16/9/11 – E quest’anno chi ci porti?

… io non ho paura che possa esserci una svolta autoritaria: ho paura che possa esserci qualsiasi svolta senza che neppure ce ne accorgiamo. Ho paura che, presi dalla faziosità, non riusciamo più a chiamare le cose –vere– col loro nome. Ho paura che questo Paese affoghi ancora di più nell’ignavia, nell’accidia, in quell’indolenza molto italiana che, mischiata alla crisi e alla paura, è prodromo di ogni peggio

Siccome ogni giorno porta la sua pena, tendiamo a dimenticarci di cose accadute poco prima. Ma pensando alla fine di Gheddafi di cui questi giorni parliamo, inevitabilmente il pensiero corre al rettore della Sapienza Luigi Frati che invitò il satrapo a tenere una conferenza nell’aula magna. Il dittatore svolse il tema più o meno così: “demos in arabo vuol dire popolo e crazi vuol dire sedia. Cioè il popolo si vuole sedere sulle sedie. Se noi ci troviamo in questa sala siamo il popolo, che si siede su delle sedie, e questa andrebbe chiamata democrazia, cioè il popolo si siede sulle sedie” . Non bastasse l’aver invitato un simile pasticcione, forse motteggiando Silvio, il rettore Frati non si tenne, e testualmente disse “vorrei dire qualcosa sulle sue incantevoli amazzoni, ma in sala c’è mia moglie”. Già, la moglie. Perché Frati è un uomo probo e tiene alla famiglia. Per tenersela vicina ha piazzato moglie, figlia e figlio nell’ateneo. Difficilmente qualcuno gli chiederà un passo indietro per i salamelecchi fatti al colonnello.
Del resto Frati non è ben cosciente di cosa sia una Università. Nel 2008 all’illustre rettore venne in mente di far aprire l’anno accademico da Benedetto XVI. Sia ben chiaro, invitare il papa in una sede universitaria non è certamente proibito (anche se nel tempio del sapere ci si aspetterebbe la divulgazione del pensiero razionale e meglio sarebbe che il papa si limitasse al trono di san Pietro) ma l’apertura dell’anno accademico è qualcosa di altamente simbolico. Come è noto molti docenti e studenti si irritarono per il disprezzo che il rettore mostrò per l’istituzione accademica e inscenarono composte manifestazioni. Alle quali scompostamente risposero tutti i partiti e tutti i media. Il quotidiano Il Foglio (i cosiddetti atei devoti che “utilizzano la fede degli altri” per darsi un argomento) organizzò una veglia per difendere il diritto del papa ad aprire l’anno accademico; purtroppo però venne annullata perché Benedetto XVI timoroso di eventuali contestazioni decise di non andare. Ma i politici (Livia Turco, Daniela Santanchè, l’onnipresente Gasparri…) che si erano predisposti alla protesta la trasferirono a piazza san Pietro all’angelus. L’allora ministro dell’Università e ricerca, Fabio Mussi (oggi trasmigrato a Sel del religioso Vendola) prese la parola alla Camera per disapprovare i giovani che avevano minacciato la serenità e la letizia della gitarella papale (tacendo sul rettore che proprio in quei giorni era nella bufera perché aveva sostenuto la docenza dei figli). Il presidente Napolitano scrisse una lettera dove si disse convinto che la visita “avrebbe offerto una preziosa opportunità di riflessione su temi di grande rilevanza per la società italiana”. Tacquero invece gli altri leader spirituali, abituati allo strapotere del teocrate vaticano e alla paura che incute ai politici italiani.
Sembra incredibile, ma in quei giorni si parlò di “qualche decina di impiegati della docenza che fanno traballare la democrazia”. E Europa (quotidiano del Pd) titolò “da oggi tutti meno liberi”, ancora più grave perché utilizzarono pure una frase di Nenni che certamente non aveva nel cuore i ridicoli gonnelloni come tutti i socialisti veri (e che non approvò l’art. 7 voluto invece da Togliatti).
E adesso tutti a stracciarsi le vesti per la richiesta di processare il papa per crimini contro l’umanità. Non se ne farà nulla purtroppo*, ma la richiesta delle vittime di pedofilia di denunciare il papa alla Corte penale dell’Aja , per la copertura degli orrendi crimini è giusta. L’allora cardinale Ratzinger consigliò di risolvere i crimini all’interno dei sacri palazzi con la complicità di Gran Premio II. E questo è.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* Perfino il sondaggio proposto dal moderatissimo Corriere della Sera, preceduto da un editoriale di Aldo Cazzullo sdegnato per “l’offesa al papa” – riscuote il 75,9% dei si favorevoli alla denuncia al tribunale dell’Aja contro uno striminzito (ma comunque eccessivo) 24,1%.

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- Sabato 17 settembre, ore 15,30 a Roma ,
da piazzale Porta Pia, Marcia per una nuova Breccia fiscale” . Per dire basta ai Patti Lateranensi, al nuovo Concordato, ed ai privilegi economici vaticani. Sarà una manifestazione colorata e festosa, da non perdere :)

- Martedì 20 settembre, ore 16,30 a Roma – “Maratona oratoria per la commemorazione della Breccia di Porta Pia” nei pressi della stele che ricorda i soldati caduti nella presa di Roma

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4 Commenti a “16/9/11 – E quest’anno chi ci porti?”

  1. walter scrive:

    Se anche qualche criptogirnalista si ricordasse ogni tanto di fare domande su fatti successi un anno fa staremmo tutti meglio

  2. Roberto scrive:

    Le manifestazioni indicate sono entrambe organizzate dai Radicali. Cnoscendo Tiziana avrà dimenticato – non omesso – di scriverlo.

  3. Tiziana scrive:

    @Roberto

    Certamente. Ho fatto un copia incolla, sorriso compreso, dalla lettera di Staderini. Gli altri si accodano, ma queste manifestazioni le promuovono i Radicali come è noto

  4. Sara scrive:

    Tutti clap glap poi quando si tratta di votare si vanno a cercare l’ultimo residuato del marciocomunismo pur di non dare preferenze ai Radicali.