Archivio di maggio 2011

31/5/11 – Sindaci

martedì, 31 maggio 2011

Quasi ovunque, e spesso anche per questioni squisitamente tecniche, il fatto di prendere partito, di prendere posizione pro o contro, ha sostituito il fatto di pensare. E’ una peste che si è originata nel contesto politico e si è diffusa a tutto il paese, alla quasi totalità del pensiero (Simone Weil)

In tutti i programmi i candidati sindaci hanno dedicato promesse e contributi economici alle famiglie.
Qualora decidessero di dare corpo ai loro impegni sarebbe opportuno che tenessero conto anche delle tante famiglie composte da una sola persona. Già nel 2009 a Milano le famiglie composte da un solo membro erano maggiori di quelle tradizionali. A Torino 186.432 famiglie sono composte da singoli contro 170.516 coppie con o senza figli. Le famiglie di singoli hanno molte particolari esigenze, spesso sono composte da anziani, a volte vedovi, spesso con difficoltà economiche, talvolta anche con carenze affettive. Non sarebbe male che i nuovi sindaci, dedicassero un pensiero anche a questa tipologia di cittadini. Auguri a tutti i nuovi sindaci che saranno ancora più apprezzati se aiuteranno le città a fare un salto nella contemporaneità.

http://www.linkiesta.it/stampa-internazionale-sconfitta-clamorosa

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

….’a Berlusco’, facce ride !

martedì, 31 maggio 2011

E adesso ? Il povero DuceSilvio ha avuto notizia della sua disfatta proprio a Bucarest, nel luogo fatale dove il suo omologo Ceaucescu, dopo aver convocato la piazza per riceverne l’ennesima ovazione, fu crivellato da una bordata di fischi e pochi giorni dopo fu crivellato da una bordata di pallottole. Non era per niente il luogo giusto per aspettare i risultati del ballottaggio, ma almeno Berlusconi non rischia la fucilazione né a Bucarest né a Roma. Dopo le sue ultime squallide esibizioni internazionali, quando lo abbiamo visto scodinzolante e piagnucoloso cercare il conforto pietoso di Obama e Medvedev, dopo la stanca ripetizione di vecchie barzellette e slogan ammuffiti a reti unificate, siamo convinti che il vecchio guitto intrattenitore di crocieristi meriti almeno un “serata d’onore”, come si usava una volta fra i teatranti a fine carriera. E per consolarlo delle delusioni potrenmmo onorarlo parafrasando la battuta più fulminante mai pronunciata nel teatro italiano grazie alla penna del grande Ennio Flaiano nel suo “Marziano a Roma” : “”" …’a Berlusco’, facce ride !!! “”"

Ore 16 : una bella soddisfazione

lunedì, 30 maggio 2011

vedere adesso in onda su Rai Uno, Rai Tre e La7 le facce lunghe dei clericali berlusconiani, omofobi e venditori dei nostri corpi ai gerarchi del Vaticano per la tortura obbligatoria di fine vita che si contorcono nella sconfitta.

Aspettando Godot.

lunedì, 30 maggio 2011

Fra poche ore sapremo su DuceSilvio, a cui in questo sito non abbiamo mai lesinato critiche, sopravviverà ai ballottaggi. Certo la sua sconfitta ci rallegrerebbe, ma stanno succedendo cose che ci fanno preoccupare. Qui su No God l’unico valore che conta e per il quale siamo sempre pronti a batterci è la laicità. E DuceSilvio e i suoi compagni di merende governative per troppi anni anni hanno mostrato di fregarsene, mettendosi al servizio delle gererchie vaticane, dei loro privilegi e del loro potere, fino al punto di vendergi addirittura i nostri corpi fisici con la Legge sulla Tortura Obbligatoria di Fine Vita. Ora però scopriamo che da Bersani a Dalema sono in corso grandi manovre di acchiappanza reciproca con Casini e il terzo polo. Con quali garanzie per la laicità delle Istituzioni ? Il bel Pierferdi non è meno clericale di DuceSilvio, e sulla Legge per la Tortura Obbligatoria di Fine Vita (ma non solo su quella) l’accordo passerà solo attraverso la totale sottomissiopne al Governo Ombra dei vescovi. Come con Duce Silvio. Forse oggi pomeriggio se finalmente arriverà Godot riusciremo a godere, ma solo per poco.

30/5/11 – Dolore e altre sofferenze

domenica, 29 maggio 2011

Qualunque vita si guardi sembra infelice, ma qualunque vita vissuta è lieta, e qualunque cosa accada continua ad esserlo. Malgrado il dolore. Finché si stringono in mano le ortiche non si sentono le punture. Il dolore inizia quando si allenta la presa. (Gertrude Stein)
Nel marzo del 2010, il presidente Berlusconi aveva detto: “vogliamo anche vincere il cancro che colpisce ogni anno 250 mila italiani e che riguarda quasi due milioni di nostri cittadini”. Vorrei sapere se è sempre della stessa opinione, visto che i fondi stanziati dal governo per i malati di patologie gravissime fra cui il cancro sono stati dirottati, nel milleproroghe, a sanare la situazione degli allevatori in arretrato col pagamento delle multe sulle quote latte (Giorgio Gilardo, lettera a La Stampa, 3.3.11)

Le persone malate hanno bisogno di cose pratiche – qualcuno che pensi alla loro casa, che vada in banca, che si occupi dell’assicurazione – , ma soprattutto hanno bisogno di affetto, rassicurazioni, credibili bugie. Troppo spesso chi cura un malato grave si annulla, arriva a sentirsi colpevole per la sua morte anche se ha seguito alla lettera i consigli di medici e infermieri. I caregivers – si chiamano così quelli che assistono i malati terminali – assorbono come spugne tensioni, dolori, sofferenze, e in genere non riescono a scaricarle. Difficilmente i familiari, gli amici, i colleghi sono disponibili ai racconti estremi che riguardano la vita di un malato al punto finale. Ancora di più è difficile condividere il dolore del lutto, come se tacendo si allontanasse il male che pure incombe su di noi. Allontaniamo il fantasma della morte, ma non il supplizio di Tantalo che il ricordo ci assegna.
Il lutto e il dolore fanno parte di quei riti che la maggior parte delle religioni giocano con maestria. Nel mondo cattolico il dolore e la sofferenza sono regali di Dio e si celebrano funerali maestosi in chiese che spesso i morti non hanno mai frequentato, i parenti ordinano messe a scadenze predefinite per accelerare la via dell’eden; inoltre il cristianesimo ha il copyright della resurrezione che è in grado di lenire la pena dei vivi. Molto scenografico è anche il lutto nel mondo ebraico. Gli amici e i parenti fanno la keriah (uno strappo nel vestito a sinistra, in corrispondenza del cuore) intorno al corpo del defunto appoggiato in terra, e lo strappo sull’abito si conserverà fino al settimo giorno di aveluth (lutto). Il dolore viene distinto: ‘etzev è il dolore del parto, ma è anche quello morale. Keev è il dolore fisico, ma dalla stessa radice verbale deriva la parola makh’ov che indica disprezzo, oppressione. E poi tza’ar, il dolore che viene inflitto agli animali. Nel Talmud si narra la storia di un uomo punito con gravi sofferenze per aver respinto un vitellino che veniva condotto al macello e cercava di nascondersi sotto la sua tunica, perché facendo così gli aveva detto crudelmente che la macellazione era lo scopo stesso della sua nascita. Lo stesso uomo, per avere invece salvato un topo dai colpi della scopa fu sollevato dalla afflizione. Non c’è però una parola che indica il dolore per la morte che è parte della vita.
Per chi non crede c’è il dolore che annichilisce, gli psicofarmaci, l’imbarazzo degli amici che per sdebitarsi ti invitano a cena, ti regalano ombrellini, libri rari, una borsa, un taglio di capelli… C’è la vita e la sua circolarità senza false consolazioni.
http://www.youtube.com/watch?v=-r_PyNJ6IdE

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Altre sofferenze

L’arresto di Ratko Mladic è un atto di giustizia e una speranza di verità per le decine di migliaia di vittime, molte ancora senza nome, il cui sangue arrossò le strade di Sarajevo e le cui ossa imbiancarono le colline di Srebrenica. Mladic era ammirato dalle frange nazionaliste e dagli hooligan che spaventano gli stadi europei, ma anche da insigni personalità religiose della Chiesa ortodossa, come il metropolita del Montenegro Amfilohije Radovic che si è più volte vantato di aver ospitato Radovan Karadzic (presidente dell’autoproclamata della Repubblica serba di Bosnia e arrestato nel 2008) dicendosi pentito di non avere accolto anche Mladic. Il generale è stato un assiduo frequentatore del Sinodo serbo. Prima di rifugiarsi nella casa del cugino dove è stato catturato, aveva trovato rifugio in diversi monasteri ortodossi.
Mladic, braccio militare di Karadzic , è l’uomo della pulizia etnica, espressione che cominciò a essere usata diffusamente proprio durante la guerra in Bosnia (1992-’95). Le vittime furono principalmente i musulmani bosniaci che il generale chiamava turchi. Il generale Mladic , per ordine del presidente serbo Milosevic sotto gli occhi dell’Onu organizzò il massacro di quasi 8mila uomini e giovani musulmani bosniaci a Srebenica, uccisi sul posto o braccati sui monti per essere sepolti in fosse comuni.
Lo stupro come arma di guerra (da www.liberelaiche.it ,giugno 2008)
Gli antichi romani, i vichinghi, i lanzichenecchi, i russi e gli americani, le marocchinate della Ciociaria, le bosniache musulmane… è un lungo elenco quello degli stupri di massa da parte degli eserciti invasori. Ancora più oggi, nelle guerre moderne che coinvolgono in misura sempre maggiore le popolazioni civili.
Lo stupro è orribile, eppure nella guerra viene considerato normale, un normale atto di guerra. E poi scende il silenzio su queste violenze, per il sentimento di vergogna che la popolazione ferita scarica sulle donne, due volte vittime. La decisione del Consiglio di sicurezza dell’Onu di considerare armi di guerra gli stupri è un passo verso il riconoscimento dei diritti della persona. La risoluzione comporta che gli stupratori siano perseguiti davanti al tribunale internazionale dell’Aja, competente per i crimini di guerra. Gli stupri non potranno più essere considerati danni collaterali, perché vengono riconosciuti come una tattica di guerra atta a ferire la popolazione e parte di un genocidio.

Tiziana Ficacci

http://www.cinefile.biz/?p=2656

30/5/11 – Dolore e altre sofferenze

domenica, 29 maggio 2011

Qualunque vita si guardi sembra infelice, ma qualunque vita vissuta è lieta, e qualunque cosa accada continua ad esserlo. Malgrado il dolore. Finché si stringono in mano le ortiche non si sentono le punture. Il dolore inizia quando si allenta la presa. (Gertrude Stein)
Nel marzo del 2010, il presidente Berlusconi aveva detto: “vogliamo anche vincere il cancro che colpisce ogni anno 250 mila italiani e che riguarda quasi due milioni di nostri cittadini”. Vorrei sapere se è sempre della stessa opinione, visto che i fondi stanziati dal governo per i malati di patologie gravissime fra cui il cancro sono stati dirottati, nel milleproroghe, a sanare la situazione degli allevatori in arretrato col pagamento delle multe sulle quote latte (Giorgio Gilardo, lettera a La Stampa, 3.3.11)

Le persone malate hanno bisogno di cose pratiche – qualcuno che pensi alla loro casa, che vada in banca, che si occupi dell’assicurazione – , ma soprattutto hanno bisogno di affetto, rassicurazioni, credibili bugie. Troppo spesso chi cura un malato grave si annulla, arriva a sentirsi colpevole per la sua morte anche se ha seguito alla lettera i consigli di medici e infermieri. I caregivers – si chiamano così quelli che assistono i malati terminali – assorbono come spugne tensioni, dolori, sofferenze, e in genere non riescono a scaricarle. Difficilmente i familiari, gli amici, i colleghi sono disponibili ai racconti estremi che riguardano la vita di un malato al punto finale. Ancora di più è difficile condividere il dolore del lutto, come se tacendo si allontanasse il male che pure incombe su di noi. Allontaniamo il fantasma della morte, ma non il supplizio di Tantalo che il ricordo ci assegna.
Il lutto e il dolore fanno parte di quei riti che la maggior parte delle religioni giocano con maestria. Nel mondo cattolico il dolore e la sofferenza sono regali di Dio e si celebrano funerali maestosi in chiese che spesso i morti non hanno mai frequentato, i parenti ordinano messe a scadenze predefinite per accelerare la via dell’eden; inoltre il cristianesimo ha il copyright della resurrezione che è in grado di lenire la pena dei vivi. Molto scenografico è anche il lutto nel mondo ebraico. Gli amici e i parenti fanno la keriah (uno strappo nel vestito a sinistra, in corrispondenza del cuore) intorno al corpo del defunto appoggiato in terra, e lo strappo sull’abito si conserverà fino al settimo giorno di aveluth (lutto). Il dolore viene distinto: ‘etzev è il dolore del parto, ma è anche quello morale. Keev è il dolore fisico, ma dalla stessa radice verbale deriva la parola makh’ov che indica disprezzo, oppressione. E poi tza’ar, il dolore che viene inflitto agli animali. Nel Talmud si narra la storia di un uomo punito con gravi sofferenze per aver respinto un vitellino che veniva condotto al macello e cercava di nascondersi sotto la sua tunica, perché facendo così gli aveva detto crudelmente che la macellazione era lo scopo stesso della sua nascita. Lo stesso uomo, per avere invece salvato un topo dai colpi della scopa fu sollevato dalla afflizione. Non c’è però una parola che indica il dolore per la morte che è parte della vita.

Per chi non crede c’è il dolore che annichilisce, gli psicofarmaci, l’imbarazzo degli amici che per sdebitarsi ti invitano a cena, ti regalano ombrellini, libri rari, una borsa, un taglio di capelli… C’è la vita e la sua circolarità senza false consolazioni.

http://www.youtube.com/watch?v=-r_PyNJ6IdE

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Altre sofferenze

L’arresto di Ratko Mladic è un atto di giustizia e una speranza di verità per le decine di migliaia di vittime, molte ancora senza nome, il cui sangue arrossò le strade di Sarajevo e le cui ossa imbiancarono le colline di Srebrenica. Mladic era ammirato dalle frange nazionaliste e dagli hooligan che spaventano gli stadi europei, ma anche da insigni personalità religiose della Chiesa ortodossa, come il metropolita del Montenegro Amfilohije Radovic che si è più volte vantato di aver ospitato Radovan Karadzic (presidente dell’autoproclamata della Repubblica serba di Bosnia e arrestato nel 2008) dicendosi pentito di non avere accolto anche Mladic. Il generale è stato un assiduo frequentatore del Sinodo serbo. Prima di rifugiarsi nella casa del cugino dove è stato catturato, aveva trovato rifugio in diversi monasteri ortodossi.
Mladic, braccio militare di Karadzic , è l’uomo della pulizia etnica, espressione che cominciò a essere usata diffusamente proprio durante la guerra in Bosnia (1992-’95). Le vittime furono principalmente i musulmani bosniaci che il generale chiamava turchi. Il generale Mladic , per ordine del presidente serbo Milosevic sotto gli occhi dell’Onu organizzò il massacro di quasi 8mila uomini e giovani musulmani bosniaci a Srebenica, uccisi sul posto o braccati sui monti per essere sepolti in fosse comuni.
Lo stupro come arma di guerra (da www.liberelaiche.it ,giugno 2008)
Gli antichi romani, i vichinghi, i lanzichenecchi, i russi e gli americani, le marocchinate della Ciociaria, le bosniache musulmane… è un lungo elenco quello degli stupri di massa da parte degli eserciti invasori. Ancora più oggi, nelle guerre moderne che coinvolgono in misura sempre maggiore le popolazioni civili.
Lo stupro è orribile, eppure nella guerra viene considerato normale, un normale atto di guerra. E poi scende il silenzio su queste violenze, per il sentimento di vergogna che la popolazione ferita scarica sulle donne, due volte vittime. La decisione del Consiglio di sicurezza dell’Onu di considerare armi di guerra gli stupri è un passo verso il riconoscimento dei diritti della persona. La risoluzione comporta che gli stupratori siano perseguiti davanti al tribunale internazionale dell’Aja, competente per i crimini di guerra. Gli stupri non potranno più essere considerati danni collaterali, perché vengono riconosciuti come una tattica di guerra atta a ferire la popolazione e parte di un genocidio.

Tiziana Ficacci

http://www.cinefile.biz/?p=2656

27/5/11 – Energie fresche (un elenco)

venerdì, 27 maggio 2011

Dice il fresco Emanuele Macaluso, direttore de Il Riformista, che lo sviluppo della vicenda politica spagnola ci riguarda. Scrive: “oggi il partito socialista spagnolo è in difficoltà perché non è riuscito a tenere insieme la crisi sociale e la crisi economica. Ma non è ko come scrivono molti giornali italiani. Quel partito c’è, ha radici profonde nella società, è in campo, combatte e rappresenta la sola alternativa credibile al partito conservatore … Nelle democrazie le alternative di governo sono la regola. Essenziale è che, al governo o all’opposizione, ci sia un grande partito della sinistra , riferimento delle forze di progresso”.

La fonte migliore di energia disponibile da subito a costo zero è risparmiarla.
Utilizzare il vetro al posto dell’alluminio, convertire gli scaldabagni da elettrici a solari, ridurre le temperature in casa e negli ambienti di lavoro utilizzando pannelli, razionalizzare l’illuminazione pubblica, rafforzare la mobilità pubblica…
L’energia può essere resa più efficiente, utilizzando i nuovi elettrodomestici, auto più efficienti (che possono ridurre il combustibile fino al 70%), utilizzo di lampadine a basso consumo, infissi e sottotetti nelle case, controlli sull’efficienza degli impianti. Province comuni e regioni dovrebbero inserire delle norme tecniche nei piani regolatori generali che impediscano ristrutturazioni se non c’è una relazione tecnica che certifichi l’indice di efficienza energetica, senza l’installazione di valvole termostatiche, senza l’installazione di collettori solari per la produzione di acqua calda, senza dispositivi per la regolazione del flusso d’acqua negli scarichi dei gabinetti, senza il recupero delle acque piovane per l’irrigazione, senza la predisposizione della doppia conduttura per l’acqua potabile e per gli altri usi.
E poi c’è il sole. La Germania ha una produzione di energia solare 15 volte superiore a quella dell’Italia, l’Austria ne produce dieci volte di più e persino la Danimarca – che non ha 13 mesi d’estate – ci supera . Coprendo 87.000 chilometri quadrati con pannelli solari fotovoltaici si soddisferebbe l’intero patrimonio energetico mondiale. Sembra una superficie enorme, ma in realtà è solo un quadratino del deserto del Sahara. Ci sono più tipi di energia dal sole, per esempio i pannelli e sistemi fotovoltaici (telai, sistemi di inseguimento del sole, sensoristica), il solare termico per la produzione dell’acqua calda, il solare termodinamico: specchi per produrre energia, sistemi di accumulo calore in temperatura, pompe per il ricircolo dei fluidi termovettori , scambiatori di calore.
La Germania, la Spagna e la Danimarca sfruttano il vento molto più di noi producendo rispettivamente 15, 6 e 5 volte più energia eolica dell’Italia. L’eolico di seconda generazione (pali alti, asse verticale del rotore) ha un basso impatto ambientale. Certamente devono essere osservati con attenzione dove e come vengono realizzati i campi eolici.
L’Italia è l’unico paese che pur essendo ricco di risorse geotermiche non produce pompe di calore che utilizzano il calore del terreno. Primi utilizzatori del metodo sono la Svizzera e la Germania.
E ancora i biocarburanti, cioè carburanti prodotti partendo da materie prime di origine vegetale (biomasse).
Lo sviluppo del sistema energetico nazionale deve passare attraverso la diversificazione delle forniture in modo da garantire approvvigionamenti rapidi e certi delle fonti e ridurre i rischi legati alla geopolitica.
Questa è una panoramica veloce che ogni lettore di NoGod potrà approfondire facilmente.
L’energia nucleare, costosa e per il momento pericolosa, è inutile se si mettono in atto l’energia solare, eolica, geotermica, da biomasse e biocarburanti. I costi di produzione del kW/h (l’intero ciclo compreso smaltimento scorie e smantellamento impianti) sono superiori a qualsiasi altro tipo di impianto di produzione. E poi i tempi lunghi di realizzazione di una centrale la rende obsoleta quando è ultimata. Quanto alla faciloneria dei programmi annunciati dal governo di Silvio, andrebbero precisati alcuni punti. 1. Se tutta l’energia elettrica venisse prodotta dal nucleare, la dipendenza del petrolio scenderebbe solo del 25%; 2. Nessuna regione sarà disposta ad accettare un impianto nucleare; 3. Su un territorio sismico e densamente popolato come quello italiano, la ricerca di un sito idoneo prolungherebbe all’infinito i tempi dei permessi tanto da rendere vecchia qualsiasi centrale prima che entri in esercizio; 4. Siamo usciti dal nucleare con un referendum, e riproporlo è , a dir poco, in contraddizione con la democrazia.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.radicali.it/referendum2011

23/5/11 – I confini del ’67

lunedì, 23 maggio 2011

Quando Yitzkak Rabin è stato ucciso, il 4 novembre 1995, la Roadmap aveva fatto costanti passi avanti per tre anni e mezzo. La gente ci credeva, accorreva nelle piazze a centinaia di migliaia, com’è avvenuto la sera in cui è stato assassinato Rabin… In prima fila c’erano soprattutto giovani e giovanissimi. Studenti, soldati di leva, liceali. Figli di una Tel Aviv laica e liberale, ragazzi cresciuti all’ombra dell’Intifada, della guerra in Libano e della disillusione generale verso gli ideali sionisti dei padri fondatori. Era la prima generazione lontana dalle ideologie. … Aviv Geffen decise di cantare Livkòt Lehà (piangendo la tua morte) : “è una canzone dedicata a tutti coloro che hanno lottato per la pace ma che non sono qui per vederla”, disse. Finito il numero di Geffen, Rabin e sua moglie Leah andarono a complimentarsi con la rockstar … davanti a tutti il primo ministro gli stampò un bacio in fronte: “Sharta nehedar” disse, “hai cantato benissimo”. Quelle furono le sue ultime parole. Pochi secondi più tardi, un altro giovane, il venticinquenne Ygal Amir, prese la mira e sparò quattro colpi: due colpirono il premier, altri due la guardia del corpo. Erano le nove e mezza di sera. Due ore più tardi la morte di Rabin fu annunciata davanti alla folla raccolta davanti all’ospedale Ichilov di Tel Aviv (Anna Momigliano, Karma Kosher, Marsilio, €13)
http://www.youtube.com/watch?v=Pc1awM0Q_gw

Ha detto Barak Obama che “i territori del ’67 devono essere la base per il trattato di pace fra Israele e Palestina”.
I territori del ’67 sono quelli che lo Stato di Israele ottiene nel ’48, dopo che l’Onu decide di dividere l’area del mandato britannico fra arabi ed ebrei, con Gerusalemme città internazionale. Israele approva la soluzione delle Nazioni Unite e il presidente David Ben Gurion proclama l’indipendenza e la nascita dello Stato. I palestinesi la rifiutano e con altri paesi arabi dichiarano guerra al neo Stato perdendola. Per gli israeliani è lo Yom ha Azmaùth (giorno dell’indipendenza) per i palestinesi è la Nakba (catastrofe). Con la risoluzione Onu Israele aveva metà del territorio mandatario, dopo la guerra ne raggiunge quasi i ¾. Questi ¾ (o Green line) sono i territori del ’67. Intanto Gaza viene occupata dall’Egitto e la Cisgiordania dalla Giordania. Anche durante la crisi di Suez (’56) i confini restano invariati. Durante la guerra dei Sei giorni (’67) Israele occupa tutta l’attuale Cisgiordania , Gerusalemme, Gaza, il Golan e il Sinai. Il Sinai verrà riconsegnato quasi subito, in cambio di un trattato di pace, all’Egitto. Le conquiste territoriali del ’67 non saranno riconosciute dall’Onu. Le risoluzioni 242 e 338 chiedono il ritiro dai territori precedenti al ’67 riconoscendo invece le conquiste del ’48 (i ¾ ). Quei territori sono uno dei principali ostacoli al raggiungimento della pace (almeno da parte israeliana).
Alla metà degli anni Novanta si registra un significativo passo verso la pace: fra il ’94 e il ’96 vengono redatti gli accordi di Oslo con l’impegno di Israele a riconoscere la Palestina e la Palestina a riconoscere Israele. Le speranze muoiono con la bocciatura da parte palestinese della proposta di pace di Camp David nel 2000 – c’era il presidente Usa Bill Clinton, il palestinese Arafat e l’israeliano Barak – e l’avvio dell’intifada. Le immagini che ricordiamo sono Arafat che scende dalla scaletta dell’aereo facendo il gesto della vittoria, le elezioni americane vinte anche per questa sconfitta da Bush, un cinismo tra gli israeliani che ha portato, quasi ininterrottamente, a governi molto litigiosi e di destra in Israele.
Oggi i palestinesi vivono praticamente allo sbando, gli israeliani sono in gran parte disillusi e stanchi. Il presidente Obama sembra incamminato su una montagna di sapone, ma gli israeliani dovrebbero considerare questa proposta. Pragmatica, concreta, realistica.
Israele è da sempre in una specialissima situazione etico-politica, ha il diritto di difendersi , ma ha il dovere di non sbagliare.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Segnaliamo agli attenti, curiosi e intelligenti lettori di NoGod la Settimana della cultura islamica dal 23 al 31 maggio, rassegna promossa dal Comune di Roma insieme al Centro culturale islamico. Arte, musica, cibo, cinema, convegni. Le mattine del 25, 26, 28 apertura straordinaria della Grande moschea. Info 060608

Totò e Peppino provano a comprarsi i milanesi.

lunedì, 23 maggio 2011

Noio, volevan canceller le contravvension e porter du’ minister a Milan. Punto, punto e virgole, punto a capo“.
Pur di raccattare i voti necessari per vincere il ballottaggio il duo comico composto dal Barzellettiere d’Italia e Capitan Fracassa promettono la sanatoria sulle multe e due ministeri a Milano. Non sappiamo come voteranno quelli che le multe le hanno già pagate e quelli che hanno capito benissimo che le prossime saranno raddoppiate per compensare il mancato gettito. Resta il fatto che l’immagine data da B&B è veramente quella squallidissima dei venditori di fumo, anzi peggio. Perchè lo spostamento dei ministeri (e non solo quelli che andrebbero a Milano ma anche quelli che per il “decentramento” di cui parla esplicitamente Berlusconi finirebbero a Napoli e forse in altre Regioni) prelude anche alla dissoluzione dello Stato unitario. Ma chissenefrega, l’importante e salvare il culo a DuceSilvio e arrivare alla secessione del Nord. Vedremo domenica prossima se i milanesi si venderanno a questo prezzo.

20/5/11 – Schigerùn (=nebbione a Milàn)

venerdì, 20 maggio 2011

Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione
La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona
Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita. (I, II e III legge fondamentale della stupidità. Carlo M. Cipolla – Allegro ma non troppo, il Mulino, € 8.80)

Dice Bossi che con Pisapia Milano si riempirà di minareti e di zingari.
Il candidato sindaco si è proposto di costruire piccole case per alloggiare i rom milanesi su modello di quanto fatto con successo a Venezia, utilizzando i fondi messi a disposizione proprio per questo dalla Ue. Pisapia vorrebbe anche costruire una grande moschea con annesso centro islamico. Bossi dovrebbe sapere che i musulmani che vivono in Italia, se vogliono pregare pregano indipendentemente dal fatto che ci sia o no la moschea. Confinarli nei garage e nei sottoscala, oltre ad essere una violazione alla Costituzione italiana che prevede la libertà religiosa e la possibilità di praticarla, è pericoloso da parecchi punti di vista. Solo la struttura fisica e giuridica della moschea consente alla comunità islamica di discutere e negoziare con le istituzioni e tutta la società.
I cittadini vogliono tranquillità e persone moderate nelle istituzioni. Sono stufi delle esasperazioni della Lega e del Pdl che stanno continuamente con la pistola in mano davanti alla gente normale, sempre a fare la guerra del più forte contro il debole approfittando dello status di privilegio che gli da la politica. Giuliano Pisapia, che è bene ricordarlo sempre è un candidato senza partito anche se inizialmente proposto da Sel, incarna una tradizione che è stata a lungo presente nella sinistra – purtroppo oggi abbandonata – di attenzione ai diritti delle persone, dei più deboli, di garantismo reale, cioè quello che pone attenzione alle prevaricazioni degli inquirenti e alle garanzie per gli imputati.
Vediamo il bicchiere mezzo pieno e godiamoci l’idea che Giuliano Pisapia riesca ad imporsi al ballottaggio (noi romani abbiamo avuto un amaro risveglio con la vittoria di Alemanno su Rutelli che pure aveva una percentuale più alta di voti), ma per non scolare fino all’ultima goccia quel calice riempito da Pisapia, sarebbe opportuno che leader e leaderini di decotti partiti si nascondessero fino alla fatidica data dello scrutinio decisivo. La sortita di Massimino D’Alema, anche noto come il corvo della sinistra che impiomba le ali di chi prova a spiccare il volo, che annuncia che “il successo di Fassino a Torino è un buon segnale per noi della vecchia guardia”, stronca le gambe a chi cerca il nuovo. Gli abboccamenti del pd alla potente ma deludente presidente della Regione Lazio che ha presentato sue liste personali oggi al ballottaggio con liste pdl, per tacere dei corteggiamenti alla Lega dimenticando che è un partito barricadiero e razzista che dipinge le scuole di verde. Silenzio assoluto dovrebbero poi mantenere i vari leader che si sono frammentati in diverse denominazioni e che sono stati anche la concausa della caduta del governo Prodi, che non sarà stato l’ottimo ma era mille volte meglio dell’esistente.
Si sente la voglia di politici che al di là del proprio colore sappiano essere moderati. Basta con i fondamentalismi di Alemanno che da fondo alle casse del Campidoglio per fare un mese di festeggiamento per la beatificazione di Giovanni Paolo II (che la Santa Sede ha già bello e archiviato mentre ai romani rimane sul groppo il debito e l’inopportuna statua di bronzo) , e le frenesie di Moratti che si aspetta migliaia di persone a Milano per l’Expo e ha paura di costruire una moschea che – poi si sorprenderà – sarà quasi sempre vuota. Perché un po’ di gente prega pure, però ha bisogno soprattutto di vivere serenamente e in tranquillità.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/05/rivalse-clericali-uninquietante-statua.html?showComment=1305813209545#c4882458904991522965
http://www.linkiesta.it/ecco-sinistra-milanese-spaventa-berlusconi
http://www.avantidelladomenica.it/site/artId__1043/408/408-Marina_Lombardi_Sindaco_di_Stella.aspx