Archivio di giugno 2011

15/6/11 – L’alba del (neo)nazismo

mercoledì, 15 giugno 2011

Ahi giorno sovra gli altri infame e tristo,
Quando vessil di servitù la Croce
E campion di tiranni apparve Cristo!
(Giosuè Carducci, “Voci di preti” in Juvenilia)

Principali partiti di estrema destra e xenofobi con accanto il nome del leader : AUSTRIA , Partito della liberta (Fpo), Heinz-Christian Strache/Alleanza per il futuro dell’Austria (Bzo), Josef Bucher, BELGIO, Nuova alleanza fiamminga, Bart De Wewer, BULGARIA, Ataka, Volen Siderov, DANIMARCA, Partito del popolo, Pia Kjaersgaard, FINLANDIA, Veri finlandesi, Timo Soeni, FRANCIA, Fronte Nazionale, Marine Le Pen, GRAN BRETAGNA, Partito nazionale britannico, Nick Griffin/Partito per l’indipendenza (Ukip), Nigel Garage, ITALIA, La Destra, Francesco Storace/Lega, Umberto Bossi, OLANDA, Partito della libertà. Geert Wilders, POLONIA, Lega delle famiglie polacche, Witold Balazak, REP.CECA, Sovranità, Jana Bobosikova, ROMANIA, Grande Romania, Corneliu Vadim Tudor, SLOVACCHIA, Partito nazionale, Jan Slota, SVEZIA, Democrazia svedese, Jimmie Akesson, UNGHERIA, Jobbik, Gabor Vona.

Finalmente l’Ue alza (piano) la voce sulla punitiva legge sull’aborto http://www.uaar.it/news/2011/06/12/ue-chiede-ungheria-di-fermare-la-campagna-anti-aborto/ come segnala il sito www.uaar.it.
L’Ungheria attualmente è alla presidenza del semestre europeo. Nonostante il Paese sia così esposto è riuscito (il 18 aprile) ad approvare la nuova Costituzione con 262 voti a favore e 44 contrari. Il Paese, o meglio la nazione, basa la sua identità su una tradizione cristiana e che individua nella famiglia il presupposto della sua unità e civiltà. Contrari a questa anacronistica impostazione le opposizioni, Socialdemocratici e Verdi, ma anche il partito ultranazionalista e xenofobo Jobbik. Il premier Viktor Orban ritiene che la nuova Costituzione è il compimento del processo di democratizzazione avviato con la fine del comunismo. Infatti, fino a questa nuova stesura, la Carta in vigore era quella del 1949 opportunamente modificata nel 1989. Quello che maggiormente turba è il continuo e fuori tempo riferimento a Dio, al cristianesimo, alla famiglia tradizionale, al riconoscimento della persona fin dal primo attimo del concepimento. L’incipit della Costituzione è “O Signore, benedetta sia la nazione ungherese”, e subito dopo viene omaggiata “la corona di re Stefano che da più di mille anni rappresenta la Nazione ungherese”. Questo riferimento è incredibilmente grave per un paese che siede in Europa, perché Stefano è stato il primo re magiaro che sconfisse un pretendente non cristiano imponendo con la forza il cristianesimo in un paese che era un mosaico di etnie e religioni. Per questi motivi la Costituzione nel suo preambolo conferma l’indissolubilità del legame al cristianesimo. Sulla famiglia la Costituzione afferma che il Paese si basa sulla famiglia e non esistono spazi “per stili di vita alternativi”. Stupisce tanto silenzio indifferente da parte europea che – difficile negarlo – sembra un déjà vu.
Era immaginabile che con la fine del nazifascismo, dell’uscita dei paesi dell’est dall’influenza sovietica e con l’allargamento dell’Europa si potesse costruire un continente diverso, con una visione repubblicana che non facesse distinzione fra le origini e le culture dei suoi cittadini, invece oggi sembra che a questo schema si è sostituita una idea antica e pericolosa fondata sul diritto del sangue e sull’origine etnica

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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17/12/10 Viktor Orban,
premier ungherese, è uno dei buoni amici stranieri di Silvio Berlusconi (come Putin, Gheddafi, Lukashenko, Chavez, Bertone). L’Ungheria è un paese di cui si parla poco, al più qualcuno di noi è stato a Budapest la bella città attraversata dal Danubio. Nel primo semestre del 2011 il paese avrà la presidenza dell’Unione europea, ma, è legittimo chiederselo, all’Europa va bene? In questi giorni alcuni quotidiani ungheresi sono usciti con le pagine bianche per protestare contro una norma che entrerà in vigore a gennaio e che limiterà la libertà di stampa. Sarà istituito un organo di controllo, cinque membri di nomina politica, lottizzato interamente da Viktor Orban. In questo modo tutti i media ungheresi saranno controllati dai partiti di governo – tra cui anche Jokkib partito xenofobo di ispirazione nazista – e saranno sanzionati ad ogni piccolo sgarro. Con multe così salate da decretare la chiusura di giornali e emittenti radiotelevisive. Orban dispone di oltre i due terzi del Parlamento, una maggioranza che gli consente di poter cambiare la Costituzione. Qualcuno ne parla?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

13/6/11 – Più realisti del re

lunedì, 13 giugno 2011

Il bigotto rende ciò che è essenziale secondario, e ciò che è secondario essenziale (Benedetto Carucci Viterbi, rabbino)
I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse (Guido Calogero)

L’ orgogliosa marcia dell’Europride – che si è svolta sabato 11 giugno e che si è conclusa con tanto di lettura del messaggio del Segretario di Stato Clinton che ha ricordato come i diritti degli omossessuali siano diritti umani e con Lady Gaga , per la cui presenza si è mosso in prima persona l’ambasciatore Usa in Italia operando una sorta di cooperazione verso un paese in via di sviluppo diritti civili – non dovrebbe lasciare indifferente la classe dirigente del nostro amato Paese. Il tartagliante videomessaggio di Alemanno, al quale un ufficio stampa normale avrebbe suggerito almeno una photo opportunity con l’artista, ha mostrato plasticamente come i politici italiani non vivano nel secolo. In ogni democrazia – anche sedicente – sui temi fondamentali dei diritti civili si aprirebbe un dibattito, si confronterebbero le opinioni anche alla luce della trasformazione dell’Italia in una società multietnica . Ma il timore di dispiacere gli uomini vaticani nell’affrontare argomenti laici, cioè che interessano tutti, è troppo forte. La destra populista oggi al governo concede grandi favori alla teocrazia erodendo il bilancio pubblico, ed è genuflessa sugli argomenti che potrebbero trasformare il Paese in un paese moderno. Dal canto suo la sinistra è tentennante ancora oggi su temi che ritiene minoritari e borghesi, mentre è noto che la mancanza di diritti civili colpisce soprattutto chi ha meno. Non è possibile dimenticare il comportamento defilato tenuto dai partiti di centro sinistra in occasione del referendum sulla fecondazione assistita e il pasticcio incredibile sul biotestamento. Quando si parla di vita e di morte, argomento dove lo Stato non dovrebbe sopportare scelte ideologiche religiose, beh, perfino su quei temi, i partiti pensano di poter dire la loro schierandosi sempre a favore della arretrata dottrina cattolica che non riguarda la maggior parte degli italiani. E ancora, come non citare i limiti imposti alla ricerca sulle staminali così come piace alla Santa Sede, e l’assenza di una idea forte sulla scuola pubblica.
Stupisce che Vladimir Luxuria – a meno che non abbia fatto ironia – all’indomani della manifestazione Europride, chieda di essere ricevuta insieme alla comunità glbt dal papa così come il re vaticano ha fatto con i rom. A parte che andrebbe denunciato che l’invito papale agli zingari è assai tardivo, perché mentre avveniva il loro sterminio ad opera dei nazisti nell’Europa bianca e cristiana i predecessori di Benedetto XVI tenevano gli occhi ben chiusi, e ha evitato pure di chiedere scusa lodandoli per la loro sottomissione “che non ha preteso né Stati né riconoscimenti”, ma qual è la controparte di Luxuria? Lo Stato italiano, l’Unione europea, il Vaticano? Va bene tutto, l’importante è chiarirsi se la nostra bandiera è il tricolore o il vessillo giallobianco.
Non solo la mancanza di chiarezza laica rende più limacciosa la nostra vita, ma il bigottismo politico devasta le nostre città. Si pensi per un attimo la figura che i romani fanno ogni giorno che un cittadino scende alla stazione Termini, e trovano ad accoglierli l’inopportuna statua di Giovanni Paolo II. Che mai la Santa Sede avrebbe collocato sotto l’oppressivo, ma bello, colonnato di piazza san Pietro, mentre Roma se la trova sul groppo nella sua assoluta incongruità. Il Campidoglio, sopraffatto dalle critiche per una statua così grande in un angoletto così piccino, ha istituito una commissione di esperti (che ovviamente ha un costo) che ad oggi ha stabilito che un simile mammozzone sarebbe meglio collocarlo in un interno. Resterà lì, si consumerà col guano dei piccioni, e sarà lo spartitraffico per il 75, il 649…
Intanto il 4 luglio al Vaticano si svolgerà la mostra “Splendore della vita e bellezza della carità” per festeggiare il sessantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Ratzinger. Sono stati invitati grandi artisti tra cui Anish Kapoor, Bill Viola, Mimmo Paladino, Jannis Kounellis, Sandro Chia, e architetti come Daniel Libeskind, Zaha Hadid, Santiago Calatrava. La lista degli invitati ci mostra che alla Santa Sede gli artisti li conoscono. Lasciano ad Alemanno e a Roma, cioè al cortile di casa, quelli meno eclettici che si esercitano con statue di bronzo che fanno arrossire. Anche se l’installazione di Gran Premio II di Oliviero Rainaldi va considerata più che per la sua bruttezza (opinabile come qualsiasi opera d’arte) per la sua inopportunità.
La chiusa è la solita: diamoci una svegliata per favore, altrimenti somigliamo a Venditti-Corrado Guzzanti quando canta : “subiamo abusi, insulti e corruzione, ma ci arrabbiamo per l’esondazione dell’Aniene”. In fin dei conti è solo un affluente del Tevere. In fin dei conti invece di tre colori sulla bandiera due.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Segnaliamo agli attenti lettori di NoGod il convegno su Vittorio Castiglioni, rabbino capo della comunità ebraica di Roma dal 1903 al 1911. Castiglioni è stato uno studioso delle teorie evolutive di Darwin che apprezzava, e si interessò alla cremazione. Mercoledì 15 giugno alle 16.30, Centro Bibliografico UCEI, Lungotevere Sanzio 5, Roma .

11/6/11 – In televisione

venerdì, 10 giugno 2011

L’amore è dei coraggiosi. Tutto il resto è coppia (G.L.)

Mentre il servizio pubblico della rai si barcamena su come sostituire il programma annozero, su Fox dal 21 giugno (e su Cielo in chiaro da ottobre) parte una serie che sembra interessante per il tema che riguarda la quotidianità di noi tutti. Laura Linney, protagonista di “The Big C”, presenta così la serie: “invecchiare è un privilegio. In un’era che premia la perfezione fisica e la giovinezza dimentichiamo che non a tutti è concesso di arrivare ad una certa età”. La sitcom ha per protagonista Catherine alla quale viene diagnosticato un melanoma al quarto stadio. In una storia così, ci può essere lo spazio per ridere? Pare di si, e questo è anche il motivo per cui la serie ha vinto un Golden Globe. Dice Linney: “è l’humour che deriva da ciò che la vita fa agli esseri umani”. Catherine è una donna come tante, con figli adolescenti un po’ bulli, un marito con il quale le cose vanno così così, un fratello col quale intrattiene rapporti appena formali. Si può vivere così quando sai che hai i mesi contati? Catherine decide di non affrontare cure faticose e di non dire niente della malattia a amici e famigliari ma rivoluziona, tra lo stupore di tutti, la sua vita. A partire dal riassetto del giardino di casa dove fa scavare una piscina pur se abitando a Minneapolis potrà usarla solo pochi giorni all’anno. Insieme a Laura Linney (già vista in The Truman Show) nella serie c’è Liam Neeson, Alan Alda, Cynthia Nixon. Mentre noi vedremo fra qualche giorno la prima serie, si sta girando la seconda. Il che da un lampo di ottimismo a tutti quelli che hanno il melanoma al quarto stadio (e che, ahimè, oggi vuol dire fase terminale).
Mentre non dormiamo la notte per l’ansia di sapere quali altre vite di santi e madonne la rai-servizio pubblico ridurrà in sciroppose fiction per l’autunno, apprendiamo che nel palinsesto è confermata la vita in diretta, porta a porta, uno mattina… quei programmi considerati di informazione-intrattenimento, quelli dove c’è la compagnia di giro convocata con uno squillo di telefono e un gettone di presenza, e che discetta indifferentemente di zampe di gallina, immigrazione, cronacaccia nera, politica internazionale, lacrime della madonna, giustizia. Facendo finta di sapere.

Buon sabato e buon gay pride a tutti i lettori di NoGod.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

OGGI Manifestazione a Roma dell’ EURO-PRIDE

venerdì, 10 giugno 2011

…per la parità di diritti di tutti i cittadini contro le ideologie religiose e politiche che diffondono odio e discriminazione.

No God ci sarà.

Tuttavia la lettura del Documento Politico di presentazione dell’Euro Pride ha suscitato alcune perplessità in un nostro visitatore perché, a fronte di un esplicito riferimento alle pulsioni omofobe che le gerarchie cattoliche e ortodosse alimentano in Europa, nel paragrafo riguardante il resto del mondo non si fa alcun riferimento alle violenze e omicidi commessi in applicazione di precisi dettami della religione islamica.

“”"
Mah! Avete letto attentamente il “documento politico” della manifestazione?
( http://www.europrideroma.com/Documento+politico.html?sezione=54&lang=it )
Non c’è il minimo, velato accenno alla religione islamica, la religione più becera, ignorante, incivile e assassina che sia mai stata concepita da una mente squilibrata, che oggi continua a mietere vittime in tutto il mondo, anche in Europa.
In moltissimi casi le donne e gli omosessuali sono le categorie più massacrate, e in modi orribili, in nome dell’islam.
È giustissimo reclamare parità di diritti, qui in Europa e nei Paesi civilizzati, per i sessualmente diversi, e stigmatizzare l’atteggiamento del clero cattolico che li discrimina e li considera dei malati.
Ma il clero, qui da noi, al massimo può scrivere qualche farneticazione sull’Osservatore Romano o blaterare qualche confusa predica dal pulpito di una chiesa, non può impiccare i gay alle gru per edilizia.
Parafrasando (ironicamente) una nota parabola, stiamo
vedendo, questa volta, “la pagliuzza nel nostro occhio e non vedendo la trave nell’occhio del fratello”, mentre il “fratello” sta cercando di infilare la sua trave anche nel nostro occhio!
Ho scritto alla direzione dell’Euro-Pride, ma non ho ottenuto neppure un rigo di risposta.
La mia impressione, è che questa manifestazione sia diventata un puro affare commerciale.
Io, non ci sarò.
Cordiali saluti,….

9/6/11 – A letto col nemico (4)

giovedì, 9 giugno 2011

Tout ce qui a été écrit par les hommes sur les femmes doit etre suspect car ils sont à la fois juge et partie (Poulain de la Barre)

Il formale impegno del governo di destinare i soldi risparmiati dall’innalzamento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego (da 60 a 65 anni) a “interventi dedicati a politiche sociali e familiari e all’esigenza di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare delle lavoratrici” è stata l’ennesima bugia, come i campi da golf a Lampedusa, meno tasse per tutti, l’Aquila più bella che pria in un giorno, la fine del cancro entro tre anni…
I risparmi sono di 3,7 miliardi di € dal 2010 al 2019 e 242 milioni di € all’anno dal 2020. Ebbene, il risparmio del 2009, 2010, 2011 è stato ingoiato nelle manovre della finanza pubblica .
Affinché le donne possano lavorare come le loro congeneri europee, hanno bisogno di uno stato sociale che si faccia carico del lavoro di cura per i figli e gli anziani, servizi non meno significativi della copertura dei buchi dei comuni o peggio della crapula della burocrazia che nessuno vuole smantellare. A denunciare l’ennesima falsità Bonino insieme ad alcune associazioni femminili e poche parlamentari..
Il lavoro al femminile è durissimo per le giovani e il futuro in tema di parità non lascia spazio all’ottimismo.
La demografa Rossella Palomba (direttore di ricerca dell’Istituto ricerche sulla popolazione del Cnr) ha pubblicato uno studio che spiega bene come la parità tra uomini e donne nel lavoro si potrà realizzare non prima di 63 anni. Palomba dice : “è chiaro che se la promozione ai posti apicali di donne e uomini continuasse a crescere ai ritmi attuali, la parità non verrebbe mai raggiunta, perché il divario attuale rimarrebbe invariato… dicono alle donne di aspettare, che è solo questione di tempo, ma le proiezioni rivelano che non è così. Non è questione di tempo ma di scelte politiche”. Per arrivare ad uno stesso numero di magistrati donne e uomini (le vincitrici del concorso oggi sono al 60% donne) bisognerà aspettare il 2061, nel mondo universitario il 2063, per i primari medici il 2095.
In Italia su 100 laureati 60 sono donne , ma di queste il 22% non trovano una occupazione (contro il 9% degli uomini) e in genere guadagnano il 20% in meno dei loro colleghi. Secondo i dati del World Economic Forum sul gender gap, l’Italia è passata dal 67° posto del 2008 al 74° del 2010.
Il tempo della pazienza dovrebbe essere scaduto. In molte l’avevamo detto: se non ora quando? Si, ma a condizione che ora sia sempre.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

27/1/11 – A letto col nemico
9/2/11 – A letto col nemico (2)
17/2/11 – A letto col nemico (3)

7/6/11 – Miopi (ma anche presbiti)

martedì, 7 giugno 2011

Tutti i tuoi ministri, tutti i tuoi funzionari ti ubbidiscono per non essere defenestrati; ma l’intera nazione si vergogna (…). Il tuo genio proteiforme possa suggerirti la via per rimediare al tuo errore. Siimi grato dell’avvertimento. Ti saluto con un grido terribile: Italia! Italia! Italia! (dalla lettera del 12 settembre ’38 di Angelo Fortunato Formiggini a Mussolini)
Se D’Alema si dedicasse al giro del mondo in barca a vela e Veltroni si ritirasse in Africa, farebbero il bene del loro partito (Alessandro Gilioli, l’Espresso)

Siamo consapevoli che l’Italia non conta niente, non ha alcuna identità e nessuna prospettiva del suo futuro. Bisognerebbe però abbandonare la convinzione che la colpa sia solo della pessima classe politica che siede al governo e in buona sostanza anche all’opposizione, ma che le responsabilità siano più estese.
Prendiamo il caso delle rivoluzioni nel mondo arabo che – sembra – inglesi francesi e americani hanno saputo comprendere meglio che qui da noi. Per molti (sia a sinistra che a destra) Gheddafi è ancora il leader dei rivoluzionari europei, socialista e nazionalista nemico degli imperialisti e che, soprattutto, faceva il lavoro sporco trattenendo, non importa come, i paria che arrivano sulle coste italiane. Ben Ali in Tunisia e Mubarak in Egitto erano, tutto sommato, dei simil democratici che garantivano, grazie allo spauracchio spaventoso del terrorismo un apparente status quo che ci preservava dal peggio. Possibile del resto, ma non è l’autodeterminazione un diritto? E niente interessa dei mille morti in un sol colpo in una piazza siriana se si può discutere dei morti (tremendi anche quelli beninteso) fatti dai soliti nemici israeliani assaliti ai confini dai sanguinari siriani che non hanno nessuno scrupolo ad utilizzare come proiettili i loro fratelli palestinesi.
Non interessa ai programmi televisivi che danno spazio solo ai partiti, sapere che ci sono giovani arabi che provano a ribellarsi ai regimi, ma intervistano solo i segretari dei partiti che confermano le vecchie ideologie. L’occhio non si sposta dalla chiesa bruciata in Egitto – per la quale magari si va pure a piazza san Pietro a tenere bordone al papa che infama ogni tre per due quelli che non vivono in famiglie convenzionali e ne chiede conto pure al presidente della Repubblica – , dai profughi tunisini, dalle raffinerie egiziane. E’ probabile che Obama, Sarkozy, Cameron siano impreparati e sprovveduti come i nostri leader, ma hanno alle spalle un Paese che li spinge ad aprirsi al mondo. Abbiamo bisogno di una classe dirigente – che comprenda non solo politici, ma intellettuali, studenti, giornalisti… – che facciano bilanci impietosi ma onesti, che favoriscano un esame di coscienza collettivo che ci permetta di specchiarci nella verità. Allora potremmo avviare riforme radicali. Grazie.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Un cetriolo si aggira per l’Italia, chissà dove si infilerà !

lunedì, 6 giugno 2011

Imperdibile articolo da il Fatto Quitidiano da incorniciare a futura memoria.
Grazie Travaglio !

Il cetriolo nano

No, non è un buon momento per Lui. Un comunista sindaco di Milano, un magistrato sindaco di Napoli, il G8 con figuraccia, i referendum alle porte con quell’Annozero micidiale e quel Celentano che è quasi suo coetaneo e sembra suo nipote, ma soprattutto quel Ferrara che non si leva di torno portando una sfiga terrificante, e poi Tremonti che fa la fronda, Bossi che gli dà del “bollito” (senti chi parla), i Responsabili che si ripresentano alla cassa.

Non bastando la politica, ci si mette pure la cronaca. Per esempio il cetriolo che si aggira per l’Europa e da qualche parte dovrà pure infilarsi: ecco, una metafora così sinistra era difficile immaginarla. Se aggiungiamo che le vittime della truffa Aiazzone si mettono d’accordo per recuperare il maltolto con una rapina proletaria, e presto De Benedetti potrebbe fare altrettanto a 22 anni dallo scippo della Mondadori, il presepe è completo.

L’unica consolazione viene da D’Alema, che è sempre un amore. Lui non tradisce mai: appena B. zoppica un pochino, si precipita subito al salvamento. Gli amici si vedono nel momento del bisogno. Lungi dall’invocare le dimissioni del governo, come un banale oppositore qualsiasi, l’amico Max propone su Repubblica un bel governissimo con dentro tutti per fare “le grandi riforme insieme”. Un classico della commedia all’italiana. Ma stavolta l’appello cade in acqua, lo ignora persino Latorre.

Fortuna che c’è il Pompiere della Sera, che per 17 anni ha finto di non vedere e capire, invocando al massimo il ritorno a una mitologica “rivoluzione liberale”, ovviamente mai esistita come il regno di Saturno e l’età dell’oro. L’altro giorno, all’improvviso, tomo tomo cacchio cacchio, Ernesto Galli della Loggia ha scoperto che il Pdl ha un padrone: “È stata l’obbedienza – pronta cieca e assoluta – il veleno che ha ucciso il Pdl. O meglio che, inoculato nel suo corpo fin dall’inizio, fin dall’inizio gli ha impedito di esistere veramente come partito. Bisognava obbedire a B.: dargli sempre ragione, o perlomeno non azzardarsi mai a criticarlo”. Anche perché – rivela l’acuto politologo – “i voti alla fine li portava solo lui: con i suoi soldi, le sue televisioni, il suo carisma” (e quell’accenno alle tv getterà nel più cupo sconforto il povero Pigi Battista, ancora convinto che non portino voti).

Oh bella, ci mancherebbe altro. Con tutti i soldi che ha tirato fuori quel pover’ometto per mantenere la corte dei miracoli e dei miracolati, ci mancherebbe pure che quelli non gli obbediscano. Lo sanno anche in Papuasia che, senza i soldi, le tv, i giornali, Mediolanum, Medusa, le quote in Mediobanca e dunque nel Corriere, il Cainano bollito sarebbe già stato deposto e tradotto nel più vicino cronicario, o penitenziario. È dal dicembre ‘94, quando Bossi rovesciò il primo governo del “mafioso di Arcore”, che ogni due per tre si apre l’appassionante dibattito sulla successione. I cimiteri nazionali sono pieni di suoi “eredi”: da Fazio a Dini, da Casini a Fini, da Montezemolo a Maroni, da Monti a Tremonti.

Ora siamo ad Alfano, la comica finale: l’unico segretario di partito al mondo non eletto da un congresso, ma investito da un padrone. Eppure Angelino viene preso molto sul serio, almeno dal Pompiere. Verderami scrive che “da oggi Alfano non è più sotto la tutela di Berlusconi” (ma certo, come no, e chi l’avrà mai nominato?). Galli della Loggia invita i berluscones ad “alzare la testa, cominciare a disobbedire, provare a esistere politicamente. Le primarie possono essere uno strumento. Altri se ne possono trovare. Ma ciò che oggi è decisivo è una cosa soprattutto: che imparino a disobbedire. Anche ad Alfano, se necessario”. Già ci pare di vederli Cicchitto, Capezzone, Gasparri, Bonaiuti, Bondi, Verdini, Gelmini e naturalmente Alfano che gliele cantano chiare e gli contendono la leadership alle primarie. La rivolta di Spartacus. Poi, si capisce, tutti all’Olgettina dal ragionier Spinelli col cappello in mano.

Il Fatto Quotidiano, 5 giugno 2011

6/6/11 – Il sacro prepuzio

lunedì, 6 giugno 2011

Nell’articolo 23 del decreto Ronchi è scritto in maniera esplicita: lo Stato italiano non è abilitato a gestire il servizio unico. Questo è un vero e proprio rigetto dello Stato. Una assurdità. (Riccardo Petrella, economista della globalizzazione)
Come fidarsi di una classe politica corruttibile? E’ auspicabile mettere in mano il proprio destino di vita a una leadership che non ha mai predisposto né una politica energetica alternativa, né saprebbe come gestire le scorie in maniera trasparente? Ma anche, perché la classe politica non ha il coraggio di rompere il ricatto petrolifero? Due domande importanti specie in un Paese che vive di dietrologie, ma che non hanno l’interesse di dare una risposta al problema: come si pensa, e soprattutto si attua, una politica energetica? (David Bidussa,storico delle idee)
Qualcuno forse ha dimenticato che l’Italia ha fatto il primo passo verso l’era contemporanea per i referendum radicali sul divorzio e poi sull’aborto. Di qui la lunga battaglia su e intorno ai referendum condotta in solitaria dai Radicali (Furio Colombo, Il Fatto quotidiano)
Come cittadini e come minoranza dobbiamo vigilare sullo stato dei diritti nel nostro Paese. La qualità del dibattito pubblico sul tema dell’islam è semplicemente vergognosa. La politica cavalca una fobia pericolosa e incivile. Gli strumenti proposti – per esempio il referendum sulla costruzione delle moschee – sono assolutamente inadeguati: come si può sottoporre il diritto alla libertà religiosa di una minoranza alla valutazione di una maggioranza, per giunta strumentalmente sobillata? (Tobia Zevi, ass. Hans Jonas)

I cittadini di San Francisco (California, Stati Uniti, mecca dell’Occidente avanzato) l’8 novembre saranno chiamati a decidere se il pene è meglio conservarlo intero oppure lasciare la libertà di rimuovere il prepuzio, che è quella piccola parte di pelle che lo avvolge facendolo somigliare a un cane sharpei. Se i votanti di San Francisco aderiranno alle richieste dei proponenti il referendum (7.743 firme raccolte per porre il quesito) la circoncisione maschile sarà interdetta ai minorenni. Chi continuasse a praticarla potrà essere sanzionato con un anno di reclusione e il pagamento di una multa di 1000 dollari. Negli Stati Uniti l’80% dei maschi sono circoncisi, soprattutto per la convinzione che la pratica abbia buoni effetti sulla salute. La campagna per il referendum è stata guidata da Lloyd Schofield , attivista gay 58enne che ritiene la mutilazione dannosa, dolorosa, costosa. E, soprattutto, un abuso se praticata su un bambino. Ritiene che mentre c’è una condanna per le mutilazioni genitali femminili deve esserci uguale riprovazione per la circoncisione maschile.
Ovviamente, come ogni volta che si vieta qualcosa, gran dibattito. In molti ritengono che la proibizione all’intervento è in contrasto con il Primo emendamento che garantisce le libertà fondamentali, tra cui quella religiosa. Infatti la pratica è considerata basilare tra ebrei, musulmani, amish, mormoni e molti cristiani non cattolici. Schofield – che è orgogliosamente ebreo – dice che tra i firmatari ci sono molti suoi correligionari. Sono i brit shalom (il rito tradizionale si chiama brit milà), che pur rispettando il ricordo del patto fra Dio e Abramo, sostituiscono la parziale rimozione del prepuzio con qualcosa di meno cruento, ad esempio una preghiera. I sostenitori non religiosi della circoncisione affermano che la rimozione del prepuzio diminuisce il rischio di infettarsi con l’Hiv e protegge dal cancro al pene. Va ricordato che la circoncisione rituale ebraica è meno demolitoria di quella fatta per motivazioni diverse. E comunque è giusto scegliere tra la libertà di un pene rugoso o la lucentezza di quello del David di Michelangelo, ricordando sempre che la bellezza talvolta è dolorosa, più spesso illusoria.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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(da www.liberelaiche.it 10/6/08) In tanti paesi donne e uomini hanno deciso di non sopportare più il dolore e le conseguenze delle mutilazioni e si stanno impegnando per l’abolizione di questa pratica. Molti trattati e convenzioni internazionali proibiscono le mutilazioni dei genitali femminili riconoscendole come violazioni dei diritti umani, dei diritti delle donne e dei diritti dell’infanzia.
Nella Dichiarazione universale dei diritti umani adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, l’art. 2 sulla discriminazione, l’art. 3 sul diritto alla sicurezza della persona, l’art. 5 sui trattamenti crudeli e degradanti, l’art. 12 sulla privatezza, l’art. 25 sul diritto alla protezione della maternità e dell’infanzia, costituiscono l’ossatura da cui discendono le Convenzioni sui diritti civili e politici.
La Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (Cedaw) approvata dall’assemblea generale dell’Onu nel ’79, all’art. 2f dice : prendere ogni misura adeguata, comprese le disposizioni di legge, per modificare o abrogare ogni legge, disposizione, regolamento, consuetudine o pratica che costituisca diminuzione nei confronti delle donne.
Nella Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia l’art. 24 recita: Gli Stati parte devono prendere tutte le misure efficaci ed appropriate per abolire le pratiche tradizionali che possono risultare pregiudizievoli alla salute dei fanciulli.
Hanno approvato leggi che vietano la pratica: Burkina Faso (1996), Costa d’Avorio (1998), Egitto(2008) Eritrea (2007), Etiopia (1994), Ghana (1992), Guinea (1965), Repubblica Centro Africana (1996), Senegal (1999), Tanzania (1998), Togo (1998), Uganda (1995).

Che cosa sono le mutilazioni dei genitali femminili
L’organizzazione mondiale della sanità ha distinto le mutilazioni in quattro tipi:
1-clitoridectomia (circoncisione), consiste nella resezione del prepuzio clitorideo con o senza l’escissione di parte o dell’intera clitoride
2-escissione, che consiste nella resezione del prepuzio e della clitoride insieme alla rimozione parziale o totale delle piccole labbra
3-infibulazione o circoncisione faraonica, è la forma di mutilazione dei genitali tipica dei paesi del Corno d’Africa, che consiste nella escissione parziale o totale dei genitali esterni. I due lati della vulva vengono poi cuciti con una sutura, riducendo in tal modo la dimensione dell’orifizio della vulva e lasciando solo un piccolo foro nell’estremità inferiore per l’emissione del flusso mestruale e dell’urina
4-manipolazione degli organi dei genitali, incisione della clitoride e/o delle labbra; allungamento della clitoride e/o della labbra; cauterizzazione per ustione della clitoride e dei tessuti circostanti; raschiatura dell’orifizio vaginale o taglio della vagina; introduzione di sostanze corrosive con lo scopo di restringere la vagina.
La defibulazione è la procedura attuata per allargare l’orifizio lasciato al momento dell’infibulazione. Viene fatta per ridurre i dolori mestruali, la difficoltà della penetrazione, la diminuzione delle infezioni del tratto urinario, evitare complicazioni nel parto.
La reinfibulazione è la procedura attraverso la quale le labbra vengono ricucite insieme dopo il parto.

Conseguenze sanitarie delle mutilazioni genitali femminili
Le conseguenze sono connesse al tipo di operazione praticata, dalla capacità e dall’esperienza di chi la effettuata, dalle condizioni igieniche nelle quali viene praticata l’operazione.
Le conseguenze immediate possono essere:

1-Shock , dovuto al forte dolore causato dall’operazione, spesso in assenza di anestesia, e alle perdite di sangue che possono durare anche alcuni giorni
2-Emorragia, frequente conseguenza perché l’amputazione della clitoride può coinvolgere anche la resezione dell’arteria dorsale della clitoride. Pure l’amputazione delle labbra può causare danni alle arterie e alle vene
3-Infezioni, determinate dal fatto che la minzione e la defecazione avviene su ferite aperte. Nell’infibulazione l’infezione è interna e può intaccare l’utero, le ovaie, le tube causando infezioni pelviche e infertilità
4-Ritenzione urinaria, determinata da una minzione molto dolorosa per l’infiammazione della ferita alla vulva
5-Lesione dei tessuti, come l’uretra, la vagina, il perineo.

Le conseguenze nel lungo periodo possono essere:
1-Perdite di sangue, frequenti per le continue reinfibulazioni dopo i parti
2-Difficoltà nella minzione, dovuta all’ostruzione dell’apertura urinaria e/o al danneggiamento del canale urinario
3-Incontinenza, per il danno subito dall’uretra durante l’operazione
4-Infezioni pelviche croniche, comuni nelle donne infibulate
5-Sterilità, le infezioni possono provocare danni irreversibili agli organi riproduttivi
6-Fistole, perforazioni e lesioni tra la vagina e la vescica o tra la vagina e il retto, determinate dai rapporti sessuali e dai parti
7-Disfunzioni sessuali, la mancanza della clitoride impedisce l’orgasmo, la penetrazione è molto dolorosa per l’irrigidimento dei tessuti della vagina
8-Mestruazioni, il ristagno del sangue mestruale, determinato dall’occlusione dell’orifizio vaginale, comporta dolorosi gonfiori
9-Gravidanza e parto, il tessuto cicatrizzato impedisce la dilatazione del canale del parto. Spesso anche il neonato può subire danni

(Tiziana Ficacci)

La visita di Ratzinger in Germania sucita un’ondata di critiche.

giovedì, 2 giugno 2011

Comunicato stampa

„Il Bundestag tedesco è alleato a forze che accettano con la propria “benedizione”  gli orrori della guerra e pregano per i colpevoli”

Il discorso che il papa terrà il 22 settembre davanti al parlamento  tedesco incontra critiche sempre più aspre:  “Com’è possibile permettere che una persona che prega davanti alla tomba di un amico dei fascisti possa tenere un discorso davanti al Parlamento tedesco?” Questa è la questione sollevata all’associazione di persone critiche verso la chiesa „Freie Bürger für demokratische Werte“ (cittadini liberi per valori democratici).

Il motivo che spinge a sollevare tale questione è l’imminente visita di papa Joseph Ratzinger in Croazia, prevista per il 4 e 5 giugno. Domenica pomeriggio alle ore 17.00 Ratzinger, a Zagabria, intende pregare davanti alla tomba del Cardinale Alojzije Stepinać (1898-1960) beatificato nel 1998. “Ma Stepinać era coinvolto negli orrori commessi dalle milizie degli Ustascia di stampo cattolico-fascista“, afferma l’associazione „Freie Bürger“.

Ed ecco i fatti: quale arcivescovo di Zagabria, Stepinać non solo fu una delle massime autorità ecclesiastiche di un regime cattolico-fascista benvisto da Hitler – dal 1941 al 1942 –  ma, dal gennaio 1942, fu anche il vicario militare ufficiale delle milizie degli ustascia che in quel periodo avevano già convertito con la forza centinaia di migliaia di serbi ortodossi o li avevano assassinati – in molti casi compiendo entrambe le cose una dopo l’altra. I serbi furono fucilati, uccisi a pugnalate o bastonate, decapitati, annegati, squartati, strangolati, seppelliti vivi, arsi vivi, crocefissi o torturati fino alla morte. Le orrende crudeltà perpetrate sconvolsero perfino le truppe dei fascisti italiani e dei nazisti tedeschi stazionate nel paese. Tutto ciò non impedì comunque a Stepinać, vescovo supremo della Croazia, di collaborare del tutto apertamente con il regime fascista per tutto il periodo, festeggiando i compleanni del leader fascista e genocida Ante Pavelić facendo celebrare messe e Te Deum in tutte le chiese del paese. Stepinać non oppose pubblicamente nemmeno una protesta contro i massacri in massa che erano simili a un genocidio; nessuno degli assassini venne mai scomunicato. E del resto non sarebbe nemmeno stato possibile, dal momento che tra di loro si contavano numerosi monaci francescani, come per esempio Miroslav Filipović-Majstorović, che diresse per un certo periodo il famigerato campo di concentramento di Jasenovac, dove vennero assassinati circa 100.000 serbi ed ebrei. Ancora nel 1943 Stepinać ringraziò espressamente i francescani per i loro “meriti” nella “conversione” degli ortodossi. Le chiese e i monasteri cattolici venivano utilizzati come depositi di armi e centrali di comando; Stepinać e altri dieci ecclesiastici si fecero eleggere nel parlamento fascista. Anche Papa Pio XII non solo non si pronunciò in merito ai crimini di guerra, ma concesse continuamente con benevolenza udienza al comandante Pavelić e ai suoi generali, definendo il capo fascista un “cattolico praticante” e congendandosi da lui con “i migliori auguri per il lavoro da svolgere”. Dopo la guerra, Pavelić riuscì a fuggire grazie al “canale dei ratti” organizzato dal Vaticano e morì nel 1959 a Madrid con la benedizione del Papa.

Questo tetro capitolo della storia del XX° secolo sarebbe quasi stato dimenticato, se lo storico jugoslavo Vladmir Dedijer („Vatican i Jasenovac“, Belgrado 1987, in italiano: „ Jasenovac – l’Auschwitz jugoslavo e il Vaticano “, 1988) e lo scrittore tedesco Karlheinz Deschner (La politica dei papi nel XX° secolo) non avessero documentato questi fatti per i posteri.

„Come il suo predecessore, sembra che anche Papa Joseph Ratzinger, in occasione della sua visita in Croazia, non abba intenzione di elaborare questo terribile passato, ma al contrario intende pregare davanti alla tomba di uno dei responsabili” – così afferma l’associazione “Freie Bürger”. “Il Bundestag tedesco, che vuole invitarlo malgrado tutto a tenere un discorso, è quindi alleato con forze che accettano con la loro “benedizione” gli orrori della guerra fascista – come del resto il Vaticano, sotto la guida di Ratzinger,  continua ad occultare fino ad oggi i crimini sessuali commessi su bambini. La Germania dovrebbe vergognarsi, se è disposta a mettere in gioco con tanta leggerezza la buona reputazione che si è guadagnata dopo la guerra quale nazione democratica con una costituzione esemplare.”

Ulteriori informazioni: www.freie-buerger.org

2/6/11 – 7 miliardi a ottobre

giovedì, 2 giugno 2011

“Certo che ho luce e acqua, quelli hanno anche il telefono”, risponde un meccanico indicando i vicini della tomba accanto. I vivi hanno trasformato le tombe in case, hanno aperto officine e pollerie senza però sfrattare il morto: anzi gli inquilini pagano anche un affitto ai parenti dell’estinto. Quanti siano gli abitanti vivi di El-Khalifa, il cimitero meridionale del Cairo, è difficile dirlo: forse 20, forse 30, forse 1000mila.

Il rapporto sulle previsioni di crescita dell’Onu, il World Population Prospect , revisione 2010 (diffuso il 3 maggio), ha rilevato che la previsione per il 2050 sarà superiore a quella precedente pubblicata nel 2008.
Invece dei 9 miliardi e 150 milioni previsti alla scadenza del prossimo mezzo secolo, ci saranno 156 milioni di persone in più, cioè 9 miliardi e 310 milioni .
L’aumento è determinato da un numero maggiore di nascite (+ 147 milioni) e un numero minore di decessi (- 22 milioni).
Secondo il Rapporto Onu il 31 ottobre saremo 7 miliardi, e per il 2050, se le previsioni saranno rispettate, saremo più di 9 miliardi. I maggiori incrementi saranno in 39 paesi africani, 9 asiatici, 6 in Oceania e 4 in America latina. Questa crescita irresponsabile della popolazione condannerà alla fame più di un miliardo di persone, distruggerà la possibilità di avere acqua potabile per tutto il pianeta, eroderà i terreni coltivabili, manderà in frantumi la biodiversità e, da ultimo ma non certo ultimo, metterà in serio pericolo la vita e il benessere fisico delle donne.
E’ al momento un processo irreversibile, soprattutto perché la preponderanza del fanatismo religioso e la miopia politica rende difficile l’unica politica in grado di rallentare una crescita senza limiti. Accesso all’educazione, informazione, contraccezione. Tutto il resto solo chiacchiere pericolose.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it