Archivio di agosto 2011

22/8/11 – Settimo non rubare

lunedì, 22 agosto 2011

“Se il Vaticano rinunciasse definitivamente ai suoi sogni temporali l’Italia, profana o laica, dovrebbe fornire al Vaticano gli aiuti materiali, le agevolazioni materiali per scuole, chiese, ospedali o altro, che una potenza profana ha a sua disposizione. Perché lo sviluppo del cattolicesimo nel mondo, l’aumento dei quattrocento milioni di uomini, che in tutte le parti della terra guardano a Roma, è di un interesse e di un orgoglio anche per noi che siamo italiani” (Mussolini, discorso alla Camera, 21 giugno 1921)
In quei giorni (8 luglio 1921) la legge sulla nominatività dei titoli emanata dall’on. Giolitti, aveva messo la Santa Sede in grande allarme. In quella legge essa quasi vedeva il proposito del governo di voler distruggere in due o tre generazioni tutto il patrimonio delle comunità religiose… l’opposizione del Vaticano alla legge sulla nominatività obbligò l’on. Giolitti a presentare le dimissioni da presidente del Consiglio. L’Osservatore Romano del 27-28 febbraio 1922 si rallegrò perché la più lunga crisi ministeriale che si fosse mai avuta in Italia era stata finalmente conclusa con la formazione di un governo di coalizione, presieduto dall’on. Facta, dalla quale erano esclusi soltanto i socialisti. In risposta ai giornale che avevano accusato la Santa Sede di essere stata la responsabile della eccezionale lunghezza della crisi, col suo veto al ritorno al governo di Giolitti, il giornale del Vaticano affermò che “la Santa Sede era, voleva e doveva rimanere completamente estranea alle questioni di politica italiana, sia estera che interna, come ad ogni partito di ogni colore”(da Il Sillabo e dopo, Ernesto Rossi, Kaos edizioni, € 14.46)
A Roma gli autobus stanno andando verso l’estinzione grazie alla sconsiderata politica dell’attuale sindaco. Note le assunzioni di massa in ruoli apicali di parenti e amici nella municipalizzata. Come ulteriore sfregio ai romani, chi in questi giorni acquisterà un biglietto metrebus (1 €) finanzierà obbligatoriamente con 3 centesimi la Caritas, organizzazione religiosa. Contemporaneamente è stato annunciato l’aumento del biglietto a 1.50 dal 1° gennaio. Contiamo che la Caritas ci dia almeno il pranzo che abbiamo contribuito, nostro malgrado, a pagare (del resto paghiamo anche le loro sedi)

Benedetto XVI avrà avuto un momento di ottimismo nel vedere la gran folla di giovani plaudenti a Madrid. Ha toccato con mano come il bisogno di credere nel soprannaturale non decresce, anzi, nell’assenza di leader privi di visione, il gregge potrebbe aumentare. Ma il papa ha visto anche i giovani spagnoli, poveri di futuro, critici con la vanità tronfia dei rappresentanti cattolici e che mal tollerano di vedersi spogliati per celebrare il nulla.
Nel crepuscolo della ragione i laici insicuri dovrebbero esser particolarmente cauti con quei preti colti ed eleganti che accarezzano gli incerti dal verso del pelo. E anche con quei cattolici (o anche altre religioni) moderati, che con la loro comprensione e apertura all’irrazionale creano una atmosfera confortevole per gli estremisti che promuovono l’idea della fede come verità assoluta. Obbligandoci tutti ad un rispetto eccessivo della religione (è appena il caso di ricordare come Bindi, Casini, Gasparri abbiano dato la stessa risposta alla proposta sviluppatosi sul web di chiedere il conto anche alla Chiesa). I giovani spagnoli, o quelli che rispondono all’appello su facebook, non sono persone che protestano perché hanno la pancia vuota, ma lo fanno perché conoscono i propri diritti e non accettano più di vederseli scippati. Anche dai giornalisti del servizio pubblico di cui conosciamo l’inefficienza ma di cui non possiamo più tollerare il fanatismo apologetico con cui celebrano le gesta del papa in ogni suo spostamento.
La strada è in salita, ma potrebbe rendere più agevole il cammino non accettare più nessun politico che non abbia al centro del suo programma almeno l’abolizione dell’art. 7 della Costituzione.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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12/4/11 – Come ogni anno l http://www.nessundio.net/blog/2011/04/12/4835/
19/7/11 – Manovre a dx e sx http://www.nessundio.net/blog/2011/07/19/5060/
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=13COYV

19/8/11 – A Roma se spenne e se spanne

venerdì, 19 agosto 2011

Basta una scintilla perché queste cose possono certamente sfociare in ribellismi. O può essere anche una tensione sorda e forse perfino più pericolosa, un disamore totale (P. Bersani, Il Messaggero 18 agosto)
Macelleria sociale suona offesa verso i macellai, perché per tagliare un buon filetto ci vuole cura e attenzione (M. Renzi, La Stampa 18 agosto)
2/5/11- Santo dubito http://www.nessundio.net/blog/2011/05/02/4866/

Fatto l’inganno, trovata la legge.
Più o meno così si è agito anche per la grottesca questione della statua di Gran Premio II (orrore, una ampolla del suo sangue questi giorni è in trasferta a Madrid) installata in uno spicchio del piazzale antistante la stazione Termini. Dopo le critiche – che però erano soprattutto sulla opportunità di collocare una statua del papa in città – il sindaco Aledanno ha prontamente nominato una commissione dietro espressa richiesta della Santa Sede. La commissione, presieduta dal soprintendente ai beni culturali Umberto Broccoli, da Francesco Buranelli, segretario della commissione pontificia per i beni culturali della Chiesa, Giovanni Carbonara direttore della scuola di specializzazione per il restauro dei monumenti e da Vittoria Ciarelli direttore dello Gnam (galleria nazionale arte moderna), hanno chiesto allo scultore Oliviero Rainaldi di apportare sostanziose correzioni alla statua.
Ricordiamo l’antefatto: 1° la statua è stata donata a Roma dalla Fondazione Angelucci, 2° gli Angelucci sono una nota famiglia di imprenditori sanitari che hanno fattivamente collaborato ad aprire la voragine della sanità laziale, 3° la statua è stata donata a Roma e non alla Santa Sede in occasione della beatificazione, 4° l’amministrazione capitolina ha chiesto l’approvazione vaticana, 5° il sindaco ha mandato i bozzetti ma non l’ultimo modellino alla SS che ha protestato in modo veemente quando la statua è stata inaugurata. Sorprende che uno scultore decida di apportare modifiche così grosse ad una sua opera e che sono “fisiognomica del volto, saldatura e inclinazione della testa, movimento del braccio, del mantello e della spalla, plastica del retro e caduta a spiombo dal lato sinistro”. Praticamente viene chiesto ad una opera di arte contemporanea di diventare una statua che abbia le perfette sembianze di un umano. Vedremo se questo sarà fatto o se, come per tutte le cose promesse in questi anni alemanni, saranno annunci buoni per le conferenze di stampa&regime che preferiscono esercitarsi sui grandi temi piuttosto che umiliarsi a scrivere che Alemagno ha divorato i servizi essenziali.
Non è dato sapere se le eventuali modifiche saranno a carico della Fondazione Angelucci, dell’artista, o, come probabile, dell’amministrazione. La commissione non ha dedicato un etto dei suoi interventi alla evidente sproporzione della statua in un angoletto così piccolo e, ovviamente, sull’improprietà di un manufatto di carattere sacro, oggi. Si potrebbe, volendo, aggiungere che a pochi metri dalla statua del papa c’è un terriccio nudo e spelacchiato come bordo alle terme, o al monumento ai caduti seminascosto, mentre GPII gode di un bordo di roselline bianche e gialle che suggeriscono la bandiera dello Stato teocratico. Si potrebbe obiettare anche sulla composizione della commissione dove non c’era neanche un esperto di arte contemporanea né un urbanista. E soprattutto nessuno ha neanche preso in esame che Roma non dovrebbe accettare una statua in regalo da un artista semisconosciuto, ma piuttosto commissionare delle opere e nel frattempo valorizzare quello che ha già. Tanto per dire, la testa di Mitoraj a piazza Monte Grappa dileggiata dai vandali e nascosta dalle sterpaglie. Secondo la commissione Polonia e Messico avrebbero ospitato volentieri la statua.

Quello che appare probabile è che la statua di Gran Premio II rimarrà lì individuata dagli autisti dell’Atac e dai romani come un esageratamente grosso spartitraffico. Passo spesso lì con il 649 o il 75 e ho l’agio di notare che nessuno la degna di uno sguardo, anche perché grande come è per ammirarla dovrebbe essere vista dall’altro lato della piazza. Certo sono ben lontani i tempi del sindaco Nathan che ordinava statue che non guardassero verso san Pietro…

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Ponte_Risorgimento_-_Mitoraj_fontana_della_Dea_Roma_1000871.JPG

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Bisogna guardare con attenzione a Madrid dove in questi giorni una concentrazione di giovani prega e protesta. E’appena il caso di ricordare che il servizio pubblico rai, che ha ignorato i fatti di Norvegia e manovra economica perché faceva caldo, è tornata in forza a seguire il viaggio papale intervistando soprattutto giovani italiani. E’ solo il caso di ricordare che non ci aspettiamo che un giornalista prenda posizione, ma piuttosto riferisca correttamente esprimendosi con i termini giusti. I papa boys (sic) non sono contestati dai laicisti, ma piuttosto da giovani che ritengono che un paese laico, specie in un momento di crisi economica, deve essere avveduto nelle spese. Non è sorprendente che il premier spagnolo vada ad accogliere B16 all’aereoporto, è sorprendente il nostro sottosegretario Letta che gli bacia la mano. Ma questi sono i giornalisti italiani, la parte più purulenta della casta partitica. Tranquilli perché sono convinti che la gente non protesta perché intrisa di cultura cattolica dove prevale il fatalismo e la rassegnazione. Ancora per molto?

Ma i gay sono masochisti ?

venerdì, 19 agosto 2011

Quello che mi ha sempre sorpeso del mondo gay che frequento abitualmente è la cieca adesione di molti omosessuali a sistemi di potere religioso o politico che si basano sulla loro discriminazione, quando va bene, e sull’eliminazione fisica, quando va male. Moltissimi dei miei amici gay continuano a professarsi cattolici andando a messa e per santuari pur essendo consapevoli che il papa e i suoi gerarchi attingendo non a proprie turbe psichiche (o forse anche a quelle), ma direttamente alle bufale di libri sacri eterni e immodificabili alimentano tutti giorni l’omofobia e la discriminazione nei loro confronti impedendo che le leggi civili riconoscano loro la piena parità di diritti. E non solo continuano a definirsi cattolici ma alcuni votano addirittura per i partiti politici (quasi tutti i partiti, per la verità) che seguono le direttive anti-gay dei gerarchi vaticani. La stessa sorpresa provo per i miei amici gay che si dichiarano comunisti o genericamente “de sinistra” quando arrivano a criticare e anche a disprezzare un gay come Pim Fortuyn (assassinato da un terrorista ecologista) o altri politici e intellettuali come Geert Wilders o Theo Van Gogh (assassinato da un terrorista islamico), per i solo fatto che pur essendo di orientamento politico democratico e liberale si permettono di denunciare il pericolo del nazi-islamismo trionfante in occidente. E così anche i gay, pur sapendo che nei paesi a maggioranza musulmana sono i primi a pagare anche con la vita la loro condizione di omosessuali, con il cervello taroccato dall’ideologia politica aderiscono alla vulgata “de sinistra” che definisce razzisti e xenofobi quelli che si permettono di sollevare il velo sui pericoli dell’integralismo islamico. Questo articolo di Angelo Pezzana approfondisce molto bene il fenomeno.

In Olanda si incomincia a capire. Quando in Italia ?
di Angelo Pezzana

Come ha reagito l’Olanda, dopo la strage norvegese ? Sui giornali italiani questa domanda non ha suscitato alcuna curiosità, eppure l’Olanda è il paese dove l’estremismo islamico ha ucciso Pim Fortuyn e Theo van Gogh, nomi presto dimenticati, mentre Geert Wilders, leader per Partito della Libertà, terzo come voti e sostenitore della coalizione di governo, viene continuamente citato come xenofobo e antislamico, uno che vorrebbe espellere dall’Olanda tutti gli immigrati.Naturalmente è vero il contrario, Wilders è un liberal democratico, non vuole cacciare via chi non delinque, semplicemente è un politico che ha capito in tempo ciò che i politici europei si rifiutano persino di affrontare, l’invasione dell’Europa da parte dell’immigrazione musulmana. Prima o poi ci arriveranno anche gli altri politici, e, aggiungo, anche i mezzi di informazione, ma sarà forse troppo tardi.Averlo capito non è essere islamofobi, come la vulgata politicamente corretta vorrebbe farci credere, e sulla quale si sono allineati la maggior parte dei mezzi d’informazione, significa invece non condividere l’idea di società civile e politica che l’islam propone, anzi, il verbo giusto è impone, perchè sarà questo il destino del nostro continente (del mondo ?), quando i musulmani supereranno la soglia del 51%. Immaginare una società sotto il tallone della Sharia e volersi opporre è quello che ogni amante della libertà e della democrazia dovrebbe sentire. Ma dirlo, oggi, significa essere etichettati con gli insulti più turpi.Per questo mi ha stupito leggere sulla International Herald Tribune di ferragosto, l’edizione internazionale del New York Times, come dire il giornale politicamente corretto per eccellenza, in linea con i vari El Pais,Le Monde,TheTimes ecc., un articolo di Steven Erlanger,corrispondente da Parigi, inviato ad Amsterdam per sentire come il paese dei tulipani la pensa dopo la strage del bianco/biondo/cristiano Anders Breivik in Norvegia, cosa dicono i cittadini della capitale che vivono in quartieri nei quali la maggioranza è ormai islamica, non formata da un insieme di immigrati, no, proprio da musulmani.Anche Erlanger usa nei confronti di Wilders e del suo partito il linguaggio tipico del giornale per il quale scrive, ma, questa è la sorpresa, dà anche voce alla gente comune che intervista. Per primi intervengono, ovviamente, i critici di Wilders, ma, dopo di loro, finalmente si esprimono quelli che con gli islamici condividono il quartiere, il condominio, raccontando quella che per loro è già la vita in una società dove gli stili di vita seguono altre regole.Uno dice che fra dieci anni l’Olanda sarà uno stato musulmano, una signora dice che non può più vestirsi come vuole perchè viene fatta oggetto di critiche dai vicini casa, la sensazione di non vivere più nel paese nel quale si era cresciuti è comune a molti.Naturalmente il politico, il sociologo, il docente universitario esprimono ben altre posizioni, tutti difendono i valori del multiculturalismo, l”invasione islamica non ha ancora lambito il loro quieto vivere, le loro abitudini non sono ancora state modificate, la paura non fa ancora parte delle loro giornate.Ma il fatto che un giornalista come Erlanger, non sospetto di simpatie verso chi ha una visione diversa del futuro dell’Europa (del mondo?) abbia deciso dare un taglio non totalmente favorevole all’invasione islamica di un paese europeo, può essere un campanello d’allarme per il provincialismo dei nostri media.
Se l’Olanda non è più il paese dei tulipani della nostra infanzia, qualcuno comincia ad accorgersene. Chissà che dopo l’Herald Tribune non arrivino a ruota i giornaloni di casa nostra, in fondo, se lo scrive l’Herald Tribune, che è come dire il New York Times, che non sia arrivato il momento di accorgersi che il mondo sta cambiando ?

San Gennaro minaccia di non fare il miracolo se gli spostano la data della sua liquefazione.

giovedì, 18 agosto 2011


Lo deduce Massimo Gramellini
in questo esilarante commento alle proteste della curia napoletana contro la possibilità di accorpare nella domenica successiva le feste patronali infrasettimanali. Ricordiamo che San Gennaro è uno dei santi mai realmente esistiti che Paolo VI tentò di cancellare dall’elenco ufficiale della chiesa, ma fu reitrodotto a forza dopo una sollevazione sollevazione popolare.

17/8/2011
Il vero miracolo
di Massimo Gramellini su La Stampa

La manovra del governo sposta alla domenica più vicina le solennità religiose non previste dal Concordato quando cadono in un giorno feriale. Ma l’arcidiocesi di Napoli si ribella ai dettami dello Stato italiano, di cui pure risulta far parte, dichiarando in una nota di non avere alcuna intenzione di anticipare di ventiquattr’ore il prossimo miracolo di San Gennaro, previsto in calendario per lunedì 19 settembre. La motivazione offerta è inoppugnabile: «Se si tratta di un evento non determinato da mano e da volontà dell’uomo, è evidente che non può essere spostato ad altra data».

A impuntarsi, secondo l’arcidiocesi, sarebbe dunque lo stesso Santo, in questo assai meno malleabile del suo collega milanese Ambrogio, che ha ceduto alle esigenze del debito pubblico senza neppure mandare un sms di protesta alla Cgil. Invece San Gennaro non vuol proprio saperne di liquefare il suo sangue in una mattinata festiva. Neppure l’ipotesi alternativa – compiere il miracolo di lunedì durante la pausa pranzo o alle nove di sera, in pieno «prime time», senza interferire con l’orario lavorativo dei fedeli – pare aver incontrato il gradimento dell’interessato.

Naturalmente nessuno mette in dubbio che l’arcidiocesi di Napoli abbia un collegamento preferenziale con San Gennaro e ne interpreti fedelmente il pensiero. Ma allora ci piacerebbe approfittare della linea diretta per conoscere l’opinione del Santo anche sui 4 miliardi annui di esenzioni fiscali di cui la Chiesa italiana continua a godere persino su residenze e attività estranee al culto. Che sia questo il vero miracolo?

17/8/11 – Siamo troppi (e in molti dannosi)

mercoledì, 17 agosto 2011


Ripassa domani, realtà./Basta per oggi, signori (Ferdinando Pessoa)
A dire il vero, non ho alcuna visione d’avvenire. E’ già abbastanza difficile vivere al presente… Le profezie non mi interessano (avendo avuto a suo tempo qualche problema con i profeti, francamente non aspiro a questo mestiere). Qualunque sia l’impegno che mettiamo ad analizzare le probabilità, so che l’unica cosa di cui possiamo esser sicuri è che quel che accadrà supererà le nostre facoltà di previsione. Sarà forse meglio di quanto speriamo o peggio di quanto temiamo. La Storia ci prende sempre di sorpresa. Posso dire cosa mi piacerebbe vedere: meno religione, più giustizia, meno reality, più benevolenza, meno confusione durante i tea parties, più intelligenza e meno calcio… Ma se non avessi diritto che a un solo auspicio, meno religione mi andrebbe benissimo. Molta meno religione. Preferibilmente, che la religione non ci fosse affatto. Questo abbasserebbe il livello di idiozia mondiale di almeno una buona metà. Forse di più. Sarebbe sufficiente (Salman Rushdie, sul sito di BHL, La Règle du Jeau)
Chi paga? “L’evento – dice il sindaco – dovrebbe costare 3,5/ 4 milioni di euro. Ma poi lo vedremo a pie’ di lista. E Gianni Letta, col governo, si è impegnato a coprirne una parte”. Anche il Vaticano farà il suo: “La Santa Sede ci è venuta incontro. Tutti i video che ci sono in città sono pagati dall’Opera Romana Pellegrinaggi”. (Alemanno al Corriere della Sera del 1° maggio sugli scandalosi costi sostenuti per la beatificazione di GPII)

Questo è l’anno in cui gli esseri umani diventeranno 7 miliardi (secondo i calcoli dei demografi intorno al 31 ottobre). Oggi dovremmo essere 6,94 miliardi : 4 miliardi in Asia (60% del totale), 1 miliardo in Africa (15%), 733 milioni in Europa (11%), 589 milioni in America latina e Caraibi (9%), 353 milioni in Nord America (5%) e 25 milioni in Oceania (0,5%). A queste cifre l’Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione) aggiunge che 2,1 miliardi di persone sono analfabete, e di queste il 66% è costituito da donne. In base alle stime che tengono conto dei tassi di crescita l’umanità dovrebbe subire nel volgere dei prossimi 10 anni un incremento di un miliardo di persone (per arrivare allo stesso numero – nel 1804 – ci sono voluti millenni).
Una riflessione sulla erosione dei suoli, sul consumo dei beni non rinnovabili, sul carico ambientale di ogni nuovo nato, sulla salute delle donne, sulla qualità di vita di un pianeta sovrappopolato, non sembra toccare la maggior parte del mondo, specie quella porzione in cui la religione detta le regole.
Sembra essere, tra gli altri Paesi, anche il caso della Russia.
Al principio dell’estate si è svolto a Mosca un summit promosso dal Congresso mondiale delle famiglie – WCF (comprendetene 60 paesi), che ha l’obiettivo di ripristinare la famiglia tradizionale come cellula fondamentale della società civile. All’evento hanno partecipato demografi, economisti, sociologi e, soprattutto, religiosi, tra cui importanti esponenti della Chiesa ortodossa russa. L’incontro è stato ospitato presso l’Università di Stato e l’anfitrione è stata Svetlana Medvedeva, moglie del presidente Dimitri Medvedev. La first lady russa si è ritagliata un importante spazio nella politica russa occupandosi di politiche famigliari, il ruolo che il marito ricopriva durante la presidenza Putin. Ha collaborato fattivamente con il patriarca della Chiesa ortodossa Alessio II e oggi con il successore Kirill I. Svetlana è a capo del programma “Cultura morale e spirituale delle prossima generazione di Russia”, che patrocina orfanotrofi, pellegrinaggi, oratori. Quando i giornalisti parlano di lei, ama che i servizi vengano illustrati con le foto che la ritraggono genuflessa nel duomo di Mosca. Il suo strettissimo rapporto con la Chiesa ortodossa ha rafforzato il ruolo politico del marito (così che i detrattori lo chiamano burattino di Putin e di Svetlana).
Nel 2003 Vladimir Putin varò un piano di incremento demografico approvando aiuti per le famiglie numerose. Dimitri Medvedev si è spinto oltre offrendo premi e promozioni nel lavoro alle famiglie numerose. Secondo i dati Unfpa la popolazione russa diminuirà di 136 milioni nel 2030.
Il patriarca Kirill I ha particolarmente apprezzato l’incontro, ed ha inviato un messaggio ribadendo l’inviolabilità della pena di morte, la necessità di rendere sempre più complesso e difficile l’accesso all’aborto e alla contraccezione, la repressione dell’omosessualità. Intanto la possibilità di abortire, in Russia consentita da tempo, è diventata macchinosa e complessa così come nel periodo staliniano. Tutte le dittature colpiscono le donne e vedono nel numero la forza!
Altro paese che teme la solitudine e l’estinzione della sua pura razza ariana è l’Ungheria che, nel silenzio stupefacente dei commentatori ha guidato il primo semestre Ue. Come è noto quel Paese ha riscritto la Costituzione con un continuo riferimento a Dio, al cristianesimo, alla famiglia tradizionale, al riconoscimento della persona fin dal primo momento del concepimento. Con tali presupposti non è sembrato grave che il governo ungherese utilizzasse i fondi messi a disposizione dalla Ue per una campagna sulle pari opportunità per scoraggiare l’aborto. Pare che l’ideatore della campagna che utilizza delle banalità dette da madre Teresa di Calcutta, sia stato proprio il premier Viktor Orban. L’Ue, finalmente, ha intimato all’Ungheria di ritirare questa campagna e restituire il denaro per il progetto grazie alla commissaria Viviane Reding. Rattrista che questi due paesi abbiano scelto di passare da un fideismo ad un altro senza sperimentare mai l’entrata nella modernità.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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15/6/11 – L’alba del nazismo
(in Ritratti di Signori) LEGGI alla data del 21/09/2010 – “vecchi bavosi”

Avrebbe reagito con tanta scompostezza il “galletto francese” se a fargli la giusta reprimenda fosse stato monsieur Reding invece che madame? I fatti: in calo di consenso principalmente per la crisi economica, il presidente francese Sarkozy ha stabilito che gli zingari devono essere respinti soddisfacendo così il bisogno di sicurezza che anima l’elettorato impaurito dall’incerto futuro. La signora Viviane Reding, vicepresidente della Commissione europea con delega alla Giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza, il 14 settembre ha accusato il governo francese per il respingimento degli zingari. Il passaggio che ha mandato via di testa il presidente francese è stato “pensavo che l’Europa non sarebbe più stata testimone di questo genere di situazioni dopo la seconda Guerra mondiale. Le discriminazioni etniche o razziali non hanno posto in Europa. Sono convinta che alla Commissione non resta altra scelta che avviare una procedura di infrazione contro la Francia per non avere rispettato la legislazione dell’Unione europea”.
E’ sempre brutto avere delle accuse così dure specie quando chi le fa ha ragione, ma deve essere pesante quando vengono da una donna. Non occorre essere misogino, anzi il presidente pare che sia portato a scegliersi come mogli donne forti e intelligenti, ma un uomo è pur sempre un uomo.
Reding è stata nomignolata la signora in rosso per l’abito che indossava durante l’intervento critico nei confronti della Francia, dama di ferro, palle d’acciaio, e via col solito corredo che si usa con le donne che non piacciono.
Reding, a differenza della maggior parte dei nostri politici che siedono nel Parlamento italiano ed europeo, ha un curriculum.
59enne con tre figli maschi, divorziata, è commissaria dal 1999. Nata in una piccola città del Lussemburgo (uno staterello che Sarkozy giudicherà – probabilmente – da operetta) ha studiato alla Sorbona conseguendo un dottorato in Scienze umane. Era il ’68 e Reding partecipa alle rivolte studentesche, ma mal tollera il ruolo secondario riservato alle donne e sceglie di militare nel movimento femminista. A 27 anni diventa editorialista di punta del Luxemburger Wort e si fa la nomea di tosta e battagliera. Viene votata presidente dell’Unione giornalisti Lussemburgo e nel 1979 è eletta al Parlamento lussemburghese nelle fila dei cristiano sociali. Approda nel Parlamento europeo nel 1989 e guida la delegazione del suo Paese nel Ppe. Il Lussemburgo la indica come Commissario europeo (nel 1999 durante la guida di Romano Prodi) e riceve la delega per l’Istruzione media e sport. Nel 2004 (guida Barroso) ricopre l’incarico Informazione e media. Tutti noi consumatori le dobbiamo la riduzione dei costi sul roaming, per cui possiamo ricevere e fare telefonate e sms dalla Lituania o dall’Armenia senza avere costi proibitivi. Oggi col suo nuovo incarico si occupa dei deboli e conta di portare a termine durante il suo mandato la Carta europea per le donne “per sancire una dichiarazione volta ad affermare i valori di noi tutte”.
Questa è la signora che ha sgrullato monsieur le président.

http://80.241.231.25/ucei/PDF/2010/2010-09-19/2010091916677746.pdf

Tiziana Ficacci, www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI

Ecco come i polticanti corrotti ma soprattutto idioti preparano il terreno per la rivolta popolare.

lunedì, 15 agosto 2011

Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella
14 agosto 2011 09:58

Stangare la gente è brutto ma può essere anche accettato…prenderla anche  per il culo mentre la stanghi porta verso un autunno parecchio caliente…

Le poltrone e i tagli Le scelte non fatte dalla classe politicaDice il presidente pidiellino della provincia di Isernia, Luigi Mazzuto, che è tutta colpa del «solleone di Ferragosto che dà alla testa e gioca brutti  scherzi». Figurarsi se il «suo» Berlusconi, solo perché le Borse hanno avuto  un crollo apocalittico, va a tagliare davvero la sua Provincia! E intorno a  lui, dal profondo Nord al profondo Sud, cova la rivolta.

Al punto che perfino l’aspetto più «spettacolare» della nuova manovra viene  messo a rischio. Chiariamo subito: il proposito di tagliare le Province è un  segnale importante. Tanto più che solo un mese fa Pdl e Lega avevano sepolto sotto una valanga  di no la proposta dipietrista di togliere gli enti dalla Costituzione, primo
passo per la loro abolizione. La rottura della diga leghista, che aveva fino  ad oggi impedito ogni taglio è una svolta poche settimane fa impensabile.
Evviva.

Sarebbe ingiusto se chi chiede alla politica di tagliare in modo  significativo non lo riconoscesse: è un passo avanti. Come quello del Pd che  propone oggi, in alternativa al piano tremontiano, non solo lo «snellimento  di Regioni, Province, Comuni», ma addirittura il «dimezzamento o più delle  Province». Puzza di ipocrisia, dopo l’astensione di un mese fa che rafforzò  il «no» della destra e più ancora dopo le motivazioni («Non si vota una cosa  sbagliata e demagogica per mandare un segnale», tuonò Dario Franceschini)  che erano state addotte. Ma è un passo avanti.

Detto questo, facciamo un po’ di conti. L’annuncio era stato: «Abolite tutte  le Province sotto i 300 mila abitanti». Totale: 37. Poi è arrivata la  precisazione: tranne quelle più grandi di tremila chilometri quadrati. Ed  ecco sfilarsi Oristano e Sondrio e poi Olbia-Tempio Pausania e Matera e  Siena e Grosseto e Nuoro e Belluno. E siamo già a 29.

Poi è entrato in campo, contro il governo berlusconiano, il berlusconiano  governatore del Friuli-Venezia Giulia Renzo Tondo, ricordando che la  competenza su queste faccende, a casa sua, non è di Roma e dunque le  Province di Trieste e Gorizia non saranno abolite, ma semmai accorpate.
Anzi, già che c’era ha precisato che lui non abolirà neppure i Comuni sotto  i 1.000 abitanti: «Manterranno i municipi e i sindaci, ma verranno accorpati  i servizi». E da 29 scendiamo a 27.

Mille chilometri più a sud, a quel punto è stata la volta dei siciliani che  per bocca sia del leader democratico Antonello Cracolici sia dell’assessore  lombardiano Gaetano Armao hanno precisato che l’isola è ancora più autonoma  e dunque, semmai, le Province le aboliscono tutte loro, senza diktat romani.  Per precisare meglio la cosa è intervenuto anche Gianfranco Micciché, che è  sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ma scrive sul suo blog: «In  questo governo siede tanta gente che non conosce il Paese. Esempio:  l’accorpamento delle Province regionali di Enna e Caltanissetta è il  risultato “matematico” del criterio adottato dal governo, ma è un risultato
aberrante». E così, tolte Enna e Caltanissetta, caliamo a 25.

Potevano a quel punto tacere i sardi? Manco per idea. Ed ecco arrivare da  Cagliari un’agenzia, chiaramente ispirata ai vertici regionali, che ricorda  come «tutte le Province della Sardegna potrebbero sopravvivere alla  soppressione» (e così i comuni sotto i 1.000 abitanti) perché «l’articolo 3  dello statuto speciale, testo di rango costituzionale mentre il decreto  delineato dal Consiglio dei ministri avrà valore di legge ordinaria,  attribuisce alla Regione potestà legislativa in materia di ordinamento degli  enti locali e delle relative circoscrizioni, seppure “in armonia con la  Costituzione”». E anche se il governatore Ugo Cappellacci ribadisce di avere  lui pure l’intenzione di tagliare, sfiliamo per ora dalla lista anche quelle di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell’Ogliastra. E da 37 siamo già  scesi a 22. Un quinto del totale. A dispetto di quanto annunciato da Roberto  Calderoli: «Aboliremo dal 25 al 35%. Ovviamente dopo il censimento previsto  a ottobre».

Avanti così rischiamo di entrare nel giochetto caro ad Agatha Christie:  «Dieci poveri negretti / Se ne andarono a mangiar / uno fece indigestione, /  solo nove ne restar. / Nove poveri negretti / fino a notte alta vegliar /  uno cadde addormentato, / otto soli ne restar…». Tocchiamo ferro, ma alla fine potrebbe spuntarla il coro di quanti si
ribellano come il presidente molisano: «Se le Province sono inutili allora  perché ne aboliscono solo alcune?». Per salvare quelle che pesano di più dal  punto di vista elettorale o contano di più per Bossi che disse «se toccano  Bergamo scoppia la guerra civile»? Meglio una scelta netta: via tutte.  Magari procedendo con una road map che abbia date e scadenze fisse. Ma  tutte, come era già previsto dai padri costituenti. Oppure il processo  rischia di incepparsi e rivelarsi una boutade per placare i cittadini
infuriati. L’idea di uscirne con un «dose omeopatica» di Province può essere  suicida.

In questo momento in cui gli statali scoprono che dovranno aspettare due  anni (due anni!) per avere la liquidazione, nulla è più controproducente per  la casta politica che dare l’impressione di rifilare alla plebe zuccherini  propagandistici. Due esempi? Lo sbandieramento di un taglio di «54 mila  poltrone», che avverrebbe attraverso l’accorpamento (giusto) dei Comuni  piccoli e piccolissimi. Che senso ha vantarsi di tagli simili? Non prendono  un centesimo, nella stragrande maggioranza dei casi, i consiglieri di quei  comuni. E spesso sono proprio loro, con gli assessori e i sindaci, i più  generosi testimoni della politica sana e disinteressata.

Ancora più peloso è menar vanto, senza toccare mille altre cose, per la  decisione che deputati e senatori paghino non il 10%, ma il 20% sui loro  guadagni che eccedono i 150 mila euro. Quello che viene accuratamente  rimosso è che larga parte della busta paga «vera» di un parlamentare (che  poi dia dei soldi al partito ingordo è un’altra faccenda) consiste in diarie e rimborsi che non finiscono nell’imponibile. Tanto è vero che ci sono  parlamentari che denunciano meno di 50 mila euro. Bene: sapete quanti
senatori, stando all’ultima denuncia dei redditi disponibile, non arrivano a  quel tetto che prevede la soprattassa? Il 45%, abbondante. Quanti deputati?
Addirittura 378, pari al 60%. Totale: 523 parlamentari su 951 non lo  pagheranno, quel raddoppio di una tantum . E gli altri lo pagheranno solo  perché, oltre a quello del parlamentare, fanno troppo spesso altri lavori.  Cosa che, nei Paesi seri, è vietata. Perché, direte, non introducono invece  questo divieto a mantenere i piedi in due staffe? Ovvio: è molto più  conveniente pagare la soprattassa. E magari vantarsene pure.

Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella
14 agosto 2011 09:58

Manovra: pagheremo caro pagheremo tutti…

lunedì, 15 agosto 2011

…ma i politici e i ricchi solo un po’ e i preti non pagheranno niente. Resteranno in vigore tutti i privilegi economici di cui godono, dall’ottopermille alle numerose e incredibili esenzioni fiscali, compresa quella dell’ICI. E comunque Stato, Regioni, Province e Comuni continueranno imperterriti anche a versare fiumi di soldi a favore di diocesi, parrocchie, enti religiosi e a tutto l’indotto associazionistico collegato. Noi contribuenti inoltre continueremo a pagare anche la merda della corte pontificia, perché da sempre è a spese nostre lo smaltimento dei liquami prodotti nella Città del Vaticano. Ma in compenso pregheremo tutti molto di più perché le festività religiose infrasettimanali, a dfferenza di quelle civili, non sono state eliminate. Restano dubbi su quelle dei santi patroni, del lunedì dopo Pasqua e del 26 dicembre che non sono festività religiose con obbligo di partecipazione alla messa. No God invece ricorderà domani le Feriae Augusti, l’imperatore a cui la chiesa cattolica ha scippato la festa per attribuirla alla Madonna salita in cielo (assunta) calzata e vestita subito dopo la morte e senza nemmeno essere stata battezzata, perché, come è noto, fu concepita senza peccato originale (immacolata concezione). Viva Maria, Viva Gesù, quello che non pagano i preti lo pagherai tu. Buon Ferragosto, nonostante tutto.

L’invenzione di Gesù.

giovedì, 11 agosto 2011

Sta avendo un bel successo di vendite il libro di Flores d’Arcais dedicato all’invenzione del Gesù che è stato costruito a tavolino nei primi tre secoli dopo che Paolo di Tarso stravolse e ridisegnò completamente la figura dell’oscuro ribelle ebreo che probabilmente è all’origine del mito cristiano. Sul libro di Flores d’Arcais è uscito nei giorni scorsi un commento di Piergiorgio Odifreddi.

La mie critiche al “Gesù” di Flores
Articoli Correlati a.. Pro e contro “Gesù – L’invenzione del Dio cristiano” di Piergiorgio Odifreddi, da repubblica.it

L’amico Paolo Flores d’Arcais, direttore della rivista Micromega, ha pubblicato di recente per Add Editore Gesù. L’invenzione del Dio cristiano, che sta avendo un buon successo di vendite ed è entrato nelle classifiche. Mi ha chiesto il mio parere, e sono felice di darglielo. Non come supposto esperto dell’argomento, ma come reale compagno di strada sul cammino della laicità: una parola quasi sconosciuta nel nostro paese, dove ecumenicamente si dichiarano tutti cattolici, da Berlusconi a Vendola. E magari pure lo sono!

Flores ama dibattere con gli uomini di chiesa, e ha collezionato un gran numero di confronti ai massimi livelli della gerarchia cattolica, dai cardinali in giù. In particolare, una volta persino con l’allora cardinal Ratzinger, in un colloquio pubblico sponsorizzato da Repubblica, che è stato recentemente ripubblicato da Ponte alle Grazie in La sfida oscurantista di Ratzinger, con un lungo commento di aggiornamento.

E’ naturale che Flores interloquisca con l’attuale papa: in fondo, sono entrambi filosofi di formazione, e si capiscono meglio di quanto non possa succedere a chi, come me, proviene da una formazione diversa. E infatti, se devo dire spassionatamente la mia opinione, io li trovo entrambi talmente equidistanti da me, da considerarli paradossalmente quasi coincidenti nelle loro opinioni su Gesù.

Paradossalmente, dicevo, perchè Flores sicuramente si sente anni luce (divina) lontano da Ratzinger, in quanto quest’ultimo ovviamente difende le invenzioni a cui allude il sottotitolo del libro di Flores. Cioè, la dottrina costituita da un enorme castello di carte dogmatiche codificate dapprima nel Credo di Nicea e di Costantinopoli, e poi in uno sterminato elenco di sedicenti e autoproclamate “verità” di fede che definiscono appunto, a insaputa della maggior parte dei sedicenti e autoproclamati “credenti”, la fede cattolica in Gesù Cristo.

Giustamente Flores considera questo castello una costruzione immaginaria, ma stranamente cerca di smantellarlo sulla base delle testimonianze evangeliche. Egli si ferma, cioè, al primo passo della decostruzione della religione giudaico-cristiana: quello intrapreso, ad esempio, da Spinoza nel 1670 con il Trattato teologico-politico, o nel 1678 da Richard Simon nella Storia critica dell’Antico Testamento.

Ma ben altra acqua (non santa) è passata sotto i ponti del castello, in tre secoli, e ne ha scalzato le fondamenta. Oggi persino i teologi del Jesus Seminar considerano la quasi totalità delle notizie su Gesù riportate dai Vangeli inattendibili e non storiche. E lo stesso Ratzinger ammette, nelle due introduzioni ai suoi volumi su Gesù di Nazaret, che le ricerche storico-critiche hanno dimostrato che si può considerare Gesù un personaggio storico, solo se si accetta di stravolgere radicalmente il significato della parola “storia”.

Onestamente, mi aspettavo che la posizione di Flores fosse che i Vangeli sono tanto attendibili e storici quando il Mahabarata o il Ramayana, per non dire Il Signore degli Anelli o Harry Potter: cioè, come qualunque altro testo di letteratura fantastica. Il fatto che egli non la pensi così, come d’altronde non la pensa così Corrado Augias, autore di almeno due best seller su Gesù e il cristianesimo, dimostra che anche i laici possono essere vittime dell’efficace incantesimo lanciato dalle Chiese cristiane.

L’incantesimo consiste nel ripetere come un mantra che coloro che negano l’esistenza storica di Gesù sono un retaggio del positivismo ottocentesco, perchè la loro negazione sarebbe stata confutata convincentemente e non risulterebbe più credibile. Naturalmente, l’incantesimo non allega prove storiche della supposta esistenza di Gesù, e non le allega perchè le prove non esistono: a meno di non voler circolarmente considerare come tali i Vangeli, cioè appunto i testi che andrebbero confermati.

La mia critica “da sinistra” al libro di Flores è dunque che esso fa solo metà di ciò che dovrebbe: mostra sì che il cristianesimo è un castello dipinto su una roccia, ma non mostra che anche la roccia su cui il castello si fonda è dipinta, e che tutto fa solo parte di uno stesso quadro. Ma, forse, proprio questo è il segreto del suo successo, così come quello dei libri di Augias: perchè, per i lettori, un conto è criticare la dottrina della Chiesa, e un altro risvegliarsi dal sonno dogmatico e ammettere che anche Gesù adulto, così come Gesù bambino, non sono altro che sogni infantili.

(1 agosto 2011)

- Da parte nostra ci piace ricordare che sullo stesso argomento abbiamo recensito la produzione letteraria di Leo Zen.
LEGGI

Nessun intellettuale liberale…

domenica, 7 agosto 2011

… e nemmeno quelli di destra giustificano il terrorismo antiislamista. A sinistra invece da decenni si giustifica e si e’ glorificato quello antioccidentale sia comunista che proislamista.
E tuttavia sono le sinistre che accusano le destre per il criminale di Oslo, cercando di metter fuori gioco chiunque non sia entusiasta della islamizzazione anche se si attiene al metodo democratico e condanna OGNI terrorismo

Articolo di Gilles William Goldnadel avvocato  penalista francese presidente  e  fondatore  di “Avocats sans frontières”.

traduzione di Marcus Prometheus:

O s l o   non  deve  far  dimenticare  il terrorismo ispirato dalla estrema sinistra.

Da Jean-Paul Sartre à Stéphane Hessel, e’ stata diffusa l’idea che degli atti di barbarie  possano  essere un’espressione di rabbia disperata contro l’ingiustizia. sintesi riduttiva e fuorviante che la dice lunga su una certa ideologia .
Che la sinistra estrema e la sua coorte di “utili idioti” siano capaci di tutte le audacie e di tutte le impudenze non è una sorpresa, anzi, e’ proprio questo che fa tutta la loro forza.  Ma la potenza della loro influenza su tutto l’insieme della classe mediatica europea  trova ancora una triste dimostrazione dopo il macello  di Norvegia.

Cosi’ in Francia, le buffonate del MRAP che rigetta sulla destra la responsabilità per il massacro o la spazzatura gettata da “EuroPalestine” per incriminare  Alain Finkielkraut hanno trovato accoglienza  al di là della corte dei loro fedeli piu’ ossessivi senza scatenare uno scandalo particolare. Eppure, a mia conoscenza, non si e’  trovata – neppure nella sfera dele’estrema destra  – una  folla di portavoce pronti a trovare qualche scusa al gesto tanto odioso quanto ingiustificabile di questo mezzo demente il quale  fino a prova contraria, ha agito in modo solitario. …

Al contrario, che cosa ci insegna la storia del terrorismo internazionale degli ultimi trent’anni?   Comprensione molto spinta da parte della estrema sinistra per l’uso indiscriminato della violenza organizzata e violenza teorizzata come legittima anche contro una popolazione civile.

Il veleno è stato talmente distillato che una gran parte dell’opinione pubblica intossicata è ormai convinta che il terrorismo – almeno quello diretto contro l’Occidente – è l’ espressione seppur orribile di una collera disperata contro l’ingiustizia .

Meglio -  (o peggio – ancora) , alcuni intellettuali, sempre  lodati dalla classe mediatica dominante, non hanno esitato a giustificare espressamente  con la penna l’uso delle bombe o dei Kalashnikov. Come ricordava in modo tempestivo  Michel Onfray sul giornale Le Monde del 6 giugno, Sartre è stato in grado di scrivere senza essere criticato “Da un punto di vista morale e rivoluzionario i rapimenti e gli omicidi di industriali  tedeschi commessi dalla banda Baader Meinhof  [terroristi comunisti corrispondenti  tedeschi
delle Brigate Rosse italiane, nota del traduttore]  sono assolutamente giustificati
… Il gruppo si e’  comportato proprio bene. Non hanno mai ucciso un solo innocente. Hanno  monitorato i porci viziosi [gli industriali] all’interno
della loro societa’ ed i   colonnelli americani che strisciavano davanti a loro. ”

Jean Baudrillard, è stato in grado, senza essere particolarmente demonizzato, scrivere  che  l’ 11 settembre 2001 lo ha fatto sognare.

Il fu Bin Laden in uno dei suoi interventi bin, ha reso omaggio agli scritti di Emmanuel Todd e di Noam Chomsky.

Questi, molto fortunatamente, non sono stati additati per nessuna condanna.

Per quanto riguarda Stéphane Hessel, canonizzato nel corso della sua vita, costui nel suo libro best-seller considerato come un breviario d’amore e di pace, ha potuto tranquillamente affermare che la gente di Hamas, considerata la  loro situazione, non poteva rimanere nella non-violenza.

Immaginate  un po’ che io,  lo scrittore di queste righe, dopo il massacro di Itamar, di qualche mese fa, che ha visto tra l’indifferenza generale, due palestinesi sterminare una  intera famiglia israeliani (padre, madre, fratello,  la sorellina, ed infine  un bimbo di tre mesi, sgozzato nella sua culla) avessi soltanto  suggerito che la loro ispirazione è stata la sinistra estremista europea in generale ed un  anziano indignato  in particolare  …

Terrorismo intellettuale

In modo molto simile, io facevo  osservare nelle mie riflessioni sulla “Questione  Bianca” che un criminale integrale   nell’inconscio collettivo costituitosi nella nostra sociata’ , non poteva che essere un occidentale.  Si noti  a questo titolo, che la qualifica di “mostro”  e’ parola che e’ stata riservata dalla stampa solo ad un terrorista  biondo  piuttosto che al
defunto terrorista saudita [Ossama Bin Laden]…

Naturalmente, non dovremmo essere ingannati da questo ultimo tentativo da parte del classico terrorismo intellettuale di mettere in riga la dissidenza nei confronti della ideologia ufficiale politicamente corretta che e’la  xenofilia immigrationista dominante.

Se, alla prossima ecatombe o  strage islamista, questa stessa dissidenza  osasse fare lo stesso, ma con argomenti  molto piu’ solidi,  imitando la sinistra estremista  nella sua critica degli intellettuali stupidamente affascinati dalla violenza collettiva,  allora   lo scandalo attuale non sarà stato inutile.

Gilles William Goldnadel

http://www.atlantico.fr/decryptage/oslo-tuerie-norvege-terrorisme-responsabilite-droite-gauche-amalgames-155628.html

Gilles William Goldnadel e’ un avvocato  penalista alle prese con  posizioni contestatarie, presidente  fondatore  di “Avocats sans frontières”. E’  l’autore do “Réflexions sur la question blanche<http://livre.fnac.com/a3119990/Gilles-William-Goldnadel-Reflexions-sur-la-question-blanche>” apparso presso l’editore  Jean-Claude Gawsewitch.

Riflessioni sulla questione bianca.

Perché la semplice allusione alla razza è scabroso? Perché sarebbe di cattivo gusto parlare della tratta araba degli schiavi ?  Del  terrorismo del Fronte Nazionale di Liberazione (algerino)? Dell’irredentismo [e bellicismo] del popolo palestinese? Perché solo a dubitare che l’immigrazione non sia “una opportunità positiva per la Francia” uno è probabile che sia collocato su una lista nera?  Esiste un diritto di parlaremale degli ebrei? Perché possiamo essere accusati di essere razzisti o ” nazisti” senza, tuttavia, avere il minimo pregiudizio razziale, e quindi incorrere nelle ire della classe mediatica?

Dopo “Conversazione su argomenti che infastidiscono”  con  lo storico Alexandre Adler, Gilles-William Goldnadel continua la sua analisi spietata del terrorismo intellettuale inerente l’ideologia del vittimismo.  Esso affronta adesso il tabù dei tabù ora: l’odio che subisce l’uomo bianco occidentale nella manifestazione   della sua  identità sociale o nazionale.

Su un argomento che fino adesso apparteneva letteralmente all’indicibile, l’autore,  senza  complessi, spiega le cause, andando indietro, secondo lui alla Shoah [ l'Olocausto], e ne descrive le drammatiche conseguenze, comprese quelle per la sua vita.

Tutte le controversie moderne sono rivisitate senza abbellimenti, in modo nudo e crudo: l’identità razziale e nazionale, il razzismo anti-bianco,  l’anti-razzismo confiscato dall’ attivismo, dell’ estrema sinistra,  i crimini e l’odio per l’Occidente applicati alla lettura del conflitto in Medio Oriente.

5/8/11 – Razza padrona

giovedì, 4 agosto 2011

Questo è il complicato apparato giuridico, pronto a funzionare con efficacia pratica anche se non confessato nella Costituzione, nel quale si trova immessa una repubblica democratica governata da un partito di cattolici, qual è oggi l’Italia: i suoi governanti dovrebbero essere soltanto espressione e strumento della sovranità popolare interna, ma in realtà, come appartenenti al più vasto ordinamento internazionale dei fedeli, possono essere regolati da quella suprema autorità esterna i cui ordini non ammettono discussioni. …Si ha così il singolarissimo fenomeno di una repubblica democratica i cui governanti sono, spiritualmente ma non per questo meno rigorosamente, alle dipendenze di una monarchia assoluta: di un sovrano assoluto che ha il potere di dettare legge, attraverso questa compenetrazione dei due ordinamenti, a uno Stato che formalmente si regge a repubblica (Piero Calamandrei, Repubblica pontificia, Il Ponte, giugno 1950)
Dopo tutto nella stessa forma cavouriana “libera Chiesa in libero Stato”, la “libertà” della Chiesa sembra essere uguale alla “libertà” dello Stato, ma è in realtà assai privilegiata in confronto. Per lo Stato , infatti, essere “libero”, significa essere “liberale”, cioè rispettoso della libertà di tutti i cittadini, e quindi anche dei cattolici e delle loro organizzazioni; mentre per la Chiesa essere “libera” significa essere franca da controlli, e quindi anche dall’obbligo di essere “liberale” nel suo interno (Guido Calogero, Introduzione a La Conciliazione, Parenti, 1957)

Finalmente gli italiani possono tirare un sospiro di sollievo per la chiusura agostana del parlamento. Un mese e più di tregua da leggi personali, da deliberazioni agghiaccianti che toccano i nostri cuori come quella sul biotestamento, da provvedimenti che infangano la nostra integrità di cittadini come la bocciatura sulle norme che escludono l’aggravante nei reati per omofobia, da norme sul lavoro che fanno strame della emancipazione dei lavoratori nell’ultimo secolo, etc. etc.
Per chiudere in bellezza, come usa dire, gli scriteriati membri della commissione Affari costituzionali hanno dato il via libera per la eventuale trasformazione in legge, di un provvedimento che proibisce l’uso di burqa e niqab* nei luoghi pubblici ma con l’eccezione di alcuni casi particolari (!). Previsto il carcere e niente cittadinanza per chi costringe le donne a indossare il velo, introducendo così un nuovo reato. In Italia, come è noto, esiste una legge che vieta di coprirsi il volto in pubblico per ragioni di sicurezza, ed è la 152 del 1975. Per mostrare che esistono, i volenterosi membri della Commissione hanno modificato l’art. 1 del testo esistente, aggiungendo a “celare il volto”, le parole “anche con indumenti etnici e culturali come il niqab e il burqa”. I superficialissimi membri della Commissione ritengono che queste cinque parole siano un passo avanti verso l’integrazione, un gesto di libertà nei confronti delle donne. Le persone più imbarazzanti della politica italiana come Santanchè, ne rivendicano la primogenitura. Tra le mille e più cose che l’opposizione poteva dire, si è limitata ad un generico il burqa non lo indossa nessuno, il che francamente è una cosa stupidissima da dire anche se, per il momento, vera. Speriamo ma non contiamo che siano più preparati quando il provvedimento arriverà in aula forse ad ottobre. Ad esempio, perché non accelerare la pratica della cittadinanza che potrebbe essere l’unico baluardo per proteggere le donne da retaggi di culture diverse dalla nostra?** E siamo certi che il Parlamento non abbia niente di importante da fare sulla dignità delle donne anche italiane? Evocare l’islam invece è più facile e può portare qualche voto sollecitando la pancia degli islamofobi, intrisi a tal punto dal germe del cattolicesimo di ritenersi superiori a tutto e tutti. Chi è sicuro della propria identità e integrità non teme certo una religione, ma piuttosto la teocrazia e il non rispetto delle leggi uguali per tutti. (E, giova ripeterlo, non è previsto che in Italia si possa circolare col volto coperto)
Ha un po’ sorpreso la sorpresa di molti media, che i parlamentari vorrebbero le ferie anche per fare il pellegrinaggio (che va avanti dal 2004) in terrasanta (e almeno per non offendere la geografia sarebbe opportuno dire che i parlamentari si recano in Israele e nelle zone amministrate dall’Autorità palestinese per visitare i luoghi della tradizione religiosa cristiana snobbando quelli dell’ebraismo e dell’islam che sono anche di più e non meno suggestivi), mentre nella Commissione Affari costituzionali hanno legiferato in ottemperanza alla religione per loro di riferimento, ponendo mano ad una legge di buon senso e utile per la sicurezza di tutti come quella del 1975. I riferimenti al Belgio e alla Francia sono totalmente fuori sincrono, considerato che in quei paesi sono proibiti i simboli che ostentano una religione, pur avendo il Belgio una maggioranza cattolica. La minoranza laica italiana, ahimè sempre più lasca, non ha niente da dire che la Commissione Affari costituzionali ha legiferato in modo religiosamente corretto? (che qui vuol dire sottostare al cattolicesimo).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*Il burqa, particolarmente usato in Afghanistan, copre completamente il corpo femminile dalla testa ai piedi, incluso il volto, con una griglia di tessuto all’altezza degli occhi. Il niqab è un tipo di velo integrale molto utilizzato nei Paesi del Golfo. Esiste in diversi stili e lunghezze, copre il capo e il volto ma non gli occhi.
** Tra l’altro acquisizioni recenti per l’Italia. Nel 1963 viene abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici; nel 1996 cancellato il reato di adulterio che puniva le donne con due anni di carcere; nel 1975 viene approvato il nuovo diritto di famiglia che stabilisce la parità tra marito e moglie, abrogando la patria potestà e la potestà maritale; nel 1981 è abolito il delitto d’onore che puniva con la carcerazione da tre a sette anni il marito “offeso”; nel 1996 viene riconosciuta la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale.