Archivio di luglio 2011

La cattolica Irlanda contro le ingerenze del Vaticano.

giovedì, 21 luglio 2011

Un Comunicato Stampa di una organizzazione laica tedesca mette a confronto i coraggiosi politici irlandesi con i pavidi parlamentari che in Germania si prepararno ad accogliere il capo della chiesa che ha occultato per anni il gravissimo fenomeno della pedofilia pretesca.
Comunicato Stampa di Freie Bürger für demokratische Werte (Cittadini liberi per valori democratici)

L’Irlanda intende spezzare il potere della chiesa

„Prendete esempio dall’Irlanda!“

“L’Irlanda si è svegliata, mentre la Germania dorme ancora!” Con queste parole Dieter Potzel, rappresentante dell’organizzazione critica verso la chiesa Freie Bürger für demokratische Werte (Cittadini liberi per valori democratici), ha commentato la notizia che il governo irlandese ha convocato il nunzio apostolico del Vaticano. Charlie Flanagan, capo del partito Fine Gael, ha richiesto addirittura la sua espulsione.

“L’Irlanda del XXI° secolo non si sottometterà più al potere cattolico”, ha affermato il primo ministro irlandese Enda Kenny, profondamente irritato.

L’affermazione è motivata dalla pubblicazione di una relazione su un’inchiesta sull’occultamento di crimini di pedofilia commessi da sacerdoti nella diocesi di Cloyne. Tale perizia è giunta alla conclusione che il Vaticano stesso – sotto la direzione dell’allora cardinale Joseph Ratzinger – già nel 1997 aveva praticamente eluso le direttive dei vescovi irlandesi in merito al trattamento dei casi di abuso. Due terzi dei casi di cui si era giunti a conoscenza all’interno della chiesa non furono segnalati alle autorità. Il ministro della giustizia irlandese ha annunciato che in futuro la mancata segnalazione di tali casi sarà soggetta a pena.

“L’Irlanda si ribella”, afferma Dieter Potzel “mentre in Germania fino ad ora nessuno ha il coraggio di prendere posizione contro il fatto scandaloso che il protettore di questo sistema di occultamento mondiale dei crimini di pedofilia, Joseph Ratzinger, con il suo viaggio in Germania previsto per la fine di settembre costerà alcuni milioni ai contribuenti tedeschi e potrà addirittura tenere un discorso in parlamento.” Soltanto un numero irrisorio di politici ha finora annunciato di non presenziare al discorso, almeno come protesta.

“Siamo forse diventati un popolo di paurosi?“, si chiede l’ex-pastore luterano. “Chi approva che venga tenuto questo discorso rafforza in tal modo anche il sistema di occultamento che Ratzinger ha creato per decenni di propria mano – e di conseguenza contribuisce indirettamente a favorire i criminali pedofili che sono stati coperti con questa politica del silenzio. Prendete esempio dall’Irlanda!”

A questo proposito, Potzel cita Kurd von Schlözer che, nel IX° secolo, fu inviato prussiano in Vaticano e che affermò in merito all’ingenuità dei politici nei confronti del Vaticano: “La stupidità politica dei tedeschi è così gigantesca che non si è in grado di comprenderla”.

Per ulteriori informazioni: www.freie-buerger.org

20//7/11 – Corpi al sole

giovedì, 21 luglio 2011

Vorrei sapere da lor signori, disse la Fata rivolgendosi ai tre medici riuniti intorno al letto di Pinocchio, vorrei sapere da lor signori se questo disgraziato burattino sia morto o vivo!
A quest’invito il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso di Pinocchio: poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi: e quand’ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole: a mio credere il burattino è bell’è morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo!
Mi dispiace, disse la Civetta, di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me, invece il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero!
E lei non dice nulla? Domandò la Fata al Grillo-parlante
Io dico che il medico prudente quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare, è quella di stare zitto. (Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, Cap. XVI)

Tanti anni fa, quando giovanissima partecipavo a cortei gridando l’utero è mio e lo gestisco io addirittura autodenunciandomi per un aborto, c’era sempre qualcuno – un insegnante, i genitori… - che mi ricordavano quanto non fosse elegante parlare di queste cose in pubblico, e mi chiedevano perché, io che ero così consapevole di me, rischiavo di farmi arrestare per denunciarmi di cose che non avevo mai fatto. A pensarci oggi provo tenerezza e ammirazione per quei cortei e per me, spavalda e coraggiosa. Il femminismo è stato il primo movimento che ha parlato dei nostri desideri e delle nostre necessità a partire dal corpo, intanto insegnandoci a conoscerlo. Si leggeva “noi e il nostro corpo” scritto da un collettivo di donne di Boston, si commentavano i modi più innovativi e tradizionali per partorire, si studiava per prepararsi a importanti lavori e si faceva la maglia, si discuteva di filosofia e si usciva dagli schematismi dell’eterosessualità. Anni formidabili, e non solo perché eravamo giovani e piene di aspettative.
Un po’ di tempo è passato, ma l’unica azione politica che continua ad avere un senso – e il mio rispetto - è quella che mette in gioco i nostri corpi. La riforma del sistema penitenziario, in apparenza così lontana dal corpo, è quanto di più fisico possa esserci. E Pannella, col suo digiuno e il suo corpo sempre più scarno, ignorato dai partiti che niente sanno degli affanni quotidiani, ha il rispetto dei carcerati che sanno che il digiuno di Marco interpreta la loro unica proprietà. Succede nelle carceri italiane, succede nei centri di permanenza degli stranieri, il rifiuto del rancio così come la tremenda cucitura delle labbra.
Hanno messo in gioco ciò che avevano Luca Coscioni e Piergiorgio Welby mostrando il loro corpo sofferente. Spiegandoci che per guarire c’è bisogno della ricerca scientifica e che si deve poter morire nel momento in cui la vita ci diventa sofferenza.
L’unica cosa che veramente ci appartiene è il nostro corpo e nessuna folle legge, nessuno scandaloso partito potrà derubarci del nostro corpo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*Con 160 voti favorevoli e 148 contrari il 18 maggio 1978 il Senato approvò la legge 194 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” emanata dal Capo dello Stato Giovanni Leone il 22 maggio. Fino ad allora il Codice Rocco giudicava reato l’aborto e puniva con il carcere chi abortiva. Prima della legge troppe donne morivano sotto i ferracci di improvvisate “mammane”. Nel 1973 il deputato socialista Loris Fortuna, lo stesso del divorzio, presentò al Parlamento la prima proposta di legalizzazione dell’aborto. La svolta è rappresentata da una sentenza della Corte costituzionale, del 18 febbraio 1975, secondo cui la salute e i diritti della madre prevalgono su quelli del nascente. Nel 1976 ci fu una proposta della radicale Adele Faccio. Poi nel 1977 la Camera approvò un progetto di legge preparato dalla Commissione Giustizia e Sanità, ma al Senato, con due soli voti di scarto, la legge non passò. Il 9 giugno 1977 il testo fu ripresentato alla Camera dal socialista Vincenzo Balzamo. Nel 1978 si arrivò alla legge 194.

http://www.direfarepensare.it/dossier_194_2008.html

http://www.fainotizia.it/2008/01/21/il-funo-fa-male-marco-smetti

In Grecia la gente chiede…

mercoledì, 20 luglio 2011

…che anche i preti paghino per risanare l’economia. E’ partita sul web la richiesta di costringere la ricchissima chiesa ortodossa greca a contribuire alle spese di risanamento.
LEGGI

Anche lì come in Italia i politicanti si cagano sotto al pensiero di far pagare qualcosa anche ai parassiti della religione. Gli unici che denunciano da mezzo secolo questa vergognosa situazione sono i radicali e, quando c’erano, anche i socialisti. Ricordiamo che la Rosa nel Pugno (radicali e socialisti uniti) durante il Governo Prodi riuscì a portare in votazione alla Camera una mozione che chiedeva di abolire l’esenzione dall’ICI per gli immobili degli enti religiosi dove si svolgeva lucrosissima attività commerciale.

In quella occasione votarono per eliminare l’ignobile e illegittimo privilegio fiscale solo i radicali e i socialisti della Rosa nel Pugno, mentre tutti gli altri votarono contro….compresi i comunisti ex, post e in attività di servizio come i rifondaroli di Vendola e Bertinotti.

Grandi manovre in Germania…

martedì, 19 luglio 2011

…per soffocare le proteste contro la visita “di Stato” di Benedetto XVI.
Comunicato Stampa di Freie Bürger für demokratische Werte (cittadini liberi per valori democratici).

In Germania si sta forse introducendo una demon-crazia?

Manifesto censurato: “Niente discorso del papa al Bundestag!“

“Sembra proprio che si voglia evitare che il popolo si renda conto di quanto sia assurdo che il papa tenga un discorso davanti al Bundestag tedesco“, sono le parole con le quali Dieter Potzel, rappresentante dei Freie Bürger für demokratische Werte (cittadini liberi per valori democratici), ha commentato la notizia che nessuna delle agenzie contattate abbia avuto il coraggio di affiggere un manifesto dei Freien Bürger con il quale veniva pubblicizzato un libretto gratuito sul tema e sul quale si sarebbe potuto leggere quanto segue:

Niente discorso del papa al Bundestag!

Il papa non è un vero e proprio Capo di Stato, bensì una guida religiosa che detiene un potere dittatoriale e che non ha nulla a che fare con un parlamento eletto democraticamente. Egli è responsabile per l’occultamento di crimini sessuali commessi a livello mondiale. Questa visita del papa costerà ai contribuenti tedeschi almeno 100 milioni di Euro.

(E’ possibile vedere il manifesto nel sito www.freie-buerger.org)

Secondo Potzel, le agenzie hanno ammesso di avere semplicemente paura di ricevere determinate “telefonate” e “lettere”. Come è risaputo, in Germania le chiese detengono ancora un considerevole potere economico e hanno un influsso determinante. Come afferma Dieter Potzel: “Il fatto che le opinioni critiche nei confronti dela chiesa e quelle laiche non trovino più alcun forum in cui potersi veramente esprimere è una prova di incapacità per la libertà di opinione nella nostra democrazia”. A quanto pare la chiesa è tuttora in grado di intimorire la gente con le sue sottili minacce della dannazione eterna. Secondo l’ex pastore evangelico, essi “da secoli incutono paura con lo spauracchio dei loro demoni, per rendere letteralmente un inferno la vita della gente”.

“Per chi crede sinceramente nella democrazia si presenta la domanda: nella Repubblica Federale Tedesca la democrazia sta forse diventanto und demon-crazia? In tal caso il papa potrebbe portare con sé dal Vaticano anche il suo capo-esorcista Gabriele Amorth, per esorcizzare il “diavolo” dal Bundestag.

Ci sono infatti abbastanza deputati che, dal punto di vista cattolico, sono destinati a finire all’inferno perché non condividono la fede cattolica.”

Il 22 settembre sarà comunque una giornata nera per la democrazia. Secondo Potzel: “A molte persone che ci osservano dall’estero sembrerà che nel Bundestag il predominio sia dei reazionari bigotti. Povera Germania!”

Il libretto gratuito (in lingua tedesca) può essere richiesto e letto nel sito www.freie-buerger.org

19/7/11 – Manovre a dx e sx

martedì, 19 luglio 2011

Il ministro Giulio Tremonti ha detto: “Siamo come sul Titanic, neanche la 1° classe è al sicuro”. Vorrei ricordare che sul Titanic i passeggeri della 1° classe si salvarono al 60%, quelli della 2° al 40% e quelli della 3° al 25%, così come si salvò il 25% dell’equipaggio (lettera al Corriere della Sera di Arnaldo Alberti)
Ci sono parole che se sono troppo evocate fanno pensare immediatamente al loro contrario: una di queste è onestà. Perché deve nascere un partito degli onesti? La parola deriva dal latino honos-oris e sta a significare la migliore disposizione d’animo e di comportamento che esista. Per questo, un uomo che è soltanto onesto, un onest’uomo, non è tenuto in molta considerazione: “Ti ho insegnato a essere onesto, perché intelligente non sei” dice Madre Courage a un suo figlio. All’ “onesto Iago”, Shakespeare nell’Otello mette in conto tre morti: da allora, ogni volta che qualcuno si definisce onesto c’è da temere che sia pronto a tradire (Aldo Grasso)
Un professore uscito dall’adunanza di un Istituto di alta cultura, in cui erano quel giorno cancellati i nomi di illustri israeliti ebbe a dire: “eppure eravamo tutti contrari”. Alla nostra osservazione del perché avessero ciò fatto, ebbe a rispondere: “siamo tutti pecore, così ridotti dopo sedici anni di regime assolutista”. In alcune facoltà universitarie i rettori e i presidi, come sommo di coraggio, ebbero a dire parole di saluto e “di rispetto” ai colleghi insigni “uscenti” (ma realmente cacciati col decreto). Un mio tentativo di organizzare una protesta fra i professori non ha fatto un sol passo (Ernesta Bittanti Battisti, Diario 1938 – 1943, Manfrini, Trento)

Destra e sinistra pari sono? Abbiamo paura di dare una risposta affermativa a questa domanda per timore di essere tacciati di qualunquismo e perché, soprattutto se non più giovanissimi, dovremmo dire addio a tanti sogni accarezzati in gioventù.
Una riflessione su questa domanda si può fare a partire dalla politica economica seguita da questo governo nei suoi tre anni. Delle liberalizzazioni annunciate non se ne ha traccia . E’ vero che c’è un emendamento nella manovra che impegna il ministro dell’Economia entro il 31 dicembre 2013 a “uno o più programmi per la dimissione dello Stato e di enti pubblici non territoriali”. Promessa scritta sulla sabbia quasi sicuramente. Liberalizzazione non è una parolaccia, solo bisogna controllare il come e quanto. Poi c’è lo spinoso capitolo delle Province (è corretto scrivere anche provincie) che nessuno ha intenzione di abolire come abbiamo recentemente visto. Il Pd ha fieramente respinto la proposta dell’Idv (confusa si, ma comunque un segnale) per non scontentare gli eletti in 40 province dove è al governo riuscendo a scontentare gli elettori nelle altre 110.
Sia a destra che a sinistra manca totalmente una idea, anche culturale, di come riformare le pensioni. La manovra ha stabilito che chi ha 40 anni di contributi andrà in pensione un mese più tardi nel 2012, due mesi nel 2013, tre mesi nel 2014. Però è vero che le statistiche dicono che in Italia l’età reale della fine lavorativa è di 61,1 anni, tre anni sotto la media Ocse. E’ evidentemente uno spreco che un paese indebitato come l’Italia non può consentirsi e che però cammina di pari passo con la mancanza di servizi di cui, soprattutto le donne, patiscono. E l’opposizione potrebbe dare suggerimenti su come innalzare l’età pensionistica gratificando i lavoratori, ma sembra non avere idee se non quella di preservare le donne in una riserva indiana mandandole in pensione prima per sopperire ai bisogni di anziani e bambini che i servizi sociali ignorano. L’iniqua manovra economica si evidenzia soprattutto con il pagamento dei ticket sanitari, una vera e propria tassa sulla malattia. Nelle Regioni guidate dalla sinistra c’è un rifiuto dell’iniquo balzello, ma scarseggiano proposte di ampio respiro su come arginare le voragini nel sistema sanitario nazionale prodotte da ambedue gli schieramenti. Le regioni, ad esempio, hanno patrimoni immobiliari che in una situazione emergenziale come questa potrebbero alienare.
Lo slogan ripetuto come un mantra “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani” è particolarmente insultante. Primo perché non è stato mai vero e le tasche sono del ceto medio e del ceto basso e bassissimo. Ma un governo in carica con una opposizione che suggerisce, deve mettere le mani nella tasca degli italiani ricchi. A febbraio di quest’anno Giuliano Amato propose una imposta di 30mila € per ogni italiano facente parte del 30% più agiato. Mentre il governo accolse con sprezzo la proposta, la sinistra ha reagito con terrore essendo Amato, pur se non impegnato nel parlamento, ascrivibile al Pd . Oltre l’Oceano invece c’è un numero di super ricchi (Warren Buffet, Steven Spielberg, Bill Gates…) che concedono generose donazioni allo Stato, con lo scopo di ridurre la forbice tra le élites e le masse. Che vuol dire, quando il paese patisce chi ha di più è chiamato a fare la sua parte. Neanche quello che sta avvenendo nel vicino Mediterraneo – con le terribili involuzioni che potrebbero verificarsi – fa aprire gli occhi alle classi dirigenti italiane pigre e miopi. In quei paesi una ristretta fascia di popolazione si è arricchita smodatamente mentre il resto della società vede degradare il proprio train de vie. L’inizio della seconda Repubblica ha evidenziato i buchi della politica italiana, oggi diventati burroni . In questo momento se l’opposizione vuole fare qualcosa per aiutare il paese e non solo salvarsi le penne, potrebbe fare utili proposte e non sdraiarsi sulle mortifere posizioni governative che non investe sulla crescita e taglia alla ndo’ cojo cojo. Intanto potrebbe raccogliere la vasta protesta anticasta che si è sviluppata sulla rete ma che è vivace anche nei capannelli che si formano alle fermate degli autobus (a Roma* vere folle stante la diminuzione dei passaggi dei mezzi pubblici) e alle casse dei supermercati. Intervenire sugli interessi parassitari, tagliare sui finanziamenti alle scuole religiose, chiudere i rubinetti Stato-Cei, ad esempio sospendendo per un paio di anni l’8 per mille alle comunità religiose. In maniera diversa la sinistra così come oggi la conosciamo potrebbe sparire, non necessariamente a favore della destra oggi al governo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* A Roma gli autobus stanno andando verso l’estinzione grazie alla sconsiderata politica dell’attuale sindaco. Note le assunzioni di massa per parenti e amici nella municipalizzata. Come ulteriore sfregio ai cittadini chi in questi giorni acquisterà un biglietto metrebus (1 €) finanziarà obbligatoriamente con 3 centesimi la Caritas, benemerita organizzazione privata e religiosa. Nello stesso giorno è stato annunciato l’aumento del biglietto a 1.50 dal 1° gennaio. Contiamo che la Caritas ci dia almeno il pranzo che abbiamo contribuito, nostro malgrado, a pagare.

5/7/11 - Essere donne

18/7/11 – Porci e porci

lunedì, 18 luglio 2011

Leggiamo su Rinascita a firma di Maurizio Barozzi un approfondito articolo sulla  vicenda di Strauss Kahn.)  Barozzi, oltre a parlare della solita “lobby”, inizia definendo DSK non solo “askenazita”, ma anche “circonciso”, per arrivare a contrapporre gli “eletti” ai “goym”. Chi leggerà fino in fondo questo articolo troverà le ragioni di tanto astio “antisemita”: Strauss Kahn dichiarò, anni addietro, di “pensare ogni mattina a come aiutare Israele”. Ciò è incomprensibile ed inaccettabile per Barozzi che scrive che “a considerare gli ebrei UN PO’ DIVERSI dagli altri si fa antisemitismo. Insomma, non accetta che un cittadino, ebreo o non ebreo nulla cambia, possa avere nei suoi pensieri quotidiani le questioni di Israele così come un altro, magari, pensa alle proprie collezioni di farfalle o al Darfour.
Ricordiamo sempre a tutti gli uomini, compreso ovviamente DSK, che lo stupro è un crimine. http://www.cronachelaiche.it/2011/05/ci-sono-porci-e-porci/

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Amici o compagni ?

domenica, 17 luglio 2011

Recentemente Nichi Vendola ha suscitato un appassionante dibattito sull’uso della parola “amici” anziché “compagni” per rivolgersi ai propri sodali nel comune impegno politico. La serietà dell’argomento e la profondità ideologica, sociologica e filologica del Vendola-pensiero hanno distolto la nostra attenzione da argomenti meno importanti sul terreno della politica nazionale, come la manovra economica e la Legge per la Tortura. Anche gli ultimi esemplari di una specie in via di estinzione (a cui appartiene anche il liberal-socialista che cura questo sito) si sono lasciati travolgere dal dibattito proponendo un sondaggio in cui peraltro rivendicano il copy-right -come socialisti- del lemma “compagni”, riferibile esclusvamente agli ultimi epigoni del vecchio, caro e malandato partito di Turati e Nenni. LEGGI http://www.partitosocialista.it/site/432/default.aspx

- Aggiungiamo di nostro che riteniamo buono e giusto che i comunisti (ex , post e in attività di servizio) facenti parte o aspiranti a far parte del PD-Partitus Dei si servano della parola  “amici” come i vecchi democristiani.

Moriremo democristiani e pure sotto tortura.

sabato, 16 luglio 2011

L’approvazione alla Camera della Legge sulla Tortura Obbligatoria di Fine Vita con il concorso di PDL, Lega, UDC più fasci vari e l’astensione dei cattolici integralisti del PD ha certificato che il Partito Cattolico è pronto, e sarà il perno della Terza Repubblica. Non sappiamo ancora se riesumeranno il motto “Dio, Patria, Famiglia” perché la Lega non accetterà mai una patria unica, ma la sudditanza dei politicanti padani ai voleri dei gerarchi vaticani si è manifestata clamorosamente pochi giorni fa con la presentazione di un disegno di legge che dovrà imporre il crocifisso nelle aule parlamentari. Della nascita del nuovo Partito Cattolico abbiamo già scritto lunedì 11 luglio (vedi sotto). vediamone ora gli ulteriori sviluppi con questo articolo di Marco Politi.

Il partito vaticano dei cattolici,  di Marco Politi

da: il Fatto Quotidiano di venerdì 15 luglio 2011

Rifare un partito cattolico in Italia. L’obiettivo del Vaticano è senza infingimenti e sempre più insistente.

Alle ore 16 del 14 luglio 2011, nella sede della Confcooperative di Roma, l’esponente di Curia monsignor Toso demolisce un caposaldo della dottrina conciliare: il pluralismo dei cattolici. Bisogna superare, afferma il segretario del consiglio pontificio Giustizia e Pace davanti a rappresentanti dell’associazionismo bianco e un nucleo di politici cattolici multipartisan (Pisanu, Gasbarra, Fioroni, Binetti, Pezzotta, Buttiglione, Cesa), l’ideologia della diaspora. Niente impedisce, spiega il responsabile vaticano, che i cattolici italiani, valutate le condizioni storiche e le poste in gioco, possano decidere di creare un partito di ispirazione cristiana.

Potrebbe essere un qualsiasi seminario teorico, infatti è organizzato dalla rivista La Società che si occupa di dottrina sociale della Chiesa, ma non lo è.

A dieci giorni di distanza dalla riunione a porte chiuse con le stesse rappresentanze, dove si discusse del dopo-Berlusconi e della sorte del Pdl con la segreteria Alfano, il segretario del consiglio Giustizia e Pace torna sul tema in un convegno pubblico. Per chi conosce i riti vaticani e la prudenza del personale di Curia nel prendere la parola in pubblico, una simile insistita esposizione è un segnale plateale. Il Vaticano vuole occuparsi direttamente dell’organizzazione politica del cattolicesimo italiano in vista della Terza Repubblica. Patrono dell’operazione è il cardinale Bertone.

Ascoltando Toso nell’imbarazzante (e forse voluta) assenza della conferenza episcopale   italiana, sembra di tornare indietro di sessant’anni. C’è una gerarchia vaticana che intende prendere per mano i fedeli e inquadrarli politicamente. Colpisce il tono assertivo. Siamo qui per parlare di una nuova generazione di politici cattolici, spiega Toso. Serve, aggiunge, una maternità ecclesiale per questo progetto. Una nuova generazione di presbiteri e guide spirituali che sappiano accompagnare e dialogare con gli amministratori e i rappresentanti presso i parlamenti nazionali e sovranazionali.

E’ l’evocazione di un tutoraggio ecclesiastico ai cattolici in politica, di cui dopo il Concilio   non si era più sentito parlare. Toso auspica che in un prossimo futuro vescovi, politici, economisti, giuristi assieme a rappresentanti di movimenti e associazioni della società civile diano vita ad un movimento di riflessione e di azione. Si accenna anche al livello europeo, ma è solo una spruzzatina di lime nel cocktail: l’obiettivo è l’Italia.

Il richiamo alle associazioni è brusco. Stop a meschini contrasti. D’altronde, e qui si rivela la fretta dell’operazione politica vaticana, non occorre mobilitare tutto il mondo cattolico. Basta una minoranza salda.

L’attacco ai principi e alla prassi del pluralismo cattolico è senza veli. L’uomo della Curia chiede il superamento sia dell’ideologia della diaspora sia del convincimento velleitario che in campo sociale sia sufficiente l’unione morale degli intenti senza una qualche unione morale esterna, concretizzantesi in alleanze trasversali o in partiti di ispirazione cristiana. Ogni termine è centellinato.

Decretare che dopo il Concilio  sia improponibile la nascita di partiti di ispirazione cristiana scandisce Toso, sarebbe condannare il laicato cattolico ad una minorità politica, a partecipare soltanto ai partiti che fondano gli altri, come se fossero cittadini di serie B incapaci di fondarne uno loro.

Tutto scritto nero su bianco, relazione distribuita ai giornalisti. Un rovesciamento totale della prospettiva conciliare per cui non è la Chiesa a spiegare come devono agire i cattolici in politica, ma sono i fedeli ad assumersi la responsabilità delle loro scelte. Toso, peraltro, cita anche lui l’autonomia dei politici cattolici, ma dopo avere indicato ex cathedra già la prospettiva.

Aleggia per la sala un effetto di straniamento. Riportare nell’Italia della seconda decade   del terzo millennio la prospettiva di liderismo politico ecclesiastico alla Pio XII, di una neo-Dc comunque travestita, di un collateralismo dell’associazionismo cattolico da anni Cinquanta, ha il sapore di un film irreale.

Ma non c’è dubbio che questo è ciò che hanno in testa in Vaticano e che ad una specie di sezione italiana del Partito popolare europeo in qualche modo si arriverà. Invano il secondo relatore, lo storico Ernesto Preziosi, ricorda che i deputati cattolici non sono eletti dalla Chiesa e i fedeli oggi votano da italiani e non da cattolici. Toso, lasciando la riunione, ribadisce ai giornalisti: “La nascita di un partito cattolico o di un partito di ispirazione cristiana, non è una ipotesi da escludere, analizzando l’attuale situazione politica”.

Questo il nostro commento dell’ 11/07/11

11/07/11
- Gerarchi vaticani in lotta fra loro e contro Berlusconi. Ispirati dal Segretario di Stato cardinale Bertone (quindi dalla chiesa cattolica nella sua struttura internazionale) ma non dalla CEI (la struttura nazionale della chiesa) si sono riuniti a Roma esponenti politici del PD-Partitus Dei e del PDL-Partito della Libertà vigilata dal vaticano. Insieme a loro alti esponenti del laicato impegnati in politica (da Comunione e Liberazione alle ACLI, ecc.) Argomento in discussione il “dopo-berlusconi” attraverso la riesumazione della vecchia Democrazia Cristiana in salsa PPE – Partito Popolare Europeo. Ma si tratta pur sempre della vecchia DC, strumento di potere effettivo dei gerarchi vaticani di ieri, oggi, domani e sempre. Pare però che alla CEI, vale a dire il Governo Ombra dei vescovi italiani che controlla e guida ufficialmente la politica vaticaliana, questa iniziativa di Bertone non sia piaciuta. Non tanto per salvare il culo al Berlusca, quanto evidentemente per ragioni di lotta di potere interna alla SS Vaticana. In ogni caso non ci salveremo, perché SS-PQR Sempre e Solo Preti Qui Regnano e ci faranno morire non solo democristiani ma pure sotto tortura visto che stanno per approvare la Legge Sulla Tortura Obbligatoria di Fine Vita grazie all’accordo di Bossi, Berlusconi, Casini con i fascisti e i cristianisti estremisti anche del PD.

15/7/11 – Così ci rubate anche la morte

giovedì, 14 luglio 2011

Quando il futuro è architettato da un carnevale di idioti/fai meglio ad andartene/Non voglio essere il soldato che segue il capitano di una nave che affonda/di sacerdoti che si aggrappano ai loro dogmi/che escono ad armare i loro fucili/con la croce tenuta alta (Violet Hill, Coldplay)
Sofferente, senza speranza, appena 41enne ed amante della vita, al medico e amico Robert Klopstock che esitava a praticargli l’iniezione mortale di morfina, Franz Kafka disse: “mi uccida, altrimenti è un assassino”

E’ difficile stabilire quale sia il punto più offensivo per l’intelligenza, della legge licenziata alla Camera sul biotestamento (Disposizioni di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento, Dat). Forse l’emendamento che parla di sospensione dell’alimentazione ai pazienti in “accertata assenza di attività cerebrale integrata cortico-sottocorticale”. In parole semplici, i morti. O anche, che alimentazione e idratazione forzata non sono terapie ma forme di sostegno vitale (perciò obbligatorie). E le terapie mediche, non sono vitali? E ancora, le persone nel Dat possono indicare solo i trattamenti sanitari accettati, non quelli rifiutati. Ha un senso? La legge “garantisce che il medico debba astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati rispetto alle condizioni cliniche e agli obiettivi di cura”. Nella pratica mettere il catetere per estrarre l’urina (cioè l’idratazione) o una flebo (cioè il cibo) a un terminale in coma, è una cosa inutile sul piano della guarigione o anche del sollievo, che qualsiasi medico o infermiere eviterà di fare, a meno che non si chiami Mengele (o sia un parlamentare italiano). Inoltre nei nove articoli di questa legge non si parla di infermieri che sono le figure professionali più vicine ai malati. E che nel caso di un malato terminale fanno iniezioni di farmaci che evitino convulsioni o scosse epilettiche conducendolo in maniera più gentile verso l’ultimo respiro. Per una legge che sancisce che “la vita umana è un diritto inviolabile e indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell’esistenza”, non sorprende che il fiduciario debba essere un parente. Non un convivente, non un amico. Anche in questo i parlamentari hanno mostrato ampiamente di non conoscere la realtà: ognuno di noi sa che gli unici parenti sui quali può contare sono i genitori, i più fortunati magari si fidano di un fratello, ma pochissimi consegnerebbero i propri averi ad un cugino, figurarsi il bene più prezioso che è la propria vita. Nella vita normale i malati, spesso persone non giovanissime, possono contare solo sugli amici – ai quali a volte chiedono di tenere lontani i parenti – e i medici sono ben felici di poter delegare le incombenze più tristi come comunicare l’ineluttabilità della malattia che ha colpito i loro assistiti. Medici e infermieri cercano il sostegno di amici e parenti, e questi in parlamento lo ignorano.
I parlamentari, e con questa legge lo dimostrano una volta di più, attribuiscono una inesistente sacralità al lavoro del medico, caricando questi importanti lavoratori anche di cose che non li riguardano. E’ di questi giorni l’iniziativa del ministro per l’Istruzione Gelmini di ridurre di un anno (da 5 a 4) il corso di laurea in medicina. Potrebbe essere utile introdurre , come negli Stati Uniti, la possibilità di avere degli insegnamenti che aiutino la comunicazione. Il medico deve essere in grado di rapportarsi con i colleghi di altre discipline, con gli infermieri, con i tecnici, ma soprattutto con i malati e le persone a lui vicine. Deve essere in grado di condividere angosce e paure, ma anche saperli entusiasmare. Così vogliamo i medici, non dei censori delle volontà del malato.
Aggiungo una esperienza personale che ho vissuto recentemente. Ho assistito fino al suo ultimo respiro un caro amico malato terminale. Morto in casa come desiderava, senza inutili accanimenti, con un infermiere privato istruito dal medico e dall’onlus per malati terminali. Nella sua cartella clinica – rilasciata da una delle cliniche romane più note e specializzate in oncologia – c’era un foglio firmato dal malato e controfirmato da un infermiere con il mio nome indicato come unica persona da informare sul decorso della malattia e le terapie. Lo stesso sulla scheda della onlus. Oggi constato che con questa legge, la nota clinica, la onlus, i medici, gli infermieri, l’infermiere privato, il mio caro amico ed io, siamo fuorilegge. Nella tristezza che cammina con me dal giorno infelice della sua morte, posso solo dire che l’amato Gianni è scampato almeno a questo fondamentalismo. Oggi avrebbe compiuto gli anni, e come sempre avrebbe offerto un bel pranzo a me e ad altri amici. E magari avrebbe ripetuto il suo motto: l’amore è dei coraggiosi, tutto il resto solo coppie.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Segnaliamo sull’argomento trattato il film di Alejandro Amenabar Il mare dentro.
Il film racconta la vita di Ramon Sampedro Camean (il sempre bravo e fascinoso Bardem), meccanico navale, che a causa di un tuffo in acqua bassa si frattura la settima vertebra. Da quel momento e per 28 anni ha chiesto il diritto ad una morte dignitosa.
Nel 1996, anno della sua morte, è stato pubblicato Cartas desde el infierno, una raccolta di lettere e poesie che Sampedro scrisse tenendo una penna nella bocca, e che Amenabar ha usato come schema per il suo film che si svolge prevalentemente nella sua stanza, con i parenti e gli amici che si affaccendano intorno al suo letto e che, infine, con complicità e amore, lo aiutano a morire.
Ramon Sampedro è stato il primo spagnolo a chiedere ufficialmente l’eutanasia infrangendo i pilastri giuridici, etici e religiosi di uno Stato che con un immaturo paternalismo si definiva custode della sua vita. Ramon si considerava un morto cronico, diceva che la sua orizzontalità lo umiliava e lo faceva sentire come un neonato. Ma non era disperato né depresso : “il mio equilibrio consiste nel sapere che si può sopravvivere addomesticando l’inferno, ma senza dimenticare che è assurdo rimanerci”. Nel libro ci sono le lettere ai giudici, ai preti, al papa, al re. Lo Stato e la religione erano i suoi nemici naturali perché impedivano la sua volontà. “Dare sacralità alla sofferenza mi pare la forma più crudele di schiavitù”, dice in una delle sue lettere.
Ma ci sono anche poesie bellissime come questa e che Amenabar sceglie per chiudere il film
Mare dentro, in alto mare – dentro, senza peso/nel fondo, dove si avvera il sogno: due volontà/che fanno vero un desiderio nell’incontro./Un bacio accende la vita con il fragore luminoso di una saetta/il mio corpo cambiato non è più il mio corpo/è come penetrare il centro dell’universo/Il tuo sguardo il mio sguardo, come una eco che va ripetendo/senza parole, più dentro, più dentro, /fino al di là del tutto, attraverso il sangue e il midollo/Però, sempre mi sveglio/ mentre io voglio essere morto/ perché io con la mia bocca resti sempre dentro la rete dei tuoi capelli

http://www.ryderitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=117%3Abioetica-e-religione-ebraica&catid=36%3Abioetica-e-medicina&Itemid=56&lang=it

13/7/11 – Prima che sia notte

mercoledì, 13 luglio 2011

Il bigotto rende ciò che è essenziale secondario, e ciò che è secondario essenziale (Benedetto Carucci Viterbi, rabbino)
I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse (Guido Calogero)

La commissione Affari costituzionali del Senato ha in questi giorni in calendario l’esame dei disegni di legge di approvazione di sei intese stipulate nel 2007 con testimoni di Geova, buddisti, mormoni, hindi, ortodossi dell’Esarcato e Chiesa apostolica. Le intese sono previste dall’art. 8 della Costituzione italiana concepito per mettere una toppa allo scandaloso art. 7. Come è noto la prima intesa fu firmata nel 1984 con i valdesi (si aggiunsero poi gli avventisti, battisti, ebrei, assemblea del 7°giorno, e per ultimo i luterani). Le fedi che hanno avuto l’intesa si spartiscono anche la torta dell’8 per mille. Anche per questo ingiusto contributo i primi a chiedere le quote non ripartite sono state i valdesi. Paradossalmente (o forse no considerato che è molto difficile coltivare il pensiero libero) i valdesi che hanno volontariamente perpetrato l’arbitrio ai cittadini che non si riconoscono in nessuna fede aggiungendo metastasi al cancro del concordato Italia-Vaticano, sono particolarmente stimati e simpatici anche a chi sostiene di non avere sussiego nei confronti delle religioni. Saranno auditi in commissione i rappresentanti delle fedi delle intese oltre ovviamente alla Chiesa cattolica per decidere l’ingresso delle nuove religioni. Ma è la torta dell’8 x mille che preoccupa e divide. Soprattutto cattolici e valdesi che sono quelli che oggi percepiscono di più e che fanno campagne pubblicitarie mirate alla raccolta dei fondi . Far entrare i nuovi sarebbe aprire una porticina agli ortodossi romeni ucraini e bulgari e i musulmani.
Estirpare una mala pianta, soprattutto se si è piantata volontariamente, è molto difficile, ma quando arriveremo a parlare, almeno all’interno della minoranza laica, di quanto iniquo sia finanziare le religioni attraverso le tasse che dovrebbero servire a pagare servizi per noi tutti così come previsto dall’art. 53 della Costituzione. Anche se più di una volta ho sottoscritto l’8 x mille ad una delle fedi minori che per motivazioni etiche non utilizza le cifre per scopi religiosi (più per l’imprinting dato al commercialista qualche anno fa che per una precisa volontà. Sbrigarsi a correggere questa assurda pigrizia!) la casella dovrebbe essere firmata a favore dello Stato.
E’ evidente che l’Italia non riesce a chiudere i conti con la religione. In Spagna e in Grecia i socialisti, che oggi sono al governo nei due paesi, vinsero le elezioni interpretando la determinazione degli elettori anche prendendo le distanze dalla Chiesa, cattolica in Spagna ortodossa in Grecia.
Nel recente disastro greco – come è noto il governo di centro destra ha truccato per anni i dati sul debito – le privatizzazioni , che pure potrebbero dare un soffio di vita all’estenuato paese, sono complicate perché molti dei beni pubblici che potrebbero essere venduti sono immobili e terreni la cui proprietà non è dello Stato ma della Chiesa ortodossa. Proprio le grandi proprietà della Chiesa ortodossa vennero denunciate dal premier Papandreu come uno dei fattori di corruzione morale ed economica della Grecia. Un altro particolare che non si ama ricordare è che le Olimpiadi del 2004 sono state una concausa del baratro economico di quel paese (The Economist dixit(. Lunedì scorso Alemanno ha convocato un consiglio comunale (l’ennesimo) per la candidatura di Roma ai giochi olimpici.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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8/6/09 – Periferia di Roma, Bufalotta:
qui qualche giorno fa si è consumato l’ennesimo stupro dell’era alemanianna, qui si vengono a cercare i mobili all’Ikea e si finisce per abboffarsi di salmone e dolcetti di sego, insoddisfatti dalla esangue libreria Billy (che se ci appoggi il vocabolario si imbarca). Volendo, presto si potrà venire a pregare l’angelo Moroni, che è il profeta che annuncia il vangelo al mondo. In via Settebagni sui circa 15mila acri di terreno (1 acro = 4050 metri quadri), da tempo proprietà della chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi giorni, più nota come chiesa Mormone, è cominciata la costruzione del primo tempio italiano, il dodicesimo in Europa. Si dice che la fede mormone sia destinata a diventare una delle grandi religioni, intanto è quella che sta aumentando più rapidamente nell’occidente. Joseph Smith, fondatore del mormonismo nel 1893, pose la prima pietra su una collina nella contea di Manchester (stato di NY) chiamandola Cumorah e oggi luogo di pellegrinaggio, ha fin dall’inizio teso a diffondere una immagine pubblica e accattivante della religione. Addirittura provando a scalare la Casa Bianca, candidandosi alle presidenziali nel 1844. Allora le possibilità erano limitatissime, mentre è noto che nelle recenti elezioni il repubblicano Mitt Romney, governatore del Massachusetts, è arrivato a un soffio dalla candidatura. E i malpensanti dicono che Obama ha riservato un posto di rilievo a Jon Huntsman, già governatore dello Utah e oggi ambasciatore a Pechino, per toglierselo dai piedi. I mormoni infatti avrebbero ben visto, dopo un presidente nero, un presidente santo (così si chiamano tra loro i mormoni) nel 2012. Il libro di Mormon è alla base dei romanzi di Stephanie Meyer, autrice della saga fantasy Twilight, da cui sono derivati i film con i vampiri innamorati che tanto successo hanno anche da noi. E poi c’è la serie televisiva, prodotta da Tom Hanks, Big Love che racconta il quotidiano del fondamentalismo mormone attraverso la vita di un marito con tre mogli, rappresentando il tabù mormone. Nel 1890 la chiesa dei santi degli Ultimi giorni ha rinunciato alla poligamia, nonostante il fondatore Smith avesse ricevuto questo comandamento direttamente da Dio. La rinuncia è il frutto di un accordo – una mediazione – col governo americano, mai perdonato dai fondamentalisti alla chiesa ufficiale. Nel seguito talent show American Idol, è emerso il cantante David Archuleta, mormone doc. Ai suoi concerti le ammiratrici indossano magliette con su scritto mormon girl. Il testo di una sua canzone dice più o meno “sono un ragazzo mormone e questo è il mio orgoglio e la mia gioia… noi abbiamo la vita eterna, innamorati di un ragazzo mormone”.
Non sappiamo come saranno accolti i mormoni in Vaticalia, certamente la concorrenza dei cattolici sul terreno del proselitismo è forte e la clericaglia locale troverà mezzi, magari mungendo le casse italiane, per screditare la concorrenza. Una cosa ci sentiamo però di consigliarla ai nuovi apostoli della menzogna globale: accanto all’angelo Moroni un buffet con dolcetti meno stucchevolmente grassi di quelli dell’Ikea potrebbero attirare qualche visitatore.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it