Ma i gay sono masochisti ?

Quello che mi ha sempre sorpeso del mondo gay che frequento abitualmente è la cieca adesione di molti omosessuali a sistemi di potere religioso o politico che si basano sulla loro discriminazione, quando va bene, e sull’eliminazione fisica, quando va male. Moltissimi dei miei amici gay continuano a professarsi cattolici andando a messa e per santuari pur essendo consapevoli che il papa e i suoi gerarchi attingendo non a proprie turbe psichiche (o forse anche a quelle), ma direttamente alle bufale di libri sacri eterni e immodificabili alimentano tutti giorni l’omofobia e la discriminazione nei loro confronti impedendo che le leggi civili riconoscano loro la piena parità di diritti. E non solo continuano a definirsi cattolici ma alcuni votano addirittura per i partiti politici (quasi tutti i partiti, per la verità) che seguono le direttive anti-gay dei gerarchi vaticani. La stessa sorpresa provo per i miei amici gay che si dichiarano comunisti o genericamente “de sinistra” quando arrivano a criticare e anche a disprezzare un gay come Pim Fortuyn (assassinato da un terrorista ecologista) o altri politici e intellettuali come Geert Wilders o Theo Van Gogh (assassinato da un terrorista islamico), per i solo fatto che pur essendo di orientamento politico democratico e liberale si permettono di denunciare il pericolo del nazi-islamismo trionfante in occidente. E così anche i gay, pur sapendo che nei paesi a maggioranza musulmana sono i primi a pagare anche con la vita la loro condizione di omosessuali, con il cervello taroccato dall’ideologia politica aderiscono alla vulgata “de sinistra” che definisce razzisti e xenofobi quelli che si permettono di sollevare il velo sui pericoli dell’integralismo islamico. Questo articolo di Angelo Pezzana approfondisce molto bene il fenomeno.

In Olanda si incomincia a capire. Quando in Italia ?
di Angelo Pezzana

Come ha reagito l’Olanda, dopo la strage norvegese ? Sui giornali italiani questa domanda non ha suscitato alcuna curiosità, eppure l’Olanda è il paese dove l’estremismo islamico ha ucciso Pim Fortuyn e Theo van Gogh, nomi presto dimenticati, mentre Geert Wilders, leader per Partito della Libertà, terzo come voti e sostenitore della coalizione di governo, viene continuamente citato come xenofobo e antislamico, uno che vorrebbe espellere dall’Olanda tutti gli immigrati.Naturalmente è vero il contrario, Wilders è un liberal democratico, non vuole cacciare via chi non delinque, semplicemente è un politico che ha capito in tempo ciò che i politici europei si rifiutano persino di affrontare, l’invasione dell’Europa da parte dell’immigrazione musulmana. Prima o poi ci arriveranno anche gli altri politici, e, aggiungo, anche i mezzi di informazione, ma sarà forse troppo tardi.Averlo capito non è essere islamofobi, come la vulgata politicamente corretta vorrebbe farci credere, e sulla quale si sono allineati la maggior parte dei mezzi d’informazione, significa invece non condividere l’idea di società civile e politica che l’islam propone, anzi, il verbo giusto è impone, perchè sarà questo il destino del nostro continente (del mondo ?), quando i musulmani supereranno la soglia del 51%. Immaginare una società sotto il tallone della Sharia e volersi opporre è quello che ogni amante della libertà e della democrazia dovrebbe sentire. Ma dirlo, oggi, significa essere etichettati con gli insulti più turpi.Per questo mi ha stupito leggere sulla International Herald Tribune di ferragosto, l’edizione internazionale del New York Times, come dire il giornale politicamente corretto per eccellenza, in linea con i vari El Pais,Le Monde,TheTimes ecc., un articolo di Steven Erlanger,corrispondente da Parigi, inviato ad Amsterdam per sentire come il paese dei tulipani la pensa dopo la strage del bianco/biondo/cristiano Anders Breivik in Norvegia, cosa dicono i cittadini della capitale che vivono in quartieri nei quali la maggioranza è ormai islamica, non formata da un insieme di immigrati, no, proprio da musulmani.Anche Erlanger usa nei confronti di Wilders e del suo partito il linguaggio tipico del giornale per il quale scrive, ma, questa è la sorpresa, dà anche voce alla gente comune che intervista. Per primi intervengono, ovviamente, i critici di Wilders, ma, dopo di loro, finalmente si esprimono quelli che con gli islamici condividono il quartiere, il condominio, raccontando quella che per loro è già la vita in una società dove gli stili di vita seguono altre regole.Uno dice che fra dieci anni l’Olanda sarà uno stato musulmano, una signora dice che non può più vestirsi come vuole perchè viene fatta oggetto di critiche dai vicini casa, la sensazione di non vivere più nel paese nel quale si era cresciuti è comune a molti.Naturalmente il politico, il sociologo, il docente universitario esprimono ben altre posizioni, tutti difendono i valori del multiculturalismo, l”invasione islamica non ha ancora lambito il loro quieto vivere, le loro abitudini non sono ancora state modificate, la paura non fa ancora parte delle loro giornate.Ma il fatto che un giornalista come Erlanger, non sospetto di simpatie verso chi ha una visione diversa del futuro dell’Europa (del mondo?) abbia deciso dare un taglio non totalmente favorevole all’invasione islamica di un paese europeo, può essere un campanello d’allarme per il provincialismo dei nostri media.
Se l’Olanda non è più il paese dei tulipani della nostra infanzia, qualcuno comincia ad accorgersene. Chissà che dopo l’Herald Tribune non arrivino a ruota i giornaloni di casa nostra, in fondo, se lo scrive l’Herald Tribune, che è come dire il New York Times, che non sia arrivato il momento di accorgersi che il mondo sta cambiando ?

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18 Commenti a “Ma i gay sono masochisti ?”

  1. Leon scrive:

    Vivendo in Olanda da molti anni, non condivido quasi nulla di questo articolo:
    1) “Il politico, il sociologo, il docente universitario esprimono ben altre posizioni, tutti difendono i valori del multiculturalismo, l”invasione islamica non ha ancora lambito il loro quieto vivere”. Piú che altro si tratta di cercare soluzioni non sull’onda dell’emotivitá che nasce dall’esperienza diretta. Se seguissimo la “strada Wilders” allora dovremmo reintrodurre la pena capitale perché parenti di vittime vivono nella paura e nel rancore. Il compito dei politici é esattamente incanalare questi timori e dare risposte, non cavalcarle. Io sono Gay e vivo di fianco a una moschea. A volte mi dá fastidio, ma se la abbattessimo, vivrei forse meglio?
    2) Il partito di Wilders vede tra i suoi esponenti persone arrestate e/o condannate per aggressioni, guida in stato di ubriachezza etc. i frustrati e gli arrivisti dell’Olanda
    3) Il partito di Wilders é populista e opportunista: “non vogliamo pagare per i pigri polacchi e rumeni – sono stato derubato da un rumeno 2 volte” (???); non capiscono nulla di statistica e politiche (peccato non capiate l’olandese ci sono dei link divertentissimi sui loro discorsi in parlamento); non rispettano gli avversari politici (uno a dato della grassa a una dell’opposizione che gli fece una domanda); Partito Socialista (PDVA) Wilders lo chiama spregiativamente “Partito degli Arabi”; In campagna elettorale Wilders ha chiamato i greci (tutti) “Greci bugiardi”, gli Italiani mafiosi etc. ; Se lui é criticato si chiama “caccia alle streghe” ma i suoi insulti sono “libertá di espressione” sempre e comunque…
    4) L’interpretazione del Corano di Wilders é approssimativa e si potrebbe benissimo fare lo stesso con la bibbia
    5) “l’estremismo islamico ha ucciso Pim Fortuyn e Theo van Gogh” é falso Pim Fortuyn é stato ammazzato da un ecologista
    5) Wilders non ha proposto una sola soluzione finora, ma il partito di Wilders ha avuto il massimo dei voti nelle isolette del nord, dove non ci sono (0%!) di immigrati…
    Infine, forse che le vittime di Anders Breivik valgono meno delle vittime dei terroristi islamici? Se uno mi ammazza gli dovrei dire “Scusa ma io mi faccio ammazzare solo dai Cristiani…”

  2. Moreno scrive:

    Caro Leon,
    tu vivi in Olanda da molti anni (beato te), e mi sembra di capire che non hai mai dovuto vivere e lavorare in un Paese islamico.
    Mi verrebbe da dirti “prova a vivere e lavorare in un Paese islamico, non dico tanto tempo, un mese potrebbe bastare (meglio se fosse proprio il mese del ramadan!), e poi ne riparliamo”; ma capisco che non è una cosa alla portata di chiunque.
    Allora ti faccio solo qualche esempio di come si vive e si lavora in un tipico Paese islamico.
    Cominciamo pure dal “ramadan” Durante questo mese di “penitenza”, che può cadere in un diverso periodo dell’anno secondo una loro particolare astrologia, i musulmani passano l’intera giornata senza mangiare e senza bere.
    Poi passano la notte – quando cala il buio, Allah non li può vedere – a gozzovigliare per rifarsi del digiuno. Dopo qualche giorno di questa pratica, sono come degli zombi. Tralasciando il fatto che quello descritto sopra non è certo uno stile dietetico salutare, bisogna considerare che, se il ramadan cade in piena estate, in un clima dove la temperatura diurna all’ombra raggiunge e anche supera i 45° C, gli effetti di otto ore di lavoro sotto la candela sono micidiali.
    La disidratazione, unita alla carenza di riposo, provoca spesso malori e svenimenti. Qui bisogna rilevare che le maestranze che dirigono i cantieri, dovrebbero semplicemente, se avessero del buon senso, sospendere i lavori finché la buriana non sia finita; ma, per la solita feroce logica del profitto, si fa finta che tutto sia normale e si continua imperterriti, tanto gli incidenti e i danni sono già messi in conto nello stanziamento della commessa… che importa se qualcuno si fa male?
    Io e i colleghi dovevamo nasconderci per bere o mangiare durante il giorno, altrimenti i locali ci guardavano in cagnesco, e rischiavamo qualche brutta conseguenza.
    Questa gente è abituata ad andare in piazza il dì di festa (venerdì), per vedere tagliare le mani a un ladruncolo, o altri simili spettacoli “edificanti”. Hanno veramente una fantasia perversa per la crudeltà: in Arabia Saudita possono eseguire una condanna a morte stritolando una persona sotto uno schiacciasassi, cominciando dai piedi, tanto per fare un esempio.
    In Iran, dove usano impiccare i condannati appendendoli ad una gru per edilizia, in modo che siano ben visibili dal pubblico anche da lontano, in paragone sono quasi misericordiosi… ma ogni tanto quella gente si ricorda che non c’è uno svago migliore di una bella lapidazione, e allora, appena vedono passare una donna che non sia completamente infagottata, la prendono a sassate e la finiscono fracassandole il cranio a colpi di pietra, lì sul marciapiede.
    Sono delle bestie? No! Sono brav’uomini, seguono i precetti della loro religione: gli stessi precetti che stabiliscono inequivocabilmente che, a chi si fa saltare con la dinamite uccidendo contemporaneamente un buon numero di “infedeli” (ma si scannano volentieri anche tra musulmani sciiti e sunniti), spetta il paradiso dove verrà sollazzato da settantadue vergini, per l’eternità: paradiso costruito a misura dei desideri di un guerriero beduino, evidentemente.
    Se sei desideroso che tutto questo venga presto esportato anche in Europa, non devi fare nulla! Ti ricordo solo che secondo la sharia gli omosessuali vanno messi a morte, e non per scherzo. Presto potresti avere l’opportunità di penzolare da una gru appeso per il collo… altro che i balletti del GayPride…
    Stammi bene!

  3. Leon scrive:

    Caro Moreno
    grazie per la tua risposta. Capisco quello che dici, e sono d’accordo che non vivrei mai in un paese tipo Arabia Saudita o Iran né voglio la sharia in Europa. Ma per evitarlo, secondo me, bisogna avere leggi severe (e.g. divieto del velo integrale, aggravanti in specifiche fattispecie di reatom etc.) e farle rispettare.
    Non serve certo chiamare il velo “straccio”, i mussulmani et al. “bugiardi”, volere quartieri recintati per gli asociali, vietare le scuole islamiche ma lasciare quelle cristiane ed ebraiche (per me devono tutte essere a-religiose e pubbliche), far pagare una tassa di 1000 EUR per il foulard turco ma non alle suore, or le vecchiette con un foulard nordico, etc. Tra l’altro Pim Fortuyn non ha mai usato questi toni né aveva tali proposte.

  4. Moreno scrive:

    Caro Leon,
    la casa brucia. Bisogna prima spegnere le fiamme, dopo ci preoccuperemo di ridipingere i muri.
    Noi occidentali oggi siamo abituati (in linea di principio) a confrontare le diverse posizioni ideologiche e politiche in modo civile e rispettoso.
    Per gli islamici questo non esiste, se tu cercassi di spiegarglielo ti guarderebbero con gli occhioni sgranati senza capire di che diavolo stai parlando.
    È la loro religione demenziale che li rende così. Sono indottrinati fin da piccolissimi con metodi da lavaggio del cervello. Abbiamo visto che gli islamici sono talmente ossessionati dalla loro religione che, per riparare il torto e l’offesa di un corano bruciato, non si accontentano di dar fuoco a qualche bibbia, ma bruciano e sgozzano esseri umani!
    È il manicomio più grande dell’Universo, un miliardo di pazzi scatenati!
    Non condivido le posizioni della destra, ma in questo momento non si può fare gli schizzinosi. Se l’oca starnazza per dare l’allarme mentre il can da guardia sta zitto, diamo retta all’oca.
    È un errore chiamare “cultura” il pensiero islamico: quella non è cultura, è barbarie e ignoranza; ed è uno sbaglio madornale consentire agli immigrati di fede islamica di continuare a seguire anche in Europa il loro sistema giuridico contrario al diritto e al rispetto della persona umana.
    Se oggi qualcuno volesse ricostituire il partito fascista o elogiasse il nazismo, gli verrebbe giustamente impedito perché quelle ideologie sono considerate incompatibili con la democrazia e i diritti umani. Perché mai allora dovremmo tollerare la sharia che è del tutto equivalente al nazismo?
    Sogno il giorno che TUTTE le religioni saranno messe fuori legge, ma per ora mi accontenterei che fosse messa fuori legge la religione islamica. Le altre sono praticamente innocue al confronto.
    Sarebbe bello poter dire: i musulmani sono solo malati, curiamoli.
    Purtroppo è difficile, non è un pazzo o dieci o cento, sono intere popolazioni. Mi sanguina il cuore a pensare a tutta quella gente innocente condannata a nascere in una società del genere, soprattutto le bambine, destinate a soffrire ogni genere di abuso, ma cosa possiamo fare? Teniamoli almeno fuori dal nostro giardino, che non vengano a spargere la loro bratta e a contaminarci! È molto brutto da dire, ma non vedo altra possibilità per difenderci! Tu hai una soluzione migliore?
    Un giorno del lontano futuro, quando la società occidentale avrà superato il retaggio delle nostre patetiche superstizioni religiose, potremo forse sentirci abbastanza forti da offrire una soluzione diversa anche a quei popoli, oggi annegati in un profondo medioevo.
    Mi fa pena il papa e gli altri prelati cattolici che pensano di poter dialogare con l’islam. Offrono la schiena al coltello. Non c’è modo migliore di fregarsi, gli islamici sono prontissimi ad approfittare di queste “aperture”. In realtà con loro non può esserci che lo scontro, se ci mettiamo sul piano religioso, per questo dobbiamo prima toglierci ogni religione di torno, diventare atei – nel senso pieno di ateismo come superamento degli infantili miti delle religioni.
    Allora la società potrà tranquillamente ammettere che ognuno professi, se vuole, le sue fantasie divine più strampalate e che si drappeggi di veli, trine, costumi e papaline: per la gente normale sarà solo uno stravagante buffone.
    In conclusione, Leon, come la vedo io, mi dispiace dirlo, lì in Olanda avete un problema, non diverso, ma più grosso di quello che abbiamo qui in Italia o nel resto d’Europa. Lì, gli islamici vi faranno vedere dei sorci verdi fosforescenti, fra poco. Meglio sarebbe dare retta alle oche starnazzanti…
    Ciao!

  5. Odinn scrive:

    A Moreno:
    In linea teorica hai quasi ragione in tutto, ma trovo che stai estremizzando e generalizzando molto:
    Io ho conosciuto ed ho anche a che fare piu volte con islamici e posso dirti che molti non sono affatto come li dipingi tu.
    Quelli di cui parli sono gli islamici ghettizzati, abituati a vivere fra loro, chiusi nella loro ignoranza, che probabilmente corrispondono ad una buona meta’. D’altro canto posso assicurarti che molti di loro cercano invece di integrarsi, ma trovano le porte sbarrate dalle nostre leggi in primis, e dagli italiani che li vedono tutti come li vedi tu.
    La settimana scorsa dovevo pranzare in pausa pranzo e i bar della zona sono tutti chiusi, sono entrato in un negozietto islamico che normalmente serve anche kebab. Entrato ho visto che il bancone era tutto pulito, senza condimenti ne kebab appunto, questo perche adesso e’ proprio il periodo del ramadam. Il gestore mi ha gentilmente spiegato appunto che LORO sono in digiuno ma che per me non ci sarebbe stato nessun problema. Cosi’ ha aperto il frigo ha tirato fuori la carne e mi ha fatto il panino senza alcun tipo di problema. Non era solo, all’interno vi erano altri clienti mediorientali e nessuno ha fatto faccie strane o altro!
    Fral’altro ero smanicato ed ho addosso diversi tatuaggi simboleggianti la mitologia nordica, e mi ha fatto anche apprezzamenti a riguardo senza il pregiudizio che potessi essere un nazista o un anti-islamico (sono anche rasato con gli occhi azzurri :) )
    Potrei farti altri esempi, ma per arrivare al succo, questi erano islamici abituati a convivere con italiani, non in un quartiere ghetto, e si sono naturalmente adattati con la nostra cultura, continuando comunque a preservare la loro nella loro sfera privata. Basterebbe questo, fare leggi sensate, agire con buon senso e senza pregiudizi, farli studiare le stesse identiche nostre cose, rendere obbligatoria la conoscenza della lingua italiana e trattarli con le stesse medesime condizioni, cercando di integrali con noi enon solo fra di loro. Per il resto gli estremisti ci saranno sempre in ogni religione o movimento politico, sportivo (ultras) eccetera. E’ contro queste persone che bisogna varare leggi piu dure, ma fare di tutta l erba un fascio significa solo aumentare odio e divisioni!

    Ricordatevi sempre gli italiani emigrati in america ad inizio 900′, la situazione per noi non era tanto diversa. Chiusi nei nostri ghetti, assolutamente non integrati, non una parola in inglese e visti da tutti come mafiosi e criminali. Quando i figli hanno iniziato ad uscire dai ghetti si sono integrati con gli altri ed oggi l’italiani sono visti come persone qualsiasi… circa… :)

  6. Moreno scrive:

    A prima vista sembra giustissimo quello che sostieni, Odinn.
    Apparentemente basterebbe offrire agli immigrati islamici la possibilità di integrarsi ed assorbire la civiltà, poi sarebbero persone perfettamente normali.
    Purtroppo però hanno un tarlo nel cervello, e quanto sia potente e difficile da sradicare noi ce lo possiamo solo vagamente immaginare.
    Io stesso, che ho rifiutato di continuare ad andare al catechismo all’età di sette anni e mezzo, per molto tempo ho continuato ad avere in un angolino della mente quella specie di chiodo, di suggestione, di rovello ed angoscia che l’insegnamento cattolico mi aveva instillato.
    Pensa cosa dev’essere per un musulmano!
    Noi abbiamo la possibilità di dichiararci atei, mentre per i musulmani dissentire non è permesso: per il reato di apostasia è prevista la pena di morte.
    Una volta in una foresteria di una società che estrae il gas metano, in mezzo al deserto, causa l’affollamento, per una settimana circa ho dovuto dividere l’alloggio con un tecnico algerino. Una persona istruita, gentile e cordiale, assolutamente corretta sotto ogni aspetto (unica stranezza, andava a letto vestito, nonostante facesse un caldo budello).
    Ma ogni tanto doveva pregare, e allora si appecorava sulla stuoia lurida della camera. In queste occasioni, non finiva più di scusarsi, con l’espressione mogia e afflitta di chi sa di fare qualcosa di sconveniente ma che non può evitare. A me veniva voglia di dirgli: “ascolta, amico mio, qui non ti vede nessuno anche se non preghi, io di sicuro non lo racconto in giro, perché lo fai?” Ma ho lasciato perdere. Quando hai un tarlo nella mente, sei condizionato a fare cose assurde anche quando non vorresti.
    Chissà, un giorno, come scrivevo sopra, se le nuove generazioni riusciranno a scrollarsi di dosso questa incrostazione fossile delle dannate religioni… perché sono le idee malate quelle che bisogna combattere, non certo le persone che, per loro sfortuna, ne sono contagiate, esattamente come si cerca di debellare la malattia senza ammazzare il malato. Ma ci sono cancri inguaribili, e la religione islamica è uno di questi tumori maligni.
    Hei! (come dicono i nordici)

  7. luigi scrive:

    QUOTO MORENO. GRANDE!

  8. Anna scrive:

    A Londra, nel borgo periferico Waltham Forest, una settantina di islamici si è data appuntamento con striscioni e cartelli che chiedevano l’introduzione della sharia nelle zone ad alta densità mussulmana. Ad organizzare la cosa è stato il Mac, che non è la particella patronimica scozzese, bensì l’acronimo di Muslim Against Crusades, un’organizzazione molto attiva tra i maomettani locali.
    A contrastare la manifestazione dei seguaci del Profeta (alcuni dei quali chiaramente convertiti britannici), c’era un gruppo altrettanto limitato di fascistoidi dell’Ena (English Nationalist Alliance), i quali urlavano improperi a quegli altri dopo aver controllato il fondo di numerose bottiglie di birra. Alla faccia dei barbuti astemi.
    Scene surreali? Mica tanto. E’ che l’erba cresce sotto i piedi e ci si rende conto che esiste solo quando comincia ad ostacolare il cammino.
    In molte metropoli europee la legge islamica esiste già di fatto e le autorità locali (per non parlare di quelle centrali) voltano la testa dall’altra parte per amor del quieto vivere. O, come si direbbe qui da noi, perché tengono famiglia.
    Teneva famiglia anche Theo van Gogh, il regista olandese sgozzato per strada da un fanatico mussulmano dopo aver denunciato nel film “Submission” la vergognosa condizione femminile all’ombra dei minareti.
    Tiene famiglia Ayaan Hirsi Alì, che dello stesso film è stata sceneggiatrice. Lei è ancora viva, ma da quel giorno girava sotto scorta della polizia olandese, finché i vicini di casa non hanno presentato una petizione per allontanarla, dato che temevano attentati (in Olanda i vicini di casa sono terribili, fin dai tempi di Anna Frank). Allora ha dovuto andarsene negli Usa e quando torna in Olanda non le assegnano più nemmeno la scorta per non irritare la comunità islamica locale.
    E tiene famiglia Robert Redeker, uno scrittore francese che vive nascosto e protetto dalla polizia dopo aver osato scrivere un articolo critico nei confronti dell’Islam.
    Vediamo un po’ chi altro tiene famiglia… Beh, c’è lui, il capostipite dei condannati a morte per blasfemia, Salman Rushdie. La fatwa contro di lui non è stata revocata ma si è estesa anche a chi ha collaborato alla diffusione del suo libro. Nel 1991 Itoshi Higarashi, traduttore giapponese del celebre “Versetti satanici” è stato ucciso a Tokyo, mentre il traduttore italiano ha subito aggressioni fisiche a Milano. Due anni dopo toccava al traduttore norvegese William Nygaard, rimasto gravemente ferito a Oslo.
    E poi c’è Taslima Nasreen, giornalista del Bangladesh (fuggita in Svezia), più tutta una serie di autori nati nei paesi islamici e ovviamente costretti ad emigrare per salvare la pelle, compreso il giornalista afghano Alì Sistany, autore di un articolo dal titolo significativo: “Il santo fascismo”.
    La reazione a questo clima di intimidazione non c’è oppure si manifesta soltanto nei salotti degli intellettuali illuminati e si spegne poco oltre la soglia di casa. Talvolta si vedono raduni di piazza contro l’islamizzazione strisciante dei quartieri cittadini, ma a parteciparvi sono i minorati mentali dell’estrema destra, quelli che per intenderci vorrebbero imporre le stesse leggi ma scrivendole con un inchiostro di diverso colore.
    Quelli che invece generalmente si mobilitano per tutta una serie di altre nobili cause, da questo orecchio non ci sentono e su questo argomento tacciono. Il popolo delle sinistre e in particolare la sua parte giovanile, così incline ad indignarsi quando si pesta un piede ad un palestinese, si ammutolisce quando un uomo che pretendeva di scrivere o parlare in libertà viene ammazzato.
    Viene allora da pensare che in questo caso lo sgomento o l’indifferenza dipendano molto da chi l’ha ucciso. Viene da pensare che gli islamici, in quanto portatori di concezioni profondamente antioccidentali, siano semplicisticamente considerati dalla gioventù antimperialista europea alla stregua di vittime degli effetti deleteri del mercato selvaggio instaurato dalla dittatura capital-affaristica nella sua propagazione da un polo all’altro. Compagni di strada, per intenderci.
    Si ricorderà la tragica fine di Vittorio Arrigoni, collaboratore del Manifesto e ucciso a Gaza perché accusato di “diffondere i vizi occidentali”. Si immagini un po’ che cosa sarebbe successo se ad ucciderlo fossero stati gli israeliani. Ma invece l’hanno impiccato i salafiti, considerati una fazione conservatrice dell’islamismo. E allora va bene così, son cose che succedono.
    Negli stessi giorni veniva crivellato di colpi Juliano Mer-Khamis, direttore del “Freedom Theatre” a Jenin, in Cisgiordania. Era un simpatizzante della causa palestinese ma a premere il grilletto è stato un miliziano di Hamas. E allora, anche in questo caso, son cose che succedono.
    I nomi elencati in questo post sono pochi ma appaiono in rappresentanza di un numero enorme di altri, più o meno noti.
    I giovani antimperialisti nostrani hanno eletto a “grande satana” l’egemonia occidentale finalizzata allo sfruttamento dei popoli. Nella loro indignazione e ribellione c’è qualcosa di profondamente giusto e grande, ma essi devono rendersi conto che è stupido considerare automaticamente amici i nemici del proprio nemico.
    L’oscurantismo religioso è il peggior pericolo per una società laica ed ispirata ai valori del reciproco rispetto. Non importa se le tenebre arrivano a rimorchio della croce o della mezzaluna. Esse vanno ricacciate indietro comunque e con la medesima tenacia.
    Agli immigrati dei paesi islamici che arrivano in Europa si dovrebbe offrire l’opportunità di sfuggire alle catene di quelle concezioni retrive che li hanno tenuti inchiodati per secoli alle loro miserie. La maggior parte di essi sarebbe prontissima a regalarci il lato positivo della propria cultura e ad assimilare quei valori universali di uguaglianza che qui sono faticosamente apparsi.
    Invece li si invia in ghetti dove ogni integrazione con gli indigeni risulta impossibile e si edificano anche da noi moschee e madrasse, che altro non sono che centri atti a garantire la greve continuità con il mondo dal quale sono fuggiti.
    L’islam non è il nazismo, così come non lo è il cristianesimo. Ma nelle ambizioni ecumeniche di una religione vi è un qualcosa che ricorda il nazismo, fosse anche soltanto la ferocia dei suoi adepti più fanatici e l’imposizione forzata dei propri comandamenti.
    Abbiamo dormito a lungo, prima di accorgerci del cancro che rischiava di estendersi incontrollato sul ventesimo secolo. Poi ci siamo svegliati, ma ci sono voluti quasi sessanta milioni di morti per liberarcene. Sarebbe desiderabile non replicare la scena nel secolo ventunesimo.

  9. Tiziana scrive:

    Mi chiedo come si possano fare analisi così nette sul mnndo islamico quando si vive in una teocrazia come l’Italia. Personalmente per nascita sono di altra fede, che mai mi ha imposto niente, anzi, le unicheimposizioni e forti le vivo per via del cattolicesimo. Credo che il multiculturalismo impostato pietosamente nel senso di creare ghetti per i paria, sia all’origine anche del fondamentalismo così come la mancanza di democrazia nei paesi. Perdere l’equilibrio così come fanno i partiti mi sembra più preoccupante che un eventuale attacco terroristico.

  10. Tiziana scrive:

    Aggiungereio, a quanto scritto da Leon, che Wilders si è schierato prontamente contro la minoranza ebraica in Olanda, minoranza certamente non barricadiera, sulla questione della macellazione rituale. Non perchè animalista, ma perchè tendente alla superitità razziale

  11. Theo1983 scrive:

    Ho lavorato con islamici in casa di riposo, durante il Ramadan: è falso che non possono bere o mangiare (delle sobrie interruzioni sono concesse ad anziani, bambini, donne incinte, lavoratori e malati) ed è altrettanto falso che s’ingozzano dopo il tramonto, solo si riuniscono attorno a un tavolo comune e mangiano come ancora oggi si fa in medioriente, da un piatto comune. Le persone islamiche con cui ho parlato sono poi universaliste, perché accettano come legittimi tanto il Cristianesimo quanto l’Ebraismo, anche se con quest’ultimo ci sono problemi legati all’etno-nazionalismo israeliano (che viene giustamente considerato l’ultimo rimasuglio di colonialismo occidentale, soprattutto britannico – con i francesi ci sono meno complessi).

    Mi chiedo inoltre perché non cacciare oltre che agli “islamici che delinquono” anche i cristiani che delinquono, dato che a delinquere sono le persone (se il principio di responsabilità personale è ancora valido nel diritto occidentale, ovvio). Io sarei per un esame di “fondamenti del civismo” prima di ottenere il pieno diritto di voto attivo e passivo, a prescindere dalle opinioni filosofiche, politiche o religiose. Rabbrividisco all’idea della proposta totalitaria di proibire la religione, che è eguale alle risposte totalitarie dei monoteismi stessi, cioè abolire la libertà di opinione… bisogna invece limitare i comportamenti assolutisti e tirannici che le superstizioni monoteiste portano con sé (non le chiamo religioni, il termine è stato inventato in un contesto che non contempla il monoteismo, la fede rivelata etc.). Ma bisogna tornare all’argomento del post.

    Il problema non è che i gay sono masochisti, il problema è che i gay sono comunitaristi. L’eterosessualità è la condizione costitutiva della famiglia, del clan, della tribù… non a caso la posizione aristocratica del Simposio è che la tirannide fiorisce dove non è permesso amare l’amato dello stesso sesso (e non si parla di pederastia, ma proprio di rapporti consensuali tra cittadini adulti e vita condivisa) e che essa cova ovunque ci siano leggi che contrastino questa forma di amore. I gay sono così, sono comunitari e cercano la maggiore aderenza e condivisione con la comunità, quale essa sia. Se costretti a nascondersi si nascondono e spesso nella repressione di sé stessi diventano i primi carnefici del proprio orientamento: anche quei gay che rimangono cattolici lo fanno perché sentono la comunità della Chiesa e però si sentono sporchi dentro, si vergognano per ciò che sono e che fanno e continuano a cercare l’approvazione altrui anche umiliandosi e arrivando – come conseguenza – a questo masochismo. Quando sarà estirpato questo male della vergogna per ciò che si è, l’idea di peccato e di colpa e di contrizione, l’omosessuale non potrà adempiere al proprio ruolo sociale e anti-tirannico se non in alcuni individui che scelgono una via “eroica” che li porta a essere contro ogni cosa, fino alla tragedia umana.

    Ad ogni modo, affermare la Cristianità contro l’Islam e favorire il monolitismo religioso per paura che altri abbiano libertà non è una strategia democratica. La sharia è un male, è un’invadenza teocratica, noi l’abbiamo vissuta e abbiamo versato fiumi di sangue di prete per limitarla; ciò di cui abbiamo bisogno è proprio l’educazione laica, indebolire la Chiesa, assicurare la molteplicità dei culti (e non-credenze) e la loro visibilità. Non me la sento di negare a un islamico il suo diritto a pregare per sentirmi sicuro di un incerto diritto a sposarmi con una persona dello stesso sesso. O sarei anch’io uno schiavo della sharia.

  12. Moreno scrive:

    Cara Anna,
    grazie per il dettagliato riepilogo delle prevaricazioni islamiche in Europa che hai voluto compilare.
    Resto perplesso però riguardo alle tue conclusioni.
    Infatti scrivi: «Agli immigrati dei paesi islamici che arrivano in Europa si dovrebbe offrire l’opportunità di sfuggire alle catene di quelle concezioni retrive che li hanno tenuti inchiodati per secoli alle loro miserie. La maggior parte di essi sarebbe prontissima a regalarci il lato positivo della propria cultura e ad assimilare quei valori universali di uguaglianza che qui sono faticosamente apparsi.»
    Fin qui non si può che essere completamente d’accordo.
    Ma da questa premessa fai discendere: «Invece li si invia in ghetti dove ogni integrazione con gli indigeni risulta impossibile e si edificano anche da noi moschee e madrasse, che altro non sono che centri atti a garantire la greve continuità con il mondo dal quale sono fuggiti.»
    “… li si invia”? Chi li invia nei ghetti? Sono loro che si ghettizzano, perché non vogliono integrarsi con la cultura occidentale, al punto che sono pronti a massacrare i loro figli se questi danno segno di volersi “occidentalizzare”.
    Anche i cinesi, tanto per fare un esempio, ci stanno invadendo: comprano interi quartieri in moneta sonante e ci installano le loro attività commerciali, sono lavoratori robotici ed è impossibile resistergli. Ma non pretendono di cambiare le nostre leggi con altre che vengano più comode a loro.
    Gli islamici viceversa hanno un preciso piano di sopraffazione della civiltà occidentale, sia eliminando le minoranze religiose dai Paesi a maggioranza musulmana con la persecuzione e le conversioni forzate, sia creando vere e proprie enclavi di musulmani nei paesi oggetto di immigrazione, dove, sfruttando le politiche assistenziali dei Paesi ospitanti, possono prolificare ancora più rapidamente di quanto non potrebbero fare nei loro Paesi d’origine.
    Guarda cos’è successo all’Indonesia, sino a tempi non remoti interamente Buddhista, e ora quasi totalmente musulmana.
    La religione islamica non è ispirata alla pace e alla fratellanza universale, è ispirata al predominio e alla conquista.
    Le moschee e le madrasse qui da noi vengono edificate su pressante richiesta delle comunità islamiche, non “si edificano” mica da sole come sembri suggerire tu, oppure perché gliele imponiamo noi, ai poveri islamici, che vorrebbero invece dei centri sociali laici.
    Infatti, se non ci sono moschee gli immigrati islamici si radunano per pregare insieme e rafforzare il loro senso di esclusività in un posto qualsiasi, in un garage, in un capannone, persino per strada o nelle piazze.
    L’islam È del tutto equivalente al nazismo, leggiti il materiale pubblicato e linkato qui su NoGod nell’apposita sezione, se vuoi fartene un’idea, e se vuoi saperne di più basta che ti leggi il corano: cosa c’è di meglio che andare alla fonte? Eppoi alla fine lo riconosci anche tu: «…nelle ambizioni ecumeniche di una religione vi è un qualcosa che ricorda il nazismo, fosse anche soltanto la ferocia dei suoi adepti più fanatici e l’imposizione forzata dei propri comandamenti.»
    Allora, se davvero vogliamo «non replicare la scena nel secolo ventunesimo» con una nuova epoca di orrori, secondo te, come dovremmo fare?
    Ciao!

  13. Moreno scrive:

    Cara Tiziana,
    come forse potresti intuire da quanto ho scritto sopra, io ho vissuto e lavorato per lunghi periodi in diversi Paesi islamici, per questo mi permetto di fare «analisi così nette sul mondo islamico» pur vivendo «in una teocrazia come l’Italia».
    Il cattolicesimo peraltro, a me non ha imposto mai nulla, una volta che, maturando, mi sono liberato dalle scorie mentali che l’educazione religiosa (ti faccio notare che ogni fede religiosa viene solitamente imposta ai bambini dalla società in cui nascono) mi aveva lasciato nella testa.
    Il resto dei tuoi ragionamenti esula dalla mia comprensione, nel senso che non capisco cosa vuoi dire. Permettimi solo di esortarti a non farti distrarre da questioni marginali e irrilevanti come la macellazione rituale del bestiame (che del resto è praticata tal quale anche dagli islamici). È la macelleria di essere umani che deve preoccuparci!
    Stammi bene.

  14. Moreno scrive:

    Caro Theo,
    le tue puntualizzazioni iniziali sono quasi tutte corrette. In effetti “sobrie interruzioni” del ramadan sono consentite ai malati, alle persone molto anziane e debilitate e alle donne in stato interessante. Per i bambini ogni famiglia si regola come vuole, ma è consuetudine “addestrarli” a partire da una certa età (di solito 7/8 anni) con prove di digiuno sempre più lunghe, sino a coprire tutto il mese (come sappiamo, si tratta in realtà di digiuno solo diurno).
    Ma i lavoratori, se sono in buona salute e quindi possono lavorare, non sono affatto dispensati. Ci saranno forse dei casi particolari di esenzione per lavori particolarmente pesanti (es. in fonderia), di cui non sono al corrente, ma in linea di principio non mi risulta e comunque si tratterebbe di particolarità eccezionali.

    La cena che chiude la giornata del ramadan non conclude la festa, che continua per tutta la notte. Di solito alle 4 di mattina gli islamici sono di nuovo a tavola. Ci sono comunque delle variazioni di usanze da Paese a Paese.
    Quello che racconto deriva dalla mia esperienza in prima persona e non è per sentito dire.

    Permettimi ora di raccontarti solo un episodio delle mie esperienze con il ramadan.
    Una volta ero in un cantiere in mezzo al deserto e, avendo concluso il mio incarico, dovevo tornare in città per prendere l’aereo e rientrare a casa.
    La società mi affidò ad uno dei suoi autisti locali perché mi accompagnasse.
    Era il periodo del ramadan e partimmo nel primo pomeriggio.
    Il ragazzo guidava come un pazzo forsennato, e sebbene sulla pista il traffico fosse abbastanza scarso, vidi la morte in faccia più volte a causa dei sorpassi a tutta velocità fuori dal ciglio della strada, con l’auto che sbandava paurosamente.
    A nulla servirono i miei inviti a moderare l’andatura, facendo presente che c’era tutto il tempo e non avevo fretta.
    Ad ogni buca le sospensioni del veicolo andavano a fondo-corsa trasmettendo colpi tremendi al mio fondo-schiena (rimasi poi con i dolori per un paio di settimane).
    L’autoradio era sintonizzata su una stazione che trasmetteva delle nenie snervanti, le preghiere del muezzin.
    Dopo diverse ore di folle corsa mi fu chiaro il motivo di quell’urgenza. Raggiungemmo finalmente un piccolo centro abitato, e l’autista bloccò il veicolo davanti ad un negozietto di dolciumi. Era ormai l’imbrunire, e il tono della nenia alla radio proprio un momento prima era leggermente cambiato. Era scattata l’ora “X”! Finita la giornata del ramadan! Il ragazzo voleva semplicemente arrivare senza ritardo ad approvvigionarsi di cibo, per calmare i morsi della fame, per questo aveva corso come un matto attraverso il deserto.
    Tornò con una scatola piena di dolci, e con grande gentilezza per prima cosa me ne offrì. (Non ho mai incontrato un arabo che non fosse gentile, cordiale, ospitale ed amichevole: che bella gente sarebbero gli arabi, se solo si liberassero di quella fetecchia di religione!) Ovviamente declinai l’offerta del cibo, avevo lo stomaco completamente in subbuglio. L’autista invece divorò con gusto tutto il contenuto della scatola, prima di riprendere il viaggio ad un’andatura molto più ragionevole.

    Gli islamici «accettano come legittimi tanto il Cristianesimo quanto l’Ebraismo» perché così è scritto nel corano. Gli islamici non fanno e non pensano nulla di diverso da quanto è scritto nel corano, semplicemente. Ti faccio rispettosamente notare che tutte le altre religioni sono illegittime per gli islamici. Allora, se vogliamo difendere le religioni, perché tutte le altre no?
    Della delinquenza se ne occupa la polizia e la legge, che dovrebbe essere uguale per tutti, indifferentemente dall’etnia e dalla confessione religiosa.

    Non rabbrividire, caro Theo! Nessuno vuole «proibire la religione», o almeno non io. Non ho nulla contro chi vuole credere ad una fantasia, ma ho molto contro chi vuole sfruttare la credulità della gente. Tra Vanna Marchi e la chiesa cattolica c’è una differenza quantitativa, non qualitativa. Vanna Marchi è stata condannata per abuso della credulità popolare, che è un reato penale, ma la chiesa non può essere condannata per lo stesso reato, perché, purtroppo, il Vaticano non è soggetto alla legge della Repubblica Italiana.
    Quindi la legge che proibisce le superstizioni e le religioni come mezzi per gabbare il prossimo c’è già, ma non viene fatta rispettare.
    Poi se uno vuole credere ad una qualsiasi religione, o anche ad Harry Potter, va benissimo, sono affari suoi. Meglio Harry Potter forse, almeno Janet Rowling non ha mai preteso di fondare una religione. Inoltre, anche se a me non piace, penso che la saga di Harry Potter sia mille volte meglio, anche dal punto di vista morale ed educativo, delle storie della bibbia.

    E torniamo all’argomento del post, come dici tu. “Ma i gay sono masochisti?” mi sembra palesemente ironico. Probabilmente qualche gay sarà anche masochista nel senso proprio del termine, sono affari suoi e se si diverte così buon per lui, lo capisco benissimo.
    Ma perché un gay dovrebbe avere un atteggiamento contrito e un senso di colpa nei confronti della chiesa? Qui direi che hai ben centrato il punto. Queste persone non sono ancora riuscite a liberarsi del tarlo religioso che annebbia le loro facoltà razionali. Purtroppo una folta schiera di persone che avrebbero ottimi motivi per aiutare a dare una scrollata al sistema parassitario della chiesa cattolica restano inerti e succubi. Non li capisco.

    Mi sconcerti alla fine, dove scrivi: «La sharia è un male, è un’invadenza teocratica, noi l’abbiamo vissuta e abbiamo versato fiumi di sangue di prete»
    – noi chi? fiumi di sangue di prete? che vuoi dire? hai sgozzato dei preti? perché? che orrore! – «per limitarla; ciò di cui abbiamo bisogno è proprio l’educazione laica, indebolire la Chiesa, assicurare la molteplicità dei culti» – ancora più culti? lo sai che tra religioni e sette ce ne sono già migliaia? non ti bastano? – «(e non-credenze) e la loro visibilità» – visibilità? ma se solo loro sono visibili! noi atei siamo completamente invisibili! – «Non me la sento di negare a un islamico il suo diritto a pregare per sentirmi sicuro di un incerto diritto a sposarmi con una persona dello stesso sesso.» – ma per piacere, non c’è nessuna correlazione tra il diritto a pregare dell’islamico e il matrimonio omosessuale; ma tu hai capito che nei Paesi islamici gli omosessuali li impiccano? altro che matrimonio; e stai tranquillo comunque che l’islamico il “diritto a pregare” non lo aspetta né da te, né da me, né da nessun altro: se lo prende. – «O sarei anch’io uno schiavo della sharia.» – forse lo saremo tutti, tra non molto.
    Ciao!

  15. Tiziana scrive:

    Mi compiaccio che vivendo in Italia nn hai imposizioni dal cattolicesimo si. Io si, ad esempio molte imposizioni come pagare tasse che finiscono anche in tasca di chi non desidero.
    Ma nonostante ciò pens che non tutti i cattolici sono ladri.
    La stessa cosa la penso per l’islam.
    Counque in linea di massima credo che bisogna usare l’intelligenza e non la pancia per discutere e confrontasri.

  16. Leon scrive:

    Solo un paio di aggiunte a questo dibattito molto interessante:
    - Sulla macellazione rituale, é vero quanto detto da Tiziana, tuttavia va notato che, come dice Moreno, gli islamici la praticano tale e quale e l’interpretazione data qui alla scelta di Wilders é stata – nuovamente – che lui abbia appoggiato il divieto perché pratica islamica. Infatti, fosse per lui, avrebbe vietato la “macellazione islamica” non “rituale”…
    - é vero che gli islamici non “vengono inviati in ghetti” ma é altrettanto vero che (almeno) molti Olandesi non hanno nessun interesse all’integrazione degli stranieri. Il mio ragazzo é Vietnamita e deve fare il corso di lingua obbligatorio. l’insegnante l’anno scorso era tal Rachid e quest’anno Achmed (marocchini-olandesi). Strisciante egemonia islamica o segno che ci sono ben pochi “nativi” che vogliono avere a che fare con i nuovi arrivati?

  17. Leon scrive:

    E, a proposito, io sono partito dall’Italia proprio per le imposizioni del cattolicesimo. Se vivessi ancora in Italia non potrei neanche vivere col mio compagno, che ha un permesso di soggiorno per formazione familiare, dato che non é del sesso opposto… Ciao a tutti!

    Leon

  18. Moreno scrive:

    Cara Tiziana,
    mi dispero un po’, quando vedo che non riesco a spiegarmi bene, ma io sono tenace e provo di nuovo.
    Le tasse, giustamente, dovremmo pagarle tutti (tutti quelli che hanno un reddito, ovviamente), e se il tuo cruccio riguarda il famoso 8 per mille, basta una firma perché la tua parte non vada alla chiesa cattolica.
    Puoi destinarlo ad un’altra chiesa, il che non fa una differenza molto grande, siamo d’accordo, ma almeno non darai i tuoi soldi ai crapuloni del Vaticano.
    Da questo – legittimo – cruccio, a dare dei ladri ai cattolici come se fossero una categoria abietta di persone, ce ne passa.
    Ora vediamo se riesco a spiegarmi meglio: i cattolici o gli aderenti a qualsiasi altra confessione religiosa non sono automaticamente per questo esseri inferiori o minorati mentali. Solamente, sono persone che hanno ricevuto quel particolare imprinting che li condiziona a fare, in determinate occasioni, delle azioni stupide e spesso molto ridicole.
    Se si tratta di islamici, purtroppo alcuni possono fare anche delle cose molto brutte, in nome della religione.
    Ma lasciamo stare adesso l’islam, ho capito che non hai mai avuto occasione di un contatto diretto con quella realtà.
    Parliamo per esempio dei cattolici. La gran parte dei miei amici sono cattolici. Che devo fare con loro? Se si entra in argomento, discuto e mi confronto, usando l’intelligenza, anche perché la pancia non saprei come usarla a questo scopo.
    Il punto è, che il chiodo dell’idea religiosa non si può scalzare dall’esterno. Quando hai quel chiodo fissato nella testa, solo tu te lo puoi togliere, e non è una cosa facile da fare, devi proprio volerlo.
    Si potrebbe forse scacciare una fissazione piantandone un’altra, ma non è certo una cosa che io vorrei fare ai miei amici o a chiunque altro.
    Io rispetto le persone e non mi sognerei mai di imporre in un qualsiasi modo la mia filosofia con la forza. Invece una religione viene instillata nei bambini fin da piccoli, e questo secondo me è il più grave abuso di minori nella storia dell’Umanità, e lo sarà per sempre.
    Io mi considero completamente liberato dalle religioni – “religion free”, si può dire? – e in particolare la religione cattolica mi condiziona in modo del tutto marginale, salvo il fatto che siamo qui a parlarne e a spendere un po’ del nostro tempo per una cosa basata sul nulla – una frivolezza incredibile. Ma è importante parlarne perché è una delle malattie che continuano a contagiare l’Umanità, e l’Umanità si auto-contagia incessantemente con queste malattie. Noi siamo gli anticorpi e dobbiamo cercare di replicarci sino a quando l’organismo non avrà raggiunto un grado sufficiente di salute.
    Tra i diversi morbi religiosi che affliggono l’Umanità, ce ne sono di più e meno virulenti e di più e meno letali. La religione islamica è di gran lunga il più tossico, per questo io mi agito tanto quando si parla di islam.
    Non ho niente contro le persone di fede islamica, torno a ripeterlo, non è colpa loro se hanno subito questa marchiatura: ma devono comportarsi da cittadini impeccabili, e sapere che, almeno qui da noi, ci sono diritti civili e leggi che tutelano la dignità delle persone, che non vanno violate. La sharia non possiamo accettarla.
    Scusami se contraddicendo il proposito espresso sopra torno a parlare di islam, ma è necessario che ti faccia un esempio, altrimenti di nuovo non riesco a spiegarmi bene.
    Il 30 ottobre 2008, in un villaggio del Bangladesh, una ragazzina tredicenne che era stata stuprata da un gruppo di uomini è stata lapidata a morte in forza della sentenza di un tribunale islamico.
    Il reato di cui era stata riconosciuta colpevole è la fornicazione (“zina”). Quando i famigliari della ragazzina, che piangeva e implorava misericordia, hanno tentato di intervenire, la milizia islamica ha aperto il fuoco su di loro uccidendo un bambino.
    Casi simili sono comunissimi sia in Bangladesh che in Pakistan come in tutti i Paesi islamici, sebbene usualmente le pene irrogate siano più “miti”, limitandosi ai calci, alla fustigazione e lunghe detenzioni in carcere.
    La conseguenza più ovvia di questo trattamento è che la grande maggioranza delle donne islamiche che subiscono violenza rinuncia a denunciare il fatto.
    C’è una ragione precisa per cui dalla sharia deriva questa barbarie: le leggi sono costruite in modo tale che il castigo per le donne stuprate è pressoché inevitabile.
    Innanzi tutto, la sharia prescrive che, per i casi di stupro, solo i testimoni oculari sono accettabili. Nessuna prova circostanziale (per esempio le lesioni fisiche) può essere ammessa.
    Inoltre, la legge garantisce agli stupratori la possibilità in ogni caso di estinguere il reato con il pagamento di una multa.
    L’importo della multa equivale al prezzo che verrebbe usualmente pagato per sposare la donna offesa (diciamo così, il “valore commerciale” della donna).
    Nulla, peraltro, è sancito (ossia non è prevista una pena sostitutiva) nel caso che lo stupratore non disponga della somma necessaria a pagare la compensazione alla vittima.
    Il fatto è che il corano (fonte universale e totale del diritto islamico) non menziona lo stupro, ma proibisce severamente la “zina”, termine con cui si intende una relazione sessuale tra un uomo e una donna che non siano coniugi. Questo termine può essere tradotto come “adulterio” per le persone sposate e “fornicazione” per quelle non sposate. I giuristi musulmani includono lo stupro nella “zina” perché, anche se ottenuta con la violenza, è comunque avvenuta una relazione sessuale tra persone non sposate!
    C’è tuttavia un riferimento ad un caso di stupro in un “hadith” (gli hadith in pratica sono gli aneddoti che raccontano episodi della vita di Maometto; poiché tutto quello che ha fatto Maometto è giusto, anche questi possono essere presi a fonte del diritto).
    In questo hadith il Profeta comanda di mettere a morte per lapidazione un uomo che aveva violentato una donna.
    Questo dovrebbe ristabilire un po’ l’equilibrio, dirai tu, ma sfortunatamente sorge il problema della prova. Infatti i requisiti stabiliti dalla sharia per la prova che sia avvenuto un caso di zina sono codificati da queste norme:
    1) L’accusato rende confessione oppure ci sono almeno 4 (quattro) testimoni oculari (maschi adulti musulmani) che confermano il fatto.
    N.B. la testimonianza di chiunque non sia musulmano non conta.
    2) L’accusato può essere punito solo se il reato è stato provato da testimonianza oculare ma la testimonianza delle femmine non è valida.
    (N.B. sono molto interessanti le motivazioni addotte dalla legge islamica per rifiutare la testimonianza di una donna: «le donne sono scarse di intelligenza, deboli di memoria e incapaci di controllarsi»)
    Se ti sta venendo alla memoria l’impareggiabile romanzo “Comma 22” di Joseph Heller (del 1961, di cui è stata prodotta successivamente anche la versione cinematografica, diretta da Mike Nichols), sei sulla strada giusta.
    Perciò si vede chiaramente che è virtualmente impossibile provare in una corte islamica che la vittima è stata stuprata, perché le prove richieste sono assurde e perché l’evidenza circostanziale non è accettata. D’altra parte, che si sia avuto un “rapporto sessuale fuori del matrimonio” è provato dalla donna che riferisce lo stupro o addirittura dalle stesse prove circostanziali: lesioni, cicatrici, vestiti lacerati o gravidanza. Quindi si applica la legge che punisce il sesso extramatrimoniale: lapidazione, frustate, etc.
    D’altra parte uno stupratore deve semplicemente negare il crimine e la passerà liscia. Basta che giuri sul corano di non essere colpevole, e il giudice lo assolverà. Non è concepito che un musulmano (maschio) possa mentire giurando sul corano. La stessa cosa naturalmente non vale per una donna.
    N.B. come regola generale del diritto, se un musulmano maschio giura 4 volte sul corano, la sua testimonianza vale come quella di 4 testimoni!
    Nel migliore dei casi alle donne stuprate rimane soltanto una vergogna incancellabile, sono costrette all’esilio e moltissime si suicidano, quando non vengono ammazzate dai loro stessi famigliari.
    Questo mi sembra abbastanza, ma, se può essere utile continuare per convincerti, sono disponibilissimo a sviluppare la discussione, eventualmente in altra sede. Sempre usando l’intelligenza e non la pancia.
    Con simpatia.