Nell’articolo 23 del decreto Ronchi è scritto in maniera esplicita: lo Stato italiano non è abilitato a gestire il servizio unico. Questo è un vero e proprio rigetto dello Stato. Una assurdità. (Riccardo Petrella, economista della globalizzazione)
Come fidarsi di una classe politica corruttibile? E’ auspicabile mettere in mano il proprio destino di vita a una leadership che non ha mai predisposto né una politica energetica alternativa, né saprebbe come gestire le scorie in maniera trasparente? Ma anche, perché la classe politica non ha il coraggio di rompere il ricatto petrolifero? Due domande importanti specie in un Paese che vive di dietrologie, ma che non hanno l’interesse di dare una risposta al problema: come si pensa, e soprattutto si attua, una politica energetica? (David Bidussa,storico delle idee)
Qualcuno forse ha dimenticato che l’Italia ha fatto il primo passo verso l’era contemporanea per i referendum radicali sul divorzio e poi sull’aborto. Di qui la lunga battaglia su e intorno ai referendum condotta in solitaria dai Radicali (Furio Colombo, Il Fatto quotidiano)
Come cittadini e come minoranza dobbiamo vigilare sullo stato dei diritti nel nostro Paese. La qualità del dibattito pubblico sul tema dell’islam è semplicemente vergognosa. La politica cavalca una fobia pericolosa e incivile. Gli strumenti proposti – per esempio il referendum sulla costruzione delle moschee – sono assolutamente inadeguati: come si può sottoporre il diritto alla libertà religiosa di una minoranza alla valutazione di una maggioranza, per giunta strumentalmente sobillata? (Tobia Zevi, ass. Hans Jonas)
I cittadini di San Francisco (California, Stati Uniti, mecca dell’Occidente avanzato) l’8 novembre saranno chiamati a decidere se il pene è meglio conservarlo intero oppure lasciare la libertà di rimuovere il prepuzio, che è quella piccola parte di pelle che lo avvolge facendolo somigliare a un cane sharpei. Se i votanti di San Francisco aderiranno alle richieste dei proponenti il referendum (7.743 firme raccolte per porre il quesito) la circoncisione maschile sarà interdetta ai minorenni. Chi continuasse a praticarla potrà essere sanzionato con un anno di reclusione e il pagamento di una multa di 1000 dollari. Negli Stati Uniti l’80% dei maschi sono circoncisi, soprattutto per la convinzione che la pratica abbia buoni effetti sulla salute. La campagna per il referendum è stata guidata da Lloyd Schofield , attivista gay 58enne che ritiene la mutilazione dannosa, dolorosa, costosa. E, soprattutto, un abuso se praticata su un bambino. Ritiene che mentre c’è una condanna per le mutilazioni genitali femminili deve esserci uguale riprovazione per la circoncisione maschile.
Ovviamente, come ogni volta che si vieta qualcosa, gran dibattito. In molti ritengono che la proibizione all’intervento è in contrasto con il Primo emendamento che garantisce le libertà fondamentali, tra cui quella religiosa. Infatti la pratica è considerata basilare tra ebrei, musulmani, amish, mormoni e molti cristiani non cattolici. Schofield – che è orgogliosamente ebreo – dice che tra i firmatari ci sono molti suoi correligionari. Sono i brit shalom (il rito tradizionale si chiama brit milà), che pur rispettando il ricordo del patto fra Dio e Abramo, sostituiscono la parziale rimozione del prepuzio con qualcosa di meno cruento, ad esempio una preghiera. I sostenitori non religiosi della circoncisione affermano che la rimozione del prepuzio diminuisce il rischio di infettarsi con l’Hiv e protegge dal cancro al pene. Va ricordato che la circoncisione rituale ebraica è meno demolitoria di quella fatta per motivazioni diverse. E comunque è giusto scegliere tra la libertà di un pene rugoso o la lucentezza di quello del David di Michelangelo, ricordando sempre che la bellezza talvolta è dolorosa, più spesso illusoria.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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(da www.liberelaiche.it 10/6/08) In tanti paesi donne e uomini hanno deciso di non sopportare più il dolore e le conseguenze delle mutilazioni e si stanno impegnando per l’abolizione di questa pratica. Molti trattati e convenzioni internazionali proibiscono le mutilazioni dei genitali femminili riconoscendole come violazioni dei diritti umani, dei diritti delle donne e dei diritti dell’infanzia.
Nella Dichiarazione universale dei diritti umani adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, l’art. 2 sulla discriminazione, l’art. 3 sul diritto alla sicurezza della persona, l’art. 5 sui trattamenti crudeli e degradanti, l’art. 12 sulla privatezza, l’art. 25 sul diritto alla protezione della maternità e dell’infanzia, costituiscono l’ossatura da cui discendono le Convenzioni sui diritti civili e politici.
La Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (Cedaw) approvata dall’assemblea generale dell’Onu nel ’79, all’art. 2f dice : prendere ogni misura adeguata, comprese le disposizioni di legge, per modificare o abrogare ogni legge, disposizione, regolamento, consuetudine o pratica che costituisca diminuzione nei confronti delle donne.
Nella Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia l’art. 24 recita: Gli Stati parte devono prendere tutte le misure efficaci ed appropriate per abolire le pratiche tradizionali che possono risultare pregiudizievoli alla salute dei fanciulli.
Hanno approvato leggi che vietano la pratica: Burkina Faso (1996), Costa d’Avorio (1998), Egitto(2008) Eritrea (2007), Etiopia (1994), Ghana (1992), Guinea (1965), Repubblica Centro Africana (1996), Senegal (1999), Tanzania (1998), Togo (1998), Uganda (1995).
Che cosa sono le mutilazioni dei genitali femminili
L’organizzazione mondiale della sanità ha distinto le mutilazioni in quattro tipi:
1-clitoridectomia (circoncisione), consiste nella resezione del prepuzio clitorideo con o senza l’escissione di parte o dell’intera clitoride
2-escissione, che consiste nella resezione del prepuzio e della clitoride insieme alla rimozione parziale o totale delle piccole labbra
3-infibulazione o circoncisione faraonica, è la forma di mutilazione dei genitali tipica dei paesi del Corno d’Africa, che consiste nella escissione parziale o totale dei genitali esterni. I due lati della vulva vengono poi cuciti con una sutura, riducendo in tal modo la dimensione dell’orifizio della vulva e lasciando solo un piccolo foro nell’estremità inferiore per l’emissione del flusso mestruale e dell’urina
4-manipolazione degli organi dei genitali, incisione della clitoride e/o delle labbra; allungamento della clitoride e/o della labbra; cauterizzazione per ustione della clitoride e dei tessuti circostanti; raschiatura dell’orifizio vaginale o taglio della vagina; introduzione di sostanze corrosive con lo scopo di restringere la vagina.
La defibulazione è la procedura attuata per allargare l’orifizio lasciato al momento dell’infibulazione. Viene fatta per ridurre i dolori mestruali, la difficoltà della penetrazione, la diminuzione delle infezioni del tratto urinario, evitare complicazioni nel parto.
La reinfibulazione è la procedura attraverso la quale le labbra vengono ricucite insieme dopo il parto.
Conseguenze sanitarie delle mutilazioni genitali femminili
Le conseguenze sono connesse al tipo di operazione praticata, dalla capacità e dall’esperienza di chi la effettuata, dalle condizioni igieniche nelle quali viene praticata l’operazione.
Le conseguenze immediate possono essere:
1-Shock , dovuto al forte dolore causato dall’operazione, spesso in assenza di anestesia, e alle perdite di sangue che possono durare anche alcuni giorni
2-Emorragia, frequente conseguenza perché l’amputazione della clitoride può coinvolgere anche la resezione dell’arteria dorsale della clitoride. Pure l’amputazione delle labbra può causare danni alle arterie e alle vene
3-Infezioni, determinate dal fatto che la minzione e la defecazione avviene su ferite aperte. Nell’infibulazione l’infezione è interna e può intaccare l’utero, le ovaie, le tube causando infezioni pelviche e infertilità
4-Ritenzione urinaria, determinata da una minzione molto dolorosa per l’infiammazione della ferita alla vulva
5-Lesione dei tessuti, come l’uretra, la vagina, il perineo.
Le conseguenze nel lungo periodo possono essere:
1-Perdite di sangue, frequenti per le continue reinfibulazioni dopo i parti
2-Difficoltà nella minzione, dovuta all’ostruzione dell’apertura urinaria e/o al danneggiamento del canale urinario
3-Incontinenza, per il danno subito dall’uretra durante l’operazione
4-Infezioni pelviche croniche, comuni nelle donne infibulate
5-Sterilità, le infezioni possono provocare danni irreversibili agli organi riproduttivi
6-Fistole, perforazioni e lesioni tra la vagina e la vescica o tra la vagina e il retto, determinate dai rapporti sessuali e dai parti
7-Disfunzioni sessuali, la mancanza della clitoride impedisce l’orgasmo, la penetrazione è molto dolorosa per l’irrigidimento dei tessuti della vagina
8-Mestruazioni, il ristagno del sangue mestruale, determinato dall’occlusione dell’orifizio vaginale, comporta dolorosi gonfiori
9-Gravidanza e parto, il tessuto cicatrizzato impedisce la dilatazione del canale del parto. Spesso anche il neonato può subire danni
(Tiziana Ficacci)