25/7/11 – Il senso del limite

Quando il morto piange, è segno che è in via di guarigione – disse solennemente il Corvo. Mi duole di contraddire il mio illustre amico e collega, – soggiunse la Civetta, – ma per me, quando il morto piange è segno che gli dispiace di morire (Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, cap. 16)

Questo http://www.uaar.it/news/2011/07/18/kosher/ e questo http://80.241.231.25/ucei/PDF/ sono due articoli usciti in questi giorni. Entrambi contengono delle notizie dolorose, il primo perché, pur riguardando una porzione minuscola di persone, mostra una superstizione sciocca e pericolosa, la seconda perché coinvolge un intero gruppo etnico che ha il “solo torto” di essere non cattolico in un paese cattolico. Forse perché pittoresca, diciamo così, la prima notizia è stata praticamente su tutti i quotidiani. Così come quella del cane indemoniato, notizia palesemente falsa, anche se la più parte dei media italiani ha preferito dimenticarsi di raccontare che era una bufala creata a tavolino da un sito di ebrei ultraortodossi israeliani. Così come vengono super evidenziate le pericolose, seppur represse prontamente, manifestazioni di ultra-ortodossi in Israele che pretendono – senza riuscirci – di distruggere la laicità e la grande libertà di quel Paese. Turba molto che a diffondere notizie così, anche con particolare sguaiataggine, siano organi di stampa che non basiscono davanti alle maggiori perversioni cattoliche del paese in cui vivono, anzi, sono portati a definirsi brave persone perché appartenenti a questa forma di fideismo. Seppure tutte le religioni lasci(a)no la porta spalancata ad una serie di inquietanti domande, sarebbe il caso di ricordare quanto il cristianesimo, e la sua versione più suppurante cioè il cattolicesimo,  permei così tanto il nostro Paese, al punto che anche quelli che si definiscono atei (ed è uno strano vezzo definirsi nettamente, una paura della libertà di pensiero?), preferiscono affondare il coltello nelle minoranze delle minoranze, tenere come il burro, piuttosto che affrontare, ad esempio, una seria campagna per l’abolizione dell’art. 7 della Costituzione, o anche la soppressione della costosa ora di religione a scuola.
E questo sarebbe un buon momento. La repulsa che i cittadini  mostrano per la casta non esclude – se ci si prende lo scomodo di parlare con la gente comune, pratica invisa ai politici e ai giornalisti  -  i privilegiati membri della Cei. I favori concessi dallo Stato al Vaticano – specialmente a Roma palpabilissimi – non dolgono meno dei lussi della crapulona partitocrazia. Il ceto medio, anche quando non si trova in condizioni di difficoltà economica,  si offende per l’ostentazione.  Lo sfoggio e l’esibizione è il tratto distintivo della Chiesa cattolica e certamente non c’è bisogno di uno psicanalista per comprendere a chi la partitocrazia si ispira.
I cittadini protestano non quando lo stomaco è vuoto, ma quando sono consapevoli delle ingiustizie che subiscono, quando sono consci che la zavorra – partiti che costano e non decidono, Chiesa che succhia la linfa vitale dello Stato per perpetuare se stessa, Vaticano che si fa gli affari suoi come Stato estero ma che è una sanguisuga  -  non gli consentono più di stare in piedi.
Ovviamente il nostro sguardo deve essere sempre attento a quello che succede nel mondo. Io ad esempio sono molto turbata che l’ebraismo italiano – era di un ebreo il primo colpo di fucile per entrare dalla breccia di Porta Pia,  notevoli i contributi alla storia del Risorgimento e all’Unità d’Italia, ebreo Ernesto Nathan riconosciuto il più grande sindaco laico di Roma, importantissimi i contributi alla Resistenza, fondamentale il  ruolo della minoranza ebraica per la laicità dello Stato -  guardi in questo momento con troppa attenzione ai Lubavitchers, una corrente mistica dell’ebraismo, che hanno un approccio un po’ “cristiano” alla religione, al punto di intestarsi il Moschiach’s address, cioè l’indirizzo del Messia  (che verrà?)  presso la loro grande sede di Brooklyn , 770 Eastern Parkway.
In un momento in cui la prima reazione a un terribile atto di terrorismo in Europa ci induce a pensare al fondamentalismo islamico, quando da parecchi anni – si pensi alle denunce dello  scrittore Stieg Larsson* -  si denuncia l’emergente  fanatismo cristiano antislamico di stampo nazista (si deve essere critici con l’islam fanatico, ma non con l’islam in toto condannando in questo modo una qualsiasi persona sia nata in una parte di mondo) che pure abbiamo già sperimentato in Europa solo qualche decennio fa, dovrebbe farci riflettere.
Non possiamo sceglierci  né l’epoca né la società in cui nascere, ma questo non vuol dire che dobbiamo accettarne le depravazioni come inevitabili.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*Stieg Larsson, nato in Svezia nel 1954, era nato in Svezia nel 1954. Giornalista, esperto di movimenti di estrema destra, consulente del ministero di Giustizia svedese. Nel 1995, dopo l’omicidio di cinque ragazzi a Stoccolma per mano di estremisti di destra, fondò la rivista Expo. Bersaglio di gruppi neonazisti , visse per anni protetto dalla polizia. E’ morto improvvisamente nel 2004. Non coniugato, l’enorme patrimonio è passato al suo erede, il fratello, gettando nello sconforto la sua compagna con la quale aveva vissuto venti anni. La trilogia Uomini che odiano le donne, La ragazza che giocava col fuoco, La regina dei castelli di carta, pubblicati in Italia da Marsilio ha venduto – in Italia – tre milioni di copie. http://www.nessundio.net/blog/2011/07/02/5016/

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4 Commenti a “25/7/11 – Il senso del limite”

  1. Anonimo scrive:

    È dunque un norvegese l’attentatore di Oslo, non un «islamico». Anzi è uno che rivendica la propria autoctonia, la propria patria e nazione, contro gli stranieri e contro tutti coloro che aprono, o vorrebbero aprire le frontiere, a chi non ha legami di suolo o di sangue. È un bianco che vuole affermare il potere dei bianchi e, per così dire, liberare l’Europa dagli invasori, cioè dagli immigranti, dagli arabi, dai lavoratori stranieri, dagli «altri». L’attentatore è tra noi, non fuori. White power e black metal sono i termini della sua ideologia che costringe a inserirlo nella galassia multiforme, e sempre più espansa, dell’estrema destra, xenofoba, omofoba, razzista e profondamente antisemita. Solo chi non conosce la situazione attuale della Germania, dei paesi dell’Europa dell’est, come Ungheria, Ucraina, Polonia, e dei paesi scandinavi, può meravigliarsi di quello che è avvenuto. La visione idilliaca della Norvegia, ripetuta anche dai media, è una proiezione. Il ritorno fanatico alla natura si mescola ad un sostrato pagano mai scalfito, il richiamo nazionalista del suolo apre la strada al richiamo razzista del sangue. Già nel 2002, in occasione del convegno della Anti-Defamation League, Martin Bodd, rappresentante della Comunità ebraica di Oslo, aveva descritto con preoccupazione il riaffiorare di antisemitismo, razzismo, xenofobia (in Norvegia si contano circa 800 ebrei, pari al 2% della popolazione). Gli ultimi resoconti (ne avevo ricevuto uno il 7 luglio) sono inquietanti. D’altronde i gruppi norvegesi inseriti nel «National Socialist Black Metal», o anche solo contigui, si sono rivelati tra i più feroci. Non stupisce che l’attentatore si sia dichiarato non solo antimarxista, ma anche anti-umanista. A ben guardare è proprio la tradizione umanistica, a cui ha contribuito in modo decisivo l’ebraismo, ad essere messa in dubbio oggi. Ma che cosa sarebbe l’Europa senza umanismo? L’Europa, con il suo terribile carico di storia e lo spettro di Hitler, una realtà molto più concreta di quanto l’illusione di qualcuno ci voglia far credere? È grave parlare di un «folle» e del suo «delirio». L’attentato è stato preparato con cura e con tempo. Il gesto estremo e ripugnante non deve impedire di vedere l’ideologia che l’ha alimentato. Né deve portare a sottovalutare il pericolo proveniente da un’estrema destra, contigua al nazismo di nuova generazione, i cui adepti si esercitano indisturbati in campi paramilitari e, senza strumenti legislativi adeguati che possano colpirli (soprattutto in Italia!), navigano nella rete per diffondere il loro veleno.

    Donatella Di Cesare, filosofa

  2. Anonimo scrive:

    VOI CHE TACETE
    E’ fresca e calma la sera, qualche finestra luminosa, nottambula sorella della mia, fa l’ochietto dai palazzi di fronte. Fischia il treno, ogni mia casa ha avuto accanto una piccola stazione. D’inverno, per natale, alberi addobbati di luce in tecnicolor. Al piano di sotto una tenda si muove, si slancia, ansiosa, verso il buio della notte, domestico fantasma. In mezzo allo sferraglio, tenace, più tenace del traffico, dei treni, dell’asfalto, del rumore, stasera, come ogni sera, il canto del grillo. Più di settanta persone, in Norvegia, non ascolteranno più i grilli nelle fresche sere d’estate, è un fatto e come tutti i fatti non basta crollare il capo, chiudere gli occhi, tapparsi le orecchie, cambiare canale, per far finta che non ci sia.

    Provo orrore, ribrezzo e neanche un briciolo di pietà per chi deliberatamente ha programmato di uccidere ed, alla fine, ha ucciso, più ancora provo orrore e disgusto per tutti i volenterosi carnefici di cui ormai, purtroppo, sono piene le nostre città, le nostre amministrazioni, le nostre regioni, province, comuni, Camere e Governi;
    piene, piene, piene, di omini rancorosi, livorosi che, sbavanti, sbraitano insulti razzisti, che sogghignano, ammiccando:

    “adesso sì, adesso possiamo mostrarci alla luce, dopo anni di buio, possiamo agire, parlare, pensare diffondere il nostro veleno fascista e razzista senza che nessuno osi dir nulla, senza che nessuno osi fermarci. O, è vero, ci nasconderemo, a volte, dietro ampolle di acque innocenti, ci nasconderemo dietro un regionalismo da allocchi, dietro camicie verdi e alberti da giussano, ma la nostra idea, la nostra vera idea, è sempre quella, quella che ha mandato a morte quei luridi cani di ebrei, quei maiali di comunisti, quei froci di merda, quegli zingari puzzolenti e voi cittadinuzzi per benino, nelle vostre linde casette , adesso, ci state lasciando di nuovo fare”

    Ed è così ed è questa la tragedia ed è questo il dolore che si somma a dolore: li state lasciando fare, non bloccandoli, non respingendo nel silenzio che meritano le idee malate, non redarguendoli quando straparlano di islamici, di ebrei, di omosessuali, di zingari. Magari, se vi raccontano una storiella volgare, una barzelletta sui froci, sugli ebrei, sugli zingari voi, certo, non ridete, e, nel profondo del cuore, provate imbarazzo e freddo, sgradevole, ribrezzo, ma voi, tacete, non dite:”silenzio che schifo è questo parlare” e tacendo ci condannate a lottare, di nuovo, da soli: noi froci, noi islamici, noi zingari, noi ebrei. Non dite, allora, quando raccoglierete le nostre ossa, le nostre ceneri, che non v’abbiamo avvertito. Anche voi siete stati e siete ancora complici, voi, che tacete.


    DireFarePensare

  3. Anonimo scrive:

    Difficile oggi parlare d’altro che della tragedia terribile che sconvolge la Norvegia. E che, al di là del dolore, ci scombussola tutti, perchè,ci pone di fronte al fatto che gruppi che tendevamo a considerare essenzialmente folklorici come quelli neonazisti, come i nuovi crociati dei siti antisemiti e razzisti alla Holywar, si rivelano improvvisamente capaci di una strage inimmaginabile e devastante. Avevamo preso l’abitudine di scrollarci di dosso con sufficienza questi deliri, di non dar loro peso. Avevamo ascoltato, ad esempio, un nostro europarlamentare della Lega parlare alla folla di “merdaccia levantina e mediterranea” e di “bianchi cristiani”, pensando che erano solo sciocchezze. Ed ora, che cosa dobbiamo pensare? Come possiamo reagire a questo veleno che circola, senza che i divieti lo riescano a frenare, che spinge alla violenza e al delitto le menti degli psicopatici, ammesso che l’assassino di Oslo sia tale e abbia davvero agito da solo, che crea gruppi che si rivelano pericolosi come i terroristi islamici, che attentano allo stesso modo alla democrazia e alla libertà di cui godiamo? C’è chi dice che si potrebbe abolire la presenza dell’altro per eliminare anche la violenza contro l’altro, che le crociate contro gli immigrati si possono eliminare abolendo o limitando l’immigrazione. È questa la lezione che ci apprestiamo a trarre dalla tragedia norvegese?

    Anna Foa