19/7/11 – Manovre a dx e sx

Il ministro Giulio Tremonti ha detto: “Siamo come sul Titanic, neanche la 1° classe è al sicuro”. Vorrei ricordare che sul Titanic i passeggeri della 1° classe si salvarono al 60%, quelli della 2° al 40% e quelli della 3° al 25%, così come si salvò il 25% dell’equipaggio (lettera al Corriere della Sera di Arnaldo Alberti)
Ci sono parole che se sono troppo evocate fanno pensare immediatamente al loro contrario: una di queste è onestà. Perché deve nascere un partito degli onesti? La parola deriva dal latino honos-oris e sta a significare la migliore disposizione d’animo e di comportamento che esista. Per questo, un uomo che è soltanto onesto, un onest’uomo, non è tenuto in molta considerazione: “Ti ho insegnato a essere onesto, perché intelligente non sei” dice Madre Courage a un suo figlio. All’ “onesto Iago”, Shakespeare nell’Otello mette in conto tre morti: da allora, ogni volta che qualcuno si definisce onesto c’è da temere che sia pronto a tradire (Aldo Grasso)
Un professore uscito dall’adunanza di un Istituto di alta cultura, in cui erano quel giorno cancellati i nomi di illustri israeliti ebbe a dire: “eppure eravamo tutti contrari”. Alla nostra osservazione del perché avessero ciò fatto, ebbe a rispondere: “siamo tutti pecore, così ridotti dopo sedici anni di regime assolutista”. In alcune facoltà universitarie i rettori e i presidi, come sommo di coraggio, ebbero a dire parole di saluto e “di rispetto” ai colleghi insigni “uscenti” (ma realmente cacciati col decreto). Un mio tentativo di organizzare una protesta fra i professori non ha fatto un sol passo (Ernesta Bittanti Battisti, Diario 1938 – 1943, Manfrini, Trento)

Destra e sinistra pari sono? Abbiamo paura di dare una risposta affermativa a questa domanda per timore di essere tacciati di qualunquismo e perché, soprattutto se non più giovanissimi, dovremmo dire addio a tanti sogni accarezzati in gioventù.
Una riflessione su questa domanda si può fare a partire dalla politica economica seguita da questo governo nei suoi tre anni. Delle liberalizzazioni annunciate non se ne ha traccia . E’ vero che c’è un emendamento nella manovra che impegna il ministro dell’Economia entro il 31 dicembre 2013 a “uno o più programmi per la dimissione dello Stato e di enti pubblici non territoriali”. Promessa scritta sulla sabbia quasi sicuramente. Liberalizzazione non è una parolaccia, solo bisogna controllare il come e quanto. Poi c’è lo spinoso capitolo delle Province (è corretto scrivere anche provincie) che nessuno ha intenzione di abolire come abbiamo recentemente visto. Il Pd ha fieramente respinto la proposta dell’Idv (confusa si, ma comunque un segnale) per non scontentare gli eletti in 40 province dove è al governo riuscendo a scontentare gli elettori nelle altre 110.
Sia a destra che a sinistra manca totalmente una idea, anche culturale, di come riformare le pensioni. La manovra ha stabilito che chi ha 40 anni di contributi andrà in pensione un mese più tardi nel 2012, due mesi nel 2013, tre mesi nel 2014. Però è vero che le statistiche dicono che in Italia l’età reale della fine lavorativa è di 61,1 anni, tre anni sotto la media Ocse. E’ evidentemente uno spreco che un paese indebitato come l’Italia non può consentirsi e che però cammina di pari passo con la mancanza di servizi di cui, soprattutto le donne, patiscono. E l’opposizione potrebbe dare suggerimenti su come innalzare l’età pensionistica gratificando i lavoratori, ma sembra non avere idee se non quella di preservare le donne in una riserva indiana mandandole in pensione prima per sopperire ai bisogni di anziani e bambini che i servizi sociali ignorano. L’iniqua manovra economica si evidenzia soprattutto con il pagamento dei ticket sanitari, una vera e propria tassa sulla malattia. Nelle Regioni guidate dalla sinistra c’è un rifiuto dell’iniquo balzello, ma scarseggiano proposte di ampio respiro su come arginare le voragini nel sistema sanitario nazionale prodotte da ambedue gli schieramenti. Le regioni, ad esempio, hanno patrimoni immobiliari che in una situazione emergenziale come questa potrebbero alienare.
Lo slogan ripetuto come un mantra “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani” è particolarmente insultante. Primo perché non è stato mai vero e le tasche sono del ceto medio e del ceto basso e bassissimo. Ma un governo in carica con una opposizione che suggerisce, deve mettere le mani nella tasca degli italiani ricchi. A febbraio di quest’anno Giuliano Amato propose una imposta di 30mila € per ogni italiano facente parte del 30% più agiato. Mentre il governo accolse con sprezzo la proposta, la sinistra ha reagito con terrore essendo Amato, pur se non impegnato nel parlamento, ascrivibile al Pd . Oltre l’Oceano invece c’è un numero di super ricchi (Warren Buffet, Steven Spielberg, Bill Gates…) che concedono generose donazioni allo Stato, con lo scopo di ridurre la forbice tra le élites e le masse. Che vuol dire, quando il paese patisce chi ha di più è chiamato a fare la sua parte. Neanche quello che sta avvenendo nel vicino Mediterraneo – con le terribili involuzioni che potrebbero verificarsi – fa aprire gli occhi alle classi dirigenti italiane pigre e miopi. In quei paesi una ristretta fascia di popolazione si è arricchita smodatamente mentre il resto della società vede degradare il proprio train de vie. L’inizio della seconda Repubblica ha evidenziato i buchi della politica italiana, oggi diventati burroni . In questo momento se l’opposizione vuole fare qualcosa per aiutare il paese e non solo salvarsi le penne, potrebbe fare utili proposte e non sdraiarsi sulle mortifere posizioni governative che non investe sulla crescita e taglia alla ndo’ cojo cojo. Intanto potrebbe raccogliere la vasta protesta anticasta che si è sviluppata sulla rete ma che è vivace anche nei capannelli che si formano alle fermate degli autobus (a Roma* vere folle stante la diminuzione dei passaggi dei mezzi pubblici) e alle casse dei supermercati. Intervenire sugli interessi parassitari, tagliare sui finanziamenti alle scuole religiose, chiudere i rubinetti Stato-Cei, ad esempio sospendendo per un paio di anni l’8 per mille alle comunità religiose. In maniera diversa la sinistra così come oggi la conosciamo potrebbe sparire, non necessariamente a favore della destra oggi al governo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* A Roma gli autobus stanno andando verso l’estinzione grazie alla sconsiderata politica dell’attuale sindaco. Note le assunzioni di massa per parenti e amici nella municipalizzata. Come ulteriore sfregio ai cittadini chi in questi giorni acquisterà un biglietto metrebus (1 €) finanziarà obbligatoriamente con 3 centesimi la Caritas, benemerita organizzazione privata e religiosa. Nello stesso giorno è stato annunciato l’aumento del biglietto a 1.50 dal 1° gennaio. Contiamo che la Caritas ci dia almeno il pranzo che abbiamo contribuito, nostro malgrado, a pagare.

5/7/11 - Essere donne

Tag: ,

5 Commenti a “19/7/11 – Manovre a dx e sx”

  1. Anna scrive:

    L’opposizione o meglio al SuppOsizione dando prova di graaande intelligenza, invece, che fa? MANTIENE l’istituzione ridondante della Provincia con la scusa che NON si piega all’antipolitica, capirai, invce quando i piddì amoreggiano con la Lega, il partito di razzistoidi vetero fasci che è per eccellenza zeppo di antipolitici e che, insieme al PDL, ha dato il colpo di grazia al nosto già arretrato e moscio Paese, che fanno alta politica per il bene dell’Italia ? Ma vàààà
    Il PD è acronimo di Partito Dementi e la sua strategia è :Tafazzismo ad oltranza

  2. Anonimo scrive:

    Quoto anna.

  3. Paolo scrive:

    Non ho nessuna voglia di cancellare i sogni di gioventù, semmai di riviverli riconoscendone l’immaturità o apprezzandone ancora tutto il valore propositivo.
    Non sono per i pareggi e nemmeno per le vittorie, tantomeno per le sconfitte. Percentualmente la parola “sinistra” mi evoca sensazioni tendenti al positivo
    la “destra” no. L’attualità condanna il mio passatismo, io me ne infischio così come di aver ragione. Da ragazzo a Napoli si diceva che la ragione è dei fessi,
    soprattutto se la si pretende. Ragazza… non uscirmi di scena Paolo

  4. Tiziana scrive:

    caro Paolo, ma il nostro futuro ha bisogno di realismo