

In tale contesto non stupiscono i sondaggi che vedono un aumento di antisemitismo anche in Italia. Il dialogo tra le fedi deve interessare i laici?  Probabilmente si, stante il fatto che in Italia oltre che della libertà di religione è essenziale la libertà dalla religione. L’influenza della Chiesa cattolica nella vita civile mette a rischio la laicità ma fa fare passi indietro anche ad altre fedi, ad esempio all’ebraismo, su temi quale il fine vita in discussione oggi, come nel passato su divorzio e aborto temi per i quali il cattolicesimo ha posizioni non condivise neanche da altre religioni.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

15/1/10 – Diventando papa, Benedetto XVI ha tentato di riportare la Chiesa sulla via della tradizione.
Prima mossa è stata la restaurazione della Messa Tridentina in latino, abolita dal Concilio Vaticano II. Il 7 luglio 2007 il Segretario di Stato ha pubblicato il Motu Proprio, documento scritto e firmato dal papa,  reintroducendo l’uso della messa latina di papa Pio V (1566-1572).  Con questo atto Benedetto XVI ha inteso riportare all’interno della Chiesa la confraternita di san Pio X, fondata nel 1970 a Econe (Svizzera) dal vescovo Marcel Lefebvre in rifiuto del Concilio Vaticano II.  Lefebvre venne sospeso a divinis da papa Paolo VI.  Nonostante la sospensione Lefebvre consacra quattro vescovi aprendo lo scisma e viene scomunicato. Per i lefebvriani  gli ebrei rimangono deicidi, ed educano i loro fedeli all’antisemitismo che considera gli ebrei responsabili dell’uccisione di Gesù. La preghiera del venerdì santo sugli ebrei è stata modificata più volte. Nel 1959 papa Giovanni XXIII decise di abolire l’aggettivo perfidus in relazione agli ebrei. Papa Paolo VI  introduce la preghiera in italiano e introduce una condanna dell’antisemitismo. Benedetto XVI il 4 febbraio 2008 modifica la preghiera del venerdì santo cancellando due volte l’aggettivo perfidus in relazione agli ebrei, ma con la conservazione del passo che esorta gli ebrei a riconoscere Gesù Cristo.  Secondo rav Riccardo Di Segni è la prova del “ritorno della speranza di conversione degli ebrei” come previsto nel testo pre-conciliare.  Benedetto XVI il 25 gennaio 2009 dice: “Nel caso di san Paolo alcuni preferiscono non usare il termine conversione perché era già credente, era un ebreo fervente, dunque non passò da una condizione di non fede a una condizione di fede, dagli idoli a Dio, e non dovette abbandonare la fede ebraica per aderire a Cristo”.  Per Benedetto XVI il giudaismo non è una fede separata ma una fase antica della storia del cristianesimo. Certamente una ombra nera sulla strada del dialogo tra fedi, per cui è l’ebraismo che dovrebbe avvicinarsi al cristianesimo.  Come del resto si legge in un  documento ratzingeriano del 2000, Dominus Jesus, in cui è scritto: “il dialogo non sostituisce ma accompagna la missione evangelizzatrice della Chiesa”.  Può interessare agli ebrei un dialogo che ha come obiettivo la loro conversione?  Nella nuova versione della vecchia preghiera, unica occasione in cui la Chiesa prega per gli ebrei, si esprime la speranza che questi si convertano. Il 21 gennaio 2009 il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione episcopale  revocò la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani  guidati da mons. Bernard Fellay superiore generale della confraternita di san Pio X. La questione divenne di interesse mediatico quando uno dei quattro, il vescovo inglese Richard Williamson  rilasciò una intervista alla televisione svedese andata in onda il 22 gennaio 2009 in cui negava la Shoah; il Vaticano non chiese a Williamson di ritrattare le sue dichiarazioni. Un passo indietro rispetto al Concilio Vaticano II “autorizzando”  contemporaneamente la negazione della Shoah. Molte dichiarazioni di condanna vennero pronunciate da confraternite episcopali (in Germania, Austria, Francia, Svizzera). La cancelliera Angela Merkel accusò apertamente il papa di avere dato il permesso di negare la Shoah, aggiungendo che il Vaticano non aveva ancora prese adeguate posizioni sull’olocausto.  Il 4 febbraio 2009 il Segretario di Stato vaticano finalmente intervenne  dicendo che il papa aveva voluto soltanto eliminare l’impedimento al dialogo con i 4 vescovi, ribadendo che il riconoscimento del Concilio Vaticano II è una condizione irrinunciabile per il riconoscimento della confraternita di san Pio X e che le posizioni di Williamson sulla Shoah sono inaccettabili.  Nel frattempo la superficialità della Chiesa rispetto alle posizioni negazioniste del vescovo inglese,  provocano forti reazioni nel mondo, più deboli in Italia, e viene diffusa la notizia che il papa non conosceva queste posizioni.  A distanza di alcuni mesi dalla revoca della scomunica, Williamson non ha ritrattato ma è rimasto dentro la Chiesa con funzioni non autorizzate di vescovo.  Il 10 marzo 2009 Benedetto XVI ha fatto un gesto inconsueto e coraggioso inviando una lettera a tutti i vescovi per spiegare il suo comportamento  e riconoscendo che questa sua disattenzione aveva messo a rischio i rapporti con gli ebrei e la pace all’interno della chiesa. Non solo, ha ringraziato gli ebrei per avere evidenziato l’equivoco.  Comunque, è rimasta la remissione della scomunica ai quattro vescovi perché, ha ricordato il papa, non si può rimanere indifferenti ad una comunità che ha 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 università, 117 confratelli, 164 consorelle e migliaia di fedeli.  In sintesi né il papa né il suo entourage si è posto la domanda se questa riammissione avrebbe creato problemi con gli ebrei; anche strano appare che all’interno della curia nessuno fosse a conoscenza delle posizioni negazioniste di Williamson. Il rabbino David Rosen dell’American Jewish Commitee , ha messo in relazione questo episodio con le parole pronunciate da Benedetto XVI ad Auschwitz il 28 maggio 2006 in cui disse che “sei milioni di polacchi , un quinto della nazione, persero la vita nella seconda guerra mondiale”. Tornato in Vaticano si corresse “Hitler fece sterminare 6 milioni di ebrei ad Auschwitz- Birkenau e in altri campi analoghi”.   La correzione, rara in un papa, è un gesto apprezzabile, specie per gli ebrei che nelle quotidiane benedizioni della mattina ringraziano Dio per il dono del ripensamento (ma anche per l’intelligenza che, come vediamo, spesso manca anche in persone di alto potere).
Il 12 maggio 2008, in occasione delle presentazione delle credenziali di Mordechay Lewy, nuovo ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, il papa ha detto di ritenere Israele responsabile del “declino allarmante della popolazione cristiana in Medio Oriente” (in Israele la popolazione cristiana è stabile, la forte emigrazione è dai territori palestinesi); ha accusato Israele per l’eccesso di difesa ma senza dire una parola sul terrorismo subito e chiedendo al solo Israele di assumersi la soluzione di due stati sovrani e indipendenti fianco a fianco. E  infine “le trattative su questioni economiche e fiscali”, oltre ai “visti per collaboratori della Chiesa”, cosa quanto mai pericolosa perché la Chiesa vuole portare in Erez Israel preti dai paesi arabi, per cui sono richiesti grossi controlli di sicurezza. Domenica 19 aprile 2009, il papa, parlando da piazza san Pietro diede il suo pieno sostegno alla conferenza di Ginevra contro il razzismo e la xenofobia, e parlò di paesi vittima del terrorismo escludendo dall’elenco Israele.  L’8 maggio 2009 il papa arriva in visita ufficiale in Giordania e fra l’11 e il 15 maggio visita Israele e l’Autorità palestinese. Verrà evitato accuratamente  per tutta la durata della visita di chiamare Israele col suo nome utilizzando il termine improprio Terra Santa.  Visitando Yad Vashem il papa tiene una lezione biblica  sull’importanza del nome di ogni vittima (yad vashem = ricordo di ogni nome) . Ma il direttore di Yad Vashem è deluso perché si aspettava una forte condanna del nazismo.  Per ultimo, ma solo in ordine di tempo, l’accelerazione decisa per la beatificazione di Pio XII. Le beatificazioni sono una questione interna alla Chiesa, anche se alcune di queste hanno importanza anche per altri, in questo caso gli ebrei, poiché se c’è un dialogo in corso è evidente che verrebbe troncato se Pio XII diventasse beato e successivamente santo.  L’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Mordechay Lewy ha ribadito che in seno alla Chiesa persiste l’antigiudaismo e non tutti hanno accettato l’enciclica Nostra Aetate. Quanto alla supposta rete di aiuti avviata da Pio XII, permangono dubbi. Aiuti dati segretamente da religiosi sono indubbiamente esistiti, e la prova è che alti gradi della Chiesa hanno contribuito a salvare gli ebrei, come ad esempio a Firenze e a Genova, mentre in altre località, come a Venezia, il patriarca era in sintonia con i nazisti. Se ci fosse stata una posizione chiara e netta di Pio XII probabilmente le gerarchie avrebbero agito all’unisono.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it