“Se il Vaticano rinunciasse definitivamente ai suoi sogni temporali l’Italia, profana o laica, dovrebbe fornire al Vaticano gli aiuti materiali, le agevolazioni materiali per scuole, chiese, ospedali o altro, che una potenza profana ha a sua disposizione. Perché lo sviluppo del cattolicesimo nel mondo, l’aumento dei quattrocento milioni di uomini, che in tutte le parti della terra guardano a Roma, è di un interesse e di un orgoglio anche per noi che siamo italiani” (Mussolini, discorso alla Camera, 21 giugno 1921)
In quei giorni (8 luglio 1921) la legge sulla nominatività dei titoli emanata dall’on. Giolitti, aveva messo la Santa Sede in grande allarme. In quella legge essa quasi vedeva il proposito del governo di voler distruggere in due o tre generazioni tutto il patrimonio delle comunità religiose… l’opposizione del Vaticano alla legge sulla nominatività obbligò l’on. Giolitti a presentare le dimissioni da presidente del Consiglio. L’Osservatore Romano del 27-28 febbraio 1922 si rallegrò perché la più lunga crisi ministeriale che si fosse mai avuta in Italia era stata finalmente conclusa con la formazione di un governo di coalizione, presieduto dall’on. Facta, dalla quale erano esclusi soltanto i socialisti. In risposta ai giornale che avevano accusato la Santa Sede di essere stata la responsabile della eccezionale lunghezza della crisi, col suo veto al ritorno al governo di Giolitti, il giornale del Vaticano affermò che “la Santa Sede era, voleva e doveva rimanere completamente estranea alle questioni di politica italiana, sia estera che interna, come ad ogni partito di ogni colore”(da Il Sillabo e dopo, Ernesto Rossi, Kaos edizioni, € 14.46)
A Roma gli autobus stanno andando verso l’estinzione grazie alla sconsiderata politica dell’attuale sindaco. Note le assunzioni di massa in ruoli apicali di parenti e amici nella municipalizzata. Come ulteriore sfregio ai romani, chi in questi giorni acquisterà un biglietto metrebus (1 €) finanzierà obbligatoriamente con 3 centesimi la Caritas, organizzazione religiosa. Contemporaneamente è stato annunciato l’aumento del biglietto a 1.50 dal 1° gennaio. Contiamo che la Caritas ci dia almeno il pranzo che abbiamo contribuito, nostro malgrado, a pagare (del resto paghiamo anche le loro sedi)
Benedetto XVI avrà avuto un momento di ottimismo nel vedere la gran folla di giovani plaudenti a Madrid. Ha toccato con mano come il bisogno di credere nel soprannaturale non decresce, anzi, nell’assenza di leader privi di visione, il gregge potrebbe aumentare. Ma il papa ha visto anche i giovani spagnoli, poveri di futuro, critici con la vanità tronfia dei rappresentanti cattolici e che mal tollerano di vedersi spogliati per celebrare il nulla.
Nel crepuscolo della ragione i laici insicuri dovrebbero esser particolarmente cauti con quei preti colti ed eleganti che accarezzano gli incerti dal verso del pelo. E anche con quei cattolici (o anche altre religioni) moderati, che con la loro comprensione e apertura all’irrazionale creano una atmosfera confortevole per gli estremisti che promuovono l’idea della fede come verità assoluta. Obbligandoci tutti ad un rispetto eccessivo della religione (è appena il caso di ricordare come Bindi, Casini, Gasparri abbiano dato la stessa risposta alla proposta sviluppatosi sul web di chiedere il conto anche alla Chiesa). I giovani spagnoli, o quelli che rispondono all’appello su facebook, non sono persone che protestano perché hanno la pancia vuota, ma lo fanno perché conoscono i propri diritti e non accettano più di vederseli scippati. Anche dai giornalisti del servizio pubblico di cui conosciamo l’inefficienza ma di cui non possiamo più tollerare il fanatismo apologetico con cui celebrano le gesta del papa in ogni suo spostamento.
La strada è in salita, ma potrebbe rendere più agevole il cammino non accettare più nessun politico che non abbia al centro del suo programma almeno l’abolizione dell’art. 7 della Costituzione.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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