Cercavo in te la tenerezza che non ho/la comprensione che non so/trovare in questo mondo stupido/ …Non sarà facile,ma sai/si muore un po’ per poter vivere
Cosa da alle nostre vite – a volte non più giovanissime – il vuoto di senso, lo spaesamento? Dolori privati, certamente. I lutti, l’indifferenza fra fratelli, genitori anziani… Ma anche un pubblico che non funziona. Un paese dispari, clericale, discriminatorio nei confronti delle donne, non equo nella ripartizione dei beni… Recentemente c’è stato un duro attacco del sottosegretario alla family sulle due mani intrecciate mostrate in un cartellone pubblicitario e, non domo, sui due ragazzi romani che si scambiavano tenerezze al Colosseo. L’azione del sottosegretario Giovanardi dovrebbe esser inquadrata tra le cose giullaresche e le sue parole additate al ludibrio, ma sappiamo che purtroppo l’Italia è un paese dove i politici hanno una autorità forte, grazie anche ai media asserviti. Invece hanno avuto l’effetto di far soffrire molti cittadini italiani. Se avrà il tempo, il sottosegretario potrebbe vedere lunedì o martedì in diversi orario su Sky cinema classics questo film di cui Nogod parlò quando uscì nelle sale cinematografiche.
22/1/10 “Ad esempio le persone con le lentiggini non sono considerate una minoranza da quelle senza lentiggini. Non sono una minoranza nel senso in cui la intendiamo. Perché? Perché una minoranza si considera tale solo quando costituisce una minaccia, vera o presunta, per la maggioranza” (C. Isherwood, Un uomo solo)
Tom Ford, talentuoso stilista, racconta che dopo aver lasciato Gucci ha avuto un senso di vuoto. Ha giocato molto a golf e a tennis, si è molto annoiato e si è sentito colpevole della “logo ossession” da lui alimentata. Un vuoto di senso, di mancanza di futuro che ha trasmesso al personaggio del film “A single man” – interpretato da un Colin Firth in stato di grazia – col quale ha esordito nella regia.
Il film è la cronaca di una giornata di George , professore di letteratura in un college della West Coast, che medita di uccidersi perché non regge al dolore per la morte del suo compagno Jim. La storia è tratta dal romanzo “Un uomo solo” di Christopher Isherwood (Adelphi, 16 €). “Immaginate due persone che, in questo spazio ridotto, vivano assieme ogni giorno, cucinino gomito a gomito sugli stessi fornelletti, si comprimano sui gradini angusti. Si radano di fronte allo stesso minuscolo specchio, continuino a toccarsi, a urtarsi, a cozzare l’uno contro il corpo dell’altro, per sbaglio o no, sensualmente, aggressivamente, maldestramente, impazientemente, in collera o in amore – immaginate che profonde, ma invisibili tracce devono lasciarsi alle spalle. L’ingresso della cucina è troppo stretto… Ed è lì che quasi tutte le mattine George prova la sensazione di trovarsi all’improvviso su un limitare scosceso, frastagliato, brutalmente interrotto – come se il sentiero fosse scomparso sotto una frana. E’ lì che si arresta di colpo, turbato dalla novità, e, come la prima volta, capisce che Jim è morto. E’ morto”.
Siamo a Los Angeles nel 1962: c’è la crisi dei missili a Cuba, c’è grande tensione, ma il professore non pensa al futuro perché ha deciso di spararsi, forse dentro un sacco a pelo per non creare disagio a chi dovrà poi mettere tutto in ordine. Scriverà qualche lettera per gli amici, lascerà i soldi per la domestica, disporrà gli abiti per il funerale. Non tutto si svolgerà così, perché in realtà la vita è buffa. Nel frattempo abbiamo conosciuto l’amica Charley (Julianne Moore) , i vicini di casa bigotti, il bellissimo Kenny, il giovane studente appena intravisto ma che forse è troppo tardi per toccare… il tutto svolto in ambienti chic e sofisticati, tra muri beige e neri, orchidee e calle bianche, abiti perfetti.
Il dolore, il lutto e la sua difficile elaborazione, quei picchi di eccitazione che a volte prendono dopo una perdita, la tentazione di vivere comunque, la paura di dimenticare le persone che abbiamo amato, l’ineluttabile discesa nella depressione, sono tappe che ci riguardano tutti.
La consolazione del professore, nelle sue ultime ore, è la grazia, l’armonia. “Un uomo solo” è un libro bello- e Tom Ford ha il merito di avercelo fatto rileggere grazie al suo “A single man” – perché esprime senza parabole un amore per la bellezza così grande che consente al protagonista di rimanere fedele al suo compagno fino alla morte. Anzi, è un libro sulla bellezza dei libri, un omaggio alla letteratura, pieno di allusioni, intelligenza, cultura.
Ma i nemici sono sempre in agguato e c’è l’assassino che uccide la bellezza e la grazia, ed ecco che questo film che pure parla di sentimenti che riguardano tutti, viene liquidato da Giorgio Carbone, il critico cinematografico di Libero “come un raffinato affare di checche”. Invece è solo un ritratto di un uomo dolente, che, nel suo ordinario dolore racconta più di tanti manifesti la normalità dell’amore omosessuale.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
Tag: Giovanardi, ikea

Bel film e scontato commento di Libero. Se Giovanardi arriva fino alla fine fa lo stesso commento.
Più che unfilm al sottosegretario consiglerei altro…