Archivio di maggio 2011

Sgarbi… tutto Dio, Patria e Famiglia.

giovedì, 19 maggio 2011

E’ mancato solo il segno della croce ma la nuova trasmissione di Vittorio Sgarbi su Rai Uno è sembrata la copia conforme delle rubriche cattoliche che infestano a tutte le ore, per ore e ore, tutti i programmi delleTV pubbliche e private. Esordisce in compagnia del vescovo di complemento inventandosi le radici cristiane anche nella cultura pagana di greci e romani. Poi rispolvera Benedetto Croce mistificando il significato del suo “non possiamo non dirci cristiani” sapendo benissimo che Croce si riferiva ai riflessi condizionati di cui noi tutti soffriamo, atei compresi, dopo essere stati manipolati fin dall’infanzia da catechismo, famiglie bigotte, cresime, comunioni e condizionamenti religiosi di tutti tipi. Ma lui va anche oltre affermando che “non possiamo non essere cristiani” come se dovessimo obbligatoriamente allinearci alle sue stesse convinzioni. Poi all’improvviso perde il filo della trasmissione sconvolgendo tutto il programma e si lancia in una intemerata contro giornali e persone che lo hano criticato, a torto secondo lui. Ma il meglio della trasmissione, dopo la sua dichiarazione d’amore alla Patria di cui lui difende la bellezza deturpata, arriva quando introduce il tema del “padre” e quindi della famiglia. Chiama in causa il vescovo di complemento, addobbato con un enorme crocione fuori misura, coinvolgendolo sul concetto di “padre” non prima di aver richiamato la famosa affermazione di Papa Luciani che Dio è Padre e…Madre. Forse perché non se lo aspettava il povero vescovo si è arrampicato sugli specchi di una spiegazione metafisica, metareligiosa e metaparacula senza capo né coda, talmente arzigogolata che alla fine non sapeva più nemmeno lui come uscirne. E tanto per restare in tema di sacra famiglia il divo Sgarbi non si fa mancare niente e presenta all’Italia cristiana suo padre e suo figlio in una apoteosi familista a cui mancava solo il Mulino Bianco in fondo alla scenografia. In sostanza una trasmissione caotica, confusa, ma soprattutto noiosa, senza nemmeno i lampi di interesse culturale che a volte Sgarbi riesce meritatamente a suscitare quando il suo eloquio è rivolto all’arte e agli artisti. Ma le benemerenze cristianiste che il neo-conduttore ha sicuramente accumulato ieri lo mettono al riparo per la continuazione di tutte le trasmissioni previste.

Giulio C. Vallocchia

18/5/11 – I colpevoli

mercoledì, 18 maggio 2011

La necessità di una distinzione fra destra e sinistra in questi ultimi anni ha riacquistato senso non solo sul terreno programmatico, ma anche su quello dei valori e dell’immagine del partito. Questa esigenza non è presente solo nel vecchio ceppo socialista di questi partiti, ma tra i giovani. I quali oggi si interrogano sul loro futuro e anche su quello della società… La crisi sociale che stiamo vivendo influisce sulla vicenda politica dei partiti della sinistra. I quali registrano una contraddizione: per vincere devono allargare la loro influenza al centro; per recuperare credibilità, la sinistra deve avere idee, valori, programmi che sono propri della sinistra. E’, questo, un problema che si pone oggi soprattutto in Italia. L’idea che si tratti solo di trovare un leader, più o meno gradito al centro, è una illusione. Se un partito non ha un profilo netto, con programmi e valori in grado di interessare le nuove generazioni, non parla a nessuno. (Emanuele Macaluso, giovanissimo e fresco 87enne, direttore de Il Riformista)

E’ possibile che i giornalisti italiani non conoscano l’art. 3 della Costituzione? Così sembrerebbe quando leggiamo sui principali quotidiani come vengono raccontate le persone. Nel descrivere la brutta vicenda del potente direttore del Fondo monetario internazionale Dominique Strauss-Khan, - per il quale nonostante la gravità dell’addebito va garantito come a tutti prima un processo nei tribunali invece che sui media – i qualificati Corriere della Sera, Il Giornale e la Repubblica ci hanno tenuto a sottolineare le sue origini ebraiche. Non risparmiate neanche alla fascinosa Anne Sinclair, moglie del presunto stupratore. Anzi la Stampa ci ricama su raccontando che suo padre americanizzò il nome che in origine era Schwartz. Dimenticandosi però di aggiungere che il sig. Robert Scwhartz si impegnò nella Resistenza antinazista e Sinclair era il suo nome di battaglia. Ci hanno tenuto però a dire che il nonno materno della signora Anne – di suo giornalista di France2 – era Paul Rosenberg, agente di Matisse e Picasso. Insomma, gente ricca con case a place des Vosges e a Georgetown, nei quartieri più chic di Parigi e Washington , e – par di capire – siccome il denaro è lo sterco del diavolo… In realtà la più parte degli uomini sono dei porchi indipendentemente dal denaro che hanno in tasca, dalle donne che sposano, dalla loro cultura o appartenenza etnica e religiosa.
Gli ineffabili giornalisti italiani però diventano timidissimi quando i maschi porchi sono clamorosamente cattolici. Prendiamo i commenti sulla circolare del cardinale William Levada prefetto della Congregazione della fede che chiede agli episcopati di mettere a punto delle linee guida sugli abusi sessuali da consegnare in Vaticano entro il maggio 2012. Per paura di essere considerati zelanti i giornalisti si sono guardati dallo scrivere che la Chiesa italiana è una delle poche a non essersi ancora dotata di norme a differenza degli episcopati di Australia, Austria, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Olanda, Stati Uniti e molti paesi latinoamericani. Mentre magistrati e carabinieri, spinti dalle denunce dei parrocchiani, infrangono la prudenza alla quale si allineavano in passato, i media sono controllatissimi. Misurati i pezzi e i commenti su don Seppia, nonostante le pubbliche scuse del cardinale Bagnasco. Al quale nessun giornalista ha osato chiedere se alla diocesi erano arrivate proteste di parrocchiani prima che il sacerdote finisse nelle indagini della magistratura. I giornalisti diventano delle mammole poi quando i porchi in abito talare sono amici di qualche politico. E’ appena il caso di ricordare don Ruggero Conti, grande elettore del sindaco di Roma per il quale Alemanno intravedeva un futuro di consulente per la famiglia, condannato a 16 anni per molestie a minorenni. Oltre all’articolo 21 sarebbe il caso che i giornalisti studiassero anche l’articolo 3.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Nella pagina ritratti http://www.nessundio.net/ritratti.htm
30/6/10 http://www.nessundio.net/blog/2010/06/29/4174/

Piccola nota: scrive Dario Calimani, anglista
Nella Corea del Sud si studia il Talmud a scuola e tutti ne hanno una copia in casa tradotta in coreano, perché lì sono convinti che la genialità degli ebrei è dovuta allo studio della Ghemarà. Ma è vero che tutti gli ebrei studiano il Talmud? Ed è vero che tutti gli ebrei sono geniali? Sulla base di due assiomi errati si costruisce l’antisemitismo. Un amico intellettuale era solito dirmi: “Gli ebrei vengono ammirati (e accettati) per la loro intelligenza. E se invece fossero tutti stupidi, sarebbe allora una buona ragione per eliminarli?” L’ammirazione incondizionata è sempre sospetta.

17/5/11 – Di nuovo voglia di muri

martedì, 17 maggio 2011

Sono cresciuta in una famiglia consapevole del problema della razza …all’epoca vivevamo a Stoccolma. Faccio il saluto nazista da quando avevo dieci anni. I miei genitori avevano capito cosa stava per succedere. Il potere economico degli ebrei, la rovina, la dissoluzione morale. Non è cambiato niente. Oggi la Svezia sta per essere divorata dal proprio interno da un’immigrazione senza controllo. Il solo pensiero che si costruiscano moschee sul suolo svedese mi fa stare male (da Il ritorno del maestro di danza, Henning Mankell, Marsilio)
Principali partiti di estrema destra e xenofobi con accanto il nome del leader : AUSTRIA , Partito della liberta (Fpo), Heinz-Christian Strache/Alleanza per il futuro dell’Austria (Bzo), Josef Bucher, BELGIO, Nuova alleanza fiamminga, Bart De Wewer, BULGARIA, Ataka, Volen Siderov, DANIMARCA, Partito del popolo, Pia Kjaersgaard, FINLANDIA, Veri finlandesi, Timo Soeni, FRANCIA, Fronte Nazionale, Marine Le Pen, GRAN BRETAGNA, Partito nazionale britannico, Nick Griffin/Partito per l’indipendenza (Ukip), Nigel Garage, ITALIA, La Destra, Francesco Storace/Lega, Umberto Bossi, OLANDA, Partito della libertà. Geert Wilders, POLONIA, Lega delle famiglie polacche, Witold Balazak, REP.CECA, Sovranità, Jana Bobosikova, ROMANIA, Grande Romania, Corneliu Vadim Tudor, SLOVACCHIA, Partito nazionale, Jan Slota, SVEZIA, Democrazia svedese, Jimmie Akesson, UNGHERIA, Jobbik, Gabor Vona

Sarebbe comodo dire che i fantasmi si aggirano per l’Europa, in realtà abitano nella nostra testa. Non ci scandalizziamo, infatti, che nel nostro Paese si siano insediati con forza movimenti xenofobi di ultradestra. Il volgare disprezzo dei leader leghisti è chiamato folclore (fora da bal), le battute antisemite di esponenti de La Destra sono in buona sostanza condivise da cascami dell’ultrasinistra, e non turba il cortile di casa nostra la nuova Costituzione ungherese che, tra le altre gravi cose, abolisce il nome di Repubblica ungherese sostituendolo con Paese magiaro, un chiaro ammonimento alle minoranze etniche, tra le quali gli zingari. E nella tenera Danimarca dei biscotti al burro? Mentre Roma e Parigi chiedevano di rivedere Schengen sulla pelle dei tunisini, a Copenaghen si è proceduto. Ufficialmente per problemi di criminalità transfrontaliera.
L’immigrazione e la convivenza con etnie diverse esiste, ma solo venti anni fa avremmo escluso la formazione di movimenti neonazisti. Perché questi partiti sono ben lontani dalle denunce che anche molti di noi condividono sulla paura del fondamentalismo religioso e l’invasione delle nostre libertà (che peraltro in Italia sono ben lontane dall’essere compiute), sono islamofobi, antisemiti, misogini anche quando guidati da donne, omofobi…
Sembrava che con la fine del nazifascismo, dell’uscita dei paesi dell’est dall’influenza sovietica, con l’allargamento dell’Europa si potesse costruire un continente diverso, con una visione repubblicana che non facesse distinzione fra le origini e le culture dei suoi cittadini, invece oggi sembra che a questo schema si è sostituita una idea antica e pericolosa fondata sul diritto del sangue e sull’origine etnica. La sinistra, almeno in Italia, si mostra come quei parenti che davanti agli ultimi respiri dell’ammalato si mostrano dolenti mentre già si spartiscono i suoi beni.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

13/2/11 –  Un vuoto di senso http://www.nessundio.net/blog/2011/02/13/4766/
21/2/11 –  Pari diritti? http://www.nessundio.net/blog/2011/02/21/4776/
6/3/11 –  Classi dirigenti http://www.nessundio.net/blog/2011/03/06/4785/

15/5/11 – Lo Stato vegetativo

domenica, 15 maggio 2011

Segnaliamo ai lettori di NoGod il convegno Antisemitismo e islamofobia, tra ostilità e convivenza, con Rosy Bindi, Luigi Manconi, Saul Meghnagi, Adriano Prosperi, Claudio Vercelli, Tobia Zevi, che si svolgerà lunedì 16 maggio alle 16.00, presso la Camera dei Deputati, Sala del Mappamondo, palazzo Montecitorio. Occorre però mandare la propria adesione, indicando l’evento all’indirizzo mail: cerimoniale.adesioni@camera.it

La voce del papa si è sentita per condannare l’intervento militare in Libia, poi c’è stata qualche parola di circostanza sulle rivolte nel mondo arabo, ma nessun incoraggiamento ai giovani in cammino per il cambiamento.
Si è sentita molto spesso la voce di monsignor Giovanni Martinelli, vicario apostolico di Tripoli, che denuncia le conseguenze nefaste della guerra. Per pacifismo e paura delle vittime civili? Poco probabile considerato gli ottimi rapporti che il porporato ha sempre intrattenuto con il colonnello Gheddafi, tanto che in molti momenti ne sembra il portavoce.
In Siria i vescovi cattolici sono allineati e coperti con il regime di Assad, mentre i rappresentanti dello Stato vaticano in Marocco e Tunisia blandamente elogiano le rivoluzioni, ma mettono in guardia, probabilmente anche sopravvalutandolo, il rischio del radicalismo islamico.
Chi sicuramente mostra di temere il radicalismo islamico è monsignor Fouad Twal che si è affrettato a plaudire la riappacificazione tra Hamas e Fatah. Forse in questo caso un po’ di silenzio sarebbe stato utile a mons. Twal che nonostante i suoi reiterati gradimenti nelle zone amministrate da Hamas, ha visto i cristiani e i pochi cattolici allontanati e discriminati molto brutalmente.
Il Vaticano ha perso quasi completamente influenza nel conflitto israelo-palestinese, in parte perché i cristiani, anche se in Italia grazie allo strapotere pontificio viene celato, sono frammentati e fra loro in lite perenne, quindi non sono un valido interlocutore. Israele desidera avere rapporti cordiali con la Santa Sede e i governi in genere si sforzano, ad esempio il governo in carica è meno pressante del precedente nella richiesta dei sessanta anni di tasse arretrate sui siti religiosi, ma i media – e le persone comuni – sono supercritici con le incongruenze vaticane.
Rispetto al regno del beato papa Giovanni Paolo II, quando il Vaticano voleva appropriarsi di tutto il mondo (tra i motivi della beatificazione anche questa propensione), il regime ratzingeriano sembra segnare una discontinuità. Lasciata la strada impercorribile del mondo islamico, forse – a ragione – considerato inconvertibile, Benedetto XVI sembra puntare tutto sulla secolarizzata Europa, gettando l’amo ai pesci più docili dei paesi dell’est Europa – pur se in maggioranza ortodossi – e contando sui serbatoi più arretrati come l’Italia e la Polonia. Le recenti battaglie insieme agli ortodossi sul crocefisso, le questioni bioetiche, la rivalutazione del cattolicesimo preconciliare che trova spazio in comunità cattoliche dei paesi nordeuropei, sono battaglie identitarie che dovrebbero, secondo il nuovo organigramma vaticano risvegliare la vecchia Europa secolarizzata.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

5/1/11 – Cristianofobia? http://www.nessundio.net/blog/2011/01/05/4705/

14/5/11 – www.freeaiweiwei.org

sabato, 14 maggio 2011

No, il comunismo non ucciderà la bellezza e la grazia (Gramsci)
La bellezza non fa le rivoluzioni. Ma viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza (Camus)

Ai Weiwei é stato arrestato in Cina il 3 aprile scorso, ufficialmente per evasione fiscale, in realtà per il suo impegno civile per la libertà di espressione. L’artista è notissimo, ha collaborato, ad esempio, al Nido per le Olimpiadi di Pechino. Anish Kapoor, grande artista contemporaneo, ha chiesto un giorno di chiusura di musei e di istituzioni culturali in segno di protesta. Qui sotto trovate le immagini della installazione dell’artista cinese nella sala turbine alla Tate: un milione di semi di porcellana dipinti a mano, collocati in un ambiente grigio. Ai Weiwei ha così interpretato la Cina della Rivoluzione culturale, i semi di girasole (il popolo) che seguono la direzione del sole (Mao), una Cina uniforme, in apparenza felice ma in verità triste. Londra che lo aspettava per la chiusura della mostra alla Tate ha raccolto l’invito di Kapoor. Gli scultori Mark Willinger e Patrick Bill dicono che è giusto chiudere i musei perché così si nega la libertà di immaginazione garantita dalal vista del bello, esattamente come fa il governo cinese. La Somerset House, che non aveva mai esposto sculture contemporanee, ha rotto la tradizione mettendo in mostra (fino al 26 giugno) dodici teste di bronzo che raffigurano gli animali dello zodiaco cinese. Opera di Ai Weiwei.

http://blog.panorama.it/foto/2010/10/11/ai-weiwei-alla-tate-modern-con-15-milioni-di-semi-di-girasole/

Tiziana Ficacci www.nogod.it

11/5/11 – L’informazione tv

mercoledì, 11 maggio 2011

Quando, da domenica mattina, tutti i telegiornali hanno cominciato a trasmettere le immagini del salvataggio di Lampedusa, ho pensato: questa sera ci sarà una trasmissione tutta dedicata a questo straordinario esempio di solidarietà. Mi sono detto, finora questa è l’immagine più significativa del 150° anniversario dell’Unità d’Italia: un Paese unito, solidale , coraggioso. Un tempo, all’episodio, La domenica del Corriere avrebbe dedicato una copertina. (Aldo Grasso, Corriere della Sera)
Ho troppo stima degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanto coglioni che vanno a votare per fare il loro disinteresse (Silvio)

Chi ha ucciso Melania Rea?
Secondo la televisione italiana è possibile che a farlo sia stato il marito, che, stanco di un rapporto matrimoniale con una donna bellissima ma appiccicosa, e favorito dal suo lavoro, istruttore di reclute, la tradiva continuamente. Invece di impigliarsi nelle lungaggini burocratiche del divorzio italiano ha pensato bene di inscenare un omicidio tipo serial killer, infliggendo ferite in due tempi (la coagulazione dei tagli è diversa) e sfregiando ulteriormente il cadavere con una svastica sulla coscia e una siringa sul seno. Che il marito fosse stufo della moglie è anche provato dal fatto che sul corpo di Melania non è stato trovata traccia di un rapporto penetrativo recente.
Se così fosse, ovviamente dopo un regolare processo e magari con un giudice (anche comunista ma non Mara Venier) che lo scellerato venga condannato sembrerebbe cosa “buona e giusta”.
Al momento i motivi dell’accanimento dei talk del servizio pubblico e della trash tv mediaset, risiedono nel fatto che il giovane uomo – caporale maggiore dell’esercito italiano, reduce anche da missioni all’estero, ovviamente meridionale – che, seppure mostrato sempre in giacchetta a vento lascia sospettare un bel fisico palestrato, sia stato un donnaiolo seriale. Il casanova addirittura aveva una storia con tal Ludovica, soldatessa e ottima cavallerizza, con la quale intratteneva una “torbida” relazione da quasi due anni. La portava a consumare sesso in squallidi alberghetti o, addirittura, dormivano insieme in macchina a metà strada tra la caserma di lei e la caserma di lui. Addirittura l’amatore aveva un secondo cellulare dedicato alla gestione dei suoi affari di sesso con le allieve soldato. Al momento il caporale sembra disperato per la perdita della moglie, per la figlioletta di 18 mesi “che come un mantra chiama mamma mamma”, e perché, afferma, l’attenzione concentrata su di lui depista gli inquirenti. “Silenzio”, gli gridano dalle morbide seggiolette degli studi raiset , come ti permetti di farci la morale proprio te che passi il tempo a tradire tua moglie che fa dei bei pranzetti e cuce i vestitini per la vostra bambina. E – poteva mancà – il prete catodico che tesse le lodi di Melania cornificata ma silenziosa, Melania che aveva anche affrontato l’amante, il tutto per salvare l’unità della famiglia. E’ possibile tifare per un matrimonio con coniugi fedeli, nessuno dice di no, ma ha senso mostrare stupore per un seduttore di giovanette, per una moglie che forse era contenta così, per una amante “che forse è pure una brava ragazza” ?
Eppure notizie per fare bei servizi, anche con molta retorica, per farci sentire un po’ meno stronzi si potrebbero anche fare. Ad esempio perché non parlare della catena umana formata da militari, volontari delle associazioni umanitarie, lampedusani, giornalisti (addirittura!), che hanno salvato 528 profughi che erano su un battello proveniente dalla Libia.
E poi, è del tutto insostenibile che a parlare di qualsiasi cosa ci siano sempre i soliti sgaramboni, preti, o chirurghi plastici. Oppure i reiterati inviti a personaggi capati dal mazzo con rara maestria. A parlare di islam, ad esempio, viene chiamato sempre il fondatore della moschea di Segrate, Ali Abu Shwaima, che ha segnalato al mondo che Vendola è omosessuale, per delegettimare Davide Piccardo, candidato di Sel a Milano, e figlio del fondatore dell’Ucoii, reo di essere vicino ad un islam più moderato. Perché nella tv raiset si tifa per l’islam estremista e per il governo che vorrebbe imprigionare i profughi. Senza mai dare spazio a quegli arabi che vorrebbero una democrazia all’occidentale – che l’Occidente poco sostiene – e che nel frattempo farebbero volentieri dell’Occidente casa loro. Ben si guarda la tv di ricordarci che le masse arabe possono fare due cose: cercare il riscatto organizzando una guerra santa o affrancarsi mescolandosi con noi e trasformare i loro paesi in qualcosa che somigli alla democrazia. Intanto speculiamo su chi ha ammazzato chi, tifando per il processo breve che quello interminabile si fa in televisione.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

9 /5/11 – B&B

lunedì, 9 maggio 2011

Signore e signori, noi continuiamo a credere che Berlusconi sia una persona, quando in realtà è solo una delle cellule del nostro dna collettivo. C’è un Berlusconi in ogni italiano, nessuno escluso. E’ per questo che non riusciamo a sbarazzarcene, perché facendolo dovremmo rinunciare a una parte di noi. Siamo un paese di incurabili, insicuri maschioni arabescati e tenere veline velate. (Francesco Bonami, Bob)

L’Italia è un paese così arretrato e in difficoltà perché antropologicamente diverso?
C’è da sospettarlo seriamente quando vediamo i cittadini che sopportano soprusi e sopraffazioni dalla politica che li amministra e governa. E’ probabile che la testa china sia un effetto dell’ educazione cattolica, o meglio del filoclericalismo che intride ogni aspetto della società italiana. Secolarizzati per tutto quello che riguarda la vita privata nella sfera pubblica , gli italiani battezzano i propri figli, li iscrivono all’ora facoltativa di religione – contribuendo ad erodere risorse economiche che non impegnate in quell’insegnamento potrebbero servire alla scuola – celebrano i funerali dei parenti in Chiesa, pure se il morto in vita non l’ha mai frequentata.
Eppure è proprio dai grandi paesi cattolici che spira un vento di cambiamento. Il Brasile ad esempio, ha deciso che chi ha scelto una unione omosessuale non può essere considerato cittadino di seconda classe. La Corte Suprema ha votato all’unanimità con la sola eccezione del giudice José Antonio Dias Toffol che avrebbe voluto il mantenimento della discriminazione giustificando la sua posizione reazionaria perché ultracattolico. La Conferenza episcopale brasiliana ritiene che al pluralismo c’è un limite, ma la Corte – giudici comunisti? – ha riconosciuto l’uguaglianza dei diritti per le coppie omosessuali per la reversione della pensione, l’assistenza sanitaria, le adozioni. Praticamente un matrimonio. Unioni e matrimoni sono stati legalizzati anche in Uruguay, in Argentina e nel distretto federale di Città del Messico. Noi intanto segniamo il passo, anzi ministri e sottosegretari si fanno vanto di avere posizioni misogine ed omofobe, al posto di varare leggi per il riconoscimento di pari diritti.
Del resto a pochi giorni dal voto amministrativo il quotidiano della Cei Avvenire ha licenziato un editoriale che si schiera con il governo. Infatti, scrive l’editorialista, bisogna “pesare bene le opzioni”, e la differenza non la fa né il lavoro, né l’economia, né l’immigrazione. No, anche per il voto amministrativo le questioni di cui tener conto è il no all’aborto, no a qualsiasi riconoscimento alle coppie omosessuali, si alla parità scolastica.
Benedetto XVI esattamente come Berlusconi, papa e premier bugiardi e imbroglioni.
L’uno parla di immigrazione e solidarietà, l’altro parla di fisco e merito. Sappiamo come entrambi mentano per la gola. Ma gli italiani perché li foraggiano? Siamo diversi noi? Forse è il tempo di avviare una riflessione seria sugli italiani mala gente.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Segnaliamo ai lettori di NoGod il convegno Antisemitismo e islamofobia, tra ostilità e convivenza, organizzato dall’associazione di cultura ebraica Hans Jonas e dall’associazione per le libertà A buon diritto, che si svolgerà lunedì 16 maggio alle 16.00, presso la Camera dei Deputati, Sala del Mappamondo, palazzo Montecitorio. Occorre però mandare la propria adesione, indicando l’evento all’indirizzo mail: cerimoniale.adesioni @camera.it

9/5/11 – Per il sottosegretario alla famiglia

lunedì, 9 maggio 2011

Cercavo in te la tenerezza che non ho/la comprensione che non so/trovare in questo mondo stupido/ …Non sarà facile,ma sai/si muore un po’ per poter vivere

Cosa da alle nostre vite – a volte non più giovanissime – il vuoto di senso, lo spaesamento? Dolori privati, certamente. I lutti, l’indifferenza fra fratelli, genitori anziani… Ma anche un pubblico che non funziona. Un paese dispari, clericale, discriminatorio nei confronti delle donne, non equo nella ripartizione dei beni… Recentemente c’è stato un duro attacco del sottosegretario alla family sulle due mani intrecciate mostrate in un cartellone pubblicitario e, non domo, sui due ragazzi romani che si scambiavano tenerezze al Colosseo. L’azione del sottosegretario Giovanardi dovrebbe esser inquadrata tra le cose giullaresche e le sue parole additate al ludibrio, ma sappiamo che purtroppo l’Italia è un paese dove i politici hanno una autorità forte, grazie anche ai media asserviti. Invece hanno avuto l’effetto di far soffrire molti cittadini italiani. Se avrà il tempo, il sottosegretario potrebbe vedere lunedì o martedì in diversi orario su Sky cinema classics questo film di cui Nogod parlò quando uscì nelle sale cinematografiche.

22/1/10 “Ad esempio le persone con le lentiggini non sono considerate una minoranza da quelle senza lentiggini. Non sono una minoranza nel senso in cui la intendiamo. Perché? Perché una minoranza si considera tale solo quando costituisce una minaccia, vera o presunta, per la maggioranza” (C. Isherwood, Un uomo solo)

Tom Ford, talentuoso stilista, racconta che dopo aver lasciato Gucci ha avuto un senso di vuoto. Ha giocato molto a golf e a tennis, si è molto annoiato e si è sentito colpevole della “logo ossession” da lui alimentata. Un vuoto di senso, di mancanza di futuro che ha trasmesso al personaggio del film “A single man” – interpretato da un Colin Firth in stato di grazia – col quale ha esordito nella regia.
Il film è la cronaca di una giornata di George , professore di letteratura in un college della West Coast, che medita di uccidersi perché non regge al dolore per la morte del suo compagno Jim. La storia è tratta dal romanzo “Un uomo solo” di Christopher Isherwood (Adelphi, 16 €). “Immaginate due persone che, in questo spazio ridotto, vivano assieme ogni giorno, cucinino gomito a gomito sugli stessi fornelletti, si comprimano sui gradini angusti. Si radano di fronte allo stesso minuscolo specchio, continuino a toccarsi, a urtarsi, a cozzare l’uno contro il corpo dell’altro, per sbaglio o no, sensualmente, aggressivamente, maldestramente, impazientemente, in collera o in amore – immaginate che profonde, ma invisibili tracce devono lasciarsi alle spalle. L’ingresso della cucina è troppo stretto… Ed è lì che quasi tutte le mattine George prova la sensazione di trovarsi all’improvviso su un limitare scosceso, frastagliato, brutalmente interrotto – come se il sentiero fosse scomparso sotto una frana. E’ lì che si arresta di colpo, turbato dalla novità, e, come la prima volta, capisce che Jim è morto. E’ morto”.
Siamo a Los Angeles nel 1962: c’è la crisi dei missili a Cuba, c’è grande tensione, ma il professore non pensa al futuro perché ha deciso di spararsi, forse dentro un sacco a pelo per non creare disagio a chi dovrà poi mettere tutto in ordine. Scriverà qualche lettera per gli amici, lascerà i soldi per la domestica, disporrà gli abiti per il funerale. Non tutto si svolgerà così, perché in realtà la vita è buffa. Nel frattempo abbiamo conosciuto l’amica Charley (Julianne Moore) , i vicini di casa bigotti, il bellissimo Kenny, il giovane studente appena intravisto ma che forse è troppo tardi per toccare… il tutto svolto in ambienti chic e sofisticati, tra muri beige e neri, orchidee e calle bianche, abiti perfetti.
Il dolore, il lutto e la sua difficile elaborazione, quei picchi di eccitazione che a volte prendono dopo una perdita, la tentazione di vivere comunque, la paura di dimenticare le persone che abbiamo amato, l’ineluttabile discesa nella depressione, sono tappe che ci riguardano tutti.
La consolazione del professore, nelle sue ultime ore, è la grazia, l’armonia. “Un uomo solo” è un libro bello- e Tom Ford ha il merito di avercelo fatto rileggere grazie al suo “A single man” – perché esprime senza parabole un amore per la bellezza così grande che consente al protagonista di rimanere fedele al suo compagno fino alla morte. Anzi, è un libro sulla bellezza dei libri, un omaggio alla letteratura, pieno di allusioni, intelligenza, cultura.
Ma i nemici sono sempre in agguato e c’è l’assassino che uccide la bellezza e la grazia, ed ecco che questo film che pure parla di sentimenti che riguardano tutti, viene liquidato da Giorgio Carbone, il critico cinematografico di Libero “come un raffinato affare di checche”. Invece è solo un ritratto di un uomo dolente, che, nel suo ordinario dolore racconta più di tanti manifesti la normalità dell’amore omosessuale.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

La Russa, un vero gentleman…

domenica, 8 maggio 2011

Meriterebbe il secondo posto nella lista maschile della serie “più belli che intelligenti” che l’altro ineffabile gentleman, Berlusconi, ha inaugurato dedicandola però alle donne donne.  Anzi, proviamo a stilare una classifica al maschile  cominciando proprio da questi due, con culoflaccido Silvio al primo posto, naturalmente…..

1) – Silvio Berlusconi

2) – Ignazio La Russa

3) – Carlo Giovanardi

6/5/11 – Cadaveri eccellenti

venerdì, 6 maggio 2011

La violazione di sepolcro e vilipendio del cadavere è un reato che la Chiesa aggira, come si è visto nell’ostensione/esibizione delle spoglie di Padre Pio. Altro che spiritualità: la Chiesa sa bene che alla gente piacciono le cose concrete, tangibili (sindone, reliquie). La gente ama anche il macabro, il contatto con la morte, perciò la si attira con la vista dei morti (quanti santi imbalsamati ed esposti nelle teche di vetro). La Chiesa ha fatto viaggiare la salma di Piergiorgio Frassati fino in Australia. Ed ora ha tirato fuori dal sepolcro anche il polacco. Che per fortuna era ben impacchettato in tre bare. Forse era già stato tutto previsto fin dall’inumazione: lo tireremo fuori al momento giusto. E poi anche l’ampolla col sangue: a me sta cosa ha fatto proprio schifo. E’ stato comunque commesso un reato secondo il nostro codice tuttora in vigore (Sergio, dal blog di nogod.it)
So che adesso è considerato non politicamente corretto dire queste cose. Ma quando ho visto da lontano piazzale Loreto colmo di gente che guardava il duce a testa in giù , per me è stato un bel giorno (Franca Valeri)
Il presidente Obama ha deciso di trattare il leader di Al Qaeda in maniera diversa rispetto a tutti gli altri soggetti negli innumerevoli casi criminali che affollano i tribunali Usa. L’ha arbitrariamente privato di un soggiorno all’obitorio e di una autopsia con cui un medico legale poteva stabilire con certezza scientifica le circostanze della sua morte… perché mai Obama ha deciso di inchinarsi alla sharia gettandolo nell’oceano quando in qualsiasi altro caso o indagine criminale la religione dei soggetti non conta? Obama ha oltrepassato le sue prerogative presidenziali vietando la diffusione delle sue foto…i passi falsi giudiziari che sono stati commessi ci perseguiteranno per anni, forse decenni (Alan Dershowitz, principe del foro Usa e obamiano)
Lo Stato che poco si occupa della buona vita e delle buone cure dei cittadini, vuole riscattarsi con quella che politici mercenari considerano una buona morte ( su questa pagina 11/3/11)

Per quanto atroci siano state le immagini delle Torri gemelle, il fatto che gli Usa prima agiscono e poi informano danno l’idea che gli americani, in definitiva, fanno un po’ quel che gli pare. E se le 2974 vittime delle Torri gridavano vendetta – ma questa parola non appartiene ai fondamentalisti? Non è più equo cercare giustizia? – sembrano dimenticati i morti di Madrid, di Londra, di Mumbai. E delle troppe vittime di attacchi terroristici nei paesi arabi per i quali in Occidente non si versano lacrime. Comunque, bin Laden è morto in una azione di guerra come lo fu l’attacco dell’11 settembre. Forse sarebbe stato meglio processarlo, tutto l’Occidente ci avrebbe guadagnato in immagine, specie dopo lo scandalo di Guantanamo.
Per vedere il bicchiere mezzo pieno non possiamo tralasciare che il presidente Usa ha utilizzato i mezzi dell’intelligence a differenza del suo predecessore.
Una parte del mondo islamico contesta la sepoltura in mare. Per l’islam il cadavere deve essere lavato con acqua limpida, profumato con olio canforato, avvolto stretto in fasce di cotone, il corpo disposto parallelamente verso la Mecca con il volto rivolto verso la Kabaa e sepolto in profondità nella terra. Nell’attentato delle Torri gemelle delle 2974 vittime (+ i 19 dirottatori) solo 1600 sono state identificate. I morti avevano 90 nazionalità differenti e sicuramente credevano in cose diverse. I loro amici, i loro familiari, non hanno avuto la possibilità di prepararli per la sepoltura. C’erano fra le vittime dei musulmani che avrebbero dovuti essere profumati con l’olio canforato, ebrei che avrebbero dovuto essere lavati con l’acqua contenente una goccia del mare e una piovana, avvolti nel sudario e sepolti in terra dentro una bara di legno leggero, cristiani vestiti con i loro abiti migliori, le mani giunte, chiusi in bare lucide con vistose maniglie d’ottone e crocifissi dorati, non religiosi che avrebbero scelto casse semplici, vestiti sobri, magari una bandiera. O quei morti che avrebbero desiderato che le loro ceneri fossero sparse sui prati della loro infanzia, o nel mare del loro primo amore… ricoperti di serti di fiori colorati, segnalati da lapidi con incise croci, mani giunte, magen David, poesie…
Spesso pensiamo a come affrontare la malattia, disponiamo per non soffrire inutilmente. Dovremmo stabilire anche come essere sepolti, perché purtroppo – per quanto possa sembrare puerile – rimarremo nella memoria delle persone amiche così. Sempre che non rimaniamo sepolti sotto le macerie di un attentato terroristico.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it