Archivio di settembre 2011

16/9/11 – E quest’anno chi ci porti?

venerdì, 16 settembre 2011

… io non ho paura che possa esserci una svolta autoritaria: ho paura che possa esserci qualsiasi svolta senza che neppure ce ne accorgiamo. Ho paura che, presi dalla faziosità, non riusciamo più a chiamare le cose –vere– col loro nome. Ho paura che questo Paese affoghi ancora di più nell’ignavia, nell’accidia, in quell’indolenza molto italiana che, mischiata alla crisi e alla paura, è prodromo di ogni peggio

Siccome ogni giorno porta la sua pena, tendiamo a dimenticarci di cose accadute poco prima. Ma pensando alla fine di Gheddafi di cui questi giorni parliamo, inevitabilmente il pensiero corre al rettore della Sapienza Luigi Frati che invitò il satrapo a tenere una conferenza nell’aula magna. Il dittatore svolse il tema più o meno così: “demos in arabo vuol dire popolo e crazi vuol dire sedia. Cioè il popolo si vuole sedere sulle sedie. Se noi ci troviamo in questa sala siamo il popolo, che si siede su delle sedie, e questa andrebbe chiamata democrazia, cioè il popolo si siede sulle sedie” . Non bastasse l’aver invitato un simile pasticcione, forse motteggiando Silvio, il rettore Frati non si tenne, e testualmente disse “vorrei dire qualcosa sulle sue incantevoli amazzoni, ma in sala c’è mia moglie”. Già, la moglie. Perché Frati è un uomo probo e tiene alla famiglia. Per tenersela vicina ha piazzato moglie, figlia e figlio nell’ateneo. Difficilmente qualcuno gli chiederà un passo indietro per i salamelecchi fatti al colonnello.
Del resto Frati non è ben cosciente di cosa sia una Università. Nel 2008 all’illustre rettore venne in mente di far aprire l’anno accademico da Benedetto XVI. Sia ben chiaro, invitare il papa in una sede universitaria non è certamente proibito (anche se nel tempio del sapere ci si aspetterebbe la divulgazione del pensiero razionale e meglio sarebbe che il papa si limitasse al trono di san Pietro) ma l’apertura dell’anno accademico è qualcosa di altamente simbolico. Come è noto molti docenti e studenti si irritarono per il disprezzo che il rettore mostrò per l’istituzione accademica e inscenarono composte manifestazioni. Alle quali scompostamente risposero tutti i partiti e tutti i media. Il quotidiano Il Foglio (i cosiddetti atei devoti che “utilizzano la fede degli altri” per darsi un argomento) organizzò una veglia per difendere il diritto del papa ad aprire l’anno accademico; purtroppo però venne annullata perché Benedetto XVI timoroso di eventuali contestazioni decise di non andare. Ma i politici (Livia Turco, Daniela Santanchè, l’onnipresente Gasparri…) che si erano predisposti alla protesta la trasferirono a piazza san Pietro all’angelus. L’allora ministro dell’Università e ricerca, Fabio Mussi (oggi trasmigrato a Sel del religioso Vendola) prese la parola alla Camera per disapprovare i giovani che avevano minacciato la serenità e la letizia della gitarella papale (tacendo sul rettore che proprio in quei giorni era nella bufera perché aveva sostenuto la docenza dei figli). Il presidente Napolitano scrisse una lettera dove si disse convinto che la visita “avrebbe offerto una preziosa opportunità di riflessione su temi di grande rilevanza per la società italiana”. Tacquero invece gli altri leader spirituali, abituati allo strapotere del teocrate vaticano e alla paura che incute ai politici italiani.
Sembra incredibile, ma in quei giorni si parlò di “qualche decina di impiegati della docenza che fanno traballare la democrazia”. E Europa (quotidiano del Pd) titolò “da oggi tutti meno liberi”, ancora più grave perché utilizzarono pure una frase di Nenni che certamente non aveva nel cuore i ridicoli gonnelloni come tutti i socialisti veri (e che non approvò l’art. 7 voluto invece da Togliatti).
E adesso tutti a stracciarsi le vesti per la richiesta di processare il papa per crimini contro l’umanità. Non se ne farà nulla purtroppo*, ma la richiesta delle vittime di pedofilia di denunciare il papa alla Corte penale dell’Aja , per la copertura degli orrendi crimini è giusta. L’allora cardinale Ratzinger consigliò di risolvere i crimini all’interno dei sacri palazzi con la complicità di Gran Premio II. E questo è.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* Perfino il sondaggio proposto dal moderatissimo Corriere della Sera, preceduto da un editoriale di Aldo Cazzullo sdegnato per “l’offesa al papa” – riscuote il 75,9% dei si favorevoli alla denuncia al tribunale dell’Aja contro uno striminzito (ma comunque eccessivo) 24,1%.

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- Sabato 17 settembre, ore 15,30 a Roma ,
da piazzale Porta Pia, Marcia per una nuova Breccia fiscale” . Per dire basta ai Patti Lateranensi, al nuovo Concordato, ed ai privilegi economici vaticani. Sarà una manifestazione colorata e festosa, da non perdere :)

- Martedì 20 settembre, ore 16,30 a Roma – “Maratona oratoria per la commemorazione della Breccia di Porta Pia” nei pressi della stele che ricorda i soldati caduti nella presa di Roma

14/9/11 – Ribellarsi

mercoledì, 14 settembre 2011

Non occorre una visione evoluta della vita per amare il potere. Non occorre una visione evoluta della vita per andare al potere. Una visione evoluta della vita può, anzi, essere il peggiore impedimento, mentre non avere una visione evoluta può essere il più splendido vantaggio (Philip Roth)
Cca’ chi more fa ‘n affare
Che bello il cav con il lifting. Non gli si darebbe più di quarant’anni. Con le attenuanti generiche, anche trentacinque (Mattia Feltri)

I giovani arabi che hanno gettato un seme di speranza nell’appena passata primavera, si ribellavano ai regimi nati all’indomani della Seconda guerra mondiale, i cui dirigenti promettevano di rinnovare i fasti della grandezza araba del passato attraverso equità sociale e modernizzazione, ma che ben presto sono sprofondati nella corruzione e nell’autoritarismo. Spesso lasciando spazi aperti in cui si sono infiltrati prepotentemente leader religiosi fanatici. L’iniziativa politica dei manifestanti che denunciava quei guasti è ben presto passata di mano. Secondo Time , che ha preparato un ricco dossier sull’argomento, le rivolte arabe sono diventate il bottino della Turchia, del Qatar e dei paesi occidentali che devono riposizionarsi. Il risultato di quei giorni di speranza saranno gestiti da altri più abili nel calcolo degli equilibri politici, tra cui eserciti e partiti islamici. In Egitto e Tunisia di fatto sta già avvenendo, in Libia religiosi e militari hanno supportato i ribelli e hanno già occupato le poltrone del potere, in Siria sono “i” ribelli. Sembra – leggendo le analisi del magazine – che il tessuto sociale dei paesi non sia pronto al cambiamento proposto dalle giovani e dai giovani insorti. Soprattutto, e questo farà la vera differenza, l’Occidente prediligerà le soluzioni che si vanno configurando, anche perché i partiti islamici sembrano una garanzia per tenere alla larga i nemici naturali del nostro mondo, cioè i jihadisti armati. Pessimisticamente il dossier conclude che gli scontri non saranno tra religiosi e laici ma tra i diversi schieramenti religiosi. L’unica cosa che pare veramente certa è che gli attori che hanno innescato le rivolte non potranno salire sul palco.
Noi invece a protestare nelle piazze ci andiamo pochino e ben divisi per categorie, e facciamo la ola ai politici in corteo, che poi ovviamente sono gli unici intervistati dai tg e si fregano pure gli spazi alle proteste dei manifestanti. Se andiamo avanti così, se pure Berlusconi si farà da parte, il risultato sarà quello di una bocca a cui è stato tolto il dente malato ma è rimasto un vistoso buco che non consente il sorriso. Intanto avremmo bisogno di grossi dosi di informazioni corrette. Finita l’estate – una estate dove l’informazione tv è stata inesistente – tornano i soliti Vespa e Floris… e privilegiati vari al soldo dei partiti come tutti i lavoratori del servizio pubblico che sanno solo chiamare i Gasparri i D’Alema i Cicchitto i Rutelli, o peggio, lanciare le nuove star. Polverini invierà cravatte e gran torte a Floris per averla miracolata, è lui che deve ringraziare per averla assisa sulla seggiola della Regione Lazio altro che cavaliere. Mai un programma tv, o anche un Panorama o Espresso, che abbiano fatto una analisi su quello che è successo in Grecia che, in sintesi estrema, aveva un governo di centro destra che truccava i conti alla Ue e nascondeva i debiti ai cittadini. Poi poi è stata strangolata dalle Olimpiadi del 2004, continuamente vessata dalle richieste della Chiesa ortodossa e i rappresentanti erano sempre più corrotti. Poi i greci hanno percepito che c’era qualcosa che non andava e hanno votato per i socialisti (che tra l’altro promettevano tagli drastici alla Chiesa) che probabilmente saranno sterminati visto che Papandreu ha dichiarato che il paese è in guerra ma che stanno gestendo i guasti fatti da altri. Forse somiglia un po’ al nostro paese e nessuno ci vuole spaventare?
E’ possibilissimo che gli altri – Obama, Sarkozy, Cameron, Merkel… – siano impreparati e sprovveduti come i nostri leader, ma hanno alle spalle un Paese che li spinge ad aprirsi al mondo. Abbiamo bisogno di una classe dirigente – che comprenda non solo politici, ma intellettuali, studenti, giornalisti, noi…- che facciano bilanci impietosi ma onesti, che favoriscano un esame di coscienza collettivo che ci permetta di specchiarci nella verità. Allora potremmo avviare riforme radicali. E buon vento a tutti.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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31/1/11
– Dopo tangentopoli
in molti si aspettavano un completo rinnovamento della classe partitica e una gestione diversa dell’amministrazione pubblica. Con “la discesa in campo” Berlusconi ha intercettato la considerevole parte di italiani che voleva fare a meno della politica per sostituirla con “il fare”. Senza progettualità né visione per il futuro, Silvio ha offerto agli italiani una visione rassicurante ma falsa, e per riuscire a sostenerla si è circondato da adulatori, lacchè, servi sciocchi. Che – sia ben chiaro questa è una cosa del tutto secondaria – non hanno neanche il coraggio di dirgli quanto è ridicolo con quella calotta di capelli che lo fa somigliare a un pupazzetto playmobile. Il “fare” ha portato all’irrilevanza gran parte delle forze politiche e sociali che hanno contribuito alla storia d’Italia. Spregiudicata come pochi, la Chiesa ha capito per prima il baratro verso cui si andava con il vanesio uomo prestato alla politica. Sapevano bene, i gerarchi della SS, che Silvio era un uomo non in linea con i dettami della dottrina, pluridivorziato, edonista… il che va anche bene a noi normali. Ma conoscevano la sua amoralità e incoerenza, e quindi certi di avere le concessioni economiche e la sicurezza di non allentare sui diritti civili. Berlusconi come un virus ha infettato la politica italiana, convincendo che per abbatterlo l’unico antibiotico sia un leader cesarista al pari di lui. Il che è contrario a qualsiasi logica. I frutti migliori, anche in politica, arrivano quando si è deciso come potare innestare raccogliere. Insieme si decide e si fa. Un uomo solo al comando è la dittatura. Moralmente, non moralisticamente, stiamo meglio oggi? In molti forse lo pensano ed è solo parlando a quei molti che la politica deve ricominciare. Con l’inizio della cosiddetta seconda Repubblica i buchi della politica italiana sono diventati voragini, e vedere l’opposizione che insegue modelli politici confusi stringe il cuore. Sarebbe almeno una cosa che i partiti oggi all’opposizione, promuovessero la patrimoniale. Sarebbe un tentativo per stabilire termini equi di cooperazione per un nuovo contratto sociale. Sarebbe un punto di partenza, che non a caso il potente Silvio ha già bocciato.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

2/2/11
– Giuliano Amato
ha proposto una imposta di 30mila euro per ogni italiano facente parte del 30% più agiato una tantum. La sinistra è stata spiazzata da questa proposta e di fatto ha balbettato. Berlusconi è stato sprezzante e ha sostenuto che una tassa di questo tipo impaurirebbe i ceti medi. Con tutta evidenza gli spin doctor non hanno spiegato al premier il reddito del ceto medio. La tassa infatti si rivolge ai super ricchi, classe alla quale appartiene anche lui. Ha sostenuto però che quello che serve all’Italia è una “sferzata liberalizzatrice”, colpo di frusta assai poco credibile visto che in sedici anni non ha mai neanche preso in esame nessuna riforma. Nel contempo buio fitto sul colossale debito pubblico per il quale non è stato messo in cantiere nessun progetto. Oltre l’Oceano invece c’è un numero di super ricchi (Warren Buffet, Steven Spielberg, Bill Gates…) che concedono generose donazioni allo Stato, con lo scopo di ridurre la forbice tra le élites e le masse. Che vuol dire, quando il paese patisce chi ha di più è chiamato a fare la sua parte. Neanche quello che sta avvenendo nel Mediterraneo – con le involuzioni che potrebbero verificarsi – fa aprire gli occhi alle classi dirigenti pigre e miopi. In quei paesi una ristretta fascia di popolazione si è arricchita smodatamente mentre il resto della società vede degradare il proprio train de vie. E’ tardi per stare appresso alle chiacchiere del premier. Quando se ne accorgeranno gli elettori adoranti di san Silvio?
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Verso un XX Settembre sempre più clericale.

martedì, 13 settembre 2011

Come ricorderete, la storica data della riunificazione di Roma all’Italia con l’abbattimento del potere temporale della chiesa fu celebrata l’anno scorso del Segretario di Stato vaticano Cardinale Bertone che, messe in fila e sull’attenti tutte le autorità civili e militari presenti davanti alla Breciia di Porta Pia, riportò Roma e l’Italia sotto la tiara pontificia. Con l’unanime consenso di tutti i partiti, tranne i radicali. Non sappiamo ancora se e come verrà ricordato il 141° anniversario di quell’evento ma, nella speranza che non sia celebrato con una messa solenne in Vaticano con il sindaco Alemanno a fare il chierichetto, vogliamo ricordare gli eventi rivoluzionari del 1867 che a Roma si conclusero con l’eccidio del Lanificio Ajani e l’assassinio dalla patriota romana Giuditta Tavani Arquati da parte dei sanguinari zuavi del papa Pio IX, assassino di italiani.. Con questa pubblicazione vogliamo ricordare oltre all’evento che perpetua nei secoli la ferocia di cui sono capaci le teocrazie, ivi compresa quella cattolica, anche il nostro compagno di lotta politica e di resistenza laica, Gianni Lubrano, recentemente scomparso, che per noi scrisse queste pagine qualche anno fa.

In ricordo di Gianni Lubrano, nostro compagno socialista e laico.

ALLA RINFRESCATA MUOVEREMO !

Verso l’eccidio nel lanificio Ajani – 25 ottobre 1867

La Convenzione del settembre 1864 tra Italia e Francia è quella che impegna il governo italiano a “non attaccare il territorio attuale del Santo Padre” e “ad impedire, anche con la forza qualunque attacco esterno contro quel territorio”. In compenso Roma, entro l’11 settembre 1866, sarebbe stata libera da truppe francesi. I francesi, tuttavia, appena sottoscritto il patto, pensano subito ad eluderlo con la costituzione di un grosso corpo di volontari cattolici. La Legione di Antibo, dal luogo della sua formazione, Antibes. Proprio nei primi giorni del ’67 la legione è definitivamente formata, ricca di tutti i maggiori rappresentanti del clericalismo e del legittimismo francese. Non solo – osserva Piero Pieri nella sua “Storia militare del Risorgimento” – ma erano stati chiamati a farne parte anche soldati dell’esercito francese che figuravano come volontari che avevano terminato la ferma ma che conservavano, nei loro libretti personali, persino il numero del loro reggimento. Gli ufficiali erano poi tutti francesi e indossavano la divisa dell’esercito imperiale. I democratici italiani sono indignati da questa provocazione, ma una scappatoia si presenta pure a loro: la Convenzione non prevede l’intervento italiano qualora si fosse prodotta una sollevazione all’interno dello Stato pontificio e che le popolazioni di Roma e del Lazio avessero di conseguenza, con un plebiscito, proclamato di volersi annettere al regno d’Italia.

Nel febbraio del ’67 Bettino Ricasoli ha sciolto la Camera: i democratici sperano in un futuro governo di sinistra. Garibaldi si lancia generosamente nella battaglia elettorale. A Firenze, Bologna, Ferrara, Venezia, in Veneto, Lombardia, Piemonte, i suoi discorsi battono sempre sulla “questione romana”.

Ma qual è la situazione a Roma?

Qui ci sono due comitati clandestini: il Comitato nazionale dei moderati e il Centro di insurrezione repubblicano. Naturalmente, sono in contrasto tra loro. I repubblicani sono per l’insurrezione in città, gli altri frenano. I repubblicani si appellano a Garibaldi perché assuma la direzione dei moti popolari e della guerra di volontari per la liberazione di Roma. E a farsi appoggiare da un comitato di emigrati romani. Garibaldi, il 22 marzo, accetta l’incarico. Il 1° aprile il Centro di insurrezione diffonde nello Stato pontificio un proclama eccitante alla rivolta ed emette dei buoni a prestito, formalmente per aiutare la popolazione bisognosa, in realtà si tratta di una misura mirante a raccogliere denaro per la vicina lotta. La situazione è talmente in movimento che il Comitato romano dei moderati decide di fondersi con quello repubblicano. Nasce la Giunta nazionale e romana che riunisce i Patrioti di tutte le tendenze col solo, immediato scopo di provocare l’insurrezione a Roma.

Incombono le elezioni del 10 aprile.

Doccia fredda elettorale: vince Rattazzi, l’uomo di Aspromonte che con la sua politica ha illuso per troppo tempo Garibaldi, fino al punto di fargli sparare addosso dalle regie truppe sugli altipiani di Calabria. Rattazzi, di fronte a quanto si muove per Roma, non si smentirà. Per le proteste di Napoleone III, allarmato dalla piega che stanno prendendo gli eventi, il capo del governo assicura il francese che la Convenzione del ’64 sarà rispettata. E spedisce Crispi da Garibaldi, per calmarlo. L’agitazione per Roma sembra attenuarsi. Ma Garibaldi insiste nella sua propaganda. Afferma a Siena: “Alla rinfrescata, muoveremo!”

Spedisce a Roma il bergamasco Francesco Cucchi per dirigere il movimento popolare; il figlio Menotti nel Mezzogiorno per iniziare l’arruolamento dei volontari, e Giovanni Acerbi alla frontiera tosco-umbra perché raccolga i giovani che affluiscono dal nord. A Ginevra (congresso della Lega della Pace e della Libertà) Garibaldi rilancia con veemenza il tema della questione romana e, tornato in Italia, dichiara che si muoverà a sostegno degli insorti: la Giunta nazionale lo aveva assicurato che, qualora fossero giunti denaro e armi, l’insurrezione non sarebbe mancata. Rattazzi cerca di convincere il Generale a tornarsene a Caprera, ma Garibaldi da quell’orecchio non ci sente; è convinto che quanto più i romani vedranno come certo l’aiuto in caso di insurrezione, tanto più saranno spinti ad agire. Rimanda Cucchi a Roma, Menotti a Terni, Acerbi a Orvieto e Nicotera verso Frosinone. Lo scopo del movimento è, secondo le intenzioni di Garibaldi, di rovesciare il governo dei preti, proclamare Roma capitale d’Italia e lasciare il popolo romano libero sulle proprie condizioni di plebiscito.

Garibaldi le cose le organizza in modo che lo sforzo bellico si sviluppi con azione concentrica con epicentro il Lazio settentrionale. Teme – e ha ragione – di essere arrestato. Il che puntualmente avviene a Sinalunga, nel senese. Riesce però, a Pistoia, mentre lo stanno trasferendo nella fortezza di Alessandria, a passare al fidato Vecchio un biglietto scritto a matita: “24 settembre. I romani hanno il diritto degli schiavi, insorgere contro i loro tiranni: i preti. Gli Italiani hanno il dovere di aiutarli – e spero lo faranno – a dispetto della prigionia di cinquanta Garibaldi. Avanti dunque nelle vostre belle intenzioni, romani e Italiani…”

Rattazzi, di fronte alle proteste che si levano altissime per l’arresto di un deputato – e che deputato – in violazione dell’immunità parlamentare, decide allora di rispedire Garibaldi a Caprera. Lo trattano come un pacco postale. Menotti, Canzio, Acerbi e Nicotera sono scettici: non credono che i romani, pur con denaro e armi, faranno subito per primi una grande insurrezione, tale che possa trionfare o, almeno, sostenersi per vari giorni. In tal caso non si potrebbe eludere la Convenzione italo-francese. Ma la differenza di opinioni con Crispi, Cairoli, Cucchi, Guerzoni, non impedisce che i combattimenti inizino il 3 ottobre ad Acquapendente, a nord del lago di Bolsena. Il 7 ottobre, Menotti occupa Nerola e Montelibretti. E si muove anche Acerbi da Torre Alpine tra Orvieto e Acquapendente. Nicotera, con 800 uomini, sconfina a Frosinone.

Pur con tutti i suoi limiti, la macchina da guerra si è mossa. Obiettivo: Roma.

Rattazzi, vista la piega che hanno preso gli eventi, tenta di correre ai ripari:crea una legione romana con sudditi del territorio pontificio e ne affida il comando a un certo Ghirelli, al quale fa arrivare denaro tramite Crispi. E’ un tentativo maldestro di partecipare, in qualche modo, alla eventuale presa di Roma. Il Ghirelli non vuole però sottostare ad alcuna autorità e agisce in modo così scorretto e disonesto da far persino sospettare di essere un agente provocatore governativo con l’incarico di screditare tutti i volontari. Garibaldi riesce ad “evadere” da Caprera, grazie alla paranza di Stefano Canzio: non si fida più della mediazione di Crispi tra lui e Rattazzi, e vuole partecipare direttamente alla lotta. L’Eroe e Canzio sbarcano il 19 a Vada e il 20 ottobre sono a Firenze, accolti con entusiasmo. Ma, il 17 ottobre, il governo francese ha deciso di intervenire a Roma poiché quello italiano è impotente ad impedire l’invasione del territorio pontificio. Rattazzi si dimette il 19 di fronte alla minaccia francese. Intanto “il re galantuomo” Vittorio Emanuele II promette a Napoleone III che l’esercito italiano non sarebbe intervenuto a Roma. Il 22 ottobre, il generale Cialdini cui il Savoia ha conferito l’incarico di formare il nuovo ministero (non ce la farà… ), tenta di convincere Garibaldi a desistere dall’azione ma il Generale è inflessibile e dichiara: “Redimere l’Italia o morire”. E, in un successivo proclama, in cui scrive che già a Roma i fratelli innalzano barricate e dalla sera prima si battono contro gli sgherri papali, così conclude: “L’Italia spera da noi che ognuno faccia il proprio dovere”. Purtroppo Garibaldi non è bene informato sui fatti reali.

In quello stesso 22 ottobre a Roma dovrebbe essere effettivamente scoppiata l’insurrezione che il Cucchi preparava da tempo. Circolano notizie false o esagerate: che Roma è piena di barricate, che l’insurrezione trionfa, che la popolazione si batte da due giorni. Ma non è così: troppo complessa si presenta l’azione e troppo se ne è parlato. La polizia è ormai da tempo in stato d’allarme. Tuttavia i Patrioti ci provano: una grossa schiera, quella di Cucchi, deve assalire il Campidoglio; un’altra attaccare il corpo di guardia di piazza Colonna; Guerzoni, con 100 uomini, prova a forzare Porta San Paolo e introdurre in città un carico d’armi e distribuirle; il muratore Giuseppe Monti deve minare la caserma Serristori. Francesco Zoffetti e altri sette cannonieri tentano di inchiodare le artiglierie di Castel Sant’Angelo così che non possano funzionare. Inoltre i fratelli Enrico e Giovanni Cairoli(che però non agivano in accordo con il Comitato romano) devono scendere lungo il Tevere con 75 compagni fino a Ripetta con un carico di armi. Nel frattempo il generale Zappi, governatore di Roma, fa murare sei delle dodici porte della città. Tutti i tentativi falliscono: Guerzoni, che invece di 100 compagni se ne trova accanto solo sette, viene sorpreso e assalito da zuavi, gendarmi e dragoni pontifici e, dopo breve lotta, abbandona al nemico il carico d’armi. Pure l’assalto al Campidoglio si trasforma in un insuccesso e quello a Piazza Colonna, dispersi i congiurati prima dell’ora fissata, non poteva nemmeno essere tentata.

La caserma Serristori, minata dai due muratori Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti, aiutati dagli ex emigrati Ansiglioni e Silvestri, rimane rovinata in parte e l’esplosione provoca vari feriti. Ma il grosso degli zuavi era già uscito per correre contro la colonna di Guerzoni. I Cairoli, del cui arrivo né Cucchi né altri erano stati avvertiti , giunti in ritirata all’altezza del ponte Milvio e avvertiti della difficoltà della sollevazione, si nascondono tra i canneti della riva; all’alba si avviano verso Villa Glori. Nel pomeriggio del 23 ottobre la schiera è assalita da un nemico triplo di numero. Giovanni Cairoli è crivellato da ben dieci ferite, il fratello Enrico colpito a morte. Gli altri valorosi, che si sono difesi strenuamente, sono uccisi, o feriti, o fatti prigionieri.

Scrivono Montanelli-Nozza nel loro “Garibaldi” : “Enrico Cairoli si accasciò tra le braccia del fratello Giovanni, che due anni dopo doveva morire anche lui per le ferite riportate in quello scontro. E così, di cinque fratelli, tutti garibaldini, sarebbe rimasto il solo Benedetto, futuro presidente del Consiglio. Perché in Italia ci sono anche di queste famiglie”.

Un ultimo episodio si avrà il 25 ottobre alla Lungaretta ed era il solo che valeva a salvare l’onore del popolo romano. Nel lanificio Ajani un gruppo di ardenti repubblicani sta preparando cartucce. All’avanzare dei gendarmi pontifici, pare che partisse per errore un colpo d’arma da fuoco e allora i papalini assaltarono l’edificio. Li accoglie una resistenza accanita. Anima di essa sono i Patrioti Francesco Arquati con l’eroica moglie Giuditta Tavani Arquati e i tre figli. I pontifici riescono peraltro a penetrare nel lanificio ma i pochi difensori, rincuorati dall’eroina, continuano a resistere. Alla fine, più che mai inferociti, riescono a passare e cadono massacrati l’Arquati, Giuditta, i tre figli e altri quattro Patrioti.

In tal modo si spegneva l’insurrezione romana su cui i Patrioti di tutta Italia tanto avevano sperato. Purtroppo, la popolazione romana mostrò nell’insieme un ben diverso spirito dai tempi di Ciceruacchio, della giornata del 30 aprile 1849 e delle prime settimane della difesa della Repubblica Romana.

E, come non s’era mossa Roma, così neppure si mosse la popolazione della campagna. Episodi di alto valore, come quello della Lungaretta, non furono però sufficienti a ribaltare la situazione a favore degli insorti. I diversi comitati romani non riuscirono a mobilitare più di 8000 uomini. Garibaldi stesso non ritrovò i suoi momenti migliori. Pochi giorni dopo a Mentana gli venne meno quella meravigliosa celerità di manovra e quella ricchezza di risorse nei suoi movimenti che turbava e sconcertava gli avversari.

(Giovanni Lubrano di Scorpaniello, www.nogod.it )

Come trasformare l’ateismo in una para-religione.

lunedì, 12 settembre 2011

Curiose proposte di uno scrittore ateo che hanno suscitato l’ironia di un commentatore su il Foglio dell’ateo devoto Giuliano Ferrara. LEGGI

Non avendo ancora letto il libro, ma basandoci solo su questo commento molto parziale e pregiudizialmente malizioso, non ci sembra che le proposte di Alain De Botton siano del tutto peregrine. E’ certo che oltre alla fede in una qualsiasi immaginaria entità soprannaturale, che accomuna tutti i sistemi religiosi della Menzogna Globale, il collante di quei sistemi è costituito anche dalla comunione (socialità fra correligionari) e dalla ritualità. Ebbene, secondo l’autore del saggio, il desiderio di stare insieme a chi ha weltanshauung simili o assimilabili (un mondo senza fantasiose divinità) e il compimento di periodiche riunioni amichevoli e conviviali potrebbero costituire per gli atei elementi costituitivi di una ritualità non sacralizzata, utile a cementare amicizie e costruire un baluardo di libero pensiero contro la deriva clericale (di tutte le religioni) che sta travolgendo il pianeta. Ci sembra però che questo ruolo unificante venga già svolto dalle associazioni degli atei e degli umanisti, anche se le occasioni di incontro, più che da distensive cenette, sono dedicate pravalentemente alla programmazione di lotte civili e iniziative culturali.

Curiose proposte di uno scrittore ateo che hanno suscitato l’ironia di un commentatore su il Foglio dell’ateo devoto Giuliano Ferrara. LEGGI – Non avendo ancora letto il libro, ma basandoci solo su questo commento molto parziale e pregiudizialmente malizioso, non ci sembra che le proposte di Alain De Botton siano del tutto peregrine. E’ certo che oltre alla fede in una qualsiasi immaginaria entità soprannaturale, che accomuna tutti i sistemi religiosi della Menzogna Globale, il collante di quei sistemi è costituito anche dalla comunione (socialità fra correligionari) e dalla ritualità. Ebbene, secondo l’autore del saggio, il desiderio di stare insieme a chi ha weltanshaung simili o assimilabili (un mondo senza fantasiose divinità) e il compimento di periodiche riunioni amichevoli e conviviali potrebbero costituire per gli atei elementi costituitivi di una ritualità non sacralizzata, utile a cementare amicizie e costruire un baluardo di libero pensiero contro la deriva clericale (di tutte le religioni) che sta travolgendo il pianeta. Ci sembra però che questo ruolo unificante venga già svolto dalle associazioni degli atei e degli umanisti, anche se le occasioni di incontro, più che da distensive cenette, sono dedicate pravalentemente alla programmazione di lotte civili e iniziative culturali

11/9/11 – Buonsenso

domenica, 11 settembre 2011

In nessuna piazza storica di Roma sono presenti alberi (piazza Navona, del Popolo, Montecitorio, Campo de’ Fiori, Torre Argentina, Pantheon…) perché non adatti all’architettura dei luoghi. Forse l’allontanamento dei capolinea degli autobus a piazza San Silvestro con la scusa degli alberi è stato chiesto dai deputati che occupano i palazzi circostanti, così che nel girovagare lì intorno non debbano più incrociare la plebaglia che attende il servizio di trasporto pubblico. Prima la sparizione della fermata in via del Plebiscito, ora quest’altro colpo di genio (lettera di Antonio Coppi al Corsera)
A Lampedusa un turista incontra meno migranti che nel resto d’Italia; in compenso ci sono più forze dell’ordine che al G8 di Genova nel 2001. Talvolta i migranti tentano di uscire dai due centri di accoglienza… ed è allora che il turista li vede. Proprio come l’altro giorno quando insieme agli adulti sono fuggiti dei bambini. Per fare il bagno in mare! Ora un turista di Lampedusa si chiede: con tutte queste forze dell’ordine, non si potrebbe far si che ogni giorno i “bambini invisibili” sperimentino la libertà di fare almeno un bagno nel mare come i loro coetanei turisti? (lettera di Paolo Izzo al Corsera)

In effetti quando andavo a scuola e poi all’università, insomma quando ero giovane, avevo una idea diversa di rivoluzione. Purtroppo vivere in Vaticalia mi porta a riconoscere come rivoluzionaria una ovvietà. Ma, questo è.
L’Istituto nazionale di statistica (Istat) campionerà, così come fortemente richiesto dal mondo omosessuale e come usa in tutti i paesi civili, una realtà affettiva fino ad oggi nascosta. Il tutto con una casella da barrare accanto alla voce “convivente in coppia con l’intestatario”. Fino ad oggi era prevista (per i non sposati) solo la casella coabitazione, che non è necessariamente affettiva, ma può riguardare due studenti, anziano/a badante… La mappatura delle coppie omo sarà dedotta dal genere dei due dichiaranti perché, nonostante il medioevo imperante nel nostro Paese, non è ammesso fare una domanda sull’orientamento sessuale. Ovviamente i dati raccolti dall’Istat sono anonimi. Il sottosegretario Carlo Giovanardi – ma dico, non basterebbe la presenza di questa figura nel governo a convincere anche il più ghediniano dei berlusconiani a mollare il capo al suo destino e impegnarsi a fondare un partito di destra sinistra liberale di centro, insomma qualsiasi cosa che abbia a che fare con l’intelligenza – è sicuro che non sia poi questa gran conquista visto che queste coppie per fortuna sono pochissime, così come insignificanti sono i casi di omofobia. Secondo il sociologo Marzio Barbagli le coppie omosessuali rappresentano il 10% della popolazione italiana, in tendenza con gli altri paesi dell’Occidente.
Giustamente esultano le organizzazioni per i diritti degli omosessuali e il portale gay.it pubblicizza la novità istat con lo slogan fai contare il tuo amore.
Peccato che nessuno ha informato il direttore della prima rete rai, il sig. Mazza, già direttore del tg2 e redattore de Il Secolo, (cioè un postfascista) che solo pochi giorni fa si è reso protagonista della ridicola soppressione di una puntata di Un ciclone in convento. L’episodio raccontava un matrimonio gay celebrato dal sindaco ma in una chiesa.
In un paese normale Mazza sarebbe stato licenziato con ignominia su due piedi, ma è anche vero che in un paese normale i parlamentari non si vantano della loro omofobia e/o della loro sottomissione alla Chiesa di Roma, notoriamente discriminatoria nei confronti di qualsiasi minoranza e restia a riconoscere i reati, anche sessuali, commessi al suo interno. Cosa peraltro vera ormai solo in Italia.
Del resto la connessione tra una Chiesa screditata e una classe politica pericolosa è un connubio inscindibile. Perfino nel decennale di un atto terroristico che più di altri ha colpito il mondo e che oggi commossi ricordiamo, il sindaco di Roma ha sentito imperante la necessità di aprire le commemorazioni con una messa nella bella chiesa di san Gregorio al Celio. Cerimonia religiosa quanto mai impropria considerato che, statisticamente, le convinzioni filosofiche dei morti delle Torri gemelle dovevano essere ben di più di quelle conosciute dal sindaco Alemanno. Un modo per sancire che al morto cattolico il sindaco di Roma si inchina, mentre il musulmano e l’ateo s’attacca ar tram (raffinata espressione romanesca).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it -

In Europa i matrimoni tra omosessuali sono possibili in Islanda, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Finlandia, Svezia, Danimarca, Olanda, Belgio, Germania.
Unioni civili per le coppie omosessuali sono riconosciute in Francia, Slovenia, Croazia, Svizzer
a

Teatro dell’Arte all’antica italiana.

venerdì, 9 settembre 2011

24/10/11 - La risata che lo seppellirà.

E stata provocata ieri a Bruxelles da una controscena di due comici stranieri la risata che seppellirà Brighella, la maschera più comica del tatrino italiano della politica. Luogo della memorable performance la sala della conferenza stampa dove un giornalista ha chiesto a due capocomici esteri (una tedesca e un francese) cosa pensavano del loro collega italiano Brighella, noto barzellettiere, re incontrastato di ogni palcoscenico nazionale e internazionale in cui si perpetuano le esibizioni del tradizionale Teatro dell’Arte all’antica italiana. Stavolta la domanda dell’improvvido giornalista ha dato l’avvio a una formidabile controscena dei due abili capocomici che si sono scambiati ammiccamenti, occhi al cielo e sorrisetti a cui la platea ha reagito con una sonora e dissacrante risata. Secondo tutti i critici teatrali più accereditati, trattandosi di una risata non per lui ma contro di lui, è probabile che il Brighella abbandoni le scene magari con una performance memorabile come quella di “Amarcord” in cui lo zio matto arrampicato su un albero grida l’unica invocazione di cui è esperto e capace : voglio una donnaaaa….!

6/09/11 – Anche Rugantino ha diritto a un grande ruolo nel tetatrino della politica italiana.

All’ombra di Silvio Brighella e Umberto Capitan Fracassa, con Giulio Arlecchino servitore di due padroni, irrompe sulla scena del teatro dell’Arte all’antica italiana anche una famosa maschera romana, Rugantino. Non poteva mancare a cura di Tiziana Ficacci, attenta osservatrice dei più importanti fenomeni culturali, politici e sociali del nostro Paese, un particolare e dettagliato excursus su un personaggio, il sindaco di Roma in carica, destinato a grandi avventure sceniche in attesa di poter diventare co-protagonista nel nostro teatrino politico, alla pari delle altre Maschere che tanto divertono gli spettatori italiani e stranieri. Partcolarmente gustoso l’incipit di Tiziana per presentare il personaggio : “servo vostro”, in piena sintonia con il linguaggio della grande tradizione teatrale italiana. Venghino signori, venghino… lo spettacolo continua. LEGGI

31/08/11 – PPCC : Presa Per Culo Continua.

Brighella, Capitan Fracassa e Arlecchino servitore di due padroni hanno scritto ieri ad Arcore la nuova farsa per il teatrino della politica. Salvi i ricchi e i preti che non pagheranno nemmeno un centesimo, pagheranno solo le famiglie con l’aumento sicuro delle bollette. Salvi i parassiti di stato della casta politica grazie agli enti territoriali che resteranno tutti in funzione in attesa di una legge costituzionale che li eliminerà insieme a metà dei parlamentari… ma chi ci crede !!! E il Decreto Legge promulgato dal povero Napolitano (dopo che Brighella, Capitan Fracassa, Arlecchino e tutte le altre Maschere del Teatro dell’Arte all’antica italiana l’avevano condiviso e firmato all’unanimità) che fine ha fatto ? E non era grazie a quel copione teatrale che l’Europa aveva salvato la tournée estiva della compagnia ?

22/08/11 – Capitan Fracassa agita lo spadone.

Ieri grande esibizione di Bossi che con lo spadone nella mano malferma cercava di interpretare al meglio il personaggio più grottesco del teatro dell’arte all’antica italiana, quello che finisce immancabilmente a calci nel culo in tutte le farse di cui abbiamo documentazione storica. La performance è stata allietata anche da una pernacchia destinata al segretario del PDL Alfano oltre che da gustosi insulti inidirizzati alla categoria dei giornalisti. Un’esibizione imbarazzante che arricchisce una raccolta infinita di frizzi, lazzi, sberleffi, gestacci, cachinni e insulti feroci come quello che dedicò al Prof Miglio (una scorreggia nello spazio) quando ci fu fra loro una frattura politica. Un triste finale per un personaggio che dopo aver rappresentato per venti anni l’eroe eponimo di un immaginario popolo padano oggi rischia il posto nella riunione al vertice del suo partito. Sarà il 25 luglio del Duce della Lega ?

25/07/11 – La moltiplicazione delle scrivanie.

E’ il giusto titolo per l’ultima farsa mandata in scena a Monza da Capitan Fracassa Bossi, capocomico della Lega di lotta e di teatrino. Dopo aver collocato su eleganti trespoli le targhe di presunti Ministeri davanti alla Villa Reale di Monza il capocomico Capitan Fracassa si è mostrato ai fotografi con alcuni comprimari, Calderoli e Rosy Mauro detta la pasionaria della Lega. Capitan Fracassa ha poi costretto anche un riluttante Tremonti a farsi fotografare in prima fila insieme a un’altra personalità del PDL, la rosso-fiammeggiante ministra Brambilla che ha voluto anche lei sfilare sulla passerella insieme alla targa del suo ministero. Divertente il siparietto di Bossi che ha mostrato le banconote offerte da (o estorte a) Tremonti per pagare la sua scrivania di ministro leghista a Monza. Si voleva infatti sottolineare che questa farsa e le relative scenografie e suppellettili non costeranno niente agli italiani ma solo (per il momento, diciamo noi) ai parlamentari che hanno messo in scena l’avanspettacolo. Non abbiamo notato fra le suppellettili mostrate nei TG di regime se ci fossero anche i crocifissi d’ordinanza che, secondo i leghisti, dovrebbero caratterizzate tutti gli uffici pubblici lombardi

20/07/11 – Capitan Fracassa e il triplo salto mortale.

Uno dei più grandi interpreti del teatrino dell’arte all’italiana, Umberto Bossi, ha aggiunto al suo repertorio di Fracassone della Repubblica (distruttore dello Stato unitario facendo fracasso patrolaio) anche la tradizionale arte dei saltimbanchi da strada . E’ riuscito infatti nella difficilissima impresa del triplo salto mortale sul caso Papa : arresto sì, arresto no, arresto forse. Grande ! Invece Berlusconi, Il suo co-protagonista sulla scena politico-teatrale nelle vesti di Brighella, abitualmente di salti mortali ne fa solo due, esternazione avventata e smentita, con attribuzione della colpa ai perfidi giornalisti.

18/07/11 – Brighella e Capitan Fracassa mattatori del teatrino Italia.

Stasera ad Arcore Berlusconi e Bossi metteranno in scena l’ultima farsa per deliziare gli amanti del genere grottesco. Tema dello spettacolino sarà il caso Papa e la possibilità del suo arresto. In questo caso, a differenza della sceneggiata napletana dove c’è sempre lui, lei (a volte madonna e a volte mignotta) e ‘o malamente, manca il personaggio femminile. Cosa che, trattandosi di Arcore, è abbastanza sorprendente. Per quanto riguarda ‘o malamente lasciamo ai nostri lettori decidere chi sia fra Brighella e Capitan Fracassa quando sapranno il finale della farsa di stasera. Intanto gustiamoci questo Travaglio. LEGGI

2/07/11 - Compagnia Grandi Spettacoli PDL.

Prima nazionale ieri a Roma del nuovo spettacolo che la primaria Compagnia presenterà sul circuito nazionale della politica. Al vecchio capocomico, noto anche come “barzellettiere d’Italia”, è stato affiancato un co-protagonista di grande personalità che attinge la sua arte alla gloriosa tradizione siciliana dei pupi. Un’ovazione in piedi ha accolto il nuovo eroe della scena dopo la “cavatina”, che nell’opera lirica in particolare è il pezzo di autopresentazione del personaggio. Una commovente rievocazione del momento in cui giovinetto vide per la prima volta in azione il barzellettiere, ricevendone un irresistibile impulso ad amarlo e seguirlo. La cavatina poi, come quella celeberrima di Figaro nel “Barbiere di Siviglia”, ha riguardato i nobili propositi del co-protagonista con un picco di applausi scroscianti quando ha affermato di voler creare un Partito degli Onesti. Ma la scena madre non poteva che essere appannaggio del vero, grande e unico Barzellettiere riconosciuto in Italia e all’estero, dove è stato capace di far ridere i più importanti leader di governo e capi di stato internazionali. Indimenticabile e travolgente esibizione che ha raggiunto vette eccelse quando con la voce rotta dalla commozione ha scatenato un’ondata d’amore scambievole in simbiosi con la platea. Grande momento di teatro. Da oggi si replica in tutte le piazze e in tutte le TV italiane.

20/06/11 – Cazzari Padani.

Si è svolta ieri a Pontida il 15° Festival del Flatus Vocis Leghista, con un leader stanco e malato che non ha saputo far altro che ripetere vaghe minacce a destra e sinistra senza nessuna proposta concreta sui problemi reali dell’economia e del lavoro. Le solite stanche litanie su Roma ladrona tanto per riscaldare le frattaglie dei seguaci, ma nessuna risposta compromettente alla richiesta dei facinorosi che invocavano in coro la secessione. E’ stato invece Roberto Maroni a spingersi fino a una pericolosa e inaccettabile esclamazione per una “Padania libera e indipendente“, che detta dal ministro dell’Interno sembra un pesante tradimento della Costituzione unitaria su cui ha giurato. Ma Bossi una cosa giusta l’ha detta, quando ha parlato dei cicli storici di 15 / 20 anni in cui hanno dominato particolari ideologie e i relativi gruppi di potere: la destra storica di fine ottocento, il giolittismo, il fascismo, la democrazia cristiana, il consociativismo catto-comunista e il berlusconismo. Ma nel dirlo voleva far credere che il prossimo ventennio dovrebbe essere quello dominato dalla Lega, senza rendersi conto che proprio nel ventennio berlusconiano il suo partito personale, co-responsabile del berlusconismo, ha esaurito ormai tutte le sue potenzialità. E chiamando in causa anche Tremonti con accenti severi ha di fatto messo nelle mani del ministro la risposta vera ai problemi che ci riguardano tutti. E sarà proprio lui nei prossimi giorni che uscirà vincitore dal caos attuale o imponendo una manovra di 40 miliardi da lacrime e sangue o, per restare al potere, accontentando i demagoghi di destra e sinistra mandano a picco il paese. Se Tremonti salverà l’Italia dalla crisi simil-greca sarà solo lui il vincitore e nessun altro; se fallirà sranno travolti quelli che l’hanno messo al potere, primi fra tutti Berlusconi e Bossi. Ed ecco l’ampio minestrone di aria fritta che la Lega ha distribuito come “dodecalogo” per il governoLEGGILe solite vecchie proposte che tornano a galla da almeno venti anni e che nessun governo, compresi quelli degli ultimi 20 anni con la Lega dentro, è mai riuscito a realizzare. Ma per illudere il popolo bue della Padania va bene anche questo. Ciliegina sulla torta nella migliore tradizione del teatro dell’arte la rivelazione di Capitan Fracassa Bossi che Brighella Berlusconi era pronto a firmare per il trasferimenti di alcuni ministeri al Nord, ma “poi si è cagato sotto“.

31/05/11 – ‘a Berlusco’, facce ride !

E adesso ? Il povero DuceSilvio ha avuto notizia della sua disfatta proprio a Bucarest, nel luogo fatale dove il suo omologo Ceausescu, dopo aver convocato la piazza per riceverne l’ennesima ovazione, fu crivellato da una bordata di fischi e pochi giorni dopo fu crivellato da una bordata di pallottole. Non era per niente il luogo giusto per aspettare i risultati del ballottaggio, ma almeno Berlusconi non rischia la fucilazione né a Bucarest né a Roma. Dopo le sue ultime squallide esibizioni internazionali, quando lo abbiamo visto scodinzolante e piagnucoloso cercare il conforto pietoso di Obama e Medvedev, dopo la stanca ripetizione di vecchie barzellette e slogan ammuffiti a reti unificate, siamo convinti che il vecchio guitto intrattenitore di crocieristi meriti almeno un “serata d’onore”, come si usava una volta fra i teatranti a fine carriera. E per consolarlo delle delusioni potrenmmo onorarlo parafrasando la battuta più fulminante mai pronunciata nel teatro italiano grazie alla penna del grande Ennio Flaiano nel suo “Marziano a Roma” : “”” …’a Berluscco’, facce ride !!! “””

12/04/11 – ‘A Berlusco’, facce ride !

E lui subito racconta che ha ha pagato Ruby perché non si prostituisse. Spettacolare performance del “primo barzelletiere” d’ Italia per non venir meno all’unico primato che nessuno gli nega. Uscito dall’aula delle udienze del Tribunale di Milano DuceSilvio si è esibito in un irresistibile show fra i giornalisti e il folto gruppo di fans che l’aspettavano fuori. Si è trattato di un vero e proprio spettacolo degno del più nobile e tradizionale varietà all’italiana, con il capocomico che spara le sue migliori battute ben collaudate su tutti i palcoscenici, e i giornalisti che gli fanno da spalla. Non c’è dubbio che dopo Mussolini questo è il primo leader politico capace di suscitare altrettanto entusiasmo. Ora, che facciano finta di credere a tante panzane molti suoi sodali in Parlamento (che senza di lui non starebbero lì a maturare ricche pensioni), è comprensibile anche se non commendevole. Ma che gli credano anche milioni di elettori è la dimostrazione di un carisma indiscutibile di cui dobbiamo mestamente prendere atto. Non senza tifare per un rapido capovolgimento delle sue fortune teatrali.

31/03/11 – E Lampedusa sorgerà più bella e più grande che pria !

Come il grande Ettore Petrolini nell’indimenticabile Nerone ieri DuceSilvio si è esibito in un memorabile show sul palcoscenico di Lampedusa. Promesse mirabolanti, svuotamento dei profughi in 48 ore, esenzione dalla tasse, il premio Nobel e un Casino (con accento alla francese). . Il tutto recitato con un sorriso paraculo che la diceva lunga sul personaggio straordinario che la Provvidenza ci ha fatto incontrare. E’ mancata solo la battura finale del Nerone quando, come Petrolini, DuceSilvio avrebbe dovuto sussurrare a qualcuno dei suoi co-protagonisti sul palcoscenico, indicando la folla prima ostile e poi plaudente : “”” Vedi, basta che gli dici due fragnacce che poi la gente si affeziona ! “”” Grande, grande, grande ! Più di Petrolini e addirittura più di Wanna Marchi.
Alcuni divertenti commenti pescati nei giornali e in alcune mailing list. LEGGI

6/9/11 – Servo vostro

martedì, 6 settembre 2011

La lumachella de la Vanagloria/ch’era strisciata sopra n’obbelisco/guardò la bava e disse: già capisco/che lascerò n’impronta ne la storia (Trilussa)
“Non mi ero mai accorto che Alemanno fosse un antifascista. Quando militavamo insieme in Alleanza nazionale tutto mi sembrava tranne che lo fosse e questa continua smemoratezza del sindaco di Roma a me pare semplicemente stupefacente” (F. Storace, segretario La Destra)
La cristiana religione, che è quella di quasi tutta l’Europa, non è per se stessa favorevole al viver libero; ma la cattolica religione riesce incompatibile quasi col viver libero (Vittorio Alfieri, Della tirannide, 1878, libro I, cap.VIII)

La manovra economica - è opportuno non dimenticare che sono stati bocciati all’unanimità gli emendamenti dei Radicali sul finanziamento pubblico ai partiti e sugli iniqui privilegi economici alla Chiesa cattolica -, sembra aver riportato l’irrisolto Alemanno ai fasti della sua campagna per l’elezione a sindaco, quando sulle spoglie di una donna orribilmente assassinata da uno sbandato straniero, si proclamò amministratore unico delle insicurezze dei cittadini. Acqua sotto i ponti ne è passata da quel momento, la maggior parte dei romani si è accorta che la microcriminalità aumenta, la spazzatura si accumula, i lavori di manutenzione ordinaria vengono inaugurati dal sindaco abbigliato col casco e il gilet catarifrangente, gli autobus sono sempre più rari e scalcagnati, non si è creato un solo posto nuovo nei nidi, i già scarsi servizi per gli anziani, come la tessera gratuita per gli autobus il servizio per la spesa i minibus per il trasporto dei malati… sono ricordi. Sembra che Alemanno diventato uomo di lotta e di governo e corteggiato prezzemolino dei media, sia stato miracolato dalla crisi a cui potrà attribuire la sua inidoneità (anche se Il Giornale del padrone con la penna di Sallusti gli sta preparando il trattamento Boffo)
Però, pur nella sua riconosciuta incompetenza amministrativa, c’è un campo dove si è distinto, quello del servilismo alla Chiesa dove è riuscito a superare i suoi pur sottomessi predecessori.
Dopo pochi giorni dalla sua elezione, si presentò in Vaticano con un mantello marrone e il cappello a falde larghe, stile dei pellegrini in cammino per Santiago di Compostela. Non era carnevale – anche se pure su quel fronte il sindaco e la sua signora hanno dato spettacolo – ma era il suggello di amore con l’amministratore delegato dell’Opera romana pellegrinaggi, padre Cesare Atuire. La potentissima organizzazione, sita in via della Pigna (tra il Pantheon e largo Argentina. Qualche anno fa un gruppo di ingenui abitanti dei palazzi circostanti ha avviato una azione legale perché la sopraelevazione costruita in modo truffaldino sul palazzo gli ha sbarrato la visuale) è considerata l’agenzia di viaggio più importante del mondo. Tra le mete Lourdes, Fatima, terrasanta, Santiago ma anche Cortina, Ischia, Malta. Per accreditarsi Alemanno, oltre a prendere parte a molti pellegrinaggi, ha autorizzato tutti i 25.444 dipendenti comunali a partecipare ad un pellegrinaggio a Lourdes, riconoscendogli un permesso speciale e facilitando un piccolo prestito. Poca roba però rispetto alle agevolazioni fornite al servizio Roma cristiana. Già Veltroni, nel 2007, si era impegnato a offrire all’Orp 13 vetture da utilizzare ogni giorno al servizio di pullman Roma cristiana, fornendo autisti, pagando la benzina, occupandosi della manutenzione, della pulizia, dell’assicurazione, della biglietteria. L’Orp, bontà sua, forniva i testi dell’audioguida e catechisti volontari. Non solo, per accelerare le pratiche, il servizio non era considerato mezzo turistico, la qual cosa avrebbe richiesto tempi lunghi per i permessi, bensì mezzi a disposizione dei pellegrini. Quindi un servizio pastorale al costo di 18 euro al biglietto. Solo che Trambus aveva già dei pullman che offrivano questo servizio: Roma cristiana (bus rosso a 16 €), Archeobus (bus verde a 8 €), e Roma in un giorno (bus blu a 20 €) il cui incasso va per intero al Comune. Una volta salito al Campidoglio Alemanno ha pensato bene di eliminare l’indebita concorrenza del pullman rosso. L’Orp ha deciso di proseguire i suoi tour Roma cristiana con una società interamente privata, lasciando sul groppo del Comune il personale assunto, gli autobus, ecc. Il danno al momento si è concretizzato con una denuncia dell’Ue per la violazione delle direttive europee a Trambus, perché secondo i regolamenti comunitari doveva essere controllata al 100% dal Comune, e una segnalazione per danni erariali presso la Corte dei conti. Gli autobus bianchigialli – ora privati – continuano a girare per Roma, solo che adesso il pellegrino che ci sale compra una card che gli da diritto di transitare per l’intera giornata sui mezzi pubblici romani. Sempre farina del sacco alemanno, il pacchetto a 195 € riservato alle famiglie: 2 giorni per 4 persone, pernottamento e prima colazione in hotel a tre stelle, visita ai Musei vaticani e giro sul pullman Roma cristiana. Il tutto organizzato da Orp. Il lettore di Nogod è già informato della installazione della statua di Gran Premio II davanti alla stazione, opera avuta in dono, una roba da dittatorello dello stato delle banane che neanche commissionano, o meglio fanno un concorso, e prendono la prima cosa che capita purché odori di incenso. E naturalmente i soldi spesi senza copertura per la beatificazione di Gran Premio II con il corollario di mostre, tanto da trasformare i Capitolini da museo della città a esposizione trash di reliquie del cattolicesimo più becero.
Ma non basta, Alemanno ha perfezionato anche la cancellazione della storia risorgimentale della città, in particolare quella dei rapporti tra Repubblica romana e Chiesa cattolica.

Flashback: il 9 febbraio 1849 cade lo Stato pontificio, Pio IX si rifugia a Gaeta e viene proclamata la Repubblica romana, guidata da Mazzini, Saffi e Armellini. Durerà solo cinque mesi , ma apre il ghetto e abolisce la pena di morte. Le battaglie vennero combattute sul Gianicolo, colle che sorge alle spalle di Trastevere. A ricordo il complesso monumentale del Gianicolo, la statua di Garibaldi, i busti dei combattenti , l’ossario dei caduti , qualche targa, la toponomastica di Trastevere. (io ho abitato in via Luciano Manara e via Roma libera).
Grazie alla perseveranza di pochi, tra cui quella di Sandro Masini presidente dell’Associazione Giuditta Tavani Arquati, della cui amicizia il responsabile di questo sito ed io ci onoriamo, e dell’attuale segretario dei Radicali Mario Staderini, finalmente c’è stata un’ opera di ripulitura della zona anche in occasione del 150° dell’Unità. Ma i piccoli autobus turistici promessi e le brochure informative non si sono viste. Anche la statua di Ciceruacchio, ovvero Angelo Brunetti protagonista della rivolta popolare, ha subito un lungo iter di rimozioni e spostamenti e non è stata più ricollocata nella sua posizione originaria. Per l’eroina trasteverina Giuditta Tavani Arquati, che venne uccisa il 25 ottobre 1867 in via della Lungaretta da una pattuglia di zuavi pontifici mentre preparava una insurrezione contro il governo di Pio IX, succede qualcosa di analogo ai busti del Gianicolo. Né Rutelli né Veltroni hanno mai presenziato alla cerimonia, anche se in loro rappresentanza mandavano degli assessori. Ora, la nuova amministrazione invia rappresentanti sempre meno autorevoli, un anno addirittura una persona che per la sua inesistente posizione istituzionale non potette indossare neanche la fascia tricolore. Ma l’apoteosi del sindaco Alemanno è stata raggiunta con le celebrazioni del 20 settembre a Porta Pia, per ricordare quando, nel 1870, Roma venne formalmente annessa al Regno d’Italia e fu ufficialmente decretata la fine dello Stato pontificio. Un anno il sindaco ha deciso di dedicare il ricordo non ai militari che hanno liberato Roma dal papa ma agli zuavi pontifici che quel regno difendevano. Lo scorso anno ha consegnato, complici anche le più alte istituzione dello Stato italiano, le chiavi al Segretario di Stato vaticano. Si può fare di più? Mancano pochi giorni, vedremo presto.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.nessundio.net/giudittatavaniarquati.htm

4/9/11 – I religiosi

domenica, 4 settembre 2011

Quand’anche sia provato che il genere umano abbia a lungo progredito e possa ancora progredire, nessuno può sostenere che non possa ora cominciare il suo regresso (Immanuel Kant, Il conflitto delle facoltà, 1798)
http://www.nessundio.net/blog/2011/08/31/5206/

Qualche giorno fa è finito il mese di ramadan, una festa importante per molti italiani che hanno quella fede e per molti stranieri musulmani. Lo scorso anno sindacati e imprenditori temevano che per il caldo la produttività dei lavoratori, specie quelli impiegati nell’agricoltura, sarebbe diminuita. Quest’anno non ci sono state frenesie, i produttori hanno capito che non tutti i musulmani sono così osservanti e molti usufruiscono delle deroghe al digiuno suggerite dal corano. Un passo avanti considerato che lo scorso anno gli imprenditori pretendevano delle liberatorie contrattuali per il mese di ramadan.
E’ vero che la fede islamica rimanda ad un universo di valori e di significati che investono l’intera esistenza della persona; non solo un insieme di concetti astratti comuni a tutte le religioni, ma convincimenti dai quali derivano abitudini, costumi, abbigliamento… che scandiscono ogni atto della vita. Il confronto con le culture dei paesi occidentali è complesso, a tratti difficile, a volte impossibile. La secolarizzazione che è alla base delle società occidentali, dove la religione è una sfera separata dalla politica (con l’eccezione dell’Italia dove la società civile è ampiamente secolarizzata, ma per convenzione e convenienza la politica rimane il braccio esecutivo della Santa Sede. Una realtà che dovrebbe farci contare almeno fino a 10mila prima di trinciare giudizi) è assente nel pensiero musulmano più tradizionale. Molti degli immigrati musulmani che vengono in Italia portano con sé questa impostazione di fondo che si riflette nel modo di intendere la vita quotidiana e le relazioni sociali, decidendo le priorità alle quali uniformare le proprie scelte. Ma sono tantissimi, probabilmente la maggioranza, quelli che lasciano il loro paese alla ricerca del cambiamento. Molte donne denunciano che la loro condizione, una volta arrivate in Italia, muta peggiorando per effetto dell’isolamento in cui sono costretti i musulmani.
I sindaci che celebrano le festività religiose delle comunità musulmane presenti nel loro territorio, farebbero meglio a provvedere alle vere richieste di questi cittadini che non sono difformi da quelle dei nativi. Più “politicamente corretto” e di alta visibilità, togliersi le scarpe e fingersi immersi nella preghiera, parlare con i capi religiosi, magari con la segreta convinzione di acquisire immunità da eventuali attacchi di gruppi fondamentalisti religiosi. Col risultato di tagliare fuori le maggioranze laiche delle comunità di immigrati che in caso di fondamentalismo periscono per prime. E’ impensabile però che un sindaco – prendiamone uno a caso, quello di Roma – che nella sua agenda di lavoro (consultabile alla pagina 618 del televideo rai-regione) ogni giorno partecipa d una messa e/o ad un incontro con esponenti delle gerarchie vaticane – spesso in tandem con la sua vice o con un paio di assessori – abbia una lettura della vita al di fuori della religione. Del resto l’Italia non è mai stato un vero paese laico, perché la laicità nasce dalla pluralità delle visioni della morale e riesce a contenerle tutte. Noi invece, come ci ricorda il filosofo Marramao, siamo vissuti nel contesto che tratteggiò Machiavelli, con santa madre chiesa che ripara l’Italia dalle guerre religiose soffocandola in una incubatrice storica.
Si è molto discusso nei siti simili a questo, del dubbio intervento della vicesindaco di Milano che non solo ha partecipato alla cerimonia religiosa, ma ha anche promesso diversi luoghi per sunniti, sciti … (si sbrigassero invece di perdersi in chiacchiere di consentire la costruzione di un luogo di culto come è in qualsiasi città del mondo civile). Ancora peggio ha fatto l’irrisolto Alemanno che ha organizzato la cena dello sdigiuno al Campidoglio, invitando non i rappresentanti della comunità musulmana, ma gli ambasciatori dei Paesi musulmani. Sancendo così che Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Libia… siano paesi islamici, contribuendo a posare una lastra tombale su quei tentativi di primavera araba che certamente vedeva tra i manifestanti religiosi e no. Poi ci si preoccupa ipocritamente se la Libia virerà sul fondamentalismo! Sarebbe più sensato accreditare che tra Oriente e Occidente non è in corso uno scontro di civiltà né di religione, ma piuttosto una lotta tra dittature (cosa sono le teocrazie?) e democrazie.
E’ evidente che il farsesco gesto del sindaco Alemanno – che probabilmente replicherà con altre religioni gettando lo scompiglio all’interno delle comunità, perché è pericoloso politicamente per una minoranza rifiutare un invito del genere, specie da un sindaco così prono ai diktat cattolici, anche se se ne riconosce la ridicolaggine – intendeva scimmiottare le cene alla Casa Bianca che il presidente Obama ha organizzato con le diverse comunità di fede (e con altre minoranze, tra cui gli omosessuali). Ma quello che ha fatto grande, tra luci e ombre, quel Paese è stato proprio non avere una religione di riferimento alla quale inchinarsi. Gli Stati Uniti, culla dell’Occidente, hanno sempre guardato con sospetto alla Chiesa cattolica che percepiscono come una minaccia ai loro valori, quelli che noi chiamiamo, spesse volte con sprezzo, la religione civile dell’America che guarda più, forse, all’eroismo delle figure epiche dell’antico testamento che ai miracoli del vangelo. Due mesi prima della sua storica elezione come primo presidente cattolico nel 1960, John Kennedy pronunciò a Houston un discorso per rassicurare la sua indipendenza dalla Chiesa: “Credo in una America in cui la separazione della Chiesa e dello Stato è assoluta, in cui nessun prelato cattolico dica al presidente che cosa fare, e nessun pastore protestante dica ai suoi per chi votare; un Paese in cui nessuna Chiesa o scuola confessionale riceva fondi pubblici o goda di privilegi, dove a nessuna persona venga negato l’accesso alla vita pubblica perché la sua religione è diversa da quella del presidente che ha il diritto di nominarlo o degli elettori che potrebbero eleggerlo. Credo in una America che non è ufficialmente né cattolica, né protestante, né ebrea, nella quale nessun uomo pubblico chiede o accetta istruzioni , su questioni di pubblico interesse, dal papa, dal Consiglio nazionale delle chiese o da qualsiasi fonte ecclesiastica, dove nessun organo religioso cerca d’imporre la propria volontà direttamente o indirettamente sulla popolazione o sugli atti pubblici dei suoi funzionari, e dove la libertà religiosa è così indivisibile che ogni azione contro una Chiesa è un’azione contro tutte” . Non è un caso che uno dei presidenti che ha creato più danni agli americani e non solo, sia stato Bush jr., che aveva come faro il cristianesimo fondamentalista. L’applicazione del discorso del presidente cattolico rappresenterebbe una svolta per il nostro disgraziato Paese. Avere regole certe per ogni cittadino senza tenere conto né del paese d’origine né della religione, che – va sempre ribadito – per la maggioranza delle persone del mondo così come per gli italiani – statisticamente quasi tutti cattolici – non ha nessuna rilevanza. Ma anche alla Chiesa cattolica dovrebbe essere chiesto un passo indietro evitando le intromissioni continue e le pretese economiche, che non consentono uno sviluppo armonioso ed imparziale della società. Intanto cancellando l’art. 7 della Costituzione che neanche i gruppi di atei o le microbiche organizzazioni laiche hanno rinunciato a fare. Perché purtroppo anche molto mondo laico ha paura di vivere senza religione. In troppi si arrabattano cercando qualcosa che pensano meno peggio – e tra le religioni delle intese sicuramente nessuna ha l’arretratezza culturale del cattolicesimo – ma si può serenamente parlare del furto dell’otto per mille quando si accetta che anche le altre religioni – sebbene le molliche – si spartiscano la torta? Sarebbe il caso, ad esempio, di essere un po’ più netti con i valdesi che hanno inaugurato la stagione delle intese con lo Stato (le metastasi del cancro concordatario) e si sono battute fieramente prima per ottenere l’8 e poi la truffaldina ripartizione della quota non espressa. Non che le altre non si siano accodate, ma c’è un plus di colpa per l’iniziatore. Anche con questa malleveria da parte dei laici si assolvono le religioni che invadono lo Stato, ritenendole portatrici di valori positivi.
E’ legittimo essere pessimisti nei confronti di ciò che continuerà a fare la partitocrazia italiana con gli stranieri classificati in base alla religione di maggioranza del loro paese, ed è legittimo da parte nostra essere timorosi per il futuro, per l’esplosione dei ghetti che i nostri politici dilettanti costruiscono. Certamente ripercorreremo gli errori, fatti probabilmente in buona fede mentre noi non avremo neanche quella scappatoia, dai paesi del nord Europa. E anche ad alimentare in questo modo quei partiti xenofobi razzisti egoisti che stanno riportando il Vecchio continente nell’incubo dell’arianità.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.uaar.it/uaar/documenti/137.html

2/9/11 – Vivere (è come perdere tempo)

venerdì, 2 settembre 2011

La bozza finale della Costituzione sarà sottoposta all’approvazione del Parlamento il 1° ottobre e il testo finale sarà giudicato da referendum. Sapremo presto se David – gli islandesi – vincerà su Golia – il potere politico-finanziario di stampo neoliberista – il tutto senza spargere una stilla di sangue. (29/8/11, Azioni rivoluzionarie http://www.nessundio.net/tiziana2011.htm )
La Rete è un formidabile strumento di democrazia e di conoscenza. Gli innumerevoli tam tam digitali contribuiscono a diffondere idee nobili e nobili principi, quali la democrazia e la libertà di stampa e civica, il rispetto dei diritti umani, la lotta al razzismo, all’antisemitismo, all’islamofobia, all’omofobia. Sarebbe forse la salvezza del pianeta se il modello Islanda si diffondesse come un virus, per una volta buono. Il pessimismo mi spinge a temere che un paese in cui a molti piacciono le zone bige e gli uomini bigi, che giustificano e avallano i personali imbrogli, un paese in cui a molti piace essere servi per non fare la fatica di pensare o di agire secondo scienza e coscienza, difficilmente potrà avere una vera rivoluzione, sia essa cruenta o pacifica. Alla Riforma abbiamo preferito i bianchi sepolcri ornati d’oro delle chiese barocche, ad una Nazione orgogliosamente laica abbiamo preferito l’art. 7 della Costituzione. L’ottimismo mi spinge da quasi dieci anni a questa parte a tener su un piccolo sito di informazione e divulgazione nella speranza che qualche giovane, anche solo per copiare una ricerca storica o scientifica, finisca con l’avere la chance di una opinione in più, di un pensiero che si sforza di essere libero (commento nel blog di Nogod di Anna www.direfarepensare.it )
“Per lungo tempo sono andato a letto presto la sera” (incipit della Recherche)

Il grave momento che stiamo vivendo non deve farci dimenticare che, oltre ad avere una partitocrazia che gestisce in maniera dilettantesca la crisi economica distribuendo in modo dispari il peso della risoluzione, continua a maltrattarci anche sul piano dei diritti civili condannandoci ad essere i paria del mondo occidentale. Quando la fame mozzica sembra secondario pretendere diritti sociali, ma è proprio la povertà che condanna agli abusi. Perché è chiaro che quei parlamentari che emanano leggi per compiacere le gerarchie cattoliche, non legiferano così perché hanno una scala valoriale alta e nobile non compresa dai cittadini comuni, ma perché ignorano l’abc della democrazia e sono consapevoli che il loro reddito e la loro informazione gli consentirà di non usufruire mai delle leggi che promulgano. La cosa più incredibile è come il sistema partitocratrico, in particolare quello oggi al comando, che ogni tre per due protesta per l’ingerenza dello Stato, della magistratura, delle regole stabilite dalla Costituzione, voglia affermare il predominio del parlamento nelle decisioni che attengono agli aspetti più privati della nostra vita, compromettendo la libertà di cura, come e quando morire, bloccando l’accesso alla fecondazione assistita, bocciando proposte che spianerebbero la strada ai matrimoni tra persone omosessuali. Di più, per quanto riguarda ciò che di più prezioso ci appartiene – la nostra vita e la nostra morte – chiedono la complicità dei medici, che nella quasi totalità non ci stanno a fare gli sgherri del potere.
La scandalosa legge licenziata dalla Camera sul biotestamento – nei 150 anni dell’Unità, l’Italia ha visto cattolici laici, la stessa Democrazia cristiana è riuscita a tenere la barra ferma sulla distinzione tra Stato e Chiesa. Oggi la Chiesa non ha nessun pudore nel sostenere un governo reazionario per cercare una centralità che l’intelligenza delle persone non gli concede più. Questa legge è una macchia di fango indelebile nel centocinquantesimo dell’Unità d’Italia che ebbe come tratto distintivo la separazione fra Stato e Chiesa – è stata immediatamente archiviata dalla casta giornalistica, che teme, evidentemente, di affrontare un argomento che se fosse posto all’attenzione del grande pubblico potrebbe scatenare una rivolta popolare che metterebbe a rischio la comoda greppia in cui mangiano e che gli è concessa dal capobastone di turno. Meglio tacere, pensano i liberi giornalisti di stampa&regime, si chiamino Floris, Paragone, Santoro, Vespa, per citare solo quelli del servizio pubblico rai… rai che dovrebbe essere venduta per alleggerire le spalle del ceto medio e medio basso dal peso della manovra.
E invece, anche mentre lo stomaco brontola, sarebbe il caso di parlare di come i nostri incapaci parlamentari si sentano liberi di negare quello che non rifiuterebbero ai loro animali. Nessuno di noi è preparato alla morte di una persona cara, forse nessun padre nessun fidanzato nessun amico, ci chiederà adesso è arrivato il momento in cui tu…, ma lo sappiamo che confidano in noi – nell’amore affetto amicizia che per tutta una vita gli abbiamo riservato – per sapere quando arriverà quel momento. Non possiamo tirarci indietro, essere egoisti, anche se è difficile lasciare andare via chi amiamo… ecco, vorremmo che non ci venisse proibita almeno la stessa compassione che riserviamo ai cani. E che venisse rispettata la nostra privatezza e quella dei nostri cari. Senza imporre dolori inutili e umiliazioni; anche chi crede in Dio è consapevole che alcune vite vengono prese troppo presto e altre troppo tardi. Così come chi crede in Dio non approva esenzioni fiscali ad organizzazioni che discriminano le donne e gli omosessuali. Che almeno si ravvedano come hanno fatto tardivamente per la schiavitù e i vaccini prima di mostrarsi in pubblico.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Ai nostri morti
Piccola anima, smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere nei luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più… Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti… (Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar)
Con l’arte, lottiamo per l’eternità; ma questo non serve a niente perché noi siamo mortali (Philippe Garrel, regista
)

Per essere aggiornati sulla 68° Mostra del cinema di Venezia
http://www.lascatolachiara.it/immagini/venezia2011/venezia2011.htm
http://www.iloveroma.it/immagini/venezia2011/venezia2011.htm

31/08/11 – La Manovra PPCC : Presa Per Culo Continua.

giovedì, 1 settembre 2011

Brighella, Capitan Fracassa e Arlecchino servitore di due padroni hanno scritto ieri ad Arcore la nuova farsa per il teatrino della politica. Salvi i ricchi e i preti che non pagheranno nemmeno un centesimo, pagheranno solo le famiglie con l’aumento sicuro delle bollette. Salvi i parassiti di stato della casta politica grazie agli enti territoriali che resteranno tutti in funzione in attesa di una legge costituzionale che li eliminerà insieme a metà dei parlamentari… ma chi ci crede !!! E il Decreto Legge promulgato dal povero Napolitano (dopo che Brighella, Capitan Fracassa, Arlecchino e tutte le altre Maschere del Teatro dell’Arte all’antica italiana l’avevano condiviso e firmato all’unanimità) che fine ha fatto ? E non era grazie a quel copione teatrale che l’Europa aveva salvato la tournée estiva della compagnia ?

22/08/11 – Capitan Fracassa agita lo spadone.

Ieri grande esibizione di Bossi che con lo spadone nella mano malferma cercava di interpretare al meglio il personaggio più grottesco del teatro dell’arte all’antica italiana, quello che finisce immancabilmente a calci nel culo in tutte le farse di cui abbiamo documentazione storica. La performance è stata allietata anche da una pernacchia destinata al segretario del PDL Alfano oltre che da gustosi insulti inidirizzati alla categoria dei giornalisti. Un’esibizione imbarazzante che arricchisce una raccolta infinita di frizzi, lazzi, sberleffi, gestacci, cachinni e insulti feroci come quello che dedicò al Prof Miglio (una scorreggia nello spazio) quando ci fu fra loro una frattura politica. Un triste finale per un personaggio che dopo aver rappresentato per venti anni l’eroe eponimo di un immaginario popolo padano oggi rischia il posto nella riunione al vertice del suo partito. Sarà il 25 luglio del Duce della Lega ?

25/07/11 – La moltiplicazione delle scrivanie.

E’ il giusto titolo per l’ultima farsa mandata in scena a Monza da Capitan Fracassa Bossi, capocomico della Lega di lotta e di teatrino. Dopo aver collocato su eleganti trespoli le targhe di presunti Ministeri davanti alla Villa Reale di Monza il capocomico Capitan Fracassa si è mostrato ai fotografi con alcuni comprimari, Calderoli e Rosy Mauro detta la pasionaria della Lega. Capitan Fracassa ha poi costretto anche un riluttante Tremonti a farsi fotografare in prima fila insieme a un’altra personalità del PDL, la rosso-fiammeggiante ministra Brambilla che ha voluto anche lei sfilare sulla passerella insieme alla targa del suo ministero. Divertente il siparietto di Bossi che ha mostrato le banconote offerte da (o estorte a) Tremonti per pagare la sua scrivania di ministro leghista a Monza. Si voleva infatti sottolineare che questa farsa e le relative scenografie e suppellettili non costeranno niente agli italiani ma solo (per il momento, diciamo noi) ai parlamentari che hanno messo in scena l’avanspettacolo. Non abbiamo notato fra le suppellettili mostrate nei TG di regime se ci fossero anche i crocifissi d’ordinanza che, secondo i leghisti, dovrebbero caratterizzate tutti gli uffici pubblici lombardi

20/07/11 – Capitan Fracassa e il triplo salto mortale.

Uno dei più grandi interpreti del teatrino dell’arte all’italiana, Umberto Bossi, ha aggiunto al suo repertorio di Fracassone della Repubblica (distruttore dello Stato unitario facendo fracasso patrolaio) anche la tradizionale arte dei saltimbanchi da strada . E’ riuscito infatti nella difficilissima impresa del triplo salto mortale sul caso Papa : arresto sì, arresto no, arresto forse. Grande ! Invece Berlusconi, Il suo co-protagonista sulla scena politico-teatrale nelle vesti di Brighella, abitualmente di salti mortali ne fa solo due, esternazione avventata e smentita, con attribuzione della colpa ai perfidi giornalisti.

18/07/11 – Brighella e Capitan Fracassa mattatori del teatrino Italia.

Stasera ad Arcore Berlusconi e Bossi metteranno in scena l’ultima farsa per deliziare gli amanti del genere grottesco. Tema dello spettacolino sarà il caso Papa e la possibilità del suo arresto. In questo caso, a differenza della sceneggiata napletana dove c’è sempre lui, lei (a volte madonna e a volte mignotta) e ‘o malamente, manca il personaggio femminile. Cosa che, trattandosi di Arcore, è abbastanza sorprendente. Per quanto riguarda ‘o malamente lasciamo ai nostri lettori decidere chi sia fra Brighella e Capitan Fracassa quando sapranno il finale della farsa di stasera. Intanto gustiamoci questo Travaglio. LEGGI

2/07/11 - Compagnia Grandi Spettacoli PDL.

Prima nazionale ieri a Roma del nuovo spettacolo che la primaria Compagnia presenterà sul circuito nazionale della politica. Al vecchio capocomico, noto anche come “barzellettiere d’Italia”, è stato affiancato un co-protagonista di grande personalità che attinge la sua arte alla gloriosa tradizione siciliana dei pupi. Un’ovazione in piedi ha accolto il nuovo eroe della scena dopo la “cavatina”, che nell’opera lirica in particolare è il pezzo di autopresentazione del personaggio. Una commovente rievocazione del momento in cui giovinetto vide per la prima volta in azione il barzellettiere, ricevendone un irresistibile impulso ad amarlo e seguirlo. La cavatina poi, come quella celeberrima di Figaro nel “Barbiere di Siviglia”, ha riguardato i nobili propositi del co-protagonista con un picco di applausi scroscianti quando ha affermato di voler creare un Partito degli Onesti. Ma la scena madre non poteva che essere appannaggio del vero, grande e unico Barzellettiere riconosciuto in Italia e all’estero, dove è stato capace di far ridere i più importanti leader di governo e capi di stato internazionali. Indimenticabile e travolgente esibizione che ha raggiunto vette eccelse quando con la voce rotta dalla commozione ha scatenato un’ondata d’amore scambievole in simbiosi con la platea. Grande momento di teatro. Da oggi si replica in tutte le piazze e in tutte le TV italiane.

20/06/11 – Cazzari Padani.

Si è svolta ieri a Pontida il 15° Festival del Flatus Vocis Leghista, con un leader stanco e malato che non ha saputo far altro che ripetere vaghe minacce a destra e sinistra senza nessuna proposta concreta sui problemi reali dell’economia e del lavoro. Le solite stanche litanie su Roma ladrona tanto per riscaldare le frattaglie dei seguaci, ma nessuna risposta compromettente alla richiesta dei facinorosi che invocavano in coro la secessione. E’ stato invece Roberto Maroni a spingersi fino a una pericolosa e inaccettabile esclamazione per una “Padania libera e indipendente“, che detta dal ministro dell’Interno sembra un pesante tradimento della Costituzione unitaria su cui ha giurato. Ma Bossi una cosa giusta l’ha detta, quando ha parlato dei cicli storici di 15 / 20 anni in cui hanno dominato particolari ideologie e i relativi gruppi di potere: la destra storica di fine ottocento, il giolittismo, il fascismo, la democrazia cristiana, il consociativismo catto-comunista e il berlusconismo. Ma nel dirlo voleva far credere che il prossimo ventennio dovrebbe essere quello dominato dalla Lega, senza rendersi conto che proprio nel ventennio berlusconiano il suo partito personale, co-responsabile del berlusconismo, ha esaurito ormai tutte le sue potenzialità. E chiamando in causa anche Tremonti con accenti severi ha di fatto messo nelle mani del ministro la risposta vera ai problemi che ci riguardano tutti. E sarà proprio lui nei prossimi giorni che uscirà vincitore dal caos attuale o imponendo una manovra di 40 miliardi da lacrime e sangue o, per restare al potere, accontentando i demagoghi di destra e sinistra mandano a picco il paese. Se Tremonti salverà l’Italia dalla crisi simil-greca sarà solo lui il vincitore e nessun altro; se fallirà sranno travolti quelli che l’hanno messo al potere, primi fra tutti Berlusconi e Bossi. Ed ecco l’ampio minestrone di aria fritta che la Lega ha distribuito come “dodecalogo” per il governoLEGGILe solite vecchie proposte che tornano a galla da almeno venti anni e che nessun governo, compresi quelli degli ultimi 20 anni con la Lega dentro, è mai riuscito a realizzare. Ma per illudere il popolo bue della Padania va bene anche questo. Ciliegina sulla torta nella migliore tradizione del teatro dell’arte la rivelazione di Capitan Fracassa Bossi che Brighella Berlusconi era pronto a firmare per il trasferimenti di alcuni ministeri al Nord, ma “poi si è cagato sotto“.

31/05/11 – ‘a Berlusco’, facce ride !

E adesso ? Il povero DuceSilvio ha avuto notizia della sua disfatta proprio a Bucarest, nel luogo fatale dove il suo omologo Ceausescu, dopo aver convocato la piazza per riceverne l’ennesima ovazione, fu crivellato da una bordata di fischi e pochi giorni dopo fu crivellato da una bordata di pallottole. Non era per niente il luogo giusto per aspettare i risultati del ballottaggio, ma almeno Berlusconi non rischia la fucilazione né a Bucarest né a Roma. Dopo le sue ultime squallide esibizioni internazionali, quando lo abbiamo visto scodinzolante e piagnucoloso cercare il conforto pietoso di Obama e Medvedev, dopo la stanca ripetizione di vecchie barzellette e slogan ammuffiti a reti unificate, siamo convinti che il vecchio guitto intrattenitore di crocieristi meriti almeno un “serata d’onore”, come si usava una volta fra i teatranti a fine carriera. E per consolarlo delle delusioni potrenmmo onorarlo parafrasando la battuta più fulminante mai pronunciata nel teatro italiano grazie alla penna del grande Ennio Flaiano nel suo “Marziano a Roma” : “”" …’a Berluscco’, facce ride !!! “”"

12/04/11 – ‘A Berlusco’, facce ride !

E lui subito racconta che ha ha pagato Ruby perché non si prostituisse. Spettacolare performance del “primo barzelletiere” d’ Italia per non venir meno all’unico primato che nessuno gli nega. Uscito dall’aula delle udienze del Tribunale di Milano DuceSilvio si è esibito in un irresistibile show fra i giornalisti e il folto gruppo di fans che l’aspettavano fuori. Si è trattato di un vero e proprio spettacolo degno del più nobile e tradizionale varietà all’italiana, con il capocomico che spara le sue migliori battute ben collaudate su tutti i palcoscenici, e i giornalisti che gli fanno da spalla. Non c’è dubbio che dopo Mussolini questo è il primo leader politico capace di suscitare altrettanto entusiasmo. Ora, che facciano finta di credere a tante panzane molti suoi sodali in Parlamento (che senza di lui non starebbero lì a maturare ricche pensioni), è comprensibile anche se non commendevole. Ma che gli credano anche milioni di elettori è la dimostrazione di un carisma indiscutibile di cui dobbiamo mestamente prendere atto. Non senza tifare per un rapido capovolgimento delle sue fortune teatrali.

31/03/11 – E Lampedusa sorgerà più bella e più grande che pria !

Come il grande Ettore Petrolini nell’indimenticabile Nerone ieri DuceSilvio si è esibito in un memorabile show sul palcoscenico di Lampedusa. Promesse mirabolanti, svuotamento dei profughi in 48 ore, esenzione dalla tasse, il premio Nobel e un Casino (con accento alla francese). . Il tutto recitato con un sorriso paraculo che la diceva lunga sul personaggio straordinario che la Provvidenza ci ha fatto incontrare. E’ mancata solo la battura finale del Nerone quando, come Petrolini, DuceSilvio avrebbe dovuto sussurrare a qualcuno dei suoi co-protagonisti sul palcoscenico, indicando la folla prima ostile e poi plaudente : “”" Vedi, basta che gli dici due fragnacce che poi la gente si affeziona ! “”" Grande, grande, grande ! Più di Petrolini e addirittura più di Wanna Marchi.
Alcuni divertenti commenti pescati nei giornali e in alcune mailing list. LEGGI