21/6/11 – Siamo umani, per favore (2)

Le cornacchie affermano che basta una sola cornacchia a distruggere il cielo. La cosa è indubitabile, ma non dimostra nulla contro il cielo, poiché il cielo significa appunto incompatibilità con le cornacchie (Franz Kafka, Gli otto quaderni in ottavo)

Alla fine del mese un gruppo di attivisti pacifisti italiani salirà sulle navi di Freedom Flotilla 2 per recarsi a Gaza. Ai pacifisti vanno tutti i nostri auguri per la buona riuscita della loro missione, e, soprattutto, li ringraziamo per il bello slogan “restiamo umani”. Se possiamo avanzare una richiesta ai nostri connazionali che a giorni si imbarcheranno, è di ricordare il soldato Gilad Shalit – l’anno scorso i passeggeri della flottiglia rifiutarono l’incontro con i famigliari del giovane – che venne rapito e non catturato da un commando che lo consegnò ad Hamas, cinque anni fa su territorio israeliano in una operazione di guerra.
Non c’è motivo di contestare la critica dura, per certi aspetti anche condivisibile, che i pacifisti muovono ai governi israeliani, ma lo slogan restiamo umani avrà più senso e forza se non presterà il fianco ai signori della guerra intrisi da fanatismo religioso violento e maschilista, e a regimi che ignorano sistematicamente i diritti delle persone, soprattutto delle donne.
Sarebbe equo che sulla Freedom Flotilla, oltre alle bandiere palestinesi, campeggiasse un vessillo che ricordi come non è propriamente umano trattenere un prigioniero senza processo, senza visite di organizzazioni internazionali, colpevole, in definitiva, solo di esistere. Sarebbe una dimostrazione, oltre che di intelligenza, di essere umani.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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18/4/11 – Siamo umani, per favore
Il coraggio intellettuale della verità e l’attività politica sono due cose incompatibili in Italia (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975)
Dove c’è vita c’è compromesso. L’opposto del compromesso non è l’integrità bensì il fanatismo e la morte (Amos Oz)
Lo scorpione deve attraversare il torrente e chiede alla rana di portarlo in groppa. La rana si rifiuta perché, dice allo scorpione, quando arriveremo tu mi pungerai a morte. Lo scorpione rassicura la rana che non lo farà. La rana si persuade e lo porta in groppa, ma arrivati a destinazione lo scorpione la punge a morte e gli dice, mi spiace, ma è la mia natura.

C’è qualcosa di più scandaloso che morire per mano dei tuoi amici, essere tradito, avere la mano morsa da chi hai nutrito? E’ quello che è accaduto al nostro Vittorio Arrigoni, attivista dichiarato per la causa del popolo palestinese (“per vocazione non per lavoro” si legge nel suo blog guerrillaradio.iobloggo.com). Vik scriveva “non credo ai confini e alle barriere, credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini, alla stessa famiglia umana”. E’ quello che in molti pensiamo nei nostri confini e che ci muove all’ammirazione per chi ha il coraggio di dirlo da una porzione di terra sovrappopolata e sigillata, che riesce a vivere con estrema difficoltà per concessione dei vicini israeliani che li teme e li controlla, e l’indifferenza assoluta degli egiziani che hanno blindato il confine. Nel dolore per una morte tanto violenta, avrebbe fatto fare un passo alla difficile situazione di quella sfortunata area del mondo un po’ di sinerità. La denuncia, ad esempio, oltre che delle sofferenze del popolo palestinese, di organizzazioni violente ai fianchi e fiancheggiatrici di Hamas, coordinate da paesi arabi-musulmani e spesso in combutta fra di loro. Dire a voce piena che Vittorio Arrigoni è stato ucciso crudelmente per un regolamento di conti fra le organizzazioni palestinesi avrebbe contribuito alla causa del pacifismo ricercata dall’attivista. Raccontare che le fazioni palestinesi, eterodirette da organizzazioni arabe-musulmane coordinate dall’esterno e che non hanno nessun interesse a disinnescare la potenziale bomba della Striscia, sarebbe utile soprattutto per i palestinesi che hanno diritti indipendentemente da chi li governa.
Anche questa volta i commentatori italiani hanno preferito tenere infilati gli occhiali dell’ideologia, inebriandosi del profumo mediorientale e non sentendo l’odore rancido delle violazione dei diritti delle persone – delle donne soprattutto – dando una mano ai signori della guerra pervasi da un fanatismo religioso violento e maschilista. Pure stavolta i pacifisti nostrani hanno percorso il sentiero di disprezzare tutto ciò che viene dall’Occidente (non sempre perfetto ovviamente) e stordirsi coll’aroma d’Oriente.
Il solito pacifismo silente davanti ai ragazzi di piazza Tahir in Egitto, alle onde verdi iraniane, agli sbarchi dei tunisini. Ahimè sono gli stessi esponenti che trovano spesso punti di congiunzione con la Chiesa cattolica italiana (è appena il caso di ricordare come un presidente della Camera comunista inveì contro un ministro dell’Economia della sua coalizione che voleva eliminare l’iniquo privilegio dell’Ici alla Cei).
Leggo che una delle citazioni preferite dall’attivista italiano era dello scrittore americano Henry David Thoreau, ispiratore dei movimenti non violenti: “Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”.
Il corpo torturato di Vik uscirà dalla Striscia dalla parte egiziana. Quel confine che il grande paese arabo non apre per i fratelli palestinesi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

5/7/10 – Epilogo http://www.nessundio.net/blog/2010/07/05/4192/

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8 Commenti a “21/6/11 – Siamo umani, per favore (2)”

  1. Romy scrive:

    I pacifisti non sono affatti interessati allla pace, ma solo alle loro questioni. Purtroppo è così e credo che Tiziana ne sia perfettamente cosciente.

  2. Moreno Sponton scrive:

    La brutta fine di Vittorio Arrigoni mostra in modo molto chiaro che fraternizzare con gli islamici è un’idea malsana. Arrigoni infatti è semplicemente rimasto vittima della “sindrome del domatore”: quando il domatore del circo o il guardiano dello zoo acquisisce un’eccessiva confidenza con le bestie, ad un certo punto può succedere che, senza apparente motivo, gli animali feroci gli si rivoltino contro e lo aggrediscano, spesso con grande violenza e con conseguenze talvolta fatali. Dopotutto, sono pur sempre bestie. Infatti ecco cosa hanno fatto i palestinesi al “cooperante” che era andato là per aiutarli: «torturato, impiccato e strangolato»! Qualcuno vuole conoscere il perché? La religione musulmana rende bestie. Questo è il perché.

  3. Anonimo scrive:

    Una conclusone, quella di Spoton, un pò semplicistica e pericolosa che stride con l’equilibrio del pezzo scritto da Tiziana (il primo e il secondo)

  4. G- scrive:

    @Sponton
    essere contro le religioni lo comprendo e condivido, ma che gli umani siano bestie non lo accetterò mai

  5. Moreno Sponton scrive:

    Caro Anonimo,
    io tra i musulmani ci sono stato, per necessità di lavoro. Prova a stare anche tu un po’ di tempo in mezzo a loro, poi vediamo come ti reggi bene in equilibrio.
    A te e a Gmeno dico solo: lo sapete che in Arabia Saudita possono eseguire una condanna a morte stritolando una persona sotto uno schiacciasassi, cominciando dai piedi, tanto per fare un esempio?
    È la legge islamica!
    Vi piacerebbe se lo facessero a voi o a qualcuno che conoscete?
    Mi fareste un piccolo favore, tutt’e due, di dare un’occhiata a questo link:
    http://orpheus.ilcannocchiale.it/2009/11/30/il_video_censurato_della_lapid.html
    giusto per farvi un’idea, e leggere un’opinione che (per puro caso) somiglia alla mia?
    Stranamente, il video di cui si parla lì si trova ancora su YouTube, in mezzo a tante baggianate:
    http://www.youtube.com/watch?v=YGPMS7x8oLg
    dura pochi minuti, potete sfruttare un intervallo pubblicitario del vostro programma TV preferito per guardarlo.
    Gmeno, se hai o hai avuto un animale domestico, un cane o anche un gatto, non dovresti avere dubbi che il tuo amico a quattro zampe sia molto migliore di quegli esseri umani lì. Il fatto che gli umani abbiano un’intelligenza superiore aggrava la loro bestialità!
    Ricordatevi ragazzi: questo è l’islam! Le altre religioni sono bruscolini al confronto!

  6. Aviva scrive:

    Diciamo che usando questo tono c’è il rischio che chi nasce in una area geografica sia condannato al fanatismo islamico. Magari in Italia è diverso ma sentirsi ad esempio chiamati sempre cristiani o cattolici a me offende molto.

  7. Moreno Sponton scrive:

    Caro(a) Aviva,
    chi ha la sfortuna di nascere in certe aree geografiche, o meglio si dovrebbe dire aree teocratiche, È condannato al “fanatismo islamico”.
    I musulmani sono indottrinati fin da piccolissimi con metodi da follia, con un autentico lavaggio del cervello.
    Uscire dal “giro” in seguito non è possibile, non è proprio concepito. Probabilmente è molto più facile uscire da una associazione mafiosa.
    Chi rinnega l’islam è un apostata e per questo è prevista la pena di morte. Quindi non puoi uscirne vivo.
    “Cristiano” o “cattolico” è solo un’etichetta di carta adesiva, te la puoi togliere facilmente, io l’ho fatto (vedi la procedura per lo “sbattezzo” di cui si trovano ampie spiegazioni in rete).
    “Musulmano” è un marchio a fuoco. Non lo puoi cancellare.

  8. Sofia scrive:

    Se si pensa così bisogna essere conseguenti. Pensi che le camere a gas possano risolvere il problema?