Archivio di aprile 2011

29/4/11 – Falchi, ultimo atto (2)

venerdì, 29 aprile 2011

Il blu è l’invisibile che diventa visibile (Yves Klein)
C’è qualcosa di contraddittorio nel blu che da carica e che calma (Johann Wolfgang Goethe)
Spruzza dei glitter blu sul viso e sui capelli e nessuno ti riconoscerà (Paris Hilton )

Sempre dovrebbe essere garantito a ciascun cittadino di prendere liberamente le sue decisioni. Durante la malattia e la morte soprattutto, così come stabilisce con spirito laico e liberale la Carta costituzionale. Nel dolore di chi è legato al morente, nella solitudine del malato davanti alla fine, deve essere impedito l’intervento intrusivo dello Stato e pensare alle persone. Prevedere che le decisioni dei malati possano, anzi debbano, essere contraddette dai medici trattati come cerberi (diecimila medici hanno consegnato al Presidente della Camera le loro firme per dissociarsi da questa follia) è un reato contro l’individuo.
Nel mondo normale i malati parlano con i loro amici e familiari e chiedono un consiglio al medico, che non parla dei dogmi della religione, ma spiega come ammorbidire i dolori della fine. Come aggirare legalmente e gratuitamente il medico della asl che è vincolato a bolli e registri e non può prescrivere più di due fialette di morfina, come evitare nel momento più estremo bentelan in vena e cateteri per non allungare artificiosamente e affannosamente la vita al morente già entrato in coma.
(E appena chiudi gli occhi lo risenti tutto il respiro faticoso delle ultime ore ma ti consoli sapendo che l’ amico caro è morto senza convulsioni e attacchi epilettici. E soffri per non avergli fatto una carezza in più, per averlo angosciato parlandogli dei costi assurdi degli infermieri privati e di quello che copre o no l’assicurazione, non certo per non avergli imposto la fiala di bentelan che gli avrebbe allungato di qualche ora l’affanno)
La sfrontatezza mostrata dai politici italiani che si fanno scudo della religione per comandare mostra, anche se è difficile coglierne l’annuncio in questo momento, la fine della Chiesa cattolica come istituzione. Nei 150 anni dell’Unità, l’Italia ha visto cattolici laici, la stessa Democrazia cristiana è riuscita a tenere la barra ferma sulla distinzione tra Stato e Chiesa. E la Chiesa non teme di sostenere un governo reazionario per cercare una centralità che l’intelligenza delle persone non gli concede più.
Se questa legge passerà, sarà una macchia di fango indelebile nel centocinquantesimo dell’Unità d’Italia che ebbe come tratto distintivo la separazione fra Stato e Chiesa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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11/3/11 – Falchi, ultimo atto

Tutti vogliamo vivere e guarire, ma quando questo è impossibile dobbiamo rispettare chi sceglie di non soffrire più (Mina Welby)
Ora come ora applicando la Convenzione di Oviedo firmata anche dall’Italia, il testamento biologico troverebbe comunque il suo rispetto e la sua applicazione. Basta lasciare le proprie volontà a un notaio. Con la legge si rende obbligatoria la vita artificiale (Umberto Veronesi)

Assistiamo in questi giorni al tentativo di cancellazione per via legislativa del diritto costituzionale alla scelta delle cure. La legge in discussione prevede che né la volontà del malato né le opinioni delle persone di fiducia conteranno, ma il dominus assoluto sarà il medico riconosciuto pubblico ufficiale. Lo Stato che poco si occupa della buona vita e delle buone cure dei cittadini, vuole riscattarsi con quella che politici mercenari considerano una buona morte. Il manipolo di parlamentari che per compiacere le gerarchie cattoliche – ma non la maggioranza dei cattolici – ha deciso di licenziare leggi oscurantiste che loro non rispetteranno mai, non legiferano così perché hanno una scala valoriale più alta e nobile di quella dei comuni cittadini come pure alcuni interventi di parlamentari lasciano trapelare, ma perché ignorano che la democrazia è importante. Resta incomprensibile l’accanimento a voler legiferare su come morire da parte di una maggioranza governativa che ogni momento protesta per l’ingerenza dello Stato e che vuole affermare il predominio statale nella decisione su aspetti privati come la libertà di cura e la buona morte.
Sentire – grazie a radio radicale – gli interventi sulla Calabrò imporrebbe, questa volta si, il trattamento sanitario obbligatorio che, come si sa, è previsto solo in casi eccezionali per malati di testa che potrebbero nuocere a sé o ad altri. Infatti sembra che si potrà continuare a decidere se farsi curare o no, ad esempio un malato di tumore se crede potrà rifiutare radioterapia o chemioterapia. E i medici continueranno a farci firmare il consenso informato per un impianto dentario, asportare la tiroide, inserire un port. Ma se siamo in coma diventiamo proprietà dello Stato. E i medici, saranno disponibili a prendersi questa rogna? Nel mondo normale il medico chiede l’aiuto e il consenso degli amici per parlare con il malato e aiutarlo davanti all’inarrestabilità della morte.
Ma de che stamo a parlà?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

28/4/11 – Santo subito

giovedì, 28 aprile 2011

Fra viale Tiziano e il Ninfeo di Valle Giulia, c’è la chiesa dove vanno a pregare gli aderenti all’Opus Dei, la ipermassoneria cattolica fondata da monsignor Josemaria Escrivà de Balaguer, il santo della borghesia finanziaria, amico fraterno della Spagna franchista, fatto appunto santo da Wojtyla il 6 ottobre del 2000.
Quando, tempo dopo, la salma del fondatore, che riposa in un’urna collocata sotto l’altare, fu straordinariamente esposta ai fedeli nella chiesa prelatizia di Santa Maria della Pace, in viale Bruno Buozzi, un fiume di aderenti all’Opus si riversò a Roma. Visto che erano ricchi, diversamente da quelli giunti con i pullman per la proclamazione di Padre Pio, portarono in giro per una settimana i loro blazer.

“Alleluia alleluia osanna osanna, nun se dorme ‘n cazzo!” Sono le parole pronunciate ai microfoni del tg1 da una signora, abitante del quartiere Borgo lì accanto, durante le solenni, oceaniche, interminabili esequie di papa Wojtyla. (Due voci da “Roma, guida non conformista alla città”, Fulvio Abbate, Cooper, € 12)
Ammesso – e non concesso – che ci sia un cielo popolato di venerati santi e beati, staranno tutti a guardare con un pizzico di invidia Giovanni Paolo II che surclassandoli ha bruciato i tempi per avere una aureola tutta per sé.
Caratteristica del papa polacco – anche cantato come il papa venuto da lontano – era la cosiddetta fabbrica dei santi, licenziati in gran numero durante la sua reggenza. In molti hanno detto che il santificio era un modo per rastrellare denaro per le spese vaticane, probabile però che facesse parte di un più ampio disegno di proselitismo, un modo di indicare la via della santità a tutti, nominando anche figure che nulla di eclatante (miracoli e simili) avevano fatto. Piuttosto figure esemplari, spesso dei convertiti. In questo senso fonte di amarezza per molti fu la santificazione di Edith Stein, filosofa ebrea convertita al cattolicesimo uccisa dai nazisti. Nella causa di santificazione mai venne citato che la suora Stein implorò Pio XII di denunciare i nazisti per la persecuzione del suo popolo. al quale, pur da convertita, apparteneva. E poi gli eroi come Massimiliano Kolbe ucciso ad Auschwitz al posto di un compagno di prigionia, o la schiava Giuseppina Bakhita diventata suora dopo aver denunciato lo status di sottomissione dei sudanesi. Ma anche coppie come gli sposi esemplari Maria Cordinie Luigi Beltrame Quattrocchi.
E ancora quelle assai controverse, come la beatificazione di Aloisio Stepinac vescovo di Croazia molto vicino agli ustascia del filonazista Ante Pavelic, e la santificazione di Escrivà de Balaguer franchista e promotore di una dottrina che sia supporto per il potere politico con il quale bisogna collaborare scalando i vertici dal potere per formare una catena di confratelli, i numerari. E poi santi soprattutto dell’est Europa e degli ex paesi dell’Unione Sovietica, martiri della guerra civile in Spagna, tutti in chiave anticomunista. Attenzione massima a figure mediatiche come la gran convertitrice Madre Teresa di Calcutta (diventata beata in 6 anni e spiccioli ) e Padre Pio.
Capitolo a parte i papi. Due santi nella stessa giornata: Giovanni XXIII insieme a Pio IX , una scelta ai più sembrata sconcertante, mentre sono solo venerabili Pio XII (che tra l’altro Benedetto XVI vorrebbe far diventare santo) e Paolo VI.
In tutto Giovanni Paolo II ha consacrato ben 1.823 persone. Non un campione di sobrietà.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* Molto accreditata l’idea che Giovanni Paolo II abbia promosso il dialogo tra le diverse fedi. Può essere – anche se personalmente ho molti dubbi – ma certamente non ha lasciato profonde radici nel suo successore. Su questo sito alla pagina http://www.nessundio.net/tiziana2010.htm guardare 15/1/10 – Benedetto XVI e gli ebrei http://www.nessundio.net/blog/2010/01/15/3443/

27/4/11 – Feste civili

mercoledì, 27 aprile 2011

Questo 25 aprile fotografa un paese incerto senza una data per celebrare il noi e dichiarare che è “noi”. La condizione della Resistenza è la conseguenza di una scelta e della consapevolezza di compierla. Di assumere su di sé il rischio. Una condizione che ci riporta indietro alle origini di questo nostro paese. Un paese che è stato costruito perché molti volontari, gratuitamente, hanno sentito che era giunto il loro momento, e che per dare una possibilità al futuro, occorreva esserci. La maggior parte di loro non aveva un piano, ma sapeva ciò che non voleva più. E aveva una sola possibilità per dirlo, provarci. Noi oggi abbiamo lo stesso problema, ma a differenza di loro abbiamo una storia, abbiamo l’opportunità di ricordarla. Le date servono anche a non essere indifferenti e a riscoprire ogni volta, che ciò che si eredita dal passato deve essere riconquistato, per poterlo possedere per davvero. Anche in quel caso a fondamento sta una scelta (David Bidussa, moked.it)

E comunque la pasqua fa paura http://www.ilpost.it/2011/04/23/immagini-pasqua-settimana-santa/
Quest’anno il 25 aprile è caduto il giorno di pasquetta e la sovrapposizione con la festa della gita fuori porta, ha mostrato una situazione di cui sapevamo già da un po’. Da un lato la maggioranza che non ha nessun interesse alla ricorrenza e partecipa con la faccia malmostosa alle cerimonie pubbliche (la presidente della Regione Lazio, benché all’Altare della Patria e alla presenza del Presidente della Repubblica, non ha smesso per un minuto di giocherellare col telefono), dall’altro un paese indifferente che al più si è accorto della sovrapposizione delle date per via dei ponti saltati. I pochi resistenti, se politici hanno ricordato la giornata come quei parenti che davanti agli ultimi respiri dell’ammalato si mostrano dolenti mentre già si spartiscono i suoi beni, se persone normali soffrendo per la perdita della memoria, se irruenti fischiando gli interventi più improbabili.
Come se non bastasse anche il 1° maggio è stato confiscato dalla incredibile beatificazione del papa, che ben lontana di essere un fatto privato del Vaticano e dei cattolici, è diventato l’appuntamento glamour dell’anno nell’agenda dei politici e del sindaco di Roma (che per sperperare i 3 milioni di € per l’evento ha tagliato servizi per l’handicap e gli anziani, posti negli asili nido, tagli nelle mense…).
Ci sarebbe rimasto il 2 giugno, una data festiva ripristinata dal presidente della Repubblica Ciampi che viene festeggiata con una gran parata militare, più che altro per una cronica mancanza di fantasia.
Generalmente un popolo, o meglio un gruppo umano, per vivere ha bisogno di riti collettivi. Sembrerebbe che le cerimonie – meglio dire le liturgie – che unificano gli italiani sono le feste religiose: natale, pasqua, madonna di ferragosto, e un di più di santi patroni.
Un popolo così è condannato a non avere un futuro, tra parlamentari che si improvvisano costituenti e ministri che litigano fra di loro in maniera inconcludente mentre le persone comuni come me assistono impotenti all’estinzione della democrazia parlamentare (e nessuno sembra avere la minima idea di cosa la sostituirà).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Habemus papam.

martedì, 19 aprile 2011

HABEMUS PAPAM, una bella avventura di Peter Boom

Ho vissuto nella parte di un cardinale la lavorazione del film Habemus Papam come una bellissima avventura, ricca di un’autentica e sentita interpretazione  artistica e professionale di Nanni Moretti e di tutti gli attori. Il primo ciak per me era per esprimere la paura e la disperazione di venir eletto. E certamente non era per l’enorme responsabilità che in fondo nessun papa è in  grado di affrontare e questo si è visto nella storia della chiesa di Roma, ma  laddove i cardinali godono ancora di certe libertà i papi sono troppo esposti a  controlli e critiche dal interno e da tutta la società. Il personaggio del papa eletto, interpretato in modo splendido da Michel  Piccoli, invece sente profondamente questa responsabilità e non sa come  affrontarla in modo giusto e cristiano. Pensiamo ad una morale veramente  cristiana, che parla di povertà, di non giudizio e già ci si convince che non è  per niente in sintonia con una chiesa che si  è dimostrata agli opposti. Il  Vaticano infatti non sa affrontare nemmeno un dibattito per un eventuale  cambiamento nel senso puramente cristiano e rimane arroccato su politiche  anticristiche.
Habemus Papam viene accusato di essere una offesa alla fede cristiana. Sarà un  mio parere personale, ma sono proprio i papi  ad offendere la figura di un Gesù  Cristo, esistito realmente o invece no. Zeffirelli, che ho conosciuto dai tempi di Rocco e i suoi fratelli (1960) del  grande Visconti, parla di un insulto alla fede dei cattolici ed al papa e di  un’arruffianata di un regista (Moretti) di sinistra. Ha dimenticato tutto d’un  botto che a destra ci stanno molti laici, come a sinistra ci stanno molti  cattolici (finti o meno). Visconti era coraggiosamente omosessuale, questo vale  anche per Zeffirelli ed io stesso sono un fervente attivista gay o meglio detto  “pansessuale” e mi chiedo come faccia Franco Zeffirelli a rispettare una chiesa  che lo accusa per omosessualità e blatera a destra e a sinistra allucinanti e  fuorvianti giudizi sulla sessualità in genere. Un teologo tedesco ha parlato  apertamente dell’omosessualità di papa Ratzingher. Ho letto l’interessante giudizio del nobile Sforza Ruspoli che dichiara che è  lo spirito santo a scegliere i pontefici, dimentico forse che allora le  crociate, la caccia alle streghe, l’inquisizione, le atroci torture, il rogo di Giordano Bruno, lo IOR, l’imposizione del segreto sulla pedofilia dei preti e molte altre cose carine sarebbero state ordite ed inspirate in origine da questo loro spirito santo.
Un’altra illuminante esternazione dice che “non è la psicanalisi che salva  l’uomo”. Infatti, nel film anche Moretti prende un po’ in giro la psicanalisi  che invece può aiutare ad approfondire la condizione psichica dell’uomo senza mettere regole o dogmi asfissianti. Pericolosa è invece l’affermazione “gioca con i fanti e lascia stare i santi”, proprio in vista della santificazione di  un papa che per diventare santo non avrebbe dovuto sapere niente di ciò che avveniva dentro il Vaticano (IOR, pedofilia, etc., etc.). Forse papa Luciani è morto proprio perché si sentiva più responsabile e volle cambiare certi comportamenti.
Giusta infine la risposta di Nanni: “Vedete prima il film, poi giudicate  liberamente!” L’auspicato boicottaggio del film ricorda soltanto il rogo dei  libri effettuata dai nazisti nel  1933.

Peter Boom – http://www.pansexuality.it
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18/4/11 – Siamo umani, per favore

lunedì, 18 aprile 2011

Il coraggio intellettuale della verità e l’attività politica sono due cose incompatibili in Italia (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975)
Dove c’è vita c’è compromesso. L’opposto del compromesso non è l’integrità bensì il fanatismo e la morte (Amos Oz)
Lo scorpione deve attraversare il torrente e chiede alla rana di portarlo in groppa. La rana si rifiuta perché, dice allo scorpione, quando arriveremo tu mi pungerai a morte. Lo scorpione rassicura la rana che non lo farà. La rana si persuade e lo porta in groppa, ma arrivati a destinazione lo scorpione la punge a morte e gli dice, mi spiace, ma è la mia natura.

C’è qualcosa di più scandaloso che morire per mano dei tuoi amici, essere tradito, avere la mano morsa da chi hai nutrito? E’ quello che è accaduto al nostro Vittorio Arrigoni, attivista dichiarato per la causa del popolo palestinese (“per vocazione non per lavoro” si legge nel suo blog guerrillaradio.iobloggo.com). Vik scriveva “non credo ai confini e alle barriere, credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini, alla stessa famiglia umana”. E’ quello che in molti pensiamo nei nostri confini e che ci muove all’ammirazione per chi ha il coraggio di dirlo da una porzione di terra sovrappopolata e sigillata, che riesce a vivere con estrema difficoltà per concessione dei vicini israeliani che li teme e li controlla, e l’indifferenza assoluta degli egiziani che hanno blindato il confine. Nel dolore per una morte tanto violenta, avrebbe fatto fare un passo alla difficile situazione di quella sfortunata area del mondo un po’ di sinerità. La denuncia, ad esempio, oltre che delle sofferenze del popolo palestinese, di organizzazioni violente ai fianchi e fiancheggiatrici di Hamas, coordinate da paesi arabi-musulmani e spesso in combutta fra di loro. Dire a voce piena che Vittorio Arrigoni è stato ucciso crudelmente per un regolamento di conti fra le organizzazioni palestinesi avrebbe contribuito alla causa del pacifismo ricercata dall’attivista. Raccontare che le fazioni palestinesi, eterodirette da organizzazioni arabe-musulmane coordinate dall’esterno e che non hanno nessun interesse a disinnescare la potenziale bomba della Striscia, sarebbe utile soprattutto per i palestinesi che hanno diritti indipendentemente da chi li governa.
Anche questa volta i commentatori italiani hanno preferito tenere infilati gli occhiali dell’ideologia, inebriandosi del profumo mediorientale e non sentendo l’odore rancido delle violazione dei diritti delle persone – delle donne soprattutto – dando una mano ai signori della guerra pervasi da un fanatismo religioso violento e maschilista. Pure stavolta i pacifisti nostrani hanno percorso il sentiero di disprezzare tutto ciò che viene dall’Occidente (non sempre perfetto ovviamente) e stordirsi coll’aroma d’Oriente.
Il solito pacifismo silente davanti ai ragazzi di piazza Tahir in Egitto, alle onde verdi iraniane, agli sbarchi dei tunisini. Ahimè sono gli stessi esponenti che trovano spesso punti di congiunzione con la Chiesa cattolica italiana (è appena il caso di ricordare come un presidente della Camera comunista inveì contro un ministro dell’Economia della sua coalizione che voleva eliminare l’iniquo privilegio dell’Ici alla Cei).
Leggo che una delle citazioni preferite dall’attivista italiano era dello scrittore americano Henry David Thoreau, ispiratore dei movimenti non violenti: “Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”.
Il corpo torturato di Vik uscirà dalla Striscia dalla parte egiziana. Quel confine che il grande paese arabo non apre per i fratelli palestinesi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Questa rubrica vi darà tregua fino al 28 aprile. Vi, e mi, auguro nel frattempo di non abbrutire nel luogo comune. Segnalo ai lettori di NoGod questo video http://www.iloveroma.it/fontanella-3a/articoli/lisolachece.htm

17/4/11 – Er più (post romanocentrico)

domenica, 17 aprile 2011

La lumachella de la Vanagloria/ch’era strisciata sopra n’obbelisco/guardò la bava e disse: già capisco/che lascerò n’impronta ne la storia (Trilussa)

Per quanto possa sembrare assurdo il sindaco di Roma Alemanno durante una cena di raccolta fondi della sua fondazione Nuova Italia (disertata anche dalla maggior parte dei nuovitalisti) si è candidato per il prossimo mandato. Indifferente al fatto che in un solo anno la sua popolarità sia caduta dal 50 al 37% (sondaggio Ipsos) e che tutte le sue promesse gli siano crollate pietosamente addosso. E’ probabile che la sua ricandidatura sia stata determinata dai calcoli sbagliati che aveva fatto su Berlusconi (pure lui illuso dal premier). Il sindaco si era infatti convinto che sarebbe stato il delfino al posto del “traditore Fini”, tanto che il suo continuo girovagare lontano dal Campidoglio (frenesie sulla Formula 1, sulle Olimpiadi, Vaticano) servivano a preparare la strada per la carriera luminosa a Palazzo Chigi. Anche l’orrenda commistione di coda alla vaccinara + polenta magnata sul sagrato di palazzo Chigi con i terribili leghisti (rimarranno nella galleria degli orrori le foto con la bocca sporca di sugo di Bossi amorevolmente imboccato dalla “governatrice” del Lazio) pare che servisse a spianare la strada della successione.
Oggi gli stanno crollando addosso le municipalizzate dove, con la sua malleveria, sono state assunte 4 mila persone a chiamata diretta (in tutto i dipendenti delle municipalizzate sono circa 30mila) al costo di 70 milioni di euro all’anno. L’Atac (l’azienda dei trasporti) ha un rosso di 130 milioni e debiti per 650 milioni e a rischio commissariamento. Anche l’azienda che si occupa della distribuzione dell’energia e dell’acqua (Acea) è sotto schiaffo per 500 assunzioni sospette e dubbi sugli appalti. L’Ama (raccolta rifiuti), non è stata da meno per la parentopoli ed è salva solo perché le è stato concesso di spalmare negli anni i suoi debiti. Intanto la tariffa rifiuti è aumentata in due anni del 21% mentre la raccolta differenziata è inchiodata al 20%. Zetema , l’azienda che si occupa di servizi culturali e che, come è ovvio, potrebbe essere fiorentissima, è attualmente in subbuglio perché non vengono rinnovati i contratti ai dipendenti via via sostituiti da giovani studenti universitari che hanno bassissime pretese. Per aggirare i sindacati infiammati per lo stato dell’arte si è provveduto a dare un bonus di 200 € a personale esterno con contratti ad hoc che garantiranno l’apertura dei musei civici il 1° maggio in concomitanza con la beatificazione di Giovanni Paolo II, festicciola che peserà quasi interamente sulle casse esauste del Campidoglio ( a spese di Roma dove già sono stati tagliati i pulmini per i portatori di handicap e i nidi…) . Nel frattempo il Comune di Roma sta sforbiciando i dipendenti della Multiservizi (pulizie, giardinaggio…) e Farmacap (farmacie comunali). Continuano intanto i trasferimenti dei pochi zingari da un prato ad un altro senza presentare nessuna soluzione, ma dando l’idea che questi siano milioni sul territorio cittadino. Quanto al capitolo sicurezza c’è l’imbarazzo della scelta: dai proiettili che sono stati recapitati in busta direttamente al primo cittadino, al consigliere municipale gambizzato (il leader di Casa Pound , il che legittima a pensare ad una guerra tra bande di estrema destra), alla sparatoria di pochi giorni fa in zona Prati. Scrive Il Riformista: “di questo passo, alle elezioni comunali del 2013, non ci sarà soltanto Alemanno: Ma spunteranno là e qua anche il Freddo, il Dandi, il Libanese e tutta quella meglio gioventù immortalata nella serie Romanzo Criminale”

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Un pacifista nel campo sbagliato.

venerdì, 15 aprile 2011

Ci uniamo al cordoglio di tutti gli italiani e di tutti quelli che credono a una pace rispettosa del diritto all’esistenza dei due popoli, israeliano e palestinese, per ricordare Vittorio Arrigoni assassinato stanotte dal gruppo islamista più feroce fra i gueriglieri di Gaza. E il dolore per questo nostro connazionale è tanto più grande in quanto il suo nobile intento umanitario veniva esercitato nel campo più ostile a quella pace per cui si batteva, in un territorio dominato dalle forze che non solo sono in guerra fra loro ma che non pensano affatto alla pace con Israele bensì alla sua distruzione con l’eliminazione finale di tutti i suoi abitanti di fede ebraica. E alcuni di quei gruppi, in prospettiva planetaria, si battono per l’eliminazione fisica di chiunque sia di fede non islamica, in nome della jihad, la guerra santa contro tutti gli infedeli predicata dal Corano.

14/4/11 – Beati i romani

giovedì, 14 aprile 2011

Luciani Albino (1912 – 1978). Già patriarca di Venezia, eletto papa nel 1978 col nome di Giovanni Paolo I, Albino Luciani è stato il primo pontefice che per un errore di progettazione non conteneva il chip anticomunista installato in tutti i suoi predecessori. Dopo un mese l’hardware è andato in bomba e ne ha provocato la sostituzione col più affidabile Giovanni Paolo 2.0 (Luca Bottura, Mission to Marx, Aliberti editore)
Bisogna andare un po’ indietro con la memoria per avere un amministratore capitolino che ha rifiutato l’invito papale. Uno sicuramente fu il socialista Alberto Benzoni , pro sindaco (quello che oggi si chiama vice) negli anni ’70, che riteneva coerente per un amministratore capitolino non andare a prendere suggerimenti (e ordini) oltretevere; diffondeva ogni anno un comunicato stampa per spiegare le ragioni della sua assenza. (14/1/11 qui http://www.nessundio.net/tiziana2011.htm )

Carmine Lamanda è il terzo assessore al Bilancio del Comune di Roma dell’era alemanna, e ieri ha rilasciato una interessante intervista ad un quotidiano romano dove ha enunciato alcuni punti per rastrellare un po’ di soldi. Tra l’altro un contributo di 5 € a ragazzino frequentante le scuole elementari, l’aumento del biglietto del bus magari solo in centro (sarà interessante scoprire cosa è centro a Roma) per ripianare il buco prodotto dalle assunzioni di personale in posizione apicale (mentre i cittadini subiscono scioperi settimanali degli autisti che sono stati dimezzati e incanutiscono alla fermata aspettando il tram che si chiama desiderio), l’aumento della Ta(riffa) Ri(fiuti) tra il 10 e il 20%, la conferma – che i romani sospettavano – che la metro B1 e C sono coperte solo per una parte, per il resto si scava alla cieca in attesa di finanziamenti privati che si troveranno anche se oggi ancora non si sa.
Il giornalista che ha intervistato l’assessore ha dimenticato di chiedere perché con una situazione economica così dura non si sia data priorità alle necessità dei cittadini invece di spendere e spandere per un evento né romano né italiano.
Come è noto il 1° maggio sarà beatificato papa Giovanni Paolo II, e questo va benissimo purché, come si dice qui da noi, se la soni e se la canti. Ma grazie al sindaco chierichetto la mobilitazione per dare risalto e accoglienza e visibilità alla spiritualità cittadina sarà massima. Totem multimediali touchscreen con guide per i pellegrini, il call center 060606 24 su 24, una sezione apposita sul portale del Campidoglio beautusjp2.comune.roma.it , mostre allestite in piazza della Repubblica, palazzo Caffarelli precettato dal 28 aprile al 25 settembre in una sorta di gemellaggio con Varsavia, un megaconcerto cafonissimo il 2 maggio sulla piazza del Campidoglio, il 1° e il 2 maggio musei civici aperti ad 1 €. Ma la ciliegina sulla torta sarà una cosa che rimarrà sul groppo anche ai nostri figli nipoti e pronipoti : una statua di Giovanni Paolo II in bronzo alta 4 metri davanti alla Stazione Termini, una zona assai caotica ma bellissima, uno sfregio estetico a palazzo Massimo e alle Terme di Diocleziano. Come ultimo sfregio il logo di Roma che ormai è diventata Roma capitale pure quando si telefona al centralino perché si vorrebbe denunciare il sindaco e la sua giunta per il pessimo funzionamento dei servizi della città, che degrada in giallo con il nome del beatus. Tre milioni e mezzo di € e passa la paura. Sempre che non vi si sia impigliato il tacco delle Prada tacco 12 ner sercio romano.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

12/4/11 – Come ogni anno l’otto

martedì, 12 aprile 2011

In tempi men leggiadri e più feroci/I ladri si appendevano alle croci/In tempi non feroci e più leggiadri/Si appendono le croci in petto ai ladri (F. Cavallotti 1842-98)
Vennero missionari, loro avevano la bibbia noi la terra Ci dissero: preghiamo. Chiudemmo gli occhi. Quando li riaprimmo, noi avevamo la bibbia, loro la terra.(Desmond Tutu)

http://www.cronachelaiche.it/2011/04/8-x-1-000-1-000-000-000/

http://www.uaar.it/uaar/campagne/occhiopermille

Due anni fa in questo periodo – c’era appena stato il terremoto nell’aquilano – alcune associazioni laiche e i radicali avevano sollecitato il governo a chiedere che i fondi dell’8×1000 fossero riservati allo Stato: la legge infatti prevede che quei fondi vengano destinati soprattutto al contrasto delle calamità naturali anche se è successo che quei denari siano stati utilizzati per finanziare le missioni militari all’estero. Da quando è stato istituito l’8×1000 nessun governo – mai nessun governo – ha pensato di farsi un po’ di pubblicità come fanno le religioni che, avendo siglato intese con lo Stato, hanno diritto al contributo. L’ingenuissima Livia Turco parecchi anni fa provò a chiederli per i bambini poveri e l’allora cassiere pontificio, mons. Attilio Nicora, tacciò l’iniziativa di “sleale concorrenza alla Chiesa”.
Come è noto dell’8×1000 lo Stato raccoglie ben poco; in parte questo è dovuto al meccanismo bizantino di assegnazione dei fondi. Per destinare il contributo a una delle istituzioni accreditate bisogna indicare espressamente la propria scelta nella dichiarazione dei redditi. A farlo è solo il 40% dei contribuenti (36% alla Chiesa cattolica, 3% allo Stato e 0,qualcosa agli altri) mentre il restante 60% lascia la casella in bianco, in molti pensando che i soldi finiranno in ogni caso nelle casse pubbliche. Sbagliando però, perché la quota residua dell’8×1000, che è la fetta più grossa della torta, viene ripartita percentualmente secondo le scelte esplicite. In questo modo la Cei invece dei 360 milioni decisi dai contribuenti incassa novecento milioni (i dati citati sono del 2008).
In estrema sintesi, per ottenere finanziamenti alla Chiesa cattolica, bisogna attuare un espediente per prendere dalle tasche dei presunti cattolici quello che mai donerebbero spontaneamente. Ben il 61% dei contribuenti invece, aderì al 5×1000, nato nel 2006 per destinare lo 0,5 dell’Irpef alla ricerca e al volontariato. Su pressioni della Chiesa cattolica nella finanziaria 2007 il governo (di centrosinistra) decise di porre un tetto di 250 milioni alle contribuzioni del 5×1000. Come ha ben sintetizzato Curzio Maltese ne La Questua (Feltrinelli, € 14) “con una mano lo Stato regala 600 milioni di quote non espresse alla Cei e con l’altra sottrae 150 milioni di quote espresse a favore di onlus e ricerca. Nella stessa pagina del modello 730!”
L’iniquo sistema dell’8×1000 costringe i cittadini che non vogliono finanziare le religioni a contribuire forzosamente con la ripartizione, oppure a scegliere la fede che ritiene meno invasiva per la sua quotidianità. Alla faccia dei cittadini virtuosi che vorrebbero che le proprie tasse, tutte, andassero allo Stato.

Col collo torto perché aspiro ad uno Stato che non si occupi delle religioni, barro la casella dell’otto per mille a favore dell’ucei. L’unione delle comunità ebraiche, così come tutte le altre fedi che partecipano alla ripartizione dell’otto per mille, rendicontano fino all’ultimo centesimo – come è giusto che sia – all’apposita commissione istituita presso la presidenza del consiglio. La comunità ebraica è impegnata con i suoi iscritti (gli ebrei – se vogliono – versano delle tasse a secondo del loro reddito alla comunità che mantengono determinando con il loro voto ogni quattro anni gli organismi dirigenti) a non utilizzare neanche un euro dei fondi dell’otto per motivazioni di carattere religioso. Una scelta diversa violerebbe l’integrità – soprattutto della parte più religiosa – della comunità. L’ucei, e questo io lo apprezzo tantissimo, ha in corso dei progetti per gli zingari che sono i reietti della nostra società. Mi piace ricordare che nei giorni immediatamente successivi al terremoto dell’Aquila le comunità ebraiche italiane si attivarono per raccogliere denaro(anche dall’estero) e impegnando fondi dell’otto non ancora ricevuti. Al momento i progetti dell’ucei sono le poche cose portate a compimento (un asilo, un centro comunitario, una fontana, soggiorni per due estati nel centro di proprietà della comunità romana di Caletta Ansedonia per i bambini dell’aquilano) in quella sfortunata parte d’Italia. Questo intervento lo ritengo molto significativo giacché in quella zona non ci sono ebrei, mentre il luogo comune più ritrito ritiene che gli ebrei si muovano solo per i loro correligionari. Ribadisco che sono contrarissima all’otto che, personalmente, avrei lasciato soltanto alla chiesa cattolica. Purtroppo a suo tempo la chiesa valdese (e a cascata tutte le altre fedi delle intese) ritennero che per sanare questa assurdità che la revisione concordataria non era riuscita a risolvere (prima delle revisione la religione cattolica era di Stato e la congrua obbligatoria) chiese la ripartizione dei fondi dell’otto. E’ stato come aggiungere metastasi a un tumore primario. Il tumore primario anche se con enormi difficoltà può essere curato e a volte guarito, mentre è impossibile per le metastasi che si impadroniscono del corpo. Per rimanere sull’argomento il mio cinque per mille andrà alla Fondazione Veronesi che un po’ di ricerca su queste malattie che fanno sempre più parte del nostro quotidiano la fa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

11/4/11 – Equità governativa

lunedì, 11 aprile 2011

Quando in Italia si dice costituzione, ci si riferisce alla Costituzione della Repubblica italiana, cioè alla legge fondamentale e fondativa, nonché fondata sul lavoro, dello Stato italiano, entrata in vigore il 1° gennaio 1948. Tuttavia tutte le costituzioni sono forti e deboli, resistenti o gracili. Come diceva Giacomo Leopardi, “sto bene , quanto permette la natura della mia costituzione”. Nel linguaggio giuridico, significa anche il costituirsi, cioè il consegnarsi spontaneamente alla giustizia, dichiarandosi reo: la costituzione di un ricercato. Di solito, però, chi vuol mettere mano alla Costituzione evita sempre di costituirsi (Aldo Grasso, Corriere della Sera)

Durante il convegno dei cofondatori pdl, rivolto al sottosegretario alla Famiglia, il premier ha preannunciato che presto saranno messe a punto iniziative a sostegno delle famiglie numerose finanziate con ritocchi fiscali a carico dei single. In Italia le tasse sottraggono ai singoli il 46,5% dello stipendio, percentuale che sale al 49,3% se vi si aggiunge la quota di liquidazione che viene accantonata. A un lavoratore sposato con coniuge e due figli a carico il fisco toglie il 35,7% (38,7% compreso il tfr). Mediamente il salario netto di un single è di 1.500 € mensile e un quarto se ne va in affitto o mutuo. Per quanto riguarda i consumi un single ha spese non abbattibili. I dati Bankitalia rilevano che per una famiglia di 4 unità la spesa per i beni durevoli rappresenta il 7,6% dei consumi, mentre per i singoli rappresenta il 5,6%. Inoltre va ricordato che chi è solo costa al welfare meno in scuola, mense, prestazioni, assegni di sostegno. In sintesi il singolo paga di più di quel che prende almeno finché non invecchia o si ammala gravemente. Negli ultimi dieci anni la tassazione sulla famiglia è calata dal 3,3% (quella dei singoli solo dello 0,4%). Eppure i partiti si beano della espressione quoziente familiare ignorando, come per quasi tutti gli argomenti “civili”, la realtà. Infatti negli ultimi 30 anni le famiglie con un solo componente sono cresciute dall’8,5% al 26% e sono formate da uomini e donne tra i 35 e i 64 anni.
Il governo così brillantemente condotto ignora la realtà calpestando qualsiasi parola di equità e uguaglianza anche quando parla di riforma della giustizia. Si pensi al processo breve che sforbicerà i tempi della prescrizione. A rischiare di essere spazzati via dal giudizio ci sono moltissime inchieste per reati ambientali, per le vittime del lavoro e per malattie professionali, i grandi processi per l’olocausto dell’eternit di Casale Monferrato, per gli otto ragazzi morti nel crollo della casa dello studente dell’Aquila, le vittime – molti giovanissimi – di Viareggio. E questi sono solo i processi più noti.
E’ probabile che la fiducia che molti italiani riservano ad un premier che disprezza la Costituzione (che non è un feticcio immodificabile, ma la cui rilettura dovrebbe essere condotta con spirito critico e attento oltre che dopo ampi confronti e dibattiti) dipenda da una scarsa lettura della storia recente. E’ noto che molti italiani non si vergognano di aver idolatrato Mussolini* e sostengono che, tutto sommato, non sia stato un dittatore spietato, ma forse sarebbe il caso di ricordare che la fine della prima Repubblica fu determinata da un eccesso di rissosità e dalla caduta del rigore morale anche nella sinistra. Cosa rimarrà di Berlusconi, se avremo la possibilità di archiviarlo senza ulteriori traumi per il Paese, oltre alle sue ridicole barzellette? Un leader che ha diviso gli italiani mentre è in corso un cambiamento geopolitica che ha abbattuto tutti i muri. Un populista privo di virtù civili a capo di un ventennio senza innovazione e senza visione per il futuro.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*ormai il Duce viene presentato come un buon padre di famiglia, amante focoso, infaticabile redattore di diari e statista che fino al ’38 le aveva azzeccate quasi tutte; mentre nel ’38 Mussolini aveva già provocato la morte di Matteotti, Gramsci, Gobetti, Amendola, Carlo e Nello Rosselli, don Minzoni… http://blog.aldocazzullo.it

Ha presentato talmente bene il libro del papa su Gesù all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, ha ricevuto il gradito invito di presenziare alla beatificazione di Giovanni Paolo II il 1° maggio direttamente dalla città del Vaticano. Insieme a lui Fausto Bertinotti e il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Così nel 2011 si ricorda il lavoro.