17/8/11 – Siamo troppi (e in molti dannosi)


Ripassa domani, realtà./Basta per oggi, signori (Ferdinando Pessoa)
A dire il vero, non ho alcuna visione d’avvenire. E’ già abbastanza difficile vivere al presente… Le profezie non mi interessano (avendo avuto a suo tempo qualche problema con i profeti, francamente non aspiro a questo mestiere). Qualunque sia l’impegno che mettiamo ad analizzare le probabilità, so che l’unica cosa di cui possiamo esser sicuri è che quel che accadrà supererà le nostre facoltà di previsione. Sarà forse meglio di quanto speriamo o peggio di quanto temiamo. La Storia ci prende sempre di sorpresa. Posso dire cosa mi piacerebbe vedere: meno religione, più giustizia, meno reality, più benevolenza, meno confusione durante i tea parties, più intelligenza e meno calcio… Ma se non avessi diritto che a un solo auspicio, meno religione mi andrebbe benissimo. Molta meno religione. Preferibilmente, che la religione non ci fosse affatto. Questo abbasserebbe il livello di idiozia mondiale di almeno una buona metà. Forse di più. Sarebbe sufficiente (Salman Rushdie, sul sito di BHL, La Règle du Jeau)
Chi paga? “L’evento – dice il sindaco – dovrebbe costare 3,5/ 4 milioni di euro. Ma poi lo vedremo a pie’ di lista. E Gianni Letta, col governo, si è impegnato a coprirne una parte”. Anche il Vaticano farà il suo: “La Santa Sede ci è venuta incontro. Tutti i video che ci sono in città sono pagati dall’Opera Romana Pellegrinaggi”. (Alemanno al Corriere della Sera del 1° maggio sugli scandalosi costi sostenuti per la beatificazione di GPII)

Questo è l’anno in cui gli esseri umani diventeranno 7 miliardi (secondo i calcoli dei demografi intorno al 31 ottobre). Oggi dovremmo essere 6,94 miliardi : 4 miliardi in Asia (60% del totale), 1 miliardo in Africa (15%), 733 milioni in Europa (11%), 589 milioni in America latina e Caraibi (9%), 353 milioni in Nord America (5%) e 25 milioni in Oceania (0,5%). A queste cifre l’Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione) aggiunge che 2,1 miliardi di persone sono analfabete, e di queste il 66% è costituito da donne. In base alle stime che tengono conto dei tassi di crescita l’umanità dovrebbe subire nel volgere dei prossimi 10 anni un incremento di un miliardo di persone (per arrivare allo stesso numero – nel 1804 – ci sono voluti millenni).
Una riflessione sulla erosione dei suoli, sul consumo dei beni non rinnovabili, sul carico ambientale di ogni nuovo nato, sulla salute delle donne, sulla qualità di vita di un pianeta sovrappopolato, non sembra toccare la maggior parte del mondo, specie quella porzione in cui la religione detta le regole.
Sembra essere, tra gli altri Paesi, anche il caso della Russia.
Al principio dell’estate si è svolto a Mosca un summit promosso dal Congresso mondiale delle famiglie – WCF (comprendetene 60 paesi), che ha l’obiettivo di ripristinare la famiglia tradizionale come cellula fondamentale della società civile. All’evento hanno partecipato demografi, economisti, sociologi e, soprattutto, religiosi, tra cui importanti esponenti della Chiesa ortodossa russa. L’incontro è stato ospitato presso l’Università di Stato e l’anfitrione è stata Svetlana Medvedeva, moglie del presidente Dimitri Medvedev. La first lady russa si è ritagliata un importante spazio nella politica russa occupandosi di politiche famigliari, il ruolo che il marito ricopriva durante la presidenza Putin. Ha collaborato fattivamente con il patriarca della Chiesa ortodossa Alessio II e oggi con il successore Kirill I. Svetlana è a capo del programma “Cultura morale e spirituale delle prossima generazione di Russia”, che patrocina orfanotrofi, pellegrinaggi, oratori. Quando i giornalisti parlano di lei, ama che i servizi vengano illustrati con le foto che la ritraggono genuflessa nel duomo di Mosca. Il suo strettissimo rapporto con la Chiesa ortodossa ha rafforzato il ruolo politico del marito (così che i detrattori lo chiamano burattino di Putin e di Svetlana).
Nel 2003 Vladimir Putin varò un piano di incremento demografico approvando aiuti per le famiglie numerose. Dimitri Medvedev si è spinto oltre offrendo premi e promozioni nel lavoro alle famiglie numerose. Secondo i dati Unfpa la popolazione russa diminuirà di 136 milioni nel 2030.
Il patriarca Kirill I ha particolarmente apprezzato l’incontro, ed ha inviato un messaggio ribadendo l’inviolabilità della pena di morte, la necessità di rendere sempre più complesso e difficile l’accesso all’aborto e alla contraccezione, la repressione dell’omosessualità. Intanto la possibilità di abortire, in Russia consentita da tempo, è diventata macchinosa e complessa così come nel periodo staliniano. Tutte le dittature colpiscono le donne e vedono nel numero la forza!
Altro paese che teme la solitudine e l’estinzione della sua pura razza ariana è l’Ungheria che, nel silenzio stupefacente dei commentatori ha guidato il primo semestre Ue. Come è noto quel Paese ha riscritto la Costituzione con un continuo riferimento a Dio, al cristianesimo, alla famiglia tradizionale, al riconoscimento della persona fin dal primo momento del concepimento. Con tali presupposti non è sembrato grave che il governo ungherese utilizzasse i fondi messi a disposizione dalla Ue per una campagna sulle pari opportunità per scoraggiare l’aborto. Pare che l’ideatore della campagna che utilizza delle banalità dette da madre Teresa di Calcutta, sia stato proprio il premier Viktor Orban. L’Ue, finalmente, ha intimato all’Ungheria di ritirare questa campagna e restituire il denaro per il progetto grazie alla commissaria Viviane Reding. Rattrista che questi due paesi abbiano scelto di passare da un fideismo ad un altro senza sperimentare mai l’entrata nella modernità.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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15/6/11 – L’alba del nazismo
(in Ritratti di Signori) LEGGI alla data del 21/09/2010 – “vecchi bavosi”

Avrebbe reagito con tanta scompostezza il “galletto francese” se a fargli la giusta reprimenda fosse stato monsieur Reding invece che madame? I fatti: in calo di consenso principalmente per la crisi economica, il presidente francese Sarkozy ha stabilito che gli zingari devono essere respinti soddisfacendo così il bisogno di sicurezza che anima l’elettorato impaurito dall’incerto futuro. La signora Viviane Reding, vicepresidente della Commissione europea con delega alla Giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza, il 14 settembre ha accusato il governo francese per il respingimento degli zingari. Il passaggio che ha mandato via di testa il presidente francese è stato “pensavo che l’Europa non sarebbe più stata testimone di questo genere di situazioni dopo la seconda Guerra mondiale. Le discriminazioni etniche o razziali non hanno posto in Europa. Sono convinta che alla Commissione non resta altra scelta che avviare una procedura di infrazione contro la Francia per non avere rispettato la legislazione dell’Unione europea”.
E’ sempre brutto avere delle accuse così dure specie quando chi le fa ha ragione, ma deve essere pesante quando vengono da una donna. Non occorre essere misogino, anzi il presidente pare che sia portato a scegliersi come mogli donne forti e intelligenti, ma un uomo è pur sempre un uomo.
Reding è stata nomignolata la signora in rosso per l’abito che indossava durante l’intervento critico nei confronti della Francia, dama di ferro, palle d’acciaio, e via col solito corredo che si usa con le donne che non piacciono.
Reding, a differenza della maggior parte dei nostri politici che siedono nel Parlamento italiano ed europeo, ha un curriculum.
59enne con tre figli maschi, divorziata, è commissaria dal 1999. Nata in una piccola città del Lussemburgo (uno staterello che Sarkozy giudicherà – probabilmente – da operetta) ha studiato alla Sorbona conseguendo un dottorato in Scienze umane. Era il ’68 e Reding partecipa alle rivolte studentesche, ma mal tollera il ruolo secondario riservato alle donne e sceglie di militare nel movimento femminista. A 27 anni diventa editorialista di punta del Luxemburger Wort e si fa la nomea di tosta e battagliera. Viene votata presidente dell’Unione giornalisti Lussemburgo e nel 1979 è eletta al Parlamento lussemburghese nelle fila dei cristiano sociali. Approda nel Parlamento europeo nel 1989 e guida la delegazione del suo Paese nel Ppe. Il Lussemburgo la indica come Commissario europeo (nel 1999 durante la guida di Romano Prodi) e riceve la delega per l’Istruzione media e sport. Nel 2004 (guida Barroso) ricopre l’incarico Informazione e media. Tutti noi consumatori le dobbiamo la riduzione dei costi sul roaming, per cui possiamo ricevere e fare telefonate e sms dalla Lituania o dall’Armenia senza avere costi proibitivi. Oggi col suo nuovo incarico si occupa dei deboli e conta di portare a termine durante il suo mandato la Carta europea per le donne “per sancire una dichiarazione volta ad affermare i valori di noi tutte”.
Questa è la signora che ha sgrullato monsieur le président.

http://80.241.231.25/ucei/PDF/2010/2010-09-19/2010091916677746.pdf

Tiziana Ficacci, www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI

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Un Commento a “17/8/11 – Siamo troppi (e in molti dannosi)”

  1. Anonimo scrive:

    addirittura pessoa……